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<title>CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia</title>
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<description>Archivio del Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia (CRVD): analisi, documenti, traduzioni e prese di posizione sul voto elettronico, il voto online e la blockchain nelle elezioni (2018–2024), conservato da Hermes Center.</description>
<language>it-IT</language>
<lastBuildDate>Fri, 18 Sep 2026 06:46:58 +0000</lastBuildDate>
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<title>Non c’è nessun bug a Roma, è che non sanno fare i programmi!</title>
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<pubDate>Thu, 13 Jun 2024 13:25:31 +0200</pubDate>
<category>Varie</category>
<description>Smettiamola, per carità di Patria, di parlare di bug del software. Programmi di questo tipo non possono avere bug! Non perché i bug nel programma dovrebbero…</description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Smettiamola, per carità di Patria, di parlare di bug del software. Programmi di questo tipo non possono avere bug! Non perché i bug nel programma dovrebbero non esserci, anzi è praticamente certo (lo dice la teoria) che un qualche bug ci sia, ma perché sistemi di tale importanza devono essere realizzati per poter funzionare anche in presenza di bug, attraverso tecniche di replicazione e robustezza del software. </p>
<p>Se un bug ferma un processo così importante come il voto allora è un processo fatto male, pensato male, realizzato male, progettato male, controllato male e commissionato male. Senza alcun appello. Gli amministratori che l’hanno commissionato non devono dimostrarci che c’è un bug, ma cosa hanno fatto per evitare che tutto funzionasse anche in presenza di un bug. E cosa hanno fatto lo abbiamo capito benissimo: niente!  </p>
<p>Certo, software fatto bene costerebbe molto, anche di un ordine di grandezza di più di quanto è solitamente pagato.  Purtroppo questo tipo di commesse informatiche pubbliche sono solitamente avvolte nella più assoluta opacità e non esiste alcun motivo per cui sia così. Dovrebbe essere tutto esposto alla luce del sole.</p>
<p>E qui si innesta il discorso sul voto elettronico (di cui fortunatamente non stiamo parlando in queste elezioni). Con questo tipo di andazzo nelle commesse pubbliche nessuno può attendersi che il software per un sistema di voto elettronico sia fatto “bene”,perché ancora questi progetti pubblici vengono gestiti con la massima opacità.</p>
<p>Quindi per favore non parliamo di bug, parliamo di committenti incapaci di commissionare un software complesso.</p>
<p>Questo è.</p>
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<title>Puntualmente. Inutilmente.</title>
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<pubDate>Wed, 12 Jun 2024 12:33:57 +0200</pubDate>
<category>Varie</category>
<description>Puntualmente ad ogni nuova elezione i dati dell’affluenza, sempre più magri, per sostenere la tesi dell’utilità, se non della necessità, del voto…</description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Puntualmente ad ogni nuova elezione i dati dell’affluenza, sempre più magri, per sostenere la tesi dell’utilità, se non della necessità, del voto elettronico. Portando sempre i soliti esempi aneddotici (che ormai si sono ridotti ad Estonia e Sud Corea). <br/><br/>Ricordiamolo. Pur dopo anni di sperimentazioni non esiste alcuna evidenza scientifica che stabilisca un legame, se non negativo, tra voto elettronico e affluenza al voto.<br/><br/>E’ invece scientificamente chiaro il legame distorsivo, e talvolta manipolativo, che l’introduzione del voto elettronico ha generato in alcuni paesi (tra cui proprio l’Estonia).<br/><br/>Il problema del voto elettronico non è mai “se” farlo, ma “farlo bene”, farlo cioé in modo che dal voto in quanto tale non vengano meno quelle caratteristiche determinanti per considerarlo libero.<br/><br/>Ad oggi, nessuno schema di voto “mediato completamente da sistemi tecnici” presentato, eguaglia il voto cartaceo. Questo è un dato di fatto oggi ineliminabile.<br/><br/>Come sempre la posizione del CRVD è favorevole all’applicazione del voto elettronico in tutte le realtà in cui i vantaggi ottenibili dal manipolare la votazione siano  inferiori e possibilmente notevolmente inferiori al costo di una efficace manipolazione. Non è quindi un fattore tecnico in gioco ma essenzialmente di valutazione del rischio/opportunità.<br/></p>
]]></content:encoded>
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<title>Un bug a Roma nella notte</title>
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<pubDate>Tue, 11 Jun 2024 15:33:00 +0200</pubDate>
<category>Varie</category>
<description>Le elezioni europee si sono inceppate a Roma nel modo più grave possibile. Non si sa ancora perché (e vista la pochissima trasparenza che di solito c’è in…</description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Le elezioni europee si sono inceppate a Roma nel modo più grave possibile. Non si sa ancora perché (e vista la pochissima trasparenza che di solito c’è in questi casi forse non lo sapremo mai), il sistema “nuovo ma già testato” acquistato dal Comune di Roma non è riuscito a gestire l’immissione dei dati degli spogli nelle sezioni. </p>
<p>Il risultato finale è che il conteggio “elettronico” definitivo dei voti, in tutta Europa, è “bloccato”, mancano quindi un consistente numero di seggi di Roma, e bisognerà attendere la verifica manuale della Corte elettorale che avverrà tra molti giorni dopo aver ricevuto tutte le schede cartacee.<br/><br/>Poco male. Con la votazione cartacea attualmente in uso, in ogni caso, per la proclamazione dei risultati, questa verfica della Corte  è l’unico passaggio determinante (come<a href="https://crvd.hermescenter.org/un-bug-a-roma-nella-notte/"> sostiene il sindaco di Roma nella telefonata “urgente” a Mentana che ventilava un pericolo brogli</a>), . La comunicazione elettronica serve solo per motivi informativi e non legali. Può essere, by design, parziale o errata, tanto fa fede il conteggio “legale” della Corte elettorale, che peraltro dirime anche alcuni casi di contestazioni e incertezze delle sezioni elettorali.</p>
<p>Quindi, il bug, in fondo, ha gettato scompiglio ma non ha “rotto” il processo elettorale, che è progettato per essere “resiliente” anche in un caso del genere. </p>
<p>Ipotizziamo invece adesso che il voto si fosse svolto “in modo elettronico” e che, esattamente come è avvenuto, questa “fase elettronica” fosse stata l’unica presente, e che la Corte elettorale, non avrebbe potuto fare altro che accettare il conteggio elettronico, invece che andare a riconteggiare le schede. <br/><br/>Semplicemente il risultato sarebbe stato “perduto”, ammesso che qualcuno si fosse accorto dell’errore, perché in assenza dei verbali cartacei delle sezioni non c’era alcun dato di riferimento a cui adeguare quello errato elettronico.</p>
<p>Insomma, se pure avessimo saputo del bug, noi cittadini saremmo stati gettati nella più completa incertezza sul risultato (come oggi), ma anche la Corte elettorale non avrebbe avuto risultati migliori per fare il proprio mestiere.  </p>
<p>Cosa avrebbe fatto la Corte a quel punto, senza schede cartacee a cui far riferimento? </p>
<p>Avrebbe potuto invalidare l’intera elezione (improbabile), metterla in stand-by per aprire una sessione di voto aggiuntiva dopo alcune settimane (altrettanto improbabile) oppure decidere che, tutto sommato, l’impatto sulle votazioni, pur riguardando una grande città come Roma, poteva essere trascurato. </p>
<p>L’ultima opzione sembra assurda e contraria addirittura alla Costituzione, dove ogni voto espresso dovrebbe contare, ma sarebbe stata la più probabile, con molti precedenti nazionali (sebbene con scala più limitata) e un grande precedente internazionale in Germania quando la Corte Costituzionale tedesca ha ammesso che (appunto) il voto elettronico usato fosse totalmente inaduguato e di qualità tanto bassa da non rispettare le banali garanzie per poterlo considerare un voto democratico e rispondente alla Costituzione, ma allo stesso tempo non ha invalidato la votazione condotta con questo sistema e limitandosi a dare prescrizioni sulla successiva votazione (da quel momento in poi il voto elettronico in Germania non verrà più usato).</p>
<p>Poi. Queste erano elezioni per un parlamento europeo che si fatica a considerare seriamente una “istituzione democratica”, avendo ancora competenze instabili e limitate, stretto in un processo di gestione dell’Unione Europea dominato più dai governi che dalle scelte elettorali effettivamente espresse dai cittadini. L’elezione del Parlamento Europeo non determina “automaticamente” l’accesso alla gestione diretta di fondi tali da poter accrescere sostanzialmente il potere chi vi accede, come ad esempio avviene in una elezione nazionale che permette di accedere alla Presidenza del Consiglio (seppur indirettamente). La bizantina struttura del potere europeo mette al riparo da questi esiti. Il che rende non così alto l’interesse e l’animosietà delle varie parti.</p>
<p>Se però queste fossero state elezioni nazionali da cui sarebbe uscito (indirettamente) il Governo (o più direttamente in caso di premierato), c’è da credere che gli animi sarebbero molto più accesi e nessuno può dimenticare quando nel 2006 (proprio peraltro in concomitanza con un primo timido tentativo di uso del voto, anzi solo scrutinio, elettronico, peraltro funestato da molteplici problemi) il leader del governo uscente per qualche ora non volle riconoscere il risultato elettorale che lo dava perdente per poco. In una situazione d’incertezza così grave, cosa sarebbe successo?</p>
<p>Nessuno può ovviamente saperlo, ma prepararsi al peggio è esattamente il modo giusto per affrontare il processo elettorale, che non dimentichiamolo mai non è una questione solo tecnica o economica, ma è la fondamentale struttura che definisce il tessuto della cessione del potere che passa dal popolo agli eletti. Se il popolo ritiene che questa cessione avviene in modo “opaco” (questa è, ad esempio, la tesi della Corte Costituzionale tedesca), potrebbe decidere di “strappare questo tessuto” e reclamare per se, a buon diritto, questo potere.</p>
<p>Il processo elettorale, prima di qualsiasi “velocità”, deve garantire che non si spezzi la disponibilità del popolo a cedere il potere agli eletti. Un governo che, come oggi il Sindaco di Roma, renda disponibile un “sistema” inadeguato (che poi eventualmente venga, per mera comodità, giustificato dalla Corte elettorale) rischia fortemente, e ad ottima ragione, un rifiuto totale e collettivo. <br/><br/>C’è un “bug” anche nell’ordinata gestione delle istituzioni democratice, che è il “bug” della libertà dei cittadini.<br/><br/>I tecnocrati e i politici furbacchioni  che sperano di poter manipolare il processo elettorale dovrebbero tenerlo in adeguato conto.</p>
<p><br/>Vedi: <a href="https://tg.la7.it/politica/elezioni-caos-roma-gualtieri-chiama-mentana-10-06-2024-215200" rel="noopener">Gualtieri da Mentana</a></p>
]]></content:encoded>
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<title>Draghi: «E se sarà un voto elettronico, ancora peggio: uno scollamento totale dalla realtà, senza nessun controllo sulla regolarità e la trasparenza»</title>
<link>https://crvd.hermescenter.org/draghi-e-se-sara-un-voto-elettronico-ancora-peggio-uno-scollamento-totale-dalla-realta-senza-nessun-controllo-sulla-regolarita-e-la-trasparenza/</link>
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<pubDate>Sat, 08 Oct 2022 21:44:00 +0200</pubDate>
<category>Varie</category>
<description>Con queste parole Mario Draghi invitato a partecipare all’Assemblea generale dell’ONU ha attaccato duramente le ultime mosse del leader russo, Vladimir…</description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Con queste parole Mario Draghi  invitato a partecipare all’Assemblea generale dell’ONU ha attaccato duramente le ultime mosse del leader russo, Vladimir Putin, affermando che “I referendum per l’indipendenza del Donbass sono un’ulteriore violazione del diritto internazionale che condanniamo con fermezza”.<br/><br/>Lo registriamo per tutti quelli che hanno visto in Draghi un simbolo di governo buono ed attento. L’opinione che ha del voto elettronico è chiara, d’altro canto durante il suo governo il voto elettronico non ha fatto alcun passo avanti.<br/><br/>Cosa succederà con il nuovo governo?<br/><br/><br/>Per informazioni:<br/>https://www.trend-online.com/politica-attualita/putin-referendum-annessione-donbass-attacco-draghi-onu/</p>
]]></content:encoded>
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<title>Non esistono più gli informatici di una volta.</title>
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<pubDate>Sat, 18 Dec 2021 22:15:56 +0100</pubDate>
<category>Articolo</category>
<description>di Emmanuele Somma (segretario CRVD) Ho provveduto a dare risalto alla recente mozione dei gruppi di informatica e ingegneria informatica sulla…</description>
<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Emmanuele Somma</strong> (segretario CRVD)</p>
<p><br/>Ho provveduto a dare risalto alla recente <a href="https://crvd.hermescenter.org/mozione-sul-voto-elettronico/">mozione dei gruppi di informatica e ingegneria informatica sulla sperimentazione del voto elettronico in Italia</a>. </p>
<p>Leggendo il testo mi è venuto di sorridere per alcune affermazioni abbastanza atipiche. In mezzo ad una serie, ragionevole, di considerazioni di natura tecnologica, la mozione adotta due passaggi che, dal mio punto di vista, sono da considerare molto attentamente.<br/></p>
<p>Il primo è: «Il voto è soprattutto un esercizio sociale, prima che un fatto tecnico e tecnologico, al termine del quale è assolutamente fondamentale, per la tenuta della democrazia, che tutti gli interessati, soprattutto quelli sconfitti, accettino razionalmente il risultato finale come affidabile e veritiero.»</p>
<p><br/>Il secondo è: «Queste considerazioni sono proprio quelle alla base della decisione della Corte Costituzionale tedesca di sancire la non costituzionalità in Germania del voto elettronico»</p>
<p><br/>Non so a voi, ma a me fa venire un senso di straniamento l’idea che dei tecnici (la cui qualità è indubitabile e, forse, proprio perché la cui qualità è indubitabile), tirino in mezzo ad un /propria/ argomentazione, affermazioni di natura sociale o giuridica.<br/>Per me, che non da oggi ho sostenuto che la tecnologia non potesse mai nascondersi dietro la propria presunta medietà scientifica ma dovesse sempre caricarsi il peso della responsabilità delle proprie realizzazioni, questo è un segnale particolarmente consolante.<br/>Non è un caso che avvenga su un tema come il voto elettronico.<br/></p>
<p>Quando nel 2018 fondammo il CRVD e scegliemmo il tema del voto elettronico, e determinammo proprio nella Sentenza della Corte Costituzionale tedesca il /punto di caduta/ di quest’incrocio tra tecnologia, società e democrazia, non fu assolutamente un caso. Il fatto che oggi questi tecnici sentano di dover integrare le proprie argomentazioni è segno che qualcosa forse è cambiato.<br/></p>
<p>La responsabilità sociale della tecnologia, e in particolar modo della scienza dei computer, è oggi -e sempre sarà nel futuro- il tema centrale del dibattito culturale e politico. Ormai tutto dipende da quello, specie se si crede che la frontiera tra organico e tecnico sia porosa o addirittura inesistente. Umano e tecnico sono molto meno distanti di quello che uno solitamente pensa.<br/>Potrei dire che con quella mozione il CRVD ha completato il proprio ciclo. Per ricordare, al tempo della fondazione del CRVD le contestazioni degli informatici contro il voto elettronico erano solo rappresentazioni muscolose de «La mia scienza/tecnica/conoscenza è migliore della tua» che non creavano altro che un battibecco, peraltro in posizione di inferiorità, visto che al governo c’erano persone ben disposte a barare e mentire (come il CRVD ha più volte dimostrato), pur di avere ragione.<br/></p>
<p>Avevamo visto giusto quindi. Ma questo è solo l’inizio. La strada per ricucire la lacerazione tra uomo e tecnica, che ha origini lontane nella società, è ancora lunga e passa da tanti esempi, come questo, che dovremo stanare, ad uno ad uno, con pazienza.<br/><br/>https://blog.crvd.org/mozione-sul-voto-elettronico/</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title>Mozione sul Voto Elettronico</title>
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<pubDate>Sat, 18 Dec 2021 19:07:55 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category><category>Varie</category>
<description>(approvata dalle Assemblee GII del 16 novembre e GRIN del 29 ottobre 2021) Il 9 luglio 2021 il Ministro dell’Interno, di concerto con il Ministro per…</description>
<content:encoded><![CDATA[<h6>(approvata dalle Assemblee GII del 16 novembre e GRIN del 29 ottobre 2021)</h6>
<p>Il 9 luglio 2021 il Ministro dell’Interno, di concerto con il Ministro per l’Innovazione Tecnologia e la  Transizione Digitale, ha approvato un decreto per la sperimentazione del voto elettronico in Italia<sup>1</sup>,  con le relative linee-guida<sup>2</sup>, che punta a valutare modalità di espressione del voto in via digitale per  le elezioni politiche ed europee e per i referendum previsti dagli articoli 75 e 138 della Costituzione.  Successivamente, l’ambito della sperimentazione è stato esteso alle elezioni regionali e  amministrative, con l’obiettivo di consentire la prima sperimentazione già nel 2022. Il decreto  prevede che il voto venga espresso mediante una <em>web application </em>a cui l’elettore può accedere con  qualsiasi dispositivo digitale collegato alla rete internet. Lo scopo dichiarato è quello di agevolare la  possibilità di voto degli italiani all’estero e degli elettori fuori sede per motivi di lavoro, studio o cure  mediche. </p>
<p>La comunità informatica italiana considera suo dovere sottolineare i rischi che accompagnano l’uso  del voto elettronico nelle elezioni politiche. Pur ribadendo la necessità della ricerca su sistemi  elettorali sicuri, riteniamo doveroso – sulla base degli innumerevoli risultati scientifici raccolti in  questi anni<sup>3 </sup>– sottolineare i rischi di voto di scambio, di attacco e manipolazione (a fronte di un  incerto aumento della partecipazione elettorale, allo stato attuale delle ricerche ancora non dimostrato), ma anche i rischi connessi a un modello elettorale in cui il cittadino non è grado di  convincersi della veridicità del risultato delle elezioni e la conoscenza necessaria per i controlli è  patrimonio solo di un ristretto gruppo di persone. </p>
<p>Il voto è soprattutto un esercizio sociale, prima che un fatto tecnico e tecnologico, al termine del  quale è assolutamente fondamentale, per la tenuta della democrazia, che tutti gli interessati,  soprattutto quelli sconfitti, accettino razionalmente il risultato finale come affidabile e veritiero.  Un’elezione con un meccanismo tecnologico di voto che milioni di cittadini non sono in grado di  comprendere e ritenere regolare, aprirebbe sicuramente la strada a contestazioni e minerebbe  irrimediabilmente quella fiducia nel processo elettorale che è uno dei pilastri fondanti della  democrazia. Queste considerazioni sono proprio quelle alla base della decisione della Corte Costituzionale tedesca di sancire la non costituzionalità in Germania del voto elettronico<sup>4</sup>. </p>
<p>Per quanto riguarda gli aspetti tecnologici la nostra valutazione, coerentemente con quanto già  espresso dalla comunità internazionale, può essere sintetizzata come segue<sup>5</sup>:  </p>
<p>- tutti i sistemi e le tecnologie per la votazione su Internet sono al momento attuale  inerentemente insicuri; </p>
<p>- non esiste alcuna evidenza tecnica che una qualunque tecnologia di votazione su Internet sia  sicura o possa essere resa tale in un prevedibile futuro, mentre al contrario tutta la ricerca  attualmente esistente dimostra il contrario; </p>
<p>- l’eventuale ricorso a tecnologie basate su certificazione distribuita (ad esempio <em>blockchain</em>)  non riduce gli elevati rischi di compromissione della  </p>
<p>- nessuna <em>app </em>per la votazione con dispositivo mobile è sufficientemente sicura da permetterne l’uso </p>
<p>- a prescindere dal tipo di tecnologia utilizzata, il voto da remoto non può soddisfare  contemporaneamente il requisito di essere personale e di essere libero e segreto, rendendo  impossibile soddisfare i vincoli costituzionalmente previsti a tutela del voto democratico. </p>
<p>A oggi non esistono sistemi informatici completamente sicuri e le possibilità di successo di un  attacco dipendono da quanto un attaccante è disponibile a investire e, quindi, da quanto si possa  potenzialmente guadagnare dall’attacco. Ebbene, nel caso di elezioni politiche possono essere molti  i soggetti interessati a investire molto per governare, controllare o destabilizzare una nazione. Un  singolo individuo o un’agenzia di <em>intelligence </em>possono attaccare a distanza un’elezione online,  modificando o filtrando le schede elettorali in modi non rilevabili e non correggibili o anche solo  interrompendo l’elezione e creando scompiglio. E un attacco che abbia successo può comportare  l’elezione di persone sbagliate, o falsare risultati di referendum. <strong>Riteniamo quindi che introdurre  l’uso di sistemi di voto elettronico nelle elezioni politiche rischi di mettere a repentaglio le basi  fondanti della nostra democrazia.</strong><br/><br/></p>
<p><sup>1 </sup>https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2021-07/decreto_ministro_su_sperimentazione_voto_elettronico_9.7.2021.pdf </p>
<p><sup>2 </sup>https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2021-07/linee_guida_voto_elettronico_decreto_9.7.2021.pdf </p>
<p><sup>3 </sup>Un compendio dei problemi relativi all’uso delle tecnologie digitali in ambito elettorale si trova qua:  http://www.csl.sri.com/neumann/risks-voting.pdf </p>
<p><sup>4 </sup>https://www.bundesverfassungsgericht.de/SharedDocs/Pressemitteilungen/EN/2009/bvg09-019.html </p>
<p><sup>5 </sup>https://www.aaas.org/programs/epi-center/internet-voting-letter</p>

<figure class="aligncenter"><figcaption><a href="http://www.grin-informatica.it/" rel="noopener">Gruppo di Informatica</a></figcaption></figure>
<figure class="aligncenter"><figcaption><a href="http://www.gii.it/" rel="noopener">Gruppo di Ingegneria Informatica</a></figcaption></figure>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title>USA 2006 – Il caso delle elezioni del Congresso della Florida</title>
<link>https://crvd.hermescenter.org/usa-2006-il-caso-delle-elezioni-del-congresso-della-florida/</link>
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<pubDate>Sun, 29 Aug 2021 08:57:57 +0200</pubDate>
<category>Approfondimenti</category>
<description>Le elezioni della Camera del Congresso della Florida si sono svolte il 7 novembre 2006, nei distretti da 1 a 25. Le elezioni sono andate avanti normalmente…</description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="has-drop-cap">Le elezioni della Camera del Congresso della Florida si sono svolte il 7 novembre 2006, nei distretti da 1 a 25. Le elezioni sono andate avanti normalmente, tranne che nel Distretto 13 della Contea di Sarasota, dove oltre 18.000 voti espressi con le macchine per il voto elettronico non hanno registrato voti. Come riportato negli archivi di notizie online della Electronic Frontier Foundation, le schermate riepilogative di molti elettori hanno riferito che non era stato espresso alcun voto e mentre “Alcuni elettori sono stati in grado di tornare indietro e registrare un voto … altri credono che non sia mai stata data un’opportunità significativa per votare in quella elezione”.</p>
<p>La perdita di così tanti voti è stata significativa in più di un modo. Innanzitutto, la causa contro i risultati ha mostrato che le macchine per il voto erano state certificate in modo improprio e che la Florida aveva sottovalutato i segnali di pericolo riguardanti l’affidabilità delle macchine. In secondo luogo, il tasso di astensione è stato superiore al 16% (circa 1 su 6), rispetto a un tasso di astensione del 2,5% con il voto cartaceo e solo dell’1% di astensione per la corsa al Senato nella stessa contea. Ancora più importante, il vincitore ha vinto con soli 363 voti. In questo caso, i 18.000 voti persi avrebbero potuto facilmente influenzare il voto.</p>
<p>Anche se un riconteggio non fosse stato attivato automaticamente per il piccolo margine di differenza sulla vittoria, la causa intentata dagli elettori di Sarasota per chiedere un riconteggio ne avrebbe comunque forzato uno. Il riconteggio non ha alterato i risultati delle votazioni, ma i voti mai registrati non hanno comunque potuto influire sul risultato  quindi a dispetto della stabilità del risultato dopo il riconteggio, resta un errore così grande con il sistema elettronico che non ha lasciato tracce del proprio malfunzionamento.</p>
<p>Questo fu un caso eclatante in cui si prese coscienza che non necessariamente l’uso del voto elettronico conduce a risultati migliori delle precedenti esperienze tradizionali, anzi è esposto a ancora maggior rischi e minori possibilità di verifica. </p>
<p>Il motivo per cui ebbe molta risonanza poi è anche un altro. Al tempo delle contestate elezioni presidenziali del 2000 in cui George W. Bush vinse su Al Gore proprio grazie al collegio della Florida con soli 537 voti di scarto. Dopo contestazioni e riconteggi si ebbe la consapevolezza, senza che questo potè cambiare il risultato, che moltissime schede non fossero state effettivamente conteggiate correttamente (si dice fino a 6 milioni a livello nazionale). Ci fu un grande programma nazionale per ammodernare il procedimento elettorale che portò all’acquisto di sistemi basati su computer con la convinzione che i risultati sarebbero stati più certi e trasparenti e i costi inferiori. </p>
<p>Il caso delle elezioni in Florida nel 2006 mostrò molto chiaramente che l’adozione del voto elettronico non avesse risolto alcun problema, ma ne aveva introdotti altri, ancora peggiori.</p>
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</item>
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<title>Ordini professionali al voto (anche elettronico) in “ordine” sparso: rischi e contromisure | Agenda Digitale</title>
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<pubDate>Thu, 15 Apr 2021 11:14:21 +0200</pubDate>
<category>Articoli</category>
<description>di Emmanuele Somma pubblicato su Agenda Digitale Il voto per l’elezione delle cariche degli ordini professionali rappresenta un vero banco di prova con…</description>
<content:encoded><![CDATA[<hr/>
<p>di <strong>Emmanuele Somma</strong> <br/>pubblicato su <strong><a href="https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/ordini-professionali-al-voto-anche-elettronico-in-ordine-sparso-rischi-e-contromisure/" rel="noopener">Agenda Digitale</a></strong></p>
<figure><img alt="" decoding="async" loading="lazy" src="https://crvd.hermescenter.org/max/800/0-RfdxNNj5DgxDN6Di.jpg"/></figure>
<p>Il voto per l’elezione delle cariche degli ordini professionali rappresenta un vero banco di prova con rilevanza pubblica nazionale per i sistemi di voto elettronici. C’è però bisogno che il ministero della Giustizia vigili sui sistemi adottati.</p>
<p>Il voto elettronico è infatti uno strumento che deve essere calato in un quadro completo e non può essere mai adottato a cuor leggero perché cambia, talvolta distorce sensibilmente, le relazioni tradizionali che sono alla base delle “democrazie interne” delle organizzazioni. E questo fatto non può essere mai trascurato.</p>
<h3>Voto elettronico, la posizione del Crvd</h3>
<p>La posizione del <a href="https://crvd.hermescenter.org/">Comitato per i requisiti del voto in democrazia</a> (Crvd) è sempre stata liberale nei confronti delle organizzazioni che volessero utilizzare forme di <strong>voto elettronico</strong>, anche via Internet, per la propria vita democratica interna.</p>
<p>Resta ferma la contrarietà nell’uso del voto elettronico per le <strong>elezioni politiche</strong> a livello nazionale e per tutte le elezioni in cui i valori economici in gioco siano tanto rilevanti da poter ripagare l’impegno per realizzare una manipolazione del voto elettronico.</p>
<p>L’adozione del voto elettronico, specialmente in un frangente come quello attuale, da parte di qualsiasi altra associazione, partito o organizzazione non è scandaloso, ma anzi è da sostenere attivamente. La possibilità di fare ricorso al voto elettronico può fare bene alla <strong>democrazia</strong> di queste organizzazioni (e anche alla tecnologia dei sistemi di voto). Purché sia fatta bene e con consapevolezza.</p>
<p>Gli strumenti mediati di voto premiano le persone più tecnologicamente smaliziate, deprimono i meno avvezzi, possono permettere la pre-costituzione di collezioni di profili individuali da parte di pochi individui e agevolano l’espressione di voti “collettivi”, non impediscono né la compravendita dei voti, né l’espressione del voto sotto, diciamo così, supervisione altrui. Per tacer delle possibili manipolazioni dei server, delle basi di dati, delle registrazioni di log, ecc. ecc.</p>
<p>Tutte cose però che, con opportune analisi, impegni e, in ultima analisi, investimenti, possono essere indirizzate ed affrontate, e i cui relativi rischi se non eliminati quantomeno mitigati e tenuti sotto controllo. Gli elettori che devono utilizzare questi sistemi di voto devono sempre essere messi a conoscenza di ogni informazione relativa al <strong>procedimento elettorale adottato</strong>, i rischi in cui incorrono e come adottare comportamenti virtuosi per evitarli.</p>
<h3>Ordini professionali al voto</h3>
<p>Gli ordini professionali sono vigilati dal Ministero della Giustizia e, ferma restando la loro autonomia di organizzazione, è importante che questa vigilanza ministeriale prenda in considerazione anche le modalità di elezione degli organi e i relativi rischi. Il Ministero pone stringenti scadenze alle elezioni.</p>
<p>Non è richiesto che sia il Ministero a stabilire o regolamentare le corrette modalità di voto, è giusto anche lasciare agli ordini ampia autonomia in tema, ma sarebbe opportuno compiere <strong>analisi e studi sulle soluzioni adottate</strong>, raccogliere le opportune informazioni e divulgare le relative analisi. La vigilanza del Ministero di Giustizia <a href="https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_2_4_2_1.page#:~:text=Il%20Ministero%20della%20giustizia%20svolge,anche%20su%20alcuni%20Ordini%20professionali.&amp;text=Essa%20si%20esplica%20attraverso%20richieste,ad%20attivit%C3%A0%20di%20tipo%20ispettivo." rel="noopener">“…si esplica attraverso richieste di chiarimenti ai Consigli degli ordini professionali e, in alcune ipotesi, può estendersi ad attività di tipo ispettivo.”</a>. Il Ministero avrebbe quindi anche la possibilità di ispezione, post-mortem, sull’andamento delle procedure elettorali svolte. In caso di voto elettronico sarebbe opportuno svolgerla in pratica.</p>
<p>Nell’ultimo anno gli Ordini hanno reagito alla situazione eccezionale in modo senza dubbio <a href="https://www.senzabavaglio.info/2021/03/16/urge-un-regolamento-per-il-voto-online-degli-ordini-professionali/" rel="noopener">non eccezionale</a>: avanti, forse, adagio, sparsi. C’è chi ha procrastinato sine die il voto, chi lo ha preteso in forma cartacea cercando la finestra temporale opportuna per farlo, chi s’è arrischiato alla modalità elettronica, chi ha deciso un po’ in un modo un po’ un altro, col retropensiero di far saltare tutto e rimanere in sella fino a data da destinarsi.</p>
