# CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia — testo completo Archivio del Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia (CRVD): analisi, documenti, traduzioni e prese di posizione sul voto elettronico, il voto online e la blockchain nelle elezioni (2018–2024), conservato da Hermes Center. --- # Valutazione dei requisiti del voto elettronico (e del voto con blockchain) in democrazia - URL: https://crvd.hermescenter.org/valutazione-dei-requisiti-del-voto-elettronico-e-del-voto-con-blockchain-in-democrazia/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/valutazione-dei-requisiti-del-voto-elettronico-e-del-voto-con-blockchain-in-democrazia/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia Questo documento fornisce un elenco di domande utili a cui i promotori di un sistema di voto elettronico dovrebbero rispondere pubblicamente prima di adottarlo per le elezioni. Quando si sta valutando una proposta di sistema elettorale online o basato su blockchain è necessario dare agli elettori gli strumenti per comprendere meglio le sue implicazioni sulla sicurezza. L’espressione semplicistica che un sistema sia *sicuro*, o che sia stato valutato, eventualmente in segreto e senza alcuna esposizione pubblica di una analisi che risponde alle seguenti domande, dovrebbe essere guardata con sospetto. Ogni sistema, anche il meno *open* e più proprietario dovrebbe fornire adeguate risposte ad ognuna di queste domande e coloro che dovranno votare in un sistema del genere hanno ogni diritto di ottenere le seguenti informazioni. Gran parte di questo elenco è fondato su precedenti esempi di errori negli schemi di voto su Internet, da domande poste da esperti che coinvolgono sistemi basati su blockchain del passato, nonché dall’indagine sui problemi aperti E2E -V sistemi di Bernhard et al. Questa è la versione adottata dal CRVD sulla base dell’[articolo](https://academic.oup.com/cybersecurity/article/7/1/tyaa025/6137886) di Park et al. a cui si fa ampio riferimento. È di prossimo insediamento un gruppo di lavoro indipendente che revisionerà il documento prendendo in considerazione anche aspetti ulteriori del processo elettorale. L’elenco qui presente quindi non vuole essere completo ma certamente è una traccia essenziale da seguire per avere una adeguata consapevolezza del sistema che si sta adottando. Sebbene le questioni sollevate qui riguardano principalmente la sicurezza del sistema di voto, piuttosto che altri aspetti importanti dei sistemi di voto (ad esempio, usabilità, costo, accessibilità, ecc.), la sicurezza non può essere raggiunta semplicemente verificando meccanicamente una lista di controllo. Anche venissero date risposte adeguate a tutte le domande qui presenti, il sistema potrebbe comunque essere insicuro. Inoltre **non esistono risposte giuste**, ma bisogna comunque porsi queste domande, e provare a rispondere aiuta ad evidenziare o fa emergere le lacune nel ragionamento, le ipotesi inadeguate ed i problemi di implementazione. Un sistema di voto elettronico adottato senza dare almeno una risposta a *tutte* queste domande è difficilmente un sistema di voto elettronico adottato con chiarezza e consapevolezza. Per valutare le proposte del sistema di voto online o basato su blockchain con un livello di trasparenza di base a cui il pubblico ha diritto riteniamo necessario quindi porsi e rispondere a queste domande. Questo, a parere del CRVD può essere un buon inizio ed un valido punto di partenza per pensare ad una riforma così importante, quasi essenziale per la democrazia interna di ogni organizzazione (e poi a maggior ragione dell’amministrazione della* cosa pubblica*) ## I - Classi di utenti Nelle elezioni intervengono un certo numero di parti interessate e di avversari che possono essere o no insiemi tra loro disgiunti. Chi è interessato a far fallire o manipolare un’elezione potrebbe essere quindi parte stessa dell’elezione, a qualsiasi livello. I gruppi coinvolti potrebbero includere il pubblico, compresi gli osservatori che potrebbero non essere elettori, i candidati, gli elettori, i funzionari elettorali, i lavoratori del sondaggio, i revisori, inclusi gli osservatori stranieri, i progettisti di sistemi ed i fornitori. Delineare formalmente ruoli, responsabilità e poteri di questi individui (o meglio gruppi) è un primo passo necessario nell’analisi e costituisce una **necessaria imprescindibile premessa** per affrontare i più fondamentali requisiti per il voto in democrazia. Solo dopo che l’elenco dei gruppi è ben compreso, è possibile porsi utilmente domande come: - Quali garanzie fornisce il sistema se qualcuno di questi attori è malintenzionato? - Qualcuna di queste entità o qualsiasi combinazione di loro può controllare indebitamente l’esito delle elezioni? - Quali sono le capacità di ciascuna di queste parti interessate in ogni momento del processo elettorale? - Cosa si può fare per *garantire* che questi attori si comportino bene? - C’è modo di far ricadere la responsabilità sulle altri parti in gioco? ## II - Obiettivi di sicurezza e modello di minaccia Dopo che gli attori nelle elezioni sono stati definiti e i primi requisiti delineati, dopo che si è diffusa la consapevolezza sulla criticità relative agli attori in gioco si può iniziare a progettare un modello di minaccia per l’elezione. Vale la pena notare che i sistemi elettorali spesso differiscono per molte caratteristiche che riguardano i requisiti iniziali, il modello gestionale, sull’importanza relativa dell’elezione e, quindi, su quale tipo di avversari ci si aspetta, sui poteri dei partecipanti. Tutto ciò determina gli obiettivi che ha un sistema elettorale. - Quali proprietà di sicurezza deve avere il sistema? - Qual è il modello di minaccia? **Un elenco non esaustivo **di minacce da considerare dovrebbe includere almeno: - Compromissione dell’hardware e/o del software dei dispositivi, possibilmente tramite attacchi alle fonti di approvvigionamento dei dispositivi - Mancata registrazione delle scelte di un elettore - Errori di rappresentazione - Vendita di voti - Corruzione della traccia delle prove - Inserimento di schede elettorali in eccesso o distruzione della scheda elettorale - Quali tipi di attacchi plausibili non sono considerati nella progettazione del sistema? (Ad esempio, la sicurezza del sistema dipende da “hardware affidabile” o “software affidabile”? Questi presupposti sono validi?) - Quante persone dovrebbe corrompere un avversario per manipolare l’elezione? ## III - Progetto del meccanismo di sicurezza Al modello di minaccia descritto (ed alle conseguenti domande e risposte indicate) nella sezione precedente, si risponde elaborando un modello di sicurezza nel quale sono esplicitate le protezioni necessarie al corretto funzionamento del sistema. Le domande sulla progettazione del meccanismo di sicurezza ci aiutano a capire come funziona il sistema, come soddisfare gli obiettivi descritti nel modello di sicurezza, e, quindi, come rispondere al modello di minaccia descritto. - Quali meccanismi di sicurezza sono proposti nella progettazione del sistema? - Questi meccanismi sono progettati per prevenire violazioni della sicurezza o semplicemente per rilevare tali violazioni? - Il sistema fornisce resistenza alla coercizione, permette libertà di espressione del voto e supporta la segretezza del voto? Come? - Cosa succede quando viene rilevata una violazione della sicurezza? Il sistema gestisce bene la risoluzione delle controversie? - Per essere efficaci, i meccanismi proposti si basano su comportamenti particolari di determinate parti (elettori, funzionari elettorali, ecc.)? - Se alcuni, la maggior parte o tutti i computer o dispositivi del sistema di voto sono compromessi, qual è l’effetto peggiore che potrebbe avere sul risultato elettorale riportato? - Questo effetto sarebbe rilevabile in modo affidabile? Come? - Quali meccanismi consentono agli elettori e agli osservatori di verificare che il sistema funzioni come previsto e che i risultati prodotti non siano stati influenzati da comportamenti contraddittori? ## IV - Verifiche elettorali Un obiettivo chiave di un’elezione è dimostrare a chi perdente che ha perso. Il sistema elettorale deve, quindi, fornire prove convincenti a tutti, ma soprattutto ai perdenti, che il risultato elettorale è corretto. Soprattutto il risultato non muta, né può mutare, anche a seguito del più intenso controllo. - Quali prove produce il sistema a sostegno del risultato riportato? - Perché queste prove dovrebbero essere considerate affidabili? - La validità delle prove si basa su ipotesi sul corretto funzionamento del sistema? - La conclusione che le prove sono attendibili richiede la fiducia che uno o più sistemi di computer funzionino sempre correttamente? - In caso affermativo, tali ipotesi sono credibili e/o verificabili? - Questa prova è verificabile? - Quali forme di audit sono supportate? - Quale garanzia sono fornite e chi ne viene in possesso? ## V - Controllo e trasparenza Fornire prove adeguate dell’esito della consultazione, con particolare riferimento alla correttezza del processo elettorale, si basa anche sulla capacità del pubblico di eseguire analisi autonome sul sistema anche per aiutare a trovare e correggere potenziali difetti. Tale analisi non solo fornisce la miglior prova che il sistema è sicuro ma è cruciale per fare in modo che il pubblico abbia fiducia nel sistema. La legittimità del sistema passa necessariamente attraverso la conoscenza, la piena conoscibilità, del sistema stesso diffusa in ogni singolo individuo che partecipa del processo elettorale. - Chi può verificare la progettazione e il funzionamento del sistema? - La verifica è affidata a terze parti neutrali? Oppure la verifica è affidata allo Stato nelle sue varie articolazioni? - Qualcuno ha eseguito una revisione della sicurezza del sistema, al di fuori di coloro che detengono partecipazioni finanziarie nell’azienda? - Quante diverse organizzazioni possono essere in grado di verificare il sistema? Quali sono le loro competenze e incentivi? - Quale garanzia credibile deriva da questi processi di verifica, a chi, in merito a cosa? - Tale garanzia riguarda un’implementazione campione prima delle elezioni o il funzionamento del sistema durante le elezioni? (In altre parole: la verifica controlla il sistema prima delle elezioni o un particolare risultato elettorale prodotto utilizzando il sistema?) - Quale supervisione o verifica c’è che i componenti esternalizzati (sia persone che software) funzionino come previsto? - Cosa succede se viene trovato un bug nel codice? Come potrebbe essere scoperto? Come è affrontato? - Se viene rilevato un bug, come viene comunicato al pubblico? - Perché il pubblico dovrebbe credere che questo bug sia stato corretto? - Esistono vincoli o limitazioni per coloro che eseguono analisi di sicurezza indipendenti del sistema? - E’ consentito ai ricercatori di sicurezza rivelare pubblicamente ciò che hanno scoperto? - I ricercatori possono eseguire questa analisi senza l’autorizzazione dell’azienda? - Il codice è open source? Qualcuno può controllare il software o il venditore lo impedisce? - Il fornitore dispone di una documentazione pubblica completa della progettazione, degli obiettivi e delle risposte del sistema alle altre domande poste in questo documento? ## VI - Crittografia, credenziali e PKI Molti schemi che richiedono componenti elettronici fanno un uso massiccio della crittografia e spesso richiedono anche che gli elettori e gli amministratori mantengano le chiavi pubbliche e private. Come accennato brevemente nelle sezioni precedenti, la gestione e la verifica delle chiavi sono di per sé una sfida che dovrebbe essere studiata. - Come vengono gestite le chiavi? - Cosa succede se una o più chiavi vengono compromesse? - Le parti possono “reimpostare le chiavi” (scegliere nuove chiavi per sostituire quelle che sono state perse o compromesse)? - È possibile abusare della procedura di recupero? - Quali sono le credenziali necessarie per votare? - In che modo gli elettori ottengono queste credenziali? - Cosa succede se le credenziali vengono perse o rubate? ## VII - Logistica Il modello di minaccia, il progetto e la crittografia contano molto poco se l’effettivo utilizzo sul campo del sistema aggira queste restrizioni. Le domande operative ci consentono di esplorare cosa dovrebbe accadere nel caso in cui la realtà differisca da ciò che ci aspettiamo. - Quali istruzioni vengono date agli elettori, ai funzionari elettorali e ad altri per gestire situazioni o errori eccezionali? (Ad esempio, cosa dovrebbe fare un elettore se vede una stampa errata o un candidato mancante da una scheda elettorale?) - Quali prove consentono di confermare l’errore? - I fornitori si affidano all’outsourcing negli aspetti operativi delle elezioni? - Ci si può fidare del risultato elettorale se i fornitori non sono affidabili? - E se il sistema non funziona correttamente durante le elezioni, come è possibile scoprirlo? Esistono sonde di verifica? Nel caso si scopra, come viene affrontata la situazione? - È facile progettare un sistema che funzioni bene se tutto va come previsto. In che modo il sistema proposto gestisce i guasti imprevisti e le violazioni della sicurezza? - Un elettore potrebbe dimostrare in modo credibile come ha votato a favore di un terzo? (Ciò violerebbe il segreto del voto.) ## VIII - Privacy operativa Le elezioni pretendono necessariamente di avere a disposizione informazioni private sugli elettori, inclusi luogo, indirizzo, data di nascita, affiliazione ad una qualche parte in gioco e altro. Tali informazioni possono essere oggetto di abuso in molti modi, inclusi attacchi di disinformazione, e dovrebbero essere fortemente protette. - Quali parti non governative o private hanno accesso a quali dati? - Quando e per quanto tempo vengono conservati questi dati? - Gli elettori sono stati portati a conoscenza di queste cose? Sono documentati pubblicamente? È possibile ottenere accesso a questi documenti? - Esistono vincoli legali su queste entità? Ad esempio, esistono obblighi contrattuali per la cancellazione e l’utilizzo dei dati? - Questi stessi contratti sono noti? Ad esempio, hanno politiche sulla privacy pubbliche e applicabili? ## IX - Distorsioni nel pubblico Indipendentemente dal fatto che siano elettronici o fisici i procedimenti elettorali possono privilegiare o dissuadere la partecipazione di alcune specifiche classi di elettori. Questa distorsione può avvantaggiare o svantaggiare particolari liste o candidati. Per questo motivo bisogna comprendere attivamente questi sbilanciamenti ed eventualmente mettere in campo degli specifici correttivi, sia di natura tecnica che organizzativa: - L’adozione dello strumento elettorale può comportare una distorsione del pubblico? Alcune classi di elettori potranno accedere più facilmente o difficilmente alle elezioni? - Esistono classi di elezioni che potrebbero essere completamente escluse dal voto (ad esempio per mancanza di dispositivi adeguati, aggiornati o compatibili)? - È possibile che queste distorsioni modifichino in modo considerevole il risultato elettorale o il loro impatto è considerato trascurabile? Esprimere in modo esplicito le fonti di queste affermazioni. - Nel caso in cui siano riscontrabili delle distorsioni, quali azioni possono essere poste in essere per riequilibrare il risultato elettorale (ad esempio si potrebbe agevolare economicamente o tecnologicamente, oppure agire sul lato della noma elettorale). - Al di là dalla loro effettiva esistenza possono essere percepite dal pubblico aree di opacità nel meccanismo elettorale che potrebbero portare ad una disaffezione indotta di intere classi di potenziali elettori? ## Conclusione Questo esteso elenco di domande è in continuo aggiornamento. A tutti i lettori chiediamo di collaborare, anche criticamente, per definire al meglio questi aspetti. È raro che i promotori di un sistema di voto elettronico rispondano con completezza alle domande qui indicate, eppure nessuna di queste è difficile, astrusa o immotivata. Come il voto elettronico, anche per il voto cartaceo (nelle varie forme in cui esiste) è possibile porsi i problemi qui indicati. Abbastanza facilmente molte persone, anche in assenza di particolari competenze, potrebbero dare risposte ragionevoli a queste domande in quanto il processo elettorale tradizionale è, almeno nelle sue linee essenziali, conosciuto e diffuso (per quanto è possibile che alcuni dettagli sfuggano). Ci aspettiamo che, prima di essere adottati, i sistemi elettorali mediati dai computer dovranno raggiungere lo stesso livello, se non superiore, di condivisione. --- # Estonia - URL: https://crvd.hermescenter.org/estonia/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/estonia/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia L’Estonia è uno dei paesi che viene solitamente citato come esempio relativamente al voto elettronico, ed in particolare al voto online. In realtà la situazione estone è tutt’altro che esemplare in questo campo, almeno agli occhi di qualcuno abituati agli standard democratici occidentali. La Repubblica d’Estonia il più settentrionale dei [Paesi Baltici](https://it.wikipedia.org/wiki/Paesi_Baltici), con i quali è spesso accomunata da simili vicende storiche; tuttavia la lingua e la cultura non sono di origine [baltica](https://it.wikipedia.org/wiki/Balti_(popolo)) ma [ugrofinnica](https://it.wikipedia.org/wiki/Lingue_ugrofinniche), come la vicina [Finlandia](https://it.wikipedia.org/wiki/Finlandia), e per questo aspira maggiormente a essere considerata come uno [stato nordico](https://it.wikipedia.org/wiki/Paesi_nordici) pur non essendolo ufficialmente. Lo stato è uno dei primi al mondo per innovazione, diffusione ed utilizzo delle nuove tecnologie, come [Internet](https://it.wikipedia.org/wiki/Internet) e l’[e-commerce](https://it.wikipedia.org/wiki/Commercio_elettronico), tanto da guadagnarsi il soprannome di *[e-stonia](https://it.wikipedia.org/wiki/E-Estonia)*. L’Estonia è passata all’[euro](https://it.wikipedia.org/wiki/Euro) il 1º gennaio [2011](https://it.wikipedia.org/wiki/2011), divenendo il diciassettesimo membro dell’[eurozona](https://it.wikipedia.org/wiki/Eurozona). (fonte Wikipedia). Solo il 20 agosto 1991, con la [dissoluzione dell’Unione Sovietica](https://it.wikipedia.org/wiki/Dissoluzione_dell%27Unione_Sovietica), l’Estonia ebbe riconosciuta l’indipendenza. Vennero ammessi e resi pubblici dai sovietici, l’aggressione e l’accordo segreto coi [nazisti](https://it.wikipedia.org/wiki/Nazismo) del [1939](https://it.wikipedia.org/wiki/1939). La nazione dichiarò quindi ritrovata e [restaurata l’indipendenza del 1918](https://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione_d%27indipendenza_dell%27Estonia), secondo il principio giuridico della *continuità* (ossia che il paese ugro-finnico non avesse mai cessato di esistere e che l’era sovietica fosse solamente da considerarsi come un periodo di occupazione militare straniera). Il 12 settembre dello stesso anno si firmò con l’URSS il trattato che avrebbe portato le truppe armate sovietiche ad abbandonare definitivamente il paese. La superficie del Paese, poco più grande della [Svizzera](https://it.wikipedia.org/wiki/Svizzera). Nel [1990](https://it.wikipedia.org/wiki/1990) gli abitanti erano circa 1.570.000 scesi poi fino a 1.294.455 secondo il censimento del [2011](https://it.wikipedia.org/wiki/2011). Dal dopoguerra, a causa dell’intensa opera di “[russificazione](https://it.wikipedia.org/wiki/Russificazione)“, cioè il processo di forzata assimilazione delle popolazioni diverse nella cultura russa, e di [“deportazione”](https://it.wikipedia.org/wiki/Deportazioni_sovietiche_dall%27Estonia) dell’etnia [estone](https://it.wikipedia.org/wiki/Estoni), compiuta dai sovietici nei periodi dell’[occupazione](https://it.wikipedia.org/wiki/Occupazione_sovietica_delle_repubbliche_baltiche) ([1940](https://it.wikipedia.org/wiki/1940)-[1941](https://it.wikipedia.org/wiki/1941) e [1944](https://it.wikipedia.org/wiki/1944)-[1991](https://it.wikipedia.org/wiki/1991)), la proporzione della popolazione totale di estoni etnici era scesa al 61,8%, mentre il secondo gruppo etnico era il [russo](https://it.wikipedia.org/wiki/Russi) con il 35% della popolazione Con il ripristino dell’indipendenza nel [1991](https://it.wikipedia.org/wiki/1991) ed il rimpatrio delle truppe straniere sovietiche presenti nel territorio estone, vi è stata una massiccia diminuzione di popolazione russa nel paese. Da quel momento è tendenzialmente in aumento la quota della maggioranza di [etnia](https://it.wikipedia.org/wiki/Etnia) estone (passata dal 61% al 70% circa nel [2012](https://it.wikipedia.org/wiki/2012)), rispetto agli slavi, (diminuiti da oltre 35% a circa il 24% nel [2012](https://it.wikipedia.org/wiki/2012)). Questi aspetti storici e in particolare la composizione etnica assume un particolare valore per la struttura democratica del paese che, anche attraverso l’adozione del voto online, ha inteso ridurre il peso politico delle minoranze, ed in particolare di quella russa, generalmente meno scolarizzata e moderno, anche permettendo il voto degli estoni all’estero o comunque inducendo un diretto controllo di voto dei gruppi familiari. Alcuni aspetti in particolare sono stati criticati nel voto elettronico estone: - suffragio universale: il voto estone è stato criticato perché ha distorto in maniera significativa il suffragio sottorappresentando le minoranze di etnia russa in quanto la sua adozione ha permesso alle elite estoni, spesso neppure presenti sul territorio nazionale, o comunque non personalmente identificabili di partecipare al voto online, dove l’identità personale era garantita solo dalla presenza di una carta di indentità elettronica e non da un riconoscimento d’autorità, come invece avviene nella stragrande maggioranza dei paesi di democrazia avanzata; - libertà di voto: ricerche indipendenti hanno verificato, attraverso la valutazione dei tempi di acquisizione dei voti, che le preferenze espresse online godevano di bassisima variabilità, confermando l’ipotesi di ricerca che i voti fossero coordinati a livello di nucleo familiare sotto il controllo di una singola decisione, difficile parlare di «libertà di voto» in questo caso; - segretezza il gruppo di esperti indipendenti invitati a supervisionare il voto estone ha trovato notevoli possibilità di manipolare il voto, che avveniva su terminali non controllati nelle case dei votanti, attraverso l’iniezione di virus e malware nella piattaforma che permettevano, nella migliore delle ipotesi la divulgazione del voto, nella peggiore l’effettiva manipolazione. Può avere una prima idea delle questioni è possibile leggere quest’articolo del Guardian: [https://www.theguardian.com/technology/2014/may/12/estonian-e-voting-security-warning-european-elections-research](https://www.theguardian.com/technology/2014/may/12/estonian-e-voting-security-warning-european-elections-research) Lo stato ‘smart’ estone è un esempio di estrema invasione nella privacy del cittadino discendente dalla precedente situazione di controllo sociale sovietico che molto mal si accorda con la sensibilità verso la privacy individuale delle moderne democrazie occidentali. All’interno di questo modello, il voto elettronico non è che uno dei tasselli più critici. ##### Articoli disponibili nel blog di CRVD: - [Intervista: come funziona il voto elettronico in Estonia](https://crvd.hermescenter.org/intervista-come-funziona-il-voto-elettronico-in-estonia/) COLLOQUIO Di Andrew Whyte, su ERR News (tradotto da CRVD.org) L’Estonia ha tenuto due elezioni nel 2019, le elezioni generali del 3 marzo… - [E-voting e il caso Estonia](https://crvd.hermescenter.org/e-voting-e-il-caso-estonia/) UNA RISPOSTA Buongiorno,ho letto la sua analisi sul voto elettronico in Estonia che si conclude affermando che «Il voto elettronico è quindi in… - [Richiesta di rettifica all’Agenzia Giornalistica Italia per un articolo sul voto elettronico](https://crvd.hermescenter.org/richiesta-di-rettifica-allagenzia-giornalistica-italia-per-un-articolo-sul-voto-elettronico/) Gentile Direttore, nell’articolo di Giovanni Lamberti «Il M5s vuole il voto elettronico per le prossime Politiche» del 20 gennaio 2019 https://www.agi.it/politica/voto_online_elettronico_m5s-487 … Non é stato trovato nessun link --- # La Guida HERMES al Voto Digitale - URL: https://crvd.hermescenter.org/la-guida-hermes-al-voto-digitale/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/la-guida-hermes-al-voto-digitale/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia **Scarica gratuitamente il libro:** Come funziona la democrazia e perché il voto elettronico può essere un azzardo --- # What CRVD is… - URL: https://crvd.hermescenter.org/what-crvd-is/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/what-crvd-is/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia The Committee on the Requirements of the Vote in Democracy (CRVD) is a committee of citizens (technologists, lawyers, politicians, journalists and activists). The group closely tracks the link between new technologies and their democratic implications. It was founded in 2018 when a major national electoral force (M5S) chose to place electronic voting at the center of its populist campaign proposal. CRVD arranged itself as a documentation and analysis center on the issues of democratic voting requirements and collaborated with other national and international organizations. The CRVD has translated in full the ruling on e-voting of the German Constitutional Court, has participated in the drafting of the HERMES Guide to e-voting and actively participates in the public debate with interventions and articles. ### THE MOTION ON ELECTRONIC VOTING Civil rights and political rights evolve in quality, number and type. Economic globalization is the source and the consequence of the evolution of Rights. Nation-states are no longer sufficient either to uphold Law or to protect the Rule of Law. In person or through their representatives, citizens are called to act in the transnational processes of democracy to safeguard or innovate institutions. Democracy is founded on an exclusive and inalienable principle: its processes must be public. Every citizen, even if he or she does not possess specialized skills, must have the possibility to verify and control processes, methods and results. This is true first and foremost in the most basic and decisive act of democracy, which is the electoral act. Since 1998 Germany has been experimenting with electronic voting with satisfaction; from success to success the experiment was extended to the political elections for the national parliament (Bundestag) and the European Parliament in 2005 when, with a complaint by two citizens, the Constitutional Court was finally invoked to establish the legality of electronic procedures. The ruling (March 3, 2009) was drastic. Electronic voting violates the fundamental requirement of democracy, that is, the public nature of voting. Citizens, whether voters or polling station operators, and the general public are deprived of the fundamental right to know and verify the process that leads to the proclamation of those elected. Even Norway and Holland, after extensive experimentation, have discontinued any application of electronic voting. In Estonia, it has been recognized that the current online system, with which over 30% of votes are cast, has serious architectural limitations and procedural shortcomings that jeopardize the very integrity of the elections. In Venezuela, according to the same company that managed the electronic vote, the elections for the Constituent Assembly on July 30, 2017 were burdened by government fraud. This allowed the legitimization of the violent and undemocratic regime and eliminated the opposition. Just as Marco Pannella warned, “where there is slaughter of legality and law there is slaughter of peoples,” that particular election is responsible for one of the greatest humanitarian and democratic crises of our time. In Italy in October 2017 the referendum on autonomy, managed by the Lombardy Region had obvious problems and yet the companies providing the voting machines managed to prevent access to information crucial to verify the correctness of the electoral operations and the completeness of the polls. The necessary passage to the transnationality of Rights and the Rule of Law is based on the Right to Knowledge. Wishing for the introduction in the UN Charter of Human Rights, the Right to Knowledge is the basis of new continental institutions such as the United States of Europe, which are not just another bureaucracy in the hands of national governments. Embodied in the paper ballot is the experience to be defended of an existing and living human right to knowledge. The Committee for the Requirements of Voting in Democracy (CRVD) engages its organs and members in a campaign of awareness and defense of the paper vote as an instrument for the defense of the Right to Knowledge, and to this end promotes a League of citizens and associations to denounce the unconstitutionality of electronic voting. ### TAKE ACTION Join us to make sure that a potential introduction of e-voting will take place in accordance with the rights of citizens and minorities, with the utmost respect for the law and the Constitution, without reckless leaps in the dark that could undermine Italian democracy. What you can do - Follow our blog where there are updated news and articles in Italian - Donate to the Committee (small donations, under 10€, can be used to support the living costs of our initiatives) (write to [tesoriera@crvd.org](mailto:tesoriera@crvd.org) ) - If you want to take action, inform of your availability (write to [info@crvd.org](mailto:info@crvd.org) ) ### Articoli esterni - [Voto elettronico al tramonto? Decreto e linee guida segnalano l’impasse](https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/voto-elettronico-al-tramonto-decreto-e-linee-guida-segnalano-limpasse/) Emmanuele Somma per Agenda Digitale - Sul voto elettronico manca conoscenza e certezza del diritto. A questo punto l’unica seria opportunità per dirimere definitivamente il problema del voto elettronico in Italia è la pronuncia della Corte costituzionale. Il punto in Italia e cosa succede all’estero - [Voto elettronico e consenso: l’importanza dell’hacking dei sistemi](#) Giovanni Ziccardi su Il Fatto Quotidiano Blog - I risultati della mia ricerca e l’importanza di un hacking costante del sistema Molto modestamente, ho raggiunto cinque punti fermi, che condivido volentieri. - [Voto elettronico in Italia, tutte le fake news che distorcono il dibattito politico](https://www.agendadigitale.eu/documenti/voto-elettronico-in-italia-tutte-le-fake-news-che-distorcono-il-dibattito-politico/) Emmanuele Somma per Agenda Digitale - Il dibattito sul voto elettronico in Italia, ora sostenuto anche dal M5S (con blockchain), è inquinato dalle fake news e distorto anche dallo spettro della speculazione finanziaria sulle criptovalute. Proviamo a separare i fatti dal rumore e fare chiarezza su quello che non può essere considerato un problema “tecnologico” - [Voto elettronico, l’errore è farne un problema tecnologico](https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/voto-elettronico-lerrore-e-farne-un-prblema-tecnologico/) Emmanuele Somma per Agenda Digitale - Secondo la Corte Costituzionale tedesca, quando si parla di voto elettronico la questione non è tecnologica: esiste un problema democratico valutato, anche in altri Paesi più importante della semplicità, dei costi bassi o di qualsiasi altra considerazione. Ecco perché è un po’ come quando si parla di pena di morte - [Voto elettronico, l’Italia rischia il flop come in Iowa](https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/voto-elettronico-litalia-rischia-il-flop-come-in-iowa/) Emmanuele Somma per Agenda Digitale - Vent’anni di test sul voto elettronico e non una sola soluzione adeguata. La débâcle del voto alle primarie del partito democratico Usa in Iowa è solo l’ultima di una lunga lista. Una proposta, allora, per spendere meglio il milione di euro di fondi pubblici che in Italia si vuole destinare a nuove sperimentazioni - [Voto elettronico, un boomerang le cause per diffamazione negli Usa](https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/voto-elettronico-un-boomerang-le-cause-per-diffamazione-negli-usa-limpatto-sul-settore/) Emmanuele Somma per Agenda Digitale - Dominion, l’azienda che ha fornito sistemi di eVoting durante le presidenziali 2020, chiede danni per quasi 4 miliardi di dollari a tutte le figure di spicco che hanno sostenuto ipotesi di brogli ai danni di Trump. Ma se pure dovesse uscirne vincitrice, difficilmente ne trarrà vantaggio il suo mercato. Vediamo perché - [Voto elettronico: dal bug svizzero una lezione anche per l’Italia](https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/voto-elettronico-dal-bug-svizzero-una-lezione-anche-per-litalia/) Emmanuele Somma per Agenda Digitale - La scoperta del bug nel codice del programma di e-voting svizzero evidenzia i problemi insiti in questo tipo di sistema – l’impossibilità di dare garanzie sul rischio residuo e altissimi costi reputazionali in caso di falle – e dovrebbe essere un ammonimento per chi scommette senza riserve sul voto elettronico --- # Svizzera - URL: https://crvd.hermescenter.org/svizzera/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/svizzera/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia La situazione svizzera è molto particolare. L’organizzazione e l’amministrazione delle elezioni federali in Svizzera varia molto da un cantone all’altro e addirittura da un comune all’altro Secondo alcuni studi locali molto sostenute dalla Confederazione, le elezioni e le votazioni telematiche rientrano tra le prestazioni elettroniche fornite dalle autorità che sono maggiormente richieste dalla popolazione. L’obiettivo della Confederazione e dei Cantoni è quindi stata l’introduzione del voto elettronico sull’intero territorio nazionale. Ma questo disegno sembra essersi prima fermato e adesso sta abbastanza velocemente regredendo. La sperimentazione del voto elettronico in Svizzera è evoluta dopo oltre 200 prove condotte “a buon fine” dal 2004. Ad un certo punto ben quattordici Cantoni permettevano ad una parte del loro elettorato di votare per via elettronica. Oggi dieci Cantoni propongono il voto elettronico. In cinque Cantoni (FR, BS, SG, NE, GE) sono ammessi alle prove sia gli Svizzeri all’estero sia gli aventi diritto di voto domiciliati in Svizzera; in cinque Cantoni (BE, LU, AG, TG, VD) possono votare per via elettronica soltanto gli aventi diritto di voto residenti all’estero. Fino allo scorso anno la maggior parte di questi Cantoni prevedeva, a medio termine, di estendere il canale di voto elettronico a una parte più ampia dell’elettorato residente nel Paese. Altri Cantoni prevedevano di introdurre il voto elettronico. L’introduzione del voto elettronico in Svizzera è semplificato rispetto agli altri paesi in quanto gli svizzeri possono votare per corrispondenza e le leggi elettorali non prevedono la garanzia dell’identità del votante. Inoltre gioca a favore dell’introduzione la vasta frammentazione del potere, l’estremo localismo della struttura democratica molto orientata allo sfruttamento di strumenti di democrazia diretta. Nonostante questo una serie di passi falsi da parte dei provider del voto elettronico e un diffuso timore di manipolabilità del voto stanno molto rallentando i piani di introduzione del voto elettronico e, recentemente, è stata presentata una proposta (che il CRVD sostiene apertamente) di «moratoria dell’introduzione del voto elettronico» con una raccolta di firme che dovrebbe chiudersi entro il 12 settembre del 2020 con almeno 100.000 sostenitori ##### Articoli disponibili nel blog di CRVD: - [Come non sprecare un milione di euro](https://crvd.hermescenter.org/come-non-sprecare-un-milione-di-euro/) Il senatore Vincenzo Garruti scrive sul Blog delle Stelle: « É innegabile che il nostro Paese sia in ritardo rispetto al resto d’Europa… - [Gli argomenti che hanno fermato il voto elettronico in Svizzera](https://crvd.hermescenter.org/gli-argomenti-che-hanno-fermato-il-voto-elettronico-in-svizzera/) La storia del voto elettronico in Svizzera è la storia di un sogno temerario conclusosi con uno schianto. Il futuro del progetto è… - [Revisione indipendente sistema Posta Svizzera 2019](https://crvd.hermescenter.org/revisione-indipendente-sistema-posta-svizzera-2019/) Pubblicati i report indipendenti sul test della Posta Svizzera. La Cancelleria federale ritarda l’applicazione del voto elettronico in Svizzera In seguito alla pubblicazione… - [Voto elettronico, Ginevra lascia](https://crvd.hermescenter.org/voto-elettronico-ginevra-lascia/) Il cantone ha disattivato prima del previsto il sistema che serviva pure i cittadini dei cantoni d’Argovia, Berna e Lucerna Il sistema di… - [Scytl risponde a interpretazioni errate relative al comunicato stampa della Posta Svizzera](https://crvd.hermescenter.org/scytl-risponde-a-interpretazioni-errate-relative-al-comunicato-stampa-della-posta-svizzera/) 14 marzo 2019 | comunicato aziendale Riportiamo il comunicato aziendale di Scytl in relazione al bug svizzero In seguito alla recente pubblicazione del… - [La scheda online è sicura?](https://crvd.hermescenter.org/la-scheda-online-e-sicura/) Voto elettronico - Il progetto di introdurre la partecipazione alle tornate elettorali via web si scontra con la preoccupazione di intrusioni esterne e… - [Blockchain e Elezioni: l’esperienza giapponese, svizzera e americana](https://crvd.hermescenter.org/blockchain-e-elezioni-lesperienza-giapponese-svizzera-e-americana/) Le elezioni libere ed eque sono uno dei pilastri di democrazie in salute. Dagli Stati Uniti alla Sierra Leone, i sostenitori della blockchain credono che la tecnologia possa portare un nuovo livello d … ### Articoli esterni - [Voto elettronico: dal bug svizzero una lezione anche per l’Italia](https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/voto-elettronico-dal-bug-svizzero-una-lezione-anche-per-litalia/) Emmanuele Somma per Agenda Digitale - La scoperta del bug nel codice del programma di e-voting svizzero evidenzia i problemi insiti in questo tipo di sistema – l’impossibilità di dare garanzie sul rischio residuo e altissimi costi reputazionali in caso di falle – e dovrebbe essere un ammonimento per chi scommette senza riserve sul voto elettronico --- # Scritta appena ieri (Carl Schmitt, 1928, Dottrina della Costituzione) - URL: https://crvd.hermescenter.org/scritta-appena-ieri-carl-schmitt-1928-dottrina-della-costituzione/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/scritta-appena-ieri-carl-schmitt-1928-dottrina-della-costituzione/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia > «Potrebbe immaginarsi che un giorno per mezzo di ingegnose invenzioni ogni singolo uomo, senza lasciare la sua abitazione, con un apparecchio possa continuamente esprimere le sue opinioni sulle questioni politiche e che tutte queste opinioni vengano automaticamente registrate da una centrale, dove occorre solo darne lettura. Ciò non sarebbe affatto una democrazia particolarmente intensa, ma una prova del fatto che Stato e pubblicità sarebbero totalmente privatizzati. Non vi sarebbe nessuna pubblica opinione, giacché l’opinione così [raccolta] di milioni di privati non dà nessuna pubblica opinione, il risultato è solo una somma di opinioni private. In questo modo non sorge nessuna volonté générale, ma solo la somma di tutte le volontà individuali, una volonté de tous»Carl Schmitt, la dottrina della Costituzione (1928) --- # Lo statuto - URL: https://crvd.hermescenter.org/lo-statuto/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/lo-statuto/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia **Articolo 1 – Costituzione e scopo **È costituito dai suindicati soci promotori il Comitato denominato “COMITATO per i REQUISITI del VOTO in DEMOCRAZIA” *breviter* “C.R.V.D.” o “CRVD” per l’organizzazione della seguente iniziativa: **adottando metodi nonviolenti lottare per la tutela o l’innovazione dei requisiti del voto in democrazia, promuovendo campagne di sensibilizzazione e azioni di riconoscimento dei diritti civili, e creando o partecipando ad organizzazioni di natura politica o civile a sostegno di tali obiettivi.** **Articolo 2 – Attività **Il Comitato, ed i suoi organi componenti, sono dotati della più ampia autonomia organizzativa e negoziale, ferma restando la responsabilità personale per i debiti sociali ex art. 41 comma 1, codice civile. Il Comitato può svolgere tutte le attività utili, necessarie o anche solo opportune per il raggiungimento del fine indicato all’articolo 1. Al Comitato è consentito, altresì, di redigere le richieste per permessi e autorizzazioni per la realizzazione di manifestazioni collaterali, sportive, culturali o di spettacolo o di quant’altro fosse ritenuto utile e necessario per la migliore realizzazione dell’iniziativa. **Articolo 3 – Domicilio **Il Comitato è domiciliato presso Studio Avv. Maria Laura Turco, in Roma alla via Via Emanuele Filiberto 237, CAP 00185. I Componenti del Consiglio Direttivo, nonché il segretario ed il Tesoriere, sono domiciliati, per la carica, presso il Comitato. **Articolo 4 – Durata **Il Comitato avrà durata fino alla realizzazione dell’oggetto di cui all’articolo 1 e si intenderà automaticamente sciolto con l’approvazione del bilancio. Potrà, tuttavia, sciogliersi anticipatamente nel caso si verificasse l’impossibilità di raggiungimento dello scopo sociale. **Articolo 5 – Finalità **Il Comitato non ha finalità lucrative ed i suoi componenti si impegnano a collaborare per l’organizzazione dell’iniziativa in oggetto secondo le decisioni del Consiglio Direttivo. E’ esclusa, per tutti i componenti, a qualsiasi titolo, del Comitato di trarre dall’attività svolta un lucro personale. **Articolo 6 – Organi **Organi del Comitato sono - il segretario; - il Tesoriere; - il Consiglio Direttivo; - **l’ Assemblea.