<p>Insomma, <strong>tutti in “Ordine” sparso, e soprattutto confuso</strong>, senza una chiara idea né, sembra, una chiara consapevolezza di cosa stessero facendo. Un occhio esterno e imparziale, quale che sia la soluzione scelta, difficilmente riscontrerebbe scelte adeguatamente meditate o quantomeno ben comunicate.</p>
<p>L <strong>‘autonomia degli Ordini ci ha quindi restituito un quadro sconfortante</strong>. È anche un po’ deprimente continuare a biasimare le eccezionali condizioni di questo periodo, quando sembra che ci fatto poco per sfruttare le condizioni attuali (positive come mai per l’innovazione dei processi digitali) e migliorare, una volta per tutte, queste incombenze elettorali, per permettere maggiore sicurezza e inclusività.</p>
<p>La valutazione di questi sistemi elettorali messi in campo dagli Ordini da parte del Ministero può essere svolta con il supporto delle Università italiane che letteralmente pullulano di esperti in materia e che potrebbero, in un caso tutto sommato così “controllato”, dare un contributo significativo a un’analisi dei rischi fatta bene.</p>
<p>Si aiuterebbero così gli Ordini a “fare la cosa giusta” ed evitare quei balletti tattici che non fanno il bene né della democrazia interna, né delle stesse tecnologie adottate o dismesse senza mai una chiara spiegazione, ma talvolta solo per l’esigenza estemporanea di una qualche cordata che è al potere o desidera andarci.</p>
<h3>Le analisi sui sistemi di voto elettronico</h3>
<p>Dal punto di vista del Crvd una operazione di analisi dei sistemi elettorali (elettronici, online, con blockchain oppure anche cartacei) è senza dubbio meritoria, perché impone di concentrarsi sulla reale portata, i limiti e i rischi dei sistemi di voto, ovvero sui requisiti del voto democratico, nei casi controllati di queste organizzazioni, come gli ordini professionali, che hanno una rilevanza pubblica.</p>
<p>Per questo motivo il Crvd ha messo a disposizione <strong>un </strong><a href="https://crvd.hermescenter.org/valutazione-dei-requisiti-del-voto-elettronico-e-del-voto-con-blockchain-in-democrazia/"><strong>elenco di analisi</strong></a> da compiere anche abbastanza agevolmente sui sistemi di voto elettronico, soprattutto quelli online, via app o con blockchain (ma è facilmente adattabile a ogni tipo di processo elettorale, anche quello cartaceo).</p>
<p>L’obiettivo non è quindi né impedire l’uso o la ricerca sui sistemi elettronici, ma quello di confrontare le cose alla pari, sapendo che non basta mai invocare superficialmente la fiducia sull’organizzatore delle elezioni. È necessario sempre essere <strong>consapevoli</strong> di quali e quanti sono i rischi a cui si va incontro adottando un sistema di voto elettronico.</p>
<p>Tornerebbe utile anche a quei politici e decisori pubblici che sembrano poco disposti a prendere in considerazione la realtà dei fatti scientifici sull’argomento, e provano a costruire realtà fittizie basate su <a href="https://crvd.hermescenter.org/quello-che-ha-detto-lon-brescia-nel-convegno-sul-voto-elettronico-senza-commenti/">ipotesi ardite</a> o riportando in modo parziale esperienze raccolte in <a href="https://crvd.hermescenter.org/e-vota-verso-il-voto-elettronico-per-linnovazione-democratica/">giro per il mondo</a> presentandole fuori contesto.</p>
<hr/>
<p><em>Originally published at </em><a href="https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/ordini-professionali-al-voto-anche-elettronico-in-ordine-sparso-rischi-e-contromisure/" rel="noopener"><em>https://www.agendadigitale.eu</em></a><em> on April 14, 2021.</em></p>
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<title>Voto elettronico, un boomerang le cause per diffamazione negli Usa</title>
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<pubDate>Wed, 24 Mar 2021 16:12:29 +0100</pubDate>
<category>Articoli</category>
<description>Dominion, l’azienda che ha fornito sistemi di eVoting durante le presidenziali 2020, chiede danni per quasi 4 miliardi di dollari a tutte le figure di spicco…</description>
<content:encoded><![CDATA[<h6>Dominion, l’azienda che ha fornito sistemi di eVoting durante le presidenziali 2020, chiede danni per quasi 4 miliardi di dollari a tutte le figure di spicco che hanno sostenuto ipotesi di brogli ai danni di Trump. Ma se pure dovesse uscirne vincitrice, difficilmente ne trarrà vantaggio il suo mercato. Vediamo perché</h6>
<p>Dominion Voting Systems è l’azienda tecnologica che ha fornito apparecchiature a 28 stati durante le elezioni presidenziali degli Stati Uniti del 2020. Un business lucrativo che impallidisce di fronte alla nuova impresa in cui l’azienda si è lanciata.</p>
<p>Dominion ha infatti portato in giudizio per diffamazione tutte le figure chiave che hanno sostenuto la campagna contro i brogli elettorali dell’ex-presidente Donald Trump. Pretende danni per 3,9 miliardi di dollari. Ma le cause potrebbero rivelarsi un autogol, per molti motivi.</p>
<p>Ma andiamo per gradi.</p>
<h2>Le richieste di risarcimento di Dominion</h2>
<p>L’8 gennaio, Dominion ha <a href="https://www.nytimes.com/2021/01/08/us/politics/dominion-voting-systems-files-defamation-lawsuit-against-pro-trump-attorney-sidney-powell.html" rel="noopener">intentato una causa</a> presso il tribunale distrettuale federale di Washington DC, accusando l’avvocato <strong>Sidney Powell</strong> di aver “mentito dicendo che Dominion aveva truccato le elezioni”. A Powell, Dominion richiede danni per oltre 1,3 miliardi di dollari.</p>
<p>Dopo meno di un mese Dominion ha scatenato un’altra <a href="https://www.nytimes.com/2021/01/25/us/politics/rudy-giuliani-dominion-trump.html" rel="noopener"><strong>causa per diffamazione contro Rudy Giuliani</strong></a> per la diffusione di una “grande menzogna” che “è diventata virale e ha ingannato milioni di persone facendogli credere che Dominion avesse cambiato i loro voti e manipolato le elezioni”. Anche a Giuliani chiede 1,3 miliardi di dollari.</p>
<p>Infine, non c’è due senza tre, il 22 febbraio, Dominion ha <a href="https://www.wsj.com/articles/dominion-sues-mypillow-ceo-mike-lindell-over-election-claims-11613996104" rel="noopener">citato in giudizio <strong>Mike Lindell</strong></a>, l’amministratore delegato di <strong>MyPillow Inc</strong>. (sempre a quota fissa, $1,3 miliardi di danni). Anche Lindell avrebbe falsamente accusato le macchine per il voto di aver manipolato le elezioni.</p>
<p>Quest’ultima denuncia è molto dettagliata<strong>: 115 pagine </strong>con elenchi di dichiarazioni di Lindell, post sui social media, riferimenti alle sue apparizioni sui media e al film di due ore dove sarebbe “dimostrata” la frode elettorale. Il documentario, intitolato <strong>Absolute Proof</strong>, dove sostiene che un attacco informatico cinese avrebbe svolto un ruolo chiave nel manipolare le elezioni.</p>
<p>Se Dominion vincesse le tre cause avrebbe veramente di che festeggiare: vanterebbe un aumento del proprio “giro d’affari” del <a href="http://https:/publicpolicy.wharton.upenn.edu/live/files/270-the-business-of-votin" rel="noopener"><strong>4000 per cento</strong></a> senza produrre uno spillo in più.</p>
<p>Mentre molti media ed editori hanno fatto sparire articoli critici su Dominion, contenenti le affermazioni dei sostenitori di Trump, alcune delle quali grossolanamente diffamatorie, Giuliani, Lindell, Powell e Trump non sembrano impensieriti dall’attacco legale. Giuliani ha dichiarato: “La causa di diffamazione […] mi consentirà di indagare sulla loro storia, il modo in cui si finanziano e come fanno affari in modo completo e approfondito. L’importo richiesto sta lì, ovviamente, per spaventare le persone con problemi di cuore. È una intimidazione legale […]”. Anche Lindell ha detto all’Associated Press di aver <strong>accolto con favore la causa</strong> e di aver fiducia che il processo gli avrebbe dato ragione.</p>
<p>Infatti, c’è un aspetto ironico in questa causa: le corti elettorali hanno impedito a Trump di dimostrare l’ipotesi dei brogli sul campo, ora Dominion verrà probabilmente costretta alla dimostrazione dell’assenza di una cospirazione per la manipolazione del voto. Una logica inversione nel processo di prova che <strong>mette i cospirazionisti sul </strong><a href="https://www.law.gwu.edu/dominion-voting-systems-v-rudy-giuliani" rel="noopener"><strong>miglior territorio di battaglia possibile</strong></a>.</p>
<h2>Più tecnologia non sempre è uguale a più trasparenza</h2>
<p>Si prenda per esempio Chris Krebs, l’ex direttore della <strong>Cybersecurity and Infrastructure Security Agency</strong> statunitense, quando ha sostenuto che le elezioni presidenziali del 2020 sono state <a href="https://www.cbsnews.com/news/election-results-security-chris-krebs-60-minutes-2020-11-29/" rel="noopener">“le più sicure nella storia americana”</a>. È una affermazione ragionata e ragionevole, che però difficilmente sarebbe verificabile oggettivamente in una corte. Senza dubbio le macchine per il voto elettronico prodotte da società come Dominion Voting Systems hanno reso le elezioni più facili che mai, ma <strong>dimostrarne la sicurezza è tutt’altra storia</strong>.</p>
<p><strong>Il processo elettorale americano è </strong><a href="https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/elezioni-usa-2020-tutti-i-problemi-del-voto-elettronico-ecco-le-falle-del-sistema/" rel="noopener"><strong>sempre stato barcollante</strong></a> e agli occhi di un europeo difficilmente accettabile. A seguito della precedente vittoria elettorale di Trump e delle evidenze che influenze esterne avrebbero potuto manipolare il voto, si è fatta attenzione come non mai.</p>
<p>Negli ultimi anni <strong>il voto elettronico</strong> in America ha fatto un balzo indietro nelle contee in cui è stato proprio abolito, ed è stato ridimensionato laddove si è imposta la generazione delle ricevute di carta per la verifica.</p>
<p>Che la crociata trumpiana sui brogli elettorali sia o meno fomentata solo da manovre di piccolo cabotaggio politico a questo punto risulta di poca importanza. Tra gli americani si è diffusa una più ampia consapevolezza che <strong>“più tecnologia” non significa necessariamente “più trasparenza”</strong>.</p>
<h2>Un mercato troppo concentrato</h2>
<p>Il processo di selezione del mercato ha ridotto i produttori di macchine di voto a tre sole società: la Dominion Voting Systems, Election Systems &amp; Software e Hart InterCivic. <strong>Una concentrazione che rende meno sicure le macchine di voto</strong>. Si ricordi anche il precedente svizzero dove, a lungo andare di produttori ne era rimasto solo uno, <a href="https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/voto-elettronico-dal-bug-svizzero-una-lezione-anche-per-litalia/" rel="noopener">crollato poi sotto il peso di grossolani errori</a>.</p>
<p>Nessuno può più trascurare che il processo elettorale americano è gestito da «società “afflitte da problemi” […] responsabili della produzione e della manutenzione di macchine per il voto e per l’amministrazione elettorale [che hanno] “a lungo risparmiato sulla sicurezza a favore della convenienza”, lasciando consapevolmente i sistemi elettorali di voto in tutto il paese “aperti ai problemi di sicurezza”», come <a href="https://www.warren.senate.gov/oversight/letters/warren-klobuchar-wyden-and-pocan-investigate-vulnerabilities-and-shortcomings-of-election-technology-industry-with-ties-to-private-equity" rel="noopener">scrivevano nel dicembre 2019</a>, la senatrice Amy Klobuchar, la senatrice Elizabeth Warren, il senatore Ron Wyden e il rappresentante Mark Pocan in merito a Dominion Voting Systems.</p>
<p><strong>Le risposte delle società produttrici sono state quantomai deboli</strong>, e in alcuni casi immediatamente <strong>contraddette dai fatti</strong>, come quando proprio la Dominion sostenne che le sue macchine non sarebbero mai state esposte su Internet e un consulente tecnico senior del National Election Defense Coalition mostrò a Nbc News come <a href="https://www.nbcnews.com/politics/elections/online-vulnerable-experts-find-nearly-three-dozen-u-s-voting-n1112436" rel="noopener">aveva trovato oltre 35 sistemi di voto online</a> durante le elezioni presidenziali del 2020.</p>
<h2>Le vulnerabilità dei sistemi di eVote</h2>
<p>Negli anni molti hacker avevano mostrato coi fatti la <strong>debolezza dei sistemi di voto</strong> in fin troppe occasioni, al punto che il marchio storico nel settore, la <strong>Diebold</strong>, <a href="https://www.wired.com/2007/08/diebold-to-chan/" rel="noopener">preferì cambiare addirittura il proprio nome</a> in <strong>Premier Election Solutions</strong> dopo che il <strong>documentario Hacking Democracy</strong>, nominato agli Emmy nel 2006, aveva documentato ed esposto le backdoor segrete delle sue macchine elettorali.</p>
<p>Nel 2009 la Premier <a href="https://www.justice.gov/opa/pr/justice-department-requires-key-divestiture-election-systems-softwarepremier-election" rel="noopener">era stata acquistata</a> da Election Systems and Software, la quale a sua volta aveva venduto i principali asset proprio a Dominion. Su quelle <strong>falle</strong> Dominion si era affrettata a dichiarare al Wall Street Journal di aver risolto ogni possibile problema.</p>
<p>Ma nel 2020 un altro documentario, <a href="https://www.hbo.com/documentaries/kill-chain-the-cyber-war-on-americas-elections" rel="noopener"><strong>Kill Chain: The Cyber War on America’s Elections</strong></a> della Hbo, aveva mostrato un noto hacker finlandese, Hursti, che alterava con semplicità i risultati elettorali da una macchina Dominion modificando solo alcune righe di codice su una scheda di memoria rimovibile.</p>
<p><strong>Nel presentare le sue querele, la Dominion sembra si sia messa in uno spazio alquanto angusto</strong>. Se pure dovesse uscirne vincitrice, difficilmente ne trarrà vantaggio il suo mercato.</p>
<p>Infatti, appare abbastanza evidente che il punto delle cause non sarà se i sostenitori di Trump abbiano o meno diffamato l’azienda ma <strong>se i brogli siano o meno avvenuti </strong>quando l’opinione pubblica ormai già dà per scontato che avrebbero potuto avvenire. Dominion e tutti gli altri produttori si troveranno nella più scomoda delle posizioni vincenti.</p>
<p>È certo che il processo riporterà sotto i riflettori molte delle <strong>prove di manipolazione </strong>presentate in modo scandalistico da Trump sotto tutt’altra luce ed è possibile alle corti verrà chiesto di verificarne la solidità “logica”.</p>
<p>Il punto però non è se questi brogli siano effettivamente avvenuti o che, al contrario, le prove siano state fabbricate ad arte dai sostenitori di Trump, ovvero quello che probabilmente sarà il punto d’attacco degli avvocati della Dominion, ma che <strong>l’opacità introdotta dallo strato informatico dei sistemi di voto elettronico difficilmente potrà mai dare una risposta certa, definita ed univoca.</strong></p>
<p>Ad un certo punto della «deduzione» (in senso giuridico) sarà necessario per i sostenitori del voto elettronico ricorrere al <strong>concetto di fiducia</strong>, e quindi a quello di rischio accettabile, e questo porrà in tutt’altra luce il confronto tra il processo elettorale elettronico e quello cartaceo.</p>
<p>Perché concentrare il <strong>confronto tra i sistemi in termini di rischio</strong>, specie considerando quello sistemico, è esattamente la singola cosa che i sostenitori del voto elettronico non sono mai disposti ad accettare. Preferiscono parlare di efficienza, di costi, di tempi.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Se la strategia di difesa dei trumpiani sarà efficace potrà non essere sufficiente a farli vincere, ma <strong>infliggerà pesantissimi danni non alla sola Dominion, ma a tutto il settore.</strong></p>
<p><strong>Quando tutto questo avverrà, potremo plaudire al più perfetto degli autogol dell’industria del voto elettronico</strong>. Se questo costerà quattro miliardi di dollari a Giuliani e soci qualcuno poi lo troverà anche sublime. Una cosa è certa. Guarderemo questo processo con malcelato divertimento.</p>
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<title>Cose che solo l’Italia…</title>
<link>https://crvd.hermescenter.org/cose-che-solo-litalia/</link>
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<pubDate>Tue, 24 Nov 2020 10:33:58 +0100</pubDate>
<category>Articoli</category>
<description>Si chiede Enrico Nardelli «In Italia esiste davvero il comitato “quantistico” sul voto elettronico?». La domanda è sensata. C’è un comitato che non c’è…</description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiede Enrico Nardelli <a href="https://www.key4biz.it/in-italia-esiste-davvero-il-comitato-quantistico-sul-voto-elettronico/332220/" rel="noopener">«In Italia esiste davvero il comitato “quantistico” sul voto elettronico?».</a> La domanda è sensata. C’è un comitato che non c’è eppure fa. </p>
<blockquote class="wp-block-quote"><p>[…] il Ministero dell’Interno spiega che «<em>non è stato adottato alcun provvedimento di costituzione dell’organismo di studio in questione</em>». Il Ministero ne ha disposto l’istituzione e chiesto la collaborazione agli altri ministeri, l’organo si è già riunito quattro volte, ma lo si dichiara non costituito con formale provvedimento. Verrà fatto? Nella citazione sopra riportata si dice “non è stato adottato” e non “non è ancora stato adottato”. <em>Lapsus calami</em>? Ecco, non sono un giurista quindi persone più esperte di me sapranno certamente spiegare come sia possibile che una struttura, non formalmente costituita da una qualche istituzione ancorché formata da persone delle istituzioni, possa fornire pareri che il potere esecutivo usa come base di atti governativi. Per chi ha letto qualcosa della fisica quantistica, sembra la famosa situazione del “gatto di Schrödinger”, che era contemporaneamente vivo e morto.</p></blockquote>
<p>Interessante anche la sintesi del Prof. Nardelli, ordinario di Informatica all’Università Roma Tor Vergata e presidente di Informatics Europe, sul voto elettronico:</p>
<blockquote class="wp-block-quote"><p>Ad aprile di quest’anno è stata pubblicata una lettera aperta indirizzata a Governatori, Segretari di Stato, Direttori degli Uffici Elettorali, di tutti e 50 gli stati americani, dove si conclude che «la votazione via Internet non è una soluzione sicura per votare negli Stati Uniti, né lo sarà in un prevedibile futuro». La lettera è stata preparata dal Centro per l’Evidenza Scientifica nelle Questioni Pubbliche, un centro studi della Associazione Americana per l’Avanzamento delle Scienze. Tra le organizzazioni che hanno firmato la lettera appaiono quelle della comunità scientifica e tecnologica dell’informatica (ACM e CRA). Tra gli esperti che l’hanno validata basta ricordare i nomi di Vinton Cerf (il papà di Internet) e di Ronald Rivest (uno degli inventori di quella crittografia a chiave pubblica che è alla base della sicurezza delle transazioni sulla rete).</p><p>Ecco gli argomenti principali a sostegno della conclusione:</p><p>— tutti i sistemi e le tecnologie per la votazione su Internet sono al momento attuale inerentemente insicuri;<br/>— non esiste alcuna evidenza tecnica che una qualunque tecnologia di votazione su Internet sia sicura o possa essere resa tale in un prevedibile futuro; al contrario, tutta la ricerca attualmente esistente dimostra il contrario;<br/>— nessuna tecnologia basata sulla catena di blocchi (blockchain) può ridurre i profondi pericoli inerenti nella votazione su Internet;<br/>— nessuna App per la votazione con dispositivo mobile è sufficientemente sicura da permetterne l’uso.</p></blockquote>
<p>Siamo tutti in trepida attesa che un nuovo comitato/non-comitato ministeriale giunga a conclusioni differenti. </p>
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<title>Un buon riassunto sulle elezioni USA</title>
<link>https://crvd.hermescenter.org/un-buon-riassunto-sulle-elezioni-usa/</link>
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<pubDate>Thu, 19 Nov 2020 16:05:55 +0100</pubDate>
<category>Articoli</category>
<description>Per di più, il voto stesso è stato straordinariamente scorrevole. Solo pochi mesi fa i professionisti e gli analisti che controllano l’amministrazione delle…</description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Per di più, il voto stesso è stato straordinariamente scorrevole. Solo pochi mesi fa i professionisti e gli analisti che controllano l’amministrazione delle elezioni si sono preoccupati di quanto il Paese fosse impreparato a votare durante una pandemia. Alcune delle primarie sono state un disastro. In molti Stati non c’erano regole chiare per votare per posta o sufficienti opportunità per votare in anticipo. C’è stata un’acuta carenza di addetti ai sondaggi. Eppure gli Stati Uniti hanno registrato un’affluenza alle urne senza precedenti nelle ultime settimane. Molti Stati hanno gestito il voto per posta e le votazioni anticipate in modo impressionante e un numero enorme di volontari si è presentato per lavorare ai sondaggi. Un gran numero di controversie prima delle elezioni ha chiarito le regole in ogni stato. E per quanto il presidente si sia lamentato del conteggio dei voti, è stato ordinato e apparentemente senza incidenti significativi. Il risultato è stato che, nel bel mezzo di una pandemia che ha ucciso 230mila americani, un numero record di americani ha votato - e votato per posta - e quei voti sono quasi tutti contati in questa fase.<br/><br/>Sul fronte della sicurezza informatica, ci sono ancora più buone notizie. La cosa più significativa è che non c’è stato alcun serio sforzo per colpire le infrastrutture di voto. Dopo la conclusione delle votazioni, il direttore della Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA), Chris Krebs, ha rilasciato una dichiarazione, dicendo che “dopo che milioni di americani hanno votato, non abbiamo prove che un avversario straniero sia stato in grado di impedire agli americani di votare o di cambiare i conteggi dei voti”. Krebs si è impegnato a “rimanere vigile per qualsiasi tentativo da parte di attori stranieri di prendere di mira o interrompere il conteggio dei voti in corso e la certificazione finale dei risultati”, e non sono emerse segnalazioni di minacce ai processi di tabulazione e certificazione.</p>
<div class="aligncenter">
<p><a href="https://www.lawfareblog.com/2020-election-security-success-story-so-far" rel="noopener">Il 2020 è una storia di successo per la sicurezza delle elezioni (finora)</a></p>
</div>
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<title>Francia</title>
<link>https://crvd.hermescenter.org/francia/</link>
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<pubDate>Sat, 29 Aug 2020 09:26:16 +0200</pubDate>
<category>Approfondimenti</category>
<description>Fin dal suo inizio, il voto elettronico è stato accolto con un certo scetticismo e opposizione, ma da nessuna parte più che in Francia. Le elezioni generali…</description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Fin dal suo inizio, il voto elettronico è stato accolto con un certo scetticismo e opposizione, ma da nessuna parte più che in Francia.   Le elezioni generali del 2007 in Francia hanno dimostrato quanto possa essere forte l’opposizione al voto elettronico, anche di fronte a un’affluenza record. </p>
<p>Le macchine per il voto elettronico in Francia sono state autorizzate per la prima volta nel 2004, sebbene le elezioni presidenziali del 2007 siano state la prima opportunità di utilizzare il voto elettronico nelle elezioni generali.   Le elezioni del primo turno hanno visto un record di affluenza alle urne dell’85% - 37,6 milioni di elettori in totale.   E del numero totale di elettori aventi diritto, si prevedeva che 1,5 milioni si sarebbero rivolti al voto elettronico invece del metodo tradizionale della busta elettorale e della scatola trasparente.    Una percentuale elevata, considerando che il voto elettronico era presente solo in 82 dei 36.000 distretti elettorali. </p>
<p>Ma le elezioni del 2007 non erano state le prime elezioni “elettroniche”.   Nel 2003 per l’elezione dei rappresentanti all’Assemblea dei cittadini francesi all’estero, è stato permesso di utilizzare il voto via Internet a distanza.   Oltre il 60% dell’elettorato scelse di votare via Internet anziché utilizzare i voti cartacei.</p>
<p>Questa primo utilizzo del voto elettronico (sebbene non nei seggi elettorali o per grandi elezioni generali) avviò un’ondata di dibattito sull’uso di questo tipo di voto in futuro.   Il Forum des droits sur l’Internet nel 2003 pubblicò un rapporto di raccomandazione, “Qual è il futuro del voto elettronico in Francia?”, che chiarì le ragioni a favore e contro il voto elettronico, ma alla fine concluse che ” questo sistema di voto potrebbe essere introdotto nel processo elettorale francese seguendo un approccio graduale e ragionato”.   Lo stesso rapporto ha sostenuto che il voto elettronico semplifica il processo di voto, offre una maggiore opportunità di partecipazione politica ed è generalmente in linea con l’aumento dell’uso delle tecnologie dell’informazione e dei computer (TIC) in tutta la Francia.</p>
<p>Tuttavia, il dibattito che ha portato alle elezioni presidenziali del 2007 è stato per lo più unilaterale e tutto contro l’uso delle macchine per il voto.   Infatti, tutti i principali partiti politici, ad eccezione di Union pour un Mouvement Populaire (UMP), si sono opposti al voto elettronico nelle elezioni generali.   Tra i punti principali c’erano la sicurezza, la facilità d’uso e il costo delle macchine. </p>
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<title>USA</title>
<link>https://crvd.hermescenter.org/usa/</link>
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<pubDate>Sat, 29 Aug 2020 09:03:01 +0200</pubDate>
<category>Approfondimenti</category>
<description>La centenaria storia della democrazia degli Stati Uniti è legata per la sua massima parte all’uso di schede cartacee per il voto. Il compito di contare i…</description>
<content:encoded><![CDATA[<p>La centenaria storia della democrazia degli Stati Uniti è legata per la sua massima parte all’uso di schede cartacee per il voto. Il compito di contare i voti e le schede cartacee però richiede molto tempo e già negli anni ’90 dell’Ottocento, l’invenzione della macchina a leva permise ad un’azienda di commercializzare un processo automatico per il conteggio dei voti. Uno dei principali problemi del procedimento di voto americano è che non dipende dal governo federale, quindi ogni stato, ogni contea e addirittura a volte ogni località determina in autonomia il processo e gli strumenti con cui raccogliere i voti.</p>
<p>La tecnologia ha sempre giocato un ruolo, come visto, fin dalla fine dell’800, ma solo negli anni ’90 sono comparse le prime macchine per la votazione elettronica, in cui touch screen e tastiere controllano i risultati delle votazioni. Nel 2004, un sondaggio ha mostrato che 675 contee negli Stati Uniti, il 30% di tutti gli elettori registrati, utilizzavano sistemi di voto elettronico (Brace). Nonostante il crescente utilizzo di macchine per il voto elettronico, il sistema non ha mai incontrato un sostegno incondizionato, anche perché numerosissime sono state le storie di fallimenti e controversie elettorali. </p>
<p>Si riportano qui alcune storie che hanno avuto molta risonanza nell’opinione pubblica.</p>
<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-ce0ffb38">Articoli disponibili nel blog di CRVD:</h5>

<ul><li><a href="https://crvd.hermescenter.org/usa-2006-il-caso-delle-elezioni-del-congresso-della-florida/" title="USA 2006 – Il caso delle elezioni del Congresso della Florida">USA 2006 – Il caso delle elezioni del Congresso della Florida</a><br/>Le elezioni della Camera del Congresso della Florida si sono svolte il 7 novembre 2006, nei distretti da 1 a 25. Le elezioni…</li><li><a href="https://crvd.hermescenter.org/voto-elettronico-un-boomerang-le-cause-per-diffamazione-negli-usa/" title="Voto elettronico, un boomerang le cause per diffamazione negli Usa">Voto elettronico, un boomerang le cause per diffamazione negli Usa</a><br/>Dominion, l’azienda che ha fornito sistemi di eVoting durante le presidenziali 2020, chiede danni per quasi 4 miliardi di dollari a tutte le…</li><li><a href="https://crvd.hermescenter.org/un-buon-riassunto-sulle-elezioni-usa/" title="Un buon riassunto sulle elezioni USA">Un buon riassunto sulle elezioni USA</a><br/>Per di più, il voto stesso è stato straordinariamente scorrevole. Solo pochi mesi fa i professionisti e gli analisti che controllano l’amministrazione delle…</li><li><a href="https://crvd.hermescenter.org/voto-elettronico-litalia-rischia-il-flop-come-in-iowa/" title="Voto elettronico, l’Italia rischia il flop come in Iowa">Voto elettronico, l’Italia rischia il flop come in Iowa</a><br/>Vent’anni di test sul voto elettronico e non una sola soluzione adeguata. La débâcle del voto alle primarie del partito democratico Usa in…</li><li><a href="https://crvd.hermescenter.org/la-situazione-in-georgia-usa/" title="La situazione in Georgia USA">La situazione in Georgia USA</a><br/>I giudici federali sentenziano che la Georgia debba abbandonare il voto elettronico dopo gli errori gestionali del governatore Kemp. La Georgia è il…</li><li><a href="https://crvd.hermescenter.org/il-voto-elettronico-della-discordia-in-india-e-stati-uniti/" title="Il voto elettronico della discordia in India e Stati Uniti">Il voto elettronico della discordia in India e Stati Uniti</a><br/>di E.Somma (crvd.org) - 12/09/2018 India e Stati Uniti: due paesi molto diversi ora uniti da un comune avversario. Nella prossima tornata elettorale…</li><li><a href="https://crvd.hermescenter.org/stiamo-rendendo-le-elezioni-meno-sicure-solo-per-risparmiare-tempo/" title="Sam Biddle su The Intercept: «Stiamo rendendo le elezioni meno sicure solo per risparmiare tempo?»">Sam Biddle su The Intercept: «Stiamo rendendo le elezioni meno sicure solo per risparmiare tempo?»</a><br/>Sam Biddle su The Intercept, 4 settembre 2018, 13:00 QUALCOSA DI STRANO ACCADE durante la notte delle elezioni. Con la chiusura dei sondaggi, i sostenitori americani…</li></ul>

<h3>Articoli esterni</h3>
<ul>
<li><a href="https://www.courthousenews.com/colorado-sues-to-remove-county-elections-chief-who-allowed-voting-machines-to-be-filmed/" rel="noopener">Colorado sues to remove county elections chief who allowed voting machines to be filmed</a><br/>
Courthouse News Service - Colorado's secretary of state sued Monday to remove the Mesa County clerk and recorder who allowed voting machines to be filmed during an update, exposing sensitive passwords and processes.</li>
<li><a href="https://www.nytimes.com/2021/08/24/magazine/eric-coomer-dominion-election.html" rel="noopener">He Was the ‘Perfect Villain’ for Voting Conspiracists</a><br/>
The New York Times - Eric Coomer had an election-security job at Dominion Voting Systems. He also had posted anti-Trump messages on Facebook. What happened next ruined his life.</li>
<li><a href="https://times-herald.com/news/2021/09/singleton-voting-organization-file-suit-over-voting-machines" rel="noopener">Singleton, voting organization file suit over voting machines</a><br/>
The Newnan Times-Herald - State Rep. Philip Singleton, R-Sharpsburg, has joined a lawsuit seeking to bring Georgia's electronic voting equipment into compliance with Georgia law.</li>
<li><a href="https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/voto-elettronico-litalia-rischia-il-flop-come-in-iowa/" rel="noopener">Voto elettronico, l’Italia rischia il flop come in Iowa</a><br/>
Emmanuele Somma per Agenda Digitale - Vent’anni di test sul voto elettronico e non una sola soluzione adeguata. La débâcle del voto alle primarie del partito democratico Usa in Iowa è solo l’ultima di una lunga lista. Una proposta, allora, per spendere meglio il milione di euro di fondi pubblici che in Italia si vuole destinare a nuove sperimentazioni</li>
<li><a href="https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/voto-elettronico-un-boomerang-le-cause-per-diffamazione-negli-usa-limpatto-sul-settore/" rel="noopener">Voto elettronico, un boomerang le cause per diffamazione negli Usa</a><br/>
Emmanuele Somma per Agenda Digitale - Dominion, l’azienda che ha fornito sistemi di eVoting durante le presidenziali 2020, chiede danni per quasi 4 miliardi di dollari a tutte le figure di spicco che hanno sostenuto ipotesi di brogli ai danni di Trump. Ma se pure dovesse uscirne vincitrice, difficilmente ne trarrà vantaggio il suo mercato. Vediamo perché</li>
</ul>
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<title>Come sono riuscito a votare due volte su Rousseau</title>
<link>https://crvd.hermescenter.org/come-sono-riuscito-a-votare-due-volte-su-rousseau/</link>
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<pubDate>Thu, 20 Aug 2020 09:25:06 +0200</pubDate>
<category>Articoli</category>
<description>Wired ha scoperto un errore di configurazione che consentiva di duplicare gli account che possono votare sulla piattaforma del Movimento 5 stelle. La nostra…</description>
<content:encoded><![CDATA[<h3>Wired ha scoperto un errore di configurazione che consentiva di duplicare gli account che possono votare sulla piattaforma del Movimento 5 stelle. La nostra inchiesta</h3>
<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>[[Ancora una volta Rousseau è sotto i riflettori per un bug che, questa volta, ha permesso a Fabio Pietrosanti (che ringraziamo per essersi voluto identificare come attivista del CRVD) di votare doppio sugli stessi quesiti.  Nessun sistema è assolutamente sicuro, e Rousseau non fa eccezione. Il che dimostra che non importa quanto sia sensibile o importante il processo che si presidia, c’è sempre un rischio residuo.  Questa volta a farne le spese è la reputazione, certamente già non eccelsa, del sistema di «sondaggistica ad orologeria per deresponsabilizzare il vertice nella gestione del partito» (F. Pietrosanti). Poco male in effetti. Quel sistema interpreta un personaggio buffo nel teatrino della più bassa politica italiana, funzionale ai propri gestori ma senza più alcun supporto né pratico né ideale. Non ha un senso in un’ottica di democrazia diretta (anzi di democrazia tout-court), non è un sistema partecipativo ma di mera ratifica di decisioni prese altrove. Un orpello della comunicazione propagandistica del partito, niente di più.]]</em></p><cite>(ES)</cite></blockquote>
<p>di <strong><a href="https://www.wired.it/author/rangius/" rel="noopener">Raffaele Angius</a></strong> 19 AUG, 2020 su <a href="https://www.wired.it/attualita/politica/2020/08/19/rousseau-voto-piattaforma/?refresh_ce=" rel="noopener">Wired.it</a></p>
<p><img alt="rousseau.jpg" decoding="async" loading="lazy" src="https://crvd.hermescenter.org/wp-content/uploads/2019/08/28143852/rousseau.jpg"/><br/>Via libera al terzo mandato e alle alleanze con i partiti tradizionali: così ha deciso il popolo <strong>5 stelle</strong> che, tra il 13 e il 14 agosto ha espresso a larga maggioranza sulla <strong>piattaforma Rousseau</strong> la volontà di riscrivere alcuni pilastri del movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. L’annuncio dell’esito referendario è arrivato a 25 minuti dalla chiusura delle urne, con un messaggio pubblicato sul Blog delle stelle e la rituale assicurazione che la votazione è stata <em>“certificata dal Notaio che ne ha garantito la regolarità”</em>.</p>
<p>Tuttavia, a causa di un errore di configurazione scoperto nell’infrastruttura informatica del <strong>Movimento 5 stelle</strong>, <strong><em>Wired</em> ha potuto votare due volte</strong> per ciascun quesito, <strong>attraverso due profili</strong> diversi ma creati a partire dallo stesso documento d’identità, certificato, come vuole la prassi, dagli amministratori di Rousseau in modo che sia unico. È stato possibile iscriversi alla piattaforma con un profilo, ottenere il placet degli amministratori, poi modificare le informazioni personali, sottoporre una nuova richiesta di iscrizione (anche se le regole interne impongono che non ci si possa registrare due volte) e ricevere un altro via libera. In sostanza, per effetto di questo errore (ora risolto), da un singolo <strong>profilo utente</strong> ne sono gemmati due.</p>
<h3>Identità digitali</h3>
<p>Ma facciamo un passo indietro. Il principio del Movimento 5 Stelle è che <em>“uno vale uno”</em> e la sua realizzazione passa per l’esercizio della <strong>democrazia diretta</strong> (o quantomeno di una sua interpretazione) tramite la <strong>piattaforma Rousseau</strong>. Di fatto si tratta di un semplice sito internet, all’interno del quale i sostenitori del partito attualmente al governo possono contribuire alla scrittura delle leggi o votare le proposte avanzate dai suoi dirigenti, come nel caso del voto della scorsa settimana. Ma a dare ufficialità al <em>“Sistema operativo del MoVimento 5 Stelle”</em> (così lo chiamano sul sito, anche se non è un sistema operativo propriamente detto) è lo stesso partito, che <em>“si propone di organizzare le modalità telematiche di consultazione dei propri iscritti”</em> proprio attraverso <strong>Rousseau</strong> e con la collaborazione dell’omonima associazione, come si legge nello statuto.</p>
<p>Tanto spiega perché a ogni consultazione intervenga il vaglio di uno <strong>studio notarile</strong> nonché uno stretto controllo <strong>sull’identità dei votanti</strong>, che per aprire un profilo su Rousseau devono fornire le generalità e un <strong>documento d’identità valido</strong>, dimostrando di non essere già iscritti. È solo dopo aver caricato queste informazioni che un sostenitore può accedere agli spazi virtuali del partito e superare i primi sei mesi nel ruolo di <em>“osservatore”</em>, prima che il profilo abbia il pieno via libera per esprimere anche il voto.</p>
<p>A settembre dell’anno scorso <em>Wired</em> è stata in grado di <strong>creare con successo un nuovo profilo</strong> – sarebbero potuti essere di più – a partire dai dati personali di un utente già iscritto e utilizzandone il codice fiscale e la carta d’identità, a causa di un errore di configurazione del portale. Tutti e due i profili <strong>sono passati inosservati</strong> al controllo effettuato dall’Associazione Rousseau ed entrambi <strong>sono stati in grado di votare</strong> sia al quesito sul terzo mandato sia a quello sulla possibilità di creare alleanze con i <em>“partiti tradizionali”</em>. Nella prova, realizzata il 14 agosto, <em>Wired</em> ha espresso due voti positivi e due voti negativi, annullandone così l’effetto ai fini dell’esito della consultazione interna al partito.</p>
<p><img alt="screen1rousseau.png" decoding="async" loading="lazy" src="https://crvd.hermescenter.org/wp-content/uploads/2020/08/19140440/screen1rousseau.png"/><br/>I due profili creati da Wired hanno votato simultaneamente alle 11:29 del 14 agosto 2020. La consultazione è stata certificata alle ore 12:05 dello stesso giorno.</p>
<h3><strong>“Sola lettura”</strong></h3>
<p>Ma non sono serviti hacker o periti informatici stavolta per scoprire l’errore di Rousseau, tanto in bella vista che chiunque – persino un giornalista – avrebbe potuto eseguire la stessa procedura con semplicità e ripetere l’esperimento. Grazie allo strumento di ispezione dei contenuti delle pagine web – una funzionalità comune, offerta da browser come Chrome o Firefox – <em>Wired</em> ha scoperto di <strong>poter modificare i dati anagrafici</strong> di un utente esistente, <strong>quali</strong> <strong>nome, cognome, codice fiscale e anno di nascita</strong>. Questi sono i dati acquisiti all’apertura di un nuovo profilo, che vengono validati attraverso la carta d’identità e che lo rendono unico. Per realizzare le modifiche è stato sufficiente <strong>cancellare l’attributo di</strong> <strong><em>sola lettura”</em></strong> <strong>nei campi non modificabili</strong> – generalmente mostrati con un tono di grigio e non cliccabili – per poi aggiungere o rimuovere le informazioni contenute.</p>
<p>Il problema è che queste modifiche sarebbero dovute avvenire solo sul <em>client</em>, ovvero il computer nel quale vengono prodotte. <em>Wired</em> ha invece accertato che, premendo il pulsante di salvataggio delle modifiche – che serve esclusivamente per cambiare alcuni altri campi quali il numero di telefono o l’indirizzo di posta elettronica dell’utente – <strong>tutti i cambiamenti</strong> apportati in locale venivano <strong>sincronizzati anche sul lato</strong> <strong><em>server</em></strong>, cioè negli <strong>archivi della piattaforma Rousseau</strong>.</p>
<p>Il primo errore ha permesso di modificare i campi che sarebbero dovuti essere fissi, mentre il secondo ha fatto sì che le modifiche apportate andassero a incidere sulle informazioni in possesso di Rousseau, di fatto producendo modifiche sulle loro macchine e sui <strong>dati</strong> <em><strong>“certificati”</strong></em> in loro possesso.</p>
<p>A questo punto la creazione di un secondo profilo è stata semplice: non risultando più nelle anagrafiche di Rousseau, <em>Wired</em> ha utilizzato le informazioni corrette del primo account per richiedere l’apertura di un secondo utente, a settembre del 2019. Ottenuta la certificazione, il secondo profilo è stato <strong>abilitato al voto in modo regolare</strong> sei mesi dopo l’iscrizione. Per questo <em>Wired</em> ha potuto accertare se era in grado di partecipare a una consultazione interna solo nei giorni scorsi, con la prima chiamata utile al popolo Cinque Stelle. Ad ogni modo, secondo quanto risulta a <em>Wired</em>, almeno da giugno 2020 <strong>questo problema è stato risolto</strong>, probabilmente in modo inconsapevole, grazie a un restyling generale di tutta la piattaforma (<em>Wired</em> aveva anche preparato un documento di disclosure da inviare a Rousseau, come si usa in questi casi). Tuttavia le modifiche intervenute prima restano valide, come è avvenuto per i due profili.</p>
<h3>Difese informatiche</h3>
<p><em>“Di fatto si è trattato di un errore di configurazione naive e facilmente individuabile con i normali controlli di</em> <strong>penetration testing</strong> <em>ai quali dovrebbero essere sottoposti simili strumenti”</em>, ha commentato l’informatico Fabio Pietrosanti, membro del Comitato per i requisiti del voto in democrazia e titolare dei dati anagrafici utilizzati per creare i due profili. Il riferimento (<em>penetration testing</em>, dall’inglese: test di penetrazione) è alle analisi condotte da esperti informatici che possono essere assoldati da aziende e associazioni per <strong>cercare le falle nei loro sistemi</strong>, utilizzando gli stessi metodi che userebbe un attaccante informatico. Questo tipo di <em>stress test</em> è molto utilizzato soprattutto dalle aziende, che si avvalgono di questi servizi per assicurarsi una maggiore protezione dagli attacchi esterni.</p>
<p><em>Wired</em> ha contattato l’Associazione Rousseau per richiedere un commento e per condividere nel dettaglio le caratteristiche del problema riscontrato. L’organizzazione ha assicurato che cercherà di rispondere quanto prima alle domande più tecniche. L’associazione dovrà ora accertare che <strong>altri utenti non abbiano utilizzato lo stesso metodo</strong> per creare profili falsi o per cercare di condizionare l’esito delle consultazioni. Il profilo creato da <em>Wired</em> prima dell’aggiornamento di Rousseau e l’originale dal quale ha tratto i dati anagrafici risultano inabili al voto dalla mattina del 19 agosto, successivamente al contatto tra <em>Wired</em> e l’associazione stessa.</p>
<h3><strong>La certificazione</strong></h3>
<p>Alla conta del voto dei giorni scorsi risultano 48.710 preferenze espresse per il primo quesito e 48.975 per il secondo, secondo quanto certificato dal <strong>notaio milanese Valerio Tacchini</strong>, che nel 2018 si era candidato al Senato proprio con il Movimento 5 Stelle. Con un passato da notaio televisivo in trasmissionicome <em>L’isola dei famosi</em>, Tacchini non sembra vantare particolari conoscenze in ambito informatico, a giudicare dal suo curriculum. Eppure il notaio attesta <em>“l’accesso ai locali e alla visualizzazione dei pc”</em> di Rousseau, dai quali avrebbe desunto che la votazione si è svolta in modo regolare. Nella certificazione allegata alla notizia della chiusura delle urne si legge che <em>“a detta votazione hanno avuto <strong>accesso tutti i soggetti regolarmente iscritti”</strong></em>. Al momento della pubblicazione di questo articolo, il notaio incaricato dall’associazione Rousseau non ha risposto alle domande inviate via email da <em>Wired</em>.</p>
<p><img alt="Screenshot-from-2020-08-19-12-07-29.png" decoding="async" loading="lazy" src="https://crvd.hermescenter.org/wp-content/uploads/2020/08/19140852/Screenshot-from-2020-08-19-12-07-29.png"/><br/>Un dettaglio della certificazione che attesta il regolare svolgimento delle consultazioni del 13 e 14 agosto.</p>
<h3><strong>La multa e la manipolabilità del voto</strong></h3>
<p>Ma da anni si parla dei problemi tecnici di Rousseau, nel tempo anche oggetto di alcuni incidenti informatici ampiamente riportati dalla cronaca nazionale. Le condizioni della piattaforma risultavano tanto precarie che, al termine di un’attività ispettiva durata cinque mesi, l’Autorità garante per la protezione dei dati personali – all’epoca presieduta da Antonello Soro – aveva deciso <strong>una multa di 50mila euro</strong> ad aprile del 2019. Nel suo provvedimento, il Garante privacy aveva anche imposto all’Associazione Rousseau di adottare misure volte a <strong>proteggere in modo più efficace sia l’identità degli utenti sia il voto</strong>, giudicato potenzialmente manipolabile da chi ha accesso alla gestione del sistema e non certificabile a causa della mancanza di strumenti di auditing adeguati.</p>
<p><em>“Basta guardare Spid</em> (il Sistema pubblico di identità digitale, ndr) <em>per capire quanto sia complesso distribuire delle utenze digitali certificate e non manipolabili”</em>, ha commentato a <em>Wired</em> Stefano Zanero, imprenditore e professore associato in Computer Security del Politecnico di Milano, facendo riferimento alle identità digitali utilizzate per accedere ai servizi della pubblica amministrazione. <em>“Ma il problema è capire di quale livello di accuratezza hai bisogno</em> – aggiunge Zanero -. <em>Se Rousseau fosse semplicemente uno strumento di democrazia liquida, come tanti se ne vedono in Europa e nel mondo, potrebbe coinvolgere i suoi sostenitori a un dibattito virtuale e virtuoso <strong>senza dover affrontare le complicazioni del voto elettronico</strong>, che di per sé non è l’unico strumento della democrazia ma ne compone una parte”</em>.</p>
<p>Soprattutto nel mondo digitale, che non produce ricevute cartacee e conservabili e che non dà la possibilità di guardare cosa c’è all’interno dei sistemi dell’associazione: <em>“La certificazione dell’identità dell’utente <strong>non può non passare dalla verifica manuale</strong> di chi si iscrive, quindi non capisco cosa intendano quando parlano di ‘profili certificati’”</em>, commenta Zanero. Né è chiaro in che modo il notaio possa certificare la lista degli iscritti o l’autenticità del loro voto: <em>“Tutto quello che succede su Rousseau sta in realtà succedendo nei suoi computer e nei suoi sistemi: come può un notaio certificare qualcosa al di fuori di ciò che gli viene detto?”</em>, si chiede l’esperto.</p>
<p><em>“Questo episodio rappresenta in pieno la <strong>fragilità del voto elettronico</strong>”</em>, ha commentato Pietrosanti: <em>“A differenza del voto tradizionale, dove difficilmente si sarebbe in grado di manipolare su larga scala la volontà degli elettori, in quello elettronico anche un banale errore può <strong>produrre effetti sull’intero sistema</strong> e su tutta la consultazione”</em>. E questi potrebbero passare inosservati anche al perito più attento, come successo su Rousseau.</p>
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<title>Il MIT condanna l’app ma Voatz afferma che è sicura</title>
<link>https://crvd.hermescenter.org/dopo-un-report-che-condanna-lapp-votz-afferma-che-e-sicura-ma-gli-esperti-hanno-domande/</link>
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<pubDate>Sat, 15 Feb 2020 10:52:18 +0100</pubDate>
<category>Articoli</category>
<description>Rachel Kraus su Mashable | 14 febbraio 2020 Giovedì, i ricercatori del MIT hanno pubblicato un pesante studio sulle vulnerabilità in un’app di voto “basata…</description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://mashable.com/author/rachel-kraus" rel="noopener">Rachel Kraus</a> su <a href="https://mashable.com/article/voatz-voting-app-security-problems" rel="noopener">Mashable</a> | 14 febbraio 2020</p>
<p>Giovedì, i ricercatori del MIT hanno pubblicato un pesante <a href="https://crvd.hermescenter.org/wp-content/uploads/2020/02/SecurityAnalysisOfVoatz_Public.pdf">studio</a> sulle vulnerabilità in <a href="https://mashable.com/article/smartphone-blockchain-voting-west-virginia/" rel="noopener">un’app di voto “basata su blockchain”</a> chiamata Voatz. Hanno scoperto che gli aggressori malintenzionati potevano penetrare nell’app e quindi visualizzare, interrompere la trasmissione o persino alterare le scelte degli elettori. </p>
<p>Nonostante la natura di nicchia dell’app (orientata verso elettori all’estero e disabili) e la tecnicità dello studio, il <a href="https://www.nytimes.com/2020/02/13/us/politics/voting-smartphone-app.html" rel="noopener"><em>New York Times ha</em> pubblicato la notizia</a>; l’integrità del voto elettronico è infatti sotto i riflettori dall’uso disastrosamente pasticciato di un’app di voto nel <a href="https://mashable.com/article/iowa-caucus-voting-app-delay/" rel="noopener">caucus dell’Iowa</a> . </p>
<p>La preoccupazione sul fallimento nella trasmissione dei risultati pubblicata sul <em>Times</em> ha suscitato su Internet critiche pubbliche sull’app e preoccupazione dei funzionari pubblici sul suo utilizzo alle elezioni: una contea che stava pianificando di utilizzare l’app ha già deciso di non farlo a causa di questo rapporto.</p>
<p>Voatz <a href="https://blog.voatz.com/?p=1209" rel="noopener">si</a> è opposta <a href="https://blog.voatz.com/?p=1209" rel="noopener">con veemenza</a> ai risultati dello studio, sottolineando che questi che sembrano gravi difetti dipendono solo dal modo in cui lo studio è stato condotto. Dicono che i ricercatori hanno usato una versione obsoleta, retroingegnerizzata e parzialmente teorica dell’app e della sua infrastruttura server invece dell’app reale. Secondo Voatz, se avessero approfittato dell’accesso al prodotto attraverso il programma di bug bounty di Voatz, i ricercatori avrebbero trovato un sistema molto più sicuro di quello studiato dai ricercatori. </p>
<p>Gli esperti di sicurezza non sono così sicuri. Pur con queste presunte carenze, gli esperti considerano lo studio un prezioso contributo alla comprensione di un nuovo aspetto della democrazia e della tecnologia.</p>
<p>“Non sarà assolutamente perfetto, ma è una buona corretto affermare che abbiamo bisogno di un po’ più di controllo su Voatz”, ha detto a Mashable Maurice Turner, vicedirettore del Center for Democracy &amp; Technology. “Ed è una buona opportunità per Voatz dare approfondire e condividere la ricerca sulla sicurezza che hanno già fatto.”</p>
<p>Fondata cinque anni fa, Voatz è un piattaforma che sostiene di poter  aumentare l’affluenza degli elettori e supportare il voto dei cittadini stranieri (come il personale militare). Nel 2018, ha fatto notizia ( <a href="https://mashable.com/article/smartphone-blockchain-voting-west-virginia/" rel="noopener">anche su Mashable</a> ) quando West Virginia l’ha contratta come la prima app di voto “basata su blockchain” per un piccolo programma pilota.</p>
<p>Purtroppo non tutto è andato bene. È <a href="https://slate.com/technology/2019/07/west-virginia-blockchain-voting-voatz.html" rel="noopener">stata criticata</a> per la mancanza di trasparenza sul funzionamento, per i difetti strutturali nel suo sistema di auditing della blockchain, per l’uso di software di terze parti e per il fatto che gli esperti affermano che la blockchain in realtà non è affatto adatta ai sistemi di voto. Inoltre, ha sviluppato una relazione contrastata con la comunità della sicurezza dopo aver segnalato all’FBI un ricercatore di sicurezza dell’Università del Michigan come un “agente pericoloso”.</p>
<p>“Abbiamo appreso che Voatz non risponde bene se gli si chiede di fornire informazione per verificare la loro sicurezza”, ha detto a Mashable Jacob Hoffman-Andrews, un tecnico senior della Electronic Frontier Foundation. “L’approccio di Voatz che non permette verifiche di sicurezza indipendenti solleva seri dubbi sul fatto che siano attendibili, al di là della fondamentale insicurezza di qualsiasi sistema di voto elettronico”.</p>
<p>Tutto ciò ha portato i ricercatori del Computer Science &amp; Artificial Intelligence Lab del MIT a fare una indagine più approfondita su Voatz - senza la conoscenza o la collaborazione dell’azienda. Nell’introduzione al documento, i ricercatori citano specificamente il contrasto in Michigan come ragione per cui non hanno avuto rapporti con l’azienda. </p>
<p>Mentre Turner ha dichiarato di essere “sorpreso” che i ricercatori non abbiano approfittato dell’accesso al sistema attraverso il programma di ricompensa dei bug, né abbiano lavorato con Voatz, ne comprende la ragione.</p>
<p>“Sono ben consapevole che Voatz non ha una gran reputazione tra i ricercatori della sicurezza”, ha detto Turner. “Ho potuto capire perché potrebbe esserci un po’ di sospetto nell’impegnarsi con Voatz.” Tuttavia, ha anche aggiunto “Sembra insolito che non abbiano voluto fare un ulteriore passo in avanti.”</p>
<p>Harri Hursti, un ricercatore di sicurezza e co-fondatore di Nordic Innovation Labs, lo ha affermato in modo più diretto. Innanzitutto, Hursti ha sottolineato che ci sono limiti tecnici al programma di ricompensa dei bug che lo rendono non del tutto utile per l’analisi; i ricercatori spiegano anche la loro decisione di non accedere al programma stesso nella discussione del documento.</p>
<blockquote class="wp-block-quote"><p>“La scelta di valutare da sola questa app Bounty introdurrebbe ulteriori minacce alla validità e poiché le differenze tra questa versione e quelle che sono state messe in campo non sono chiare … Fondamentalmente, il Bounty non fornisce ulteriori informazioni utili sull’infrastruttura del server Voatz, né fornisce alcuna fonte o binario per il server API per testare. “</p></blockquote>
<p>Considerando il presunto comportamento e l’atteggiamento passato di Voatz nei confronti dei ricercatori, nonché i limiti tecnici del programma di ricompensa dei bug, Hursti considera l’approccio usato dai ricercatori - cioè l’ingegnerizzazione inversa dell’app e la simulazione della comunicazione del server - come buone pratiche e le loro scoperte come legittime .</p>
<p>“Voatz è stata molto ostile nei confronti della ricerca sulla sicurezza”, ha affermato Hursti. “La ricerca del MIT secondo me è legittima. In queste circostanze, quando l’argomento della ricerca non è collaborativo, hanno fatto un ottimo lavoro.”</p>
<p>Hoffman-Andrews del FEP ha convenuto che la ricerca del MIT è solida.</p>
<p>“Il rapporto è valido”, ha detto Hoffman-Andrews. “Si basa sulle migliori pratiche di sicurezza comuni e rivela alcune cose molto preoccupanti sull’app Voatz.”</p>
<p>Nonostante la recente preoccupazione che ha conquistato le prime pagine dei giornali sulle applicazioni di voto e una lunga serie di critiche nell’ambito della sicurezza di quell’<a href="https://mashable.com/article/iowa-caucuses-internet-electronic-voting-paper-vote-trail/" rel="noopener">incubo che è il voto elettronico</a>, Voatz e altre società <a href="https://mashable.com/article/washington-state-mobile-voting/" rel="noopener">stanno avendo spazio</a>. Pragmaticamente Turner quindi sostiene che la ricerca sulle app sia un imperativo finché non sarà accettato l’esito. </p>
<p>“Sicuramente c’è bisogno di investimenti e sviluppo continui, perché senza questo, non possiamo effettivamente rispondere alla domanda «queste app sono sufficientemente buone da poter essere usate nelle elezioni generali?»”, ha detto Turner. “I ricercatori di sicurezza sono una parte fondamentale di quel processo di apprendimento e condivisione, motivo per cui apprezzo in generale le ricerche del MIT per il loro sforzo di produrre un rapporto indipendente, in modo che fornitori come Voatz possano quantomeno incorporare questi risultati e migliorare i loro prodotti”.</p>
<p>Si può solo sperare.</p>
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<title>Voto elettronico, l’Italia rischia il flop come in Iowa</title>
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<pubDate>Tue, 04 Feb 2020 10:34:00 +0100</pubDate>
<category>Articoli</category>
<description>Vent’anni di test sul voto elettronico e non una sola soluzione adeguata. La débâcle del voto alle primarie del partito democratico Usa in Iowa è solo…</description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vent’anni di test sul voto elettronico e non una sola soluzione adeguata. La débâcle del voto alle primarie del partito democratico Usa in Iowa è solo l’ultima di una lunga lista. Una proposta, allora, per spendere meglio il milione di euro di fondi pubblici che in Italia si vuole destinare a nuove sperimentazioni4 giorni fa</strong></p>
<p>di Emmanuele Somma (CRVD.org) su <a href="https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/voto-elettronico-litalia-rischia-il-flop-come-in-iowa/" rel="noopener">Agenda Digitale</a> | 4 Febbraio 2020<a href="mailto:/?subject=Voto%20elettronico,%20l%E2%80%99Italia%20rischia%20il%20flop%20come%20in%20Iowa&amp;body=https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/voto-elettronico-litalia-rischia-il-flop-come-in-iowa/"></a></p>
<p>L’app che avrebbe dovuto registrare i voti per i caucus in Iowa ha fallito. Il Partito Democratico ha fatto una figuraccia e il voto elettronico ha dato un’ennesima pessima prova di sé. Ma l’Italia, intemerata, continua con la sperimentazione da un milioni di euro su questo tema.</p>
<p>Rischiamo un altro flop? Probabilmente.</p>
<blockquote class="wp-block-quote"><p>Dopo 14 mesi di <em>selfie</em>, riunioni, comizi, <em>town meeting</em> e strette di mano, il partito democratico dell’Iowa non riesce a dare i risultati dei caucus di ieri. Per quale motivo? Perché l’app appositamente creata non ha funzionato. <strong>Doveva essere il trionfale avvio della stagione delle primarie […]</strong>, è stato un fiasco totale. (<a href="https://ilbolive.unipd.it/it/news/stati-uniti-caos-primarie-democratiche-iowa" rel="noopener">F. Tonello</a>)</p></blockquote>
<h2>Voto in Iowa, app inadeguata e interessi alla base del flop</h2>
<p>C’è di più della debacle tecnica. Come ha riportato un’ampia <a href="https://theintercept.com/2020/02/04/iowa-caucus-app-shadow-acronym/" rel="noopener">inchiesta</a> di The Intercept, il flop ha scoperchiato un intreccio di interessi non chiari dietro l’adozione dell’app.</p>
<p>La società produttrice è una piccola start-up chiamata <a href="https://shadowinc.io/" rel="noopener">Shadow Inc.</a> creata da alcuni appartenenti all’ex staff della campagna presidenziale di Hillary Clinton e di cui l’unico investitore e proprietario sembra essere una no-profit chiamata <a href="https://www.anotheracronym.org/" rel="noopener">Acronym</a>, un’agenzia di comunicazione che ha pianificato di spendere ben <strong>75 milioni di dollari</strong> per contrastare Trump con finanziamenti dei sostenitori del Partito Democratico.</p>
<p>Nell’inchiesta ci sono testimonianze <strong>sull’inadeguatezza dell’app, sulla faciloneria con cui è stata adottata</strong>, ma anche —e questo è ben più grave— sul fatto che gli sviluppatori dell’app fossero legati a filo doppio con l’estabilishment democratico e quindi il candidato Buttigieg e contrari all’elezione dello sfidante Sanders.</p>
<p><strong>Il malfunzionamento dell’app ha fatto fare un altro serio passo avanti al movimento abolizionista del voto elettronico negli USA.</strong></p>
<p>Il <strong>New York Times</strong>, dopo aver riscontrato l’inconsistenza dei conteggi, all’indomani dell’evento ha titolato: “<a href="https://www.nytimes.com/2020/02/04/technology/election-tech.html" rel="noopener"><strong>L’unica elezione sicura è un’elezione a bassa tecnologia</strong></a>: la debacle del caucus Iowa dimostra che un’elezione del ventunesimo secolo necessita di tecnologie del diciannovesimo secolo”.</p>
<p>Un articolo con una conclusione lapidaria: “Quindi, a meno che qualcosa non cambi, bisogna abituarsi all’era degli errori software nel giorno delle votazioni. Abbiamo ammesso la tecnologia alle nostre elezioni indipendentemente dal fatto che questa sia o meno all’altezza del compito”.</p>
<h2>Voto elettronico, débâcle in tutto il mondo</h2>
<p>Sebbene Shadow Inc. fosse già stata ingaggiata (e probabilmente pagata) anche per le primarie del Nevada del prossimo 22 febbraio William McCurdy II, il chairman del Partito Democratico, ha escluso categoricamente che in Nevada la useranno. “Avevamo già sviluppato una serie di backup e sistemi di report ridondanti e stiamo attualmente valutando il percorso migliore”. Backup e sistemi di report ridondanti che, almeno per quanto riguarda l’Iowa, non hanno funzionato. I risultati sono arrivati dopo oltre una settimana anticipati e seguiti da un’ondata di polemiche.</p>
<p>Nel campo del voto elettronico, l’informatica non si sta dimostrando all’altezza del compito e non importa quali schemi vengano usati. Non si fa che mettere in mostra malfunzionamenti ed errori, sollevare dubbi e polemiche e instillare paure che incentivano l’astensionismo invece di ridurlo.</p>
<p>Uno dopo l’altro i “casi d’uso” del voto elettronico hanno vacillato e poi tracollato: Germania, Norvegia, Olanda e più recentemente Svizzera. Oggi, smascherate la fake-news come quella del Sierra Leone, Tsukuba, West Virginia ai sostenitori non resta che aggrapparsi al <a href="https://crvd.hermescenter.org/estonia/">caso molto controverso</a> dell’Estonia.</p>
<h2>L’introduzione del voto elettronico in Italia</h2>
<p>L’introduzione del voto elettronico in Italia, sia pure a livello di sperimentazione, dovrebbe avvenire nel voto dei connazionali all’estero e per gli studenti fuori sede. L’ambito essere quello del voto online espresso direttamente su un terminale del cittadino (smartphone o computer) quindi o con un’app (proprio come quella dello Iowa, o in West Virginia) o attraverso una qualche forma di sistema web (come in Estonia).</p>
<p>Recentemente il Sottosegretario <strong>Ricardo Antonio Merlo</strong> ha affermato che “La riforma del voto all’estero è nel contratto di Governo, si deve fare e si farà. I connazionali voteranno con un nuovo sistema, cento per cento trasparente e sicuro, quanto più possibile a prova di brogli e irregolarità”. Ma questo non avverrà con il prossimo referendum del 29 marzo sul taglio dei parlamentari: le circolari ministeriali fanno ancora riferimento alla procedura di <strong>voto per corrispondenza</strong>.</p>
<p>Il Presidente della Commissione Affari Costituzionali Giuseppe Brescia <a href="https://www.facebook.com/exedre.1/videos/2593635680671715/" rel="noopener">ha presentato</a> l’emendamento che assegna al Ministero degli Interni <strong>un milione di euro</strong> per una sperimentazione dichiarando che il «vero obiettivo» è quello di «andare alle prossime elezioni politiche […] dando la possibilità ai cittadini che in questo momento sono impossibilitati a partecipare al voto politico […] la possibilità di [votare] in maniera sicura e che rispetta le caratteristiche costituzionali del voto».</p>