** **Articolo 7 – Il segretario **Al segretario spetta la rappresentanza politica e gestionale del Comitato. E’ componente di diritto del Consiglio Direttivo che presiede e convoca. I sopraindicati promotori del Comitato, all’atto della costituzione del Comitato, eleggono alla carica di segretario il sig. **SOMMA ing. Emmanuele** che accetta tale ufficio. Il segretario resta in carica fino allo scioglimento del Comitato o per abbandono dell’incarico. In tale ultimo caso il Consiglio Direttivo, entro cinque giorni si riunisce per la nomina del nuovo segretario. Nelle more le funzioni sono svolte dal Tesoriere e, in difetto, dal componente del Consiglio Direttivo più giovane d’età. **Articolo 8 – Tesoriere **Al Tesoriere spetta la rappresentanza legale del Comitato di fronte ai terzi ed in giudizio, compreso il potere di sottoscrivere contratti, di conferire incarichi e nominare procuratori. Spetta al Tesoriere curare la raccolta dei fondi necessari e la loro spesa per il conseguimento della finalità indicata all’articolo 1. Il Tesoriere si occupa della movimentazione dei fondi gestendo i conti correnti aperti a nome del Comitato. Gestisce i rapporti con i fornitori ed acquisisce la documentazione contabile dagli stessi. Ha altresì il compito di predisporre il bilancio finale ed i rendiconti delle entrate e delle uscite intermedi e di amministrare il fondo di gestione. I sopraindicati promotori del Comitato, all’atto della costituzione del Comitato, eleggono alla carica di tesoriere la sig.ra **LO MUZIO arch. Maria Rosaria** che accetta tale ufficio. Il Tesoriere resterà in carica fino allo scioglimento del Comitato o abbandono dell’incarico. In tale ultimo caso il Consiglio Direttivo, entro cinque giorni si riunisce per la nomina del nuovo Tesoriere. Nelle more le funzioni sono svolte dal segretario e, in difetto, dal componente del Consiglio Direttivo più giovane d’età. **Articolo 9 – Il Consiglio Direttivo **Il Consiglio Direttivo definisce le linee politiche di intervento per la realizzazione dell’iniziativa di cui all’articolo 1. Spetta al Consiglio Direttivo approvare il bilancio finale ed i rendiconti intermedi. Spetta anche deliberare, in caso di estinzione del Comitato, la destinazione delle eventuali eccedenze di bilancio. Il Consiglio Direttivo è composto da un minimo di tre ad un massimo di quindici componenti. Sono componenti di diritto del Consiglio Direttivo il segretario, che ne assume la presidenza, il Tesoriere, che assume la presidenza in caso di impedimento o assenza del segretario, e tutti gli associati promotori del Comitato, che, in caso di impedimento o assenza del segretario e del Tesoriere, ne assumono la presidenza preferendo il componente più giovane. Il Consiglio Direttivo può nominare, nel rispetto del numero massimo indicato al secondo capoverso del presente articolo e rispettando la quota di maggioranza dei componenti di diritto del Consiglio Direttivo, ulteriori componenti. Il Consiglio Direttivo si riunirà secondo le necessità, su convocazione del segretario (o facente funzioni in caso di assenza o impedimento), tramite avviso contenente l’ordine del giorno, almeno ventiquattro ore prima della convocazione. Sono comunque valide le riunioni con la presenza di tutti i membri del Consiglio Direttivo anche in assenza di convocazione. Le deliberazioni vengono prese a maggioranza dei presenti. In caso di parità di voto prevale il voto del segretario del Consiglio Direttivo. Per la validità della seduta è necessario che siano presenti la metà più uno dei componenti e, comunque, o il segretario o il Tesoriere, salvo il caso di loro contemporaneo impedimento. I sopraindicati promotori del Comitato con la sottoscrizione del presente atto, accettano la nomina nel Consiglio Direttivo. Il Comitato Direttivo resta in carica fino allo scioglimento del Comitato. **Articolo 10 – Assemblea **I promotori, di diritto, e tutti coloro che contribuiscono al Comitato, in ragione del loro sostegno economico, fanno parte dell’Assemblea del Comitato. L’Assemblea è convocata dal Consiglio Direttivo con preavviso, dato con qualunque mezzo, di almeno 5 giorni. Su richiesta di almeno 1/5 dei componenti il Consiglio Direttivo deve avviare, entro 5 giorni, la procedura di convocazione dell’Assemblea. In difetto, ovvero in caso di impedimento del Consiglio Direttivo di riunirsi, l’Assemblea può essere convocata da 1/5 dei suoi componenti. Spetta all’Assemblea con la maggioranza di 2/3, e la maggioranza dei componenti promotori del Comitato, deliberare le modifiche dello statuto. **Articolo 11 – Dotazione **Il Comitato è dotato, ai fini del raggiungimento dei fini indicati all’articolo 1, di un fondo di gestione alimentato dalle somme conferite o riscosse a qualunque titolo dal Comitato stesso. La gestione, dalla fase della raccolta alla fase del pagamento, del fondo di gestione è affidata al Tesoriere, il quale gode a tal fine della più ampia autonomia negoziale, ivi compresa quella di accedere, in nome e per conto del Comitato stesso, ai conti correnti di corrispondenza, movimentandoli, con firma congiunta solo per le operazioni di straordinaria amministrazione con altro componente nominato dal Consiglio Direttivo, presso Istituti bancari decisi dal Consiglio Direttivo, ferma restando la responsabilità illimitata e solidale degli altri componenti per le obbligazioni assunte dal Comitato stesso ex art.. 41 comma 1 codice civile. **Articolo 12 **Per quanto non previsto dal presente atto si fa riferimento alle norme di legge vigenti in materia. È costituito dai suindicati soci promotori il Comitato denominato “COMITATO per i REQUISITI del VOTO in DEMOCRAZIA” --- # La sentenza della Corte Costituzionale tedesca sull’incostituzionalità del voto elettronico - URL: https://crvd.hermescenter.org/la-sentenza-della-corte-costituzionale-tedesca-sullincostituzionalita-del-voto-elettronico/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/la-sentenza-della-corte-costituzionale-tedesca-sullincostituzionalita-del-voto-elettronico/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia [Scarica](https://pws.xed.it/asset/3:sive-pdf) La Corte costituzionale tedesca, nel 2009, ha emesso una sentenza in cui ha stabilito che l’uso delle macchine per il voto non è compatibile con la Costituzione tedesca. La Corte ha rilevato che le elezioni sono tenute ad avere natura pubblica e che tutte le fasi essenziali di un’elezione devono essere soggette alla possibilità di esteso controllo da parte di tutti, a meno che altri interessi costituzionali superiori giustifichino un’eccezione > .**L’utilizzo di macchine per il voto, che registrano elettronicamente le scelte degli elettori e gestiscono l’aggregazione e la comunicazione del risultato elettorale, soddisferebbe i requisiti costituzionali solo se i passaggi essenziali del voto e della constatazione del risultato potessero essere esaminati in modo affidabile e senza alcuna conoscenza specialistica della materia da parte di qualsiasi cittadino.** La versione originale della sentenza: in tedesco e [in inglese](http://www.bundesverfassungsgericht.de/SharedDocs/Entscheidungen/EN/2009/03/cs20090303_2bvc000307en.html). #### [Sentenza di incostuzionalità del voto elettronico della Corte Costituzionale Tedesca](https://pws.xed.it/asset/3:sive-pdf) Il voto elettronico è incompatibile con le caratteristiche costituzionali del processo elettorale che deve mantenere la sua natura pubblica e verificabile dal cittadino senza alcuna conoscenza specializzata. [![](https://crvd.hermescenter.org/media/images/a99e1590745979f07fd768589d80c87b.png)](http://lists.xed.it/sentenza-di-incostituzionalita-voto-elettronico-n) --- # La mozione sul voto elettronico - URL: https://crvd.hermescenter.org/la-mozione/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/la-mozione/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia I diritti civili e i diritti politici evolvono in qualità, numero e tipologia. Le globalizzazioni economiche sono causa ed effetto dell’evoluzione dei Diritti. Gli Stati-nazione non sono più sufficienti né a sostenere il Diritto né a tutelare lo Stato di Diritto. In prima persona o attraverso i propri rappresentanti, i cittadini sono chiamati ad agire nei processi transnazionali della democrazia per salvaguardare o innovare le istituzioni. La democrazia si fonda su un principio esclusivo e inalienabile: i suoi processi devono essere pubblici. Ogni cittadino, pur non possedendo competenze specialistiche, deve avere la possibilità di verificare e controllare processi, metodi e risultati. Ciò è vero in primo luogo nell’atto più basilare e decisivo della democrazia, che è l’atto elettorale. Dal 1998 la **Germania** ha sperimentato con soddisfazione il voto elettronico; di successo in successo è stato esteso l’esperimento alle elezioni politiche per il parlamento nazionale (Bundestag) e europeo nel 2005 quando, con un esposto di due cittadini, venne finalmente invocata la Corte Costituzionale per stabilire la legalità delle procedure elettroniche. La sentenza (3 marzo 2009) fu drastica. Il voto elettronico viola il requisito fondamentale della democrazia ovvero la natura pubblica del voto. Al cittadino, elettore o operatore dei seggi, e al pubblico più generale viene sottratto il fondamentale diritto di conoscere e verificare il processo che porta alla proclamazione degli eletti. Anche **Norvegia e Olanda**, dopo estese sperimentazioni, hanno dismesso ogni applicazione di voto elettronico. In **Estonia** è stato riconosciuto che l’attuale sistema online, con cui si esprimono oltre il 30% dei voti, ha seri limiti architetturali e lacune procedurali che mettono a repentaglio l’integrità stessa delle elezioni. In **Venezuela, **secondo la stessa società che gestì il voto elettronico, le elezioni per l’Assemblea costituente del 30 luglio 2017 furono gravate da brogli da parte del governo. Ciò ha permesso la legittimazione del regime violento e antidemocratico e eliminato l’opposizione. Proprio come ammoniva Marco Pannella: «dove c’è strage di legalità e diritto c’è strage di popoli», proprio quel voto è responsabile di una delle più grandi crisi umanitarie e democratiche dei nostri giorni. In **Italia **nell’ottobre 2017 il referendum sull’autonomia, gestito della Regione Lombardia ha avuto evidenti problemi eppure le società fornitrici delle macchine di voto sono riuscite ad impedire l’accesso a informazioni determinanti per verificare la correttezza delle operazioni elettorali e la completezza degli scrutini. Il necessario passaggio alla transnazionalità dei Diritti e allo Stato di Diritto, si basa sul Diritto alla Conoscenza. Auspicando l’introduzione nella Carta dei Diritti dell’Uomo dell’ONU il Diritto alla Conoscenza è la base di nuove istituzioni continentali come gli Stati Uniti d’Europa, che non siano solo una burocrazia ulteriore nelle mani dei governi nazionali. Nel voto cartaceo è incarnata l’esperienza da difendere di un esistente e vivo diritto umano alla conoscenza. Il Comitato per i requisiti del voto in democrazia (CRVD) impegna i suoi organi e iscritti in una campagna di sensibilizzazione e difesa del voto cartaceo quale strumento per la difesa del Diritto alla Conoscenza e a tal fine promuove una Lega di cittadini ed associazioni per denunciare l‘incostituzionalità del voto elettronico. --- # Italia - URL: https://crvd.hermescenter.org/italia/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/italia/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia In Italia non esiste attualmente alcuna forma di voto elettronico, sebbene sia stato lungamente sperimentato. Finora le esperienze più rilevanti di utilizzo dei computer nel processo elettorale sono state: - Lo scrutinio eletronnico del 2006 - Il referendum regionale in Lombardia del 2017 (cosiddetto “dell’autonomia”). Ambedue queste consultazioni sono state considerate notevolmente carenti dal punto di vista dei risultati, dell’organizzazione, della logistica e soprattutto della sicurezza. In queste occasioni, così come nelle molteplici *sperimentazioni*, che con una certa regolarità fin dagli anni 2000 si sono succedute, è sempre mancata una analisi indipendente ed autorevole sull’andamento del processo. Quindi al di là di comunicati finali invariabilmente trionfalistici, ma poi nessun seguito, non è mai stato dato modo ai cittadini di conoscere realmente come il voto elettronico si è comportato e il potere pubblico ha brillato per la sua opacità, incapacità di analisi e spesso vera e propria omertà. Di certo si sa solo che tutti gli impegni economici in questo campo sono stati, fino ad oggi, sostanzialmente a fondo perduto, con assegnazioni non sempre trasparenti e con risultati mai chiaramente verificabili. Nonostante questo periodicamente il tema del voto elettronico ritorna alla ribalta. Punto distintivo del programma elettorale del Movimento 5 Stelle, l’attuale portata del voto elettronico è notevolmente ridimensionata e affidata ad un finanziamento speciale di 1 milione di euro per una ennesima sperimentazione con una “simulazione” limitata agli ambiti del voto per gli “assenti” (i connazionali fuori dagli confini o i fuori-sede). Il carattere di simulazione svuota, ovviamente, di ogni valore la proposta che è, di fatto, un passo indietro rispetto alle sperimentazioni reali su campo fatte già a partire dagli anni 2000 in Trentino o in Puglia. Le recenti “[Linee guida per la sperimentazione del voto elettronico](https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2021-07/linee_guida_voto_elettronico_decreto_9.7.2021.pdf)” emesse il 25 maggio 2021 e che successivamente il Ministero dell’Interno e il Ministro per l’Innovazione Tecnologia e la Transizione Digitale hanno approvato con [decreto del 9 luglio 2021](https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2021-07/decreto_ministro_su_sperimentazione_voto_elettronico_9.7.2021.pdf) non sembrano altro che una stanca riproposizione di *pour-parler *sull’argomento, senza nessuna reale portata sistemica: la chiusura di un atto dovuto con cui si tumula definitivamente il discorso iniziato con le roboanti pretese del Movimento Cinque Stelle alle ultimi elezioni politiche. Come sempre, e come il CRVD non si sforza mai abbastanza di denunciare, anche queste ultime proposte evitano accuratamente una analisi giuridica della costituzionalità del voto, limitandosi ad affrontare il problema solo dal punto di vista organizzativo e tecnologico. R.I.P. ##### Articoli disponibili nel blog di CRVD: - [Cose che solo l’Italia…](https://crvd.hermescenter.org/cose-che-solo-litalia/) Si chiede Enrico Nardelli «In Italia esiste davvero il comitato “quantistico” sul voto elettronico?». La domanda è sensata. C’è un comitato che non… - [Voto elettronico, l’Italia rischia il flop come in Iowa](https://crvd.hermescenter.org/voto-elettronico-litalia-rischia-il-flop-come-in-iowa/) Vent’anni di test sul voto elettronico e non una sola soluzione adeguata. La débâcle del voto alle primarie del partito democratico Usa in… - [Come non sprecare un milione di euro](https://crvd.hermescenter.org/come-non-sprecare-un-milione-di-euro/) Il senatore Vincenzo Garruti scrive sul Blog delle Stelle: « É innegabile che il nostro Paese sia in ritardo rispetto al resto d’Europa… - [È ora che l’Italia conosca gli italiani all’estero](https://crvd.hermescenter.org/e-ora-che-litalia-conosca-gli-italiani-allestero/) da aise 30/07/2019 - 16:27 ROMA\ aise\ - Con l’audizione del Direttore generale per gli italiani all’estero della Farnesina, Luigi Maria Vignali, è proseguita in Commissione … - [Voto Online? No, grazie, e ti spiego perché…](https://crvd.hermescenter.org/voto-online-no-grazie-e-ti-spiego-perche/) di Matteo Flora con Fabio Pietrosanti (HERMES) Il Voto Online sicuro NON ESISTE, la BlockChain non aiuta in alcun modo il processo di… - [FAQ sul voto elettronico (e sull’applicazione della blockchain)](https://crvd.hermescenter.org/faq-sul-voto-elettronico-e-sullapplicazione-della-blockchain/) a cura del Comitato sui Requisiti del Voto in Democrazia (https://crvd.org) 15 ottobre 2018 - versione 1.1 (ultimo aggiornamento 27 novembre 2018) versione… ### Articoli esterni - [“Il voto elettronico avvicina i cittadini alla democrazia”. L’intervista al Vicepresidente dell’Europarlamento Fabio Massimo Castaldo](https://www.labparlamento.it/thinknet/il-voto-elettronico-avvicina-cittadini-a-democrazia-lintervista-al-vicepresidente-delleuroparlamento-fabio-massimo-castaldo/) Lab Parlamento - Voto elettronico ancora in primo piano nel dibattito europeo, dopo che il Parlamento UE ha dato il via libera alla possibilità dell’e-vote in vista delle europee del 2019. LabParlamento ha intervistato il Vice Presidente del Parlamento UE Fabio Massimo Castaldo. - [Ordini professionali al voto (anche elettronico) in “ordine” sparso: rischi e contromisure](https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/ordini-professionali-al-voto-anche-elettronico-in-ordine-sparso-rischi-e-contromisure/) Emmanuele Somma per Agenda Digitale - L’adozione del voto elettronico, specie in un frangente come quello attuale, da parte di qualsiasi associazione, partito od organizzazione è da sostenere attivamente. Occorre però anche concentrarsi sulla reale portata, i limiti e i rischi dei sistemi di voto. il Crvd ha messo a disposizione un elenco di analisi da compiere - [Voto elettronico al tramonto? Decreto e linee guida segnalano l’impasse](https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/voto-elettronico-al-tramonto-decreto-e-linee-guida-segnalano-limpasse/) Emmanuele Somma per Agenda Digitale - Sul voto elettronico manca conoscenza e certezza del diritto. A questo punto l’unica seria opportunità per dirimere definitivamente il problema del voto elettronico in Italia è la pronuncia della Corte costituzionale. Il punto in Italia e cosa succede all’estero - [Voto elettronico e consenso: l’importanza dell’hacking dei sistemi](#) Giovanni Ziccardi su Il Fatto Quotidiano Blog - I risultati della mia ricerca e l’importanza di un hacking costante del sistema Molto modestamente, ho raggiunto cinque punti fermi, che condivido volentieri. - [Voto elettronico in Italia, tutte le fake news che distorcono il dibattito politico](https://www.agendadigitale.eu/documenti/voto-elettronico-in-italia-tutte-le-fake-news-che-distorcono-il-dibattito-politico/) Emmanuele Somma per Agenda Digitale - Il dibattito sul voto elettronico in Italia, ora sostenuto anche dal M5S (con blockchain), è inquinato dalle fake news e distorto anche dallo spettro della speculazione finanziaria sulle criptovalute. Proviamo a separare i fatti dal rumore e fare chiarezza su quello che non può essere considerato un problema “tecnologico” - [Voto elettronico, l’errore è farne un problema tecnologico](https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/voto-elettronico-lerrore-e-farne-un-prblema-tecnologico/) Emmanuele Somma per Agenda Digitale - Secondo la Corte Costituzionale tedesca, quando si parla di voto elettronico la questione non è tecnologica: esiste un problema democratico valutato, anche in altri Paesi più importante della semplicità, dei costi bassi o di qualsiasi altra considerazione. Ecco perché è un po’ come quando si parla di pena di morte - [Voto elettronico, l’Italia rischia il flop come in Iowa](https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/voto-elettronico-litalia-rischia-il-flop-come-in-iowa/) Emmanuele Somma per Agenda Digitale - Vent’anni di test sul voto elettronico e non una sola soluzione adeguata. La débâcle del voto alle primarie del partito democratico Usa in Iowa è solo l’ultima di una lunga lista. Una proposta, allora, per spendere meglio il milione di euro di fondi pubblici che in Italia si vuole destinare a nuove sperimentazioni --- # Il consiglio direttivo - URL: https://crvd.hermescenter.org/gli-organi/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/gli-organi/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia Matteo Angioli, Marco Calamari, Flavio Del Soldato, Laura Harth, Maria Rosaria Lo Muzio ([tesoreria](mailto:tesoreria@crvd.org)), Giuseppe Rocco Martino, Mattia Moro, Aldo Pazzaglia, Emmanuele Somma ([segreteria](mailto:info@crvd.org)), Maria Laura Turco --- # Agisci - URL: https://crvd.hermescenter.org/agisci/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/agisci/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia Unisciti a noi per sorvegliare che una eventuale introduzione del voto elettronico avvenga in considerazione dei diritti dei cittadini e delle minoranze, con il massimo rispetto delle leggi e della Costituzione senza avventati salti nel buio che potrebbero inficiare la democrazia italiana. Cosa puoi fare tu: - **Segui il nostro [blog](https://crvd.hermescenter.org/)** dove ci sono notizie aggiornate e articoli importanti in italiano - **Dona al Comitato** (piccole donazioni, sotto i 10€, possono servire a sostenere i costi vivi delle nostre iniziative) (scrivi a tesoriera@crvd.org ) - **Iscriviti alla Mailing-list** delle [notizie](https://groups.google.com/d/forum/crvd-live-news). ( https://groups.google.com/d/forum/crvd-live-news ) - Se vuoi entrare in azione **informa della tua disponibilità **(scrivi a info@crvd.org ) --- # Non c’è nessun bug a Roma, è che non sanno fare i programmi! - Data: 2024-06-13 - Categorie: Varie - URL: https://crvd.hermescenter.org/non-ce-nessun-bug-a-roma-e-che-non-sanno-fare-i-programmi/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/non-ce-nessun-bug-a-roma-e-che-non-sanno-fare-i-programmi/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia Smettiamola, per carità di Patria, di parlare di bug del software. Programmi di questo tipo non possono avere bug! Non perché i bug nel programma dovrebbero non esserci, anzi è praticamente certo (lo dice la teoria) che un qualche bug ci sia, ma perché sistemi di tale importanza devono essere realizzati per poter funzionare anche in presenza di bug, attraverso tecniche di replicazione e robustezza del software. Se un bug ferma un processo così importante come il voto allora è un processo fatto male, pensato male, realizzato male, progettato male, controllato male e commissionato male. Senza alcun appello. Gli amministratori che l’hanno commissionato non devono dimostrarci che c’è un bug, ma cosa hanno fatto per evitare che tutto funzionasse anche in presenza di un bug. E cosa hanno fatto lo abbiamo capito benissimo: niente! Certo, software fatto bene costerebbe molto, anche di un ordine di grandezza di più di quanto è solitamente pagato. Purtroppo questo tipo di commesse informatiche pubbliche sono solitamente avvolte nella più assoluta opacità e non esiste alcun motivo per cui sia così. Dovrebbe essere tutto esposto alla luce del sole. E qui si innesta il discorso sul voto elettronico (di cui fortunatamente non stiamo parlando in queste elezioni). Con questo tipo di andazzo nelle commesse pubbliche nessuno può attendersi che il software per un sistema di voto elettronico sia fatto “bene”,perché ancora questi progetti pubblici vengono gestiti con la massima opacità. Quindi per favore non parliamo di bug, parliamo di committenti incapaci di commissionare un software complesso. Questo è. --- # Puntualmente. Inutilmente. - Data: 2024-06-12 - Categorie: Varie - URL: https://crvd.hermescenter.org/puntualmente-inutilmente/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/puntualmente-inutilmente/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia Puntualmente ad ogni nuova elezione i dati dell’affluenza, sempre più magri, per sostenere la tesi dell’utilità, se non della necessità, del voto elettronico. Portando sempre i soliti esempi aneddotici (che ormai si sono ridotti ad Estonia e Sud Corea). Ricordiamolo. Pur dopo anni di sperimentazioni non esiste alcuna evidenza scientifica che stabilisca un legame, se non negativo, tra voto elettronico e affluenza al voto. E’ invece scientificamente chiaro il legame distorsivo, e talvolta manipolativo, che l’introduzione del voto elettronico ha generato in alcuni paesi (tra cui proprio l’Estonia). Il problema del voto elettronico non è mai “se” farlo, ma “farlo bene”, farlo cioé in modo che dal voto in quanto tale non vengano meno quelle caratteristiche determinanti per considerarlo libero. Ad oggi, nessuno schema di voto “mediato completamente da sistemi tecnici” presentato, eguaglia il voto cartaceo. Questo è un dato di fatto oggi ineliminabile. Come sempre la posizione del CRVD è favorevole all’applicazione del voto elettronico in tutte le realtà in cui i vantaggi ottenibili dal manipolare la votazione siano inferiori e possibilmente notevolmente inferiori al costo di una efficace manipolazione. Non è quindi un fattore tecnico in gioco ma essenzialmente di valutazione del rischio/opportunità. --- # Un bug a Roma nella notte - Data: 2024-06-11 - Categorie: Varie - URL: https://crvd.hermescenter.org/un-bug-a-roma-nella-notte/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/un-bug-a-roma-nella-notte/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia Le elezioni europee si sono inceppate a Roma nel modo più grave possibile. Non si sa ancora perché (e vista la pochissima trasparenza che di solito c’è in questi casi forse non lo sapremo mai), il sistema “nuovo ma già testato” acquistato dal Comune di Roma non è riuscito a gestire l’immissione dei dati degli spogli nelle sezioni. Il risultato finale è che il conteggio “elettronico” definitivo dei voti, in tutta Europa, è “bloccato”, mancano quindi un consistente numero di seggi di Roma, e bisognerà attendere la verifica manuale della Corte elettorale che avverrà tra molti giorni dopo aver ricevuto tutte le schede cartacee. Poco male. Con la votazione cartacea attualmente in uso, in ogni caso, per la proclamazione dei risultati, questa verfica della Corte è l’unico passaggio determinante (come[sostiene il sindaco di Roma nella telefonata “urgente” a Mentana che ventilava un pericolo brogli](https://crvd.hermescenter.org/un-bug-a-roma-nella-notte/)), . La comunicazione elettronica serve solo per motivi informativi e non legali. Può essere, by design, parziale o errata, tanto fa fede il conteggio “legale” della Corte elettorale, che peraltro dirime anche alcuni casi di contestazioni e incertezze delle sezioni elettorali. Quindi, il bug, in fondo, ha gettato scompiglio ma non ha “rotto” il processo elettorale, che è progettato per essere “resiliente” anche in un caso del genere. Ipotizziamo invece adesso che il voto si fosse svolto “in modo elettronico” e che, esattamente come è avvenuto, questa “fase elettronica” fosse stata l’unica presente, e che la Corte elettorale, non avrebbe potuto fare altro che accettare il conteggio elettronico, invece che andare a riconteggiare le schede. Semplicemente il risultato sarebbe stato “perduto”, ammesso che qualcuno si fosse accorto dell’errore, perché in assenza dei verbali cartacei delle sezioni non c’era alcun dato di riferimento a cui adeguare quello errato elettronico. Insomma, se pure avessimo saputo del bug, noi cittadini saremmo stati gettati nella più completa incertezza sul risultato (come oggi), ma anche la Corte elettorale non avrebbe avuto risultati migliori per fare il proprio mestiere. Cosa avrebbe fatto la Corte a quel punto, senza schede cartacee a cui far riferimento? Avrebbe potuto invalidare l’intera elezione (improbabile), metterla in stand-by per aprire una sessione di voto aggiuntiva dopo alcune settimane (altrettanto improbabile) oppure decidere che, tutto sommato, l’impatto sulle votazioni, pur riguardando una grande città come Roma, poteva essere trascurato. L’ultima opzione sembra assurda e contraria addirittura alla Costituzione, dove ogni voto espresso dovrebbe contare, ma sarebbe stata la più probabile, con molti precedenti nazionali (sebbene con scala più limitata) e un grande precedente internazionale in Germania quando la Corte Costituzionale tedesca ha ammesso che (appunto) il voto elettronico usato fosse totalmente inaduguato e di qualità tanto bassa da non rispettare le banali garanzie per poterlo considerare un voto democratico e rispondente alla Costituzione, ma allo stesso tempo non ha invalidato la votazione condotta con questo sistema e limitandosi a dare prescrizioni sulla successiva votazione (da quel momento in poi il voto elettronico in Germania non verrà più usato). Poi. Queste erano elezioni per un parlamento europeo che si fatica a considerare seriamente una “istituzione democratica”, avendo ancora competenze instabili e limitate, stretto in un processo di gestione dell’Unione Europea dominato più dai governi che dalle scelte elettorali effettivamente espresse dai cittadini. L’elezione del Parlamento Europeo non determina “automaticamente” l’accesso alla gestione diretta di fondi tali da poter accrescere sostanzialmente il potere chi vi accede, come ad esempio avviene in una elezione nazionale che permette di accedere alla Presidenza del Consiglio (seppur indirettamente). La bizantina struttura del potere europeo mette al riparo da questi esiti. Il che rende non così alto l’interesse e l’animosietà delle varie parti. Se però queste fossero state elezioni nazionali da cui sarebbe uscito (indirettamente) il Governo (o più direttamente in caso di premierato), c’è da credere che gli animi sarebbero molto più accesi e nessuno può dimenticare quando nel 2006 (proprio peraltro in concomitanza con un primo timido tentativo di uso del voto, anzi solo scrutinio, elettronico, peraltro funestato da molteplici problemi) il leader del governo uscente per qualche ora non volle riconoscere il risultato elettorale che lo dava perdente per poco. In una situazione d’incertezza così grave, cosa sarebbe successo? Nessuno può ovviamente saperlo, ma prepararsi al peggio è esattamente il modo giusto per affrontare il processo elettorale, che non dimentichiamolo mai non è una questione solo tecnica o economica, ma è la fondamentale struttura che definisce il tessuto della cessione del potere che passa dal popolo agli eletti. Se il popolo ritiene che questa cessione avviene in modo “opaco” (questa è, ad esempio, la tesi della Corte Costituzionale tedesca), potrebbe decidere di “strappare questo tessuto” e reclamare per se, a buon diritto, questo potere. Il processo elettorale, prima di qualsiasi “velocità”, deve garantire che non si spezzi la disponibilità del popolo a cedere il potere agli eletti. Un governo che, come oggi il Sindaco di Roma, renda disponibile un “sistema” inadeguato (che poi eventualmente venga, per mera comodità, giustificato dalla Corte elettorale) rischia fortemente, e ad ottima ragione, un rifiuto totale e collettivo. C’è un “bug” anche nell’ordinata gestione delle istituzioni democratice, che è il “bug” della libertà dei cittadini. I tecnocrati e i politici furbacchioni che sperano di poter manipolare il processo elettorale dovrebbero tenerlo in adeguato conto. Vedi: [Gualtieri da Mentana](https://tg.la7.it/politica/elezioni-caos-roma-gualtieri-chiama-mentana-10-06-2024-215200) --- # Draghi: «E se sarà un voto elettronico, ancora peggio: uno scollamento totale dalla realtà, senza nessun controllo sulla regolarità e la trasparenza» - Data: 2022-10-08 - Categorie: Varie - URL: https://crvd.hermescenter.org/draghi-e-se-sara-un-voto-elettronico-ancora-peggio-uno-scollamento-totale-dalla-realta-senza-nessun-controllo-sulla-regolarita-e-la-trasparenza/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/draghi-e-se-sara-un-voto-elettronico-ancora-peggio-uno-scollamento-totale-dalla-realta-senza-nessun-controllo-sulla-regolarita-e-la-trasparenza/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia Con queste parole Mario Draghi invitato a partecipare all’Assemblea generale dell’ONU ha attaccato duramente le ultime mosse del leader russo, Vladimir Putin, affermando che “I referendum per l’indipendenza del Donbass sono un’ulteriore violazione del diritto internazionale che condanniamo con fermezza”. Lo registriamo per tutti quelli che hanno visto in Draghi un simbolo di governo buono ed attento. L’opinione che ha del voto elettronico è chiara, d’altro canto durante il suo governo il voto elettronico non ha fatto alcun passo avanti. Cosa succederà con il nuovo governo? Per informazioni: https://www.trend-online.com/politica-attualita/putin-referendum-annessione-donbass-attacco-draghi-onu/ --- # Non esistono più gli informatici di una volta. - Data: 2021-12-18 - Categorie: Articolo - Tag: fondazione, informatici - URL: https://crvd.hermescenter.org/non-esistono-piu-gli-informatici-di-una-volta/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/non-esistono-piu-gli-informatici-di-una-volta/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia di **Emmanuele Somma** (segretario CRVD) Ho provveduto a dare risalto alla recente [mozione dei gruppi di informatica e ingegneria informatica sulla sperimentazione del voto elettronico in Italia](https://crvd.hermescenter.org/mozione-sul-voto-elettronico/). Leggendo il testo mi è venuto di sorridere per alcune affermazioni abbastanza atipiche. In mezzo ad una serie, ragionevole, di considerazioni di natura tecnologica, la mozione adotta due passaggi che, dal mio punto di vista, sono da considerare molto attentamente. Il primo è: «Il voto è soprattutto un esercizio sociale, prima che un fatto tecnico e tecnologico, al termine del quale è assolutamente fondamentale, per la tenuta della democrazia, che tutti gli interessati, soprattutto quelli sconfitti, accettino razionalmente il risultato finale come affidabile e veritiero.» Il secondo è: «Queste considerazioni sono proprio quelle alla base della decisione della Corte Costituzionale tedesca di sancire la non costituzionalità in Germania del voto elettronico» Non so a voi, ma a me fa venire un senso di straniamento l’idea che dei tecnici (la cui qualità è indubitabile e, forse, proprio perché la cui qualità è indubitabile), tirino in mezzo ad un /propria/ argomentazione, affermazioni di natura sociale o giuridica. Per me, che non da oggi ho sostenuto che la tecnologia non potesse mai nascondersi dietro la propria presunta medietà scientifica ma dovesse sempre caricarsi il peso della responsabilità delle proprie realizzazioni, questo è un segnale particolarmente consolante. Non è un caso che avvenga su un tema come il voto elettronico. Quando nel 2018 fondammo il CRVD e scegliemmo il tema del voto elettronico, e determinammo proprio nella Sentenza della Corte Costituzionale tedesca il /punto di caduta/ di quest’incrocio tra tecnologia, società e democrazia, non fu assolutamente un caso. Il fatto che oggi questi tecnici sentano di dover integrare le proprie argomentazioni è segno che qualcosa forse è cambiato. La responsabilità sociale della tecnologia, e in particolar modo della scienza dei computer, è oggi -e sempre sarà nel futuro- il tema centrale del dibattito culturale e politico. Ormai tutto dipende da quello, specie se si crede che la frontiera tra organico e tecnico sia porosa o addirittura inesistente. Umano e tecnico sono molto meno distanti di quello che uno solitamente pensa. Potrei dire che con quella mozione il CRVD ha completato il proprio ciclo. Per ricordare, al tempo della fondazione del CRVD le contestazioni degli informatici contro il voto elettronico erano solo rappresentazioni muscolose de «La mia scienza/tecnica/conoscenza è migliore della tua» che non creavano altro che un battibecco, peraltro in posizione di inferiorità, visto che al governo c’erano persone ben disposte a barare e mentire (come il CRVD ha più volte dimostrato), pur di avere ragione. Avevamo visto giusto quindi. Ma questo è solo l’inizio. La strada per ricucire la lacerazione tra uomo e tecnica, che ha origini lontane nella società, è ancora lunga e passa da tanti esempi, come questo, che dovremo stanare, ad uno ad uno, con pazienza. https://blog.crvd.org/mozione-sul-voto-elettronico/ --- # Mozione sul Voto Elettronico - Data: 2021-12-18 - Categorie: Notizie, Varie - Tag: informatici - URL: https://crvd.hermescenter.org/mozione-sul-voto-elettronico/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/mozione-sul-voto-elettronico/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia ###### (approvata dalle Assemblee GII del 16 novembre e GRIN del 29 ottobre 2021) Il 9 luglio 2021 il Ministro dell’Interno, di concerto con il Ministro per l’Innovazione Tecnologia e la Transizione Digitale, ha approvato un decreto per la sperimentazione del voto elettronico in Italia1, con le relative linee-guida2, che punta a valutare modalità di espressione del voto in via digitale per le elezioni politiche ed europee e per i referendum previsti dagli articoli 75 e 138 della Costituzione. Successivamente, l’ambito della sperimentazione è stato esteso alle elezioni regionali e amministrative, con l’obiettivo di consentire la prima sperimentazione già nel 2022. Il decreto prevede che il voto venga espresso mediante una *web application *a cui l’elettore può accedere con qualsiasi dispositivo digitale collegato alla rete internet. Lo scopo dichiarato è quello di agevolare la possibilità di voto degli italiani all’estero e degli elettori fuori sede per motivi di lavoro, studio o cure mediche. La comunità informatica italiana considera suo dovere sottolineare i rischi che accompagnano l’uso del voto elettronico nelle elezioni politiche. Pur ribadendo la necessità della ricerca su sistemi elettorali sicuri, riteniamo doveroso – sulla base degli innumerevoli risultati scientifici raccolti in questi anni3 – sottolineare i rischi di voto di scambio, di attacco e manipolazione (a fronte di un incerto aumento della partecipazione elettorale, allo stato attuale delle ricerche ancora non dimostrato), ma anche i rischi connessi a un modello elettorale in cui il cittadino non è grado di convincersi della veridicità del risultato delle elezioni e la conoscenza necessaria per i controlli è patrimonio solo di un ristretto gruppo di persone. Il voto è soprattutto un esercizio sociale, prima che un fatto tecnico e tecnologico, al termine del quale è assolutamente fondamentale, per la tenuta della democrazia, che tutti gli interessati, soprattutto quelli sconfitti, accettino razionalmente il risultato finale come affidabile e veritiero. Un’elezione con un meccanismo tecnologico di voto che milioni di cittadini non sono in grado di comprendere e ritenere regolare, aprirebbe sicuramente la strada a contestazioni e minerebbe irrimediabilmente quella fiducia nel processo elettorale che è uno dei pilastri fondanti della democrazia. Queste considerazioni sono proprio quelle alla base della decisione della Corte Costituzionale tedesca di sancire la non costituzionalità in Germania del voto elettronico4. Per quanto riguarda gli aspetti tecnologici la nostra valutazione, coerentemente con quanto già espresso dalla comunità internazionale, può essere sintetizzata come segue5: - tutti i sistemi e le tecnologie per la votazione su Internet sono al momento attuale inerentemente insicuri; - non esiste alcuna evidenza tecnica che una qualunque tecnologia di votazione su Internet sia sicura o possa essere resa tale in un prevedibile futuro, mentre al contrario tutta la ricerca attualmente esistente dimostra il contrario; - l’eventuale ricorso a tecnologie basate su certificazione distribuita (ad esempio *blockchain*) non riduce gli elevati rischi di compromissione della - nessuna *app *per la votazione con dispositivo mobile è sufficientemente sicura da permetterne l’uso - a prescindere dal tipo di tecnologia utilizzata, il voto da remoto non può soddisfare contemporaneamente il requisito di essere personale e di essere libero e segreto, rendendo impossibile soddisfare i vincoli costituzionalmente previsti a tutela del voto democratico. A oggi non esistono sistemi informatici completamente sicuri e le possibilità di successo di un attacco dipendono da quanto un attaccante è disponibile a investire e, quindi, da quanto si possa potenzialmente guadagnare dall’attacco. Ebbene, nel caso di elezioni politiche possono essere molti i soggetti interessati a investire molto per governare, controllare o destabilizzare una nazione. Un singolo individuo o un’agenzia di *intelligence *possono attaccare a distanza un’elezione online, modificando o filtrando le schede elettorali in modi non rilevabili e non correggibili o anche solo interrompendo l’elezione e creando scompiglio. E un attacco che abbia successo può comportare l’elezione di persone sbagliate, o falsare risultati di referendum. **Riteniamo quindi che introdurre l’uso di sistemi di voto elettronico nelle elezioni politiche rischi di mettere a repentaglio le basi fondanti della nostra democrazia.** 1 https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2021-07/decreto_ministro_su_sperimentazione_voto_elettronico_9.7.2021.pdf 2 https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2021-07/linee_guida_voto_elettronico_decreto_9.7.2021.pdf 3 Un compendio dei problemi relativi all’uso delle tecnologie digitali in ambito elettorale si trova qua: http://www.csl.sri.com/neumann/risks-voting.pdf 4 https://www.bundesverfassungsgericht.de/SharedDocs/Pressemitteilungen/EN/2009/bvg09-019.html 5 https://www.aaas.org/programs/epi-center/internet-voting-letter [Gruppo di Informatica](http://www.grin-informatica.it/) [Gruppo di Ingegneria Informatica](http://www.gii.it/) --- # USA 2006 – Il caso delle elezioni del Congresso della Florida - Data: 2021-08-29 - Categorie: Approfondimenti - Tag: Florida, USA - URL: https://crvd.hermescenter.org/usa-2006-il-caso-delle-elezioni-del-congresso-della-florida/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/usa-2006-il-caso-delle-elezioni-del-congresso-della-florida/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia Le elezioni della Camera del Congresso della Florida si sono svolte il 7 novembre 2006, nei distretti da 1 a 25. Le elezioni sono andate avanti normalmente, tranne che nel Distretto 13 della Contea di Sarasota, dove oltre 18.000 voti espressi con le macchine per il voto elettronico non hanno registrato voti. Come riportato negli archivi di notizie online della Electronic Frontier Foundation, le schermate riepilogative di molti elettori hanno riferito che non era stato espresso alcun voto e mentre “Alcuni elettori sono stati in grado di tornare indietro e registrare un voto … altri credono che non sia mai stata data un’opportunità significativa per votare in quella elezione”. La perdita di così tanti voti è stata significativa in più di un modo. Innanzitutto, la causa contro i risultati ha mostrato che le macchine per il voto erano state certificate in modo improprio e che la Florida aveva sottovalutato i segnali di pericolo riguardanti l’affidabilità delle macchine. In secondo luogo, il tasso di astensione è stato superiore al 16% (circa 1 su 6), rispetto a un tasso di astensione del 2,5% con il voto cartaceo e solo dell’1% di astensione per la corsa al Senato nella stessa contea. Ancora più importante, il vincitore ha vinto con soli 363 voti. In questo caso, i 18.000 voti persi avrebbero potuto facilmente influenzare il voto. Anche se un riconteggio non fosse stato attivato automaticamente per il piccolo margine di differenza sulla vittoria, la causa intentata dagli elettori di Sarasota per chiedere un riconteggio ne avrebbe comunque forzato uno. Il riconteggio non ha alterato i risultati delle votazioni, ma i voti mai registrati non hanno comunque potuto influire sul risultato quindi a dispetto della stabilità del risultato dopo il riconteggio, resta un errore così grande con il sistema elettronico che non ha lasciato tracce del proprio malfunzionamento. Questo fu un caso eclatante in cui si prese coscienza che non necessariamente l’uso del voto elettronico conduce a risultati migliori delle precedenti esperienze tradizionali, anzi è esposto a ancora maggior rischi e minori possibilità di verifica. Il motivo per cui ebbe molta risonanza poi è anche un altro. Al tempo delle contestate elezioni presidenziali del 2000 in cui George W. Bush vinse su Al Gore proprio grazie al collegio della Florida con soli 537 voti di scarto. Dopo contestazioni e riconteggi si ebbe la consapevolezza, senza che questo potè cambiare il risultato, che moltissime schede non fossero state effettivamente conteggiate correttamente (si dice fino a 6 milioni a livello nazionale). Ci fu un grande programma nazionale per ammodernare il procedimento elettorale che portò all’acquisto di sistemi basati su computer con la convinzione che i risultati sarebbero stati più certi e trasparenti e i costi inferiori. Il caso delle elezioni in Florida nel 2006 mostrò molto chiaramente che l’adozione del voto elettronico non avesse risolto alcun problema, ma ne aveva introdotti altri, ancora peggiori. --- # Ordini professionali al voto (anche elettronico) in “ordine” sparso: rischi e contromisure | Agenda Digitale - Data: 2021-04-15 - Categorie: Articoli - Tag: agenda digitale, ordini professionali - URL: https://crvd.hermescenter.org/ordini-professionali-al-voto-anche-elettronico-in-ordine-sparso-rischi-e-contromisure-agenda-digitale/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/ordini-professionali-al-voto-anche-elettronico-in-ordine-sparso-rischi-e-contromisure-agenda-digitale/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia di **Emmanuele Somma** pubblicato su **[Agenda Digitale](https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/ordini-professionali-al-voto-anche-elettronico-in-ordine-sparso-rischi-e-contromisure/)** ![](https://crvd.hermescenter.org/max/800/0-RfdxNNj5DgxDN6Di.jpg) Il voto per l’elezione delle cariche degli ordini professionali rappresenta un vero banco di prova con rilevanza pubblica nazionale per i sistemi di voto elettronici. C’è però bisogno che il ministero della Giustizia vigili sui sistemi adottati. Il voto elettronico è infatti uno strumento che deve essere calato in un quadro completo e non può essere mai adottato a cuor leggero perché cambia, talvolta distorce sensibilmente, le relazioni tradizionali che sono alla base delle “democrazie interne” delle organizzazioni. E questo fatto non può essere mai trascurato. ### Voto elettronico, la posizione del Crvd La posizione del [Comitato per i requisiti del voto in democrazia](https://crvd.hermescenter.org/) (Crvd) è sempre stata liberale nei confronti delle organizzazioni che volessero utilizzare forme di **voto elettronico**, anche via Internet, per la propria vita democratica interna. Resta ferma la contrarietà nell’uso del voto elettronico per le **elezioni politiche** a livello nazionale e per tutte le elezioni in cui i valori economici in gioco siano tanto rilevanti da poter ripagare l’impegno per realizzare una manipolazione del voto elettronico. L’adozione del voto elettronico, specialmente in un frangente come quello attuale, da parte di qualsiasi altra associazione, partito o organizzazione non è scandaloso, ma anzi è da sostenere attivamente. La possibilità di fare ricorso al voto elettronico può fare bene alla **democrazia** di queste organizzazioni (e anche alla tecnologia dei sistemi di voto). Purché sia fatta bene e con consapevolezza. Gli strumenti mediati di voto premiano le persone più tecnologicamente smaliziate, deprimono i meno avvezzi, possono permettere la pre-costituzione di collezioni di profili individuali da parte di pochi individui e agevolano l’espressione di voti “collettivi”, non impediscono né la compravendita dei voti, né l’espressione del voto sotto, diciamo così, supervisione altrui. Per tacer delle possibili manipolazioni dei server, delle basi di dati, delle registrazioni di log, ecc. ecc. Tutte cose però che, con opportune analisi, impegni e, in ultima analisi, investimenti, possono essere indirizzate ed affrontate, e i cui relativi rischi se non eliminati quantomeno mitigati e tenuti sotto controllo. Gli elettori che devono utilizzare questi sistemi di voto devono sempre essere messi a conoscenza di ogni informazione relativa al **procedimento elettorale adottato**, i rischi in cui incorrono e come adottare comportamenti virtuosi per evitarli. ### Ordini professionali al voto Gli ordini professionali sono vigilati dal Ministero della Giustizia e, ferma restando la loro autonomia di organizzazione, è importante che questa vigilanza ministeriale prenda in considerazione anche le modalità di elezione degli organi e i relativi rischi. Il Ministero pone stringenti scadenze alle elezioni. Non è richiesto che sia il Ministero a stabilire o regolamentare le corrette modalità di voto, è giusto anche lasciare agli ordini ampia autonomia in tema, ma sarebbe opportuno compiere **analisi e studi sulle soluzioni adottate**, raccogliere le opportune informazioni e divulgare le relative analisi. La vigilanza del Ministero di Giustizia [“…si esplica attraverso richieste di chiarimenti ai Consigli degli ordini professionali e, in alcune ipotesi, può estendersi ad attività di tipo ispettivo.”](https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_2_4_2_1.page#:~:text=Il%20Ministero%20della%20giustizia%20svolge,anche%20su%20alcuni%20Ordini%20professionali.