<p>A dispetto della vaghezza che ha accompagnato il dibattito, questo conferma che <strong>l’interesse è verso una soluzione di voto remoto online</strong>, in forma di app o web. Una cosa simile quindi proprio a Rousseau del M5S.</p>
<h2>eVoting, informatica non all’altezza e sperimentazioni inutili</h2>
<p>Questi sono proprio i casi in cui l’informatica si sta dimostrando meno all’altezza del compito ed in cui, come <a href="https://estoniaevoting.org/" rel="noopener">dimostrarono</a> i ricercatori del gruppo del professor Alex Halderman dell’Università del Michigan, invitati come osservatori indipendenti proprio in Estonia, basta sviluppare semplici sistemi di malware per avere un impatto significativo e pervasivo sul voto.</p>
<p>In questo particolare campo, le grossolane semplificazioni dei sostenitori del voto elettronico <a href="https://boingboing.net/2019/03/13/principal-agent-problems.html" rel="noopener">si infrangono</a> sempre sull’unanime parere dei tecnologi che ritengono inadeguati questi strumenti e <strong>del tutto inutile una sperimentazione</strong> per ottenere un risultato scontato in partenza.</p>
<p>Mentre quindi si parla di tacitare la superficialità dei politici con un ennesimo (costoso) prototipo per un’inutile simulazione di e-voting sembra che una reale applicazione del voto elettronico in Italia sia molto lontana.</p>
<h2>Il precedente di ePoll</h2>
<p>Il che lascia ben sperare che al Ministero dell’Interno abbiano fatto tesoro dei quasi venti anni di prototipi e sperimentazioni nel campo.</p>
<p>Si celebrerà infatti tra pochi mesi il ventesimo anniversario della sperimentazione E-POLL, finalizzata a realizzare sul campo l’effettiva possibilità di utilizzare sistemi di “voto remoto” o “voto elettronico” che gestì le reali votazioni dei cittadini di San Benedetto del Tronto nel 2000 e successivamente <a href="https://www1.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/elezioni/app_notizia_17704.html" rel="noopener">Avellino nel 2001</a> (e poi in Francia a Merignàc e Bourdeaux, e Polonia a Czestochowa e ancora in Italia a Cremona e Campobasso) con un sistema finanziato da Siemens Informatica, e Comunità Europea per quasi 4 milioni di euro (nel 1999).</p>
<p>Purtroppo, di quella e delle numerose successive sperimentazioni italiane del voto elettronico (in Trentino, in Puglia, nel Lazio, in Friuli Venezia Giulia), a parte le trionfalistiche e sempre unilaterali affermazioni di entusiasmo da parte dei promotori o dei fornitori, non è seguita mai <strong>un’analisi critica pubblica di osservatori indipendenti e imparziali</strong>, né mai sono stati messi a disposizione della comunità dei ricercatori informazioni complete e non censurate. Sarebbe ora di farlo se si vuole mostrare quella trasparenza che fin troppo spesso viene invocata, ma poco praticata.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>In definitiva non si può far altro che <strong>prendere atto che da questo ventennio di sperimentazioni con notevole dispendio di denaro pubblico non è evidentemente uscita una sola soluzione adeguata</strong>. Non si vede quindi perché quella di quest’anno non dovrebbe ricalcare lo stesso schema: denaro speso inutilmente in una sperimentazione che potrà solo confermare l’inadeguatezza <em>teorica</em> del voto elettronico.</p>
<p>Come Comitato per i requisiti del voto in democrazia abbiamo, un po’ provocatoriamente, proposto <a href="https://crvd.hermescenter.org/come-non-sprecare-un-milione-di-euro/">come non sprecare questo milione di euro</a>: “Poiché nel voto elettronico, con tutta evidenza, manca un substrato teorico che possa permettere l’espressione libera del voto in termini di ricerca matematica delle strutture di rappresentazione delle contrastanti esigenze di anonimato del voto e trasparenza del processo, <strong>l’unico vero contributo che potremmo dare in questo campo è se usassimo questi soldi nella ricerca avanzata nel campo della matematica teorica</strong>.</p>
<p><strong>Sarebbe un milione di euro comunque sprecato ai fini di qualcosa che non si potrà comunque fare per le sue caratteristiche intimamente antidemocratiche</strong>, come sostiene la sentenza della Corte Costituzionale tedesca, ma almeno avremo sicuramente contribuito al benessere della società attraverso il finanziamento della ricerca, nonché al benessere delle nostre povere facoltà scientifiche che purtroppo non riescono a fare abbastanza per allevare una classe dirigente capace di comprendere almeno le determinanti di base delle tecnologie informatiche”.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title>Come non sprecare un milione di euro</title>
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<pubDate>Fri, 20 Dec 2019 11:56:11 +0100</pubDate>
<category>Position papers</category>
<description>Il senatore Vincenzo Garruti scrive sul Blog delle Stelle: « É innegabile che il nostro Paese sia in ritardo rispetto al resto d’Europa ma, con il Movimento…</description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il senatore Vincenzo Garruti scrive sul Blog delle Stelle: <em>« É innegabile che il nostro Paese sia in ritardo rispetto al resto d’Europa ma, con il Movimento 5 Stelle al governo, è arrivata l’accelerazione. Lo sviluppo delle migliori potenzialità della rete è da sempre stato uno dei nostri obiettivi principali dal momento che le tecnologie del digitale possono garantire che tutto si svolga nella massima correttezza.»</em></p>
<p>Purtroppo per l’incauto senatore <strong>è negabilissimo</strong> che esista un ritardo rispetto al resto dell’Europa in termini di voto elettronico. <strong>In tutta</strong> Europa il voto elettronico è <strong>praticamente assente</strong>, se si esclude Belgio e Estonia. Persino la Svizzera, se vogliamo considerare l’Europa geografica e non quella politica, sta decidendo di <strong>abbandonare</strong> il voto elettronico che non è riuscito a rispettare gli stringenti requisiti imposti dalla cancelleria federale. </p>
<p>È negabile infatti che le tecnologie digitali <strong>garantiscano</strong> alcunché.  Nulla garantirebbe la sicurezza del voto allo stesso modo in cui la tecnologia <strong>non</strong> <strong>garantisce</strong> che le transazioni economiche siano assolutamente sicure. Semplicemente perché la <strong>sicurezza assoluta</strong>, per qualsiasi cosa sia realizzata con un computer, e quindi ogni garanzia, non esiste. È questo è <em>vero</em> indipendentemente da quanta convinzione metta un politico a dire il contrario per ragioni di mera propaganda.</p>
<p>Nel caso delle transazioni economiche, l’uso della tecnologia non può garantire la sicurezza. Ma queste possono essere usate, a prezzo di cospicui investimenti, grazie a <strong>assicurazioni</strong> che ripaghino i costi di errori, malfunzionamenti o frodi. </p>
<p>Sono assicurate, <em>sottolineiamolo bene</em>, non tecnologicamente, ma su base finanziaria, in base a valutazione di rischi probabili e, per i rischi residui non assicurabili (che esistono sempre), accollandosi i costi di fallimento della tecnologia, che possono essere ridotti ma mai eliminati. </p>
<p>È proprio questo che fanno le banche o i gestori di sistemi di pagamento: usano parte dei guadagni per ripagare malfunzionamenti, errori o frodi. Questo fa pacificamente parte dei costi d’impresa.  Una cosa che non dovrebbe sfuggire al Senatore che vanta un «percorso di alta formazione post-laurea in “Tecnica bancaria”» nel curriculum. <br/><br/>I furti di identità online che poi portano a spese indebite con le carte di credito sono un’<strong>evenienza comune</strong>. Molti clienti incappano in eventi del genere, sebbene non ne abbiano poi troppi problemi, se non qualche perdita di tempo, poiché nella maggior parte dei casi banche o emittenti si accollano i costi degli errori, malfunzionamenti o utilizzi fraudolenti: sono assicurati. Ma se i voti errati (non necessariamente per dolo o frode) diventeranno un’evenienza comune non solo i cittadini non potranno rivolgersi a nessuno, ma per natura stessa del voto elettronico non potranno mai neppure saperlo.</p>
<blockquote class="wp-block-quote"><p>Chi mai assicurerebbe un malfunzionamento, o peggio l’uso fraudolento del voto elettronico? </p></blockquote>
<p>Non può esserci nessuna <strong>«massima correttezza»</strong> nel caso del voto elettronico, per sua stessa natura di processo informatico, e non può esistere alcuna forma di assicurazione finanziaria dei rischi. </p>
<p>Semplicemente chi propone il voto elettronico sta proponendo di <em>levare qualcosa ai cittadini</em>, non dargli qualcosa di migliore. </p>
<p> La «massima correttezza» di cui parla l’incauto senatore può essere vantata solo perché, chiariscono gli esperti, a differenza delle frodi su voto cartaceo, nel caso del voto elettronico sarebbe possibile compiere frodi di ampio respiro senza lasciare nessuna traccia. Si può vantare correttezza solo perché nessuno le cose possono essere organizzate in modo da evitare che frodi o un fallimenti siano scoperte. E ciò nonostante esistono moltissimi casi in cui frodi o fallimenti sono stati scoperti.</p>
<h2>Verità: in Europa hanno abbandonato</h2>
<p>L’introduzione del voto elettronico <strong>non aggiunge nulla</strong> al processo elettorale. Il vantaggio principale, la velocità di spoglio, può essere ottenuto con un adeguato uso della tecnologia ma senza voto elettronico, <a href="https://www.firstonline.info/elezioni-spagna-risultati-in-2-ore-ecco-come-e-stato-possibile/" rel="noopener">come recentemente avvenuto in Spagna</a>. </p>
<p>Invece <strong>il voto elettronico sottrae</strong> la possibilità per ciascun cittadino di <em>verificare</em> il processo elettorale con i propri occhi o attraverso gli occhi dei propri rappresentanti di lista o delegati, senza avere alcuna conoscenza specialistica e senza  doversi <em>fidare</em> di qualcuno nominato dal governo stesso che organizza l’elezione. </p>
<p>Questo è il motivo per cui la Corte Costituzionale in Germania ha sancito nel 2009 <a href="https://crvd.hermescenter.org/la-sentenza-della-corte-costituzionale-tedesca-sullincostituzionalita-del-voto-elettronico/">l’incostituzionalità del voto elettronico</a> che non permette al singolo cittadino di vedere con i propri occhi e senza particolari conoscenze le procedure elettorali. Non sembra che i tedeschi si considerino particolarmente in ritardo rispetto all’Europa, ma piuttosto tranquilli che le proprie procedure elettorali siano corrette e al riparo da manipolazioni. Se invece l’Italia è in ritardo sulla Germania è solo perché non abbiamo ancora sottratto dalle mani dei politici, con una sentenza della Corte Costituzionale, la possibilità di compiere brogli a livello globale con l’introduzione del voto elettronico. Quello sì che è un ritardo.</p>
<p>In Olanda, dopo un decennio di polemiche seguite all’introduzione del voto elettronico, che gli hacker locali hanno mostrato innumerevoli volte come fosse possibile manipolare e modificarne i risulati, <a href="https://crvd.hermescenter.org/allarme-hacker-sulle-elezioni-europee-il-pericolo-non-e-solo-informatico/">il governo stesso ha deciso di eliminare del tutto il voto elettronico</a>. Non è stata solo la paura di fantomatici hacker russi che avrebbero potuto modificare i risultati delle elezioni a favore di quei partiti che segretamente potrebbero essere stati finanziati dal Cremlino, ma piuttosto il riscontro che l’impossibilità di rendere affidabile e garantito il voto elettronico stava provocando una grande disaffezione dei cittadini al processo democratico, ormai considerato insuperabilmente bacato e fuori controllo.</p>
<p>Anche in Norvegia il voto elettronico è stato utilizzato per molti anni, ma a seguito di un approfondito studio sociale <a href="https://www.bbc.com/news/technology-28055678" rel="noopener">si è deciso di eliminarlo</a> poiché alla tradizionale ritrosia delle generazioni più anziane per l’uso del sistema informatico, si era associata l’aumento dell’astensione delle giovani generazioni più consapevoli dei rischi di manipolazione dello strumento tecnico.</p>
<h2>Non incentiva la partecipazione</h2>
<p>Per questo motivo la successiva affermazione nell’articolo dell’improvvido senatore appare quantomeno disinformata: «In Italia, abbiamo ormai da anni un serio problema di riduzione della partecipazione dei cittadini al voto: <strong>agevolare il diritto/dovere di ognuno di noi è una necessità</strong>, non possono essere gli impegni legati al lavoro, allo studio o alla salute ad impedirlo.»  Purtroppo il voto elettronico non aumenterà la partecipazione al voto, la ridurrà come è avvenuto in Olanda e Norvegia. </p>
<p>Certamente potrebbe includere nel voto persone che oggi esprimono con difficoltà il proprio voto, come gli italiani all’estero, ma anche in questo caso gli altri paesi europei dopo aver utilizzato il voto elettronico hanno drasticamente cambiato direzione, come la Francia o la Germania, che abbandonata l’idea di usare i computer, hanno piuttosto fatto una saggia analisi della localizzazione dei propri cittadini all’estero costituende un sufficiente numero di seggi esteri per massimizzare il numero di elettori coperti e minimizzare le loro necessità di spostamento attraverso una analisi di geolocalizzazione. Fabio Pietrosanti, del Centro Studi Hermes Center sulla Trasparenza e i Diritti Umani Digitali ha mostrato che con l’apertura di 80 seggi esteri si coprirebbe oltre l’86% degli elettori iscritti all’AIRE considerando un viaggio di andata e ritorno dal seggio di 2 ore. Se si aprissero 216 seggi la percentuale salirebbe al 99%. Per un confronto, i seggi nazionali erano poco più di 6.000 nelle elezioni del 2018.</p>
<p>Molti sostenitori del voto elettronico sostengono che i dati mostrano chiaramente un aumento della partecipazione al voto elettronico. Ad esempio <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/en/headlines/eu-affairs/20110321STO15986/can-e-voting-increase-electoral-participation" rel="noopener">vantano che in Estonia</a> il voto elettronico sia passato da 5.4% in 2007, 15% in 2009 e ha raggiunto il 24.3% in 2011. Purtroppo <a href="https://www.valimised.ee/en/archive/statistics-about-internet-voting-estonia" rel="noopener">la reale affluenza generale al voto nelle elezioni</a> politiche è passato  dal 64.2% al 63.7% e per le europee è addirittura crollato dal  43.9% al 37.6%. L’aumento della <em>preferenza</em>, tra il voto elettronico (che in Estonia significa un insieme di misure quantomeno atipiche come il voto nei supermercati e l’Internet voting sugli smartphone utente), non ha implicato, nella migliori delle ipotesi, un reale aumento della partecipazione generale al voto. Questa è un’altre delle affermazioni distorte dei sostenitori del voto elettronico.</p>
<h2>Disinformazione dal mondo</h2>
<p>Il Senatore in quell’articolo del Blog delle Stelle quindi fa affermazioni quantomeno disinformate su ciò che sta avvenendo in Europa, ed in tutto il mondo, sul voto elettronico. La cosa non stupisce perché nei blog ascrivibili al Movimento o a Grillo si continuano a <a href="https://crvd.hermescenter.org/83/">propagare fake-news sul voto elettronico</a> senza rispondere alle richieste di rettifica. </p>
<p>Nei paesi che hanno alti indicatori di democrazia, il voto elettronico non è presente, è stato abolito o sta inesorabilmente retrocedendo come avviene in Svizzera e Stati Uniti. </p>
<p>In Brasile e in India, due casi peculiari per la loro estensione geografica e complessità sociale, le polemiche, che per anni sono state circoscritte alla comunità accademica e dei tecnologi, sono ora state portate in modo coordinato dai principali partiti delle opposizioni.</p>
<p>Se si vogliono escludere le fake-news di applicazione del voto elettronico in paesi che non l’hanno mai veramente utilizzato (come in Congo), o le sperimentazioni di poche centinaia di votanti (come quella di Zugo o del West-Virginia), o applicazioni francamente  impossibili da confondere con un voto elettronico (come quelle di Tsukuba), tutte cose che purtroppo ancora oggi rimangono inalterate sulla pubblicistica propagandistica del Movimento 5 Stelle, resta solo il caso<em> «orribile»</em> dell’Estonia, uno stato che viene solitamente indicato come <em>smart</em>. Cosa che è sicuramente, ma questa sua <em>smartitudine</em> nasconde qualche retroscena importante in tema di voto elettronico.</p>
<h2>Il caso «orribile» estone</h2>
<p>Indipendente dal 1991, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, l’Estonia ha <em>modificato </em>la propria linea temporale storica considerando il periodo sovietico una sorta di occupazione straniera richiamandosi all’indipendenza del 1918. Non ha quindi voluto accettare il periodo sovietico come parte della propria storia. I nuovi governanti estoni, grazie ad una favorevole situazione economica hanno investito pesantemente sulla tecnologia, ammodernando in modo sostanziale lo stato.  Però la superficie estone è poco più grande della Svizzera. La minoranza di etnia russa è stata progressivamente espulsa, quasi il 20% della popolazione ha dovuto in modo o nell’altro lasciare la nazione. La popolazione è crollata a circa 1.300.000 abitanti (per fare un paragone, sono meno della metà degli abitanti di Roma, cioè circa quelli di Milano). </p>
<p>Questi aspetti storici e in particolare la composizione etnica assume un particolare valore per la struttura democratica del paese. Le elite estoni dominanti, attraverso l’adozione del voto online, sono riusciti a ridurre ulteriormente il peso politico delle minoranze russe (che adesso sono quasi dimezzate fino al 20% della popolazione). Queste sono generalmente meno scolarizzate e moderne. Il governo ha anche permesso il voto degli estoni all’estero (un voto molto poco controllato, se non attraverso la carta d’identità, conferita dallo stesso governo) e non hanno minimamente voluto considerare alcun tipo di protezione sul controllo di voto dei gruppi familiari, nascondendosi dietro l’argomento capzioso che il voto online si sarebbe potuto sempre cambiare da un successivo voto cartaceo. </p>
<p>Inoltre il voto estone è una complessa procedura che si estende su un periodo molto lungo e che può essere espresso in forma “multicanale”, ad esempio in stand all’interno di centri commerciali, oppure online, oppure fisicamente. La riconciliazione di tutte queste fonti di dati è sotto il diretto controllo del governo, che per tentare di acquisire una credibilità ha invitato osservatori da tutto il mondo che <em>certificassero</em> la correttezza delle procedure di voto, cosa che non è mancata da parte di molti osservatori, le cui lussuose trasferte sono state completamente pagate e spesate dal governo estone. Quando però il gruppo di ricercatori informatici guidati dal prof. <strong><a href="https://jhalderm.com/" rel="noopener">J. Alex Halderman</a>, University of Michigan</strong> in cui figurava anche il nome note di Jason Kitcat, autore del programma di voto elettronico GNU.Free, ha potuto <em>osservare</em> effettivamente il voto, avendo competenze tecniche sulla sicurezza informatica delle applicazioni, nonché specifiche conoscenze sui problemi inerenti il voto elettronico, il giudizio è stato molto differente e il rapporto indipendente dei ricercatori, giunse a risultati molto differenti: il voto estone non garantisce né in modo assoluto, né in modo relativo requisiti minimi di sicurezza al punto che, come esercizio controfattuale sul sistema messo a disposizione dal governo, i ricercatori svilupparono programmi in grado di trasmettere al sistema informatico voti differenti da quelli visualizzati dall’elettore, senza che né questi né gli operatori del voto potessero accorgersi del problema: il voto online estone risultava quindi manipolabile con malware, anche abbastanza banali, iniettabili sui terminali degli utenti (computer o smartphone).</p>
<p>Alcuni aspetti in particolare sono stati criticati nel voto elettronico estone:</p>
<ul><li>suffragio universale: il voto estone è stato criticato perché ha distorto in maniera significativa il suffragio sotto rappresentando le minoranze di etnia russa in quanto la sua adozione ha permesso alle élite estoni, spesso neppure presenti sul territorio nazionale, o comunque non personalmente identificabili di partecipare al voto online, dove l’identità personale era garantita solo dalla presenza di una carta di indentità elettronica e non da un riconoscimento d’autorità, come invece avviene nella stragrande maggioranza dei paesi di democrazia avanzata;</li><li> libertà di voto: ricerche indipendenti hanno verificato, attraverso la valutazione dei tempi di acquisizione dei voti, che le preferenze espresse online godevano di bassissima variabilità, confermando l’ipotesi di ricerca che i voti fossero coordinati a livello di nucleo familiare sotto il controllo di una singola decisione, difficile parlare di «libertà di voto» in questo caso;</li><li> segretezza il gruppo di esperti indipendenti invitati a supervisionare il voto estone ha trovato notevoli possibilità di manipolare il voto, che avveniva su terminali non controllati nelle case dei votanti, attraverso l’iniezione di virus e malware nella piattaforma che permettevano, nella migliore delle ipotesi la divulgazione del voto, nella peggiore l’effettiva manipolazione.</li></ul>
<p>Quest’articolo del Guardian è molto specifico su questi temi:</p>
<p><a href="https://www.theguardian.com/technology/2014/may/12/estonian-e-voting-security-warning-european-elections-research" rel="noopener">https://www.theguardian.com/technology/2014/may/12/estonian-e-voting-security-warning-european-elections-research</a></p>
<p>Lo stato ‘smart’ estone è un esempio di estrema invasione nella privacy del cittadino discendente dalla precedente situazione di controllo sociale sovietico che molto mal si accorda con la sensibilità verso la privacy individuale delle moderne democrazie occidentali. All’interno di questo modello, il voto elettronico non è che uno dei tasselli più critici.</p>
<h2>Una mancia quindi molto costosa</h2>
<p>Secondo l’ultima analisi in Italia votare costa <a href="https://www.money.it/elezioni-anticipate-quanto-costa-voto" rel="noopener">circa 400 milioni di euro per far votare 50 milioni di elettori</a>, circa 8€ ad elettore, sebbene non sia mai stata diffusa una analisi dettagliata se non nel 2013, aggregata per costi dei vari ministeri. In Estonia invece <a href="https://news.err.ee/863027/scientists-calculate-administrative-cost-to-state-of-electronic-votes" rel="noopener">questa analisi è stata diffusa</a>. Si può vedere che il voto elettronico costa circa il 50% in meno. In Estonia il costo minimo di voto è di 2,5€ ad elettorre. Se questa valutazione fosse applicabile a dispetto dei vari fattori di notevole differenza tra Italia e Estonia (ad esempio l’Italia ha circa 50 volte la popolazione estone), sarebbero necessari comunque 200 milioni di euro per votare.  </p>
<p>In realtà le cose stanno anche peggio di così, perché l’introduzione del voto elettronico senza un adeguato supporto costa di più e non di meno del voto cartaceo. Ad esempio, il costo con le macchine di voto nel referendum lombardo sull’autonomia fu di 24 milioni di euro, circa il doppio di quanto fu necessario al Veneto a fare la stessa cosa, più o meno per lo stesso numero di elettori. In Veneto semplicemente non fu necessario accontentare il M5S che “scambiò” il sostegno al referendum con l’introduzione di quel fallimentare aborto di voto elettronico. Il voto elettronico costò ai lombardi il doppo di quanto pagarono i veneti, ottenendo risultati peggiori, più lentamente e con maggiore incertezza sui risultati.</p>
<p>Il finanziamento oggi assegnato alla sperimentazione, secondo il senatore  Garruti, è di un milione di euro. Un milione di euro. Secondo il senatore del M5S tanto è sufficiente per imprimere una forte accelerazione al voto elettronico. </p>
<p>Con le illusioni propagandate dai politici, si sa, è inutile polemizzare.</p>
<p>Ci chiediamo solo come questi soldi verranno usati, per imprime una tale accelerazione. Probabilmente pasticciando una qualche <em>app</em> per cellulare (come quelle adottata in West Virginia per far votare 144 militari lontani dal territorio statale). Con buona pace dell’anonimato del voto e della trasparenza del processo elettorale.</p>
<h2>Un consiglio (non richiesto)</h2>
<p>Poiché nel voto elettronico, con tutta evidenza, manca un substrato teorico che possa permettere l’espressione libera del voto in termini di ricerca matematica delle strutture di rappresentazione delle contrastanti esigenze di anonimato del voto e trasparenza del processo, l’unico vero contributo che potremmo dare in questo campo è se usassimo questi soldi nella ricerca avanzata nel campo della matematica teorica.</p>
<p>Sarebbe un milione di euro comunque <em>sprecato</em> ai fini di qualcosa che non si potrà comunque fare per le sue caratteristiche intimamente antidemocratiche, come sostiene la sentenza della Corte Costituzionale tedesca, ma almeno avremo sicuramente contribuito al benessere della società attraverso il finanziamento della ricerca, nonché al benessere delle nostre povere facoltà scientifiche che purtroppo non riescono a fare abbastanza per allevare una classe dirigente capace di comprendere almeno le determinanti di base delle tecnologie informatiche.</p>
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<title>Così fan tutti (i regimi)</title>
<link>https://crvd.hermescenter.org/cosi-fan-tutti-i-regimi/</link>
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<pubDate>Mon, 14 Oct 2019 23:12:00 +0200</pubDate>
<category>Analisi</category><category>Approfondimenti</category><category>Convegni e conferenze</category><category>Position papers</category>
<description>Una lezione sul voto elettronico in un incontro che si è rivelato un guazzabuglio senza capo né coda. Stasera ho partecipato, tra il pubblico, a quest’evento…</description>
<content:encoded><![CDATA[<h3>Una lezione sul voto elettronico in un incontro che si è rivelato un guazzabuglio senza capo né coda.<br/></h3>
<p>Stasera ho partecipato, tra il pubblico, a <a href="https://community.codemotion.com/legal-hackers-roma/meetups/meetup-aperitech-ottobre-legal-hackers" rel="noopener">quest’evento</a> sul voto elettronico, di cui si può solo parlare in termini di guazzabuglio senza capo né coda, dove si è messo tutto assieme, differenti forme di voto, differenti processi, differenti applicazioni. Se si esclude l’introduzione della moderatrice, che era stata abbastanza accorta a circoscrivere il tema, ciascuno ha effettivamente parlato di pressoché qualsiasi cosa. È stato difficile seguire il senso del dibattito in quanto nessuno dei presenti condivideva un minimo di terreno comune per la discussione (specie i relatori, va registrato: tutti maschi). Devo dire che mi è sembrata un’occasione ampiamente perduta dove, nonostante tutto, non sono mancati alcuni spunti.</p>
<p>Nonostante questo clima, che sinceramente ha messo a dura prova la pazienza di chiunque, ci sono comunque un paio di insegnamenti che credo di aver tratto dalla serata.</p>
<h4>Capitolo 1 - «Facite ammuina»</h4>
<p>Si dice che quest’ordine («Facite ammuina» ovvero, liberamente tradotto dal partenopeo: «impiegate le vostre capacità per rendere vieppiù confusa e ingarbugliata la situazione dando l’impressione di essere molto utilmente affaccendati») venisse impartito sulle navi della Real Marina del Regno delle Due Sicile a metà dell’800 (pur essendo questa una fake-news documentata, non è poi troppo lontana dalla realtà).</p>
<p>Il «facite ammuina» nel campo del voto elettronico è perfettamente funzionale agli interessi di chi, su questo tema, ha mire commerciali o di potere “nascoste”.<strong> Incontri come quelli ai quali ho assistito</strong>, che non hanno un centro o una delimitazione della discussione in modo che chiunque possa dire cose solidamente ancorate ad <em>una</em> realtà, senza che gli interlocutori possano sviare ogni discorso, <strong>servono esclusivamente a dare questa impressione di guazzabuglio</strong>, con il tentativo <strong>malcelato di far passare come errati studi su temi e argomenti dove invece c’è una solidità argomentativa basata su conoscenze, fatti, prove e addirittura certezze matematiche. </strong> </p>
<p><strong>Se si fosse parlato di voto elettronico per elezioni democratiche a livello nazionale o quantomeno di primaria importanza, tre quarti delle argomentazioni messe in campo nella serata sarebbero apparse fallaci e inadeguate in modo totalmente auto-evidente</strong>. Che senso ha, ad esempio, legare il voto locale di alcuni comuni canadesi che stretti nella morsa del ghiaccio non potrebbero fare altrimenti, con le ipotesi di brogli nelle elezioni per il presidente degli Stati Uniti, con i voti per gli ordini professionali, con l’inefficacia del processo di voto per corrispondenza degli italiani all’estero e anche i sondaggi di Roma Capitale sull’uso partecipato del bilancio? Un legame che è difficile da rinvenire, a parte l’abilità retorica che può tenerli assieme, solo per “lanciare” una data conclusione, che vedremo nell’ultimo capitolo.<br/><br/>Il «facite ammuina» quindi è perfettamente funzionale a chi non vuole veramente confrontarsi ma semplicemente contribuire a «far rotolare la palla», tenendo il discorso nell’assoluta indeterminazione ben sapendo di essere nelle condizioni privilegiate per rendere l’intero gioco il semplice schermo dei propri interessi.</p>
<h4>Capitolo 2 - «Non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare»</h4>
<p>Quando si fa una domanda e tuttavia, sulla base della propria mancata conoscenza, si ritiene che questa non sia altro che una domanda retorica a cui non si può replicare con  altro se non la risposta che si pretende di ottenere, si resta sordi alle risposte inattese basate invece su conoscenze strutturate e solide. Si finisce così in un paradosso singolare dove nonostante arrivino risposte  perfettamente complete , si continua ossessivamente a riproporre la stessa domanda e pretendere la stessa (propria) fallace risposta come se nessuna alternativa fosse mai stata data. Tutto questo non sembra giocare molto a favore della prefigurata volontà di comprensione, quanto piuttosto a quella della prevaricazione.</p>
<p>Così quando, in modo del tutto retorico, si è detto che non si potesse migliorare il processo del voto estero dei cittadini se non adottando il voto elettronico, si è rimasti sordi alla prova mostrata, dati alla mano, che sarebbe invece possibile, efficace e meno costoso, adottare un modello completamente differente, peraltro utilmente adottato da altri paesi di democrazia avanzata, proponendo la collocazione dei seggi esteri sulla base della geolocalizzazione degli iscritti all’anagrafe dei cittadini all’estero che possa arrivare a coprire l’84% (in 43 città) o anche fino ad oltre il 99% (in 273 città) dei cittadini, secondo i costi che si intende avere; non volerlo prendere in considerazione dà ad intendere (almeno a me che sono malizioso) che “è deciso” che il voto degli italiani all’estero sia il «cavallo di Troia» con il quale imporre agli italiani, partendo da lì, il voto elettronico. Ciò getta una luce proprio sinistra sull’intera faccenda (non è del tutto casuale l’uso della parola “sinistra” in questo frangente governativo).</p>
<h4>Capitolo 3 - «Back to the B.A.S.I.C.»</h4>