&text=Essa%20si%20esplica%20attraverso%20richieste,ad%20attivit%C3%A0%20di%20tipo%20ispettivo.). Il Ministero avrebbe quindi anche la possibilità di ispezione, post-mortem, sull’andamento delle procedure elettorali svolte. In caso di voto elettronico sarebbe opportuno svolgerla in pratica. Nell’ultimo anno gli Ordini hanno reagito alla situazione eccezionale in modo senza dubbio [non eccezionale](https://www.senzabavaglio.info/2021/03/16/urge-un-regolamento-per-il-voto-online-degli-ordini-professionali/): avanti, forse, adagio, sparsi. C’è chi ha procrastinato sine die il voto, chi lo ha preteso in forma cartacea cercando la finestra temporale opportuna per farlo, chi s’è arrischiato alla modalità elettronica, chi ha deciso un po’ in un modo un po’ un altro, col retropensiero di far saltare tutto e rimanere in sella fino a data da destinarsi. Insomma, **tutti in “Ordine” sparso, e soprattutto confuso**, senza una chiara idea né, sembra, una chiara consapevolezza di cosa stessero facendo. Un occhio esterno e imparziale, quale che sia la soluzione scelta, difficilmente riscontrerebbe scelte adeguatamente meditate o quantomeno ben comunicate. L **‘autonomia degli Ordini ci ha quindi restituito un quadro sconfortante**. È anche un po’ deprimente continuare a biasimare le eccezionali condizioni di questo periodo, quando sembra che ci fatto poco per sfruttare le condizioni attuali (positive come mai per l’innovazione dei processi digitali) e migliorare, una volta per tutte, queste incombenze elettorali, per permettere maggiore sicurezza e inclusività. La valutazione di questi sistemi elettorali messi in campo dagli Ordini da parte del Ministero può essere svolta con il supporto delle Università italiane che letteralmente pullulano di esperti in materia e che potrebbero, in un caso tutto sommato così “controllato”, dare un contributo significativo a un’analisi dei rischi fatta bene. Si aiuterebbero così gli Ordini a “fare la cosa giusta” ed evitare quei balletti tattici che non fanno il bene né della democrazia interna, né delle stesse tecnologie adottate o dismesse senza mai una chiara spiegazione, ma talvolta solo per l’esigenza estemporanea di una qualche cordata che è al potere o desidera andarci. ### Le analisi sui sistemi di voto elettronico Dal punto di vista del Crvd una operazione di analisi dei sistemi elettorali (elettronici, online, con blockchain oppure anche cartacei) è senza dubbio meritoria, perché impone di concentrarsi sulla reale portata, i limiti e i rischi dei sistemi di voto, ovvero sui requisiti del voto democratico, nei casi controllati di queste organizzazioni, come gli ordini professionali, che hanno una rilevanza pubblica. Per questo motivo il Crvd ha messo a disposizione **un **[**elenco di analisi**](https://crvd.hermescenter.org/valutazione-dei-requisiti-del-voto-elettronico-e-del-voto-con-blockchain-in-democrazia/) da compiere anche abbastanza agevolmente sui sistemi di voto elettronico, soprattutto quelli online, via app o con blockchain (ma è facilmente adattabile a ogni tipo di processo elettorale, anche quello cartaceo). L’obiettivo non è quindi né impedire l’uso o la ricerca sui sistemi elettronici, ma quello di confrontare le cose alla pari, sapendo che non basta mai invocare superficialmente la fiducia sull’organizzatore delle elezioni. È necessario sempre essere **consapevoli** di quali e quanti sono i rischi a cui si va incontro adottando un sistema di voto elettronico. Tornerebbe utile anche a quei politici e decisori pubblici che sembrano poco disposti a prendere in considerazione la realtà dei fatti scientifici sull’argomento, e provano a costruire realtà fittizie basate su [ipotesi ardite](https://crvd.hermescenter.org/quello-che-ha-detto-lon-brescia-nel-convegno-sul-voto-elettronico-senza-commenti/) o riportando in modo parziale esperienze raccolte in [giro per il mondo](https://crvd.hermescenter.org/e-vota-verso-il-voto-elettronico-per-linnovazione-democratica/) presentandole fuori contesto. *Originally published at *[*https://www.agendadigitale.eu*](https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/ordini-professionali-al-voto-anche-elettronico-in-ordine-sparso-rischi-e-contromisure/)* on April 14, 2021.* --- # Voto elettronico, un boomerang le cause per diffamazione negli Usa - Data: 2021-03-24 - Categorie: Articoli - Tag: Dominion, USA - URL: https://crvd.hermescenter.org/voto-elettronico-un-boomerang-le-cause-per-diffamazione-negli-usa/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/voto-elettronico-un-boomerang-le-cause-per-diffamazione-negli-usa/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia ###### Dominion, l’azienda che ha fornito sistemi di eVoting durante le presidenziali 2020, chiede danni per quasi 4 miliardi di dollari a tutte le figure di spicco che hanno sostenuto ipotesi di brogli ai danni di Trump. Ma se pure dovesse uscirne vincitrice, difficilmente ne trarrà vantaggio il suo mercato. Vediamo perché Dominion Voting Systems è l’azienda tecnologica che ha fornito apparecchiature a 28 stati durante le elezioni presidenziali degli Stati Uniti del 2020. Un business lucrativo che impallidisce di fronte alla nuova impresa in cui l’azienda si è lanciata. Dominion ha infatti portato in giudizio per diffamazione tutte le figure chiave che hanno sostenuto la campagna contro i brogli elettorali dell’ex-presidente Donald Trump. Pretende danni per 3,9 miliardi di dollari. Ma le cause potrebbero rivelarsi un autogol, per molti motivi. Ma andiamo per gradi. ## Le richieste di risarcimento di Dominion L’8 gennaio, Dominion ha [intentato una causa](https://www.nytimes.com/2021/01/08/us/politics/dominion-voting-systems-files-defamation-lawsuit-against-pro-trump-attorney-sidney-powell.html) presso il tribunale distrettuale federale di Washington DC, accusando l’avvocato **Sidney Powell** di aver “mentito dicendo che Dominion aveva truccato le elezioni”. A Powell, Dominion richiede danni per oltre 1,3 miliardi di dollari. Dopo meno di un mese Dominion ha scatenato un’altra [**causa per diffamazione contro Rudy Giuliani**](https://www.nytimes.com/2021/01/25/us/politics/rudy-giuliani-dominion-trump.html) per la diffusione di una “grande menzogna” che “è diventata virale e ha ingannato milioni di persone facendogli credere che Dominion avesse cambiato i loro voti e manipolato le elezioni”. Anche a Giuliani chiede 1,3 miliardi di dollari. Infine, non c’è due senza tre, il 22 febbraio, Dominion ha [citato in giudizio **Mike Lindell**](https://www.wsj.com/articles/dominion-sues-mypillow-ceo-mike-lindell-over-election-claims-11613996104), l’amministratore delegato di **MyPillow Inc**. (sempre a quota fissa, $1,3 miliardi di danni). Anche Lindell avrebbe falsamente accusato le macchine per il voto di aver manipolato le elezioni. Quest’ultima denuncia è molto dettagliata**: 115 pagine **con elenchi di dichiarazioni di Lindell, post sui social media, riferimenti alle sue apparizioni sui media e al film di due ore dove sarebbe “dimostrata” la frode elettorale. Il documentario, intitolato **Absolute Proof**, dove sostiene che un attacco informatico cinese avrebbe svolto un ruolo chiave nel manipolare le elezioni. Se Dominion vincesse le tre cause avrebbe veramente di che festeggiare: vanterebbe un aumento del proprio “giro d’affari” del [**4000 per cento**](http://https:/publicpolicy.wharton.upenn.edu/live/files/270-the-business-of-votin) senza produrre uno spillo in più. Mentre molti media ed editori hanno fatto sparire articoli critici su Dominion, contenenti le affermazioni dei sostenitori di Trump, alcune delle quali grossolanamente diffamatorie, Giuliani, Lindell, Powell e Trump non sembrano impensieriti dall’attacco legale. Giuliani ha dichiarato: “La causa di diffamazione […] mi consentirà di indagare sulla loro storia, il modo in cui si finanziano e come fanno affari in modo completo e approfondito. L’importo richiesto sta lì, ovviamente, per spaventare le persone con problemi di cuore. È una intimidazione legale […]”. Anche Lindell ha detto all’Associated Press di aver **accolto con favore la causa** e di aver fiducia che il processo gli avrebbe dato ragione. Infatti, c’è un aspetto ironico in questa causa: le corti elettorali hanno impedito a Trump di dimostrare l’ipotesi dei brogli sul campo, ora Dominion verrà probabilmente costretta alla dimostrazione dell’assenza di una cospirazione per la manipolazione del voto. Una logica inversione nel processo di prova che **mette i cospirazionisti sul **[**miglior territorio di battaglia possibile**](https://www.law.gwu.edu/dominion-voting-systems-v-rudy-giuliani). ## Più tecnologia non sempre è uguale a più trasparenza Si prenda per esempio Chris Krebs, l’ex direttore della **Cybersecurity and Infrastructure Security Agency** statunitense, quando ha sostenuto che le elezioni presidenziali del 2020 sono state [“le più sicure nella storia americana”](https://www.cbsnews.com/news/election-results-security-chris-krebs-60-minutes-2020-11-29/). È una affermazione ragionata e ragionevole, che però difficilmente sarebbe verificabile oggettivamente in una corte. Senza dubbio le macchine per il voto elettronico prodotte da società come Dominion Voting Systems hanno reso le elezioni più facili che mai, ma **dimostrarne la sicurezza è tutt’altra storia**. **Il processo elettorale americano è **[**sempre stato barcollante**](https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/elezioni-usa-2020-tutti-i-problemi-del-voto-elettronico-ecco-le-falle-del-sistema/) e agli occhi di un europeo difficilmente accettabile. A seguito della precedente vittoria elettorale di Trump e delle evidenze che influenze esterne avrebbero potuto manipolare il voto, si è fatta attenzione come non mai. Negli ultimi anni **il voto elettronico** in America ha fatto un balzo indietro nelle contee in cui è stato proprio abolito, ed è stato ridimensionato laddove si è imposta la generazione delle ricevute di carta per la verifica. Che la crociata trumpiana sui brogli elettorali sia o meno fomentata solo da manovre di piccolo cabotaggio politico a questo punto risulta di poca importanza. Tra gli americani si è diffusa una più ampia consapevolezza che **“più tecnologia” non significa necessariamente “più trasparenza”**. ## Un mercato troppo concentrato Il processo di selezione del mercato ha ridotto i produttori di macchine di voto a tre sole società: la Dominion Voting Systems, Election Systems & Software e Hart InterCivic. **Una concentrazione che rende meno sicure le macchine di voto**. Si ricordi anche il precedente svizzero dove, a lungo andare di produttori ne era rimasto solo uno, [crollato poi sotto il peso di grossolani errori](https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/voto-elettronico-dal-bug-svizzero-una-lezione-anche-per-litalia/). Nessuno può più trascurare che il processo elettorale americano è gestito da «società “afflitte da problemi” […] responsabili della produzione e della manutenzione di macchine per il voto e per l’amministrazione elettorale [che hanno] “a lungo risparmiato sulla sicurezza a favore della convenienza”, lasciando consapevolmente i sistemi elettorali di voto in tutto il paese “aperti ai problemi di sicurezza”», come [scrivevano nel dicembre 2019](https://www.warren.senate.gov/oversight/letters/warren-klobuchar-wyden-and-pocan-investigate-vulnerabilities-and-shortcomings-of-election-technology-industry-with-ties-to-private-equity), la senatrice Amy Klobuchar, la senatrice Elizabeth Warren, il senatore Ron Wyden e il rappresentante Mark Pocan in merito a Dominion Voting Systems. **Le risposte delle società produttrici sono state quantomai deboli**, e in alcuni casi immediatamente **contraddette dai fatti**, come quando proprio la Dominion sostenne che le sue macchine non sarebbero mai state esposte su Internet e un consulente tecnico senior del National Election Defense Coalition mostrò a Nbc News come [aveva trovato oltre 35 sistemi di voto online](https://www.nbcnews.com/politics/elections/online-vulnerable-experts-find-nearly-three-dozen-u-s-voting-n1112436) durante le elezioni presidenziali del 2020. ## Le vulnerabilità dei sistemi di eVote Negli anni molti hacker avevano mostrato coi fatti la **debolezza dei sistemi di voto** in fin troppe occasioni, al punto che il marchio storico nel settore, la **Diebold**, [preferì cambiare addirittura il proprio nome](https://www.wired.com/2007/08/diebold-to-chan/) in **Premier Election Solutions** dopo che il **documentario Hacking Democracy**, nominato agli Emmy nel 2006, aveva documentato ed esposto le backdoor segrete delle sue macchine elettorali. Nel 2009 la Premier [era stata acquistata](https://www.justice.gov/opa/pr/justice-department-requires-key-divestiture-election-systems-softwarepremier-election) da Election Systems and Software, la quale a sua volta aveva venduto i principali asset proprio a Dominion. Su quelle **falle** Dominion si era affrettata a dichiarare al Wall Street Journal di aver risolto ogni possibile problema. Ma nel 2020 un altro documentario, [**Kill Chain: The Cyber War on America’s Elections**](https://www.hbo.com/documentaries/kill-chain-the-cyber-war-on-americas-elections) della Hbo, aveva mostrato un noto hacker finlandese, Hursti, che alterava con semplicità i risultati elettorali da una macchina Dominion modificando solo alcune righe di codice su una scheda di memoria rimovibile. **Nel presentare le sue querele, la Dominion sembra si sia messa in uno spazio alquanto angusto**. Se pure dovesse uscirne vincitrice, difficilmente ne trarrà vantaggio il suo mercato. Infatti, appare abbastanza evidente che il punto delle cause non sarà se i sostenitori di Trump abbiano o meno diffamato l’azienda ma **se i brogli siano o meno avvenuti **quando l’opinione pubblica ormai già dà per scontato che avrebbero potuto avvenire. Dominion e tutti gli altri produttori si troveranno nella più scomoda delle posizioni vincenti. È certo che il processo riporterà sotto i riflettori molte delle **prove di manipolazione **presentate in modo scandalistico da Trump sotto tutt’altra luce ed è possibile alle corti verrà chiesto di verificarne la solidità “logica”. Il punto però non è se questi brogli siano effettivamente avvenuti o che, al contrario, le prove siano state fabbricate ad arte dai sostenitori di Trump, ovvero quello che probabilmente sarà il punto d’attacco degli avvocati della Dominion, ma che **l’opacità introdotta dallo strato informatico dei sistemi di voto elettronico difficilmente potrà mai dare una risposta certa, definita ed univoca.** Ad un certo punto della «deduzione» (in senso giuridico) sarà necessario per i sostenitori del voto elettronico ricorrere al **concetto di fiducia**, e quindi a quello di rischio accettabile, e questo porrà in tutt’altra luce il confronto tra il processo elettorale elettronico e quello cartaceo. Perché concentrare il **confronto tra i sistemi in termini di rischio**, specie considerando quello sistemico, è esattamente la singola cosa che i sostenitori del voto elettronico non sono mai disposti ad accettare. Preferiscono parlare di efficienza, di costi, di tempi. ## Conclusioni Se la strategia di difesa dei trumpiani sarà efficace potrà non essere sufficiente a farli vincere, ma **infliggerà pesantissimi danni non alla sola Dominion, ma a tutto il settore.** **Quando tutto questo avverrà, potremo plaudire al più perfetto degli autogol dell’industria del voto elettronico**. Se questo costerà quattro miliardi di dollari a Giuliani e soci qualcuno poi lo troverà anche sublime. Una cosa è certa. Guarderemo questo processo con malcelato divertimento. --- # Cose che solo l’Italia… - Data: 2020-11-24 - Categorie: Articoli - Tag: comitati, italia - URL: https://crvd.hermescenter.org/cose-che-solo-litalia/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/cose-che-solo-litalia/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia Si chiede Enrico Nardelli [«In Italia esiste davvero il comitato “quantistico” sul voto elettronico?».](https://www.key4biz.it/in-italia-esiste-davvero-il-comitato-quantistico-sul-voto-elettronico/332220/) La domanda è sensata. C’è un comitato che non c’è eppure fa. > […] il Ministero dell’Interno spiega che «*non è stato adottato alcun provvedimento di costituzione dell’organismo di studio in questione*». Il Ministero ne ha disposto l’istituzione e chiesto la collaborazione agli altri ministeri, l’organo si è già riunito quattro volte, ma lo si dichiara non costituito con formale provvedimento. Verrà fatto? Nella citazione sopra riportata si dice “non è stato adottato” e non “non è ancora stato adottato”. *Lapsus calami*? Ecco, non sono un giurista quindi persone più esperte di me sapranno certamente spiegare come sia possibile che una struttura, non formalmente costituita da una qualche istituzione ancorché formata da persone delle istituzioni, possa fornire pareri che il potere esecutivo usa come base di atti governativi. Per chi ha letto qualcosa della fisica quantistica, sembra la famosa situazione del “gatto di Schrödinger”, che era contemporaneamente vivo e morto. Interessante anche la sintesi del Prof. Nardelli, ordinario di Informatica all’Università Roma Tor Vergata e presidente di Informatics Europe, sul voto elettronico: > Ad aprile di quest’anno è stata pubblicata una lettera aperta indirizzata a Governatori, Segretari di Stato, Direttori degli Uffici Elettorali, di tutti e 50 gli stati americani, dove si conclude che «la votazione via Internet non è una soluzione sicura per votare negli Stati Uniti, né lo sarà in un prevedibile futuro». La lettera è stata preparata dal Centro per l’Evidenza Scientifica nelle Questioni Pubbliche, un centro studi della Associazione Americana per l’Avanzamento delle Scienze. Tra le organizzazioni che hanno firmato la lettera appaiono quelle della comunità scientifica e tecnologica dell’informatica (ACM e CRA). Tra gli esperti che l’hanno validata basta ricordare i nomi di Vinton Cerf (il papà di Internet) e di Ronald Rivest (uno degli inventori di quella crittografia a chiave pubblica che è alla base della sicurezza delle transazioni sulla rete).Ecco gli argomenti principali a sostegno della conclusione:— tutti i sistemi e le tecnologie per la votazione su Internet sono al momento attuale inerentemente insicuri;— non esiste alcuna evidenza tecnica che una qualunque tecnologia di votazione su Internet sia sicura o possa essere resa tale in un prevedibile futuro; al contrario, tutta la ricerca attualmente esistente dimostra il contrario;— nessuna tecnologia basata sulla catena di blocchi (blockchain) può ridurre i profondi pericoli inerenti nella votazione su Internet;— nessuna App per la votazione con dispositivo mobile è sufficientemente sicura da permetterne l’uso. Siamo tutti in trepida attesa che un nuovo comitato/non-comitato ministeriale giunga a conclusioni differenti. --- # Un buon riassunto sulle elezioni USA - Data: 2020-11-19 - Categorie: Articoli - Tag: 2020, USA - URL: https://crvd.hermescenter.org/un-buon-riassunto-sulle-elezioni-usa/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/un-buon-riassunto-sulle-elezioni-usa/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia Per di più, il voto stesso è stato straordinariamente scorrevole. Solo pochi mesi fa i professionisti e gli analisti che controllano l’amministrazione delle elezioni si sono preoccupati di quanto il Paese fosse impreparato a votare durante una pandemia. Alcune delle primarie sono state un disastro. In molti Stati non c’erano regole chiare per votare per posta o sufficienti opportunità per votare in anticipo. C’è stata un’acuta carenza di addetti ai sondaggi. Eppure gli Stati Uniti hanno registrato un’affluenza alle urne senza precedenti nelle ultime settimane. Molti Stati hanno gestito il voto per posta e le votazioni anticipate in modo impressionante e un numero enorme di volontari si è presentato per lavorare ai sondaggi. Un gran numero di controversie prima delle elezioni ha chiarito le regole in ogni stato. E per quanto il presidente si sia lamentato del conteggio dei voti, è stato ordinato e apparentemente senza incidenti significativi. Il risultato è stato che, nel bel mezzo di una pandemia che ha ucciso 230mila americani, un numero record di americani ha votato - e votato per posta - e quei voti sono quasi tutti contati in questa fase. Sul fronte della sicurezza informatica, ci sono ancora più buone notizie. La cosa più significativa è che non c’è stato alcun serio sforzo per colpire le infrastrutture di voto. Dopo la conclusione delle votazioni, il direttore della Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA), Chris Krebs, ha rilasciato una dichiarazione, dicendo che “dopo che milioni di americani hanno votato, non abbiamo prove che un avversario straniero sia stato in grado di impedire agli americani di votare o di cambiare i conteggi dei voti”. Krebs si è impegnato a “rimanere vigile per qualsiasi tentativo da parte di attori stranieri di prendere di mira o interrompere il conteggio dei voti in corso e la certificazione finale dei risultati”, e non sono emerse segnalazioni di minacce ai processi di tabulazione e certificazione. [Il 2020 è una storia di successo per la sicurezza delle elezioni (finora)](https://www.lawfareblog.com/2020-election-security-success-story-so-far) --- # Francia - Data: 2020-08-29 - Categorie: Approfondimenti - URL: https://crvd.hermescenter.org/francia/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/francia/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia Fin dal suo inizio, il voto elettronico è stato accolto con un certo scetticismo e opposizione, ma da nessuna parte più che in Francia. Le elezioni generali del 2007 in Francia hanno dimostrato quanto possa essere forte l’opposizione al voto elettronico, anche di fronte a un’affluenza record. Le macchine per il voto elettronico in Francia sono state autorizzate per la prima volta nel 2004, sebbene le elezioni presidenziali del 2007 siano state la prima opportunità di utilizzare il voto elettronico nelle elezioni generali. Le elezioni del primo turno hanno visto un record di affluenza alle urne dell’85% - 37,6 milioni di elettori in totale. E del numero totale di elettori aventi diritto, si prevedeva che 1,5 milioni si sarebbero rivolti al voto elettronico invece del metodo tradizionale della busta elettorale e della scatola trasparente. Una percentuale elevata, considerando che il voto elettronico era presente solo in 82 dei 36.000 distretti elettorali. Ma le elezioni del 2007 non erano state le prime elezioni “elettroniche”. Nel 2003 per l’elezione dei rappresentanti all’Assemblea dei cittadini francesi all’estero, è stato permesso di utilizzare il voto via Internet a distanza. Oltre il 60% dell’elettorato scelse di votare via Internet anziché utilizzare i voti cartacei. Questa primo utilizzo del voto elettronico (sebbene non nei seggi elettorali o per grandi elezioni generali) avviò un’ondata di dibattito sull’uso di questo tipo di voto in futuro. Il Forum des droits sur l’Internet nel 2003 pubblicò un rapporto di raccomandazione, “Qual è il futuro del voto elettronico in Francia?”, che chiarì le ragioni a favore e contro il voto elettronico, ma alla fine concluse che ” questo sistema di voto potrebbe essere introdotto nel processo elettorale francese seguendo un approccio graduale e ragionato”. Lo stesso rapporto ha sostenuto che il voto elettronico semplifica il processo di voto, offre una maggiore opportunità di partecipazione politica ed è generalmente in linea con l’aumento dell’uso delle tecnologie dell’informazione e dei computer (TIC) in tutta la Francia. Tuttavia, il dibattito che ha portato alle elezioni presidenziali del 2007 è stato per lo più unilaterale e tutto contro l’uso delle macchine per il voto. Infatti, tutti i principali partiti politici, ad eccezione di Union pour un Mouvement Populaire (UMP), si sono opposti al voto elettronico nelle elezioni generali. Tra i punti principali c’erano la sicurezza, la facilità d’uso e il costo delle macchine. ##### Articoli disponibili nel blog di CRVD: No items, feed is empty. --- # USA - Data: 2020-08-29 - Categorie: Approfondimenti - URL: https://crvd.hermescenter.org/usa/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/usa/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia La centenaria storia della democrazia degli Stati Uniti è legata per la sua massima parte all’uso di schede cartacee per il voto. Il compito di contare i voti e le schede cartacee però richiede molto tempo e già negli anni ’90 dell’Ottocento, l’invenzione della macchina a leva permise ad un’azienda di commercializzare un processo automatico per il conteggio dei voti. Uno dei principali problemi del procedimento di voto americano è che non dipende dal governo federale, quindi ogni stato, ogni contea e addirittura a volte ogni località determina in autonomia il processo e gli strumenti con cui raccogliere i voti. La tecnologia ha sempre giocato un ruolo, come visto, fin dalla fine dell’800, ma solo negli anni ’90 sono comparse le prime macchine per la votazione elettronica, in cui touch screen e tastiere controllano i risultati delle votazioni. Nel 2004, un sondaggio ha mostrato che 675 contee negli Stati Uniti, il 30% di tutti gli elettori registrati, utilizzavano sistemi di voto elettronico (Brace). Nonostante il crescente utilizzo di macchine per il voto elettronico, il sistema non ha mai incontrato un sostegno incondizionato, anche perché numerosissime sono state le storie di fallimenti e controversie elettorali. Si riportano qui alcune storie che hanno avuto molta risonanza nell’opinione pubblica. ##### Articoli disponibili nel blog di CRVD: - [USA 2006 – Il caso delle elezioni del Congresso della Florida](https://crvd.hermescenter.org/usa-2006-il-caso-delle-elezioni-del-congresso-della-florida/) Le elezioni della Camera del Congresso della Florida si sono svolte il 7 novembre 2006, nei distretti da 1 a 25. Le elezioni… - [Voto elettronico, un boomerang le cause per diffamazione negli Usa](https://crvd.hermescenter.org/voto-elettronico-un-boomerang-le-cause-per-diffamazione-negli-usa/) Dominion, l’azienda che ha fornito sistemi di eVoting durante le presidenziali 2020, chiede danni per quasi 4 miliardi di dollari a tutte le… - [Un buon riassunto sulle elezioni USA](https://crvd.hermescenter.org/un-buon-riassunto-sulle-elezioni-usa/) Per di più, il voto stesso è stato straordinariamente scorrevole. Solo pochi mesi fa i professionisti e gli analisti che controllano l’amministrazione delle… - [Voto elettronico, l’Italia rischia il flop come in Iowa](https://crvd.hermescenter.org/voto-elettronico-litalia-rischia-il-flop-come-in-iowa/) Vent’anni di test sul voto elettronico e non una sola soluzione adeguata. La débâcle del voto alle primarie del partito democratico Usa in… - [La situazione in Georgia USA](https://crvd.hermescenter.org/la-situazione-in-georgia-usa/) I giudici federali sentenziano che la Georgia debba abbandonare il voto elettronico dopo gli errori gestionali del governatore Kemp. La Georgia è il… - [Il voto elettronico della discordia in India e Stati Uniti](https://crvd.hermescenter.org/il-voto-elettronico-della-discordia-in-india-e-stati-uniti/) di E.Somma (crvd.org) - 12/09/2018 India e Stati Uniti: due paesi molto diversi ora uniti da un comune avversario. Nella prossima tornata elettorale… - [Sam Biddle su The Intercept: «Stiamo rendendo le elezioni meno sicure solo per risparmiare tempo?»](https://crvd.hermescenter.org/stiamo-rendendo-le-elezioni-meno-sicure-solo-per-risparmiare-tempo/) Sam Biddle su The Intercept, 4 settembre 2018, 13:00 QUALCOSA DI STRANO ACCADE durante la notte delle elezioni. Con la chiusura dei sondaggi, i sostenitori americani… ### Articoli esterni - [Colorado sues to remove county elections chief who allowed voting machines to be filmed](https://www.courthousenews.com/colorado-sues-to-remove-county-elections-chief-who-allowed-voting-machines-to-be-filmed/) Courthouse News Service - Colorado's secretary of state sued Monday to remove the Mesa County clerk and recorder who allowed voting machines to be filmed during an update, exposing sensitive passwords and processes. - [He Was the ‘Perfect Villain’ for Voting Conspiracists](https://www.nytimes.com/2021/08/24/magazine/eric-coomer-dominion-election.html) The New York Times - Eric Coomer had an election-security job at Dominion Voting Systems. He also had posted anti-Trump messages on Facebook. What happened next ruined his life. - [Singleton, voting organization file suit over voting machines](https://times-herald.com/news/2021/09/singleton-voting-organization-file-suit-over-voting-machines) The Newnan Times-Herald - State Rep. Philip Singleton, R-Sharpsburg, has joined a lawsuit seeking to bring Georgia's electronic voting equipment into compliance with Georgia law. - [Voto elettronico, l’Italia rischia il flop come in Iowa](https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/voto-elettronico-litalia-rischia-il-flop-come-in-iowa/) Emmanuele Somma per Agenda Digitale - Vent’anni di test sul voto elettronico e non una sola soluzione adeguata. La débâcle del voto alle primarie del partito democratico Usa in Iowa è solo l’ultima di una lunga lista. Una proposta, allora, per spendere meglio il milione di euro di fondi pubblici che in Italia si vuole destinare a nuove sperimentazioni - [Voto elettronico, un boomerang le cause per diffamazione negli Usa](https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/voto-elettronico-un-boomerang-le-cause-per-diffamazione-negli-usa-limpatto-sul-settore/) Emmanuele Somma per Agenda Digitale - Dominion, l’azienda che ha fornito sistemi di eVoting durante le presidenziali 2020, chiede danni per quasi 4 miliardi di dollari a tutte le figure di spicco che hanno sostenuto ipotesi di brogli ai danni di Trump. Ma se pure dovesse uscirne vincitrice, difficilmente ne trarrà vantaggio il suo mercato. Vediamo perché --- # Come sono riuscito a votare due volte su Rousseau - Data: 2020-08-20 - Categorie: Articoli - Tag: rousseau - URL: https://crvd.hermescenter.org/come-sono-riuscito-a-votare-due-volte-su-rousseau/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/come-sono-riuscito-a-votare-due-volte-su-rousseau/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia ### Wired ha scoperto un errore di configurazione che consentiva di duplicare gli account che possono votare sulla piattaforma del Movimento 5 stelle. La nostra inchiesta > *[[Ancora una volta Rousseau è sotto i riflettori per un bug che, questa volta, ha permesso a Fabio Pietrosanti (che ringraziamo per essersi voluto identificare come attivista del CRVD) di votare doppio sugli stessi quesiti. Nessun sistema è assolutamente sicuro, e Rousseau non fa eccezione. Il che dimostra che non importa quanto sia sensibile o importante il processo che si presidia, c’è sempre un rischio residuo. Questa volta a farne le spese è la reputazione, certamente già non eccelsa, del sistema di «sondaggistica ad orologeria per deresponsabilizzare il vertice nella gestione del partito» (F. Pietrosanti). Poco male in effetti. Quel sistema interpreta un personaggio buffo nel teatrino della più bassa politica italiana, funzionale ai propri gestori ma senza più alcun supporto né pratico né ideale. Non ha un senso in un’ottica di democrazia diretta (anzi di democrazia tout-court), non è un sistema partecipativo ma di mera ratifica di decisioni prese altrove. Un orpello della comunicazione propagandistica del partito, niente di più.]]*(ES) di **[Raffaele Angius](https://www.wired.it/author/rangius/)** 19 AUG, 2020 su [Wired.it](https://www.wired.it/attualita/politica/2020/08/19/rousseau-voto-piattaforma/?refresh_ce=) ![rousseau.jpg](https://crvd.hermescenter.org/wp-content/uploads/2019/08/28143852/rousseau.jpg) Via libera al terzo mandato e alle alleanze con i partiti tradizionali: così ha deciso il popolo **5 stelle** che, tra il 13 e il 14 agosto ha espresso a larga maggioranza sulla **piattaforma Rousseau** la volontà di riscrivere alcuni pilastri del movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. L’annuncio dell’esito referendario è arrivato a 25 minuti dalla chiusura delle urne, con un messaggio pubblicato sul Blog delle stelle e la rituale assicurazione che la votazione è stata *“certificata dal Notaio che ne ha garantito la regolarità”*. Tuttavia, a causa di un errore di configurazione scoperto nell’infrastruttura informatica del **Movimento 5 stelle**, ***Wired* ha potuto votare due volte** per ciascun quesito, **attraverso due profili** diversi ma creati a partire dallo stesso documento d’identità, certificato, come vuole la prassi, dagli amministratori di Rousseau in modo che sia unico. È stato possibile iscriversi alla piattaforma con un profilo, ottenere il placet degli amministratori, poi modificare le informazioni personali, sottoporre una nuova richiesta di iscrizione (anche se le regole interne impongono che non ci si possa registrare due volte) e ricevere un altro via libera. In sostanza, per effetto di questo errore (ora risolto), da un singolo **profilo utente** ne sono gemmati due. ### Identità digitali Ma facciamo un passo indietro. Il principio del Movimento 5 Stelle è che *“uno vale uno”* e la sua realizzazione passa per l’esercizio della **democrazia diretta** (o quantomeno di una sua interpretazione) tramite la **piattaforma Rousseau**. Di fatto si tratta di un semplice sito internet, all’interno del quale i sostenitori del partito attualmente al governo possono contribuire alla scrittura delle leggi o votare le proposte avanzate dai suoi dirigenti, come nel caso del voto della scorsa settimana. Ma a dare ufficialità al *“Sistema operativo del MoVimento 5 Stelle”* (così lo chiamano sul sito, anche se non è un sistema operativo propriamente detto) è lo stesso partito, che *“si propone di organizzare le modalità telematiche di consultazione dei propri iscritti”* proprio attraverso **Rousseau** e con la collaborazione dell’omonima associazione, come si legge nello statuto. Tanto spiega perché a ogni consultazione intervenga il vaglio di uno **studio notarile** nonché uno stretto controllo **sull’identità dei votanti**, che per aprire un profilo su Rousseau devono fornire le generalità e un **documento d’identità valido**, dimostrando di non essere già iscritti. È solo dopo aver caricato queste informazioni che un sostenitore può accedere agli spazi virtuali del partito e superare i primi sei mesi nel ruolo di *“osservatore”*, prima che il profilo abbia il pieno via libera per esprimere anche il voto. A settembre dell’anno scorso *Wired* è stata in grado di **creare con successo un nuovo profilo** – sarebbero potuti essere di più – a partire dai dati personali di un utente già iscritto e utilizzandone il codice fiscale e la carta d’identità, a causa di un errore di configurazione del portale. Tutti e due i profili **sono passati inosservati** al controllo effettuato dall’Associazione Rousseau ed entrambi **sono stati in grado di votare** sia al quesito sul terzo mandato sia a quello sulla possibilità di creare alleanze con i *“partiti tradizionali”*. Nella prova, realizzata il 14 agosto, *Wired* ha espresso due voti positivi e due voti negativi, annullandone così l’effetto ai fini dell’esito della consultazione interna al partito. ![screen1rousseau.png](https://crvd.hermescenter.org/wp-content/uploads/2020/08/19140440/screen1rousseau.png) I due profili creati da Wired hanno votato simultaneamente alle 11:29 del 14 agosto 2020. La consultazione è stata certificata alle ore 12:05 dello stesso giorno. ### **“Sola lettura”** Ma non sono serviti hacker o periti informatici stavolta per scoprire l’errore di Rousseau, tanto in bella vista che chiunque – persino un giornalista – avrebbe potuto eseguire la stessa procedura con semplicità e ripetere l’esperimento. Grazie allo strumento di ispezione dei contenuti delle pagine web – una funzionalità comune, offerta da browser come Chrome o Firefox – *Wired* ha scoperto di **poter modificare i dati anagrafici** di un utente esistente, **quali** **nome, cognome, codice fiscale e anno di nascita**. Questi sono i dati acquisiti all’apertura di un nuovo profilo, che vengono validati attraverso la carta d’identità e che lo rendono unico. Per realizzare le modifiche è stato sufficiente **cancellare l’attributo di** ***sola lettura”*** **nei campi non modificabili** – generalmente mostrati con un tono di grigio e non cliccabili – per poi aggiungere o rimuovere le informazioni contenute. Il problema è che queste modifiche sarebbero dovute avvenire solo sul *client*, ovvero il computer nel quale vengono prodotte. *Wired* ha invece accertato che, premendo il pulsante di salvataggio delle modifiche – che serve esclusivamente per cambiare alcuni altri campi quali il numero di telefono o l’indirizzo di posta elettronica dell’utente – **tutti i cambiamenti** apportati in locale venivano **sincronizzati anche sul lato** ***server***, cioè negli **archivi della piattaforma Rousseau**. Il primo errore ha permesso di modificare i campi che sarebbero dovuti essere fissi, mentre il secondo ha fatto sì che le modifiche apportate andassero a incidere sulle informazioni in possesso di Rousseau, di fatto producendo modifiche sulle loro macchine e sui **dati** ***“certificati”*** in loro possesso. A questo punto la creazione di un secondo profilo è stata semplice: non risultando più nelle anagrafiche di Rousseau, *Wired* ha utilizzato le informazioni corrette del primo account per richiedere l’apertura di un secondo utente, a settembre del 2019. Ottenuta la certificazione, il secondo profilo è stato **abilitato al voto in modo regolare** sei mesi dopo l’iscrizione. Per questo *Wired* ha potuto accertare se era in grado di partecipare a una consultazione interna solo nei giorni scorsi, con la prima chiamata utile al popolo Cinque Stelle. Ad ogni modo, secondo quanto risulta a *Wired*, almeno da giugno 2020 **questo problema è stato risolto**, probabilmente in modo inconsapevole, grazie a un restyling generale di tutta la piattaforma (*Wired* aveva anche preparato un documento di disclosure da inviare a Rousseau, come si usa in questi casi). Tuttavia le modifiche intervenute prima restano valide, come è avvenuto per i due profili. ### Difese informatiche *“Di fatto si è trattato di un errore di configurazione naive e facilmente individuabile con i normali controlli di* **penetration testing** *ai quali dovrebbero essere sottoposti simili strumenti”*, ha commentato l’informatico Fabio Pietrosanti, membro del Comitato per i requisiti del voto in democrazia e titolare dei dati anagrafici utilizzati per creare i due profili. Il riferimento (*penetration testing*, dall’inglese: test di penetrazione) è alle analisi condotte da esperti informatici che possono essere assoldati da aziende e associazioni per **cercare le falle nei loro sistemi**, utilizzando gli stessi metodi che userebbe un attaccante informatico. Questo tipo di *stress test* è molto utilizzato soprattutto dalle aziende, che si avvalgono di questi servizi per assicurarsi una maggiore protezione dagli attacchi esterni. *Wired* ha contattato l’Associazione Rousseau per richiedere un commento e per condividere nel dettaglio le caratteristiche del problema riscontrato. L’organizzazione ha assicurato che cercherà di rispondere quanto prima alle domande più tecniche. L’associazione dovrà ora accertare che **altri utenti non abbiano utilizzato lo stesso metodo** per creare profili falsi o per cercare di condizionare l’esito delle consultazioni. Il profilo creato da *Wired* prima dell’aggiornamento di Rousseau e l’originale dal quale ha tratto i dati anagrafici risultano inabili al voto dalla mattina del 19 agosto, successivamente al contatto tra *Wired* e l’associazione stessa. ### **La certificazione** Alla conta del voto dei giorni scorsi risultano 48.710 preferenze espresse per il primo quesito e 48.975 per il secondo, secondo quanto certificato dal **notaio milanese Valerio Tacchini**, che nel 2018 si era candidato al Senato proprio con il Movimento 5 Stelle. Con un passato da notaio televisivo in trasmissionicome *L’isola dei famosi*, Tacchini non sembra vantare particolari conoscenze in ambito informatico, a giudicare dal suo curriculum. Eppure il notaio attesta *“l’accesso ai locali e alla visualizzazione dei pc”* di Rousseau, dai quali avrebbe desunto che la votazione si è svolta in modo regolare. Nella certificazione allegata alla notizia della chiusura delle urne si legge che *“a detta votazione hanno avuto **accesso tutti i soggetti regolarmente iscritti”***. Al momento della pubblicazione di questo articolo, il notaio incaricato dall’associazione Rousseau non ha risposto alle domande inviate via email da *Wired*. ![Screenshot-from-2020-08-19-12-07-29.png](https://crvd.hermescenter.org/wp-content/uploads/2020/08/19140852/Screenshot-from-2020-08-19-12-07-29.png) Un dettaglio della certificazione che attesta il regolare svolgimento delle consultazioni del 13 e 14 agosto. ### **La multa e la manipolabilità del voto** Ma da anni si parla dei problemi tecnici di Rousseau, nel tempo anche oggetto di alcuni incidenti informatici ampiamente riportati dalla cronaca nazionale. Le condizioni della piattaforma risultavano tanto precarie che, al termine di un’attività ispettiva durata cinque mesi, l’Autorità garante per la protezione dei dati personali – all’epoca presieduta da Antonello Soro – aveva deciso **una multa di 50mila euro** ad aprile del 2019. Nel suo provvedimento, il Garante privacy aveva anche imposto all’Associazione Rousseau di adottare misure volte a **proteggere in modo più efficace sia l’identità degli utenti sia il voto**, giudicato potenzialmente manipolabile da chi ha accesso alla gestione del sistema e non certificabile a causa della mancanza di strumenti di auditing adeguati. *“Basta guardare Spid* (il Sistema pubblico di identità digitale, ndr) *per capire quanto sia complesso distribuire delle utenze digitali certificate e non manipolabili”*, ha commentato a *Wired* Stefano Zanero, imprenditore e professore associato in Computer Security del Politecnico di Milano, facendo riferimento alle identità digitali utilizzate per accedere ai servizi della pubblica amministrazione. *“Ma il problema è capire di quale livello di accuratezza hai bisogno* – aggiunge Zanero -. *Se Rousseau fosse semplicemente uno strumento di democrazia liquida, come tanti se ne vedono in Europa e nel mondo, potrebbe coinvolgere i suoi sostenitori a un dibattito virtuale e virtuoso **senza dover affrontare le complicazioni del voto elettronico**, che di per sé non è l’unico strumento della democrazia ma ne compone una parte”*. Soprattutto nel mondo digitale, che non produce ricevute cartacee e conservabili e che non dà la possibilità di guardare cosa c’è all’interno dei sistemi dell’associazione: *“La certificazione dell’identità dell’utente **non può non passare dalla verifica manuale** di chi si iscrive, quindi non capisco cosa intendano quando parlano di ‘profili certificati’”*, commenta Zanero. Né è chiaro in che modo il notaio possa certificare la lista degli iscritti o l’autenticità del loro voto: *“Tutto quello che succede su Rousseau sta in realtà succedendo nei suoi computer e nei suoi sistemi: come può un notaio certificare qualcosa al di fuori di ciò che gli viene detto?”*, si chiede l’esperto. *“Questo episodio rappresenta in pieno la **fragilità del voto elettronico**”*, ha commentato Pietrosanti: *“A differenza del voto tradizionale, dove difficilmente si sarebbe in grado di manipolare su larga scala la volontà degli elettori, in quello elettronico anche un banale errore può **produrre effetti sull’intero sistema** e su tutta la consultazione”*. E questi potrebbero passare inosservati anche al perito più attento, come successo su Rousseau. --- # Il MIT condanna l’app ma Voatz afferma che è sicura - Data: 2020-02-15 - Categorie: Articoli - Tag: App, voatz - URL: https://crvd.hermescenter.org/dopo-un-report-che-condanna-lapp-votz-afferma-che-e-sicura-ma-gli-esperti-hanno-domande/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/dopo-un-report-che-condanna-lapp-votz-afferma-che-e-sicura-ma-gli-esperti-hanno-domande/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia [Rachel Kraus](https://mashable.com/author/rachel-kraus) su [Mashable](https://mashable.com/article/voatz-voting-app-security-problems) | 14 febbraio 2020 Giovedì, i ricercatori del MIT hanno pubblicato un pesante [studio](https://crvd.hermescenter.org/wp-content/uploads/2020/02/SecurityAnalysisOfVoatz_Public.pdf) sulle vulnerabilità in [un’app di voto “basata su blockchain”](https://mashable.com/article/smartphone-blockchain-voting-west-virginia/) chiamata Voatz. Hanno scoperto che gli aggressori malintenzionati potevano penetrare nell’app e quindi visualizzare, interrompere la trasmissione o persino alterare le scelte degli elettori. Nonostante la natura di nicchia dell’app (orientata verso elettori all’estero e disabili) e la tecnicità dello studio, il [*New York Times ha* pubblicato la notizia](https://www.nytimes.com/2020/02/13/us/politics/voting-smartphone-app.html); l’integrità del voto elettronico è infatti sotto i riflettori dall’uso disastrosamente pasticciato di un’app di voto nel [caucus dell’Iowa](https://mashable.com/article/iowa-caucus-voting-app-delay/) . La preoccupazione sul fallimento nella trasmissione dei risultati pubblicata sul *Times* ha suscitato su Internet critiche pubbliche sull’app e preoccupazione dei funzionari pubblici sul suo utilizzo alle elezioni: una contea che stava pianificando di utilizzare l’app ha già deciso di non farlo a causa di questo rapporto. Voatz [si](https://blog.voatz.com/?p=1209) è opposta [con veemenza](https://blog.voatz.com/?p=1209) ai risultati dello studio, sottolineando che questi che sembrano gravi difetti dipendono solo dal modo in cui lo studio è stato condotto. Dicono che i ricercatori hanno usato una versione obsoleta, retroingegnerizzata e parzialmente teorica dell’app e della sua infrastruttura server invece dell’app reale. Secondo Voatz, se avessero approfittato dell’accesso al prodotto attraverso il programma di bug bounty di Voatz, i ricercatori avrebbero trovato un sistema molto più sicuro di quello studiato dai ricercatori. Gli esperti di sicurezza non sono così sicuri. Pur con queste presunte carenze, gli esperti considerano lo studio un prezioso contributo alla comprensione di un nuovo aspetto della democrazia e della tecnologia. “Non sarà assolutamente perfetto, ma è una buona corretto affermare che abbiamo bisogno di un po’ più di controllo su Voatz”, ha detto a Mashable Maurice Turner, vicedirettore del Center for Democracy & Technology. “Ed è una buona opportunità per Voatz dare approfondire e condividere la ricerca sulla sicurezza che hanno già fatto.” Fondata cinque anni fa, Voatz è un piattaforma che sostiene di poter aumentare l’affluenza degli elettori e supportare il voto dei cittadini stranieri (come il personale militare). Nel 2018, ha fatto notizia ( [anche su Mashable](https://mashable.com/article/smartphone-blockchain-voting-west-virginia/) ) quando West Virginia l’ha contratta come la prima app di voto “basata su blockchain” per un piccolo programma pilota. Purtroppo non tutto è andato bene. È [stata criticata](https://slate.com/technology/2019/07/west-virginia-blockchain-voting-voatz.html) per la mancanza di trasparenza sul funzionamento, per i difetti strutturali nel suo sistema di auditing della blockchain, per l’uso di software di terze parti e per il fatto che gli esperti affermano che la blockchain in realtà non è affatto adatta ai sistemi di voto. Inoltre, ha sviluppato una relazione contrastata con la comunità della sicurezza dopo aver segnalato all’FBI un ricercatore di sicurezza dell’Università del Michigan come un “agente pericoloso”. “Abbiamo appreso che Voatz non risponde bene se gli si chiede di fornire informazione per verificare la loro sicurezza”, ha detto a Mashable Jacob Hoffman-Andrews, un tecnico senior della Electronic Frontier Foundation. “L’approccio di Voatz che non permette verifiche di sicurezza indipendenti solleva seri dubbi sul fatto che siano attendibili, al di là della fondamentale insicurezza di qualsiasi sistema di voto elettronico”. Tutto ciò ha portato i ricercatori del Computer Science & Artificial Intelligence Lab del MIT a fare una indagine più approfondita su Voatz - senza la conoscenza o la collaborazione dell’azienda. Nell’introduzione al documento, i ricercatori citano specificamente il contrasto in Michigan come ragione per cui non hanno avuto rapporti con l’azienda. Mentre Turner ha dichiarato di essere “sorpreso” che i ricercatori non abbiano approfittato dell’accesso al sistema attraverso il programma di ricompensa dei bug, né abbiano lavorato con Voatz, ne comprende la ragione. “Sono ben consapevole che Voatz non ha una gran reputazione tra i ricercatori della sicurezza”, ha detto Turner. “Ho potuto capire perché potrebbe esserci un po’ di sospetto nell’impegnarsi con Voatz.” Tuttavia, ha anche aggiunto “Sembra insolito che non abbiano voluto fare un ulteriore passo in avanti.” Harri Hursti, un ricercatore di sicurezza e co-fondatore di Nordic Innovation Labs, lo ha affermato in modo più diretto. Innanzitutto, Hursti ha sottolineato che ci sono limiti tecnici al programma di ricompensa dei bug che lo rendono non del tutto utile per l’analisi; i ricercatori spiegano anche la loro decisione di non accedere al programma stesso nella discussione del documento. > “La scelta di valutare da sola questa app Bounty introdurrebbe ulteriori minacce alla validità e poiché le differenze tra questa versione e quelle che sono state messe in campo non sono chiare … Fondamentalmente, il Bounty non fornisce ulteriori informazioni utili sull’infrastruttura del server Voatz, né fornisce alcuna fonte o binario per il server API per testare. “ Considerando il presunto comportamento e l’atteggiamento passato di Voatz nei confronti dei ricercatori, nonché i limiti tecnici del programma di ricompensa dei bug, Hursti considera l’approccio usato dai ricercatori - cioè l’ingegnerizzazione inversa dell’app e la simulazione della comunicazione del server - come buone pratiche e le loro scoperte come legittime . “Voatz è stata molto ostile nei confronti della ricerca sulla sicurezza”, ha affermato Hursti. “La ricerca del MIT secondo me è legittima. In queste circostanze, quando l’argomento della ricerca non è collaborativo, hanno fatto un ottimo lavoro.” Hoffman-Andrews del FEP ha convenuto che la ricerca del MIT è solida. “Il rapporto è valido”, ha detto Hoffman-Andrews. “Si basa sulle migliori pratiche di sicurezza comuni e rivela alcune cose molto preoccupanti sull’app Voatz.” Nonostante la recente preoccupazione che ha conquistato le prime pagine dei giornali sulle applicazioni di voto e una lunga serie di critiche nell’ambito della sicurezza di quell’[incubo che è il voto elettronico](https://mashable.com/article/iowa-caucuses-internet-electronic-voting-paper-vote-trail/), Voatz e altre società [stanno avendo spazio](https://mashable.com/article/washington-state-mobile-voting/). Pragmaticamente Turner quindi sostiene che la ricerca sulle app sia un imperativo finché non sarà accettato l’esito. “Sicuramente c’è bisogno di investimenti e sviluppo continui, perché senza questo, non possiamo effettivamente rispondere alla domanda «queste app sono sufficientemente buone da poter essere usate nelle elezioni generali?»”, ha detto Turner. “I ricercatori di sicurezza sono una parte fondamentale di quel processo di apprendimento e condivisione, motivo per cui apprezzo in generale le ricerche del MIT per il loro sforzo di produrre un rapporto indipendente, in modo che fornitori come Voatz possano quantomeno incorporare questi risultati e migliorare i loro prodotti”. Si può solo sperare. --- # Voto elettronico, l’Italia rischia il flop come in Iowa - Data: 2020-02-04 - Categorie: Articoli - Tag: 2020, App, Iowa, italia, sperimentazione, USA - URL: https://crvd.hermescenter.org/voto-elettronico-litalia-rischia-il-flop-come-in-iowa/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/voto-elettronico-litalia-rischia-il-flop-come-in-iowa/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia **Vent’anni di test sul voto elettronico e non una sola soluzione adeguata. La débâcle del voto alle primarie del partito democratico Usa in Iowa è solo l’ultima di una lunga lista. Una proposta, allora, per spendere meglio il milione di euro di fondi pubblici che in Italia si vuole destinare a nuove sperimentazioni4 giorni fa** di Emmanuele Somma (CRVD.org) su [Agenda Digitale](https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/voto-elettronico-litalia-rischia-il-flop-come-in-iowa/) | 4 Febbraio 2020 L’app che avrebbe dovuto registrare i voti per i caucus in Iowa ha fallito. Il Partito Democratico ha fatto una figuraccia e il voto elettronico ha dato un’ennesima pessima prova di sé. Ma l’Italia, intemerata, continua con la sperimentazione da un milioni di euro su questo tema. Rischiamo un altro flop? Probabilmente. > Dopo 14 mesi di *selfie*, riunioni, comizi, *town meeting* e strette di mano, il partito democratico dell’Iowa non riesce a dare i risultati dei caucus di ieri. Per quale motivo? Perché l’app appositamente creata non ha funzionato. **Doveva essere il trionfale avvio della stagione delle primarie […]**, è stato un fiasco totale. ([F. Tonello](https://ilbolive.unipd.it/it/news/stati-uniti-caos-primarie-democratiche-iowa)) ## Voto in Iowa, app inadeguata e interessi alla base del flop C’è di più della debacle tecnica. Come ha riportato un’ampia [inchiesta](https://theintercept.com/2020/02/04/iowa-caucus-app-shadow-acronym/) di The Intercept, il flop ha scoperchiato un intreccio di interessi non chiari dietro l’adozione dell’app. La società produttrice è una piccola start-up chiamata [Shadow Inc.](https://shadowinc.io/) creata da alcuni appartenenti all’ex staff della campagna presidenziale di Hillary Clinton e di cui l’unico investitore e proprietario sembra essere una no-profit chiamata [Acronym](https://www.anotheracronym.org/), un’agenzia di comunicazione che ha pianificato di spendere ben **75 milioni di dollari** per contrastare Trump con finanziamenti dei sostenitori del Partito Democratico. Nell’inchiesta ci sono testimonianze **sull’inadeguatezza dell’app, sulla faciloneria con cui è stata adottata**, ma anche —e questo è ben più grave— sul fatto che gli sviluppatori dell’app fossero legati a filo doppio con l’estabilishment democratico e quindi il candidato Buttigieg e contrari all’elezione dello sfidante Sanders. **Il malfunzionamento dell’app ha fatto fare un altro serio passo avanti al movimento abolizionista del voto elettronico negli USA.** Il **New York Times**, dopo aver riscontrato l’inconsistenza dei conteggi, all’indomani dell’evento ha titolato: “[**L’unica elezione sicura è un’elezione a bassa tecnologia**](https://www.nytimes.com/2020/02/04/technology/election-tech.html): la debacle del caucus Iowa dimostra che un’elezione del ventunesimo secolo necessita di tecnologie del diciannovesimo secolo”. Un articolo con una conclusione lapidaria: “Quindi, a meno che qualcosa non cambi, bisogna abituarsi all’era degli errori software nel giorno delle votazioni. Abbiamo ammesso la tecnologia alle nostre elezioni indipendentemente dal fatto che questa sia o meno all’altezza del compito”. ## Voto elettronico, débâcle in tutto il mondo Sebbene Shadow Inc. fosse già stata ingaggiata (e probabilmente pagata) anche per le primarie del Nevada del prossimo 22 febbraio William McCurdy II, il chairman del Partito Democratico, ha escluso categoricamente che in Nevada la useranno. “Avevamo già sviluppato una serie di backup e sistemi di report ridondanti e stiamo attualmente valutando il percorso migliore”. Backup e sistemi di report ridondanti che, almeno per quanto riguarda l’Iowa, non hanno funzionato. I risultati sono arrivati dopo oltre una settimana anticipati e seguiti da un’ondata di polemiche. Nel campo del voto elettronico, l’informatica non si sta dimostrando all’altezza del compito e non importa quali schemi vengano usati. Non si fa che mettere in mostra malfunzionamenti ed errori, sollevare dubbi e polemiche e instillare paure che incentivano l’astensionismo invece di ridurlo. Uno dopo l’altro i “casi d’uso” del voto elettronico hanno vacillato e poi tracollato: Germania, Norvegia, Olanda e più recentemente Svizzera. Oggi, smascherate la fake-news come quella del Sierra Leone, Tsukuba, West Virginia ai sostenitori non resta che aggrapparsi al [caso molto controverso](https://crvd.hermescenter.org/estonia/) dell’Estonia. ## L’introduzione del voto elettronico in Italia L’introduzione del voto elettronico in Italia, sia pure a livello di sperimentazione, dovrebbe avvenire nel voto dei connazionali all’estero e per gli studenti fuori sede. L’ambito essere quello del voto online espresso direttamente su un terminale del cittadino (smartphone o computer) quindi o con un’app (proprio come quella dello Iowa, o in West Virginia) o attraverso una qualche forma di sistema web (come in Estonia). Recentemente il Sottosegretario **Ricardo Antonio Merlo** ha affermato che “La riforma del voto all’estero è nel contratto di Governo, si deve fare e si farà. I connazionali voteranno con un nuovo sistema, cento per cento trasparente e sicuro, quanto più possibile a prova di brogli e irregolarità”. Ma questo non avverrà con il prossimo referendum del 29 marzo sul taglio dei parlamentari: le circolari ministeriali fanno ancora riferimento alla procedura di **voto per corrispondenza**. Il Presidente della Commissione Affari Costituzionali Giuseppe Brescia [ha presentato](https://www.facebook.com/exedre.1/videos/2593635680671715/) l’emendamento che assegna al Ministero degli Interni **un milione di euro** per una sperimentazione dichiarando che il «vero obiettivo» è quello di «andare alle prossime elezioni politiche […] dando la possibilità ai cittadini che in questo momento sono impossibilitati a partecipare al voto politico […] la possibilità di [votare] in maniera sicura e che rispetta le caratteristiche costituzionali del voto». A dispetto della vaghezza che ha accompagnato il dibattito, questo conferma che **l’interesse è verso una soluzione di voto remoto online**, in forma di app o web. Una cosa simile quindi proprio a Rousseau del M5S. ## eVoting, informatica non all’altezza e sperimentazioni inutili Questi sono proprio i casi in cui l’informatica si sta dimostrando meno all’altezza del compito ed in cui, come [dimostrarono](https://estoniaevoting.org/) i ricercatori del gruppo del professor Alex Halderman dell’Università del Michigan, invitati come osservatori indipendenti proprio in Estonia, basta sviluppare semplici sistemi di malware per avere un impatto significativo e pervasivo sul voto. In questo particolare campo, le grossolane semplificazioni dei sostenitori del voto elettronico [si infrangono](https://boingboing.net/2019/03/13/principal-agent-problems.html) sempre sull’unanime parere dei tecnologi che ritengono inadeguati questi strumenti e **del tutto inutile una sperimentazione** per ottenere un risultato scontato in partenza. Mentre quindi si parla di tacitare la superficialità dei politici con un ennesimo (costoso) prototipo per un’inutile simulazione di e-voting sembra che una reale applicazione del voto elettronico in Italia sia molto lontana. ## Il precedente di ePoll Il che lascia ben sperare che al Ministero dell’Interno abbiano fatto tesoro dei quasi venti anni di prototipi e sperimentazioni nel campo. Si celebrerà infatti tra pochi mesi il ventesimo anniversario della sperimentazione E-POLL, finalizzata a realizzare sul campo l’effettiva possibilità di utilizzare sistemi di “voto remoto” o “voto elettronico” che gestì le reali votazioni dei cittadini di San Benedetto del Tronto nel 2000 e successivamente [Avellino nel 2001](https://www1.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/elezioni/app_notizia_17704.html) (e poi in Francia a Merignàc e Bourdeaux, e Polonia a Czestochowa e ancora in Italia a Cremona e Campobasso) con un sistema finanziato da Siemens Informatica, e Comunità Europea per quasi 4 milioni di euro (nel 1999). Purtroppo, di quella e delle numerose successive sperimentazioni italiane del voto elettronico (in Trentino, in Puglia, nel Lazio, in Friuli Venezia Giulia), a parte le trionfalistiche e sempre unilaterali affermazioni di entusiasmo da parte dei promotori o dei fornitori, non è seguita mai **un’analisi critica pubblica di osservatori indipendenti e imparziali**, né mai sono stati messi a disposizione della comunità dei ricercatori informazioni complete e non censurate. Sarebbe ora di farlo se si vuole mostrare quella trasparenza che fin troppo spesso viene invocata, ma poco praticata. ## Conclusioni In definitiva non si può far altro che **prendere atto che da questo ventennio di sperimentazioni con notevole dispendio di denaro pubblico non è evidentemente uscita una sola soluzione adeguata**. Non si vede quindi perché quella di quest’anno non dovrebbe ricalcare lo stesso schema: denaro speso inutilmente in una sperimentazione che potrà solo confermare l’inadeguatezza *teorica* del voto elettronico. Come Comitato per i requisiti del voto in democrazia abbiamo, un po’ provocatoriamente, proposto [come non sprecare questo milione di euro](https://crvd.hermescenter.org/come-non-sprecare-un-milione-di-euro/): “Poiché nel voto elettronico, con tutta evidenza, manca un substrato teorico che possa permettere l’espressione libera del voto in termini di ricerca matematica delle strutture di rappresentazione delle contrastanti esigenze di anonimato del voto e trasparenza del processo, **l’unico vero contributo che potremmo dare in questo campo è se usassimo questi soldi nella ricerca avanzata nel campo della matematica teorica**. **Sarebbe un milione di euro comunque sprecato ai fini di qualcosa che non si potrà comunque fare per le sue caratteristiche intimamente antidemocratiche**, come sostiene la sentenza della Corte Costituzionale tedesca, ma almeno avremo sicuramente contribuito al benessere della società attraverso il finanziamento della ricerca, nonché al benessere delle nostre povere facoltà scientifiche che purtroppo non riescono a fare abbastanza per allevare una classe dirigente capace di comprendere almeno le determinanti di base delle tecnologie informatiche”. --- # Come non sprecare un milione di euro - Data: 2019-12-20 - Categorie: Position papers - Tag: finanziaria, germania, italia, m5s, norvegia, olanda, svizzera - URL: https://crvd.hermescenter.org/come-non-sprecare-un-milione-di-euro/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/come-non-sprecare-un-milione-di-euro/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia Il senatore Vincenzo Garruti scrive sul Blog delle Stelle: *« É innegabile che il nostro Paese sia in ritardo rispetto al resto d’Europa ma, con il Movimento 5 Stelle al governo, è arrivata l’accelerazione. Lo sviluppo delle migliori potenzialità della rete è da sempre stato uno dei nostri obiettivi principali dal momento che le tecnologie del digitale possono garantire che tutto si svolga nella massima correttezza.»* Purtroppo per l’incauto senatore **è negabilissimo** che esista un ritardo rispetto al resto dell’Europa in termini di voto elettronico. **In tutta** Europa il voto elettronico è **praticamente assente**, se si esclude Belgio e Estonia. Persino la Svizzera, se vogliamo considerare l’Europa geografica e non quella politica, sta decidendo di **abbandonare** il voto elettronico che non è riuscito a rispettare gli stringenti requisiti imposti dalla cancelleria federale. È negabile infatti che le tecnologie digitali **garantiscano** alcunché. Nulla garantirebbe la sicurezza del voto allo stesso modo in cui la tecnologia **non** **garantisce** che le transazioni economiche siano assolutamente sicure. Semplicemente perché la **sicurezza assoluta**, per qualsiasi cosa sia realizzata con un computer, e quindi ogni garanzia, non esiste. È questo è *vero* indipendentemente da quanta convinzione metta un politico a dire il contrario per ragioni di mera propaganda. Nel caso delle transazioni economiche, l’uso della tecnologia non può garantire la sicurezza. Ma queste possono essere usate, a prezzo di cospicui investimenti, grazie a **assicurazioni** che ripaghino i costi di errori, malfunzionamenti o frodi. Sono assicurate, *sottolineiamolo bene*, non tecnologicamente, ma su base finanziaria, in base a valutazione di rischi probabili e, per i rischi residui non assicurabili (che esistono sempre), accollandosi i costi di fallimento della tecnologia, che possono essere ridotti ma mai eliminati. È proprio questo che fanno le banche o i gestori di sistemi di pagamento: usano parte dei guadagni per ripagare malfunzionamenti, errori o frodi. Questo fa pacificamente parte dei costi d’impresa. Una cosa che non dovrebbe sfuggire al Senatore che vanta un «percorso di alta formazione post-laurea in “Tecnica bancaria”» nel curriculum. I furti di identità online che poi portano a spese indebite con le carte di credito sono un’**evenienza comune**. Molti clienti incappano in eventi del genere, sebbene non ne abbiano poi troppi problemi, se non qualche perdita di tempo, poiché nella maggior parte dei casi banche o emittenti si accollano i costi degli errori, malfunzionamenti o utilizzi fraudolenti: sono assicurati. Ma se i voti errati (non necessariamente per dolo o frode) diventeranno un’evenienza comune non solo i cittadini non potranno rivolgersi a nessuno, ma per natura stessa del voto elettronico non potranno mai neppure saperlo. > Chi mai assicurerebbe un malfunzionamento, o peggio l’uso fraudolento del voto elettronico? Non può esserci nessuna **«massima correttezza»** nel caso del voto elettronico, per sua stessa natura di processo informatico, e non può esistere alcuna forma di assicurazione finanziaria dei rischi. Semplicemente chi propone il voto elettronico sta proponendo di *levare qualcosa ai cittadini*, non dargli qualcosa di migliore. La «massima correttezza» di cui parla l’incauto senatore può essere vantata solo perché, chiariscono gli esperti, a differenza delle frodi su voto cartaceo, nel caso del voto elettronico sarebbe possibile compiere frodi di ampio respiro senza lasciare nessuna traccia. Si può vantare correttezza solo perché nessuno le cose possono essere organizzate in modo da evitare che frodi o un fallimenti siano scoperte. E ciò nonostante esistono moltissimi casi in cui frodi o fallimenti sono stati scoperti. ## Verità: in Europa hanno abbandonato L’introduzione del voto elettronico **non aggiunge nulla** al processo elettorale. Il vantaggio principale, la velocità di spoglio, può essere ottenuto con un adeguato uso della tecnologia ma senza voto elettronico, [come recentemente avvenuto in Spagna](https://www.firstonline.info/elezioni-spagna-risultati-in-2-ore-ecco-come-e-stato-possibile/). Invece **il voto elettronico sottrae** la possibilità per ciascun cittadino di *verificare* il processo elettorale con i propri occhi o attraverso gli occhi dei propri rappresentanti di lista o delegati, senza avere alcuna conoscenza specialistica e senza doversi *fidare* di qualcuno nominato dal governo stesso che organizza l’elezione. Questo è il motivo per cui la Corte Costituzionale in Germania ha sancito nel 2009 [l’incostituzionalità del voto elettronico](https://crvd.hermescenter.org/la-sentenza-della-corte-costituzionale-tedesca-sullincostituzionalita-del-voto-elettronico/) che non permette al singolo cittadino di vedere con i propri occhi e senza particolari conoscenze le procedure elettorali. Non sembra che i tedeschi si considerino particolarmente in ritardo rispetto all’Europa, ma piuttosto tranquilli che le proprie procedure elettorali siano corrette e al riparo da manipolazioni. Se invece l’Italia è in ritardo sulla Germania è solo perché non abbiamo ancora sottratto dalle mani dei politici, con una sentenza della Corte Costituzionale, la possibilità di compiere brogli a livello globale con l’introduzione del voto elettronico. Quello sì che è un ritardo. In Olanda, dopo un decennio di polemiche seguite all’introduzione del voto elettronico, che gli hacker locali hanno mostrato innumerevoli volte come fosse possibile manipolare e modificarne i risulati, [il governo stesso ha deciso di eliminare del tutto il voto elettronico](https://crvd.hermescenter.org/allarme-hacker-sulle-elezioni-europee-il-pericolo-non-e-solo-informatico/). Non è stata solo la paura di fantomatici hacker russi che avrebbero potuto modificare i risultati delle elezioni a favore di quei partiti che segretamente potrebbero essere stati finanziati dal Cremlino, ma piuttosto il riscontro che l’impossibilità di rendere affidabile e garantito il voto elettronico stava provocando una grande disaffezione dei cittadini al processo democratico, ormai considerato insuperabilmente bacato e fuori controllo. Anche in Norvegia il voto elettronico è stato utilizzato per molti anni, ma a seguito di un approfondito studio sociale [si è deciso di eliminarlo](https://www.bbc.com/news/technology-28055678) poiché alla tradizionale ritrosia delle generazioni più anziane per l’uso del sistema informatico, si era associata l’aumento dell’astensione delle giovani generazioni più consapevoli dei rischi di manipolazione dello strumento tecnico. ## Non incentiva la partecipazione Per questo motivo la successiva affermazione nell’articolo dell’improvvido senatore appare quantomeno disinformata: «In Italia, abbiamo ormai da anni un serio problema di riduzione della partecipazione dei cittadini al voto: **agevolare il diritto/dovere di ognuno di noi è una necessità**, non possono essere gli impegni legati al lavoro, allo studio o alla salute ad impedirlo.» Purtroppo il voto elettronico non aumenterà la partecipazione al voto, la ridurrà come è avvenuto in Olanda e Norvegia. Certamente potrebbe includere nel voto persone che oggi esprimono con difficoltà il proprio voto, come gli italiani all’estero, ma anche in questo caso gli altri paesi europei dopo aver utilizzato il voto elettronico hanno drasticamente cambiato direzione, come la Francia o la Germania, che abbandonata l’idea di usare i computer, hanno piuttosto fatto una saggia analisi della localizzazione dei propri cittadini all’estero costituende un sufficiente numero di seggi esteri per massimizzare il numero di elettori coperti e minimizzare le loro necessità di spostamento attraverso una analisi di geolocalizzazione. Fabio Pietrosanti, del Centro Studi Hermes Center sulla Trasparenza e i Diritti Umani Digitali ha mostrato che con l’apertura di 80 seggi esteri si coprirebbe oltre l’86% degli elettori iscritti all’AIRE considerando un viaggio di andata e ritorno dal seggio di 2 ore. Se si aprissero 216 seggi la percentuale salirebbe al 99%. Per un confronto, i seggi nazionali erano poco più di 6.000 nelle elezioni del 2018. Molti sostenitori del voto elettronico sostengono che i dati mostrano chiaramente un aumento della partecipazione al voto elettronico. Ad esempio [vantano che in Estonia](https://www.europarl.europa.eu/news/en/headlines/eu-affairs/20110321STO15986/can-e-voting-increase-electoral-participation) il voto elettronico sia passato da 5.4% in 2007, 15% in 2009 e ha raggiunto il 24.3% in 2011. Purtroppo [la reale affluenza generale al voto nelle elezioni](https://www.valimised.ee/en/archive/statistics-about-internet-voting-estonia) politiche è passato dal 64.2% al 63.7% e per le europee è addirittura crollato dal 43.9% al 37.6%. L’aumento della *preferenza*, tra il voto elettronico (che in Estonia significa un insieme di misure quantomeno atipiche come il voto nei supermercati e l’Internet voting sugli smartphone utente), non ha implicato, nella migliori delle ipotesi, un reale aumento della partecipazione generale al voto. Questa è un’altre delle affermazioni distorte dei sostenitori del voto elettronico. ## Disinformazione dal mondo Il Senatore in quell’articolo del Blog delle Stelle quindi fa affermazioni quantomeno disinformate su ciò che sta avvenendo in Europa, ed in tutto il mondo, sul voto elettronico. La cosa non stupisce perché nei blog ascrivibili al Movimento o a Grillo si continuano a [propagare fake-news sul voto elettronico](https://crvd.hermescenter.org/83/) senza rispondere alle richieste di rettifica. Nei paesi che hanno alti indicatori di democrazia, il voto elettronico non è presente, è stato abolito o sta inesorabilmente retrocedendo come avviene in Svizzera e Stati Uniti. In Brasile e in India, due casi peculiari per la loro estensione geografica e complessità sociale, le polemiche, che per anni sono state circoscritte alla comunità accademica e dei tecnologi, sono ora state portate in modo coordinato dai principali partiti delle opposizioni. Se si vogliono escludere le fake-news di applicazione del voto elettronico in paesi che non l’hanno mai veramente utilizzato (come in Congo), o le sperimentazioni di poche centinaia di votanti (come quella di Zugo o del West-Virginia), o applicazioni francamente impossibili da confondere con un voto elettronico (come quelle di Tsukuba), tutte cose che purtroppo ancora oggi rimangono inalterate sulla pubblicistica propagandistica del Movimento 5 Stelle, resta solo il caso* «orribile»* dell’Estonia, uno stato che viene solitamente indicato come *smart*. Cosa che è sicuramente, ma questa sua *smartitudine* nasconde qualche retroscena importante in tema di voto elettronico. ## Il caso «orribile» estone Indipendente dal 1991, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, l’Estonia ha *modificato *la propria linea temporale storica considerando il periodo sovietico una sorta di occupazione straniera richiamandosi all’indipendenza del 1918. Non ha quindi voluto accettare il periodo sovietico come parte della propria storia. I nuovi governanti estoni, grazie ad una favorevole situazione economica hanno investito pesantemente sulla tecnologia, ammodernando in modo sostanziale lo stato. Però la superficie estone è poco più grande della Svizzera. La minoranza di etnia russa è stata progressivamente espulsa, quasi il 20% della popolazione ha dovuto in modo o nell’altro lasciare la nazione. La popolazione è crollata a circa 1.300.000 abitanti (per fare un paragone, sono meno della metà degli abitanti di Roma, cioè circa quelli di Milano). Questi aspetti storici e in particolare la composizione etnica assume un particolare valore per la struttura democratica del paese. Le elite estoni dominanti, attraverso l’adozione del voto online, sono riusciti a ridurre ulteriormente il peso politico delle minoranze russe (che adesso sono quasi dimezzate fino al 20% della popolazione). Queste sono generalmente meno scolarizzate e moderne. Il governo ha anche permesso il voto degli estoni all’estero (un voto molto poco controllato, se non attraverso la carta d’identità, conferita dallo stesso governo) e non hanno minimamente voluto considerare alcun tipo di protezione sul controllo di voto dei gruppi familiari, nascondendosi dietro l’argomento capzioso che il voto online si sarebbe potuto sempre cambiare da un successivo voto cartaceo. Inoltre il voto estone è una complessa procedura che si estende su un periodo molto lungo e che può essere espresso in forma “multicanale”, ad esempio in stand all’interno di centri commerciali, oppure online, oppure fisicamente. La riconciliazione di tutte queste fonti di dati è sotto il diretto controllo del governo, che per tentare di acquisire una credibilità ha invitato osservatori da tutto il mondo che *certificassero* la correttezza delle procedure di voto, cosa che non è mancata da parte di molti osservatori, le cui lussuose trasferte sono state completamente pagate e spesate dal governo estone. Quando però il gruppo di ricercatori informatici guidati dal prof. **[J. Alex Halderman](https://jhalderm.com/), University of Michigan** in cui figurava anche il nome note di Jason Kitcat, autore del programma di voto elettronico GNU.Free, ha potuto *osservare* effettivamente il voto, avendo competenze tecniche sulla sicurezza informatica delle applicazioni, nonché specifiche conoscenze sui problemi inerenti il voto elettronico, il giudizio è stato molto differente e il rapporto indipendente dei ricercatori, giunse a risultati molto differenti: il voto estone non garantisce né in modo assoluto, né in modo relativo requisiti minimi di sicurezza al punto che, come esercizio controfattuale sul sistema messo a disposizione dal governo, i ricercatori svilupparono programmi in grado di trasmettere al sistema informatico voti differenti da quelli visualizzati dall’elettore, senza che né questi né gli operatori del voto potessero accorgersi del problema: il voto online estone risultava quindi manipolabile con malware, anche abbastanza banali, iniettabili sui terminali degli utenti (computer o smartphone). Alcuni aspetti in particolare sono stati criticati nel voto elettronico estone: - suffragio universale: il voto estone è stato criticato perché ha distorto in maniera significativa il suffragio sotto rappresentando le minoranze di etnia russa in quanto la sua adozione ha permesso alle élite estoni, spesso neppure presenti sul territorio nazionale, o comunque non personalmente identificabili di partecipare al voto online, dove l’identità personale era garantita solo dalla presenza di una carta di indentità elettronica e non da un riconoscimento d’autorità, come invece avviene nella stragrande maggioranza dei paesi di democrazia avanzata; - libertà di voto: ricerche indipendenti hanno verificato, attraverso la valutazione dei tempi di acquisizione dei voti, che le preferenze espresse online godevano di bassissima variabilità, confermando l’ipotesi di ricerca che i voti fossero coordinati a livello di nucleo familiare sotto il controllo di una singola decisione, difficile parlare di «libertà di voto» in questo caso; - segretezza il gruppo di esperti indipendenti invitati a supervisionare il voto estone ha trovato notevoli possibilità di manipolare il voto, che avveniva su terminali non controllati nelle case dei votanti, attraverso l’iniezione di virus e malware nella piattaforma che permettevano, nella migliore delle ipotesi la divulgazione del voto, nella peggiore l’effettiva manipolazione. Quest’articolo del Guardian è molto specifico su questi temi: [https://www.theguardian.com/technology/2014/may/12/estonian-e-voting-security-warning-european-elections-research](https://www.theguardian.com/technology/2014/may/12/estonian-e-voting-security-warning-european-elections-research) Lo stato ‘smart’ estone è un esempio di estrema invasione nella privacy del cittadino discendente dalla precedente situazione di controllo sociale sovietico che molto mal si accorda con la sensibilità verso la privacy individuale delle moderne democrazie occidentali. All’interno di questo modello, il voto elettronico non è che uno dei tasselli più critici. ## Una mancia quindi molto costosa Secondo l’ultima analisi in Italia votare costa [circa 400 milioni di euro per far votare 50 milioni di elettori](https://www.money.it/elezioni-anticipate-quanto-costa-voto), circa 8€ ad elettore, sebbene non sia mai stata diffusa una analisi dettagliata se non nel 2013, aggregata per costi dei vari ministeri. In Estonia invece [questa analisi è stata diffusa](https://news.err.ee/863027/scientists-calculate-administrative-cost-to-state-of-electronic-votes). Si può vedere che il voto elettronico costa circa il 50% in meno. In Estonia il costo minimo di voto è di 2,5€ ad elettorre. Se questa valutazione fosse applicabile a dispetto dei vari fattori di notevole differenza tra Italia e Estonia (ad esempio l’Italia ha circa 50 volte la popolazione estone), sarebbero necessari comunque 200 milioni di euro per votare. In realtà le cose stanno anche peggio di così, perché l’introduzione del voto elettronico senza un adeguato supporto costa di più e non di meno del voto cartaceo. Ad esempio, il costo con le macchine di voto nel referendum lombardo sull’autonomia fu di 24 milioni di euro, circa il doppio di quanto fu necessario al Veneto a fare la stessa cosa, più o meno per lo stesso numero di elettori. In Veneto semplicemente non fu necessario accontentare il M5S che “scambiò” il sostegno al referendum con l’introduzione di quel fallimentare aborto di voto elettronico. Il voto elettronico costò ai lombardi il doppo di quanto pagarono i veneti, ottenendo risultati peggiori, più lentamente e con maggiore incertezza sui risultati. Il finanziamento oggi assegnato alla sperimentazione, secondo il senatore Garruti, è di un milione di euro. Un milione di euro. Secondo il senatore del M5S tanto è sufficiente per imprimere una forte accelerazione al voto elettronico. Con le illusioni propagandate dai politici, si sa, è inutile polemizzare. Ci chiediamo solo come questi soldi verranno usati, per imprime una tale accelerazione. Probabilmente pasticciando una qualche *app* per cellulare (come quelle adottata in West Virginia per far votare 144 militari lontani dal territorio statale). Con buona pace dell’anonimato del voto e della trasparenza del processo elettorale. ## Un consiglio (non richiesto) Poiché nel voto elettronico, con tutta evidenza, manca un substrato teorico che possa permettere l’espressione libera del voto in termini di ricerca matematica delle strutture di rappresentazione delle contrastanti esigenze di anonimato del voto e trasparenza del processo, l’unico vero contributo che potremmo dare in questo campo è se usassimo questi soldi nella ricerca avanzata nel campo della matematica teorica. Sarebbe un milione di euro comunque *sprecato* ai fini di qualcosa che non si potrà comunque fare per le sue caratteristiche intimamente antidemocratiche, come sostiene la sentenza della Corte Costituzionale tedesca, ma almeno avremo sicuramente contribuito al benessere della società attraverso il finanziamento della ricerca, nonché al benessere delle nostre povere facoltà scientifiche che purtroppo non riescono a fare abbastanza per allevare una classe dirigente capace di comprendere almeno le determinanti di base delle tecnologie informatiche. --- # Così fan tutti (i regimi) - Data: 2019-10-14 - Categorie: Analisi, Approfondimenti, Convegni e conferenze, Position papers - Tag: Ammuina, Tesi - URL: https://crvd.hermescenter.org/cosi-fan-tutti-i-regimi/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/cosi-fan-tutti-i-regimi/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia ### Una lezione sul voto elettronico in un incontro che si è rivelato un guazzabuglio senza capo né coda. Stasera ho partecipato, tra il pubblico, a [quest’evento](https://community.codemotion.com/legal-hackers-roma/meetups/meetup-aperitech-ottobre-legal-hackers) sul voto elettronico, di cui si può solo parlare in termini di guazzabuglio senza capo né coda, dove si è messo tutto assieme, differenti forme di voto, differenti processi, differenti applicazioni. Se si esclude l’introduzione della moderatrice, che era stata abbastanza accorta a circoscrivere il tema, ciascuno ha effettivamente parlato di pressoché qualsiasi cosa. È stato difficile seguire il senso del dibattito in quanto nessuno dei presenti condivideva un minimo di terreno comune per la discussione (specie i relatori, va registrato: tutti maschi). Devo dire che mi è sembrata un’occasione ampiamente perduta dove, nonostante tutto, non sono mancati alcuni spunti. Nonostante questo clima, che sinceramente ha messo a dura prova la pazienza di chiunque, ci sono comunque un paio di insegnamenti che credo di aver tratto dalla serata. #### Capitolo 1 - «Facite ammuina» Si dice che quest’ordine («Facite ammuina» ovvero, liberamente tradotto dal partenopeo: «impiegate le vostre capacità per rendere vieppiù confusa e ingarbugliata la situazione dando l’impressione di essere molto utilmente affaccendati») venisse impartito sulle navi della Real Marina del Regno delle Due Sicile a metà dell’800 (pur essendo questa una fake-news documentata, non è poi troppo lontana dalla realtà). Il «facite ammuina» nel campo del voto elettronico è perfettamente funzionale agli interessi di chi, su questo tema, ha mire commerciali o di potere “nascoste”.** Incontri come quelli ai quali ho assistito**, che non hanno un centro o una delimitazione della discussione in modo che chiunque possa dire cose solidamente ancorate ad *una* realtà, senza che gli interlocutori possano sviare ogni discorso, **servono esclusivamente a dare questa impressione di guazzabuglio**, con il tentativo **malcelato di far passare come errati studi su temi e argomenti dove invece c’è una solidità argomentativa basata su conoscenze, fatti, prove e addirittura certezze matematiche. ** **Se si fosse parlato di voto elettronico per elezioni democratiche a livello nazionale o quantomeno di primaria importanza, tre quarti delle argomentazioni messe in campo nella serata sarebbero apparse fallaci e inadeguate in modo totalmente auto-evidente**. Che senso ha, ad esempio, legare il voto locale di alcuni comuni canadesi che stretti nella morsa del ghiaccio non potrebbero fare altrimenti, con le ipotesi di brogli nelle elezioni per il presidente degli Stati Uniti, con i voti per gli ordini professionali, con l’inefficacia del processo di voto per corrispondenza degli italiani all’estero e anche i sondaggi di Roma Capitale sull’uso partecipato del bilancio? Un legame che è difficile da rinvenire, a parte l’abilità retorica che può tenerli assieme, solo per “lanciare” una data conclusione, che vedremo nell’ultimo capitolo. Il «facite ammuina» quindi è perfettamente funzionale a chi non vuole veramente confrontarsi ma semplicemente contribuire a «far rotolare la palla», tenendo il discorso nell’assoluta indeterminazione ben sapendo di essere nelle condizioni privilegiate per rendere l’intero gioco il semplice schermo dei propri interessi. #### Capitolo 2 - «Non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare» Quando si fa una domanda e tuttavia, sulla base della propria mancata conoscenza, si ritiene che questa non sia altro che una domanda retorica a cui non si può replicare con altro se non la risposta che si pretende di ottenere, si resta sordi alle risposte inattese basate invece su conoscenze strutturate e solide. Si finisce così in un paradosso singolare dove nonostante arrivino risposte perfettamente complete , si continua ossessivamente a riproporre la stessa domanda e pretendere la stessa (propria) fallace risposta come se nessuna alternativa fosse mai stata data. Tutto questo non sembra giocare molto a favore della prefigurata volontà di comprensione, quanto piuttosto a quella della prevaricazione. Così quando, in modo del tutto retorico, si è detto che non si potesse migliorare il processo del voto estero dei cittadini se non adottando il voto elettronico, si è rimasti sordi alla prova mostrata, dati alla mano, che sarebbe invece possibile, efficace e meno costoso, adottare un modello completamente differente, peraltro utilmente adottato da altri paesi di democrazia avanzata, proponendo la collocazione dei seggi esteri sulla base della geolocalizzazione degli iscritti all’anagrafe dei cittadini all’estero che possa arrivare a coprire l’84% (in 43 città) o anche fino ad oltre il 99% (in 273 città) dei cittadini, secondo i costi che si intende avere; non volerlo prendere in considerazione dà ad intendere (almeno a me che sono malizioso) che “è deciso” che il voto degli italiani all’estero sia il «cavallo di Troia» con il quale imporre agli italiani, partendo da lì, il voto elettronico. Ciò getta una luce proprio sinistra sull’intera faccenda (non è del tutto casuale l’uso della parola “sinistra” in questo frangente governativo). #### Capitolo 3 - «Back to the B.A.S.I.C.» Possono mancare le competenze tecniche strutturate, ma non dovrebbero mancare quelle culturali di base, non nell’epoca dell’informazione. Neppure il recente film, invero alquanto romanzato, su Turing ha aiutato a dare un po’ di autorevolezza alla scienza che Turing ha contribuito a fondare, neppure tra quelli che dovrebbero averne almeno un po’ di conoscenza. Che alcuni avvocati siano i principali promotori del voto elettronico, con le loro certezze granitiche sulla “certificazione” delle piattaforme informatiche, o del software, o della blockchain o chissachè basata sui computer, non è cosa *strana*. La giurisprudenza, d’altro canto, che è fatta da persone serissime, una volta assurta al ruolo di scienza è senza dubbio una scienza un po’ cialtrona, come tutte le scienze sociali; l’informatica, fatta notoriamente da cialtroni, è però una scienza serissima che nel proprio intimo serba il rigido ragionamento delle scienze esatte, con i suoi assiomi, teoremi e dimostrazioni. Così quando sentirete un avvocato che dice di poter certificare il corretto funzionamento del software, siete autorizzati a far spallucce e guardarlo con uno sguardo di educato compatimento per la sua ignoranza. Però questa garbato disgusto non può e non deve riguardare quelli che vi si presentano come informatici, ingegneri o al limite matematici. Nessun informatico, mai, è autorizzato, dagli dei della computabilità, a dire una simile asinità. Una volta esclusi gli esempi giocattolo, quelli che è come se fossero i procarioti, rispetto alla totalità della vita sulla Terra, nessun programma può essere “certificato” se non con criteri che deroghino in modo sostanziale e sistematico dal concetto di certezza matematica. **Turing ci ha insegnato questo, come informatici dovremmo portarlo scritto nel DNA**, con una dimostrazione tanto semplice quanto sublime. Perfettamente calzante nel caso del voto elettronico. Turing ha dimostrato che **qualunque programma **che dice di fare una cosa**, può essere simulato da un programma che fa finta di fare quella cosa ma in realtà ne fa un’altra**, e si può facilmente scoprire che questo software sia un simulatore oppure no,** **quindi si **può certificarne il funzionamento, solo facendo un software che lo verifichi, ma quest’ultimo software potrebbe essere a sua volta un simulatore **di un software che scopre i simulatori (o che certifica il voto), allora si dovrà fare un nuovo programma per scoprirlo, che potrebbe essere a sua volta un simulatore ecc. Il che dimostra, e ditelo a quelli che dicono di fare software di voto elettronico che promettono di fare quello che dovrebbero, che **mai** nessuno potrà **mai** dimostrare che un programma faccia esattamente quello che dice di fare, o non sia manipolato, o non abbia persino bug. È così semplice, sì! Possono capirlo tutti, persino un matematico o, chessò, anche un avvocato, se vuole. Certo noi **possiamo **derogare a questa certezza matematica (che sia chiaro: non avremo mai, non perché lo dico io, ma perché Turing lo ha **dimostrato**). Che questa deroga sia o meno sufficiente dipende dal dominio dell’applicazione e, **allo stato attuale in Italia, non c’è deroga sufficiente e adeguata per il voto elettronico**. Esattamente questo vogliono i sostenitori del voto elettronico, **introdurre questa deroga**. Io non sono neppure contrario purché abbiano il coraggio di fare una adeguata valutazione e cambino di conseguenza la nostra Costituzione all’art. 48: > *Art. 48. Sono elet​to​ri tut​ti i cit​ta​di​ni, uo​mi​ni e don​ne, che han​no raggiunto la maggiore età. Al 99,99% il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sen​ten​za pe​na​le ir​re​vo​ca​bi​le e nei casi di in​de​gni​tà mo​ra​le in​di​ca​ti dal​la leg​ge. O quando il software non funziona o serve a qualcuno che non funzioni.