<p>Possono mancare le competenze tecniche strutturate, ma non dovrebbero mancare quelle culturali di base, non nell’epoca dell’informazione. Neppure il recente film, invero alquanto romanzato, su Turing ha aiutato a dare un po’ di autorevolezza alla scienza che Turing ha contribuito a fondare, neppure tra quelli che dovrebbero averne almeno un po’ di conoscenza. </p>
<p>Che alcuni avvocati siano i principali promotori del voto elettronico, con le loro certezze granitiche sulla “certificazione” delle piattaforme informatiche, o del software, o della blockchain o chissachè basata sui computer, non è cosa <em>strana</em>.  La giurisprudenza, d’altro canto, che è fatta da persone serissime, una volta assurta al ruolo di scienza è senza dubbio una scienza un po’ cialtrona, come tutte le scienze sociali; l’informatica, fatta notoriamente da cialtroni, è però una scienza serissima che nel proprio intimo serba il rigido ragionamento delle scienze esatte, con i suoi assiomi, teoremi e dimostrazioni.</p>
<p>Così quando sentirete un avvocato che dice di poter certificare il corretto funzionamento del software, siete autorizzati a far spallucce e guardarlo con uno sguardo di educato compatimento per la sua ignoranza. Però questa garbato disgusto non può e non deve riguardare quelli che vi si presentano come informatici, ingegneri o al limite matematici. Nessun informatico, mai, è autorizzato, dagli dei della computabilità, a dire una simile asinità. </p>
<p>Una volta esclusi gli esempi giocattolo, quelli che è come se fossero i procarioti, rispetto alla totalità della vita sulla Terra, nessun programma può essere “certificato” se non con criteri che deroghino in modo sostanziale e sistematico dal concetto di certezza matematica. <strong>Turing ci ha insegnato questo, come informatici dovremmo portarlo scritto nel DNA</strong>, con una dimostrazione tanto semplice quanto sublime. Perfettamente calzante nel caso del voto elettronico. Turing ha dimostrato che <strong>qualunque programma </strong>che dice di fare una cosa<strong>, può essere simulato da un programma che fa finta di fare quella cosa ma in realtà ne fa un’altra</strong>, e si può facilmente scoprire che questo software sia un simulatore oppure no,<strong> </strong>quindi si <strong>può certificarne il funzionamento, solo facendo un software che lo verifichi, ma quest’ultimo software potrebbe essere a sua volta un simulatore </strong>di un software che scopre i simulatori (o che certifica il voto), allora si dovrà fare un nuovo programma per scoprirlo, che potrebbe essere a sua volta un simulatore ecc. Il che dimostra, e ditelo a quelli che dicono di fare software di voto elettronico che promettono di fare quello che dovrebbero, che <strong>mai</strong> nessuno potrà <strong>mai</strong> dimostrare che un programma faccia esattamente quello che dice di fare, o non sia manipolato, o non abbia persino bug. È così semplice, sì! Possono capirlo tutti, persino un matematico o, chessò, anche un avvocato, se vuole.<br/><br/>Certo noi <strong>possiamo </strong>derogare a questa certezza matematica (che sia chiaro: non avremo mai, non perché lo dico io, ma perché Turing lo ha <strong>dimostrato</strong>). Che questa deroga sia o meno sufficiente dipende dal dominio dell’applicazione e, <strong>allo stato attuale in Italia, non c’è deroga sufficiente e adeguata per il voto elettronico</strong>. Esattamente questo vogliono i sostenitori del voto elettronico, <strong>introdurre questa deroga</strong>. Io non sono neppure contrario purché abbiano il coraggio di fare una adeguata valutazione e cambino di conseguenza la nostra Costituzione all’art. 48:</p>
<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>Art. 48. Sono elet​to​ri tut​ti i cit​ta​di​ni, uo​mi​ni e don​ne, che han​no raggiunto la maggiore età. Al 99,99% il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sen​ten​za pe​na​le ir​re​vo​ca​bi​le e nei casi di in​de​gni​tà mo​ra​le in​di​ca​ti dal​la leg​ge. O quando il software non funziona o serve a qualcuno che non funzioni.</em><br/></p><cite>Costituzione della Repubblica Italiana prossima futura</cite></blockquote>
<p>Tutte le prove per mostrare la “garanzia” del voto elettronico che stanno tentando di vendervi sono merce avariata che si basano su una banale quanto sostanziale affermazione: «Devi fidarti!».</p>
<p>Questa è la dimostrazione, <em>che mi è stata richiesta esplicitamente</em>, che<strong> il voto elettronico non è e non può essere sicuro, allo stato della tecnologia attuale</strong>, quando anche esistesse una struttura matematica (che non esiste!) per rappresentare i conflittuali requisiti del voto in democrazia (come tale struttura matematica esiste, e viene quindi utilmente utilizzata, ad esempio, per scambiarsi denaro online tramite la crittografia asimmetrica; non che in questo caso esistano applicazioni “certificate” con certezza matematica, però qui la deroga è accettabile in base alla possibilità di assicurare economicamente le perdite di un eventuale malfunzionamento economico, o di poter sopportare il rischio comunque residuo). Quindi riepiloghiamo: <strong>non esiste una struttura matematica</strong>, ma seppure esistesse i santi numi dell’informatica possono <em>dimostrare</em> che <strong>la tecnologia attuale non è in grado di certificare la correttezza di qualsiasi programma per realizzare il voto elettronico </strong>che usasse quella struttura matematica, che neppure esiste,<strong>.</strong> QED.</p>
<h4>Capitolo 4 - «Non lo fò per piacer mio, ma per piacere a Rousseau»</h4>
<p>Ma, come dicevo all’inizio, ho tratto una lezione, oltre quella sull’infinita varietà di modelli balordi con cui si balocca la ragione di persone che pure si considerano intelligenti ma che poi non hanno la volontà di separare i fatti dai sofismi, pur di poter scalare qualche gradino nella piramide del potere. <br/><br/>Il punto centrale di questa insidiosa argomentazione può essere riassunto così: </p>
<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>Conosciamo il limite del sistema di voto elettronico, non sosteniamo più (come facevamo solo pochi mesi fa) che il voto sia sicuro, o meno costoso, o utile a incentivare la partecipazione, siamo perfettamente consapevoli che, nel complesso, tutte queste argomentazioni possono essere ciascuna, una alla volta, pazientemente e puntigliosamente confutate, e che per ogni prova che noi possiamo portare, esiste una controprova più solida che sostiene il contrario. Ciò nonostante ci limitiamo a registrare che esistono delle esperienze di voto elettronico in giro per il mondo  (e non scendiamo nei dettagli per comprendere meglio) ma se queste esperienze esistono allora vuol dire che questa forma di votazione ha i suoi estimatori che per un motivo o per l’altro hanno deciso di adottarlo, allora non c’è veramente bisogno di scendere nei dettagli di una decisione razionale e argomentata. Il problema non è quindi se il voto elettronico sia meno efficace o abbia meno rischi o aggiunga qualcosa al processo di votazione, quindi al di là di qualsiasi ragione oggettiva che possa consigliarci a farlo o, di converso, a non farlo, il problema è se alla fine riusciamo a trovare all’interno della nostra comunità di riferimento (nella nostra </em><strong><em>maggioranza</em></strong><em>) un consenso sufficiente per adottarlo. Non ci importa una decisione necessaria, ci basta una decisione sufficiente, basata sul fatto che </em><strong><em>noi </em></strong><em>siamo convinti di voler provare (con buona pace delle minoranze che non fanno che infastidire chi governa).</em></p></blockquote>
<p>È un’argomentazione insidiosa, ancorché debole, che rappresenta molto bene, io credo, la variazione, lo scivolamento della realtà politica di chi la propone, da forza <em>politica</em> (in un senso quasi platonico del termine) a forza di regime, a forza del regime partitocratico italiano e quindi la saldatura con i tradizionali rappresentanti di questo regime, abbandonato il campo del <em>populismo</em> e completare così la transizione partitocratica.</p>
<p>Quando il <em>politico </em>deve prospettare una proposta alla <em>Polis</em>, argomenta con gli strumenti propri della scienza politica: con la certezza, con l’esempio e l’argomento, mostrando una possibilità suffragata da fatti, da ragioni, da proposte, addirittura da <em>visioni </em>di lungo periodo. <br/>Ma giunto al potere, liquefatti i fatti, le ragioni e le proposte che, scontrandosi con la realtà, si sono rivelate fasulle, ingannevoli e artefatte (e la via delle illusioni dei sostenitori del voto elettronico in Italia è lastricata da questi passi falsi, come spesso abbiamo avuto modo di riprendere), quello che rimane sono solo le belle “visioni” di una ideologia di potere che dice: <em>«Lo faremo a prescindere da tutti, perché abbiamo la maggioranza, perché siamo al potere e possiamo permettercelo nell’ambito di un do-ut-des da cui noi dobbiamo pur far vedere di aver guadagnato qualcosa»</em>.</p>
<p><strong>Non c’è altro</strong>! Registro questo dato in un quadro (per me) fin troppo chiaro del regime partitocratico italiano che è pronto ad ottenere questo risultato non appena sarà utile al <strong>suo</strong> equilibrio. A dispetto dell’utilità dei cittadini.</p>
<p>Ma godo però di una certa soddisfazione. </p>
<p>Innanzitutto perché nel generale «facite ammuina» sul tema, ormai il Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia è riuscito, <em>e questo è innegabile</em>, a porre la sentenza della Corte Costituzionale tedesca, con i suoi invalicabili requisiti rispetto al diritto alla conoscenza dei cittadini, al centro di qualsiasi discorso sul voto elettronico in Italia (e lo si è visto stasera). <br/><br/>La pervicace assenza dei costituzionalisti da questi dibattiti (sostituiti da avvocati con competenze costituzionali meno che risibili), unita persino alla certezza che alcuni sostenitori del voto elettronico hanno ormai sviluppato che è impossibile, in relazione ai necessari passaggi costituzionali, il voto elettronico in Italia (quantomeno per le elezioni politiche), se non fosse solo una celia strategica, potrebbe già da subito rassicurare circa la totale inutilità, ormai, di qualsivoglia maneggio tecnocratico che si possa oggi proporre a livello ministeriale o governativo. A differenza di quanto era già solo un paio di anni fa il tema è ormai eminentemente costituzionale e non solo un mero passaggio tecnico (come pure fu in Germania, prima della sentenza). Seppure mai questo o altri governi possano pensare di percorrere strade regolamentari per tentare l’imposizione del voto elettronico, è chiaro che ormai la sensibilità per procurare un incidente costituzionale è ampiamente diffusa tra le forze politiche e nell’intera società. Comunque il Comitato non abbasserà la guardia.</p>
<p>Ma c’è anche un altro aspetto, minore, di soddisfazione e riguarda il campo più propriamente politico per cui i sostenitori del voto elettronico spinti dalle proprie stesse illusioni e fallacie, dall’uso spregiudicato di falsità o mezze verità — anche messi alle corde da una situazione internazionale che si sta sempre più semplificando, con i paesi di democrazia avanzata ampiamente esposti nell’eliminazione evidente del rischio elettronico nel voto — oggi non possono fare altro che mostrare la propria faccia più vera di regime partitocratico, pronto a «gestire il potere» per i propri interessi (chiaramente “economici”, come è stato ripetuto più volte nella serata) a discapito del cittadino, della democrazia, delle minoranze. È rivelatore il passaggio <em>«facciamolo perché siamo d’accordo»</em>, che è perfettamente rappresentativo del tipo di tirannia democratica razionalizzata da Rousseau. Non c’è altro da aggiungere.</p>
<p>Noi sostenitori della scorrettezza costituzionale del voto elettronico in qualsiasi situazione relativa al voto in democrazia siamo, certo, ad un passo da una sconfitta “di regime”, ma anche dalla più ampia consapevolezza popolare che mai ci sia stata su questo tema. <br/></p>
<p><em>Emmanuele Somma</em><br/><strong>Segretario</strong><br/><strong>Comitato per i requisiti del voto in democrazia</strong><br/><br/></p>

<p><strong>Post Scriptum</strong></p>
<h4>Appendice - Controprova sul voto cartaceo.</h4>
<p>Metto in appendice la controprova che mi è stata pateticamente chiesta che invece il voto tradizionale sia «sicuro», a differenza del voto elettronico. Sulla insicurezza <strong>necessaria</strong> del voto elettronico, in quanto realizzato con componenti software, è stato detto in precedenza. <br/><br/>Ma come si <em>dimostra</em>, la sicurezza del voto tradizionale?  Ecco: semplicemente non c’è bisogno di farlo. <em>Tutto qui. </em></p>
<p>Nel voto tradizionale, in modo diametralmente opposto rispetto al voto elettronico, si parte dall’ipotesi che il voto NON sia sicuro per definizione, ovvero che sia attaccabile in ogni anello della catena del processo, e ogni anello della catena del processo è presidiato attivamente da <strong>attori</strong> che rappresentano interessi in competizione tra loro e che sottostanno a catene di comando differenti, ai quali viene chiesto, da un lato, di comportarsi <em>responsabilmente</em>, ma dall’altro di applicare una ragionevole sfiducia costruttiva nei confronti di tutti gli altri attori del processo. </p>
<p>In nessun passaggio del processo elettorale cartaceo c’è l’espressione di un «Devi fidarti!», ma sempre piuttosto di «Guarda coi tuoi occhi!». E se gli occhi non saranno i tuoi personali, sono quelli dei tuoi rappresentanti (rappresentanti di lista), delle forze politiche nazionali (quindi rappresentanti dei cittadini), di funzionari pubblici (che hanno fatto un giuramento di fedeltà, non al governo o alla propria linea di comando, ma alla Repubblica:  «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi, di adempiere ai doveri del mio ufficio nell’interesse dell’Amministrazione e dei cittadini per il pubblico bene»).  <br/><br/>Il processo elettorale è il risultato di un conflitto d’interessi mantenuto all’interno di un binario di correttezza formale dalla responsabilità (che non è solo formale o nominale, ma anche giuridica) dei partecipanti (dal cittadino che esercita il voto ordinatamente, o la funzione di controllo in modo tranquillo, alle forze dell’ordine che presidiano i seggi, ai rappresentanti delle liste, ai funzionari ministeriali, ecc. ecc.). </p>
<p>Di fronte all’evidenza che i brogli locali nei seggi (previsti e gestiti dal processo, come dimostrano i frequenti riconteggi e le condanne per brogli) per propria stessa natura non “scalano” e quindi non potranno avere mai valore sistemico. la sbrigativa, e pure un po’ ignobile e complottista, contestazione dei sostenitori della superiorità del voto elettronico è che gravi manomissioni sarebbero compiute nei luoghi di aggregazione dei risultati, dimenticando che questi luoghi sono quegli stessi che gestiscono il corretto andamento del processo istituzionale e democratico in ogni giorno della nostra Repubblica (questure, corti d’appello, ministeri). <br/><br/>Inoltre spesso si confonde (volutamente o per mera ignoranza del processo) che la comunicazione dei dati nella giornata elettorale non ha alcuna relazione con l’effettiva procedura di proclamazione degli eletti, che segue la strada più certa, più lenta, più controllata, che giunge fino alle commissioni elettorali circoscrizionali, nelle corti d’appello, presidiate dal personale giudiziario, in potenziale contraddizione con quello ministeriale. Una ignoranza del processo che mostra solo l’incompetenza nella materia che si pretenderebbe di volerla innovare.<br/><br/>Se si ventilano questi complotti (che coinvolgono cittadini, funzionari pubblici ad ogni livello, forze dell’ordine, uffici giudiziari, cancellerie, e semmai pure partiti e stampa che da queste fonti, così distribuite, trae le informazioni, ecc. ecc.), a parte ad essere un argomento politico francamente indegno di ogni dibattito civile, segnale dell’evidente anti-socialità di chi lo pone, non si capisce come la situazione potrebbe mai migliorare quando a gestire l’intera procedura potrebbero essere poche persone, al limite solo pochi programmatori chiamati a “nascondere” nel loro software i “malfunzionamenti” adatti a manipolare il voto. </p>
<p>Delle due l’una: o questi complotti esistono oggi (mai scoperti o denunciati da nessuno) e quindi non si vede perché non dovrebbero esistere poi, quando sarà più facile metterli in atto, o si può dire che non esistono oggi, visto che nessuno adduce prove di questi fantomatici complotti, e però nessuno può sapere se domani, essendo anche molto più facili da mettere in atto, non vengano effettivamente posti in essere.  In ambedue i casi la situazione attuale, con il voto cartaceo, è di gran lunga più favorevole e meno rischiosa di quella ipotizzata con il voto elettronico.</p>
<p>È necessario <strong>dimostrare </strong>che il voto elettronico non fallisca (e si dà il caso che è dimostrato matematicamente il contrario) o comunque <strong>valutare l’impronta del rischio</strong> di questo fallimento (e si dà il caso che esempi eclatanti danno chiaramente l’idea fino a quali danni la gestione del voto elettronico può giungere), perché in questo caso <em>il processo è substrato che contiene l’essenza del voto stesso</em> e quindi non può essere separato da esso (e sì, adottare la blockchain in questo caso è solo un palliativo senza alcun valore). </p>
<p>Nel caso del voto cartaceo si può ben limitarsi a garantire una ragionevole funzionalità del solo processo, perché l’oggetto del conteggio è da esso separato in modo concreto e oggettivo e può viaggiare in modo completamente «sicuro» fintanto che i presidi di sicurezza sono accertati e verificati, e ciò avviene in modo esteso proprio grazie alla molteplicità delle persone coinvolte nella verifica di questi presidi.</p>
<p>«Given enough eyeballs, all bugs are swallow», si dice nel campo dell’informatica. Sfido a trovare più «enough eyeballs» in qualsiasi processo informatico per la realizzazione di un voto elettronico di quanti non ne siano in un voto cartaceo. <br/></p>
<p>QED.<br/></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title>La situazione in Georgia USA</title>
<link>https://crvd.hermescenter.org/la-situazione-in-georgia-usa/</link>
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<pubDate>Mon, 23 Sep 2019 16:06:04 +0200</pubDate>
<category>Analisi</category><category>Articolo</category>
<description>I giudici federali sentenziano che la Georgia debba abbandonare il voto elettronico dopo gli errori gestionali del governatore Kemp. La Georgia è il più…</description>
<content:encoded><![CDATA[<h3>I giudici federali sentenziano che la Georgia debba abbandonare il voto elettronico dopo gli errori gestionali del governatore Kemp.<br/></h3>
<p>La Georgia è il più importante stato nel sud degli USA: quando nel settembre 1864 il generale dei federali, William Tecumseh Sherman, fece il suo ingresso in Atlanta, la capitale, si capì che la guerra di secessione sarebbe ben presto finita in tutto il sud.<br/></p>
<p>Da allora la Georgia è stata il campo da gioco della capacità degli Stati Uniti di superare i propri limiti nell’ambito dell’integrazione razziale per la minoranza afro-americana. Un problema ancora vivo oggi e che <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Voting_Rights_Act_of_1965" rel="noopener">ha particolare importanza sul terreno elettorale</a>. <br/><br/>Nella storia degli Stati Uniti, nel 2018, la democratica Stacey Abrams è la prima donna afroamericana a vincere, proprio in Georgia,<a href="https://eastwest.eu/it/opinioni/open-doors/stati-uniti-georgia-elezioni-adams-voto-neri" rel="noopener"> una nomination per la carica di governatore</a>. <br/></p>
<p>Perderà le elezioni contro il suo rivale, il repubblicano Brian Kemp, <a href="https://www.news4jax.com/news/voting-in-georgias-runoff" rel="noopener">sostenuto dal presidente Trump</a>, con soli 50.000 voti di scarto. <br/></p>
<p>Brian Kemp, al momento delle elezioni, rifiutò di dimettersi da Segretario di Stato in Georgia, ovvero la persona <a href="https://www.npr.org/2018/08/12/637163104/election-security-becomes-a-political-issue-in-georgia-governors-race" rel="noopener">delegata a governare il sistema elettorale</a>. Sulla base di alcune inoppugnabili evidenze la Stacey accusò Kemp di aver compromesso l’equità delle elezioni, in particolare in relazione alle iscrizioni e cancellazione dalle liste elettorali.<br/></p>
<p>Ancor più equivoco della manipolazione delle liste elettorali era stato il rifiuto di Kemp di accettare l’aiuto economico del governo federale per rinnovare il sistema elettorale, basato su computer di voto, a seguito delle evidenze sugli <a href="https://mashable.com/2016/09/26/election-voting-system-analysis/" rel="noopener">attacchi degli hacker russi</a> per le elezioni presidenziali del 2016. <br/></p>
<p>La Georgia infatti è uno dei 14 stati americani ad affidarsi completamente ai computer nel processo elettorale (sistemi DRE), ma è <a href="https://fcw.com/articles/2019/06/27/voting-machines-paper-trails-johnson.aspx" rel="noopener">il più importante dei tre</a> nei quali ancora si vota senza che venga prodotta alcuna forma di prova cartacea (papertrail), anche se la Pennsylvania ha già deciso di dismettere il voto DRE. <br/></p>
<p>La gestione dell’ufficio elettorale da parte di Kemp era stata anche in precedenza, già nel 2015, molto criticata, fino a doverne rispondere con una class-action, a causa di un <a href="https://www.ajc.com/news/state--regional-govt--politics/georgia-voters-get-credit-monitoring-massive-data-breach/ltp8wFqT9tabUDrI2bUmpM/?mode=new" rel="noopener">data-breach che aveva esposto il database dei votanti compresivo di dati personali</a>.<br/></p>
<p>Nel 2017 venne scoperta <a href="https://www.nytimes.com/2018/11/13/opinion/voting-machines-georgia-security.html?searchResultPosition=2" rel="noopener">una falla nel sistema di votazione</a> dello stato che oltre, di nuovo, esporre i dati personali dei votanti aveva permesso l’accesso libero e indiscriminato ai sistemi dei funzionari elettorali con la <a href="https://www.politico.com/magazine/story/2018/07/18/mueller-indictments-georgia-voting-infrastructure-219018" rel="noopener">divulgazione delle password</a> e, quel che è peggio, la falla, pur riportata ufficialmente, non era stata sanata per oltre 6 mesi.<br/></p>
<p>Quindi una nuova causa intentata dai cittadini chiese ed ottenne accesso ai dati operativi per verificare l’entità del problema, mai esposta con chiarezza da Kemp. Al momento di dover dare applicazione all’ingiunzione dei giudici, venne dichiarato che ogni dato utile<a href="https://apnews.com/877ee1015f1c43f1965f63538b035d3f" rel="noopener"> era stato cancellato dai server e non erano mai stati fatti backup</a>.<br/></p>
<p>Negli Stati Uniti il dibattito sull’uso, e sulle possibili manipolazioni, dei sistemi elettorali basati sui computer è molto vivo. L’adozione massiva dei computer nei processi elettorali era stata la risposta alla debacle nel conteggio per <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/2000_United_States_presidential_election" rel="noopener">le elezioni del 2000</a> quando le elezioni presidenziali furono determinate da uno scarto di 537 voti in Florida e portarono all’elezione di Bush contro Al Gore che pure aveva ottenuto oltre mezzo milione di voti in più a livello nazionale. Nei riconteggi seguiti a quella elezione vennero fuori le notevolissime magagne dei differenti sistemi elettorali degli stati americani. </p>
<p><br/>Con la legge chiamata HAVA (<a href="https://www.eac.gov/about/help-america-vote-act/" rel="noopener">Help America Vote Act</a>), il parlamento stanziò una ingente somma per uniformare gli standard operativi dei sistemi elettorali, che in USA sono materia esclusiva dei singoli stati,  che permise un ampio rinnovamento. Gli stati che in precedenza usavano apparecchiature meccaniche o elettromeccaniche ebbero modo quindi di passare, finanziati dalla federazione, ai sistemi basati su computer.<br/></p>
<p>Da allora i sistemi di votazione basati su computer in USA sono stati esposti ad <a href="https://www.eac.gov/assets/1/28/William-Kelleher-Internet-Voting-WPSA-Paper-July-9th.pdf" rel="noopener">ogni tipo di critica</a>, i fornitori hanno fatto ogni tipo di errore, e gli ufficiali di stato si sono stati trovati in grave imbarazzo di fronte all’opinione pubblica per aver difeso situazioni indifendibili.<br/></p>
<p>Come se non bastasse questo, il mondo dell’accademia, dopo aver provato a sostenere (grazie agli ingenti finanziamenti provenienti dai fornitori) la possibilità del voto elettronico, è oggi praticamente unanimamente schierata, tranne pochissimi ma notabili eccezioni, sulla posizione del fisico, crittografo ed esperto di sicurezza Bruce Schneider: <a href="https://www.theregister.co.uk/2019/08/09/schneier_voting_security/" rel="noopener">«se volete rendere sicure le elezioni, tornate alla carta»</a>.<br/></p>
<p>La Georgia, ed in verità un po’ l’assoluta scompostezza della gestione Kemp sia da Segretario di Stato che successivamente da Governatore, sta fornendo agli abolizionisti ogni sorta di argomento contro il voto elettronico e ciò ha sviluppato anche una più ampia consapevolezza sui problemi, non solo tecnici ma anche giuridici.<br/></p>
<p>La corte nazionale fino al 2018, pur riconoscendo i difetti del sistema elettorale basato sui computer («La posizione dello stato in questo contenzioso - e alcune delle testimonianze e delle prove presentate - indicavano che gli imputati e i funzionari delle elezioni statali avevano seppellito la testa nella sabbia», <a href="http://atlantaprogressivenews.com/2018/09/20/federal-judge-denies-e-vote-injunction-in-georgia/" rel="noopener">sentenza</a> del giudice Amy Totenberg 2018), aveva sostenuto <a href="https://www.ajc.com/news/state--regional-govt--politics/judge-says-georgia-elections-risk-but-rules-against-paper-ballots/TL0QqSqu9YRoEN3flnBopI/" rel="noopener">le tesi del governatore</a>, ovvero che la migrazione avrebbe potuto «mettere a repentaglio le prossime elezioni, l’affluenza alle urne e l’amministrazione ordinata delle elezioni» (ibidem). <br/></p>
<p>Nel 2019 invece, sollevata la questione presso il giudice federale, la recente sentenza (settembre 2019) è stata inequivocabile: il sistema elettronico della Georgia <a href="https://www.govtech.com/security/Georgia-to-Shift-Away-from-Electronic-Voting-Machines-in-2019.html" rel="noopener"><strong>deve essere eliminato</strong></a> senza appello e le elezioni dovranno essere condotte “su carta”. <br/></p>
<p>I federali hanno conquistato nuovamente Atlanta, e la speranza è che adesso cada l’ultimo stato che ancora impedisce ai cittadini di esprimere su carta, o almeno verificarlo, il proprio voto: il Texas.<br/></p>
<p>La sentenza di settembre è particolarmente importante perché definisce un punto a cui il <a href="https://crvd.hermescenter.org/">Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia</a> crede profondamente.<br/></p>
<p>Gli abolizionisti americani del voto elettronico si sono <a href="https://thehill.com/opinion/cybersecurity/458668-prediction-trumps-bread-and-circuses-will-end-in-election-quagmire" rel="noopener">attestati su una strategia</a> in due tempi: 1) imporre che il voto fatto con le macchina sia verificabile con la carta, quindi eliminare i sistemi DRE per passare a sistemi che emettano ricevuta cartacea e conservino le schede di voto in forma cartacea per un successivo eventuale riconteggio, tutto questo sulla base di argomentazioni tecnologiche ed evidenze sulle bad practice dei sistemi elettorali basati su computer e 2) sostenere che un voto elettronico fatto in questo modo, costi di gran lunga di più che le vecchie procedure totalmente manuali senza supporto di tecnologia senza aggiungere effettivamente alcun valore al processo democratico. È una strategia perfettamente in linea con la mentalità pratica del cittadino americano, probabilmente destinata a vincere in un tempo anche relativamente breve. <br/></p>
<p>Le corti invece, interpellate in merito, questa della Georgia e quella costituzionale tedesca nella <a href="https://crvd.hermescenter.org/la-sentenza-della-corte-costituzionale-tedesca-sullincostituzionalita-del-voto-elettronico/">nota sentenza del 2009</a>, hanno posto l’accento invece sul vero tema <em>democratico</em> alla base di questo problema che non è di natura tecnologica o economica, ma legato alla vera natura della democrazia, della repubblica e dello stato di diritto: <em>la procedura elettorale non può basarsi, in nessuno dei suoi passaggi sulla non-ispezionabilità e non-verificabilità ad occhio nudo e senza conoscenza specialistica. La delega del potere che avviene dal cittadino al rappresentante non può essere ritenuta valida se il cittadino, con tutte le sue limitazioni, non viene posto nella condizione di avere il diritto di conoscere la validità di questa delega. </em><br/></p>
<p>Un argomento non tecnico, ma sostanzialmente giuridico, e quindi politico, che faremo bene a tenere in considerazione quando il voto elettronico verrà proposto in Italia, sulla base delle solite semplificazioni tecnocratiche. Semplificazioni cyber-utopiche che, dopo averle subite per anni, le democrazie avanzate stanno, l’una dopo l’altra, rifiutando decisamente.</p>
<p><strong>Riferimenti:</strong><br/>Three states responsible for half of all paperless e-voting machines in 2018, survey finds di Derek B. Johnson on Federal Computer Week (fcw.com) Jun 27, 2019<br/><a href="https://fcw.com/articles/2019/06/27/voting-machines-paper-trails-johnson.aspx" rel="noopener">https://fcw.com/articles/2019/06/27/voting-machines-paper-trails-johnson.aspx</a></p>
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<title>È ora che l’Italia conosca gli italiani all’estero</title>
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<pubDate>Thu, 08 Aug 2019 21:36:37 +0200</pubDate>
<category>Rassegna stampa</category>
<description>da aise 30/07/2019 - 16:27 ROMA\ aise\ - Con l’audizione del Direttore generale per gli italiani all’estero della Farnesina, Luigi Maria Vignali , è…</description>
<content:encoded><![CDATA[<h4>da <a href="https://www.aise.it/modulo-pi%C3%B9-letti/%C3%A8-ora-che-litalia-conosca-gli-italiani-allestero/133953/2" rel="noopener">aise</a> </h4>
<p>30/07/2019 - 16:27</p>