*Costituzione della Repubblica Italiana prossima futura Tutte le prove per mostrare la “garanzia” del voto elettronico che stanno tentando di vendervi sono merce avariata che si basano su una banale quanto sostanziale affermazione: «Devi fidarti!». Questa è la dimostrazione, *che mi è stata richiesta esplicitamente*, che** il voto elettronico non è e non può essere sicuro, allo stato della tecnologia attuale**, quando anche esistesse una struttura matematica (che non esiste!) per rappresentare i conflittuali requisiti del voto in democrazia (come tale struttura matematica esiste, e viene quindi utilmente utilizzata, ad esempio, per scambiarsi denaro online tramite la crittografia asimmetrica; non che in questo caso esistano applicazioni “certificate” con certezza matematica, però qui la deroga è accettabile in base alla possibilità di assicurare economicamente le perdite di un eventuale malfunzionamento economico, o di poter sopportare il rischio comunque residuo). Quindi riepiloghiamo: **non esiste una struttura matematica**, ma seppure esistesse i santi numi dell’informatica possono *dimostrare* che **la tecnologia attuale non è in grado di certificare la correttezza di qualsiasi programma per realizzare il voto elettronico **che usasse quella struttura matematica, che neppure esiste,**.** QED. #### Capitolo 4 - «Non lo fò per piacer mio, ma per piacere a Rousseau» Ma, come dicevo all’inizio, ho tratto una lezione, oltre quella sull’infinita varietà di modelli balordi con cui si balocca la ragione di persone che pure si considerano intelligenti ma che poi non hanno la volontà di separare i fatti dai sofismi, pur di poter scalare qualche gradino nella piramide del potere. Il punto centrale di questa insidiosa argomentazione può essere riassunto così: > *Conosciamo il limite del sistema di voto elettronico, non sosteniamo più (come facevamo solo pochi mesi fa) che il voto sia sicuro, o meno costoso, o utile a incentivare la partecipazione, siamo perfettamente consapevoli che, nel complesso, tutte queste argomentazioni possono essere ciascuna, una alla volta, pazientemente e puntigliosamente confutate, e che per ogni prova che noi possiamo portare, esiste una controprova più solida che sostiene il contrario. Ciò nonostante ci limitiamo a registrare che esistono delle esperienze di voto elettronico in giro per il mondo (e non scendiamo nei dettagli per comprendere meglio) ma se queste esperienze esistono allora vuol dire che questa forma di votazione ha i suoi estimatori che per un motivo o per l’altro hanno deciso di adottarlo, allora non c’è veramente bisogno di scendere nei dettagli di una decisione razionale e argomentata. Il problema non è quindi se il voto elettronico sia meno efficace o abbia meno rischi o aggiunga qualcosa al processo di votazione, quindi al di là di qualsiasi ragione oggettiva che possa consigliarci a farlo o, di converso, a non farlo, il problema è se alla fine riusciamo a trovare all’interno della nostra comunità di riferimento (nella nostra ****maggioranza****) un consenso sufficiente per adottarlo. Non ci importa una decisione necessaria, ci basta una decisione sufficiente, basata sul fatto che ****noi ****siamo convinti di voler provare (con buona pace delle minoranze che non fanno che infastidire chi governa).* È un’argomentazione insidiosa, ancorché debole, che rappresenta molto bene, io credo, la variazione, lo scivolamento della realtà politica di chi la propone, da forza *politica* (in un senso quasi platonico del termine) a forza di regime, a forza del regime partitocratico italiano e quindi la saldatura con i tradizionali rappresentanti di questo regime, abbandonato il campo del *populismo* e completare così la transizione partitocratica. Quando il *politico *deve prospettare una proposta alla *Polis*, argomenta con gli strumenti propri della scienza politica: con la certezza, con l’esempio e l’argomento, mostrando una possibilità suffragata da fatti, da ragioni, da proposte, addirittura da *visioni *di lungo periodo. Ma giunto al potere, liquefatti i fatti, le ragioni e le proposte che, scontrandosi con la realtà, si sono rivelate fasulle, ingannevoli e artefatte (e la via delle illusioni dei sostenitori del voto elettronico in Italia è lastricata da questi passi falsi, come spesso abbiamo avuto modo di riprendere), quello che rimane sono solo le belle “visioni” di una ideologia di potere che dice: *«Lo faremo a prescindere da tutti, perché abbiamo la maggioranza, perché siamo al potere e possiamo permettercelo nell’ambito di un do-ut-des da cui noi dobbiamo pur far vedere di aver guadagnato qualcosa»*. **Non c’è altro**! Registro questo dato in un quadro (per me) fin troppo chiaro del regime partitocratico italiano che è pronto ad ottenere questo risultato non appena sarà utile al **suo** equilibrio. A dispetto dell’utilità dei cittadini. Ma godo però di una certa soddisfazione. Innanzitutto perché nel generale «facite ammuina» sul tema, ormai il Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia è riuscito, *e questo è innegabile*, a porre la sentenza della Corte Costituzionale tedesca, con i suoi invalicabili requisiti rispetto al diritto alla conoscenza dei cittadini, al centro di qualsiasi discorso sul voto elettronico in Italia (e lo si è visto stasera). La pervicace assenza dei costituzionalisti da questi dibattiti (sostituiti da avvocati con competenze costituzionali meno che risibili), unita persino alla certezza che alcuni sostenitori del voto elettronico hanno ormai sviluppato che è impossibile, in relazione ai necessari passaggi costituzionali, il voto elettronico in Italia (quantomeno per le elezioni politiche), se non fosse solo una celia strategica, potrebbe già da subito rassicurare circa la totale inutilità, ormai, di qualsivoglia maneggio tecnocratico che si possa oggi proporre a livello ministeriale o governativo. A differenza di quanto era già solo un paio di anni fa il tema è ormai eminentemente costituzionale e non solo un mero passaggio tecnico (come pure fu in Germania, prima della sentenza). Seppure mai questo o altri governi possano pensare di percorrere strade regolamentari per tentare l’imposizione del voto elettronico, è chiaro che ormai la sensibilità per procurare un incidente costituzionale è ampiamente diffusa tra le forze politiche e nell’intera società. Comunque il Comitato non abbasserà la guardia. Ma c’è anche un altro aspetto, minore, di soddisfazione e riguarda il campo più propriamente politico per cui i sostenitori del voto elettronico spinti dalle proprie stesse illusioni e fallacie, dall’uso spregiudicato di falsità o mezze verità — anche messi alle corde da una situazione internazionale che si sta sempre più semplificando, con i paesi di democrazia avanzata ampiamente esposti nell’eliminazione evidente del rischio elettronico nel voto — oggi non possono fare altro che mostrare la propria faccia più vera di regime partitocratico, pronto a «gestire il potere» per i propri interessi (chiaramente “economici”, come è stato ripetuto più volte nella serata) a discapito del cittadino, della democrazia, delle minoranze. È rivelatore il passaggio *«facciamolo perché siamo d’accordo»*, che è perfettamente rappresentativo del tipo di tirannia democratica razionalizzata da Rousseau. Non c’è altro da aggiungere. Noi sostenitori della scorrettezza costituzionale del voto elettronico in qualsiasi situazione relativa al voto in democrazia siamo, certo, ad un passo da una sconfitta “di regime”, ma anche dalla più ampia consapevolezza popolare che mai ci sia stata su questo tema. *Emmanuele Somma* **Segretario** **Comitato per i requisiti del voto in democrazia** **Post Scriptum** #### Appendice - Controprova sul voto cartaceo. Metto in appendice la controprova che mi è stata pateticamente chiesta che invece il voto tradizionale sia «sicuro», a differenza del voto elettronico. Sulla insicurezza **necessaria** del voto elettronico, in quanto realizzato con componenti software, è stato detto in precedenza. Ma come si *dimostra*, la sicurezza del voto tradizionale? Ecco: semplicemente non c’è bisogno di farlo. *Tutto qui. * Nel voto tradizionale, in modo diametralmente opposto rispetto al voto elettronico, si parte dall’ipotesi che il voto NON sia sicuro per definizione, ovvero che sia attaccabile in ogni anello della catena del processo, e ogni anello della catena del processo è presidiato attivamente da **attori** che rappresentano interessi in competizione tra loro e che sottostanno a catene di comando differenti, ai quali viene chiesto, da un lato, di comportarsi *responsabilmente*, ma dall’altro di applicare una ragionevole sfiducia costruttiva nei confronti di tutti gli altri attori del processo. In nessun passaggio del processo elettorale cartaceo c’è l’espressione di un «Devi fidarti!», ma sempre piuttosto di «Guarda coi tuoi occhi!». E se gli occhi non saranno i tuoi personali, sono quelli dei tuoi rappresentanti (rappresentanti di lista), delle forze politiche nazionali (quindi rappresentanti dei cittadini), di funzionari pubblici (che hanno fatto un giuramento di fedeltà, non al governo o alla propria linea di comando, ma alla Repubblica: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi, di adempiere ai doveri del mio ufficio nell’interesse dell’Amministrazione e dei cittadini per il pubblico bene»). Il processo elettorale è il risultato di un conflitto d’interessi mantenuto all’interno di un binario di correttezza formale dalla responsabilità (che non è solo formale o nominale, ma anche giuridica) dei partecipanti (dal cittadino che esercita il voto ordinatamente, o la funzione di controllo in modo tranquillo, alle forze dell’ordine che presidiano i seggi, ai rappresentanti delle liste, ai funzionari ministeriali, ecc. ecc.). Di fronte all’evidenza che i brogli locali nei seggi (previsti e gestiti dal processo, come dimostrano i frequenti riconteggi e le condanne per brogli) per propria stessa natura non “scalano” e quindi non potranno avere mai valore sistemico. la sbrigativa, e pure un po’ ignobile e complottista, contestazione dei sostenitori della superiorità del voto elettronico è che gravi manomissioni sarebbero compiute nei luoghi di aggregazione dei risultati, dimenticando che questi luoghi sono quegli stessi che gestiscono il corretto andamento del processo istituzionale e democratico in ogni giorno della nostra Repubblica (questure, corti d’appello, ministeri). Inoltre spesso si confonde (volutamente o per mera ignoranza del processo) che la comunicazione dei dati nella giornata elettorale non ha alcuna relazione con l’effettiva procedura di proclamazione degli eletti, che segue la strada più certa, più lenta, più controllata, che giunge fino alle commissioni elettorali circoscrizionali, nelle corti d’appello, presidiate dal personale giudiziario, in potenziale contraddizione con quello ministeriale. Una ignoranza del processo che mostra solo l’incompetenza nella materia che si pretenderebbe di volerla innovare. Se si ventilano questi complotti (che coinvolgono cittadini, funzionari pubblici ad ogni livello, forze dell’ordine, uffici giudiziari, cancellerie, e semmai pure partiti e stampa che da queste fonti, così distribuite, trae le informazioni, ecc. ecc.), a parte ad essere un argomento politico francamente indegno di ogni dibattito civile, segnale dell’evidente anti-socialità di chi lo pone, non si capisce come la situazione potrebbe mai migliorare quando a gestire l’intera procedura potrebbero essere poche persone, al limite solo pochi programmatori chiamati a “nascondere” nel loro software i “malfunzionamenti” adatti a manipolare il voto. Delle due l’una: o questi complotti esistono oggi (mai scoperti o denunciati da nessuno) e quindi non si vede perché non dovrebbero esistere poi, quando sarà più facile metterli in atto, o si può dire che non esistono oggi, visto che nessuno adduce prove di questi fantomatici complotti, e però nessuno può sapere se domani, essendo anche molto più facili da mettere in atto, non vengano effettivamente posti in essere. In ambedue i casi la situazione attuale, con il voto cartaceo, è di gran lunga più favorevole e meno rischiosa di quella ipotizzata con il voto elettronico. È necessario **dimostrare **che il voto elettronico non fallisca (e si dà il caso che è dimostrato matematicamente il contrario) o comunque **valutare l’impronta del rischio** di questo fallimento (e si dà il caso che esempi eclatanti danno chiaramente l’idea fino a quali danni la gestione del voto elettronico può giungere), perché in questo caso *il processo è substrato che contiene l’essenza del voto stesso* e quindi non può essere separato da esso (e sì, adottare la blockchain in questo caso è solo un palliativo senza alcun valore). Nel caso del voto cartaceo si può ben limitarsi a garantire una ragionevole funzionalità del solo processo, perché l’oggetto del conteggio è da esso separato in modo concreto e oggettivo e può viaggiare in modo completamente «sicuro» fintanto che i presidi di sicurezza sono accertati e verificati, e ciò avviene in modo esteso proprio grazie alla molteplicità delle persone coinvolte nella verifica di questi presidi. «Given enough eyeballs, all bugs are swallow», si dice nel campo dell’informatica. Sfido a trovare più «enough eyeballs» in qualsiasi processo informatico per la realizzazione di un voto elettronico di quanti non ne siano in un voto cartaceo. QED. --- # La situazione in Georgia USA - Data: 2019-09-23 - Categorie: Analisi, Articolo - Tag: Carta, EVM, Georgia USA, USA - URL: https://crvd.hermescenter.org/la-situazione-in-georgia-usa/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/la-situazione-in-georgia-usa/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia ### I giudici federali sentenziano che la Georgia debba abbandonare il voto elettronico dopo gli errori gestionali del governatore Kemp. La Georgia è il più importante stato nel sud degli USA: quando nel settembre 1864 il generale dei federali, William Tecumseh Sherman, fece il suo ingresso in Atlanta, la capitale, si capì che la guerra di secessione sarebbe ben presto finita in tutto il sud. Da allora la Georgia è stata il campo da gioco della capacità degli Stati Uniti di superare i propri limiti nell’ambito dell’integrazione razziale per la minoranza afro-americana. Un problema ancora vivo oggi e che [ha particolare importanza sul terreno elettorale](https://en.wikipedia.org/wiki/Voting_Rights_Act_of_1965). Nella storia degli Stati Uniti, nel 2018, la democratica Stacey Abrams è la prima donna afroamericana a vincere, proprio in Georgia,[una nomination per la carica di governatore](https://eastwest.eu/it/opinioni/open-doors/stati-uniti-georgia-elezioni-adams-voto-neri). Perderà le elezioni contro il suo rivale, il repubblicano Brian Kemp, [sostenuto dal presidente Trump](https://www.news4jax.com/news/voting-in-georgias-runoff), con soli 50.000 voti di scarto. Brian Kemp, al momento delle elezioni, rifiutò di dimettersi da Segretario di Stato in Georgia, ovvero la persona [delegata a governare il sistema elettorale](https://www.npr.org/2018/08/12/637163104/election-security-becomes-a-political-issue-in-georgia-governors-race). Sulla base di alcune inoppugnabili evidenze la Stacey accusò Kemp di aver compromesso l’equità delle elezioni, in particolare in relazione alle iscrizioni e cancellazione dalle liste elettorali. Ancor più equivoco della manipolazione delle liste elettorali era stato il rifiuto di Kemp di accettare l’aiuto economico del governo federale per rinnovare il sistema elettorale, basato su computer di voto, a seguito delle evidenze sugli [attacchi degli hacker russi](https://mashable.com/2016/09/26/election-voting-system-analysis/) per le elezioni presidenziali del 2016. La Georgia infatti è uno dei 14 stati americani ad affidarsi completamente ai computer nel processo elettorale (sistemi DRE), ma è [il più importante dei tre](https://fcw.com/articles/2019/06/27/voting-machines-paper-trails-johnson.aspx) nei quali ancora si vota senza che venga prodotta alcuna forma di prova cartacea (papertrail), anche se la Pennsylvania ha già deciso di dismettere il voto DRE. La gestione dell’ufficio elettorale da parte di Kemp era stata anche in precedenza, già nel 2015, molto criticata, fino a doverne rispondere con una class-action, a causa di un [data-breach che aveva esposto il database dei votanti compresivo di dati personali](https://www.ajc.com/news/state--regional-govt--politics/georgia-voters-get-credit-monitoring-massive-data-breach/ltp8wFqT9tabUDrI2bUmpM/?mode=new). Nel 2017 venne scoperta [una falla nel sistema di votazione](https://www.nytimes.com/2018/11/13/opinion/voting-machines-georgia-security.html?searchResultPosition=2) dello stato che oltre, di nuovo, esporre i dati personali dei votanti aveva permesso l’accesso libero e indiscriminato ai sistemi dei funzionari elettorali con la [divulgazione delle password](https://www.politico.com/magazine/story/2018/07/18/mueller-indictments-georgia-voting-infrastructure-219018) e, quel che è peggio, la falla, pur riportata ufficialmente, non era stata sanata per oltre 6 mesi. Quindi una nuova causa intentata dai cittadini chiese ed ottenne accesso ai dati operativi per verificare l’entità del problema, mai esposta con chiarezza da Kemp. Al momento di dover dare applicazione all’ingiunzione dei giudici, venne dichiarato che ogni dato utile[era stato cancellato dai server e non erano mai stati fatti backup](https://apnews.com/877ee1015f1c43f1965f63538b035d3f). Negli Stati Uniti il dibattito sull’uso, e sulle possibili manipolazioni, dei sistemi elettorali basati sui computer è molto vivo. L’adozione massiva dei computer nei processi elettorali era stata la risposta alla debacle nel conteggio per [le elezioni del 2000](https://en.wikipedia.org/wiki/2000_United_States_presidential_election) quando le elezioni presidenziali furono determinate da uno scarto di 537 voti in Florida e portarono all’elezione di Bush contro Al Gore che pure aveva ottenuto oltre mezzo milione di voti in più a livello nazionale. Nei riconteggi seguiti a quella elezione vennero fuori le notevolissime magagne dei differenti sistemi elettorali degli stati americani. Con la legge chiamata HAVA ([Help America Vote Act](https://www.eac.gov/about/help-america-vote-act/)), il parlamento stanziò una ingente somma per uniformare gli standard operativi dei sistemi elettorali, che in USA sono materia esclusiva dei singoli stati, che permise un ampio rinnovamento. Gli stati che in precedenza usavano apparecchiature meccaniche o elettromeccaniche ebbero modo quindi di passare, finanziati dalla federazione, ai sistemi basati su computer. Da allora i sistemi di votazione basati su computer in USA sono stati esposti ad [ogni tipo di critica](https://www.eac.gov/assets/1/28/William-Kelleher-Internet-Voting-WPSA-Paper-July-9th.pdf), i fornitori hanno fatto ogni tipo di errore, e gli ufficiali di stato si sono stati trovati in grave imbarazzo di fronte all’opinione pubblica per aver difeso situazioni indifendibili. Come se non bastasse questo, il mondo dell’accademia, dopo aver provato a sostenere (grazie agli ingenti finanziamenti provenienti dai fornitori) la possibilità del voto elettronico, è oggi praticamente unanimamente schierata, tranne pochissimi ma notabili eccezioni, sulla posizione del fisico, crittografo ed esperto di sicurezza Bruce Schneider: [«se volete rendere sicure le elezioni, tornate alla carta»](https://www.theregister.co.uk/2019/08/09/schneier_voting_security/). La Georgia, ed in verità un po’ l’assoluta scompostezza della gestione Kemp sia da Segretario di Stato che successivamente da Governatore, sta fornendo agli abolizionisti ogni sorta di argomento contro il voto elettronico e ciò ha sviluppato anche una più ampia consapevolezza sui problemi, non solo tecnici ma anche giuridici. La corte nazionale fino al 2018, pur riconoscendo i difetti del sistema elettorale basato sui computer («La posizione dello stato in questo contenzioso - e alcune delle testimonianze e delle prove presentate - indicavano che gli imputati e i funzionari delle elezioni statali avevano seppellito la testa nella sabbia», [sentenza](http://atlantaprogressivenews.com/2018/09/20/federal-judge-denies-e-vote-injunction-in-georgia/) del giudice Amy Totenberg 2018), aveva sostenuto [le tesi del governatore](https://www.ajc.com/news/state--regional-govt--politics/judge-says-georgia-elections-risk-but-rules-against-paper-ballots/TL0QqSqu9YRoEN3flnBopI/), ovvero che la migrazione avrebbe potuto «mettere a repentaglio le prossime elezioni, l’affluenza alle urne e l’amministrazione ordinata delle elezioni» (ibidem). Nel 2019 invece, sollevata la questione presso il giudice federale, la recente sentenza (settembre 2019) è stata inequivocabile: il sistema elettronico della Georgia [**deve essere eliminato**](https://www.govtech.com/security/Georgia-to-Shift-Away-from-Electronic-Voting-Machines-in-2019.html) senza appello e le elezioni dovranno essere condotte “su carta”. I federali hanno conquistato nuovamente Atlanta, e la speranza è che adesso cada l’ultimo stato che ancora impedisce ai cittadini di esprimere su carta, o almeno verificarlo, il proprio voto: il Texas. La sentenza di settembre è particolarmente importante perché definisce un punto a cui il [Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia](https://crvd.hermescenter.org/) crede profondamente. Gli abolizionisti americani del voto elettronico si sono [attestati su una strategia](https://thehill.com/opinion/cybersecurity/458668-prediction-trumps-bread-and-circuses-will-end-in-election-quagmire) in due tempi: 1) imporre che il voto fatto con le macchina sia verificabile con la carta, quindi eliminare i sistemi DRE per passare a sistemi che emettano ricevuta cartacea e conservino le schede di voto in forma cartacea per un successivo eventuale riconteggio, tutto questo sulla base di argomentazioni tecnologiche ed evidenze sulle bad practice dei sistemi elettorali basati su computer e 2) sostenere che un voto elettronico fatto in questo modo, costi di gran lunga di più che le vecchie procedure totalmente manuali senza supporto di tecnologia senza aggiungere effettivamente alcun valore al processo democratico. È una strategia perfettamente in linea con la mentalità pratica del cittadino americano, probabilmente destinata a vincere in un tempo anche relativamente breve. Le corti invece, interpellate in merito, questa della Georgia e quella costituzionale tedesca nella [nota sentenza del 2009](https://crvd.hermescenter.org/la-sentenza-della-corte-costituzionale-tedesca-sullincostituzionalita-del-voto-elettronico/), hanno posto l’accento invece sul vero tema *democratico* alla base di questo problema che non è di natura tecnologica o economica, ma legato alla vera natura della democrazia, della repubblica e dello stato di diritto: *la procedura elettorale non può basarsi, in nessuno dei suoi passaggi sulla non-ispezionabilità e non-verificabilità ad occhio nudo e senza conoscenza specialistica. La delega del potere che avviene dal cittadino al rappresentante non può essere ritenuta valida se il cittadino, con tutte le sue limitazioni, non viene posto nella condizione di avere il diritto di conoscere la validità di questa delega. * Un argomento non tecnico, ma sostanzialmente giuridico, e quindi politico, che faremo bene a tenere in considerazione quando il voto elettronico verrà proposto in Italia, sulla base delle solite semplificazioni tecnocratiche. Semplificazioni cyber-utopiche che, dopo averle subite per anni, le democrazie avanzate stanno, l’una dopo l’altra, rifiutando decisamente. **Riferimenti:** Three states responsible for half of all paperless e-voting machines in 2018, survey finds di Derek B. Johnson on Federal Computer Week (fcw.com) Jun 27, 2019 [https://fcw.com/articles/2019/06/27/voting-machines-paper-trails-johnson.aspx](https://fcw.com/articles/2019/06/27/voting-machines-paper-trails-johnson.aspx) --- # È ora che l’Italia conosca gli italiani all’estero - Data: 2019-08-08 - Categorie: Rassegna stampa - Tag: fast it, italia, italiani all'estero, senato - URL: https://crvd.hermescenter.org/e-ora-che-litalia-conosca-gli-italiani-allestero/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/e-ora-che-litalia-conosca-gli-italiani-allestero/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia #### da [aise](https://www.aise.it/modulo-pi%C3%B9-letti/%C3%A8-ora-che-litalia-conosca-gli-italiani-allestero/133953/2) 30/07/2019 - 16:27 **ROMA\ aise\ - **Con l’audizione del Direttore generale per gli italiani all’estero della Farnesina, **Luigi Maria Vignali**, è proseguita in **Commissione Affari Esteri **del **Senato **l’indagine conoscitiva sulle comunità italiane nel mondo. Introdotto dal presidente della Commissione, **Vito Petrocelli**, Vignali – in poco più di un’ora – ha parlato ai senatori dei quasi sei milioni di italiani all’estero e spiegato cosa fa la Farnesina per assisterli. Il DG ha quindi anticipato una massiccia **campagna di informazione **in vista delle **prossime elezioni dei Comites**, in programma nel 2020, e ventilato la possibilità di manifestare la **cosiddetta “opzione” in occasione del voto **– se vuoi votare, lo devi dire – attraverso **Fast It**. **Realtà “importante e multiforme”**, quella degli italiani nel mondo, ha esordito Vignali, “non del tutto conosciuta nel nostro Paese”. Una comunità composta da vecchia e nuova emigrazione, dai connazionali “partiti molti anni fa”, dalle seconde e terze generazioni “che chiedono di conoscere il nostro Paese” e che “devono essere in qualche modo coinvolte anche in questa funzione di “rappresentanza” dell’Italia all’estero per promuovere quello che alla Farnesina chiamiamo il “vivere all’italiana” e poi ci sono ovviamente anche le nuove ondate di mobilità verso l’estero”, non solo “cervelli in fuga”. Un termine, per Vignali, “anche abusato, se vogliamo un po’ retorico”. La verità è che la **collettività all’estero **è davvero variegata: la nuova mobilità è composta da “un 30, 35% di laureati, un altro 30% di diplomati e un altro 30% senza neanche il diploma”, dunque “italiani che partono per la ricerca di condizioni migliori, senza avere necessariamente alle spalle una formazione scolastica tecnica adeguata”. Persone che “purtroppo, a volte, rischiano di cadere preda di sfruttamento proprio nei paesi di accoglienza”. Gli iscritti “nei registri consolari con passaporto italiano sono ormai **quasi 6 milioni**, di fatto la seconda regione italiana, dopo la Lombardia prima di Lazio e Campania. È una realtà imponente – ha detto ancora Vignali – che ci rappresenta all’estero ma che al tempo stesso chiede servizi, chiede di poter interagire col Paese d’origine”. Incrociando i dati Istat con quelli degli schedari consolari “si parla di un milione di italiani che si è recato all’estero negli ultimi 5, 6 anni”; una cifra che, va da sé, **non comprende chi non si è registrato all’Aire**, “magari perché il loro è un tentativo, un esperimento di vita fuori dall’Italia”. Insomma sono numeri “probabilmente sottostimati” che fotografano un fenomeno di per sè “certamente non negativo”, quello di mettersi alla prova all’estero, che però lo diventa se questo capitale umano non torna più in Italia. In questo caso c’è “una perdita secca per il Paese che come ha detto lo stesso ministro dell’economia qualche giorno fa ha è pari a **14 miliardi di euro l’anno**”. Occorre dunque che il Paese “acquisisca consapevolezza” per poter “dare risposte” adeguate, ad esempio, “preparando i nostri ragazzi alla partenza, anche da un punto di vista semplicemente linguistico; oppure favorire l’incrocio fra domanda e offerta di lavoro e preparare percorsi e strategie di rientro”. Al tempo stesso occorre, per Vignali, “bisogna saper valorizzare chi è nato, cresciuto e vissuto sempre all’estero per poterne qualche modo ingaggiare le competenze nella promozione del Sistema Paese”. Per interagire con la nuova mobilità, la **Farnesina **e la **Dgit **in particolare hanno attivato, grazie alle nuove tecnologie, modalità nuove di contatto e informazione: “dobbiamo poter intercettare questa mobilità attraverso un linguaggio più familiare, attraverso i social network, le piattaforme digitali”. Per farlo “la Farnesina ha avviato dei progetti di prima accoglienza dei giovani italiani che si recano all’estero, ma anche dei meno giovani”, cioè gli ultra 40enni che si spostano con interi nuclei familiari. “Dobbiamo offrire servizi adeguati, in termini di rapidità del servizio consolare, penso per esempio alla concessione del passaporto o all’iscrizione all’anagrafe impiegando le tecnologie digitali” che questi connazionali già usano per dialogare con l’amministrazione del Paese di accoglienza. “Per questo abbiamo lanciato il progetto **Fast it**”, ha sottolineato Vignali, che “in poco più di un anno e mezzo ha già raggiunto circa 300.000 pratiche registrate”, tra iscrizioni Aire, cambio di circoscrizione. “A breve vorremmo lanciare anche un ulteriore servizio: la presentazione della pratica per il rilascio o il rinnovo del passaporto”, anche se poi “ci sarà bisogno di recarsi fisicamente in Consolato per prendere le impronte digitali”. Ma comunque “è un passo avanti”, così come lo è stato l’introduzione delle macchinette per la captazione delle impronte fornite alla rete onoraria. Un servizio “già utilizzato da 13.000 italiani”. Fast It, ha ricordato il Direttore generale, incorporerà “Pago Pa”, per i pagamenti digitali, e già ha integrato lo Spid , cioè il sistema pubblico d’identità digitale che “in futuro consentirà l’accesso a funzionalità importanti”, tra cui un eventuale voto elettronico. Di elettronico, nel prossimo futuro, ci sarà la **carta di identità**: Vignali ha infatti ricordato la sperimentazione che partirà a settembre a Nizza, Atene e Vienna, “un primo passo” cui seguirà “la possibilità di rilasciare la cie a tutto il resto dell’Unione Europea e nei paesi associati all’Unione Europea, quindi anche Svizzera e Norvegia”. E poi nei Paesi extra Ue. Chiuso il tema dei servizi, Vignali ha affrontato quello della rappresentanza, ricordando, in primis, che nel **2020 **gli italiani all’estero voteranno per il **rinnovo dei Comites**. “Un passaggio molto importante” perché i Comites sono “gli interlocutori” che raccolgono “la voce degli italiani nei vari territori di riferimento”. Obiettivo della Farnesina è quello di informare così da garantire un’ampia partecipazione: “intendiamo avviare una campagna per il voto già a partire da settembre” per fare di questo voto un “successo” in termini di partecipazione, al contrario di quanto accadde nel 2015. “Ci piacerebbe che venissero **coinvolte anche le nuove generazioni**” che “hanno energia e voglia di impegnarsi, come abbiamo visto recentemente nel Seminario di Palermo”. Quindi, la Dgit avvierà una “doppia campagna”: la prima, informativa, rivolta a tutti per “far conoscere le modalità di voto”; l’altra “per far votare i giovani” per invogliarli a “candidarsi”. I Comites, ha ricordato Vignali, “eleggono il Cgie, che è, come sapete, un organo invece di interlocuzione con il governo e con il Parlamento”. Accade, però, ha ricordato Vignali, che gli italiani aventi diritto al voto aumentano – “immagino che alle prossime elezioni toccheremo facilmente i 5 milioni di elettori potenziali” – ma le **risorse per farli votare no**. “Sta al Parlamento, ovviamente, trovare una soluzione. Sta a me indicare la difficoltà che l’Amministrazione incontra sempre più nell’affrontare le elezioni all’estero a legislazione vigente”. **Brexit e Venezuela **le criticità citate, infine, da Vignali. Sul **fronte britannico**, ha ricordato Vignali, “Governo e Parlamento hanno stanziato risorse per nuove assunzioni nei Consolati, in particolare a Londra, e per la riapertura di una nuova sede consolare Manchester”, che sarà competente per una circoscrizione più ampia. Quanto al **Venezuela**, lì “vivono 143 mila italiani, non italo-discendenti, italiani che hanno pienamente diritto a una protezione da parte del nostro Paese. Abbiamo dato delle risposte in termini di aiuti, in particolare con i medicinali, e potenziando notevolmente i servizi consolari in particolare per il rilascio del passaporto, con un aumento dei rilasci di oltre il 50% rispetto all’anno scorso, proprio per venire incontro a chi vuole lasciare il Paese. la situazione resta molto difficile ed è giusto averne consapevolezza”. Ad impegnare la Farnesina, quest’anno, anche la conferenza **Stato-Regioni-Pa-Cgie**, “appuntamento importante che è stato calendarizzato dalla Presidenza del Consiglio e dal ministro Stefani in particolare per la fine di novembre”, occasione in cui si parlerà “dei temi di grande interesse che potranno essere trattati congiuntamente” tra cui “il turismo di ritorno”, ma anche “la fiscalità per gli italiani all’estero, l’assistenza sanitaria, la formazione per i giovani che vogliono recarsi all’estero e il sistema di rientro dei giovani dall’estero”. Una conferenza sui cui già pende “un nodo finanziario” perché “bisogna trovare le risorse affinché i membri del Cgie possano venire a Roma per discuterne. Noi ci stiamo impegnando: la Farnesina ha chiesto una assegnazione adeguata nell’assestamento di bilancio, ma non c’è stata concessa in prima battuta. Però non demordiamo”, ha concluso Vignali. “Continuiamo a insistere e su questo sappiamo di poter contare sul sostegno di tanti parlamentari”. Nel dibattito, i senatori hanno chiesto a Vignali stime sulle iscrizioni all’Aire, i paesi meta della nuova mobilità, cosa fa la Farnesina per gli italiani in Africa, la sua opinione sull’inversione dell’opzione nel voto all’estero e, da ultimo, sulla opportunità di far votare gli italiani all’estero. Sull’**iscrizione all’Aire **“fare delle stime precise è difficile”, ha risposto Vignali. Certo in America Latina, “in cui per ragioni di distanza ma anche di storicità della collettività italiana, sicuramente la percentuale degli italiani che si iscrivono all’anagrafe è estremamente elevata”. Non lo è nei Paesi europei “in cui invece la mobilità da e verso l’Italia può essere più facile e dai quali, tutto sommato, può convenire tornare in Italia per usufruire dell’assistenza sanitaria gratuita, per esempio”, visto che “una delle conseguenze dell’iscrizione all’Aire, come sapete, è che si perde il diritto all’assistenza sanitaria gratuita in Italia”. Poi ci sono “situazioni di vera e propria irregolarità negli Stati Uniti dove c’è una percentuale, difficile da stimare, di italiani che sono rimasti alla scadenza del visto turistico: essendo in situazione di irregolarità non possono iscriversi all’anagrafe”. Indicativo il caso Gran Bretagna: “i dati pre Brexit ci parlavano di una comunità stimata registrata di 280-290 mila italiani. Dopo il referendum i nostri connazionali si sono affrettati a iscriversi all’anagrafe per poter dimostrare la loro residenza in qualche modo “storica” nel Regno Unito. Abbiamo scoperto che probabilmente nel Regno Unito non sono 380.000 ma probabilmente 600 - 700.000. Adesso in Consolato se ne sono registrati 340000, cioè 50mila in 2 anni”. Quanto alle **mete**, sono soprattutto in Europa: “il Regno Unito nonostante la Brexit, la Germania, dove però integrarsi è più difficile, se non altro per ragioni linguistiche, la Francia. Flussi minori in Nord America, mentre abbiamo “correnti” verso il Brasile e l’Australia”. Quanto agli **italiani in Africa**, nessuno li dimentica, ha assicurato Vignali rispondendo al senatore Iwobi: “abbiamo un importante collettività in Sudafrica, composta da 140.000 connazionali” che ora vivono una situazione delicata. Mi sono recato un anno fa circa in Sudafrica proprio per dare un segnale di vicinanza alla nostra collettività: a Johannesburg ho trovato una comunità molto coesa di italiani all’estero, partecipe della vita del Paese, ben integrata anche se devo dire impaurita dagli avvenimenti, in particolare della criminalità comune. Poi ci sono collettività importanti anche in Senegal, circa 3 mila italiani, in Kenya con poco più di duemila, in Etiopia poco meno di 2000. Questi i numeri più importanti dell’Africa subsahariana. Poi ovviamente abbiamo il Mediterraneo: circa 7 mila italiani in Tunisia, 6500 in Marocco e in Egitto”. Quanto alla Nigeria – paese d’origine del senatore leghista – “abbiamo due collettività: una più ridotta nella capitale Abuja di poco più di 300 persone e una più importante, di quasi 1000 connazionali, a Lagos. Quindi in tutto 1300 connazionali” Interpellato da **Petrocelli **– che ha presentato un **ddl di riforma del voto all’estero **che contiene l’inversione dell’opzione – circa la possibilità che sia stata questa novità a falcidiare la partecipazione alle elezioni dei Comites del 2015, Vignali ha risposto di escluderlo. Per il Direttore generale si è trattato di mancanza di informazione. “L’**inversione dell’opzione **– ha osservato Vignali –consiste nel mantenere intatto il diritto di poter votare all’estero: il connazionale può decidere di votare all’estero ma deve manifestare questa sua intenzione”. È “un sistema che ha degli indubbi vantaggi: il primo è che si ha la certezza del numero dei potenziali votanti; poi, nel comunicare l’intenzione di votare, l’elettore ci dà anche un indirizzo aggiornato”, quindi, “c’è meno dispersione delle buste elettorali”. Infine, “siccome non votano tutti quanti, c’è una riduzione del corpo elettorale e un forte risparmio finanziario. Per le scorse elezioni politiche abbiamo impiegato 30 milioni di euro per far votare 4.700.000 italiani ma poi hanno votato effettivamente solo 1.300.000. Se lo avessimo saputo in anticipo avremmo potuto concentrare le risorse per farli votare in maniera più sicura e più trasparente”. La bassa partecipazione nel 2015 “quando per i Comites votò circa il 5% degli aventi diritto non credo sia dovuta all’opzione, ma alla mancanza di una campagna informativa adeguata. All’epoca, poi, non c’erano gli strumenti informatici di registrazione. **Noi vorremmo utilizzare Fast It**, che funziona molto bene, per far esprimere l’intenzione di votare ai nostri connazionali. Credo che, pur con l’inversione dell’opzione, le elezioni dei Comites potrebbero essere un successo, potremo sicuramente aumentare la percentuale elettorale”. Certo, le elezioni politiche hanno un altro “impatto”. Elezioni politiche a cui, secondo **Airola **(M5S), gli italiani da tempo residenti all’estero forse non dovrebbero partecipare: “secondo lei – ha chiesto il senatore a Vignali – una persona che da 25 anni vive, paga le tasse altrove e ha pochissimi contatti con il nostro Paese ha ancora diritto di votare e decidere le sorti del nostro paese, dopo che ha passato, e si presume finirà, una vita in un altro paese? Parlo di persone che si sono costruite una vita, che magari se ne sono andate non così felici dell’Italia: c’è ancora ragione per cui loro debbano esprimere la loro opinione su una cosa che non condividono più?”. Per Vignali “innanzitutto non dobbiamo sottovalutare il livello di interesse che le collettività italiane hanno per il nostro Paese e per quello che qui accade. In secondo luogo credo che questa domanda vada rivolta proprio agli italiani e l’inversione l’opzione di fatto si traduce in proprio in questo: domanda agli italiani “sei interessato a esprimerti sul futuro del nostro Paese, del suo Parlamento, del suo Governo, e sul suo futuro economico? Questo è il senso profondo dell’inversione dell’opzione. Con il sistema attuale – ha aggiunto Vignali - noi inviamo buste elettorali a tutti i potenziali elettori senza fargli questa domanda, senza chiedere loro se sono ancora interessati a pronunciarsi sul nostro paese e sul futuro della sua politica, della sua economia”. Ultimo ad intervenire il senatore **Aimi **(Fi) che ha chiesto al Direttore generale di sintetizzare la composizione della collettività all’estero, per età e professioni. “Come accennato all’inizio del mio intervento, circa il 35% è laureato, un 32% è diplomato e un 30% più o meno ha la terza media”, gli ha risposto Vignali. “Vi sono anche italiani adulti che si muovono: addirittura il più alto tasso percentuale di aumento sta nella generazione che va dai 50 ai 60 anni. È questa la fascia che negli ultimi anni ha visto una maggiore incidenza di espatri”. Quanto al monitoraggio delle professioni “è difficile” perché “l’occupazione viene monitorata dal momento in cui si scrivono all’Aire, ma non sempre si scrivono” dunque si hanno ancora “dati parziali”. “Innegabile” per Vignali l’influenza della crisi sulla ripresa die flussi: “a partire dalla crisi del 2007 questi flussi mobilità sono aumentati” con una “impennata nel 2013 -2014. Ora sembra che il flusso si sia più o meno stabilizzato”. I ritorni “sono molto limitati, parliamo di alcune decine di migliaia di italiani”. Quelli che partono “non necessariamente lo fanno da regioni dove maggiore è l’incidenza della disoccupazione: il maggior numero delle partenze si ha dalla Lombardia e dal Triveneto, perché per andare all’estero, soprattutto per chi aspira a trovare opportunità adeguate al proprio ciclo di studi, c’è bisogno di una famiglia alle spalle e del suo sostegno finanziario”. “Non è che si parte solamente dalle aree più povere”, ha ribadito Vignali, sottolineando ancora la necessità di “preparare questi ragazzi alla partenza” ma anche di “sapere dove andarli a intercettare, per attivare circuiti di rientro, ove possibile”. **(m.cip.\aise) ** --- # Gli argomenti che hanno fermato il voto elettronico in Svizzera - Data: 2019-08-08 - Categorie: Articolo - Tag: svizzera - URL: https://crvd.hermescenter.org/gli-argomenti-che-hanno-fermato-il-voto-elettronico-in-svizzera/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/gli-argomenti-che-hanno-fermato-il-voto-elettronico-in-svizzera/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia ### **La storia del voto elettronico in Svizzera è la storia di un sogno temerario conclusosi con uno schianto. Il futuro del progetto è più che mai incerto. Gli scettici hanno vinto e noi abbiamo parlato con loro.** Di Renat Kuenz 2 AGOSTO 2019 su [tvsvizzera.it](https://flipboard.com/@SWIswissinfoch/gli-argomenti-che-hanno-fermato-il-voto-elettronico-in-svizzera/a-EW8bjl9DQ_SF6kdGslNsZg%3Aa%3A1196048558-43e8ce819d/tvsvizzera.it) Il voto online è rinviato alle calende greche. Secondo gli esperti, passeranno ancora molti anni prima che i sistemi di e-voting siano affidabili. Sempre che un giorno lo siano.​​​​​​​(Keystone / Laurent Gillieron) Il dibattito sull’e-voting è anche indicativo di come funzioni la democrazia in Svizzera. Ecco un rapido riassunto della vicenda: Il governo federale presenta un progetto. Gli avversari, soprattutto specialisti di informatica, hanno subito espresso critiche e scetticismo. Ne è scaturito un dibattito a tratti anche emotivo tra politici, rappresentanti delle autorità ed esperti di informatica. Il dibattito ha permesso di giungere a una decisione informata. L’argomento che alla fine ha prevalso è quello dei rischi elevati di manipolazione, che potrebbero disgregare il nucleo del sistema svizzero: la democrazia diretta. In democrazia tuttavia, nessuna decisione è eterna. Hernâni Marques e Adrian Aulbach fanno parte degli scettici. Marques è linguista informatico, sociologo, neuroinformatico e membro del comitato del Computer Chaos Club svizzero. Viene da Zurigo. Aulbach è programmatore e candidato dei verdi al parlamento federale. Originario dell’Oberland bernese, Aulbach si esprime qui nelle vesti di esperto di software. [https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11919710](https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11919710) **swissinfo.ch: Qual è davvero l’argomento del dibattito sull’e-voting? La sicurezza dei dati o la fiducia nella democrazia diretta?** Hernâni Marques: Si tratta prima di tutto di fiducia. L’attuale voto su carta permette a tutti di capire i passi principali della procedura. Inoltre, in caso di sospetti, delle persone possono ricontare i voti in modo trasparente e pubblico. In questo modo eventuali dubbi sui risultati possono essere fugati facilmente. È vero che con il voto su carta le manipolazioni puntuali sono abbastanza semplici da realizzare e avvengono regolarmente. Manipolazioni di ampia portata sono però costose ed evidenti. [Video](https://www.rsi.ch/play/embed?urn=urn:rsi:video:11919710) **swissinfo.ch: Nel computer tutte le operazioni rimangono registrate. Quindi i voti elettronici possono essere ricontati in caso di problemi, no?** H. M.: Allo stato attuale della tecnica, il voto elettronico non lo permette, poiché la carta è sostituita da un mare anonimo di bit e byte. Per questo è molto facile avanzare dubbi sui risultati finali. La segretezza del voto non permette di osservare il formarsi dei risultati. In caso di dubbio non rimane che ripetere le votazioni o le elezioni, ciò che a sua volta può minare la fiducia. **swissinfo.ch: Basta una moratoria di cinque anni sull’introduzione del voto elettronico in Svizzera come chiede l’iniziativa popolare?** Adrian Aulbach: Probabilmente no – cinque anni sono un periodo di tempo molto breve. L’iniziativa che chiede questa moratoria prevede anche un’altra misura importante: dopo lo scadere dei cinque anni il divieto può essere abolito solo se i criteri di sicurezza e di comprensibilità per non esperti, definiti dal testo dell’iniziativa, sono rispettati. **swissinfo.ch: Per le elettrici e gli elettori il voto elettronico non è più semplice da usare rispetto al voto per corrispondenza?** A. A.: No, al contrario. È difficile trovare un sistema più semplice del voto per corrispondenza. Nel voto elettronico svizzero bisogna confrontare lunghe serie di numeri per essere sicuri di non essere finiti su una pagina web manipolata e per verificare che il voto sia stato conteggiato correttamente. Tutto questo non c’è nel voto per corrispondenza. **swissinfo.ch: Per i circa 170’000 svizzeri all’estero iscritti nei registri elettorali, il voto elettronico sarebbe particolarmente utile. Che alternative ci sono per loro?** A. A.: Una possibilità è che ricevano la documentazione di voto in forma elettronica e poi la stampino. In questo modo si risparmierebbe la spedizione per posta. Una mozione in questo senso di Claudio Zanetti [deputato dell’Unione democratica di centro, NdT] è stata di recente approvata dal Consiglio nazionale. Un’altra possibilità sarebbe il conteggio dei voti nei consolati svizzeri. Anche in questo modo si eviterebbero spedizioni in mezzo mondo. ![schermo di smartphone in cui si vedono diverse applicazioni.](https://crvd.hermescenter.org/image/45058318/16x9/305/172/8beef67f222558e4dd17471e9e44447/oZ/366699584_highres.jpg) ### RETROMARCIA GOVERNATIVA [L’e-voting non diventa un canale di voto ordinario in Svizzera](https://www.tvsvizzera.it/tvs/retromarcia-governativa_l-e-voting-non-diventa-un-canale-di-voto-ordinario-in-svizzera/45059886) Passo indietro per il voto online in Svizzera: il governo abbandona il piano di trasformarlo in modalità di voto ordinaria. Almeno per ora.Questo contenuto è stato pubblicato il 27 giugno 2019 13.53 **swissinfo.ch: Perché l’e-voting in Estonia invece funziona?** H. M.: Un sistema di voto elettronico può essere gestito tecnicamente senza che sia sicuro e affidabile. Il sistema di voto estone è stato criticato sia livello nazionale che internazionale. Un gruppo di ricerca indipendente ha pubblicato per esempio su estoniavoting.org risultati che indicano inquietanti possibilità di manipolazione. In Estonia solo circa un terzo dei votanti usa l’e-voting, sebbene sia a disposizione di tutti. **swissinfo.ch: Perché l’e-banking funziona e l’e-voting no?** A. A.: Nell’e-banking ogni azione è registrata. La banca sa quando, attraverso quale accesso e quale operazione è stata effettuata. Se c’è un’intrusione – cosa che capita – le relative transazioni possono essere annullate. A causa della segretezza del voto, nel voto elettronico questa verbalizzazione non è possibile, per cui gli attacchi non possono né essere registrati in modo affidabile, né annullati. **swissinfo.ch: Oggi facciamo quasi tutto con lo smartphone. Perché proprio il voto elettronico no?** A. A.: Il già menzionato problema della segretezza vale naturalmente anche per lo smartphone. Inoltre anche per l’e-voting si ricevono i dati di accesso per posta. Quindi non si può semplicemente votare con lo smartphone quando si è in treno. E se bisogna comunque portare con sé il materiale di voto, allora tanto vale compilare la scheda su carta e imbucarla nella prossima cassetta della posta. **E-voting: come si è arrivati al fuorigioco** In Svizzera esistevano due sistemi di voto elettronico: uno del cantone di Ginevra e l’altro della Posta Svizzera. Dieci cantoni (su 26) hanno utilizzato uno dei due sistemi di voto elettronico. **novembre 2018:** il Cantone di Ginevra abbandona il suo sistema - per motivi di costo. **febbraio 2019:** un comitato interpartitico lancia l’iniziativa popolare per una moratoria di almeno cinque anni sul voto elettronico. **marzo 2019:** un team guidato dalla specialista informatica Sarah Jamie Lewis, che vive in Canada, esamina il nuovo e futuro sistema postale e [scopre errori graviLink esterno](https://www.swissinfo.ch/ita/e-voting_-questo-codice-semplicemente-non-corrisponde-agli-standard-/44821428). Il “messaggio di errore” segna una svolta. **marzo 2019:** la Posta Svizzera disattiva il suo sistema per la votazione popolare del 19 maggio, a causa di carenze in materia di sicurezza. **giugno 2019:** la Confederazione annuncia la sospensione del progetto per l’introduzione dell’e-voting come terzo canale ufficiale di voto in Svizzera.Fine della finestrella **swissinfo.ch: Il canton Zugo punta sulla tecnologia blockchain, considerandola una soluzione sicura e comprensibile per il voto elettronico. È questa la chiave per il futuro della democrazia diretta?** H. M.: Anche per la blockchain è importante sapere non solo quali sono i dati di voto, ma anche da chi sono stati generati. Il risultato può, ma non deve necessariamente corrispondere alla volontà popolare. In caso di dubbio neppure in questo caso è possibile ricontare i voti. Inoltre la blockchain nel sistema della città di Zugo non è decentralizzato sugli apparecchi delle cittadine e dei cittadini (per esempio sui cellulari), ma si trova in una cloud. La decentralizzazione promessa quindi non c’è. **swissinfo.ch: Esiste un codice sorgente sicuro e inviolabile?** A. A.: In teoria è possibile e su piccola scala è anche realizzabile. Il problema è però che all’interno di programmi più grandi non è possibile dimostrare che il codice sia veramente privo di errori o di backdoor. Il codice sorgente di alcuni sistemi di voto elettronico è lungo oltre 400’000 righe. È impossibile escludere tutte le lacune. Inoltre se i computer implicati sono attaccati, anche un codice sorgente sicuro non basta. **swissinfo.ch: Per il suo nuovo sistema la posta parla di verificabilità universale. Perché è così importante?** H. M.: Con la verificabilità universale si dovrebbe dimostrare matematicamente che tutti i voti registrati sono validi in base al sistema di voto elettronico e che quindi l’urna digitale è integra. La verificabilità universale non può però mostrare se il risultato è stato generato solo da persone con diritto di voto oppure se manipolatori all’interno o all’esterno del sistema hanno attaccato il codice o il sistema di verifica per modificare, aggiungere o cancellare dei voti. I sistemi di e-voting sono basati su dati anonimi. Manca una firma umana. Ci si fida solo degli algoritmi. Traduzione dal tedesco: Andrea Tognina --- # Revisione indipendente sistema Posta Svizzera 2019 - Data: 2019-07-29 - Categorie: Approfondimenti - Tag: posta svizzera, svizzera - URL: https://crvd.hermescenter.org/revisione-indipendente-sistema-posta-svizzera-2019/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/revisione-indipendente-sistema-posta-svizzera-2019/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia #### Pubblicati i report indipendenti sul test della Posta Svizzera. La Cancelleria federale ritarda l’applicazione del voto elettronico in Svizzera In seguito alla pubblicazione del codice sorgente nel febbraio 2019, i ricercatori hanno scoperto importanti difetti di sicurezza nel nuovo sistema, completamente verificabile, fornito dalla Posta Svizzera. Uno dei problemi di sicurezza riguarda la verificabilità individuale e quindi il sistema già utilizzato. Di conseguenza, il sistema non era disponibile per la votazione il 19 maggio 2019. Successivamente, la Cancelleria federale ha annunciato l’intenzione di riesaminare la situazione attuale, compresa una valutazione delle procedure di certificazione e autorizzazione. Ha inoltre commissionato una revisione indipendente del sistema verificabile individualmente della Posta. Di seguito sono riportate le tre relazioni finali degli esperti esterni. Si veda: [https://www.bk.admin.ch/bk/en/home/politische-rechte/e-voting.html](https://www.bk.admin.ch/bk/en/home/politische-rechte/e-voting.html) --- # Intervista: come funziona il voto elettronico in Estonia - Data: 2019-07-19 - Categorie: Approfondimenti, Rassegna stampa, Traduzioni - Tag: estonia, EVM - URL: https://crvd.hermescenter.org/intervista-come-funziona-il-voto-elettronico-in-estonia/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/intervista-come-funziona-il-voto-elettronico-in-estonia/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia [COLLOQUIO](https://translate.googleusercontent.com/translate_c?depth=1&hl=it&rurl=translate.google.com&sl=en&sp=nmt4&tl=it&u=https://news.err.ee/k/interview&xid=17259,15700021,15700186,15700190,15700256,15700259,15700262,15700265&usg=ALkJrhjGRTmqwOVlOr1toTSDJQY_p4FXBQ)** Di Andrew Whyte, su [ERR News](https://news.err.ee/963141/interview-how-e-voting-works-in-estonia)** (tradotto da CRVD.org) ![Votazione elettronica in Estonia. Anche un lettore di schede non è essenziale: gli elettori possono autenticarsi utilizzando l'ID mobile.](https://crvd.hermescenter.org/photo/crop/2015/01/22/198136h319ft28.jpg)Votazione elettronica in Estonia. Anche un lettore di schede non è essenziale: gli elettori possono autenticarsi utilizzando l’ID mobile. Fonte: Flickr L’Estonia ha tenuto due elezioni nel 2019, le elezioni generali del 3 marzo e le elezioni europee il 26 maggio. In entrambi i casi, gli elettori hanno avuto una serie di opzioni su come e quando votare. Il più celebre di questi è senza dubbio il voto elettronico, aperto in anticipo rispetto alla stessa giornata elettorale (per esempio nel caso delle elezioni europee, dal 16 al 22 maggio). Molte persone potrebbero vedere il voto elettronico come una buona cosa, senza sapere davvero perché, o i dettagli di come funziona (questo vale anche per i suoi critici). Fortunatamente il professor Robert Krimmer del Dipartimento di innovazione e governance di Ragnar Nurkse, dell’Università di Tecnologia di Tallinn, ora noto a livello internazionale come Taltech, è stato in grado di fornire una panoramica sia qui, in Estonia, sia a livello internazionale. Abbiamo iniziato con un paio di domande alle quali non avevo ancora avuto una risposta soddisfacente. In primo luogo, è vero che puoi annullare il tuo voto elettronico in una stazione elettorale in qualsiasi momento durante il processo elettorale, e in secondo luogo, dovremmo fare riferimento al voto elettronico come e-voting, o i-voting, come talvolta viene chiamato. “Ambedue vanno bene, ma dipende dal contesto”, dice Robert, in risposta a quest’ultima domanda. “e-Voting significa essenzialmente che c’è una qualche forma di IT, l’elezione e basta. È un termine generico che può essere usato a livello internazionale.” #### Eliminare** **u**n malinteso comune** Esistono diversi tipi di e-voting, come lo chiameremo d’ora in poi. Vedremo più avanti quelli, ma vediamo prima l’altra domanda - puoi esprimere un voto elettronico, in Estonia, e in seguito sostituirlo al seggio elettorale? “Sì, puoi, ma non sempre. Esiste una vasta gamma di opzioni per il voto, incluso a bordo della nave o in una missione straniera, seguita dal periodo di votazione in anticipo vero e proprio, che consente alle persone di votare online e nei seggi elettorali, tra cui i centri di votazione della contea e anche nei centri commerciali e in altri luoghi con un flusso elevato di persone. Se voti online durante questo periodo anticipato, poi puoi andare ad un seggio elettorale e annullare quel voto fino a quando dura il periodo di anticipo, ma non puoi ” farlo il giorno delle elezioni “. Ci sono tre “giorni di black-out” tra il voto anticipato e il giorno delle elezioni, in cui gli incidenti del voto online, che vengono poi recuperati dall’elettore, in un seggio elettorale si riconciliano, tra le altre attività. Lo vedremo più avanti, ma il principale risultato è che *se hai votato in anticipo, online o di persona, non puoi votare il giorno delle elezioni stesso* . “In generale, in coerenza con i principi della condivisione dei dati e il sistema X-road di e-governance, un concetto chiave è che non dovresti fare le cose due volte. In Europa nel suo insieme, conservare gli indirizzi è un modo per le persone di fare soldi , mentre le persone si spostano. Se non sai dove vivono le persone, può diventare un problema, anche per i governi. Un sacco di tempo e denaro viene speso per ripulire queste informazioni. Quindi ha senso averne una, sicura, fonte di informazioni riutilizzabile, non solo sugli indirizzi, ma lo stesso con le cartelle cliniche, i titoli di studio, ecc. Molti paesi europei (il Regno Unito è un’eccezione) hanno una registrazione attiva e il sistema di carte d’identità dell’Estonia è un modo di lavorare per evitare questa duplicazione”, afferma Robert. #### **Estonia pioniera** Dato che ovviamente ha un background nell’e-governance, forse non è una sorpresa che Robert, che è austriaco, è venuto a vivere e lavorare in Estonia. “Vengo dalla parte opposta della capitale dell’Austria, Vienna. In realtà, sono vicino al confine con la Svizzera e il Liechtenstein, ma sono andato a studiare a Vienna negli anni ’90. Erano i primi giorni di Internet, ovviamente, quindi pensavo molto a come la tecnologia potesse plasmare le nostre vite. Allo stesso tempo, studiavo economia aziendale, il che era utile poiché a quel tempo c’era un’idea in corso, che si rivelò non essere veritiera, che in qualche modo le regole di base dell’economia non si sarebbero applicate al questo mondo hi-tech “. “Sono stato coinvolto nel sindacato degli studenti, che in Austria era abbastanza collegato al modo di fare le elezioni” reali “lì. Amazon era appena agli inizi e ho pensato che se potessimo comprare libri online, perché non possiamo voto anche online? Quando sono tornato da un programma di scambio presso la New York University, avevamo iniziato a votare per via elettronica presso il sindacato degli studenti, quindi ora era un argomento caldo - anche in Estonia, che stava pianificando di lanciare un sistema di votazione elettronica per le elezioni generali del 2003, anche se, nel caso, la prima votazione elettronica è avvenuta alle elezioni comunali due anni dopo. “ “A seguito della debacle delle elezioni presidenziali statunitensi del 2000 ( *quando la mancanza di chiarezza su chi aveva vinto in Florida ha portato a una decisione della Corte suprema che ha conferito la presidenza a George W. Bush, su Al Gore-ed* .), Hanno anche accarezzato l’idea di esplorare il voto elettronico lì. Ma nel caso, è stata l’Estonia che ha deciso di farlo davvero “. “La mia prima visita in Estonia è iniziata nel 2005, quando Epp Maaten, allora segretario della commissione elettorale, ha presentato il piano. Anche altri paesi, tra cui Venezuela e Svizzera, stavano percorrendo quella strada e facendo esperienza pratica nell’e-governance, oltre a fare le ricerche per generalizzare su quell’esperienza, è diventato il mio lavoro. “Più tardi, stavo lavorando in Polonia, quando ho avuto l’opportunità di venire a Tallinn, nel 2014, quindi mia moglie e io abbiamo deciso di spostarci ancora più a nord proprio allora. #### **Problemi di affluenza alle urne** Robert ha dei consigli piuttosto preziosi per i cittadini dell’UE residenti in Estonia, che intendono votare alle elezioni parlamentari dell’UE (questo vale anche per le elezioni comunali). “Devi essere registrato qui, ma la cosa più importante è non votare due volte (vale a dire sia nel paese di origine che in Estonia). In questo modo violeresti la legge, anche se ci sono stati casi in cui le persone hanno dimostrato che è possibile, a causa della mancanza di comunicazione tra i diversi Stati membri. Se ricevi una richiesta via e-mail dal Comitato elettorale, rispondi ad essa. Allo stesso tempo non vuoi perdere un voto. “ “C’è ancora un’affluenza molto più bassa alle elezioni europee rispetto a quelle nazionali. Saremmo fortunati ad avere un’affluenza del 50 percento, a dire il vero. Dal 45 al 48 percento sarebbe più realistico, quindi non raggiungeremo i 270.000 voti elettronici espressi alle elezioni generali di marzo “. L’intervista è stata fatta in vista delle elezioni europee, ma Robert aveva ragione sul fatto che l’affluenza alle urne sarebbe stata relativamente bassa - in effetti alla fine è stata solo del 37,6 per cento. #### **Tipi di voto elettronico** Ma cos’è il voto elettronico? Abbiamo stabilito il termine e la sua popolarità in Estonia, ma quali sono i metodi di cui Robert può parlarci, dalla sua esperienza internazionale? “Quindi, ci sono tre fasi: identificare un elettore, esprimere il voto e contare il voto. Il modo più semplice per eseguire quest’ultimo è la scansione ottica, in cui gli elettori hanno già ricevuto il loro documento d’identità e votano su carta. I voti sono quindi scansionati da scanner ottici e contati in quel modo. Se qualcosa si rompe, possono ancora tornare all’occhio umano se necessario. “ “Il secondo metodo, più complesso, sono le macchine per il voto. Si occupano contemporaneamente sia della fase di votazione vera e propria che dl conteggio, e sono sostanzialmente macchine di grandi dimensioni che sembrano, e sono persino basate su, macchine della lotteria o di gioco. Sebbene siano anonime, sono anche limitate in alcuni modi Ad esempio, spezzare le sequenze di voti - con il vecchio conteggio manuale, alle urne verrebbe data una buona scossa prima che i contatori umani iniziassero il loro lavoro, per spezzare le sequenze, che in realtà possono portare a imprecisioni. “ “L’altro problema con le macchine è il costo: le macchine sono estremamente costose, devono essere conservate e manutenute e vengono utilizzate solo una volta all’anno, spesso ancor meno. Per alcuni paesi, i costi sono troppo elevati. Anche negli Stati Uniti hanno acquistato alcune macchine, che sono costate circa tre miliardi di dollari ma che erano, francamente, scadenti “. ![](https://crvd.hermescenter.org/photo/crop/2019/07/19/664064h41b7t24.jpg)La macchina di voto WINvote di Advanced Voting Solutions nella Contea di Arlington, in Virginia, ovviamente non in una vera elezione. Fonte: Museo nazionale di storia americana della Smithsonian Institution / Wikimedia Commons “In Irlanda, dove usano il sistema Single Transferable Vote (STV), si è visto che le macchine erano in qualche modo portate via dal “divertimento” del periodo di una settimana impiegato per contare i voti, eliminando i candidati uno a uno uno, un po ‘come su X Factor o su quei tipi di spettacoli”. Il sistema di rappresentanza proporzionale STV (PR), utilizzato anche nel Regno Unito, richiede agli elettori di classificare i candidati in ordine di preferenza. L’Estonia utilizza il metodo proporzionale d’Hondt in tutte le sue elezioni. “Il sistema di voto elettronico estone è il più complesso, dal momento che fa tutte e tre le fasi, l’identificazione, la votazione e il conteggio. Quindi la segretezza è fondamentale. Le persone possono esprimere tutti i voti elettronici che vogliono, il che è un modo per evitare coercizione o altri metodi di influenza” (dal momento che una persona che ha espresso un voto elettronico sotto pressione, ad esempio se un conoscente si sta guardando alle spalle e commentando la sua scelta, può in seguito tornare indietro e cambiarlo). **Possibili problemi di sicurezza** “Tuttavia, anche se puoi votare tutte le volte che vuoi, alla fine ci sarebbe un blocco, e le loro autorità potrebbero venire e indagare. Questo è successo nel 2011, quando una persona ha espresso il proprio voto circa 500 volte. Probabilmente aveva qualche intenzione, come testare il sistema perché erano interessati a sviluppare il proprio software per altri scopi, ma la polizia lo ha indagato”. “Quelli che annullano il loro voto elettronico per votare alle urne sono comunque piuttosto piccoli. Alle elezioni generali di marzo, erano circa 120 (sui 252.000 voti elettronici espressi)”. Esiste ovviamente un’intersezione con il settore privato, nel voto elettronico, anche se stiamo solo parlando dell’ISP che collega una persona in modo che possa votare online. Presumibilmente, meno aziende sono coinvolte, meglio è? “Qui entra in gioco la carta d’identità estone. Al momento c’è solo una società che funge da centro fiduciario, ma non vi è alcun motivo per cui non ce ne potrebbero essere di più in futuro, a parte il fatto che tende a non essere un mercato funzionante. In Germania, tuttavia, più di una società è coinvolta in questo tipo di cose “. Anche se sono possibili più voti, entro limiti ragionevoli, non esiste il pericolo che il sistema possa essere soggetto a errori, se non addirittura a frodi - storicamente una critica fatta sia dal Partito centrale che da EKRE, in Estonia? “È qui che entra in gioco il “periodo di balck-out” tra il voto anticipato e il giorno delle elezioni. In quei tre giorni, la Commissione elettorale vede chi ha votato online e trasferisce queste informazioni al seggio elettorale di casa (*q*u*indi non possono votare il giorno delle elezioni- ed* .) o ai seggi elettorali con votazione anticipata. Questo periodo raccoglie le cose, per garantire che nessuno voti due volte o più. C’è un punto centrale a Tallinn in cui i voti vengono raccolti e raccolti. Queste informazioni vanno poi al comitato elettorale centrale, che avere tutte le informazioni entro il sabato, il giorno prima del giorno delle elezioni. E questo vale per tutti e tre i livelli elettorali: comunale, nazionale ed europeo “. #### **La tecnologia favorisce la gioventù?** Pertanto, il periodo di votazione anticipata ha posto le basi per il voto elettronico e ha mantenuto la sua popolarità (poiché non è possibile votare online il giorno delle elezioni). Ma per quanto riguarda i dati demografici?Un’altra critica è che il voto elettronico è più facile per le persone più giovani e più esperte di tecnologia. Le persone anziane hanno ancora altri metodi (inclusa un’opzione per votare a casa, il giorno delle elezioni, previo accordo - che richiede una telefonata con un paio d’ore di anticipo), ma alcune parti, in particolare Reform, dove tendono a preferire il voto elettronico in ogni caso. Non distorce i risultati questo? “Stranamente, con le elezioni comunali, quando l’età del voto è stata ridotta a 16 anni, circa l’80% del gruppo elettorale più giovane ha scelto di votare sulla carta - semplicemente perché ha goduto dell’esperienza e ha voluto essere ricompensato per essere politicamente attivo”. ![](https://crvd.hermescenter.org/photo/crop/2017/10/05/410842h282ft24.jpg)Il presidente Kersti Kaljulaid ha votato per e-mail davanti agli studenti della Jüri High School il primo giorno di anticipo e il voto online alle elezioni locali, giovedì. 5 ottobre 2017. Fonte: (Siim Lõvi / ERR) Fonte: (Siim Lõvi / ERR) “La detenzione di voti online il giorno delle elezioni sarebbe vulnerabile alle interruzioni del sistema, questo è un altro motivo per il periodo di anticipo e tre “giorni balck-out”. Nel 2011, ad esempio, uno studente ha programmato un Trojan che avrebbe potuto bloccare lo schermo di voto e cambiare il modo in cui un elettore ha votato. Questo non è un problema adesso, tuttavia: puoi persino controllare tramite il sistema, addirittura dal tuo telefono, il tuo voto espresso e ciò che viene registrato.” “La tecnologia chiaramente non è neutrale, per quanto riguarda le persone. Alcuni sono più disposti ad esso rispetto ad altri. Allo stesso tempo, i metodi alternativi sono così tanti, che non esiste un vero pregiudizio a favore del voto elettronico. Ad esempio un’università dello studio Tartu ci ha mostrato che il voto elettronico entra in gioco se qualsiasi altro metodo richiederebbe più di 30 minuti per essere espresso, in altre parole è collegato ai costi di transazione, ma in Estonia, con seggi elettorali nei supermercati e altre destinazioni ad alto flusso - dopo che la maggior parte delle persone è probabile che sia andata a votare al supermercato almeno una volta nel periodo di sette giorni antecedente al voto fisico - il voto nei seggi elettorali è piuttosto conveniente. Diversi tipi demografici hanno i loro metodi di voto preferiti, ma non si può dire che alcuni di questi siano più disponibili rispetto ad altri. “ #### **Rapida inversione dei risultati** “I due fattori più importanti, che garantiscono la sicurezza e il funzionamento delle funzioni, sono fondamentali. Le carte di identità estoni sono all’avanguardia quando si tratta dell’auto-autenticazione. Non conosco nessun altro paese che abbia un sistema così diffuso e diffusamente utilizzato ovunque. Sì, ci sono altri paesi con carte d’identità e altri sistemi - la Danimarca utilizza un sistema di password monouso, ad esempio - ma questi non sono onnipresenti come la carta d’identità estone, che praticamente tutti hanno, compresi i cittadini non residenti qui. Il mio paese di origine austriaco, ad esempio, sta usando un ID mobile e permette la firma dei documenti elettronicamente, ma questi sono la norma in Estonia da anni ormai. È una grande responsabilità ovviamente, ma l’Estonia ha aggiornato continuamente il suo software e ha rispettato lo standard come faro di responsabilità, con successo. “ Un tweet dell’ex presidente Toomas Hendrik Ilves, un sostenitore del voto elettronico, nella notte delle elezioni di marzo ha dichiarato che i risultati del voto elettronico avrebbero dovuto essere disponibili subito dopo le 20:00, a urne chiuse. È stata una critica giusta? “Bene, dopo aver osservato il processo in cui i risultati sono stati annunciati quattro volte, posso dirti che ci sono alcune rigide procedure da seguire. A partire dalle 19:00, al Riigikogu, tutti i presenti, circa 100 persone, devono depositare i cellulare telefoni per tutta la durata della procedura. È necessario eseguire un processo di decrittografia di 15-20 minuti e alcune procedure amministrative, tra cui la masterizzazione dei risultati su un CD, prima che possano essere annunciati. Il voto elettronico è legalmente vincolante, non è un exit-poll. la gente nella stanza ha visto solo ciò che avviene, e i numeri, ma non il risultato completo, fino a quando non è stato pubblicato per tutti. Ma li abbiamo pubblicati circa mezz’ora dopo la chiusura dei sondaggi, il che è abbastanza positivo “. “Devi anche confrontarlo con le persone che devono fare il conteggio manuale, che saranno al seggio elettorale sin dalle prime ore del mattino (i *sondaggi aprono alle 9:00 del giorno delle elezioni* ), quindi iniziano solo a contare dalle 20:00. Almeno non è consentito fumare nei seggi elettorali, come in alcuni paesi! “ #### **Sviluppi futuri** “La cosa unica dell’Estonia è che le persone sono riuscite a concordare rapidamente un sistema, tutti lo usano e funziona in modo abbastanza efficiente. C’è anche il problema di costruire un paese, dall’indipendenza, piuttosto che cercare di riformare qualcosa che era già lì Anche loro hanno creato il proprio sistema, anziché acquistarne uno proprietario, e hanno avuto la giusta sensazione per la tecnologia giusta, al momento giusto. “ “Dal 2007, l’Estonia è stata in prima linea nella protezione di Internet, con un team di risposta alle emergenze di crisi all’interno dell’autorità del sistema informativo (RIA), e c’è anche una maggiore consapevolezza in merito al periodo elettorale”, afferma Robert, dell’approccio estone alla sicurezza del voto elettronico. Ma quali sono i probabili sviluppi in futuro? “Penso che la tendenza di allontanarsi dalle macchine per il voto, per adottare gli scanner ottici, continuerà. Con le macchine, le persone fanno fatica a capire cosa succede al loro interno - questo è stato satirizzato in spettacoli come i Simpson, in cui le macchine erano raffigurate come sistemi che mangiano i voti e così via.” “Il prossimo passo potrebbe essere l’uso diffuso di ID elettronici a livello internazionale. Esistono già alcuni paesi i cui ID sono accettati in Estonia, quindi è probabile che crescano. “Anche l’amministrazione del processo elettorale, con metodi di voto più tradizionali. Ad esempio sarebbe bene avere un supporto migliore per il sistema di amministrazione elettorale, per consentire più seggi elettorali in modo che l’onere sia distribuito più ampiamente. Potremmo consentire un maggior numero di seggi elettorali anche più piccoli “. “Alla fine della giornata, tutti questi canali - tutti i metodi di voto elettronico, il voto di persona, per posta, ecc. Semplicemente rendono più semplice il processo, rendono più ampia la partecipazione alla celebrazione della democrazia. Ma sono solo i candidati e i loro partiti che fanno davvero partecipare le persone alle elezioni “. *Le prossime elezioni in Estonia, per il governo locale, sono nel 2021, a cui tutti i residenti permanenti possono votare.* Editor: Andrew Whyte --- # Cosa è realmente accaduto con l’esperimento di voto blockchain del West Virginia? - Data: 2019-07-14 - Categorie: Traduzioni - Tag: blockchain, west virginia - URL: https://crvd.hermescenter.org/cosa-e-realmente-accaduto-con-lesperimento-di-voto-blockchain-del-west-virginia/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/cosa-e-realmente-accaduto-con-lesperimento-di-voto-blockchain-del-west-virginia/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia ## Non lo sappiamo davvero, e questo è preoccupante. L’anno scorso, la Virginia dell’Ovest ha fatto qualcosa che nessun altro stato degli Stati Uniti aveva mai fatto prima in un’elezione federale: ha permesso agli elettori oltreoceano la possibilità di esprimere voti assenti per le elezioni di medio termine tramite un’app mobile abilitata per blockchain. Secondo Voatz, con la quale lavorava la West Virginia, [144 persone provenienti da 31 paesi](https://crvd.hermescenter.org/wp-content/uploads/2019/02/West-Virginia-Mobile-Voting-White-Paper-NASS-Submission.pdf) hanno inviato con successo i voti tramite l’app per le elezioni di novembre. Prima di questo in Maggio, c’era un pilota più piccolo del sistema in due contee del West Virginia. West Virginia ha dichiarato che l’esperimento è un successo e afferma che prevede di utilizzare [nuovamente](https://www.longhash.com/news/west-virginia-will-use-blockchain-voting-in-the-2020-presidential-election-why) la tecnologia [nel 2020](https://www.longhash.com/news/west-virginia-will-use-blockchain-voting-in-the-2020-presidential-election-why). Voatz ha già stretto accordi [con altri governi locali](https://qz.com/1567759/denver-will-use-voatz-mobile-blockchain-app-in-municipal-elections/) negli Stati Uniti, più recentemente per le elezioni comunali di Denver a maggio. Ma quanto è stato sicuro e accurato il voto del 2018? È impossibile dirlo perché lo stato e la società non condividono le informazioni di base che gli esperti sostengono sia necessario [per valutare correttamente](https://cse.sc.edu/~buell/blockchain-papers/documents/WhatWeDontKnowAbouttheVoatz_Blockchain_.pdf) se il pilota di voto blockchain sia stato davvero un successo clamoroso. Con il 2020 che si profila, questo è preoccupante, dato quello che ora sappiamo della portata delle [incursioni russe nei nostri sistemi elettorali](https://slate.com/technology/2019/06/russia-hacking-vr-systems-2016.html) nel 2016. Funzionari statali della West Virginia hanno affermato che l’obiettivo di lanciare l’opzione di voto mobile era di [facilitare il voto alle truppe che](https://sos.wv.gov/elections/Pages/MobileVote.aspx) vivono all’estero. Ma i virginiani occidentali all’estero non dovevano essere nell’esercito per approfittare del processo. Tutti i cittadini dovevano fare la registrazione, scaricare l’app, eseguire alcuni passaggi di verifica come caricare un ID di foto e fare un video selfie e fare e inviare le proprie selezioni sullo schermo. E tutto ciò è stato detto di essere sicuro. Con la tecnologia blockchain utilizzata, affermava la ditta, i voti sarebbero quasi impossibili da hackerare. (Blockchain è un libro mastro pubblico digitale che registra le informazioni, può essere condiviso e utilizzato da una grande rete decentralizzata, quindi è teoricamente più resistente alle manomissioni). Ma numerosi esperti di tecnologia elettorale hanno lanciato l’allarme su ciò che hanno detto che era l’enorme potenziale di problemi tecnici e rischi per la sicurezza sui dispositivi mobili delle persone, sulle reti che li ospitavano e sui server che contenevano le loro informazioni. Tra le parole e le frasi che descrivevano l’esperimento del West Virginia: ” [orribile](https://translate.googleusercontent.com/translate_c?depth=1&hl=it&rurl=translate.google.com&sl=en&sp=nmt4&tl=it&u=https://www.newyorker.com/tech/annals-of-technology/the-campaign-for-mobile-phone-voting-is-getting-a-midterm-test%3Freload%3Dtrue&xid=17259,15700021,15700186,15700190,15700256,15700259,15700262&usg=ALkJrhhu8Tv1eOWgO4kzXib1geOe1tjH4Q) “, ” [orrifico](https://money.cnn.com/2018/08/06/technology/mobile-voting-west-virginia-voatz/index.html) “, ” [completamente pazzo](https://statescoop.com/meet-the-guy-paying-for-west-virginia-to-run-an-election-on-blockchain/) “, ” [promesse di blockchain ad alta quota](https://www.vanityfair.com/news/2018/08/smartphone-voting-is-coming-just-in-time-for-midterms-voatz?verso=true) “, ” [i Theranos del voto](https://twitter.com/buzz/status/1026718839105499136) ” e ” [no](https://money.cnn.com/2018/08/06/technology/mobile-voting-west-virginia-voatz/index.html) “. Alcuni hanno indicato il mancanza di trasparenza attorno all’app, altri alla [debolezza](https://www.technologyreview.com/s/611850/why-security-experts-hate-that-blockchain-voting-will-be-used-in-the-midterm-elections/) [intrinseca](https://www.wired.com/story/smartphone-voting-is-happening-west-virginia/) di condurre un’elezione su Internet. Il nostro sguardo più ravvicinato ai dettagli degli esperimenti di voto è stato presentato in un [white paper di otto pagine](https://sos.wv.gov/FormSearch/Elections/Informational/West-Virginia-Mobile-Voting-White-Paper-NASS-Submission.pdf) pubblicato a febbraio, ma non ha fornito dettagli. Nel rapporto, Voatz ha dichiarato di aver trattenuto quattro esperti indipendenti di sicurezza per controllare il suo sistema. Sebbene il white paper includesse “fatti divertenti per i fanatici delle elezioni”, non è riuscito a nominare nessuno di questi revisori. Anche non in elenco: l’ambito dei test condotti, a quali esattamente i revisori hanno avuto accesso, per quanto tempo hanno dovuto eseguire i test, quali vulnerabilità sono state scoperte, la gravità di tali vulnerabilità e se sono state corrette o meno. Alla domanda sul perché non è stata rilasciata una revisione contabile o un rapporto degli auditor, il co-fondatore e CEO di Voatz, Nimit Sawhney, che è stato co-autore del white paper, ha fornito diverse ragioni. In primo luogo, ha indicato un accordo di non divulgazione con i revisori dei conti. Quindi, ha affermato che non c’era modo di condividere ulteriori informazioni sulla revisione senza rivelare informazioni proprietarie sul sistema. Ma ci si aspetterebbe una relazione redatta o addirittura un estratto del rapporto per motivi di trasparenza, data la posta in gioco di introdurre un nuovo sistema nel nostro processo di voto già traballante. A seconda della segretezza della sua architettura di sistema è un meccanismo di sicurezza così scarso che i ricercatori hanno persino coniato un termine per questo: la [sicurezza dall’oscurità](https://en.wikipedia.org/wiki/Security_through_obscurity) . A suo merito, [Tusk Philanthropies](https://tuskphilanthropies.com/) , l’organizzazione che ha finanziato la maggior parte dei piloti Voatz per il mobile voting, ha incaricato [ShiftState Security](https://www.theshiftstate.com/) di condurre la propria revisione separata e di rivedere gli altri audit e test di penetrazione (dove gli auditor cercano vulnerabilità di sicurezza che gli aggressori potrebbero sfruttare). Andre McGregor, Chief Security Officer di ShiftState, mi ha detto che l’azienda ha schierato “un paio di consulenti”, tra cui lui stesso, oltre un mese per condurre una revisione completa della sicurezza, intervistare i dipendenti di Voatz e verificare se i test di penetrazione condotti da un’altra azienda erano in linea con risultati che ci si aspetterebbe da un pen-test di quel tipo di stack software. McGregor ha detto che Voatz “ha fatto molto bene” nell’audit. Ma ha rifiutato di rispondere a diverse domande a causa di un accordo di non divulgazione che aveva firmato con Voatz. Dopo che il vicepresidente senior di Voatz Larry Moore mi disse che la società avrebbe liberato McGregor dalla sua NDA, McGregor dichiarò che qualsiasi domanda di intervista avrebbe dovuto essere inviata via e-mail, ma non rispose a quelle. La mancanza di trasparenza di Voatz rende difficile verificare se i voti sono stati tabulati in modo accurato. La parte più importante della conduzione di un audit di tabulazione post-voto - un modo per ottenere la fiducia che i risultati delle elezioni riportati siano corretti - richiede l’assunzione di un campione casuale di schede che rifletta il vero intento dell’elettore. Qui è dove avere una scia di carta dal voto può tornare utile. Con macchine che generano schede di carta o votazioni cartacee tradizionali, è possibile tenere il pezzo di carta e verificarlo prima di inserirlo in un tabulatore di scansione. Il sito web di Voatz afferma che “un voto cartaceo viene generato nella notte delle elezioni” e viene “calcolato utilizzando il processo di conteggio standard in ogni contea partecipante”. Ciò significa che il voto dell’elettore viene inviato al personale amministrativo della contea in formato PDF e la contea il personale addetto stampa lo stampa e lo inserisce nel tabulatore di scansione. Le schede cartacee generate dal PDF potrebbero comunque essere utili per controllare il tabulatore stesso, ma non il *processo di* votazione, dal momento che l’elettore non ha mai avuto la possibilità di rivedere il lavoro direttamente. Ciò richiede all’elettore di credere che il governo farà tutto questo correttamente dietro le quinte. “Non c’è nulla di simile da controllare quando si utilizza il voto via internet o il voto sul cellulare, quindi non c’è modo di tornare indietro e assicurarsi che la tabulazione sia corretta e che corrisponda a qualcosa che l’elettore intende”, ha detto Audrey Malagon, consulente matematico per la [votazione verificata](https://www.verifiedvoting.org/) , un’associazione senza scopo di lucro che promuove la regolamentazione e la legislazione promuovendo l’accuratezza, la trasparenza e la verificabilità delle elezioni. Il sito web di Voatz dice anche che un audit postelettorale può confrontare “le schede cartacee con le ricevute digitali verificate dagli elettori anonime generate al momento della presentazione del voto”. Ma una copia carbone di un voto mobile o online non è un voto cartaceo, e confrontandolo la ricevuta con i risultati non è un controllo di tabulazione. “Per avere un’autentica verifica della tabulazione, devi essere in grado di controllare qualcosa che l’elettore è stato in grado di verificare, e quindi ogni volta che stai introducendo questi passaggi extra e processi extra, hai il potenziale extra di errore, “Disse Malagon. Sawhney dice che ciascun elettore riceve una ricevuta verificabile del proprio voto e ha la possibilità di verificare se rappresenta il loro intento, e una copia anonimo del messaggio di posta elettronica viene inviata alla giurisdizione. Gli audit di tabulazione sono stati condotti in base alle copie inviate alla giurisdizione. Ma cosa succede se lo schema della firma è rotto o se un’e-mail non è stata inviata correttamente a entrambi i destinatari? “L’unica cosa che un elettore può effettivamente verificare è qualcosa che l’elettore vede. Se l’elettore si trova in un luogo guardando una ricevuta verificabile da un elettore e qualcun altro si trova in un’altra posizione guardando un voto stampato che presumibilmente corrisponde a quella ricevuta, come facciamo a sapere che effettivamente lo fa? “, Ha chiesto Mark Lindeman, senior senior di Verified Voting e responsabile della politica tecnologica. L’uso di blockchain da parte di Voatz non risolve questo problema. I sostenitori del voto blockchain sottolineano che la blockchain è resistente alle manomissioni, che dicono che possono proteggere il processo. Ma chiunque abbia votato in questo modo potrebbe voler controllare il proprio voto nella blockchain per assicurarsi che sia effettivamente lì e dice cosa intendevano.Sebbene Voatz speri di cambiarlo in futuro, i suoi utenti al momento non hanno modo di farlo. E generare schede elettorali che gli elettori non sono in grado di vedere o verificare non è abbastanza. Anche se Voatz riesce a costruire uno spettatore che consente agli elettori di verificare i loro voti all’interno della blockchain, non risolve ancora il problema degli audit di tabulazione, dove l’uso di campioni casuali fa parte del punto. E non è possibile accertare se le copie in carbonio delle entrate di voto riflettano le intenzioni degli elettori sul modo in cui le schede cartacee possono. Trovare una soluzione tecnica che consenta ai sistemi di voto di mostrare che ciò che viene registrato, contato