<p><strong>ROMA\ aise\ - </strong>Con l’audizione del Direttore generale per gli italiani all’estero della Farnesina, <strong>Luigi Maria Vignali</strong>, è proseguita in <strong>Commissione Affari Esteri </strong>del <strong>Senato </strong>l’indagine conoscitiva sulle comunità italiane nel mondo. Introdotto dal presidente della Commissione, <strong>Vito Petrocelli</strong>, Vignali – in poco più di un’ora – ha parlato ai senatori dei quasi sei milioni di italiani all’estero e spiegato cosa fa la Farnesina per assisterli. Il DG ha quindi anticipato una massiccia <strong>campagna di informazione </strong>in vista delle <strong>prossime elezioni dei Comites</strong>, in programma nel 2020, e ventilato la possibilità di manifestare la <strong>cosiddetta “opzione” in occasione del voto </strong>– se vuoi votare, lo devi dire – attraverso <strong>Fast It</strong>. <br/><strong>Realtà “importante e multiforme”</strong>, quella degli italiani nel mondo, ha esordito Vignali, “non del tutto conosciuta nel nostro Paese”. Una comunità composta da vecchia e nuova emigrazione, dai connazionali “partiti molti anni fa”, dalle seconde e terze generazioni “che chiedono di conoscere il nostro Paese” e che “devono essere in qualche modo coinvolte anche in questa funzione di “rappresentanza” dell’Italia all’estero per promuovere quello che alla Farnesina chiamiamo il “vivere all’italiana” e poi ci sono ovviamente anche le nuove ondate di mobilità verso l’estero”, non solo “cervelli in fuga”. <br/>Un termine, per Vignali, “anche abusato, se vogliamo un po’ retorico”. La verità è che la <strong>collettività all’estero </strong>è davvero variegata: la nuova mobilità è composta da “un 30, 35% di laureati, un altro 30% di diplomati e un altro 30% senza neanche il diploma”, dunque “italiani che partono per la ricerca di condizioni migliori, senza avere necessariamente alle spalle una formazione scolastica tecnica adeguata”. Persone che “purtroppo, a volte, rischiano di cadere preda di sfruttamento proprio nei paesi di accoglienza”.<br/>Gli iscritti “nei registri consolari con passaporto italiano sono ormai <strong>quasi 6 milioni</strong>, di fatto la seconda regione italiana, dopo la Lombardia prima di Lazio e Campania. È una realtà imponente – ha detto ancora Vignali – che ci rappresenta all’estero ma che al tempo stesso chiede servizi, chiede di poter interagire col Paese d’origine”. Incrociando i dati Istat con quelli degli schedari consolari “si parla di un milione di italiani che si è recato all’estero negli ultimi 5, 6 anni”; una cifra che, va da sé, <strong>non comprende chi non si è registrato all’Aire</strong>, “magari perché il loro è un tentativo, un esperimento di vita fuori dall’Italia”. Insomma sono numeri “probabilmente sottostimati” che fotografano un fenomeno di per sè “certamente non negativo”, quello di mettersi alla prova all’estero, che però lo diventa se questo capitale umano non torna più in Italia. <br/>In questo caso c’è “una perdita secca per il Paese che come ha detto lo stesso ministro dell’economia qualche giorno fa ha è pari a <strong>14 miliardi di euro l’anno</strong>”.<br/>Occorre dunque che il Paese “acquisisca consapevolezza” per poter “dare risposte” adeguate, ad esempio, “preparando i nostri ragazzi alla partenza, anche da un punto di vista semplicemente linguistico; oppure favorire l’incrocio fra domanda e offerta di lavoro e preparare percorsi e strategie di rientro”. Al tempo stesso occorre, per Vignali, “bisogna saper valorizzare chi è nato, cresciuto e vissuto sempre all’estero per poterne qualche modo ingaggiare le competenze nella promozione del Sistema Paese”.<br/>Per interagire con la nuova mobilità, la <strong>Farnesina </strong>e la <strong>Dgit </strong>in particolare hanno attivato, grazie alle nuove tecnologie, modalità nuove di contatto e informazione: “dobbiamo poter intercettare questa mobilità attraverso un linguaggio più familiare, attraverso i social network, le piattaforme digitali”. Per farlo “la Farnesina ha avviato dei progetti di prima accoglienza dei giovani italiani che si recano all’estero, ma anche dei meno giovani”, cioè gli ultra 40enni che si spostano con interi nuclei familiari. “Dobbiamo offrire servizi adeguati, in termini di rapidità del servizio consolare, penso per esempio alla concessione del passaporto o all’iscrizione all’anagrafe impiegando le tecnologie digitali” che questi connazionali già usano per dialogare con l’amministrazione del Paese di accoglienza.<br/>“Per questo abbiamo lanciato il progetto <strong>Fast it</strong>”, ha sottolineato Vignali, che “in poco più di un anno e mezzo ha già raggiunto circa 300.000 pratiche registrate”, tra iscrizioni Aire, cambio di circoscrizione. “A breve vorremmo lanciare anche un ulteriore servizio: la presentazione della pratica per il rilascio o il rinnovo del passaporto”, anche se poi “ci sarà bisogno di recarsi fisicamente in Consolato per prendere le impronte digitali”. Ma comunque “è un passo avanti”, così come lo è stato l’introduzione delle macchinette per la captazione delle impronte fornite alla rete onoraria. Un servizio “già utilizzato da 13.000 italiani”. <br/>Fast It, ha ricordato il Direttore generale, incorporerà “Pago Pa”, per i pagamenti digitali, e già ha integrato lo Spid , cioè il sistema pubblico d’identità digitale che “in futuro consentirà l’accesso a funzionalità importanti”, tra cui un eventuale voto elettronico. <br/>Di elettronico, nel prossimo futuro, ci sarà la <strong>carta di identità</strong>: Vignali ha infatti ricordato la sperimentazione che partirà a settembre a Nizza, Atene e Vienna, “un primo passo” cui seguirà “la possibilità di rilasciare la cie a tutto il resto dell’Unione Europea e nei paesi associati all’Unione Europea, quindi anche Svizzera e Norvegia”. E poi nei Paesi extra Ue. <br/>Chiuso il tema dei servizi, Vignali ha affrontato quello della rappresentanza, ricordando, in primis, che nel <strong>2020 </strong>gli italiani all’estero voteranno per il <strong>rinnovo dei Comites</strong>. “Un passaggio molto importante” perché i Comites sono “gli interlocutori” che raccolgono “la voce degli italiani nei vari territori di riferimento”. <br/>Obiettivo della Farnesina è quello di informare così da garantire un’ampia partecipazione: “intendiamo avviare una campagna per il voto già a partire da settembre” per fare di questo voto un “successo” in termini di partecipazione, al contrario di quanto accadde nel 2015. “Ci piacerebbe che venissero <strong>coinvolte anche le nuove generazioni</strong>” che “hanno energia e voglia di impegnarsi, come abbiamo visto recentemente nel Seminario di Palermo”. Quindi, la Dgit avvierà una “doppia campagna”: la prima, informativa, rivolta a tutti per “far conoscere le modalità di voto”; l’altra “per far votare i giovani” per invogliarli a “candidarsi”. I Comites, ha ricordato Vignali, “eleggono il Cgie, che è, come sapete, un organo invece di interlocuzione con il governo e con il Parlamento”. <br/>Accade, però, ha ricordato Vignali, che gli italiani aventi diritto al voto aumentano – “immagino che alle prossime elezioni toccheremo facilmente i 5 milioni di elettori potenziali” – ma le <strong>risorse per farli votare no</strong>. “Sta al Parlamento, ovviamente, trovare una soluzione. Sta a me indicare la difficoltà che l’Amministrazione incontra sempre più nell’affrontare le elezioni all’estero a legislazione vigente”.<br/><strong>Brexit e Venezuela </strong>le criticità citate, infine, da Vignali. <br/>Sul <strong>fronte britannico</strong>, ha ricordato Vignali, “Governo e Parlamento hanno stanziato risorse per nuove assunzioni nei Consolati, in particolare a Londra, e per la riapertura di una nuova sede consolare Manchester”, che sarà competente per una circoscrizione più ampia.<br/>Quanto al <strong>Venezuela</strong>, lì “vivono 143 mila italiani, non italo-discendenti, italiani che hanno pienamente diritto a una protezione da parte del nostro Paese. Abbiamo dato delle risposte in termini di aiuti, in particolare con i medicinali, e potenziando notevolmente i servizi consolari in particolare per il rilascio del passaporto, con un aumento dei rilasci di oltre il 50% rispetto all’anno scorso, proprio per venire incontro a chi vuole lasciare il Paese. la situazione resta molto difficile ed è giusto averne consapevolezza”. <br/>Ad impegnare la Farnesina, quest’anno, anche la conferenza <strong>Stato-Regioni-Pa-Cgie</strong>, “appuntamento importante che è stato calendarizzato dalla Presidenza del Consiglio e dal ministro Stefani in particolare per la fine di novembre”, occasione in cui si parlerà “dei temi di grande interesse che potranno essere trattati congiuntamente” tra cui “il turismo di ritorno”, ma anche “la fiscalità per gli italiani all’estero, l’assistenza sanitaria, la formazione per i giovani che vogliono recarsi all’estero e il sistema di rientro dei giovani dall’estero”. Una conferenza sui cui già pende “un nodo finanziario” perché “bisogna trovare le risorse affinché i membri del Cgie possano venire a Roma per discuterne. Noi ci stiamo impegnando: la Farnesina ha chiesto una assegnazione adeguata nell’assestamento di bilancio, ma non c’è stata concessa in prima battuta. Però non demordiamo”, ha concluso Vignali. “Continuiamo a insistere e su questo sappiamo di poter contare sul sostegno di tanti parlamentari”.<br/>Nel dibattito, i senatori hanno chiesto a Vignali stime sulle iscrizioni all’Aire, i paesi meta della nuova mobilità, cosa fa la Farnesina per gli italiani in Africa, la sua opinione sull’inversione dell’opzione nel voto all’estero e, da ultimo, sulla opportunità di far votare gli italiani all’estero.<br/>Sull’<strong>iscrizione all’Aire </strong>“fare delle stime precise è difficile”, ha risposto Vignali. Certo in America Latina, “in cui per ragioni di distanza ma anche di storicità della collettività italiana, sicuramente la percentuale degli italiani che si iscrivono all’anagrafe è estremamente elevata”. Non lo è nei Paesi europei “in cui invece la mobilità da e verso l’Italia può essere più facile e dai quali, tutto sommato, può convenire tornare in Italia per usufruire dell’assistenza sanitaria gratuita, per esempio”, visto che “una delle conseguenze dell’iscrizione all’Aire, come sapete, è che si perde il diritto all’assistenza sanitaria gratuita in Italia”. Poi ci sono “situazioni di vera e propria irregolarità negli Stati Uniti dove c’è una percentuale, difficile da stimare, di italiani che sono rimasti alla scadenza del visto turistico: essendo in situazione di irregolarità non possono iscriversi all’anagrafe”. Indicativo il caso Gran Bretagna: “i dati pre Brexit ci parlavano di una comunità stimata registrata di 280-290 mila italiani. Dopo il referendum i nostri connazionali si sono affrettati a iscriversi all’anagrafe per poter dimostrare la loro residenza in qualche modo “storica” nel Regno Unito. Abbiamo scoperto che probabilmente nel Regno Unito non sono 380.000 ma probabilmente 600 - 700.000. Adesso in Consolato se ne sono registrati 340000, cioè 50mila in 2 anni”. <br/>Quanto alle <strong>mete</strong>, sono soprattutto in Europa: “il Regno Unito nonostante la Brexit, la Germania, dove però integrarsi è più difficile, se non altro per ragioni linguistiche, la Francia. Flussi minori in Nord America, mentre abbiamo “correnti” verso il Brasile e l’Australia”.<br/>Quanto agli <strong>italiani in Africa</strong>, nessuno li dimentica, ha assicurato Vignali rispondendo al senatore Iwobi: “abbiamo un importante collettività in Sudafrica, composta da 140.000 connazionali” che ora vivono una situazione delicata. Mi sono recato un anno fa circa in Sudafrica proprio per dare un segnale di vicinanza alla nostra collettività: a Johannesburg ho trovato una comunità molto coesa di italiani all’estero, partecipe della vita del Paese, ben integrata anche se devo dire impaurita dagli avvenimenti, in particolare della criminalità comune. Poi ci sono collettività importanti anche in Senegal, circa 3 mila italiani, in Kenya con poco più di duemila, in Etiopia poco meno di 2000. Questi i numeri più importanti dell’Africa subsahariana. Poi ovviamente abbiamo il Mediterraneo: circa 7 mila italiani in Tunisia, 6500 in Marocco e in Egitto”. Quanto alla Nigeria – paese d’origine del senatore leghista – “abbiamo due collettività: una più ridotta nella capitale Abuja di poco più di 300 persone e una più importante, di quasi 1000 connazionali, a Lagos. Quindi in tutto 1300 connazionali”<br/>Interpellato da <strong>Petrocelli </strong>– che ha presentato un <strong>ddl di riforma del voto all’estero </strong>che contiene l’inversione dell’opzione – circa la possibilità che sia stata questa novità a falcidiare la partecipazione alle elezioni dei Comites del 2015, Vignali ha risposto di escluderlo. Per il Direttore generale si è trattato di mancanza di informazione.<br/>“L’<strong>inversione dell’opzione </strong>– ha osservato Vignali –consiste nel mantenere intatto il diritto di poter votare all’estero: il connazionale può decidere di votare all’estero ma deve manifestare questa sua intenzione”. È “un sistema che ha degli indubbi vantaggi: il primo è che si ha la certezza del numero dei potenziali votanti; poi, nel comunicare l’intenzione di votare, l’elettore ci dà anche un indirizzo aggiornato”, quindi, “c’è meno dispersione delle buste elettorali”. Infine, “siccome non votano tutti quanti, c’è una riduzione del corpo elettorale e un forte risparmio finanziario. Per le scorse elezioni politiche abbiamo impiegato 30 milioni di euro per far votare 4.700.000 italiani ma poi hanno votato effettivamente solo 1.300.000. Se lo avessimo saputo in anticipo avremmo potuto concentrare le risorse per farli votare in maniera più sicura e più trasparente”. La bassa partecipazione nel 2015 “quando per i Comites votò circa il 5% degli aventi diritto non credo sia dovuta all’opzione, ma alla mancanza di una campagna informativa adeguata. All’epoca, poi, non c’erano gli strumenti informatici di registrazione. <strong>Noi vorremmo utilizzare Fast It</strong>, che funziona molto bene, per far esprimere l’intenzione di votare ai nostri connazionali. Credo che, pur con l’inversione dell’opzione, le elezioni dei Comites potrebbero essere un successo, potremo sicuramente aumentare la percentuale elettorale”. Certo, le elezioni politiche hanno un altro “impatto”.<br/>Elezioni politiche a cui, secondo <strong>Airola </strong>(M5S), gli italiani da tempo residenti all’estero forse non dovrebbero partecipare: “secondo lei – ha chiesto il senatore a Vignali – una persona che da 25 anni vive, paga le tasse altrove e ha pochissimi contatti con il nostro Paese ha ancora diritto di votare e decidere le sorti del nostro paese, dopo che ha passato, e si presume finirà, una vita in un altro paese? Parlo di persone che si sono costruite una vita, che magari se ne sono andate non così felici dell’Italia: c’è ancora ragione per cui loro debbano esprimere la loro opinione su una cosa che non condividono più?”. <br/>Per Vignali “innanzitutto non dobbiamo sottovalutare il livello di interesse che le collettività italiane hanno per il nostro Paese e per quello che qui accade. In secondo luogo credo che questa domanda vada rivolta proprio agli italiani e l’inversione l’opzione di fatto si traduce in proprio in questo: domanda agli italiani “sei interessato a esprimerti sul futuro del nostro Paese, del suo Parlamento, del suo Governo, e sul suo futuro economico? Questo è il senso profondo dell’inversione dell’opzione. Con il sistema attuale – ha aggiunto Vignali - noi inviamo buste elettorali a tutti i potenziali elettori senza fargli questa domanda, senza chiedere loro se sono ancora interessati a pronunciarsi sul nostro paese e sul futuro della sua politica, della sua economia”.<br/>Ultimo ad intervenire il senatore <strong>Aimi </strong>(Fi) che ha chiesto al Direttore generale di sintetizzare la composizione della collettività all’estero, per età e professioni. <br/>“Come accennato all’inizio del mio intervento, circa il 35% è laureato, un 32% è diplomato e un 30% più o meno ha la terza media”, gli ha risposto Vignali. “Vi sono anche italiani adulti che si muovono: addirittura il più alto tasso percentuale di aumento sta nella generazione che va dai 50 ai 60 anni. È questa la fascia che negli ultimi anni ha visto una maggiore incidenza di espatri”. <br/>Quanto al monitoraggio delle professioni “è difficile” perché “l’occupazione viene monitorata dal momento in cui si scrivono all’Aire, ma non sempre si scrivono” dunque si hanno ancora “dati parziali”. “Innegabile” per Vignali l’influenza della crisi sulla ripresa die flussi: “a partire dalla crisi del 2007 questi flussi mobilità sono aumentati” con una “impennata nel 2013 -2014. Ora sembra che il flusso si sia più o meno stabilizzato”. I ritorni “sono molto limitati, parliamo di alcune decine di migliaia di italiani”. Quelli che partono “non necessariamente lo fanno da regioni dove maggiore è l’incidenza della disoccupazione: il maggior numero delle partenze si ha dalla Lombardia e dal Triveneto, perché per andare all’estero, soprattutto per chi aspira a trovare opportunità adeguate al proprio ciclo di studi, c’è bisogno di una famiglia alle spalle e del suo sostegno finanziario”. <br/>“Non è che si parte solamente dalle aree più povere”, ha ribadito Vignali, sottolineando ancora la necessità di “preparare questi ragazzi alla partenza” ma anche di “sapere dove andarli a intercettare, per attivare circuiti di rientro, ove possibile”. <strong>(m.cip.\aise) </strong></p>
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<title>Gli argomenti che hanno fermato il voto elettronico in Svizzera</title>
<link>https://crvd.hermescenter.org/gli-argomenti-che-hanno-fermato-il-voto-elettronico-in-svizzera/</link>
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<pubDate>Thu, 08 Aug 2019 20:28:22 +0200</pubDate>
<category>Articolo</category>
<description>La storia del voto elettronico in Svizzera è la storia di un sogno temerario conclusosi con uno schianto. Il futuro del progetto è più che mai incerto. Gli…</description>
<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>La storia del voto elettronico in Svizzera è la storia di un sogno temerario conclusosi con uno schianto. Il futuro del progetto è più che mai incerto. Gli scettici hanno vinto e noi abbiamo parlato con loro.</strong></h3>
<p>Di Renat Kuenz<br/>2 AGOSTO 2019 <br/>su <a href="https://flipboard.com/@SWIswissinfoch/gli-argomenti-che-hanno-fermato-il-voto-elettronico-in-svizzera/a-EW8bjl9DQ_SF6kdGslNsZg%3Aa%3A1196048558-43e8ce819d/tvsvizzera.it" rel="noopener">tvsvizzera.it</a></p>
<figure><figcaption>Il voto online è rinviato alle calende greche. Secondo gli esperti, passeranno ancora molti anni prima che i sistemi di e-voting siano affidabili. Sempre che un giorno lo siano.​​​​​​​(Keystone / Laurent Gillieron)</figcaption></figure>
<p>Il dibattito sull’e-voting è anche indicativo di come funzioni la democrazia in Svizzera. Ecco un rapido riassunto della vicenda:</p>
<p>Il governo federale presenta un progetto. Gli avversari, soprattutto specialisti di informatica, hanno subito espresso critiche e scetticismo.</p>
<p>Ne è scaturito un dibattito a tratti anche emotivo tra politici, rappresentanti delle autorità ed esperti di informatica. Il dibattito ha permesso di giungere a una decisione informata.</p>
<p>L’argomento che alla fine ha prevalso è quello dei rischi elevati di manipolazione, che potrebbero disgregare il nucleo del sistema svizzero: la democrazia diretta. In democrazia tuttavia, nessuna decisione è eterna.</p>
<p>Hernâni Marques e Adrian Aulbach fanno parte degli scettici. Marques è linguista informatico, sociologo, neuroinformatico e membro del comitato del Computer Chaos Club svizzero. Viene da Zurigo.</p>
<p>Aulbach è programmatore e candidato dei verdi al parlamento federale. Originario dell’Oberland bernese, Aulbach si esprime qui nelle vesti di esperto di software.</p>
<p><a href="https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11919710" rel="noopener">https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11919710</a></p>
<p><strong>swissinfo.ch: Qual è davvero l’argomento del dibattito sull’e-voting? La sicurezza dei dati o la fiducia nella democrazia diretta?</strong></p>
<p>Hernâni Marques: Si tratta prima di tutto di fiducia. L’attuale voto su carta permette a tutti di capire i passi principali della procedura. Inoltre, in caso di sospetti, delle persone possono ricontare i voti in modo trasparente e pubblico. In questo modo eventuali dubbi sui risultati possono essere fugati facilmente. </p>
<p>È vero che con il voto su carta le manipolazioni puntuali sono abbastanza semplici da realizzare e avvengono regolarmente. Manipolazioni di ampia portata sono però costose ed evidenti.</p>
<figure><div class="embed"><iframe allowfullscreen="" loading="lazy" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" src="https://www.rsi.ch/play/embed?urn=urn:rsi:video:11919710" title="Video"></iframe></div></figure>
<p><strong>swissinfo.ch: Nel computer tutte le operazioni rimangono registrate. Quindi i voti elettronici possono essere ricontati in caso di problemi, no?</strong></p>
<p>H. M.: Allo stato attuale della tecnica, il voto elettronico non lo permette, poiché la carta è sostituita da un mare anonimo di bit e byte. Per questo è molto facile avanzare dubbi sui risultati finali. La segretezza del voto non permette di osservare il formarsi dei risultati. In caso di dubbio non rimane che ripetere le votazioni o le elezioni, ciò che a sua volta può minare la fiducia.</p>
<p><strong>swissinfo.ch: Basta una moratoria di cinque anni sull’introduzione del voto elettronico in Svizzera come chiede l’iniziativa popolare?</strong></p>
<p>Adrian Aulbach: Probabilmente no – cinque anni sono un periodo di tempo molto breve. L’iniziativa che chiede questa moratoria prevede anche un’altra misura importante: dopo lo scadere dei cinque anni il divieto può essere abolito solo se i criteri di sicurezza e di comprensibilità per non esperti, definiti dal testo dell’iniziativa, sono rispettati.</p>
<p><strong>swissinfo.ch: Per le elettrici e gli elettori il voto elettronico non è più semplice da usare rispetto al voto per corrispondenza?</strong></p>
<p>A. A.: No, al contrario. È difficile trovare un sistema più semplice del voto per corrispondenza. Nel voto elettronico svizzero bisogna confrontare lunghe serie di numeri per essere sicuri di non essere finiti su una pagina web manipolata e per verificare che il voto sia stato conteggiato correttamente. Tutto questo non c’è nel voto per corrispondenza.</p>
<p><strong>swissinfo.ch: Per i circa 170’000 svizzeri all’estero iscritti nei registri elettorali, il voto elettronico sarebbe particolarmente utile. Che alternative ci sono per loro?</strong></p>
<p>A. A.: Una possibilità è che ricevano la documentazione di voto in forma elettronica e poi la stampino. In questo modo si risparmierebbe la spedizione per posta. Una mozione in questo senso di Claudio Zanetti [deputato dell’Unione democratica di centro, NdT] è stata di recente approvata dal Consiglio nazionale.</p>
<p>Un’altra possibilità sarebbe il conteggio dei voti nei consolati svizzeri. Anche in questo modo si eviterebbero spedizioni in mezzo mondo.</p>
<figure><img alt="schermo di smartphone in cui si vedono diverse applicazioni." decoding="async" loading="lazy" src="https://crvd.hermescenter.org/image/45058318/16x9/305/172/8beef67f222558e4dd17471e9e44447/oZ/366699584_highres.jpg"/></figure>
<h3>RETROMARCIA GOVERNATIVA <a href="https://www.tvsvizzera.it/tvs/retromarcia-governativa_l-e-voting-non-diventa-un-canale-di-voto-ordinario-in-svizzera/45059886" rel="noopener">L’e-voting non diventa un canale di voto ordinario in Svizzera</a></h3>
<p>Passo indietro per il voto online in Svizzera: il governo abbandona il piano di trasformarlo in modalità di voto ordinaria. Almeno per ora.Questo contenuto è stato pubblicato il 27 giugno 2019 13.53</p>
<p><strong>swissinfo.ch: Perché l’e-voting in Estonia invece funziona?</strong></p>
<p>H. M.: Un sistema di voto elettronico può essere gestito tecnicamente senza che sia sicuro e affidabile. Il sistema di voto estone è stato criticato sia livello nazionale che internazionale. </p>
<p>Un gruppo di ricerca indipendente ha pubblicato per esempio su estoniavoting.org risultati che indicano inquietanti possibilità di manipolazione. In Estonia solo circa un terzo dei votanti usa l’e-voting, sebbene sia a disposizione di tutti.</p>
<p><strong>swissinfo.ch: Perché l’e-banking funziona e l’e-voting no?</strong></p>
<p>A. A.: Nell’e-banking ogni azione è registrata. La banca sa quando, attraverso quale accesso e quale operazione è stata effettuata. Se c’è un’intrusione – cosa che capita – le relative transazioni possono essere annullate.</p>
<p>A causa della segretezza del voto, nel voto elettronico questa verbalizzazione non è possibile, per cui gli attacchi non possono né essere registrati in modo affidabile, né annullati.</p>
<p><strong>swissinfo.ch: Oggi facciamo quasi tutto con lo smartphone. Perché proprio il voto elettronico no?</strong></p>
<p>A. A.: Il già menzionato problema della segretezza vale naturalmente anche per lo smartphone. Inoltre anche per l’e-voting si ricevono i dati di accesso per posta. Quindi non si può semplicemente votare con lo smartphone quando si è in treno. E se bisogna comunque portare con sé il materiale di voto, allora tanto vale compilare la scheda su carta e imbucarla nella prossima cassetta della posta.</p>
<p><strong>E-voting: come si è arrivati al fuorigioco</strong></p>
<p>In Svizzera esistevano due sistemi di voto elettronico: uno del cantone di Ginevra e l’altro della Posta Svizzera. Dieci cantoni (su 26) hanno utilizzato uno dei due sistemi di voto elettronico.</p>
<p><strong>novembre 2018:</strong> il Cantone di Ginevra abbandona il suo sistema - per motivi di costo.</p>
<p><strong>febbraio 2019:</strong> un comitato interpartitico lancia l’iniziativa popolare per una moratoria di almeno cinque anni sul voto elettronico.</p>
<p><strong>marzo 2019:</strong> un team guidato dalla specialista informatica Sarah Jamie Lewis, che vive in Canada, esamina il nuovo e futuro sistema postale e <a href="https://www.swissinfo.ch/ita/e-voting_-questo-codice-semplicemente-non-corrisponde-agli-standard-/44821428" rel="noopener">scopre errori graviLink esterno</a>. Il “messaggio di errore” segna una svolta.</p>
<p><strong>marzo 2019:</strong> la Posta Svizzera disattiva il suo sistema per la votazione popolare del 19 maggio, a causa di carenze in materia di sicurezza.</p>
<p><strong>giugno 2019:</strong> la Confederazione annuncia la sospensione del progetto per l’introduzione dell’e-voting come terzo canale ufficiale di voto in Svizzera.Fine della finestrella</p>
<p><strong>swissinfo.ch: Il canton Zugo punta sulla tecnologia blockchain, considerandola una soluzione sicura e comprensibile per il voto elettronico. È questa la chiave per il futuro della democrazia diretta?</strong></p>
<p>H. M.: Anche per la blockchain è importante sapere non solo quali sono i dati di voto, ma anche da chi sono stati generati. Il risultato può, ma non deve necessariamente corrispondere alla volontà popolare.</p>
<p>In caso di dubbio neppure in questo caso è possibile ricontare i voti. Inoltre la blockchain nel sistema della città di Zugo non è decentralizzato sugli apparecchi delle cittadine e dei cittadini (per esempio sui cellulari), ma si trova in una cloud. La decentralizzazione promessa quindi non c’è.</p>
<p><strong>swissinfo.ch: Esiste un codice sorgente sicuro e inviolabile?</strong></p>
<p>A. A.: In teoria è possibile e su piccola scala è anche realizzabile. Il problema è però che all’interno di programmi più grandi non è possibile dimostrare che il codice sia veramente privo di errori o di backdoor.</p>
<p>Il codice sorgente di alcuni sistemi di voto elettronico è lungo oltre 400’000 righe. È impossibile escludere tutte le lacune. Inoltre se i computer implicati sono attaccati, anche un codice sorgente sicuro non basta.</p>
<p><strong>swissinfo.ch: Per il suo nuovo sistema la posta parla di verificabilità universale. Perché è così importante?</strong></p>
<p>H. M.: Con la verificabilità universale si dovrebbe dimostrare matematicamente che tutti i voti registrati sono validi in base al sistema di voto elettronico e che quindi l’urna digitale è integra. La verificabilità universale non può però mostrare se il risultato è stato generato solo da persone con diritto di voto oppure se manipolatori all’interno o all’esterno del sistema hanno attaccato il codice o il sistema di verifica per modificare, aggiungere o cancellare dei voti.</p>
<p>I sistemi di e-voting sono basati su dati anonimi. Manca una firma umana. Ci si fida solo degli algoritmi.</p>
<p><br/>Traduzione dal tedesco: Andrea Tognina<br/></p>
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<title>Revisione indipendente sistema Posta Svizzera 2019</title>
<link>https://crvd.hermescenter.org/revisione-indipendente-sistema-posta-svizzera-2019/</link>
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<pubDate>Mon, 29 Jul 2019 21:59:54 +0200</pubDate>
<category>Approfondimenti</category>
<description>Pubblicati i report indipendenti sul test della Posta Svizzera. La Cancelleria federale ritarda l’applicazione del voto elettronico in Svizzera In seguito…</description>
<content:encoded><![CDATA[<h4>Pubblicati i report indipendenti sul test della Posta Svizzera. La Cancelleria federale ritarda l’applicazione del voto elettronico in Svizzera</h4>
<p>In seguito alla pubblicazione del codice sorgente nel febbraio 2019, i ricercatori hanno scoperto importanti difetti di sicurezza nel nuovo sistema, completamente verificabile, fornito dalla Posta Svizzera. Uno dei problemi di sicurezza riguarda la verificabilità individuale e quindi il sistema già utilizzato. Di conseguenza, il sistema non era disponibile per la votazione il 19 maggio 2019.</p>
<p>Successivamente, la Cancelleria federale ha annunciato l’intenzione di riesaminare la situazione attuale, compresa una valutazione delle procedure di certificazione e autorizzazione. Ha inoltre commissionato una revisione indipendente del sistema verificabile individualmente della Posta. Di seguito sono riportate le tre relazioni finali degli esperti esterni.</p>
<p>Si veda:<br/><br/><br/><a href="https://www.bk.admin.ch/bk/en/home/politische-rechte/e-voting.html" rel="noopener">https://www.bk.admin.ch/bk/en/home/politische-rechte/e-voting.html</a></p>
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<title>Intervista: come funziona il voto elettronico in Estonia</title>
<link>https://crvd.hermescenter.org/intervista-come-funziona-il-voto-elettronico-in-estonia/</link>
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<pubDate>Fri, 19 Jul 2019 15:39:25 +0200</pubDate>
<category>Approfondimenti</category><category>Rassegna stampa</category><category>Traduzioni</category>
<description>COLLOQUIO Di Andrew Whyte, su ERR News (tradotto da CRVD.org) Votazione elettronica in Estonia. Anche un lettore di schede non è essenziale: gli elettori…</description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://translate.googleusercontent.com/translate_c?depth=1&amp;hl=it&amp;rurl=translate.google.com&amp;sl=en&amp;sp=nmt4&amp;tl=it&amp;u=https://news.err.ee/k/interview&amp;xid=17259,15700021,15700186,15700190,15700256,15700259,15700262,15700265&amp;usg=ALkJrhjGRTmqwOVlOr1toTSDJQY_p4FXBQ" rel="noopener">COLLOQUIO</a><strong> Di Andrew Whyte, su <a href="https://news.err.ee/963141/interview-how-e-voting-works-in-estonia" rel="noopener">ERR News</a></strong> <br/>(tradotto da CRVD.org)</p>
<figure><img alt="Votazione elettronica in Estonia. Anche un lettore di schede non è essenziale: gli elettori possono autenticarsi utilizzando l'ID mobile." decoding="async" loading="lazy" src="https://crvd.hermescenter.org/photo/crop/2015/01/22/198136h319ft28.jpg"/><figcaption>Votazione elettronica in Estonia. Anche un lettore di schede non è essenziale: gli elettori possono autenticarsi utilizzando l’ID mobile. Fonte: Flickr</figcaption></figure>
<p>L’Estonia ha tenuto due elezioni nel 2019, le elezioni generali del 3 marzo e le elezioni europee il 26 maggio. In entrambi i casi, gli elettori hanno avuto una serie di opzioni su come e quando votare. Il più celebre di questi è senza dubbio il voto elettronico, aperto in anticipo rispetto alla stessa giornata elettorale (per esempio nel caso delle elezioni europee, dal 16 al 22 maggio).</p>
<p>Molte persone potrebbero vedere il voto elettronico come una buona cosa, senza sapere davvero perché, o i dettagli di come funziona (questo vale anche per i suoi critici). Fortunatamente il professor Robert Krimmer del Dipartimento di innovazione e governance di Ragnar Nurkse, dell’Università di Tecnologia di Tallinn, ora noto a livello internazionale come Taltech, è stato in grado di fornire una panoramica sia qui, in Estonia, sia a livello internazionale.</p>
<p>Abbiamo iniziato con un paio di domande alle quali non avevo ancora avuto una risposta soddisfacente. In primo luogo, è vero che puoi annullare il tuo voto elettronico in una stazione elettorale in qualsiasi momento durante il processo elettorale, e in secondo luogo, dovremmo fare riferimento al voto elettronico come e-voting, o i-voting, come talvolta viene chiamato.</p>
<p>“Ambedue vanno bene, ma dipende dal contesto”, dice Robert, in risposta a quest’ultima domanda.</p>
<p>“e-Voting significa essenzialmente che c’è una qualche forma di IT, l’elezione e basta. È un termine generico che può essere usato a livello internazionale.”</p>
<h4>Eliminare<strong> </strong>u<strong>n malinteso comune</strong></h4>
<p>Esistono diversi tipi di e-voting, come lo chiameremo d’ora in poi. Vedremo più avanti quelli, ma vediamo prima l’altra domanda - puoi esprimere un voto elettronico, in Estonia, e in seguito sostituirlo al seggio elettorale?</p>
<p>“Sì, puoi, ma non sempre. Esiste una vasta gamma di opzioni per il voto, incluso a bordo della nave o in una missione straniera, seguita dal periodo di votazione in anticipo vero e proprio, che consente alle persone di votare online e nei seggi elettorali, tra cui i centri di votazione della contea e anche nei centri commerciali e in altri luoghi con un flusso elevato di persone. Se voti online durante questo periodo anticipato, poi puoi andare ad un seggio elettorale e annullare quel voto fino a quando dura il periodo di anticipo, ma non puoi ” farlo il giorno delle elezioni “.</p>
<p>Ci sono tre “giorni di black-out” tra il voto anticipato e il giorno delle elezioni, in cui gli incidenti del voto online, che vengono poi recuperati dall’elettore, in un seggio elettorale si riconciliano, tra le altre attività. Lo vedremo più avanti, ma il principale risultato è che <em>se hai votato in anticipo, online o di persona, non puoi votare il giorno delle elezioni stesso</em> .</p>
<p>“In generale, in coerenza con i principi della condivisione dei dati e il sistema X-road di e-governance, un concetto chiave è che non dovresti fare le cose due volte. In Europa nel suo insieme, conservare gli indirizzi è un modo per le persone di fare soldi , mentre le persone si spostano. Se non sai dove vivono le persone, può diventare un problema, anche per i governi. Un sacco di tempo e denaro viene speso per ripulire queste informazioni. Quindi ha senso averne una, sicura, fonte di informazioni riutilizzabile, non solo sugli indirizzi, ma lo stesso con le cartelle cliniche, i titoli di studio, ecc. Molti paesi europei (il Regno Unito è un’eccezione) hanno una registrazione attiva e il sistema di carte d’identità dell’Estonia è un modo di lavorare per evitare questa duplicazione”, afferma Robert.</p>
<h4><strong>Estonia pioniera</strong></h4>
<p>Dato che ovviamente ha un background nell’e-governance, forse non è una sorpresa che Robert, che è austriaco, è venuto a vivere e lavorare in Estonia.</p>
<p>“Vengo dalla parte opposta della capitale dell’Austria, Vienna. In realtà, sono vicino al confine con la Svizzera e il Liechtenstein, ma sono andato a studiare a Vienna negli anni ’90. Erano i primi giorni di Internet, ovviamente, quindi pensavo molto a come la tecnologia potesse plasmare le nostre vite. Allo stesso tempo, studiavo economia aziendale, il che era utile poiché a quel tempo c’era un’idea in corso, che si rivelò non essere veritiera, che in qualche modo le regole di base dell’economia non si sarebbero applicate al questo mondo hi-tech “.</p>
<p>“Sono stato coinvolto nel sindacato degli studenti, che in Austria era abbastanza collegato al modo di fare le elezioni” reali “lì. Amazon era appena agli inizi e ho pensato che se potessimo comprare libri online, perché non possiamo voto anche online? Quando sono tornato da un programma di scambio presso la New York University, avevamo iniziato a votare per via elettronica presso il sindacato degli studenti, quindi ora era un argomento caldo - anche in Estonia, che stava pianificando di lanciare un sistema di votazione elettronica per le elezioni generali del 2003, anche se, nel caso, la prima votazione elettronica è avvenuta alle elezioni comunali due anni dopo. “</p>
<p>“A seguito della debacle delle elezioni presidenziali statunitensi del 2000 ( <em>quando la mancanza di chiarezza su chi aveva vinto in Florida ha portato a una decisione della Corte suprema che ha conferito la presidenza a George W. Bush, su Al Gore-ed</em> .), Hanno anche accarezzato l’idea di esplorare il voto elettronico lì. Ma nel caso, è stata l’Estonia che ha deciso di farlo davvero “.</p>
<p>“La mia prima visita in Estonia è iniziata nel 2005, quando Epp Maaten, allora segretario della commissione elettorale, ha presentato il piano. Anche altri paesi, tra cui Venezuela e Svizzera, stavano percorrendo quella strada e facendo esperienza pratica nell’e-governance, oltre a fare le ricerche per generalizzare su quell’esperienza, è diventato il mio lavoro.</p>
<p>“Più tardi, stavo lavorando in Polonia, quando ho avuto l’opportunità di venire a Tallinn, nel 2014, quindi mia moglie e io abbiamo deciso di spostarci ancora più a nord proprio allora.</p>
<h4><strong>Problemi di affluenza alle urne</strong></h4>
<p>Robert ha dei consigli piuttosto preziosi per i cittadini dell’UE residenti in Estonia, che intendono votare alle elezioni parlamentari dell’UE (questo vale anche per le elezioni comunali).</p>
<p>“Devi essere registrato qui, ma la cosa più importante è non votare due volte (vale a dire sia nel paese di origine che in Estonia). In questo modo violeresti la legge, anche se ci sono stati casi in cui le persone hanno dimostrato che è possibile, a causa della mancanza di comunicazione tra i diversi Stati membri. Se ricevi una richiesta via e-mail dal Comitato elettorale, rispondi ad essa. Allo stesso tempo non vuoi perdere un voto. “</p>
<p>“C’è ancora un’affluenza molto più bassa alle elezioni europee rispetto a quelle nazionali. Saremmo fortunati ad avere un’affluenza del 50 percento, a dire il vero. Dal 45 al 48 percento sarebbe più realistico, quindi non raggiungeremo i 270.000 voti elettronici espressi alle elezioni generali di marzo “.</p>
<p>L’intervista è stata fatta in vista delle elezioni europee, ma Robert aveva ragione sul fatto che l’affluenza alle urne sarebbe stata relativamente bassa - in effetti alla fine è stata solo del 37,6 per cento.</p>
<h4><strong>Tipi di voto elettronico</strong></h4>
<p>Ma cos’è il voto elettronico? Abbiamo stabilito il termine e la sua popolarità in Estonia, ma quali sono i metodi di cui Robert può parlarci, dalla sua esperienza internazionale?</p>
<p>“Quindi, ci sono tre fasi: identificare un elettore, esprimere il voto e contare il voto. Il modo più semplice per eseguire quest’ultimo è la scansione ottica, in cui gli elettori hanno già ricevuto il loro documento d’identità e votano su carta. I voti sono quindi scansionati da scanner ottici e contati in quel modo. Se qualcosa si rompe, possono ancora tornare all’occhio umano se necessario. “</p>
<p>“Il secondo metodo, più complesso, sono le macchine per il voto. Si occupano contemporaneamente sia della fase di votazione vera e propria che dl conteggio, e sono sostanzialmente macchine di grandi dimensioni che sembrano, e sono persino basate su, macchine della lotteria o di gioco. Sebbene siano anonime, sono anche limitate in alcuni modi Ad esempio, spezzare le sequenze di voti - con il vecchio conteggio manuale, alle urne verrebbe data una buona scossa prima che i contatori umani iniziassero il loro lavoro, per spezzare le sequenze, che in realtà possono portare a imprecisioni. “</p>
<p>“L’altro problema con le macchine è il costo: le macchine sono estremamente costose, devono essere conservate e manutenute e vengono utilizzate solo una volta all’anno, spesso ancor meno. Per alcuni paesi, i costi sono troppo elevati. Anche negli Stati Uniti hanno acquistato alcune macchine, che sono costate circa tre miliardi di dollari ma che erano, francamente, scadenti “.</p>
<figure><img alt="" decoding="async" loading="lazy" src="https://crvd.hermescenter.org/photo/crop/2019/07/19/664064h41b7t24.jpg"/><figcaption>La macchina di voto WINvote di Advanced Voting Solutions nella Contea di Arlington, in Virginia, ovviamente non in una vera elezione. Fonte: Museo nazionale di storia americana della Smithsonian Institution / Wikimedia Commons</figcaption></figure>
<p>“In Irlanda, dove usano il sistema Single Transferable Vote (STV), si è visto che le macchine erano in qualche modo portate via dal “divertimento” del periodo di una settimana impiegato per contare i voti, eliminando i candidati uno a uno uno, un po ‘come su X Factor o su quei tipi di spettacoli”.</p>
<p>Il sistema di rappresentanza proporzionale STV (PR), utilizzato anche nel Regno Unito, richiede agli elettori di classificare i candidati in ordine di preferenza. L’Estonia utilizza il metodo proporzionale d’Hondt in tutte le sue elezioni.</p>
<p>“Il sistema di voto elettronico estone è il più complesso, dal momento che fa tutte e tre le fasi, l’identificazione, la votazione e il conteggio. Quindi la segretezza è fondamentale. Le persone possono esprimere tutti i voti elettronici che vogliono, il che è un modo per evitare coercizione o altri metodi di influenza” (dal momento che una persona che ha espresso un voto elettronico sotto pressione, ad esempio se un conoscente si sta guardando alle spalle e commentando la sua scelta, può in seguito tornare indietro e cambiarlo).</p>
<p><strong>Possibili problemi di sicurezza</strong></p>
<p>“Tuttavia, anche se puoi votare tutte le volte che vuoi, alla fine ci sarebbe un blocco, e le loro autorità potrebbero venire e indagare. Questo è successo nel 2011, quando una persona ha espresso il proprio voto circa 500 volte. Probabilmente aveva qualche intenzione, come testare il sistema perché erano interessati a sviluppare il proprio software per altri scopi, ma la polizia lo ha indagato”.</p>
<p>“Quelli che annullano il loro voto elettronico per votare alle urne sono comunque piuttosto piccoli. Alle elezioni generali di marzo, erano circa 120 (sui 252.000 voti elettronici espressi)”.</p>
<p>Esiste ovviamente un’intersezione con il settore privato, nel voto elettronico, anche se stiamo solo parlando dell’ISP che collega una persona in modo che possa votare online. Presumibilmente, meno aziende sono coinvolte, meglio è?</p>
<p>“Qui entra in gioco la carta d’identità estone. Al momento c’è solo una società che funge da centro fiduciario, ma non vi è alcun motivo per cui non ce ne potrebbero essere di più in futuro, a parte il fatto che tende a non essere un mercato funzionante. In Germania, tuttavia, più di una società è coinvolta in questo tipo di cose “.</p>
<p>Anche se sono possibili più voti, entro limiti ragionevoli, non esiste il pericolo che il sistema possa essere soggetto a errori, se non addirittura a frodi - storicamente una critica fatta sia dal Partito centrale che da EKRE, in Estonia?</p>
<p>“È qui che entra in gioco il “periodo di balck-out” tra il voto anticipato e il giorno delle elezioni. In quei tre giorni, la Commissione elettorale vede chi ha votato online e trasferisce queste informazioni al seggio elettorale di casa (<em>q</em>u<em>indi non possono votare il giorno delle elezioni- ed</em> .) o ai seggi elettorali con votazione anticipata. Questo periodo raccoglie le cose, per garantire che nessuno voti due volte o più. C’è un punto centrale a Tallinn in cui i voti vengono raccolti e raccolti. Queste informazioni vanno poi al comitato elettorale centrale, che avere tutte le informazioni entro il sabato, il giorno prima del giorno delle elezioni. E questo vale per tutti e tre i livelli elettorali: comunale, nazionale ed europeo “.</p>
<h4><strong>La tecnologia favorisce la gioventù?</strong></h4>
<p>Pertanto, il periodo di votazione anticipata ha posto le basi per il voto elettronico e ha mantenuto la sua popolarità (poiché non è possibile votare online il giorno delle elezioni). Ma per quanto riguarda i dati demografici?Un’altra critica è che il voto elettronico è più facile per le persone più giovani e più esperte di tecnologia. Le persone anziane hanno ancora altri metodi (inclusa un’opzione per votare a casa, il giorno delle elezioni, previo accordo - che richiede una telefonata con un paio d’ore di anticipo), ma alcune parti, in particolare Reform, dove tendono a preferire il voto elettronico in ogni caso. Non distorce i risultati questo?</p>
<p>“Stranamente, con le elezioni comunali, quando l’età del voto è stata ridotta a 16 anni, circa l’80% del gruppo elettorale più giovane ha scelto di votare sulla carta - semplicemente perché ha goduto dell’esperienza e ha voluto essere ricompensato per essere politicamente attivo”.</p>
<figure><img alt="" decoding="async" loading="lazy" src="https://crvd.hermescenter.org/photo/crop/2017/10/05/410842h282ft24.jpg"/><figcaption>Il presidente Kersti Kaljulaid ha votato per e-mail davanti agli studenti della Jüri High School il primo giorno di anticipo e il voto online alle elezioni locali, giovedì. 5 ottobre 2017. Fonte: (Siim Lõvi / ERR) Fonte: (Siim Lõvi / ERR)</figcaption></figure>
<p>“La detenzione di voti online il giorno delle elezioni sarebbe vulnerabile alle interruzioni del sistema, questo è un altro motivo per il periodo di anticipo e tre “giorni balck-out”. Nel 2011, ad esempio, uno studente ha programmato un Trojan che avrebbe potuto bloccare lo schermo di voto e cambiare il modo in cui un elettore ha votato. Questo non è un problema adesso, tuttavia: puoi persino controllare tramite il sistema, addirittura dal  tuo telefono, il tuo voto espresso e ciò che viene registrato.”</p>
<p>“La tecnologia chiaramente non è neutrale, per quanto riguarda le persone. Alcuni sono più disposti ad esso rispetto ad altri. Allo stesso tempo, i metodi alternativi sono così tanti, che non esiste un vero pregiudizio a favore del voto elettronico. Ad esempio un’università dello studio Tartu ci ha mostrato che il voto elettronico entra in gioco se qualsiasi altro metodo richiederebbe più di 30 minuti per essere espresso, in altre parole è collegato ai costi di transazione,  ma in Estonia, con seggi elettorali nei supermercati e altre destinazioni ad alto flusso - dopo che la maggior parte delle persone è probabile che sia andata a votare al supermercato almeno una volta nel periodo di sette giorni antecedente al voto fisico - il voto nei seggi elettorali è piuttosto conveniente. Diversi tipi demografici hanno i loro metodi di voto preferiti, ma non si può dire che alcuni di questi siano più disponibili rispetto ad altri. “</p>
<h4><strong>Rapida inversione dei risultati</strong></h4>
<p>“I due fattori più importanti, che garantiscono la sicurezza e il funzionamento delle funzioni, sono fondamentali. Le carte di identità estoni sono all’avanguardia quando si tratta dell’auto-autenticazione. Non conosco nessun altro paese che abbia un sistema così diffuso e diffusamente utilizzato ovunque. Sì, ci sono altri paesi con carte d’identità e altri sistemi - la Danimarca utilizza un sistema di password monouso, ad esempio - ma questi non sono onnipresenti come la carta d’identità estone, che praticamente tutti hanno, compresi i cittadini non residenti qui. Il mio paese di origine austriaco, ad esempio, sta usando un ID mobile e permette la firma dei documenti elettronicamente, ma questi sono la norma in Estonia da anni ormai. È una grande responsabilità ovviamente, ma l’Estonia ha aggiornato continuamente il suo software e ha rispettato lo standard come faro di responsabilità, con successo. “</p>
<p>Un tweet dell’ex presidente Toomas Hendrik Ilves, un sostenitore del voto elettronico, nella notte delle elezioni di marzo ha dichiarato che i risultati del voto elettronico avrebbero dovuto essere disponibili subito dopo le 20:00, a urne chiuse. È stata una critica giusta?</p>
<p>“Bene, dopo aver osservato il processo in cui i risultati sono stati annunciati quattro volte, posso dirti che ci sono alcune rigide procedure da seguire. A partire dalle 19:00, al Riigikogu, tutti i presenti, circa 100 persone, devono depositare i cellulare telefoni per tutta la durata della procedura. È necessario eseguire un processo di decrittografia di 15-20 minuti e alcune procedure amministrative, tra cui la masterizzazione dei risultati su un CD, prima che possano essere annunciati. Il voto elettronico è legalmente vincolante, non è un exit-poll. la gente nella stanza ha visto solo ciò che avviene, e i numeri, ma non il risultato completo, fino a quando non è stato pubblicato per tutti. Ma li abbiamo pubblicati circa mezz’ora dopo la chiusura dei sondaggi, il che è abbastanza positivo “.</p>
<p>“Devi anche confrontarlo con le persone che devono fare il conteggio manuale, che saranno al seggio elettorale sin dalle prime ore del mattino (i <em>sondaggi aprono alle 9:00 del giorno delle elezioni</em> ), quindi iniziano solo a contare dalle 20:00. Almeno non è consentito fumare nei seggi elettorali, come in alcuni paesi! “</p>
<h4><strong>Sviluppi futuri</strong></h4>
<p>“La cosa unica dell’Estonia è che le persone sono riuscite a concordare rapidamente un sistema, tutti lo usano e funziona in modo abbastanza efficiente. C’è anche il problema di costruire un paese, dall’indipendenza, piuttosto che cercare di riformare qualcosa che era già lì Anche loro hanno creato il proprio sistema, anziché acquistarne uno proprietario, e hanno avuto la giusta sensazione per la tecnologia giusta, al momento giusto. “</p>
<p>“Dal 2007, l’Estonia è stata in prima linea nella protezione di Internet, con un team di risposta alle emergenze di crisi all’interno dell’autorità del sistema informativo (RIA), e c’è anche una maggiore consapevolezza in merito al periodo elettorale”, afferma Robert, dell’approccio estone alla sicurezza del voto elettronico.</p>
<p>Ma quali sono i probabili sviluppi in futuro?</p>
<p>“Penso che la tendenza di allontanarsi dalle macchine per il voto, per adottare gli scanner ottici, continuerà. Con le macchine, le persone fanno fatica a capire cosa succede al loro interno - questo è stato satirizzato in spettacoli come i Simpson, in cui le macchine erano raffigurate come sistemi che mangiano i voti e così via.”</p>
<p>“Il prossimo passo potrebbe essere l’uso diffuso di ID elettronici a livello internazionale. Esistono già alcuni paesi i cui ID sono accettati in Estonia, quindi è probabile che crescano.</p>
<p>“Anche l’amministrazione del processo elettorale, con metodi di voto più tradizionali. Ad esempio sarebbe bene avere un supporto migliore per il sistema di amministrazione elettorale, per consentire più seggi elettorali in modo che l’onere sia distribuito più ampiamente. Potremmo consentire un maggior numero di seggi elettorali anche più piccoli “.</p>
<p>“Alla fine della giornata, tutti questi canali - tutti i metodi di voto elettronico, il voto di persona, per posta, ecc. Semplicemente rendono più semplice il processo, rendono più ampia la partecipazione alla celebrazione della democrazia. Ma sono solo i candidati e i loro partiti che fanno davvero partecipare le persone alle elezioni “.</p>
<p><em>Le prossime elezioni in Estonia, per il governo locale, sono nel 2021, a cui tutti i residenti permanenti possono votare.</em></p>
<p>Editor: Andrew Whyte</p>
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</item>
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<title>Cosa è realmente accaduto con l’esperimento di voto blockchain del West Virginia?</title>
<link>https://crvd.hermescenter.org/cosa-e-realmente-accaduto-con-lesperimento-di-voto-blockchain-del-west-virginia/</link>
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<pubDate>Sun, 14 Jul 2019 11:07:13 +0200</pubDate>
<category>Traduzioni</category>
<description>Non lo sappiamo davvero, e questo è preoccupante. L’anno scorso, la Virginia dell’Ovest ha fatto qualcosa che nessun altro stato degli Stati Uniti aveva mai…</description>
<content:encoded><![CDATA[<h2>Non lo sappiamo davvero, e questo è preoccupante.</h2>
<p>L’anno scorso, la Virginia dell’Ovest ha fatto qualcosa che nessun altro stato degli Stati Uniti aveva mai fatto prima in un’elezione federale: ha permesso agli elettori oltreoceano la possibilità di esprimere voti assenti per le elezioni di medio termine tramite un’app mobile abilitata per blockchain. Secondo Voatz, con la quale lavorava la West Virginia, <a href="https://crvd.hermescenter.org/wp-content/uploads/2019/02/West-Virginia-Mobile-Voting-White-Paper-NASS-Submission.pdf">144 persone provenienti da 31 paesi</a> hanno inviato con successo i voti tramite l’app per le elezioni di novembre. Prima di questo in Maggio, c’era un pilota più piccolo del sistema in due contee del West Virginia.</p>
<p>West Virginia ha dichiarato che l’esperimento è un successo e afferma che prevede di utilizzare <a href="https://www.longhash.com/news/west-virginia-will-use-blockchain-voting-in-the-2020-presidential-election-why" rel="noopener">nuovamente</a> la tecnologia <a href="https://www.longhash.com/news/west-virginia-will-use-blockchain-voting-in-the-2020-presidential-election-why" rel="noopener">nel 2020</a>. Voatz ha già stretto accordi <a href="https://qz.com/1567759/denver-will-use-voatz-mobile-blockchain-app-in-municipal-elections/" rel="noopener">con altri governi locali</a> negli Stati Uniti, più recentemente per le elezioni comunali di Denver a maggio.</p>
<p>Ma quanto è stato sicuro e accurato il voto del 2018? È impossibile dirlo perché lo stato e la società non condividono le informazioni di base che gli esperti sostengono sia necessario <a href="https://cse.sc.edu/~buell/blockchain-papers/documents/WhatWeDontKnowAbouttheVoatz_Blockchain_.pdf" rel="noopener">per valutare correttamente</a> se il pilota di voto blockchain sia stato davvero un successo clamoroso. Con il 2020 che si profila, questo è preoccupante, dato quello che ora sappiamo della portata delle <a href="https://slate.com/technology/2019/06/russia-hacking-vr-systems-2016.html" rel="noopener">incursioni russe nei nostri sistemi elettorali</a> nel 2016.</p>
<p>Funzionari statali della West Virginia hanno affermato che l’obiettivo di lanciare l’opzione di voto mobile era di <a href="https://sos.wv.gov/elections/Pages/MobileVote.aspx" rel="noopener">facilitare il voto alle truppe che</a> vivono all’estero. Ma i virginiani occidentali all’estero non dovevano essere nell’esercito per approfittare del processo. Tutti i cittadini dovevano fare la registrazione, scaricare l’app, eseguire alcuni passaggi di verifica come caricare un ID di foto e fare un video selfie e fare e inviare le proprie selezioni sullo schermo. E tutto ciò è stato detto di essere sicuro. Con la tecnologia blockchain utilizzata, affermava la ditta, i voti sarebbero quasi impossibili da hackerare. (Blockchain è un libro mastro pubblico digitale che registra le informazioni, può essere condiviso e utilizzato da una grande rete decentralizzata, quindi è teoricamente più resistente alle manomissioni).</p>
<p>Ma numerosi esperti di tecnologia elettorale hanno lanciato l’allarme su ciò che hanno detto che era l’enorme potenziale di problemi tecnici e rischi per la sicurezza sui dispositivi mobili delle persone, sulle reti che li ospitavano e sui server che contenevano le loro informazioni. Tra le parole e le frasi che descrivevano l’esperimento del West Virginia: ” <a href="https://translate.googleusercontent.com/translate_c?depth=1&amp;hl=it&amp;rurl=translate.google.com&amp;sl=en&amp;sp=nmt4&amp;tl=it&amp;u=https://www.newyorker.com/tech/annals-of-technology/the-campaign-for-mobile-phone-voting-is-getting-a-midterm-test%3Freload%3Dtrue&amp;xid=17259,15700021,15700186,15700190,15700256,15700259,15700262&amp;usg=ALkJrhhu8Tv1eOWgO4kzXib1geOe1tjH4Q" rel="noopener">orribile</a> “, ” <a href="https://money.cnn.com/2018/08/06/technology/mobile-voting-west-virginia-voatz/index.html" rel="noopener">orrifico</a> “, ” <a href="https://statescoop.com/meet-the-guy-paying-for-west-virginia-to-run-an-election-on-blockchain/" rel="noopener">completamente pazzo</a> “, ” <a href="https://www.vanityfair.com/news/2018/08/smartphone-voting-is-coming-just-in-time-for-midterms-voatz?verso=true" rel="noopener">promesse di blockchain ad alta quota</a> “, ” <a href="https://twitter.com/buzz/status/1026718839105499136" rel="noopener">i Theranos del voto</a> ” e ” <a href="https://money.cnn.com/2018/08/06/technology/mobile-voting-west-virginia-voatz/index.html" rel="noopener">no</a> “. Alcuni hanno indicato il mancanza di trasparenza attorno all’app, altri alla <a href="https://www.technologyreview.com/s/611850/why-security-experts-hate-that-blockchain-voting-will-be-used-in-the-midterm-elections/" rel="noopener">debolezza</a> <a href="https://www.wired.com/story/smartphone-voting-is-happening-west-virginia/" rel="noopener">intrinseca</a> di condurre un’elezione su Internet.</p>
<p>Il nostro sguardo più ravvicinato ai dettagli degli esperimenti di voto è stato presentato in un <a href="https://sos.wv.gov/FormSearch/Elections/Informational/West-Virginia-Mobile-Voting-White-Paper-NASS-Submission.pdf" rel="noopener">white paper di otto pagine</a> pubblicato a febbraio, ma non ha fornito dettagli. Nel rapporto, Voatz ha dichiarato di aver trattenuto quattro esperti indipendenti di sicurezza per controllare il suo sistema. Sebbene il white paper includesse “fatti divertenti per i fanatici delle elezioni”, non è riuscito a nominare nessuno di questi revisori. Anche non in elenco: l’ambito dei test condotti, a quali esattamente i revisori hanno avuto accesso, per quanto tempo hanno dovuto eseguire i test, quali vulnerabilità sono state scoperte, la gravità di tali vulnerabilità e se sono state corrette o meno.</p>
<p>Alla domanda sul perché non è stata rilasciata una revisione contabile o un rapporto degli auditor, il co-fondatore e CEO di Voatz, Nimit Sawhney, che è stato co-autore del white paper, ha fornito diverse ragioni. In primo luogo, ha indicato un accordo di non divulgazione con i revisori dei conti. Quindi, ha affermato che non c’era modo di condividere ulteriori informazioni sulla revisione senza rivelare informazioni proprietarie sul sistema. Ma ci si aspetterebbe una relazione redatta o addirittura un estratto del rapporto per motivi di trasparenza, data la posta in gioco di introdurre un nuovo sistema nel nostro processo di voto già traballante. A seconda della segretezza della sua architettura di sistema è un meccanismo di sicurezza così scarso che i ricercatori hanno persino coniato un termine per questo: la <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Security_through_obscurity" rel="noopener">sicurezza dall’oscurità</a> .</p>
<p>A suo merito, <a href="https://tuskphilanthropies.com/" rel="noopener">Tusk Philanthropies</a> , l’organizzazione che ha finanziato la maggior parte dei piloti Voatz per il mobile voting, ha incaricato <a href="https://www.theshiftstate.com/" rel="noopener">ShiftState Security</a> di condurre la propria revisione separata e di rivedere gli altri audit e test di penetrazione (dove gli auditor cercano vulnerabilità di sicurezza che gli aggressori potrebbero sfruttare). Andre McGregor, Chief Security Officer di ShiftState, mi ha detto che l’azienda ha schierato “un paio di consulenti”, tra cui lui stesso, oltre un mese per condurre una revisione completa della sicurezza, intervistare i dipendenti di Voatz e verificare se i test di penetrazione condotti da un’altra azienda erano in linea con risultati che ci si aspetterebbe da un pen-test di quel tipo di stack software. McGregor ha detto che Voatz “ha fatto molto bene” nell’audit. Ma ha rifiutato di rispondere a diverse domande a causa di un accordo di non divulgazione che aveva firmato con Voatz. Dopo che il vicepresidente senior di Voatz Larry Moore mi disse che la società avrebbe liberato McGregor dalla sua NDA, McGregor dichiarò che qualsiasi domanda di intervista avrebbe dovuto essere inviata via e-mail, ma non rispose a quelle.</p>
<p>La mancanza di trasparenza di Voatz rende difficile verificare se i voti sono stati tabulati in modo accurato. La parte più importante della conduzione di un audit di tabulazione post-voto - un modo per ottenere la fiducia che i risultati delle elezioni riportati siano corretti - richiede l’assunzione di un campione casuale di schede che rifletta il vero intento dell’elettore. Qui è dove avere una scia di carta dal voto può tornare utile. Con macchine che generano schede di carta o votazioni cartacee tradizionali, è possibile tenere il pezzo di carta e verificarlo prima di inserirlo in un tabulatore di scansione.</p>
<p>Il sito web di Voatz afferma che “un voto cartaceo viene generato nella notte delle elezioni” e viene “calcolato utilizzando il processo di conteggio standard in ogni contea partecipante”. Ciò significa che il voto dell’elettore viene inviato al personale amministrativo della contea in formato PDF e la contea il personale addetto stampa lo stampa e lo inserisce nel tabulatore di scansione. Le schede cartacee generate dal PDF potrebbero comunque essere utili per controllare il tabulatore stesso, ma non il <em>processo di</em> votazione, dal momento che l’elettore non ha mai avuto la possibilità di rivedere il lavoro direttamente. Ciò richiede all’elettore di credere che il governo farà tutto questo correttamente dietro le quinte.</p>
<p>“Non c’è nulla di simile da controllare quando si utilizza il voto via internet o il voto sul cellulare, quindi non c’è modo di tornare indietro e assicurarsi che la tabulazione sia corretta e che corrisponda a qualcosa che l’elettore intende”, ha detto Audrey Malagon, consulente matematico per la <a href="https://www.verifiedvoting.org/" rel="noopener">votazione verificata</a> , un’associazione senza scopo di lucro che promuove la regolamentazione e la legislazione promuovendo l’accuratezza, la trasparenza e la verificabilità delle elezioni.</p>
<p>Il sito web di Voatz dice anche che un audit postelettorale può confrontare “le schede cartacee con le ricevute digitali verificate dagli elettori anonime generate al momento della presentazione del voto”. Ma una copia carbone di un voto mobile o online non è un voto cartaceo, e confrontandolo la ricevuta con i risultati non è un controllo di tabulazione. “Per avere un’autentica verifica della tabulazione, devi essere in grado di controllare qualcosa che l’elettore è stato in grado di verificare, e quindi ogni volta che stai introducendo questi passaggi extra e processi extra, hai il potenziale extra di errore, “Disse Malagon.</p>
<p>Sawhney dice che ciascun elettore riceve una ricevuta verificabile del proprio voto e ha la possibilità di verificare se rappresenta il loro intento, e una copia anonimo del messaggio di posta elettronica viene inviata alla giurisdizione. Gli audit di tabulazione sono stati condotti in base alle copie inviate alla giurisdizione. Ma cosa succede se lo schema della firma è rotto o se un’e-mail non è stata inviata correttamente a entrambi i destinatari? “L’unica cosa che un elettore può effettivamente verificare è qualcosa che l’elettore vede. Se l’elettore si trova in un luogo guardando una ricevuta verificabile da un elettore e qualcun altro si trova in un’altra posizione guardando un voto stampato che presumibilmente corrisponde a quella ricevuta, come facciamo a sapere che effettivamente lo fa? “, Ha chiesto Mark Lindeman, senior senior di Verified Voting e responsabile della politica tecnologica.</p>
<p>L’uso di blockchain da parte di Voatz non risolve questo problema. I sostenitori del voto blockchain sottolineano che la blockchain è resistente alle manomissioni, che dicono che possono proteggere il processo. Ma chiunque abbia votato in questo modo potrebbe voler controllare il proprio voto nella blockchain per assicurarsi che sia effettivamente lì e dice cosa intendevano.Sebbene Voatz speri di cambiarlo in futuro, i suoi utenti al momento non hanno modo di farlo. E generare schede elettorali che gli elettori non sono in grado di vedere o verificare non è abbastanza.</p>