e archiviato nella blockchain riflette l’intento dell’elettore senza compromettere la segretezza dell’elettore non è facile. Ecco perché molti esperti pensano che la blockchain non sia uno strumento appropriato per il voto, almeno non ancora. Voatz ha promesso ulteriori white paper e che i futuri audit saranno condotti da aziende terze e saranno di pubblico dominio prima del 2020. Se ciò dovesse accadere, sarebbe un passo nella giusta direzione. Una verifica del voto a Denver è stata condotta dal National Cybersecurity Center, un’organizzazione senza scopo di lucro fondata su un progetto di legge firmato dall’ex governatore del Colorado John Hickenlooper, che è il direttore fondatore e ha un seggio non votante alla lavagna. L’audit di tabulazione è stato, ancora una volta, condotto sulla base delle ricevute. L’audit stesso era, perlomeno, più trasparente, con una demo di processo di audit e video pubblicati pubblicamente, insieme a un [video in diretta su Facebook](https://www.facebook.com/DenverElections/videos/625783547868833/) della Denver Elezioni di Denver. Sono previsti anche ulteriori controlli da parte del Dipartimento della Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, anche se è improbabile che i risultati vengano condivisi pubblicamente in modo significativo. Donald Kersey, consigliere generale ed ex direttore delle elezioni / vice-legale per l’Ufficio del Segretario di Stato della West Virginia, ha affermato che i test di penetrazione saranno effettuati dal Dipartimento della Sicurezza Nazionale in estate e autunno, e che i test includeranno interni sul posto tentativi di intrusione in autunno. Questo genererà un rapporto di verifica, ma non pubblico, sebbene Kersey abbia intenzione di riassumerlo per gli elettori. Quando gli è stato chiesto come gli elettori possono determinare se stia prendendo le ciliegie dalla relazione, Kersey ha detto: “Se c’è qualcosa di insicuro, vogliamo saperlo, e se non può essere mitigato, non lo useremo. ” “Nessuno è interessato a mettere fuori qualcosa che non è sicuro e non all’altezza di un certo standard”, ha detto Sawhney. “Riteniamo che sia abbastanza robusto e faccia ciò che pretende di fare.” Ma “abbastanza robusto” non è abbastanza buono quando si tratta di votare in modo sicuro. E senza vedere un adeguato audit di tabulazione o altri dettagli su come funziona, semplicemente non possiamo valutarlo. [Future Tense](http://www.slate.com/articles/technology/future_tense/2012/03/future_tense_emerging_technologies_society_and_policy_.html) è una partnership tra [Slate](https://slate.com/) , [New America](https://www.newamerica.org/) e [Arizona State University](http://www.asu.edu/?feature=research) che esamina le tecnologie emergenti, le politiche pubbliche e la società. --- # Voto elettronico, Ginevra lascia - Data: 2019-06-19 - Categorie: Articolo - Tag: svizzera - URL: https://crvd.hermescenter.org/voto-elettronico-ginevra-lascia/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/voto-elettronico-ginevra-lascia/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia ## Il cantone ha disattivato prima del previsto il sistema che serviva pure i cittadini dei cantoni d’Argovia, Berna e Lucerna https://tp.srgssr.ch/p/rsi/embed?urn=urn:rsi:audio:11895188&autoplay=true&hideendscreen=1 Il sistema di voto per posta elettronica messo a punto per conto del canton Ginevra è stato disattivato e non sarà quindi disponibile per le votazioni federali di ottobre. La decisione presa dal Consiglio di Stato dipende dal fatto che l’eventuale via libera da parte del Governo nazionale, previsto a fine giugno e poi rinviato a metà agosto, non sarebbe giunto in tempo, in caso di rifiuto, per permettere d’apportare i correttivi richiesti e per modificare le istruzioni destinate alla cittadinanza, tacendo delle prevedibili rilevanti spese necessarie per rispondere alle esigenze in materia di sicurezza. Il provvedimento è stato concordato con i cantoni d’Argovia, Berna e Lucerna, i cui cittadini potevano usare lo stesso vettore per esprimersi. --- # Elezioni Europee 2019: tutti i sistemi elettorali nella UE - Data: 2019-04-26 - Categorie: Articolo, Rassegna stampa - Tag: europa, sistemi elettorali - URL: https://crvd.hermescenter.org/elezioni-europee-2019-tutti-i-sistemi-elettorali-nella-ue/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/elezioni-europee-2019-tutti-i-sistemi-elettorali-nella-ue/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia Metodi, soglie di sbarramento, preferenze e circoscrizioni: tutto quello che c’è da sapere sui 28 sistemi elettorali per le Europee di [Marco Giannatiempo](https://www.youtrend.it/author/marco-giannatiempo/) e[Al](https://www.youtrend.it/author/marco-giannatiempo/)[essio Vernetti](https://www.youtrend.it/author/alessio-vernetti/) 26 Aprile 2019 su YouTrend.it L’ottava legislatura del **Parlamento Europeo** volge al termine. **Tra il 23 e il 26 maggio,** gli elettori degli stati membri dell’Unione Europea saranno chiamati alle urne per eleggere i nuovi eurodeputati. Il 23 si voterà in **Olanda**e nel **Regno Unito**, il 24 in **Irlanda**, il 25 a **Malta**, in **Lettonia** e in **Slovacchia**, e domenica 26 negli altri 22 paesi. Lo **scrutinio** inizierà poi contemporaneamente in tutta l’Unione, dalle 23:00 di domenica 26. I **risultati**delle elezioni europee saranno quindi definitivi dalla mattina successiva, ma probabilmente si avrà un quadro abbastanza preciso del nuovo Europarlamento già poche ore dopo l’inizio dello spoglio. La vigilia di questa tornata elettorale è stata caratterizzata dal tormentato **processo di uscita del Regno Unito **dall’Unione Europea. Il **Consiglio Europeo**, in vista della **Brexit**, aveva stabilito la [**riduzione da 751 a 705**](http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-7-2018-REV-1/en/pdf) del numero dei deputati da eleggere nel nuovo Parlamento, redistribuendo una parte dei seggi riservati al Regno Unito tra gli altri 27 stati. Il **rinvio della Brexit** al 31 ottobre 2019, stabilito di recente, rende tuttavia **obbligatoria**l’elezione di europarlamentari anche da parte del Regno Unito. Pertanto, ogni stato membro eleggerà un numero di deputati pari a quello spettante nella legislatura che sta per concludersi, per un totale di **751 parlamentari**, salvo il caso in cui la Brexit abbia luogo – molto improbabile, visti i precedenti – entro il mese di maggio. Se invece, come sembra, l’uscita del Regno Unito dall’UE dovesse concludersi dopo le elezioni, il mandato dei 73 eurodeputati britannici scadrà nel corso della prossima legislatura. Di conseguenza, entrerà in vigore la decisione del Consiglio Europeo che redistribuisce 27 dei 73 eurodeputati britannici tra gli altri paesi dell’Unione, che dovranno quindi “ripescare” alcuni dei non eletti (l’Italia ne guadagnerebbe 3, passando **da 73 a 76**). #### Elezioni europee: la ripartizione dei seggi per paese [Grafico interattivo](https://datawrapper.dwcdn.net/xBF03/2/) L’Unione Europea riserva ai singoli paesi la facoltà di adottare il **sistema elettorale** che preferiscono, purché nel rispetto di poche [regole comuni](https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32018D0994&from=EN), la più rilevante delle quali consiste nell’obbligo della **rappresentanza proporzionale**, sia esso con scrutinio di lista o voto singolo trasferibile. Il margine di decisione sugli elementi tecnici è comunque piuttosto **ampio**. Ogni paese, infatti, può stabilire la **formula elettorale** per il riparto dei seggi, il **tipo di lista**, la **soglia di** **sbarramento**, l’eventuale suddivisione del territorio nazionale in **circoscrizioni** e molti altri aspetti. ### **Soglia di sbarramento** Le regole comuni sul sistema elettorale per le elezioni europee stabiliscono che la soglia di sbarramento prevista **non può superare il 5%** dei voti a livello nazionale. 10 dei 28 stati adottano una soglia di sbarramento del 5%: **Belgio** (a livello circoscrizionale), **Croazia**, **Francia**, **Lettonia**, **Lituania**, **Polonia**, **Repubblica Ceca**, **Romania**, **Slovacchia** e **Ungheria**. In **Austria**, **Italia** e **Svezia** lo sbarramento è del 4%, in **Grecia** del 3%, a **Cipro** dell’1,8% (ma solo in sede di recupero dei resti). Negli altri 13 paesi, infine, **non vi è alcuna soglia**. Le regole comuni dispongono, inoltre, che a partire dal voto del **2024** le circoscrizioni che eleggono più di **35 eurodeputati** dovranno necessariamente prevedere una soglia compresa **tra il 2% e il 5%**. Si tratta dei cinque paesi più popolosi dell’Unione: **Germania**, **Francia**, **Italia**, **Spagna** e **Polonia**, cui si aggiungerebbe il **Regno Unito** in caso di permanenza nella UE. Al momento, Regno Unito, Germania e Spagna non prevedono lo sbarramento. La Spagna dovrà introdurlo, mentre in Germania la clausola è stata dichiarata **incostituzionale** da una sentenza della Corte di Karlsruhe del 2014. #### **Elezioni europee: la soglia di sbarramento** [Grafico interattivo](https://datawrapper.dwcdn.net/OwFf4/6/) ### **Formula elettorale** Anche le modalità aritmetiche di **traduzione dei voti in seggi** variano molto tra gli stati dell’Unione. 18 paesi su 28 adottano il **metodo dei divisori**: i voti ottenuti da ciascuna lista vengono divisi per una serie di divisori ottenendo in tal modo dei quozienti, e gli *N* seggi sono attribuiti alle liste con gli *N* quozienti più alti. In **15 stati** i divisori per i quali si dividono i voti delle liste sono 1, 2, 3, 4 e così via. Si tratta del cosiddetto **metodo D’Hondt**, che tra i sistemi elettorali proporzionali è tra i più **penalizzanti** per i partiti di piccole dimensioni. In **Lettonia** e in **Germania** s’impiega invece il metodo **Sainte-Laguë-Webster** (dove i divisori sono 1, 3, 5, 7…). In Svezia si utilizza il metodo **Sainte-Laguë modificato**, i cui divisori sono 1.2, 3, 5, 7 ecc., in seguito a una recente riforma che ha ridotto il primo divisore da 1.4 a 1.2 per assicurare una maggiore proporzionalità. **8 paesi** adottano invece il **metodo del quoziente. **In questa formula, il totale dei voti espressi alle liste viene diviso per il numero dei seggi da assegnare – talvolta aumentato di una o più unità – ottenendo in questo modo il **quoziente elettorale**. In seguito, i voti ottenuti da ciascuna lista vengono divisi per tale quoziente, e il numero di seggi spettante a ciascuna lista è dato dal risultato (in numeri interi) di questa operazione. #### **Elezioni europee: la formula elettorale** [Grafico interattivo](https://datawrapper.dwcdn.net/lKjKa/6/) Il **quoziente Hare** (o Hare-Niemeyer), dato dal rapporto tra voti totali e numero di seggi da attribuire, è impiegato in **Italia** e altri 5 stati. In **Slovacchia** e in **Lussemburgo** si utilizza il quoziente **Hagengbach-Bischoff**, dato dal rapporto tra voti totali e numero di seggi da attribuire aumentato di uno. Questo metodo è leggermente più **disproporzionale** del quoziente Hare. In **Irlanda**, a **Malta**, e in **Irlanda del Nord** (una delle 12 circoscrizioni che compongono il Regno Unito) vige il **voto singolo trasferibile**. Questo sistema permette agli elettori di votare non per le liste bensì direttamente per i singoli candidati della propria circoscrizione, ordinando gli stessi dal preferito al meno gradito. Il candidato che raggiunge la quota elettorale (il cosiddetto **quoziente Droop**) è eletto, e le sue “prime preferenze” che eccedono tale quota vengono redistribuite agli altri candidati in proporzione alle loro “seconde preferenze”. ### **Il tipo di lista: preferenze o liste bloccate?** Per ciò che riguarda il metodo di scelta dei candidati, vi sono spiccate differenze tra i paesi. A **Malta** e in **Irlanda**, come detto, si usa il voto singolo trasferibile. In 7 paesi **le liste sono chiuse**, ovvero bloccate: entro il numero di seggi che spettano a ciascuna forza politica sono eletti i candidati nell’ordine in cui compaiono nella lista. Negli altri 19 stati l’elettore dispone della possibilità di dare un **voto di preferenza**. In **Estonia**, **Finlandia**, **Olanda** e **Polonia** si vota direttamente per il candidato, e il voto si estende alla lista: si tratta quindi, di fatto, di una **preferenza obbligatoria**. La maggior parte dei paesi concede all’elettore la possibilità di esprimere **una sola preferenza**, mentre altrove è permesso esprimerne più d’una. Ad esempio, due in **Repubblica Ceca**, **Slovacchia** e a **Cipro**, quattro in Grecia, cinque in Lituania, ben sei in Lussemburgo (anche a candidati di liste diverse!) e addirittura illimitate – o meglio in misura non superiore al numero di candidati presenti in lista – in **Belgio** e in **Lettonia**. Il paese baltico è l’unico nel quale l’elettore può esprimere anche **preferenze negative**. In **Italia** le preferenze sono al massimo tre, con il vincolo dato dalle norme sulla **preferenza di genere**: se si esprime più di una preferenza non è possibile votare soltanto per candidati di un solo sesso. #### **Elezioni europee: il tipo di lista per paese** [Grafico interattivo](https://datawrapper.dwcdn.net/AFiJn/5/) 8 paesi adottano le **liste aperte**, ovvero quelle in cui i candidati sono eletti esclusivamente in ragione del voto personale da essi ricevuto. In altri termini, chi ottiene più preferenze, nell’ambito dei seggi attribuiti alla lista, diventa un eurodeputato. Negli altri paesi le liste sono **flessibili**: se un candidato ottiene una certa quota di voti (in genere **tra il 5% e il 15%** dei voti ottenuti dalla lista, ma sono presenti numerose varianti) “scavalca” quelli della lista bloccata, altrimenti prevale il criterio dell’ordine di presentazione. In **Danimarca** è possibile presentare sia liste aperte che liste flessibili, dunque ordinate, anche se le principali formazioni politiche in genere optano per le liste aperte. ### **Circoscrizioni, candidati indipendenti, voto obbligatorio e altre curiosità** La varietà dei sistemi elettorali in vigore negli stati membri dell’Unione non si limita alle soglie di sbarramento, alla formula elettorale e al tipo di lista. A un esame più attento dei metodi di voto adottati da ciascun paese si possono scovare **alcune curiosità**. #### Le circoscrizioni Uno degli elementi più rilevanti nel determinare la disproporzionalità di un sistema elettorale è l’**ampiezza delle circoscrizioni**, cioè il numero di seggi che essa attribuisce. Quasi tutti i paesi costituiscono un **collegio unico nazionale** nel quale si opera il conteggio dei seggi. In **Belgio**, in **Irlanda **e nel **Regno Unito**, invece, l’attribuzione dei seggi avviene in ambito circoscrizionale. Belgio e Irlanda sono costituiti da 3 circoscrizioni, che in Belgio corrispondono alle **comunità linguistiche** del paese (francofona, fiamminga e germanofona). Il Regno Unito è suddiviso in 12 circoscrizioni: una per Scozia, Galles e Irlanda del Nord e 9 per l’Inghilterra. Anche **Germania**, **Italia** e **Polonia** sono suddivise in circoscrizioni (rispettivamente 16, 5 e 13). Tuttavia, in questi paesi l’attribuzione dei seggi avviene a livello nazionale: le circoscrizioni pertanto servono ai partiti soltanto per presentare **candidati diversi** tra le varie aree del paese. Se in Italia – salvi i casi di **pluri-candidature **– le liste circoscrizionali dei partiti sono differenti, in Germania soltanto la CDU/CSU presenta candidati diversi in ogni Land, mentre le altre formazioni politiche presentano un’unica lista federale. La **Francia** ha recentemente soppresso le 8 circoscrizioni in cui era suddivisa fino alle scorse elezioni. #### Indipendenti e coalizioni Gli elettori italiani saranno sorpresi nell’apprendere che in alcuni paesi è possibile che si presentino dei **candidati indipendenti**, esterni alle liste, che talvolta riescono anche ad essere eletti. Ciò avviene in **Bulgaria**, **Estonia**, **Regno Unito**, **Romania** e **Cipro**. Per essere eletti, occorre che essi raggiungano una quota elettorale. In **Danimarca**, **Cipro**, **Finlandia**, **Italia** (solo per i partiti espressione di minoranze linguistiche, come la **SVP**), **Lettonia**, **Lituania**, **Olanda**, **Portogallo**, **Repubblica Ceca**, **Slovacchia** e **Slovenia** è possibile che due o più liste si uniscano in una **coalizione**. In **Finlandia**, oltre ai partiti, possono presentarsi alle elezioni anche le *constituency associations*, che sono espressione di una **rappresentanza territoriale**. #### Elettorato attivo e passivo Il **voto è obbligatorio** in 3 dei 28 paesi: **Belgio**, **Lussemburgo** e **Grecia**, ma in quest’ultimo caso l’obbligo è solo di natura formale, poiché non vi sono sanzioni per chi non si reca alle urne. In **Bulgaria** l’obbligatorietà del voto, approvata dal parlamento nel 2016, è stata abolita dalla Corte costituzionale nel 2017, anno in cui anche **Cipro**ha soppresso questa disposizione, ormai desueta. Nella gran parte dei paesi europei il **diritto di voto** si ottiene a **18 anni**. Le eccezioni sono costituite dalla **Grecia**(17 anni) e da **Austria** e **Malta**, dove è permesso votare anche ai sedicenni. L’età per l’**elettorato passivo** varia tra i **18 anni** (15 paesi) e i **25** (soltanto Grecia e Italia). In tutti gli altri si può essere eletti a 21 anni oppure a 23 (solo in **Romania**). I cittadini di **Irlanda**, **Malta**, **Repubblica Ceca** e **Slovacchia** non possono votare alle elezioni europee se **risiedono all’estero**. Tale possibilità è concessa negli altri 24 paesi, con modalità differenti: per **posta** (15 paesi), in **ambasciata** (19 paesi), per **delega** (4 paesi) o attraverso il **voto elettronico** (solo in **Estonia**). In **Italia**, **Grecia**, **Bulgaria** e **Regno Unito** si può votare dall’estero soltanto se si è residenti in un paese dell’Unione Europea. *(Articolo a cura di Marco Giannatiempo. Grafici e mappe a cura di Alessio Vernetti)* --- # Scytl risponde a interpretazioni errate relative al comunicato stampa della Posta Svizzera - Data: 2019-03-15 - Categorie: Traduzioni - Tag: -, bug, posta svizzera, scytl, svizzera - URL: https://crvd.hermescenter.org/scytl-risponde-a-interpretazioni-errate-relative-al-comunicato-stampa-della-posta-svizzera/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/scytl-risponde-a-interpretazioni-errate-relative-al-comunicato-stampa-della-posta-svizzera/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia 14 marzo 2019 | comunicato aziendale > Riportiamo il comunicato aziendale di Scytl in relazione al bug svizzero *In seguito alla recente pubblicazione del comunicato stampa della Posta Svizzera, parte del suo contenuto sembra essere stata male interpretata, con il risultato che terzi hanno dichiarato che la vulnerabilità identificata dal gruppo di ricercatori era già stata riconosciuta da Scytl nel 2017 senza essere presa in considerazione.* *Nel 2017, il team di ricercatori di Scytl ha iniziato a implementare un generatore casuale verificabile (algoritmi FIPS 186) per generare i parametri di impegno del Mixnet in modo verificabile, come richiesto per ottenere la verificabilità universale. Questo può essere verificato nel codice sorgente pubblicato dalla Posta Svizzera: classe “calculateGenerator_FIPS186_3_Verifiable” situata in cryptolib / cryptolib-elgamal / src / main / java / com / scytl / cryptolib / elgamal / encrytionparams / EncryptionParameterGenerator.java.* *Tuttavia, una lacuna non rilevata nelle specifiche ha comportato l’implementazione del Mixnet per l’utilizzo di un generatore casuale standard invece del verificabile FIPS 186. Questo è il gap identificato dai ricercatori e, quindi, non è affatto una “interpretazione naif” del protocollo crittografico. L’implementazione di Mixnet è stata aggiornata e il codice sorgente modificato verrà applicato alla successiva versione normale.* *Come accennato nella precedente dichiarazione di Scytl, l’obiettivo del programma di accesso al codice sorgente è identificare eventuali vulnerabilità in modo trasparente e, grazie al supporto di esperti e della comunità di ricerca, lavorare mano nella mano per migliorare la sicurezza del nostro sistema elettorale .* --- # Voto Online? No, grazie, e ti spiego perché… - Data: 2019-03-13 - Categorie: Analisi - Tag: +, fabio pietrosanti, hermes, italia, italiani all'estero, m5s, matteo flora, online - URL: https://crvd.hermescenter.org/voto-online-no-grazie-e-ti-spiego-perche/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/voto-online-no-grazie-e-ti-spiego-perche/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia di Matteo Flora con Fabio Pietrosanti (HERMES) [Il Voto Online sicuro NON ESISTE](https://www.youtube.com/watch?v=KFAs4CrgMhE), la BlockChain non aiuta in alcun modo il processo di voto sicuro e l’introduzione di voto elettronico e/o online minerebbe alla base il processo democratico nelle sue fondamenta. La comunità scientifica è perfettamente concorde e chiunque vi dica qualcosa di differente o vi sta mentendo o ignora la letteratura scientifica. Ne parliamo oggi con @Fabio Pietrosanti in una puntata speciale. [Video](https://www.youtube-nocookie.com/embed/KFAs4CrgMhE) --- # Quello che ha detto l’on. Brescia nel convegno sul voto elettronico. Senza commenti. - Data: 2019-03-12 - Categorie: Convegni e conferenze - Tag: Casaleggio, giuseppe brescia, m5s - URL: https://crvd.hermescenter.org/quello-che-ha-detto-lon-brescia-nel-convegno-sul-voto-elettronico-senza-commenti/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/quello-che-ha-detto-lon-brescia-nel-convegno-sul-voto-elettronico-senza-commenti/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia > *Prendo dalla trascrizione effettuata da Radio Radicale parte dell’intervento dell’On. Giuseppe Brescia, Presidente della Commissione Affari Costituzionali. Credo che non sia necessario commentari (ES)* *«… sicuramente questo è un tema a noi caro perché da sempre diciamo quando arrivano le elezioni si discute dei problemi che alcuni cittadini hanno nell’ esercitare il loro diritto il il diritto al voto però con la politica difficilmente si spende riesce a fare qualcosa quindi io ritenuto assieme al mio gruppodi cominciare a parlarne seriamente di cominciare a discuterne di avviare un dibattito con tutti gli esperti che con cui siamo entrati in contatto in questi mesi e quindi abbiamo voluto aprire con questa questa che sarà questo è soltanto il primo di una serie di eventi che faremo su questo argomento proprio perché vogliamo affrontare le problematiche di questi cittadini, parliamo per esempio dei residenti all’ estero, parliamo dei fuori sede, parliamo dei cittadini che hanno problemi di mobilità garantire appieno il loro diritto a a nostro avviso è un compito ed un dovere dello Stato Rispetto al voto elettronico sicuramente ****chi non conosce bene tecnicamente le procedure i processi nutre delle paure**** le nutrono sia i cittadini che i partiti in termini per esempio di manipolazione del voto cioè ci sono molti cittadini che pensano che con il voto elettronico il loro voto non possa essere appunto segreto come garantito dalla Costituzione, possa essere modificato e così anche i partiti pensano che non sia fedele il risultato del voto e diciamo all’ intento di questo evento e degli eventi che che seguiranno è quello proprio di far parlare le esperienze portare esperienza al tavolo e far comprendere che ****dal punto di vista tecnico siamo assolutamente pronti a garantire le caratteristiche del voto che sono previste dall’articolo quarantotto dalla Costituzione**** ossia che il voto deve essere libero personale uguale e segreto. Questi sono… questo è l’obiettivo di questa serie di eventi ossia sgomberare il campo da un po’ da tutti ****questi timori che la vengono utilizzati a volte anche in maniera strumentale per fermare questi processi****, ritardarli, bloccarli.* *Noi crediamo che sia arrivato il tempo invece di provare a sgombrare il campo appunto da questa da questi timori e provare a fare qualcosa di concreto. Io personalmente ritengo che diciamo come orizzonte credibile si possa porre quello delle prossime elezioni politiche perché c’è il tempo necessario per fare anche ulteriori esperimenti o esperienze sul sul campo magari su delle votazioni che non sono vincolanti come degli ipotetici referendum consultivi e quindi poi arrivare pronti alle prossime elezioni almeno per garantire ai residenti all’estero di avvalersi anche di questa opportunità…»* --- # E-vota! Verso il voto elettronico, per l’innovazione democratica - Data: 2019-03-12 - Categorie: Convegni e conferenze - Tag: -, agid, brescia, m5s, sibilia - URL: https://crvd.hermescenter.org/e-vota-verso-il-voto-elettronico-per-linnovazione-democratica/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/e-vota-verso-il-voto-elettronico-per-linnovazione-democratica/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia Convegno [“E-vota! Verso il voto elettronico, per l’innovazione democratica”,](https://www.radioradicale.it/scheda/568209/e-vota-verso-il-voto-elettronico-per-linnovazione-democratica) registrato a Roma martedì 12 marzo 2019 alle ore 10:36 da Radio Radicale L’evento è stato organizzato da MoVimento 5 Stelle. Sono intervenuti: Virginia Della Sala (giornalista de Il Fatto Quotidiano), Giuseppe Brescia (presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati, Movimento 5 Stelle (gruppo parlamentare)), Carlo Sibilia (sottosegretario al Ministero dell’Interno, Movimento 5 Stelle (gruppo parlamentare)), Angelo Sturni (presidente della commissione Roma Capitale, Statuto e Innovazione Tecnologica del Comune di Roma, Movimento 5 Stelle (gruppo parlamentare)), Tarvi Martens (responsabile del voto elettronico in Estonia), Teresa Alvaro (direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale), Marco Mancarella (coordinatore del Tavolo permanente per l’Amministrazione Digitale – TAD di UniSalento), Marco Scialdone (docente di Diritto e mercati dei contenuti e dei servizi online presso l’Università Europea di Roma), Diego Chiarion (responsabile di Smartmatic in Italia), Luigi Scappin (consultant e Business Development Director di Oracle), Matteo Mattei (business Solution Architect Oracle Italia - Innovation Team), Francisco Spadafora (head of Blockchain Service Line presso NTT DATA Italia), Vincenzo Santangelo (sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Movimento 5 Stelle (gruppo parlamentare)). Tra gli argomenti discussi: Amministrazione, Blockchain, Costituzione, Democrazia, Elettronica, Elezioni, Estonia, Europa, Garante Privacy, Governo, Identita’, Internet, Ministeri, Movimento 5 Stelle, Politica, Riforme, Riservatezza, Sicurezza, Tecnologia, Voto. --- # E-voting svizzero ha problemi di affidabilità: analisi tecnica - Data: 2019-03-12 - Categorie: Articolo - URL: https://crvd.hermescenter.org/e-voting-svizzero-ha-problemi-di-affidabilita-analisi-tecnica/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/e-voting-svizzero-ha-problemi-di-affidabilita-analisi-tecnica/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia da [Il Disinformatico, in blog di Paolo Attivissimo, giornalista informatico e cacciatore di bufale](https://attivissimo.blogspot.com/2019/03/e-voting-svizzero-ha-problemi-di.html) ![](https://crvd.hermescenter.org/-rR0MWCiHjgM/XIdsgZdRp8I/AAAAAAAA5t8/wD5hgjmUYnMmmKw5Oo-jR9Wvj-GinaZrQCLcBGAs/s320/evoting-ch-2019-03-12-09-23-11.png) Secondo la [ricerca](https://people.eng.unimelb.edu.au/vjteague/SwissVote) pubblicata poco fa da Sarah Jamie Lewis, Olivier Pereira e Vanessa Teague (OpenPrivacy, UCLouvain e University of Melbourne), il sistema di voto elettronico svizzero proposto da SwissPost e oggetto di un [test pubblico di sicurezza](https://attivissimo.blogspot.com/2019/02/il-test-pubblico-del-software-di-voto.html) ha delle falle notevoli. Sarebbe infatti possibile creare una *“manipolazione dei voti non rilevabile”*: *“nel sistema SwissPost, i voti elettronici cifrati devono essere rimescolati per proteggere la riservatezza del singolo voto. Ogni server che rimescola i voti dovrebbe dimostrare che l’insieme di voti in ingresso che ha ricevuto corrisponde esattamente ai voti diversamente cifrati in uscita. Questo ha lo scopo di fornire un equivalente elettronico dell’uso pubblicamente osservabile di un’urna fisica o teca trasparente”*. I ricercatori forniscono *“due esempi di come un’autorità che implementasse o amministrasse un server di rimescolamento potrebbe produrre una trascrizione che viene verificata perfettamente mentre in realtà i voti vengono manipolati.”* Aggiungono inoltre che nella loro analisi* “nulla suggerisce che questo problema sia stato introdotto intenzionalmente. È totalmente compatibile con un’implementazione ingenua di un protocollo crittografico complesso da parte di persone con buone intenzioni che non hanno una piena comprensione dei suoi assunti di sicurezza e di altri dettagli importanti.”* In [questo flusso di tweet](https://twitter.com/SarahJamieLewis/status/1105378257317191680), Sarah Jamie Lewis osserva che SwissPost ha dichiarato che si tratta effettivamente di un difetto e che lo si sapeva sin dal 2017, ma che Scytl (società partner del progetto) non l’aveva corretto. Ora SwissPost ha [annunciato](https://www.post.ch/en/about-us/company/media/press-releases/2019/error-in-the-source-code-discovered-and-rectified) la correzione. Si potrebbe dire che lo scopo del test pubblico del sistema di voto elettronico sia stato parzialmente raggiunto: evidenziare eventuali lacune *prima* che venga utilizzato. Ma è importante sottolineare che è stato raggiunto grazie al fatto che questi ricercatori non hanno rispettato i paletti inaccettabili di riservatezza proposti dal test, che richiedevano ai partecipanti al test di sottoscrivere un accordo di non pubblicazione salvo approvazione da parte di SwissPost. La domanda, a questo punto, è come mai questi difetti del software di voto sono stati scoperti e corretti soltanto oggi, dopo anni, e da tre ricercatori esterni che si sono chinati per qualche giorni sulla questione, invece di essere rivelati dalle ripetute verifiche interne di SwissPost e Scytl. E soprattutto quanti altri errori attendono di essere scoperti. --- # I tanti dubbi sul voto tramite blockchain che Casaleggio deve chiarire - Data: 2019-03-12 - Categorie: Articolo - Tag: +, blockchain, Casaleggio, m5s, rousseau - URL: https://crvd.hermescenter.org/i-tanti-dubbi-sul-voto-tramite-blockchain-che-casaleggio-deve-chiarire/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/i-tanti-dubbi-sul-voto-tramite-blockchain-che-casaleggio-deve-chiarire/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia ## Anche la catena a blocchi ha dei difetti che possono essere sfruttati da hacker malintenzionati, difetti che aumentano il rischio di elezioni non democratiche e falsificabili ![](https://crvd.hermescenter.org/pictures/agi/agi/2018/01/10/174638289-ff60735b-a91d-4d86-b17b-9da2844eed48.png) di [ARTURO DI CORINTO](https://www.agi.it/blog-italia/autore/arturo_di_corinto) 09 marzo 2019,12:46 ![blockchain rousseau voto elettronico casaleggio](https://crvd.hermescenter.org/pictures/agi/agi/2019/03/09/113715020-b5b67d68-b3a5-4a08-a0a8-ed411f014b6b.jpg)Agf Davide Casaleggio > Commento di CRVD: riportiamo l’equilibrato articolo di Arturo Di Corinto sulla presentazione di Rousseau. Notiamo, per l’ennesima volta, l’ambiguità che sempre contraddistingue questa iniziativa dove non si chiarisce mai a che livello il voto elettronico vorrà essere portato, se rimanere all’interno di una piattaforma interna di un partito o portata a livello generico per tutti i cittadini. Si noti anche che questa dimostrazione avviene pochi giorni prima di un evento, altrettanto pubblicitario, organizzato alla Camera dei Deputati sempre dal M5S dove si parlerà di voto elettronico generale, dando la parola a fornitori commerciali e non coinvolgendo un costituzionalista o un esperto di sistemi politici. Siamo, come sempre si tratta di M5S, esclusivamente nel campo della pura fiction propagandistica. “Ne abbiamo parlato tanto, lo abbiamo pensato, immaginato, sperato, sognato. E ora c’è. Stiamo parlando del voto su blockchain, la nuova frontiera della democrazia diretta che consente di utilizzare la Rete in un nuovo modo”. Con questa dichiarazione Davide Casaleggio, guru tecnologico del Movimento 5 Stelle e presidente (e fondatore) dell’associazione Rousseau, ha annunciato per oggi un hackhaton al Villaggio Rousseau per presentare “**la prima versione funzionante di un sistema di voto su blockchain che garantisce l’anonimato e permette una certificazione distribuita del voto”.** Bene, bravo, bis. Il metodo in queste cose è importante. ### Perché è importante la trasparenza del software di voto Casaleggio afferma di volere rendere disponibile il codice sorgente del software per il voto, e chiama a raccolta hacker e specialisti per testarlo e migliorarlo. Niente di eccezionale, direte, è il modo in cui funziona da sempre la produzione di software se il codice non è proprietario e coperto da segreto industriale. E consentire l’analisi del codice è il modo migliore per coinvolgere specialisti e programmatori. È una furbata, dirà qualcuno, perché laddove non arrivano i tuoi programmatori, intervengono gli altri ad aiutarti, per sfida intellettuale, divertimento o ideologia. In questo caso gli “hacker” ti aiutano a testare, modificare e migliorare un prodotto che più di altri – è un software di voto - deve essere semplice da usare e verificabile. “Sperimenteremo le prime votazioni blockchain anonime e con certificazione distribuita. Una prima mondiale per questo tipo di tecnologia che spero diventerà un punto di partenza per lo sviluppo di nuovi modelli di voto democratico e di partecipazione diretta alla vita pubblica”. La prima volta? [Nello stesso post sul Blog delle Stelle](https://www.ilblogdellestelle.it/2019/03/il-voto-su-blockchain-per-la-piattaforma-rousseau-e-realta-venite-a-testarlo-al-villaggio-di-milano.html) scrive invece che di esempi ce ne sono già: “Negli ultimi mesi abbiamo ragionato molto su come il voto potesse essere gestito su blockchain. Per farlo abbiamo studiato tutti i casi a livello internazionale, analizzando le debolezze e le criticità, ma anche i grandi vantaggi che sono stati introdotti nelle varie sperimentazioni nel mondo. Abbiamo preso il meglio e siamo andati oltre.” Ecco, di criticità ne sono note tante, al punto che le democrazie che hanno sperimentato questo tipo di voto ci hanno rinunciato. ### I dubbi sull’affidabilità del voto elettronico Ora, se la piattaforma di voto elettronico, con blockchain o senza, è usata per decidere i destini di un’associazione privata è pacifico - l’Ordine dei Giornalisti ad esempio vota online - ma pensare di usare il voto elettronico per le competizioni politiche non va proprio bene. Per un motivo ineludibile nelle democrazie rappresentative: il voto è vincolante in ambiti costituzionali, e per tre fattori che neanche la blockchain può garantire: **il voto deve essere segreto, verificabile e non può essere oggetto di scambio**. **Come può la blockchain garantirlo?** La catena a blocchi, questo registro distribuito e replicato sui computer di tutti quelli che vi contribuiscono, è un sistema che garantisce l’immutabilità delle registrazioni e un’elevata affidabilità nelle transazioni, ad esempio di monete come i bitcoin, ma le transazioni sono “pseudoanonime”, nel senso che è sempre possibile risalire al “portafoglio” di chi partecipa alla transazione pur senza sapere di chi si tratti. Può funzionare per certificare il voto? Chi mi garantisce che votando da casa con la blockchain io non sia ricattato da qualcuno che mi alita sul collo? La blockchain ha caratteristiche di inalterabilità, ma anche la blockchain può essere attaccata. Solo in presenza di meccanismi di garanzia potrebbe essere usata per il voto ad esempio consentendo a persone qualificate la verificabilità del voto espresso e registrato. Anche qui però, come garantire che il voto non sia manipolato elettronicamente una volta registrato e riportato alla sua origine dopo il conteggio e l’attribuzione cancellando le prove della manipolazione? Falsificare un voto cartaceo [come raccontato](https://www.ilpost.it/2010/10/13/saviano-camorra-elezioni/) da **Roberto Saviano** si può fare con la coercizione e un controllo capillare del territorio, come pure hanno fatto i signori delle tessere dei partiti, ma il livello di scala della manipolazione elettronica è potenzialmente di gran lunga superiore. ### I limiti del voto elettronico Proprio in [uno studio dei Copernicani](https://copernicani.it/blog/2019/02/09/overlay-network-crittografici/), associazione di innovatori digitali, viene ricordato il paradosso della trasparenza per cui la verificabilità diretta che non coinvolge terze parti fidate implica la possibilità di introduzione del voto di scambio, limitandone l’utilizzo nei processi democratici istituzionali in cui la **confidenzialità è un requisito assoluto**. È Stefano Quintarelli che ci spiega come, nei processi democratici istituzionali, le operazioni di voto eseguite in presenza di seggi elettorali ‘fisici’, in linea teorica potrebbero avvalersi di strumenti di voto elettronico senza la traccia cartacea: - *solo se* utilizzassero tecniche di prove della computazione e del corretto immagazzinamento dei dati; - *solo se* le persone disponessero di strumenti verificati e verificabili e di un livello di competenza adeguata per effettuarne una verificabilità autonoma; - *solo se* la filiera logistica fosse controllata gestendo tutta la catena di fiducia dalla fornitura dell’hardware in poi, fino alla dismissione delle macchine e alla loro formattazione; - *solo se* tutto il procedimento fosse controllato e verificato da terze parti di garanzia. ### I Paesi che ci hanno rinunciato Le esperienze realizzate ad oggi nel mondo hanno dimostrato criticità in uno o più di di questi elementi ed il consenso degli esperti è che i sistemi più efficaci ed efficienti siano basati sulla verificabilità del voto carta e matita. Sentiamo infatti ancora l’eco di quello che è accaduto in Estonia dove la registrazione e l’identificazione dell’elettore avvengono mediante la carta d’identità elettronica, carta che si è successivamente rivelata difettosa e subito ritirata dal Governo il 3 novembre 2017. D’altra parte paesi come Norvegia, Germania, Francia e Canada anche dopo alcuni test, hanno rinunciato proprio al voto online, per motivi di sicurezza. Il contrario di quello che però hanno fatto a Tsukuba, città giapponese che ha di recente adottato la catena a blocchi per le elezioni municipali. Negli USA sono innumerevoli gli esempi di manipolazione del voto elettronico che hanno causato l’intervento del FBI e dei servizi di sicurezza che ne hanno sconsigliato l’uso. ### Anche la blockchain può fallire A questo proposito netta è l’opinione di Fabio Pietrosanti, direttore di Hermes, centro per la trasparenza e tra i fondatori di [Globaleaks](https://www.globaleaks.org/it/): “Nel caso di Rousseau non è tecnicamente possibile offrire alcuna garanzia, anche in presenza di certificatori terzi, che la base dati o l’applicativo web di raccolta delle espressioni di voto abbia mantenuto la sua integrità durante i processi di consultazione, neanche tramite l’introduzione della tecnologia blockchain annunciata da Casaleggio.” È lo stesso Pietrosanti che afferma: “affinché ‘ci si possa fidare’, un sistema di voto elettronico per finalità non elettive dovrebbe: - Essere basato su software libero, realizzato e manutenuto con il contributo di tutti; - Essere gestito da una pluralità di soggetti per la verifica indipendente in qualunque momento. - Essere oggetto di analisi specialistiche e accademiche, con relativa peer-review. Nelle intenzioni di Casaleggio dovrebbero essere garantiti i primi due elementi, il terzo si vedrà. Ricordando che per definizione ogni software ha un *bug*, una vulnerabilità, un difetto di funzionamento, e che anche la blockchain ce l’ha. Noi non abbiamo dubbi, lo sappiamo per certo. --- # Perché l’Ordine degli Avvocati di Roma presenzia un evento promozionale del M5S sul voto elettronico? - Data: 2019-03-02 - Categorie: Lettere - Tag: crvd, m5s, ordine degli avvocati, smartmatic - URL: https://crvd.hermescenter.org/perche-lordine-degli-avvocati-di-roma-presenzia-un-evento-promozionale-del-m5s-sul-voto-elettronico/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/perche-lordine-degli-avvocati-di-roma-presenzia-un-evento-promozionale-del-m5s-sul-voto-elettronico/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia *La lettera del CRVD ai Consiglieri dell’Ordine degli Avvocati di Roma e in fondo a questa stessa pagina la risposta del Presidente del Consiglio dell’Ordine e la replica del segretario del CRVD.* > **Come è andata a finire?** Non abbiamo ricevuto risposta dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati ma il Presidente non ha presenziato all’evento. Chissà perché hanno ritenuto così inopportuna questa partecipazione. Al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma Buongiorno, Vi scrivo come segretario del Comitato dei requisiti del voto in democrazia. Siamo un gruppo di tecnologi, giornalisti, studiosi, giuristi, ex-parlamentari e attivisti dei diritti civili, uniti dalla convinzione logica ed assiologica che la Democrazia si realizza in presenza di specifici e collaudati requisiti. I grandi vantaggi che l’innovazione tecnologica può portare alle società democratiche sono anche gravidi di pericoli. Siamo in allerta di fronte alla faciloneria di molti tecnici e tecnocrati (e purtroppo sempre più spesso anche dei politici che mal maneggiano i risvolti sociali di queste innovazioni) che può mettere in grave crisi le fondamenta stesse della democrazia. Lo scorso anno, a seguito delle elezioni, ma prima della formazione dell’attuale governo abbiamo fondato il comitato perché ci era chiaro che il tema del voto elettronico sarebbe prepotentemente entrato in scena. Era solo questione di tempo. Rispetto ai problemi della giustizia o dell’informazione, il voto elettronico potrebbe sembrare un problema “casalingo”, ma è un modo per picconare l’’universalità del diritto alla conoscenza dei cittadini. Il contrasto al voto elettronico per noi non si basa sulle sue debolezze tecnologiche (di cui pur siamo perfettamente consapevoli), ma perché rappresenta una sottrazione di conoscenza sul processo elettorale per il cittadino. Una sottrazione irreversibile e definitiva. Siamo confortati in quest’analisi da una [sentenza del 2009 della Corte Costituzionale tedesca](https://crvd.hermescenter.org/la-sentenza-della-corte-costituzionale-tedesca-sullincostituzionalita-del-voto-elettronico/) (che ci siamo impegnati a tradurre integralmente in italiano) che sostiene quanto segue: *«La legittimità democratica delle elezioni richiede che gli eventi elettorali siano controllabili in modo che la manipolazione possa essere esclusa o corretta e il sospetto ingiustificato possa essere confutato. Questo è l’unico modo per facilitare una fiducia ben riposta nella sovranità della corretta formazione dell’organo di rappresentanza. L’obbligo da parte del legislatore e dell’esecutivo di garantire che la procedura elettorale sia stata concepita in coerenza con le norme costituzionali e che venga attuata correttamente non è sufficiente di per sé per conferire la legittimità necessaria. Solo se l’elettorato può convincere se stesso in modo affidabile della legittimità dell’atto di trasferimento, se le elezioni sono quindi attuate “davanti agli occhi del pubblico”, è possibile garantire la fiducia nella sovranità del Parlamento, perché composto in modo corrispondente alla volontà degli elettori, necessaria per il funzionamento della democrazia e la legittimità democratica delle decisioni statali. In una repubblica le elezioni sono una questione che riguarda l’intero popolo e una preoccupazione comune di tutti i cittadini. Di conseguenza, il monitoraggio della procedura di elezione deve essere anche un problema e un compito del cittadino. Ogni cittadino deve essere in grado di comprendere e verificare i passaggi centrali nelle elezioni in modo affidabile e senza alcuna conoscenza tecnica speciale».