<p>Anche se Voatz riesce a costruire uno spettatore che consente agli elettori di verificare i loro voti all’interno della blockchain, non risolve ancora il problema degli audit di tabulazione, dove l’uso di campioni casuali fa parte del punto. E non è possibile accertare se le copie in carbonio delle entrate di voto riflettano le intenzioni degli elettori sul modo in cui le schede cartacee possono.</p>
<p>Trovare una soluzione tecnica che consenta ai sistemi di voto di mostrare che ciò che viene registrato, contato e archiviato nella blockchain riflette l’intento dell’elettore senza compromettere la segretezza dell’elettore non è facile. Ecco perché molti esperti pensano che la blockchain non sia uno strumento appropriato per il voto, almeno non ancora.</p>
<p>Voatz ha promesso ulteriori white paper e che i futuri audit saranno condotti da aziende terze e saranno di pubblico dominio prima del 2020. Se ciò dovesse accadere, sarebbe un passo nella giusta direzione. Una verifica del voto a Denver è stata condotta dal National Cybersecurity Center, un’organizzazione senza scopo di lucro fondata su un progetto di legge firmato dall’ex governatore del Colorado John Hickenlooper, che è il direttore fondatore e ha un seggio non votante alla lavagna. L’audit di tabulazione è stato, ancora una volta, condotto sulla base delle ricevute. L’audit stesso era, perlomeno, più trasparente, con una demo di processo di audit e video pubblicati pubblicamente, insieme a un <a href="https://www.facebook.com/DenverElections/videos/625783547868833/" rel="noopener">video in diretta su Facebook</a> della Denver Elezioni di Denver.</p>
<p>Sono previsti anche ulteriori controlli da parte del Dipartimento della Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, anche se è improbabile che i risultati vengano condivisi pubblicamente in modo significativo. Donald Kersey, consigliere generale ed ex direttore delle elezioni / vice-legale per l’Ufficio del Segretario di Stato della West Virginia, ha affermato che i test di penetrazione saranno effettuati dal Dipartimento della Sicurezza Nazionale in estate e autunno, e che i test includeranno interni sul posto tentativi di intrusione in autunno. Questo genererà un rapporto di verifica, ma non pubblico, sebbene Kersey abbia intenzione di riassumerlo per gli elettori. Quando gli è stato chiesto come gli elettori possono determinare se stia prendendo le ciliegie dalla relazione, Kersey ha detto: “Se c’è qualcosa di insicuro, vogliamo saperlo, e se non può essere mitigato, non lo useremo. ”</p>
<p>“Nessuno è interessato a mettere fuori qualcosa che non è sicuro e non all’altezza di un certo standard”, ha detto Sawhney. “Riteniamo che sia abbastanza robusto e faccia ciò che pretende di fare.”</p>
<p>Ma “abbastanza robusto” non è abbastanza buono quando si tratta di votare in modo sicuro. E senza vedere un adeguato audit di tabulazione o altri dettagli su come funziona, semplicemente non possiamo valutarlo.</p>
<p><a href="http://www.slate.com/articles/technology/future_tense/2012/03/future_tense_emerging_technologies_society_and_policy_.html" rel="noopener">Future Tense</a> è una partnership tra <a href="https://slate.com/" rel="noopener">Slate</a> , <a href="https://www.newamerica.org/" rel="noopener">New America</a> e <a href="http://www.asu.edu/?feature=research" rel="noopener">Arizona State University</a> che esamina le tecnologie emergenti, le politiche pubbliche e la società.</p>
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<title>Voto elettronico, Ginevra lascia</title>
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<pubDate>Wed, 19 Jun 2019 17:57:58 +0200</pubDate>
<category>Articolo</category>
<description>Il cantone ha disattivato prima del previsto il sistema che serviva pure i cittadini dei cantoni d’Argovia, Berna e Lucerna…</description>
<content:encoded><![CDATA[<h2>Il cantone ha disattivato prima del previsto il sistema che serviva pure i cittadini dei cantoni d’Argovia, Berna e Lucerna</h2>
<figure><figcaption>https://tp.srgssr.ch/p/rsi/embed?urn=urn:rsi:audio:11895188&amp;autoplay=true&amp;hideendscreen=1</figcaption></figure>
<p>Il sistema di voto per posta elettronica messo a punto per conto del canton Ginevra è stato disattivato e non sarà quindi disponibile per le votazioni federali di ottobre.</p>
<p>La decisione presa dal Consiglio di Stato dipende dal fatto che l’eventuale via libera da parte del Governo nazionale, previsto a fine giugno e poi rinviato a metà agosto, non sarebbe giunto in tempo, in caso di rifiuto, per permettere d’apportare i correttivi richiesti e per modificare le istruzioni destinate alla cittadinanza, tacendo delle prevedibili rilevanti spese necessarie per rispondere alle esigenze in materia di sicurezza.</p>
<p>Il provvedimento è stato concordato con i cantoni d’Argovia, Berna e Lucerna, i cui cittadini potevano usare lo stesso vettore per esprimersi.<br/></p>
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<title>Elezioni Europee 2019: tutti i sistemi elettorali nella UE</title>
<link>https://crvd.hermescenter.org/elezioni-europee-2019-tutti-i-sistemi-elettorali-nella-ue/</link>
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<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 08:10:50 +0200</pubDate>
<category>Articolo</category><category>Rassegna stampa</category>
<description>Metodi, soglie di sbarramento, preferenze e circoscrizioni: tutto quello che c’è da sapere sui 28 sistemi elettorali per le Europee di Marco Giannatiempo e…</description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Metodi, soglie di sbarramento, preferenze e circoscrizioni: tutto quello che c’è da sapere sui 28 sistemi elettorali per le Europee</p>
<p>di <a href="https://www.youtrend.it/author/marco-giannatiempo/" rel="noopener">Marco Giannatiempo</a> e<a href="https://www.youtrend.it/author/marco-giannatiempo/" rel="noopener"> Al</a><a href="https://www.youtrend.it/author/alessio-vernetti/" rel="noopener">essio Vernetti</a> 26 Aprile 2019 su YouTrend.it</p>
<p>L’ottava legislatura del <strong>Parlamento Europeo</strong> volge al termine. <strong>Tra il 23 e il 26 maggio,</strong> gli elettori degli stati membri dell’Unione Europea saranno chiamati alle urne per eleggere i nuovi eurodeputati. Il 23 si voterà in <strong>Olanda</strong>e nel <strong>Regno Unito</strong>, il 24 in <strong>Irlanda</strong>, il 25 a <strong>Malta</strong>, in <strong>Lettonia</strong> e in <strong>Slovacchia</strong>, e domenica 26 negli altri 22 paesi. Lo <strong>scrutinio</strong> inizierà poi contemporaneamente in tutta l’Unione, dalle 23:00 di domenica 26. I <strong>risultati</strong>delle elezioni europee saranno quindi definitivi dalla mattina successiva, ma probabilmente si avrà un quadro abbastanza preciso del nuovo Europarlamento già poche ore dopo l’inizio dello spoglio.</p>
<p>La vigilia di questa tornata elettorale è stata caratterizzata dal tormentato <strong>processo di uscita del Regno Unito </strong>dall’Unione Europea. Il <strong>Consiglio Europeo</strong>, in vista della <strong>Brexit</strong>, aveva stabilito la <a href="http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-7-2018-REV-1/en/pdf" rel="noopener"><strong>riduzione da 751 a 705</strong></a> del numero dei deputati da eleggere nel nuovo Parlamento, redistribuendo una parte dei seggi riservati al Regno Unito tra gli altri 27 stati. Il <strong>rinvio della Brexit</strong> al 31 ottobre 2019, stabilito di recente, rende tuttavia <strong>obbligatoria</strong>l’elezione di europarlamentari anche da parte del Regno Unito. Pertanto, ogni stato membro eleggerà un numero di deputati pari a quello spettante nella legislatura che sta per concludersi, per un totale di <strong>751 parlamentari</strong>, salvo il caso in cui la Brexit abbia luogo – molto improbabile, visti i precedenti – entro il mese di maggio. Se invece, come sembra, l’uscita del Regno Unito dall’UE dovesse concludersi dopo le elezioni, il mandato dei 73 eurodeputati britannici scadrà nel corso della prossima legislatura. Di conseguenza, entrerà in vigore la decisione del Consiglio Europeo che redistribuisce 27 dei 73 eurodeputati britannici tra gli altri paesi dell’Unione, che dovranno quindi “ripescare” alcuni dei non eletti (l’Italia ne guadagnerebbe 3, passando <strong>da 73 a 76</strong>).</p>
<h4>Elezioni europee: la ripartizione dei seggi per paese</h4>
<figure><div class="embed embed-chart"><iframe allowfullscreen="" loading="lazy" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" src="https://datawrapper.dwcdn.net/xBF03/2/" title="Grafico interattivo"></iframe></div></figure>
<p>L’Unione Europea riserva ai singoli paesi la facoltà di adottare il <strong>sistema elettorale</strong> che preferiscono, purché nel rispetto di poche <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32018D0994&amp;from=EN" rel="noopener">regole comuni</a>, la più rilevante delle quali consiste nell’obbligo della <strong>rappresentanza proporzionale</strong>, sia esso con scrutinio di lista o voto singolo trasferibile. Il margine di decisione sugli elementi tecnici è comunque piuttosto <strong>ampio</strong>. Ogni paese, infatti, può stabilire la <strong>formula elettorale</strong> per il riparto dei seggi, il <strong>tipo di lista</strong>, la <strong>soglia di</strong> <strong>sbarramento</strong>, l’eventuale suddivisione del territorio nazionale in <strong>circoscrizioni</strong> e molti altri aspetti.</p>
<h3><strong>Soglia di sbarramento</strong></h3>
<p>Le regole comuni sul sistema elettorale per le elezioni europee stabiliscono che la soglia di sbarramento prevista <strong>non può superare il 5%</strong> dei voti a livello nazionale. 10 dei 28 stati adottano una soglia di sbarramento del 5%: <strong>Belgio</strong> (a livello circoscrizionale), <strong>Croazia</strong>, <strong>Francia</strong>, <strong>Lettonia</strong>, <strong>Lituania</strong>, <strong>Polonia</strong>, <strong>Repubblica Ceca</strong>, <strong>Romania</strong>, <strong>Slovacchia</strong> e <strong>Ungheria</strong>. In <strong>Austria</strong>, <strong>Italia</strong> e <strong>Svezia</strong> lo sbarramento è del 4%, in <strong>Grecia</strong> del 3%, a <strong>Cipro</strong> dell’1,8% (ma solo in sede di recupero dei resti). Negli altri 13 paesi, infine, <strong>non vi è alcuna soglia</strong>.</p>
<p>Le regole comuni dispongono, inoltre, che a partire dal voto del <strong>2024</strong> le circoscrizioni che eleggono più di <strong>35 eurodeputati</strong> dovranno necessariamente prevedere una soglia compresa <strong>tra il 2% e il 5%</strong>. Si tratta dei cinque paesi più popolosi dell’Unione: <strong>Germania</strong>, <strong>Francia</strong>, <strong>Italia</strong>, <strong>Spagna</strong> e <strong>Polonia</strong>, cui si aggiungerebbe il <strong>Regno Unito</strong> in caso di permanenza nella UE. Al momento, Regno Unito, Germania e Spagna non prevedono lo sbarramento. La Spagna dovrà introdurlo, mentre in Germania la clausola è stata dichiarata <strong>incostituzionale</strong> da una sentenza della Corte di Karlsruhe del 2014.</p>
<h4><strong>Elezioni europee: la soglia di sbarramento</strong></h4>
<figure><div class="embed embed-chart"><iframe allowfullscreen="" loading="lazy" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" src="https://datawrapper.dwcdn.net/OwFf4/6/" title="Grafico interattivo"></iframe></div></figure>
<h3><strong>Formula elettorale</strong></h3>
<p>Anche le modalità aritmetiche di <strong>traduzione dei voti in seggi</strong> variano molto tra gli stati dell’Unione. 18 paesi su 28 adottano il <strong>metodo dei divisori</strong>: i voti ottenuti da ciascuna lista vengono divisi per una serie di divisori ottenendo in tal modo dei quozienti, e gli <em>N</em> seggi sono attribuiti alle liste con gli <em>N</em> quozienti più alti.</p>
<p>In <strong>15 stati</strong> i divisori per i quali si dividono i voti delle liste sono 1, 2, 3, 4 e così via. Si tratta del cosiddetto <strong>metodo D’Hondt</strong>, che tra i sistemi elettorali proporzionali è tra i più <strong>penalizzanti</strong> per i partiti di piccole dimensioni. In <strong>Lettonia</strong> e in <strong>Germania</strong> s’impiega invece il metodo <strong>Sainte-Laguë-Webster</strong> (dove i divisori sono 1, 3, 5, 7…). In Svezia si utilizza il metodo <strong>Sainte-Laguë modificato</strong>, i cui divisori sono 1.2, 3, 5, 7 ecc., in seguito a una recente riforma che ha ridotto il primo divisore da 1.4 a 1.2 per assicurare una maggiore proporzionalità.</p>
<p><strong>8 paesi</strong> adottano invece il <strong>metodo del quoziente. </strong>In questa formula, il totale dei voti espressi alle liste viene diviso per il numero dei seggi da assegnare – talvolta aumentato di una o più unità – ottenendo in questo modo il <strong>quoziente elettorale</strong>. In seguito, i voti ottenuti da ciascuna lista vengono divisi per tale quoziente, e il numero di seggi spettante a ciascuna lista è dato dal risultato (in numeri interi) di questa operazione.</p>
<h4><strong>Elezioni europee: la formula elettorale</strong></h4>
<figure><div class="embed embed-chart"><iframe allowfullscreen="" loading="lazy" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" src="https://datawrapper.dwcdn.net/lKjKa/6/" title="Grafico interattivo"></iframe></div></figure>
<p>Il <strong>quoziente Hare</strong> (o Hare-Niemeyer), dato dal rapporto tra voti totali e numero di seggi da attribuire, è impiegato in <strong>Italia</strong> e altri 5 stati. In <strong>Slovacchia</strong> e in <strong>Lussemburgo</strong> si utilizza il quoziente <strong>Hagengbach-Bischoff</strong>, dato dal rapporto tra voti totali e numero di seggi da attribuire aumentato di uno. Questo metodo è leggermente più <strong>disproporzionale</strong> del quoziente Hare.</p>
<p>In <strong>Irlanda</strong>, a <strong>Malta</strong>, e in <strong>Irlanda del Nord</strong> (una delle 12 circoscrizioni che compongono il Regno Unito) vige il <strong>voto singolo trasferibile</strong>. Questo sistema permette agli elettori di votare non per le liste bensì direttamente per i singoli candidati della propria circoscrizione, ordinando gli stessi dal preferito al meno gradito. Il candidato che raggiunge la quota elettorale (il cosiddetto <strong>quoziente Droop</strong>) è eletto, e le sue “prime preferenze” che eccedono tale quota vengono redistribuite agli altri candidati in proporzione alle loro “seconde preferenze”.</p>
<h3><strong>Il tipo di lista: preferenze o liste bloccate?</strong></h3>
<p>Per ciò che riguarda il metodo di scelta dei candidati, vi sono spiccate differenze tra i paesi. A <strong>Malta</strong> e in <strong>Irlanda</strong>, come detto, si usa il voto singolo trasferibile. In 7 paesi <strong>le liste sono chiuse</strong>, ovvero bloccate: entro il numero di seggi che spettano a ciascuna forza politica sono eletti i candidati nell’ordine in cui compaiono nella lista.</p>
<p>Negli altri 19 stati l’elettore dispone della possibilità di dare un <strong>voto di preferenza</strong>. In <strong>Estonia</strong>, <strong>Finlandia</strong>, <strong>Olanda</strong> e <strong>Polonia</strong> si vota direttamente per il candidato, e il voto si estende alla lista: si tratta quindi, di fatto, di una <strong>preferenza obbligatoria</strong>.</p>
<p>La maggior parte dei paesi concede all’elettore la possibilità di esprimere <strong>una sola preferenza</strong>, mentre altrove è permesso esprimerne più d’una. Ad esempio, due in <strong>Repubblica Ceca</strong>, <strong>Slovacchia</strong> e a <strong>Cipro</strong>, quattro in Grecia, cinque in Lituania, ben sei in Lussemburgo (anche a candidati di liste diverse!) e addirittura illimitate – o meglio in misura non superiore al numero di candidati presenti in lista – in <strong>Belgio</strong> e in <strong>Lettonia</strong>. Il paese baltico è l’unico nel quale l’elettore può esprimere anche <strong>preferenze negative</strong>. In <strong>Italia</strong> le preferenze sono al massimo tre, con il vincolo dato dalle norme sulla <strong>preferenza di genere</strong>: se si esprime più di una preferenza non è possibile votare soltanto per candidati di un solo sesso.</p>
<h4><strong>Elezioni europee: il tipo di lista per paese</strong></h4>
<figure><div class="embed embed-chart"><iframe allowfullscreen="" loading="lazy" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" src="https://datawrapper.dwcdn.net/AFiJn/5/" title="Grafico interattivo"></iframe></div></figure>
<p>8 paesi adottano le <strong>liste aperte</strong>, ovvero quelle in cui i candidati sono eletti esclusivamente in ragione del voto personale da essi ricevuto. In altri termini, chi ottiene più preferenze, nell’ambito dei seggi attribuiti alla lista, diventa un eurodeputato. Negli altri paesi le liste sono <strong>flessibili</strong>: se un candidato ottiene una certa quota di voti (in genere <strong>tra il 5% e il 15%</strong> dei voti ottenuti dalla lista, ma sono presenti numerose varianti) “scavalca” quelli della lista bloccata, altrimenti prevale il criterio dell’ordine di presentazione. In <strong>Danimarca</strong> è possibile presentare sia liste aperte che liste flessibili, dunque ordinate, anche se le principali formazioni politiche in genere optano per le liste aperte.</p>
<h3><strong>Circoscrizioni, candidati indipendenti, voto obbligatorio e altre curiosità</strong></h3>
<p>La varietà dei sistemi elettorali in vigore negli stati membri dell’Unione non si limita alle soglie di sbarramento, alla formula elettorale e al tipo di lista. A un esame più attento dei metodi di voto adottati da ciascun paese si possono scovare <strong>alcune curiosità</strong>.</p>
<h4>Le circoscrizioni</h4>
<p>Uno degli elementi più rilevanti nel determinare la disproporzionalità di un sistema elettorale è l’<strong>ampiezza delle circoscrizioni</strong>, cioè il numero di seggi che essa attribuisce. Quasi tutti i paesi costituiscono un <strong>collegio unico nazionale</strong> nel quale si opera il conteggio dei seggi. In <strong>Belgio</strong>, in <strong>Irlanda </strong>e nel <strong>Regno Unito</strong>, invece, l’attribuzione dei seggi avviene in ambito circoscrizionale. Belgio e Irlanda sono costituiti da 3 circoscrizioni, che in Belgio corrispondono alle <strong>comunità linguistiche</strong> del paese (francofona, fiamminga e germanofona). Il Regno Unito è suddiviso in 12 circoscrizioni: una per Scozia, Galles e Irlanda del Nord e 9 per l’Inghilterra.</p>
<p>Anche <strong>Germania</strong>, <strong>Italia</strong> e <strong>Polonia</strong> sono suddivise in circoscrizioni (rispettivamente 16, 5 e 13). Tuttavia, in questi paesi l’attribuzione dei seggi avviene a livello nazionale: le circoscrizioni pertanto servono ai partiti soltanto per presentare <strong>candidati diversi</strong> tra le varie aree del paese. Se in Italia – salvi i casi di <strong>pluri-candidature </strong>– le liste circoscrizionali dei partiti sono differenti, in Germania soltanto la CDU/CSU presenta candidati diversi in ogni Land, mentre le altre formazioni politiche presentano un’unica lista federale. La <strong>Francia</strong> ha recentemente soppresso le 8 circoscrizioni in cui era suddivisa fino alle scorse elezioni.</p>
<h4>Indipendenti e coalizioni</h4>
<p>Gli elettori italiani saranno sorpresi nell’apprendere che in alcuni paesi è possibile che si presentino dei <strong>candidati indipendenti</strong>, esterni alle liste, che talvolta riescono anche ad essere eletti. Ciò avviene in <strong>Bulgaria</strong>, <strong>Estonia</strong>, <strong>Regno Unito</strong>, <strong>Romania</strong> e <strong>Cipro</strong>. Per essere eletti, occorre che essi raggiungano una quota elettorale.</p>
<p>In <strong>Danimarca</strong>, <strong>Cipro</strong>, <strong>Finlandia</strong>, <strong>Italia</strong> (solo per i partiti espressione di minoranze linguistiche, come la <strong>SVP</strong>), <strong>Lettonia</strong>, <strong>Lituania</strong>, <strong>Olanda</strong>, <strong>Portogallo</strong>, <strong>Repubblica Ceca</strong>, <strong>Slovacchia</strong> e <strong>Slovenia</strong> è possibile che due o più liste si uniscano in una <strong>coalizione</strong>.</p>
<p>In <strong>Finlandia</strong>, oltre ai partiti, possono presentarsi alle elezioni anche le <em>constituency associations</em>, che sono espressione di una <strong>rappresentanza territoriale</strong>.</p>
<h4>Elettorato attivo e passivo</h4>
<p>Il <strong>voto è obbligatorio</strong> in 3 dei 28 paesi: <strong>Belgio</strong>, <strong>Lussemburgo</strong> e <strong>Grecia</strong>, ma in quest’ultimo caso l’obbligo è solo di natura formale, poiché non vi sono sanzioni per chi non si reca alle urne. In <strong>Bulgaria</strong> l’obbligatorietà del voto, approvata dal parlamento nel 2016, è stata abolita dalla Corte costituzionale nel 2017, anno in cui anche <strong>Cipro</strong>ha soppresso questa disposizione, ormai desueta.</p>
<p>Nella gran parte dei paesi europei il <strong>diritto di voto</strong> si ottiene a <strong>18 anni</strong>. Le eccezioni sono costituite dalla <strong>Grecia</strong>(17 anni) e da <strong>Austria</strong> e <strong>Malta</strong>, dove è permesso votare anche ai sedicenni. L’età per l’<strong>elettorato passivo</strong> varia tra i <strong>18 anni</strong> (15 paesi) e i <strong>25</strong> (soltanto Grecia e Italia). In tutti gli altri si può essere eletti a 21 anni oppure a 23 (solo in <strong>Romania</strong>).</p>
<p>I cittadini di <strong>Irlanda</strong>, <strong>Malta</strong>, <strong>Repubblica Ceca</strong> e <strong>Slovacchia</strong> non possono votare alle elezioni europee se <strong>risiedono all’estero</strong>. Tale possibilità è concessa negli altri 24 paesi, con modalità differenti: per <strong>posta</strong> (15 paesi), in <strong>ambasciata</strong> (19 paesi), per <strong>delega</strong> (4 paesi) o attraverso il <strong>voto elettronico</strong> (solo in <strong>Estonia</strong>). In <strong>Italia</strong>, <strong>Grecia</strong>, <strong>Bulgaria</strong> e <strong>Regno Unito</strong> si può votare dall’estero soltanto se si è residenti in un paese dell’Unione Europea.</p>
<p><em>(Articolo a cura di Marco Giannatiempo. Grafici e mappe a cura di Alessio Vernetti)</em></p>
<p><br/></p>
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<title>Scytl risponde a interpretazioni errate relative al comunicato stampa della Posta Svizzera</title>
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<pubDate>Fri, 15 Mar 2019 15:47:04 +0100</pubDate>
<category>Traduzioni</category>
<description>14 marzo 2019 | comunicato aziendale Riportiamo il comunicato aziendale di Scytl in relazione al bug svizzero In seguito alla recente pubblicazione del…</description>
<content:encoded><![CDATA[<p> 14 marzo 2019 | comunicato aziendale</p>
<blockquote class="wp-block-quote"><p>Riportiamo il comunicato aziendale di Scytl in relazione al bug svizzero</p></blockquote>
<p><em>In seguito alla recente pubblicazione del comunicato stampa della Posta Svizzera, parte del suo contenuto sembra essere stata male interpretata, con il risultato che terzi hanno dichiarato che la vulnerabilità identificata dal gruppo di ricercatori era già stata riconosciuta da Scytl nel 2017 senza essere presa in considerazione.</em></p>
<p><em>Nel 2017, il team di ricercatori di Scytl ha iniziato a implementare un generatore casuale verificabile (algoritmi FIPS 186) per generare i parametri di impegno del Mixnet in modo verificabile, come richiesto per ottenere la verificabilità universale. Questo può essere verificato nel codice sorgente pubblicato dalla Posta Svizzera: classe “calculateGenerator_FIPS186_3_Verifiable” situata in cryptolib / cryptolib-elgamal / src / main / java / com / scytl / cryptolib / elgamal / encrytionparams / EncryptionParameterGenerator.java.</em></p>
<p><em>Tuttavia, una lacuna non rilevata nelle specifiche ha comportato l’implementazione del Mixnet per l’utilizzo di un generatore casuale standard invece del verificabile FIPS 186. Questo è il gap identificato dai ricercatori e, quindi, non è affatto una “interpretazione naif” del protocollo crittografico. L’implementazione di Mixnet è stata aggiornata e il codice sorgente modificato verrà applicato alla successiva versione normale.</em></p>
<p><em>Come accennato nella precedente dichiarazione di Scytl, l’obiettivo del programma di accesso al codice sorgente è identificare eventuali vulnerabilità in modo trasparente e, grazie al supporto di esperti e della comunità di ricerca, lavorare mano nella mano per migliorare la sicurezza del nostro sistema elettorale .</em></p>
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<title>Voto Online? No, grazie, e ti spiego perché…</title>
<link>https://crvd.hermescenter.org/voto-online-no-grazie-e-ti-spiego-perche/</link>
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<pubDate>Wed, 13 Mar 2019 16:10:32 +0100</pubDate>
<category>Analisi</category>
<description>di Matteo Flora con Fabio Pietrosanti (HERMES) Il Voto Online sicuro NON ESISTE , la BlockChain non aiuta in alcun modo il processo di voto sicuro e…</description>
<content:encoded><![CDATA[<p>di Matteo Flora con Fabio Pietrosanti (HERMES)</p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=KFAs4CrgMhE">Il Voto Online sicuro NON ESISTE</a>, la BlockChain non aiuta in alcun modo il processo di voto sicuro e l’introduzione di voto elettronico e/o online minerebbe alla base il processo democratico nelle sue fondamenta. La comunità scientifica è perfettamente concorde e chiunque vi dica qualcosa di differente o vi sta mentendo o ignora la letteratura scientifica. Ne parliamo oggi con @Fabio Pietrosanti in una puntata speciale.<br/></p>
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<title>Quello che ha detto l’on. Brescia nel convegno sul voto elettronico. Senza commenti.</title>
<link>https://crvd.hermescenter.org/quello-che-ha-detto-lon-brescia-nel-convegno-sul-voto-elettronico-senza-commenti/</link>
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<pubDate>Tue, 12 Mar 2019 16:27:49 +0100</pubDate>
<category>Convegni e conferenze</category>
<description>Prendo dalla trascrizione effettuata da Radio Radicale parte dell’intervento dell’On. Giuseppe Brescia, Presidente della Commissione Affari Costituzionali…</description>
<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>Prendo dalla trascrizione effettuata da Radio Radicale parte dell’intervento dell’On. Giuseppe Brescia, Presidente della Commissione Affari Costituzionali. Credo che non sia necessario commentari (ES)</em></p></blockquote>
<p><em>«… sicuramente questo è un tema a noi caro perché da sempre diciamo quando arrivano le elezioni si discute dei problemi che alcuni cittadini hanno nell’ esercitare il loro diritto il il diritto al voto però con la politica difficilmente si spende riesce a fare qualcosa quindi io ritenuto assieme al mio gruppodi cominciare a parlarne seriamente di cominciare a discuterne di avviare un dibattito con tutti gli esperti che con cui siamo entrati in contatto in questi mesi e quindi abbiamo voluto aprire con questa questa che sarà questo è soltanto il primo di una serie di eventi che faremo su questo argomento proprio perché vogliamo affrontare le problematiche di questi cittadini, parliamo per esempio dei residenti all’ estero, parliamo dei fuori sede, parliamo dei cittadini che hanno problemi di mobilità garantire appieno il loro diritto a a nostro avviso è un compito ed un dovere dello Stato<br/><br/>Rispetto al voto elettronico sicuramente </em><strong><em>chi non conosce bene tecnicamente le procedure i processi nutre delle paure</em></strong><em> le nutrono sia i cittadini che i partiti in termini per esempio di manipolazione del voto cioè ci sono molti cittadini che pensano che con il voto elettronico  il loro voto non possa essere appunto segreto come garantito dalla Costituzione, possa essere modificato e così anche i partiti pensano che non sia fedele il risultato del voto e diciamo all’ intento di questo evento e degli eventi che che seguiranno è quello proprio di far parlare le esperienze portare esperienza al tavolo e far comprendere che </em><strong><em>dal punto di vista tecnico siamo assolutamente pronti a garantire le caratteristiche del voto che sono previste dall’articolo quarantotto dalla Costituzione</em></strong><em> ossia che il voto deve essere libero personale uguale e segreto. Questi sono… questo è l’obiettivo di questa serie di eventi ossia sgomberare il campo da un po’ da tutti </em><strong><em>questi timori che la vengono utilizzati a volte anche in maniera strumentale per fermare questi processi</em></strong><em>, ritardarli, bloccarli.</em></p>
<p><em>Noi crediamo che sia arrivato il tempo invece di provare a sgombrare il campo appunto da questa da questi timori e provare a fare qualcosa di concreto. Io personalmente ritengo che diciamo come orizzonte credibile si possa porre quello delle prossime elezioni politiche perché c’è il tempo necessario per fare anche ulteriori esperimenti o esperienze sul sul campo magari  su delle votazioni che non sono vincolanti come degli ipotetici referendum consultivi e quindi poi arrivare pronti alle prossime elezioni almeno per garantire ai residenti all’estero di avvalersi anche di questa opportunità…»</em></p>
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<title>E-vota! Verso il voto elettronico, per l’innovazione democratica</title>
<link>https://crvd.hermescenter.org/e-vota-verso-il-voto-elettronico-per-linnovazione-democratica/</link>
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<pubDate>Tue, 12 Mar 2019 16:21:02 +0100</pubDate>
<category>Convegni e conferenze</category>
<description>Convegno “E-vota! Verso il voto elettronico, per l’innovazione democratica”, registrato a Roma martedì 12 marzo 2019 alle ore 10:36 da Radio Radicale…</description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Convegno <a href="https://www.radioradicale.it/scheda/568209/e-vota-verso-il-voto-elettronico-per-linnovazione-democratica" rel="noopener">“E-vota! Verso il voto elettronico, per l’innovazione democratica”,</a> registrato a Roma martedì 12 marzo 2019 alle ore 10:36 da Radio Radicale<br/></p>
<p>L’evento è stato organizzato da MoVimento 5 Stelle.</p>
<p>Sono intervenuti: Virginia Della Sala (giornalista de Il Fatto Quotidiano), Giuseppe Brescia (presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati, Movimento 5 Stelle (gruppo parlamentare)), Carlo Sibilia (sottosegretario al Ministero dell’Interno, Movimento 5 Stelle (gruppo parlamentare)), Angelo Sturni (presidente della commissione Roma Capitale, Statuto e Innovazione Tecnologica del Comune di Roma, Movimento 5 Stelle (gruppo parlamentare)), Tarvi Martens (responsabile del voto elettronico in Estonia), Teresa Alvaro (direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale), Marco Mancarella (coordinatore del Tavolo permanente per l’Amministrazione Digitale – TAD di UniSalento), Marco Scialdone (docente di Diritto e mercati dei contenuti e dei servizi online presso l’Università Europea di Roma), Diego Chiarion (responsabile di Smartmatic in Italia), Luigi Scappin (consultant e Business Development Director di Oracle), Matteo Mattei (business Solution Architect Oracle Italia - Innovation Team), Francisco Spadafora (head of Blockchain Service Line presso NTT DATA Italia), Vincenzo Santangelo (sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Movimento 5 Stelle (gruppo parlamentare)).</p>
<p>Tra gli argomenti discussi: Amministrazione, Blockchain, Costituzione, Democrazia, Elettronica, Elezioni, Estonia, Europa, Garante Privacy, Governo, Identita’, Internet, Ministeri, Movimento 5 Stelle, Politica, Riforme, Riservatezza, Sicurezza, Tecnologia, Voto.</p>
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