* [1] Abbiamo riassunto il tema in[quest’articolo](https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/voto-elettronico-lerrore-e-farne-un-prblema-tecnologico/). [2] Sapevamo che il Movimento 5 Stelle voleva promuovere questa “innovazione democratica” del voto elettronico. (ne seguiamo le fasi sul blog [https://blog.crvd.org/](https://crvd.hermescenter.org/)). Secondo Grillo, Casaleggio, Di Maio, Brescia, per non parlare di quel sottobosco di “esperti prefabbricati”, un’elezione con 70 votanti (nella città svizzera di Zug) oppure una di 144 militari (in West Virginia) oppure addirittura elezioni mai avvenute (in Congo) o un banale concorso tra progetti con voto non anonimo (a Tsukuba) sono esempi mirabili di democrazia “diretta”. Queste per ora sono le uniche referenze citabili. Anche su questo abbiamo avuto modo di pubblicare un [articolo](https://www.agendadigitale.eu/documenti/voto-elettronico-in-italia-tutte-le-fake-news-che-distorcono-il-dibattito-politico/), svelandone la natura di fake news. [3] Il nostro intento di Comitato non è neppure quella di prendere posizione **contro** il voto elettronico, ma piuttosto riuscire ad ottenere che su questo si pronunci chi avrebbe i titoli per farlo, ovvero la Corte Costituzionale italiana. Infatti in Germania il percorso con cui si giunse, in un primo tempo, all’adozione del voto elettronico fu attraverso adeguamenti giuridici ad hoc su pressione dei produttori di apparecchiature elettroniche. La Corte Tedesca infatti riserva una dura reprimenda al potere esecutivo per aver adottate queste così rilevanti innovazioni istituzionali senza neppure coinvolgere la Corte Costituzionale. In Italia quindi potrebbe succedere la stessa cosa. Le schede cartacee potrebbero essere sostituite non attraverso un processo parlamentare, ma banalmente con semplici manovre ministeriali. Il Presidente della commissione affari costituzionali Giuseppe Brescia ha organizzato alla Camera dei Deputati il prossimo 12 Marzo un “evento”, di cui le accludo la “pubblicità”, senza alcun contraddittorio. Non è stato invitato un costituzionalista, non un esperto di sistemi politici. È stato invitato un solo professore universitario (che però sostiene i propri sistemi di voto elettronico) e un comodo “esperto prefabbricato” ex consulente del suo stesso partito, ex consulente di un assessore romano del M5S, e che vanta nel curriculum addirittura «una buona conoscenza del linguaggio html» tanto che deve vantare un qualifica di esperto “blockchain IA” (pur essendo stato nominato dal MISE di Di Maio solo nel gruppo di esperti di IA e non in quello della blockchain) per sembrare qualificato a parlare di voto con la blockchain, tema che è specificamente nelle mire di Davide Casaleggio (si veda [[4]](https://crvd.hermescenter.org/al-direttore-di-lettera43-in-merito-dichiarazioni-di-casaleggio-sul-voto-elettronico/)). Mentre sono state escluse, non dico le voci critiche come la nostra (eppure ampiamente titolate a parlarne per l’esperienza più che decennale sull’argomento) anche qualsiasi altra voce della società civile, dell’accademia o giuridica con documentabile esperienza sul campo, viene però concesso un ampio palcoscenico a tre aziende commerciali, le cui capogruppo sono tutte estere (tra cui la Smartmatic, già “usata”, grazie all’accordo di scambio con la Lega, per il fallimentare voto del referendum lombardo, che è la società che ha gestito il voto “bolivariano” del Venezuela di Chavez e Maduro, e che è stata invitata, in modo alquanto irrituale qualche settimana fa per un incontro privato alla Camera dall’on. Brescia). Sembra essere un vero e proprio accerchiamento per il direttore (di nomina politica) dell’Agenzia per l’Italia Digitale, invitato all’evento, cosa particolarmente inquietante nel disegno di introduzione dell’innovazione democratica senza contraddittorio politico o confronto istituzionale con la Corte Costituzionale. L’AGID è infatti già stato impegnato a «trovare una soluzione» al problema del voto degli italiani all’estero (un vero e proprio cavallo di troia del voto elettronico, sebbene altri approcci, come quelli usati da Francia e Germania, sarebbero molto più efficaci). Fatta questa lunga ma doverosa premessa, viene da chiedersi a che titolo il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma Antonino Galletti si trovi in questo consesso puramente promozionale. Non è da ritenere che la partecipazione possa essere percepita come impropria e considerata quindi dichiaratamente di parte su un tema di così grande importanza per il futuro dell’Italia? Quale ruolo è stato chiesto di assumere al Presidente dell’Ordine in questa palese promozione di natura commerciale? Come comitato, ma anche come semplici cittadini, gradiremmo una risposta. Con immutata stima, **Emmanuele Somma** Comitato per i requisiti del voto in democrazia [1] [https://crvd.org/sentenza-incostituzionalita-voto-elettronico/](https://crvd.hermescenter.org/la-sentenza-della-corte-costituzionale-tedesca-sullincostituzionalita-del-voto-elettronico/) [2] [https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/voto-elettronico-lerrore-e-farne-un-prblema-tecnologico/](https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/voto-elettronico-lerrore-e-farne-un-prblema-tecnologico/) [3] [https://www.agendadigitale.eu/documenti/voto-elettronico-in-italia-tutte-le-fake-news-che-distorcono-il-dibattito-politico/](https://www.agendadigitale.eu/documenti/voto-elettronico-in-italia-tutte-le-fake-news-che-distorcono-il-dibattito-politico/) [ ](https://www.agendadigitale.eu/documenti/voto-elettronico-in-italia-tutte-le-fake-news-che-distorcono-il-dibattito-politico/)[4] https://blog.crvd.org/al-direttore-di-lettera43-in-merito-dichiarazioni-di-casaleggio-sul-voto-elettronico/ La lettera spedita è [qui](https://crvd.hermescenter.org/wp-content/uploads/2019/03/lettera.pdf) la locandina dell’evento è riportata in fondo a questa pagina **La risposta dell’Avv. Antonino Galletti, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma ricevuta sull’indirizzo PEC personale del segretario del CRVD. ** Gentile signore,non la conosco e non comprendo perché mi scriva al mio indirizzo di posta privata e, sopratutto, perché coinvolga il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma su questioni che nulla hanno a che vedere col ruolo istituzionale dell’Ordine forense romano.In relazione alla circostanza alla quale fa riferimento, preciso di essere stato invitato dal Presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera a rendere una testimonianza sul funzionamento del voto elettronico per le elezioni forensi, essendo stato sperimentato con successo dal 2012. Le posizioni Sue e del Comitato che Ella rappresenta non mi interessano così come non mi interessano quelle del M5S.La diffido espressamente dall’affermare che l’Ordine forense che rappresento partecipi ad eventi promozionali di qualsivoglia partito e, in generale, dall’attribuire all’Ordine forense romano posizioni che non ha mai sostenuto.In assenza di una formale nota di scuse, mi riservo di agire in ogni sede per la tutela dei diritti e degli interessi miei e del Consiglio che rappresento.Distinti saluti. ***Avv. Antonino Galletti*** Patrocinante in Cassazione Studio Legale Galletti Law *Piazzale Don Giovanni Minzoni n. 9* 00197 Roma **La replica del segretario del CRVD** Gentile avvocato, scrivo all’indirizzo che ho trovato sul sito dell’ordine del quale lei ha un ruolo pubblico. Lei non è presente in quell’evento in quanto cittadino, o indicato come esperto del sistema elettorale dell’Ordine, ma viene presentato come Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, come può constatare dalla locandina diffusa per l’evento che le ho opportunamente allegato. Essendo presente in qualità di Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma ho pensato che la cosa dovesse interessare tutto il Consiglio dell’Ordine. Se c’è stato un difetto di comunicazione non può essere certo biasimato il sottoscritto. Come può ben dedurre dalla lettera non ho affermato nulla di quanto dice, ma ho chiesto ai diretti interessati, e quindi anche a lei, qual era il modo con cui leggere questa sua presenza, che ripeto non è stata propagandata come a titolo personale. Non vedo quindi di cosa dovrei scusarmi, né formalmente né informalmente. Attenderò quindi con tranquillità quello che lei o il Consiglio dell’Ordine potrà voler fare a seguito della mia lettera. Grazie molte dell’attenzione e buon lavoro, * Emmanuele Somma * La locandina dell’evento sul voto elettronico organizzato dal M5S a Palazzo Montecitorio --- # E-voting e il caso Estonia - Data: 2019-02-11 - Categorie: Articolo, Lettere - Tag: crvd, estonia - URL: https://crvd.hermescenter.org/e-voting-e-il-caso-estonia/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/e-voting-e-il-caso-estonia/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia UNA RISPOSTA Buongiorno, ho letto [la sua analisi sul voto elettronico in Estonia](https://www.studiocataldi.it/articoli/33508-e-voting-e-il-caso-estonia.asp) che si conclude affermando che «Il voto elettronico è quindi in grado di fornire risposte conformi alle esigenze costituzionali». Ciò perché il voto elettronico, come quello Estone, garantirebbe i «seguenti principi costituzionali» - suffragio universale - libertà di voto - segretezza. È bello quando qualcuno esprime incrollabili certezze ed sempre un po’ brutto dover infrangere quelle altrui ma purtroppo è mio compito, come segretario del Comitato sui Requisit del Voto in Democrazia richiamarla ad alcune, piccole, questioni che non ha evidentemente considerato in questo suo motivato giudizio costituzionale. La Corte Costituzionale italiana non è stata mai chiamata a deliberare in materia di voto elettronico, è speranza appunto del nostro comitato che lo sia. Affermare che il voto elettronico fornisca risposte alle esigenze costituzionali in Italia poiché adottato in una repubblica ex-sovietica forse è una tesi azzardata. La Corte Costituzionale tedesca invece ha affrontato il problema del voto elettronico e pur non escludendolo in teoria ne ha chiaramente decretato la fine in Germania quando ha determinato che il voto elettronico risulta essere incompatibile con la Costituzione, con le fondamenta dello stato di diritto, della Repubblica e della democrazia stessa in quanto l’utilizzo di macchine per il voto, che registrano elettronicamente le scelte degli elettori e gestiscono l’aggregazione e la comunicazione del risultato elettorale, soddisferebbe i requisiti costituzionali **solo se i passaggi essenziali del voto e della constatazione del risultato potessero essere esaminati in modo affidabile e senza alcuna conoscenza specialistica della materia da parte di qualsiasi cittadino**. Abbiamo integralmente tradotto la sentenza della Corte e pubblicata online qui: [https://crvd.org/sentenza-incostituzionalita-voto-elettronico/](https://crvd.hermescenter.org/la-sentenza-della-corte-costituzionale-tedesca-sullincostituzionalita-del-voto-elettronico/) Il sistema elettorale estone sarebbe assolutamente anticostituzionale in Germania. Ma scendendo nel dettaglio dei principi elettorali che sarebbero garantiti, secondo lei, dal voto estone andrebbe detto che: - suffragio universale: il voto estone è stato criticato proprio perché ha distorto in maniera significativa il suffragio sottorappresentando le minoranze di etnia russa in quanto la sua adozione ha permesso alle elite estoni, spesso neppure presenti sul territorio nazionale, o comunque non personalmente identificabili di partecipare al voto online, dove l’identità personale era garantita solo dalla presenza di una carta di indentità elettronica e non da un riconoscimento d’autorità, come invece avviene nella stragrande maggioranza dei paesi di democrazia avanzata; - libertà di voto: ricerche indipendenti hanno verificato, attraverso la valutazione dei tempi di acquisizione dei voti, che le preferenze espresse online godevano di bassisima variabilità, confermando l’ipotesi di ricerca che i voti fossero coordinati a livello di nucleo familiare sotto il controllo di una singola decisione, difficile parlare di «libertà di voto» in questo caso; - segretezza il gruppo di esperti indipendenti invitati a supervisionare il voto estone ha trovato notevoli possibilità di manipolare il voto, che avveniva su terminali non controllati nelle case dei votanti, attraverso l’iniezione di virus e malware nella piattaforma che permettevano, nella migliore delle ipotesi la divulgazione del voto, nella peggiore l’effettiva manipolazione. Può avere una prima idea delle questioni in quest’articolo del Guardian, ma sarò felice se vuole girarle la vasta letteratura che ho raccolto sull’argomento. [https://www.theguardian.com/technology/2014/may/12/estonian-e-voting-security-warning-european-elections-research](https://www.theguardian.com/technology/2014/may/12/estonian-e-voting-security-warning-european-elections-research) Lo stato ‘smart’ estone è un esempio di estrema invasione nella privacy del cittadino discendente dalla precedente situazione di controllo sociale sovietico che molto mal si accorda con la sensibilità verso la privacy individuale delle moderne democrazie occidentali. All’interno di questo modello, il voto elettronico non è che uno dei tasselli più critici. Nella speranza di aver fatto cosa utile la invito a considerare la lettura del nostro blog e delle risorse sul sito dove stiamo tentando di fare chiarezza sulla questione del voto elettronico. Grazie dell’attenzione, **Emmanuele Somma **segretario del Comitato dei Requisiti del Voto in Democrazia --- # La scheda online è sicura? - Data: 2019-02-11 - Categorie: Articolo - Tag: svizzera - URL: https://crvd.hermescenter.org/la-scheda-online-e-sicura/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/la-scheda-online-e-sicura/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia ##### Voto elettronico - Il progetto di introdurre la partecipazione alle tornate elettorali via web si scontra con la preoccupazione di intrusioni esterne e di manipolazione dei risultati **/** 11.02.2019 di Marzio Rigonalli su [https://www.azione.ch/attualita/dettaglio/articolo/la-scheda-online-e-sicura.html](https://www.azione.ch/attualita/dettaglio/articolo/la-scheda-online-e-sicura.html) Avremo presto la possibilità di votare tramite smartphone, tablet o computer? Il voto elettronico diventerà presto la terza possibilità di dichiarare la nostra volontà in caso di votazioni ed elezioni, accanto al voto che possiamo già esprimere per corrispondenza, o recandoci alle urne? La questione è diventata d’attualità in seguito a due recenti fatti. Il primo risale a dicembre, quando il Consiglio federale ha mandato in consultazione un progetto di modifica della legge federale sui diritti politici. La modifica prevede l’introduzione dell’e-voting e la consultazione durerà fino alla fine del prossimo aprile. Il secondo fatto risale a gennaio ed è stato l’annuncio di un’iniziativa popolare che vuole contrastare il progetto e che chiede di proibire l’e-voting finché non sarà sicuro e protetto da possibili manipolazioni. L’iniziativa è denominata «Per una democrazia sicura ed affidabile» e prevede una moratoria di almeno cinque anni. La raccolta delle firme dovrebbe iniziare già questo mese. Il comitato promotore dell’iniziativa è presieduto dal consigliere nazionale lucernese Franz Grütter (UDC) e comprende politici di altri partiti, nonché professionisti attivi nel settore informatico. Che cosa si è fatto finora per favorire il voto elettronico? Gli esperimenti sono iniziati nel 2004 ed hanno coinvolto una quindicina di cantoni, per più di trecento votazioni ed elezioni. Oggi dieci cantoni propongono l’e-voting ad una parte del loro elettorato. In cinque (FR, BS, SG, NE, GE) sono ammessi alle prove sia gli svizzeri all’estero che gli aventi diritto di voto domiciliati in Svizzera; in cinque cantoni (BE, LU, AG, TG, VD) possono votare per via elettronica soltanto i residenti all’estero. Alcuni cantoni hanno rinunciato a queste sperimentazioni, Uri e Soletta per esempio. L’ultimo in ordine di data è il canton Giura, il cui parlamento, pochi giorni prima di Natale, ha rifiutato d’introdurre questo nuovo strumento nella legge sui diritti politici. La coordinazione di tutte le sperimentazioni è assunta dalla Cancelleria federale. Il cancelliere Walter Thurnherr ha investito molte energie nel progetto ed è determinato a portarlo a buon fine. Per questo vien chiamato anche «Mister e-voting». I cantoni, però, rimangono autonomi. Spetta a loro decidere se e quando vogliono testare l’e-voting e attraverso quale sistema intendono proporlo. Sono due quelli che vengono utilizzati dai cantoni: quello del canton Ginevra e quello della Posta svizzera, ma in realtà presto uno solo rimarrà attivo. Lo scorso novembre, per ragioni apparentemente soltanto finanziarie, Ginevra ha deciso di non sviluppare più il suo sistema e di rinunciare, a partire da febbraio del 2020, a gestire un sistema proprio. I costi per lo sviluppo e la gestione sono elevati ed i cantoni che avevano adottato il sistema di Ginevra non hanno accettato di parteciparvi finanziariamente. La rinuncia di Ginevra ha costretto alcuni cantoni ad orientarsi verso il sistema della Posta svizzera ed ha sicuramente inferto un duro colpo a tutto il progetto dell’e-voting. Sulla base delle esperienze degli ultimi quindici anni, il Consiglio federale ha ritenuto che il voto elettronico abbia ormai raggiunto un livello di sicurezza tale da poter essere introdotto come terza possibilità di espressione della volontà popolare nelle votazioni e nelle elezioni, accanto al voto di persona ed al voto per corrispondenza. E come è ormai tradizione, ha messo il suo progetto in consultazione. Agendo così, il governo federale ha risposto ad un’esigenza legata allo sviluppo ed al divenire delle nuove tecnologie, nonché ad una storica rivendicazione degli svizzeri all’estero. Sono anni che la Quinta Svizzera, per ovviare ai non pochi ostacoli di distanza e di tempo legati al voto tradizionale, chiede di poter votare elettronicamente. È una rivendicazione legittima, anche se, in realtà, tocca poco più di alcune decine di migliaia di persone. Le statistiche indicano che su 750 mila svizzeri all’estero soltanto il 5 per cento partecipa regolarmente alle votazioni ed alle elezioni. Le intenzioni del Consiglio federale si scontrano con un diffuso scetticismo nei confronti del voto elettronico. Partendo dalle notizie di attacchi informatici e di dati piratati, diffuse quasi quotidianamente, molti cittadini si chiedono se l’e-voting sia sufficientemente sicuro, ossia se l’espressione della volontà popolare venga protetta e garantita nello stesso modo come avviene con il voto tradizionale. Sono ancora ben presenti gli attacchi informatici subiti dal Dipartimento federale degli esteri e dalla Ruag, la società controllata dalla Confederazione e specializzata nell’industria delle armi. Tra i scettici, gli uni vorrebbero poter verificare le fasi principali del voto senza dover disporre di particolari competenze informatiche, e non sono certi di poterlo fare; gli altri sostengono che a contare i voti non saranno più i semplici cittadini come avviene ora, bensì un ristretto gruppo di esperti addetti alla conta, di cui ci dobbiamo fidare. I più pessimisti pensano che troppi sono i rischi che gravano sul voto elettronico, soprattutto per quanto riguarda l’affidabilità del risultato finale, e che pochi sono i vantaggi che ne deriverebbero. Ne approfitterebbe soltanto una minoranza di cittadini, soprattutto gli svizzeri residenti all’estero e le persone con disabilità. Infine, alla lista degli scettici conviene aggiungere anche chi sostiene che l’e-voting non aumenterebbe la partecipazione al voto e chi invita a guardare oltre le frontiere nazionali ed a ispirarsi a quei paesi, come per esempio la Francia e la Norvegia, che hanno sospeso i loro progetti o addirittura rinunciato al voto elettronico. La certezza che i nostri clic non verranno hackerati è fondamentale prima di poter introdurre il voto elettronico. È in gioco l’attendibilità dei risultati delle votazioni e delle elezioni e, in fin dei conti, la credibilità della democrazia attraverso il voto popolare. Manipolazioni accertate, o soltanto sospettate, minerebbero la legittimità di una decisione popolare e porterebbero un grande pregiudizio all’esercizio democratico. Il lancio dell’iniziativa «per una democrazia sicura ed affidabile» è opportuno e potrebbe rivelarsi molto utile per la formazione della volontà popolare. Se verranno raccolte le firme necessarie, fautori e scettici dell’e-voting avranno la possibilità di dibattere, di affrontare i numerosi problemi insiti in questa tematica e di rispondere alle tante domande che oggi vengono poste. Le nuove tecnologie non vanno rifiutate a priori; presentano agevolazioni e vantaggi accertati ed indiscussi. Devono però tener conto delle esigenze del convivere democratico e vanno adeguate ai valori su cui si fonda questo convivere. --- # Allarme hacker sulle elezioni europee: il pericolo non è solo informatico - Data: 2019-02-02 - Categorie: Articolo - Tag: hacker - URL: https://crvd.hermescenter.org/allarme-hacker-sulle-elezioni-europee-il-pericolo-non-e-solo-informatico/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/allarme-hacker-sulle-elezioni-europee-il-pericolo-non-e-solo-informatico/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia ###### CYBER SECURITY di **[Giancarlo Calzetta](http://argomenti.ilsole24ore.com/giancarlo-calzetta.html)** 27 gennaio 2019 Il Sole 24 Ore In un mondo in cui siamo sempre connessi, sembra naturale pensare che prima o poi arriveremo a votare elettronicamente, ma il passo da compiere per lasciare le romantiche schede di carte e la matita permanente alle teche dei musei potrebbe essere molto più grande e complesso di quanto non si pensi. [**GUARDA IL VIDEO / L’hacker olandese: buttate i computer per salvare la democrazia**](http://stream24.ilsole24ore.com/video/mondo/l-hacker-olandese-buttate-computer-salvare-democrazia-/AE9sIHh) Dopo quanto abbiamo visto accadere nel 2016, con **i tentativi degli hacker informatici di influenzare le elezioni presidenziali statunitensi** tramite furto di dati e spionaggio ai danni del candidato democratico, ogni trasformazione digitale applicata alla vita politica deve essere soppesata con un occhio diverso rispetto al passato. [![](https://crvd.hermescenter.org/art/mondo/2017-02-01/l-antidoto-olandese-hacker-russi-prossime-elezioni-solo-conteggi-manuali-193843/images/fotohome6.jpg)](https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-02-01/l-antidoto-olandese-hacker-russi-prossime-elezioni-solo-conteggi-manuali-193843.shtml?uuid=AEfX8LM) ### [L’antidoto olandese agli hacker russi: alle prossime elezioni solo conteggi manuali](https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-02-01/l-antidoto-olandese-hacker-russi-prossime-elezioni-solo-conteggi-manuali-193843.shtml?uuid=AEfX8LM) «Le problematiche relative al voto elettronico – dice Stefano Zanero, professore associato del Politecnico di Milano da tempo attento ai temi del voto elettronico – sono molte e non tutte connesse con la parte più ‘tecnologica’ delle operazioni. Anzi, le più complesse sono proprio quelle di carattere diverso». «Finora – continua Zanero – si sono trovate moltissime falle nei sistemi di voto elettronico, sia open source sia proprietari, ma non si è mai avuta notizia del fatto che siano state sfruttate per falsare una votazione». Questo significa che nessuno ha mai davvero provato ad arrivare fino “all’ultimo miglio” della compromissione delle elezioni, forse anche grazie al fatto che in Europa è rimasta solo l’Estonia a usare un sistema di voto elettronico esteso, ma se un giorno qualcuno dovesse decidere di farlo avrebbe grandi possibilità di trovare delle falle da sfruttare. [**GUARDA IL VIDEO / I politici tedeschi sotto attacco hacker, anche Merkel**](http://stream24.ilsole24ore.com/video/mondo/i-politici-tedeschi-sotto-attacco-hacker-anche-merkel/AEKB729G) **Non è solo una questione tecnologica** Come se il pericolo “diretto” non bastasse, ci sono anche problemi che non dipendono direttamente dalla tecnologia. «Un altro grave problema del voto elettronico – continua Zanero – è che si pensa di usarlo per rendere possibile il voto ‘a distanza’. In questo caso, la semplice autenticazione con username e password non permetterebbe alcun controllo sulla vera identità di chi sta inserendo la preferenza, rendendo molto più semplici ampie operazioni di voto di scambio o di vero e proprio hacking delle votazioni se qualcuno riuscisse a mettere le mani sul database degli utenti». Inoltre, c’è il problema degli archivi che andrebbero a raccogliere i voti connessi a Internet. «Le macchine su cui si vota – dice Zanero – non andrebbero mai collegate in rete, per evitare compromissioni di massa. Se qualcosa è connesso, diventa vulnerabile». **Non c’è quindi un modo per rendere sicure le macchine per il voto?** «Dei sistemi tecnici ci sono, ma sono complessi. Per esempio, si dovrebbe fare in modo che le macchine che registrano i voti producano anche una prova fisica di quello che viene registrato nel loro database, in modo da poter fare delle verifiche a campione o in caso di dubbio. Ma ricordiamo che il problema più grande all’adozione del voto elettronico sta altrove». Infatti, c’è un tema che non ha nulla a che fare con la soluzione tecnologica che si va a usare, ma resta nel campo del principio alla base della democrazia:** la possibilità del controll****o**. «Quando ci sono delle votazioni – continua Zanero – chiunque può andare in un seggio e controllare che tutto si svolga secondo le norme, osservando i lavori dall’apertura dei seggi fino alla fine dello spoglio. Informatizzando tutto, questo non sarebbe più possibile. Solo i tecnici altamente specializzati potrebbero controllare e seguire tutto, tagliando fuori la stragrande maggioranza della popolazione e questo è incostituzionale in molti Paesi». Del resto, [**questo è proprio il motivo per cui la Germania e l’Olanda hanno deciso di non procedere all’impianto di un sistema di voto elettronico**](http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2017-02-01/l-antidoto-olandese-hacker-russi-prossime-elezioni-solo-conteggi-manuali-193843.shtml?uuid=AEfX8LM). Possiamo quindi star tranquilli e contare su elezioni al sicuro dagli hacker? Purtroppo, no. All’opera, infatti, ci sono stuoli di ‘hacker social’ che miscelano competenze informatiche e sociologiche per influenzare gli elettori, come si sospetta sia accaduto **[nelle presidenziali USA del 2016 e durante la campagna per il referendum sulla Brexit](http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-12-17/intromissioni-russe-nell-elezione-trump-pubblicato-rapporto-completo-111833.shtml?uuid=AELvhB1G).**Molti di questi hacker sembrano lavorare nell’azienda russa Sputnik, sono ormai all’opera da anni sul Vecchio Continente e hanno sviluppato tecniche estremamente sofisticate ed efficaci per indirizzare l’opinione pubblica verso ben determinati schieramenti politici. Secondo un articolo apparso su Politico.eu, **disegni ben precisi per influenzare l’opinione pubblica tramite l’utilizzo dei social network sono stati riscontrati durante i dibattiti che riguardavano l’indipendenza catalana**, per suscitare in Olanda sentimenti negativi nei confronti dell’Ucraina, per aizzare il fermento dei gilet gialli francesi e gettare benzina sul fuoco delle vicende italiane riguardanti l’immigrazione clandestina e i flussi migratori. Secondo un’analisi apparsa in un articolo di El Pais, **sui social network del nostro Paese appariva chiaro come nelle argomentazioni portate da chi si diceva a favore di una politica di accoglienza si trovassero una moltitudine di fonti che spaziavano da Open Immigration a Famiglia Cristiana**, passando per The Guardian e VICE. Per quello che riguardava le comunità antimmigrazione, invece, il numero di fonti si riduceva drasticamente, con Sputnik Italia che figurava al secondo posto tra le fonti più citate e con il 90.4% dei contenuti distribuiti da Sputnik Italia e Russia Today che circolavano proprio nelle comunità antimmigrazione. **Ma perché la Russia vuole influenzare le elezioni?** Innanzitutto, bisogna mettere in chiaro che [**il governo russo ha sempre smentito ogni suo coinvolgimento in queste operazioni**](http://stream24.ilsole24ore.com/video/mondo/usa-media-hacker-russi-arrivarono-sistema-voto/AE7aWTZB). Ciononostante, i sospetti che ci sia un piano del Cremlino sono estremamente diffusi in moltissime agenzie di intelligence e l’obiettivo finale sarebbe quello di sgretolare la cultura di collaborazione e unificazione che stava facendo crescere molto rapidamente l’area NATO attorno ai confini russi. Ma forse non è tutto lì. **Sputnik e Russia Today, infatti, operano praticamente sotto il Sole** e il motivo è forse anche da ricercarsi nel fatto che alcune forze politiche sono ben contente di ricevere un aiuto, senza valutare o volutamente sottovalutando le conseguenze sul medio/lungo periodo. --- # Voto elettronico sotto attacco - Data: 2019-01-26 - Categorie: Articolo - URL: https://crvd.hermescenter.org/voto-elettronico-sotto-attacco/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/voto-elettronico-sotto-attacco/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia #### Po­li­ti­ci e in­for­ma­ti­ci in­ten­do­no lan­cia­re un’ini­zia­ti­va al fi­ne di bloc­ca­re per al­me­no 5 an­ni l’e-vo­ting Se­con­do un co­mi­ta­to in­ter­par­ti­ti­co il vo­to on­li­ne non è an­co­ra ab­ba­stan­za si­cu­ro e met­te­reb­be in pe­ri­co­lo la de­mo­cra­zia el­ve­ti­ca laRegione / 26 Jan. 2019 / Ats/Ba­re **Bal­tha­sar Glät­tli (a de­stra) e Clau­dio Luck del Chaos Com­pu­ter Club** Il vo­to elet­tro­ni­co non è si­cu­ro. E di con­se­guen­za non de­ve es­se­re adot­ta­to, per il mo­men­to, a li­vel­lo na­zio­na­le. Lo so­sten­go­no in­for­ma­ti­ci e po­li­ti­ci, sia di de­stra, sia di si­ni­stra, che ie­ri han­no pre­sen­ta­to un’ini­zia­ti­va po­po­la­re che mi­ra a in­tro­dur­re una mo­ra­to­ria sull’e-vo­ting. Se­con­do un co­mi­ta­to in­ter­par­ti­ti­co, pre­sie­du­to dal con­si­glie­re na­zio­na­le Franz Grü­ter (Udc/Lu), il vo­to elet­tro­ni­co è un pe­ri­co­lo per la de­mo­cra­zia. Per i pro­mo­to­ri dell’ini­zia­ti­va, che do­vreb­be es­se­re uf­fi­cial­men­te lan­cia­ta a me­tà feb­bra­io, l’e-vo­ting va quin­di proi­bi­to al­me­no per cin­que an­ni. Il Par­la­men­to po­trà in se­gui­to re­vo­ca­re il di­vie­to, ma so­lo quan­do il vo­to elet­tro­ni­co sa­rà pro­tet­to da ma­ni­po­la­zio­ni al­me­no tan­to quan­to quel­lo tra­di­zio­na­le al­le ur­ne. In par­ti­co­la­re, gli elet­to­ri de­vo­no po­ter ve­ri­fi­ca­re le fa­si prin­ci­pa­li del vo­to an­che sen­za di­spor­re di par­ti­co­la­ri com­pe­ten­ze, de­ve es­se­re pos­si­bi­le de­ter­mi­na­re la ve­ra vo­lon­tà dei cit­ta­di­ni e in­fi­ne i con­teg­gi de­vo­no es­se­re af­fi­da­bi­li. At­tual­men­te que­ste con­di­zio­ni non so­no an­co­ra sod­di­sfat­te, ha di­chia­ra­to Grü­ter. A di­mo­stra­zio­ne di ciò, gli hac­ker di Chaos Com­pu­ter Club Swi­tzer­land (Ccc-Ch) han­no ci­ta­to l’esem­pio di Gi­ne­vra, do­ve so­no riu­sci­ti a vio­la­re il si­ste­ma di e-vo­ting. Lo scor­so no­vem­bre il Can­to­ne ave­va an­nun­cia­to che non avreb­be pro­se­gui­to con lo svi­lup­po del suo si­ste­ma, ma a cau­sa dei co­sti ele­va­ti e non dei pro­ble­mi di si­cu­rez­za emer­si. Per Grü­ter, pe­rò, que­sto ca­so di­mo­stra che il ri­schio di ma­ni­po­la­zio­ni in oc­ca­sio­ne di vo­ta­zio­ni o ele­zio­ne è al­to. Chia­ra­men­te è pos­si­bi­le im­bro­glia­re an­che vo­tan­do per cor­ri­spon­den­za, ha dal can­to suo af­fer­ma­to lo spe­cia­li­sta in­for­ma­ti­co non­ché con­si­glie­re na­zio­na­le Bal­tha­sar Glät­tli (Ver­di/Zh), ma nel vo­to elet­tro­ni­co è mol­to più fa­ci­le ef­fet­tua­re at­tac­chi su lar­ga sca­la. E que­sto mi­ne­reb­be la fon­da­men­ta­le fi­du­cia nel­la de­mo­cra­zia. Se­con­do l’ex con­si­glie­re na­zio­na­le so­cia­li­sta Jean Ch­ri­sto­phe Sch­waab (Vd), il vo­to elet­tro­ni­co por­te­reb­be an­che a un mi­nor con­trol­lo de­mo­cra­ti­co: a con­ta­re i vo­ti non sa­ran­no più sem­pli­ci cit­ta­di­ni co­me lui. Bi­so­gne­rà quin­di fi­dar­si cie­ca­men­te di po­chi esper­ti ad­det­ti al­la con­ta. Inol­tre, vi so­no azien­de pri­va­te che of­fro­no que­sti si­ste­mi e di con­se­guen­za sus­si­ste una mi­nac­cia di pri­va­tiz­za­zio­ne del pro­ces­so. Il fat­to che l’e-ban­king fun­zio­ni e sia mol­to dif­fu­so, non tran­quil­liz­za i pro­mo­to­ri dell’ini­zia­ti­va: in ca­so di at­tac­chi in­for­ma­ti­ci, la ban­ca ri­le­va del­le ano­ma­lie e i clien­ti con­sta­ta­no la man­can­za di sol­di sul con­to, ha so­ste­nu­to la gran­con­si­glie­ra zu­ri­ghe­se Pri­sca Kol­ler (Plr). In ca­so di ma­ni­po­la­zio­ni del vo­to elet­tro­ni­co nes­su­no si ac­cor­ge­reb­be del dan­no su­bi­to. Un at­tac­co hac­ker nuo­ce­reb­be quin­di all’in­te­ra so­cie­tà, e non so­lo al­la ban­ca o al suo clien­te, ha ag­giun­to. Stan­do ai pro­mo­to­ri dell’ini­zia­ti­va, di­ver­si Sta­ti eu­ro­pei han­no ri­nun­cia­to com­ple­ta­men­te al lo­ro si­ste­ma di vo­to elet­tro­ni­co. Ol­tre al­la vul­ne­ra­bi­li­tà, è in­fat­ti emer­so che l’e-vo­ting non au­men­ta la par­te­ci­pa­zio­ne al vo­to, nep­pu­re quel­la dei gio­va­ni. Inol­tre, il vo­to non vie­ne sem­pli­fi­ca­to vi­sto che è an­co­ra ne­ces­sa­rio spe­di­re una bu­sta: l’in­te­ro pro­ces­so vie­ne co­mun­que ef­fet­tua­to su car­ta e i co­sti so­no ele­va­ti. In Sviz­ze­ra il vo­to elet­tro­ni­co è at­tual­men­te pos­si­bi­le in via spe­ri­men­ta­le in die­ci can­to­ni. Se­con­do la Can­cel­le­ria fe­de­ra­le, in ol­tre 300 vo­ta­zio­ni su un pe­rio­do di 15 an­ni, non so­no sta­ti ri­scon­tra­ti pro­ble­mi so­stan­zia­li. L’e-vo­ting è quin­di si­cu­ro (cfr. ar­ti­co­lo sot­to). In di­cem­bre il Con­si­glio fe­de­ra­le ha in­fat­ti av­via­to una pro­ce­du­ra di con­sul­ta­zio­ne per una mo­di­fi­ca del­la leg­ge fe­de­ra­le sui di­rit­ti po­li­ti­ci al­lo sco­po di of­fri­re a tut­ti i cit­ta­di­ni que­sta pos­si­bi­li­tà, che si ag­giun­ge­rà al vo­to al­le ur­ne e per cor­ri­spon­den­za. Tut­ti i ten­ta­ti­vi di fer­ma­re ta­le in­tro­du­zio­ne so­no fal­li­ti, per que­sto il co­mi­ta­to ha de­ci­so di lan­cia­re l’ini­zia­ti­va. I pro­mo­to­ri avreb­be­ro an­che po­tu­to at­ten­de­re i ri­sul­ta­ti del­la con­sul­ta­zio­ne e se ne­ces­sa­rio lan­cia­re il re­fe­ren­dum, ma que­sto non im­pe­di­reb­be gli at­tua­li te­st, han­no spie­ga­to. La rac­col­ta del­le fir­me ini­zie­rà non ap­pe­na 10’000 cit­ta­di­ni si sa­ran­no det­ti di­spo­sti a rac­co­glie­re cin­que fir­me cia­scu­no. Il vo­to elet­tro­ni­co non è si­cu­ro. E di con­se­guen­za non de­ve es­se­re adot­ta­to, per il mo­men­to, a li­vel­lo na­zio­na­le. Lo so­sten­go­no in­for­ma­ti­ci e po­li­ti­ci, sia di de­stra, sia di si­ni­stra, che ie­ri han­no pre­sen­ta­to un’ini­zia­ti­va po­po­la­re che mi­ra a in­tro­dur­re una mo­ra­to­ria sull’e-vo­ting. Se­con­do un co­mi­ta­to in­ter­par­ti­ti­co, pre­sie­du­to dal con­si­glie­re na­zio­na­le Franz Grü­ter (Udc/Lu), il vo­to elet­tro­ni­co è un pe­ri­co­lo per la de­mo­cra­zia. Per i pro­mo­to­ri dell’ini­zia­ti­va, che do­vreb­be es­se­re uf­fi­cial­men­te lan­cia­ta a me­tà feb­bra­io, l’e-vo­ting va quin­di proi­bi­to al­me­no per cin­que an­ni. Il Par­la­men­to po­trà in se­gui­to re­vo­ca­re il di­vie­to, ma so­lo quan­do il vo­to elet­tro­ni­co sa­rà pro­tet­to da ma­ni­po­la­zio­ni al­me­no tan­to quan­to quel­lo tra­di­zio­na­le al­le ur­ne. In par­ti­co­la­re, gli elet­to­ri de­vo­no po­ter ve­ri­fi­ca­re le fa­si prin­ci­pa­li del vo­to an­che sen­za di­spor­re di par­ti­co­la­ri com­pe­ten­ze, de­ve es­se­re pos­si­bi­le de­ter­mi­na­re la ve­ra vo­lon­tà dei cit­ta­di­ni e in­fi­ne i con­teg­gi de­vo­no es­se­re af­fi­da­bi­li. At­tual­men­te que­ste con­di­zio­ni non so­no an­co­ra sod­di­sfat­te, ha di­chia­ra­to Grü­ter. A di­mo­stra­zio­ne di ciò, gli hac­ker di Chaos Com­pu­ter Club Swi­tzer­land (Ccc-Ch) han­no ci­ta­to l’esem­pio di Gi­ne­vra, do­ve so­no riu­sci­ti a vio­la­re il si­ste­ma di e-vo­ting. Lo scor­so no­vem­bre il Can­to­ne ave­va an­nun­cia­to che non avreb­be pro­se­gui­to con lo svi­lup­po del suo si­ste­ma, ma a cau­sa dei co­sti ele­va­ti e non dei pro­ble­mi di si­cu­rez­za emer­si. Per Grü­ter, pe­rò, que­sto ca­so di­mo­stra che il ri­schio di ma­ni­po­la­zio­ni in oc­ca­sio­ne di vo­ta­zio­ni o ele­zio­ne è al­to. Chia­ra­men­te è pos­si­bi­le im­bro­glia­re an­che vo­tan­do per cor­ri­spon­den­za, ha dal can­to suo af­fer­ma­to lo spe­cia­li­sta in­for­ma­ti­co non­ché con­si­glie­re na­zio­na­le Bal­tha­sar Glät­tli (Ver­di/Zh), ma nel vo­to elet­tro­ni­co è mol­to più fa­ci­le ef­fet­tua­re at­tac­chi su lar­ga sca­la. E que­sto mi­ne­reb­be la fon­da­men­ta­le fi­du­cia nel­la de­mo­cra­zia. Se­con­do l’ex con­si­glie­re na­zio­na­le so­cia­li­sta Jean Ch­ri­sto­phe Sch­waab (Vd), il vo­to elet­tro­ni­co por­te­reb­be an­che a un mi­nor con­trol­lo de­mo­cra­ti­co: a con­ta­re i vo­ti non sa­ran­no più sem­pli­ci cit­ta­di­ni co­me lui. Bi­so­gne­rà quin­di fi­dar­si cie­ca­men­te di po­chi esper­ti ad­det­ti al­la con­ta. Inol­tre, vi so­no azien­de pri­va­te che of­fro­no que­sti si­ste­mi e di con­se­guen­za sus­si­ste una mi­nac­cia di pri­va­tiz­za­zio­ne del pro­ces­so. Il fat­to che l’e-ban­king fun­zio­ni e sia mol­to dif­fu­so, non tran­quil­liz­za i pro­mo­to­ri dell’ini­zia­ti­va: in ca­so di at­tac­chi in­for­ma­ti­ci, la ban­ca ri­le­va del­le ano­ma­lie e i clien­ti con­sta­ta­no la man­can­za di sol­di sul con­to, ha so­ste­nu­to la gran­con­si­glie­ra zu­ri­ghe­se Pri­sca Kol­ler (Plr). In ca­so di ma­ni­po­la­zio­ni del vo­to elet­tro­ni­co nes­su­no si ac­cor­ge­reb­be del dan­no su­bi­to. Un at­tac­co hac­ker nuo­ce­reb­be quin­di all’in­te­ra so­cie­tà, e non so­lo al­la ban­ca o al suo clien­te, ha ag­giun­to. Stan­do ai pro­mo­to­ri dell’ini­zia­ti­va, di­ver­si Sta­ti eu­ro­pei han­no ri­nun­cia­to com­ple­ta­men­te al lo­ro si­ste­ma di vo­to elet­tro­ni­co. Ol­tre al­la vul­ne­ra­bi­li­tà, è in­fat­ti emer­so che l’e-vo­ting non au­men­ta la par­te­ci­pa­zio­ne al vo­to, nep­pu­re quel­la dei gio­va­ni. Inol­tre, il vo­to non vie­ne sem­pli­fi­ca­to vi­sto che è an­co­ra ne­ces­sa­rio spe­di­re una bu­sta: l’in­te­ro pro­ces­so vie­ne co­mun­que ef­fet­tua­to su car­ta e i co­sti so­no ele­va­ti. In Sviz­ze­ra il vo­to elet­tro­ni­co è at­tual­men­te pos­si­bi­le in via spe­ri­men­ta­le in die­ci can­to­ni. Se­con­do la Can­cel­le­ria fe­de­ra­le, in ol­tre 300 vo­ta­zio­ni su un pe­rio­do di 15 an­ni, non so­no sta­ti ri­scon­tra­ti pro­ble­mi so­stan­zia­li. L’e-vo­ting è quin­di si­cu­ro (cfr. ar­ti­co­lo sot­to). In di­cem­bre il Con­si­glio fe­de­ra­le ha in­fat­ti av­via­to una pro­ce­du­ra di con­sul­ta­zio­ne per una mo­di­fi­ca del­la leg­ge fe­de­ra­le sui di­rit­ti po­li­ti­ci al­lo sco­po di of­fri­re a tut­ti i cit­ta­di­ni que­sta pos­si­bi­li­tà, che si ag­giun­ge­rà al vo­to al­le ur­ne e per cor­ri­spon­den­za. Tut­ti i ten­ta­ti­vi di fer­ma­re ta­le in­tro­du­zio­ne so­no fal­li­ti, per que­sto il co­mi­ta­to ha de­ci­so di lan­cia­re l’ini­zia­ti­va. I pro­mo­to­ri avreb­be­ro an­che po­tu­to at­ten­de­re i ri­sul­ta­ti del­la con­sul­ta­zio­ne e se ne­ces­sa­rio lan­cia­re il re­fe­ren­dum, ma que­sto non im­pe­di­reb­be gli at­tua­li te­st, han­no spie­ga­to. La rac­col­ta del­le fir­me ini­zie­rà non ap­pe­na 10’000 cit­ta­di­ni si sa­ran­no det­ti di­spo­sti a rac­co­glie­re cin­que fir­me cia­scu­no. Il vo­to elet­tro­ni­co non è si­cu­ro. E di con­se­guen­za non de­ve es­se­re adot­ta­to, per il mo­men­to, a li­vel­lo na­zio­na­le. Lo so­sten­go­no in­for­ma­ti­ci e po­li­ti­ci, sia di de­stra, sia di si­ni­stra, che ie­ri han­no pre­sen­ta­to un’ini­zia­ti­va po­po­la­re che mi­ra a in­tro­dur­re una mo­ra­to­ria sull’e-vo­ting. Se­con­do un co­mi­ta­to in­ter­par­ti­ti­co, pre­sie­du­to dal con­si­glie­re na­zio­na­le Franz Grü­ter (Udc/Lu), il vo­to elet­tro­ni­co è un pe­ri­co­lo per la de­mo­cra­zia. Per i pro­mo­to­ri dell’ini­zia­ti­va, che do­vreb­be es­se­re uf­fi­cial­men­te lan­cia­ta a me­tà feb­bra­io, l’e-vo­ting va quin­di proi­bi­to al­me­no per cin­que an­ni. Il Par­la­men­to po­trà in se­gui­to re­vo­ca­re il di­vie­to, ma so­lo quan­do il vo­to elet­tro­ni­co sa­rà pro­tet­to da ma­ni­po­la­zio­ni al­me­no tan­to quan­to quel­lo tra­di­zio­na­le al­le ur­ne. In par­ti­co­la­re, gli elet­to­ri de­vo­no po­ter ve­ri­fi­ca­re le fa­si prin­ci­pa­li del vo­to an­che sen­za di­spor­re di par­ti­co­la­ri com­pe­ten­ze, de­ve es­se­re pos­si­bi­le de­ter­mi­na­re la ve­ra vo­lon­tà dei cit­ta­di­ni e in­fi­ne i con­teg­gi de­vo­no es­se­re af­fi­da­bi­li. At­tual­men­te que­ste con­di­zio­ni non so­no an­co­ra sod­di­sfat­te, ha di­chia­ra­to Grü­ter. A di­mo­stra­zio­ne di ciò, gli hac­ker di Chaos Com­pu­ter Club Swi­tzer­land (Ccc-Ch) han­no ci­ta­to l’esem­pio di Gi­ne­vra, do­ve so­no riu­sci­ti a vio­la­re il si­ste­ma di e-vo­ting. Lo scor­so no­vem­bre il Can­to­ne ave­va an­nun­cia­to che non avreb­be pro­se­gui­to con lo svi­lup­po del suo si­ste­ma, ma a cau­sa dei co­sti ele­va­ti e non dei pro­ble­mi di si­cu­rez­za emer­si. Per Grü­ter, pe­rò, que­sto ca­so di­mo­stra che il ri­schio di ma­ni­po­la­zio­ni in oc­ca­sio­ne di vo­ta­zio­ni o ele­zio­ne è al­to. Chia­ra­men­te è pos­si­bi­le im­bro­glia­re an­che vo­tan­do per cor­ri­spon­den­za, ha dal can­to suo af­fer­ma­to lo spe­cia­li­sta in­for­ma­ti­co non­ché con­si­glie­re na­zio­na­le Bal­tha­sar Glät­tli (Ver­di/Zh), ma nel vo­to elet­tro­ni­co è mol­to più fa­ci­le ef­fet­tua­re at­tac­chi su lar­ga sca­la. E que­sto mi­ne­reb­be la fon­da­men­ta­le fi­du­cia nel­la de­mo­cra­zia. Se­con­do l’ex con­si­glie­re na­zio­na­le so­cia­li­sta Jean Ch­ri­sto­phe Sch­waab (Vd), il vo­to elet­tro­ni­co por­te­reb­be an­che a un mi­nor con­trol­lo de­mo­cra­ti­co: a con­ta­re i vo­ti non sa­ran­no più sem­pli­ci cit­ta­di­ni co­me lui. Bi­so­gne­rà quin­di fi­dar­si cie­ca­men­te di po­chi esper­ti ad­det­ti al­la con­ta. Inol­tre, vi so­no azien­de pri­va­te che of­fro­no que­sti si­ste­mi e di con­se­guen­za sus­si­ste una mi­nac­cia di pri­va­tiz­za­zio­ne del pro­ces­so. Il fat­to che l’e-ban­king fun­zio­ni e sia mol­to dif­fu­so, non tran­quil­liz­za i pro­mo­to­ri dell’ini­zia­ti­va: in ca­so di at­tac­chi in­for­ma­ti­ci, la ban­ca ri­le­va del­le ano­ma­lie e i clien­ti con­sta­ta­no la man­can­za di sol­di sul con­to, ha so­ste­nu­to la gran­con­si­glie­ra zu­ri­ghe­se Pri­sca Kol­ler (Plr). In ca­so di ma­ni­po­la­zio­ni del vo­to elet­tro­ni­co nes­su­no si ac­cor­ge­reb­be del dan­no su­bi­to. Un at­tac­co hac­ker nuo­ce­reb­be quin­di all’in­te­ra so­cie­tà, e non so­lo al­la ban­ca o al suo clien­te, ha ag­giun­to. Stan­do ai pro­mo­to­ri dell’ini­zia­ti­va, di­ver­si Sta­ti eu­ro­pei han­no ri­nun­cia­to com­ple­ta­men­te al lo­ro si­ste­ma di vo­to elet­tro­ni­co. Ol­tre al­la vul­ne­ra­bi­li­tà, è in­fat­ti emer­so che l’e-vo­ting non au­men­ta la par­te­ci­pa­zio­ne al vo­to, nep­pu­re quel­la dei gio­va­ni. Inol­tre, il vo­to non vie­ne sem­pli­fi­ca­to vi­sto che è an­co­ra ne­ces­sa­rio spe­di­re una bu­sta: l’in­te­ro pro­ces­so vie­ne co­mun­que ef­fet­tua­to su car­ta e i co­sti so­no ele­va­ti. In Sviz­ze­ra il vo­to elet­tro­ni­co è at­tual­men­te pos­si­bi­le in via spe­ri­men­ta­le in die­ci can­to­ni. Se­con­do la Can­cel­le­ria fe­de­ra­le, in ol­tre 300 vo­ta­zio­ni su un pe­rio­do di 15 an­ni, non so­no sta­ti ri­scon­tra­ti pro­ble­mi so­stan­zia­li. L’e-vo­ting è quin­di si­cu­ro (cfr. ar­ti­co­lo sot­to). In di­cem­bre il Con­si­glio fe­de­ra­le ha in­fat­ti av­via­to una pro­ce­du­ra di con­sul­ta­zio­ne per una mo­di­fi­ca del­la leg­ge fe­de­ra­le sui di­rit­ti po­li­ti­ci al­lo sco­po di of­fri­re a tut­ti i cit­ta­di­ni que­sta pos­si­bi­li­tà, che si ag­giun­ge­rà al vo­to al­le ur­ne e per cor­ri­spon­den­za. Tut­ti i ten­ta­ti­vi di fer­ma­re ta­le in­tro­du­zio­ne so­no fal­li­ti, per que­sto il co­mi­ta­to ha de­ci­so di lan­cia­re l’ini­zia­ti­va. I pro­mo­to­ri avreb­be­ro an­che po­tu­to at­ten­de­re i ri­sul­ta­ti del­la con­sul­ta­zio­ne e se ne­ces­sa­rio lan­cia­re il re­fe­ren­dum, ma que­sto non im­pe­di­reb­be gli at­tua­li te­st, han­no spie­ga­to. La rac­col­ta del­le fir­me ini­zie­rà non ap­pe­na 10’000 cit­ta­di­ni si sa­ran­no det­ti di­spo­sti a rac­co­glie­re cin­que fir­me cia­scu­no. Il vo­to elet­tro­ni­co non è si­cu­ro. E di con­se­guen­za non de­ve es­se­re adot­ta­to, per il mo­men­to, a li­vel­lo na­zio­na­le. Lo so­sten­go­no in­for­ma­ti­ci e po­li­ti­ci, sia di de­stra, sia di si­ni­stra, che ie­ri han­no pre­sen­ta­to un’ini­zia­ti­va po­po­la­re che mi­ra a in­tro­dur­re una mo­ra­to­ria sull’e-vo­ting. Se­con­do un co­mi­ta­to in­ter­par­ti­ti­co, pre­sie­du­to dal con­si­glie­re na­zio­na­le Franz Grü­ter (Udc/Lu), il vo­to elet­tro­ni­co è un pe­ri­co­lo per la de­mo­cra­zia. Per i pro­mo­to­ri dell’ini­zia­ti­va, che do­vreb­be es­se­re uf­fi­cial­men­te lan­cia­ta a me­tà feb­bra­io, l’e-vo­ting va quin­di proi­bi­to al­me­no per cin­que an­ni. Il Par­la­men­to po­trà in se­gui­to re­vo­ca­re il di­vie­to, ma so­lo quan­do il vo­to elet­tro­ni­co sa­rà pro­tet­to da ma­ni­po­la­zio­ni al­me­no tan­to quan­to quel­lo tra­di­zio­na­le al­le ur­ne. In par­ti­co­la­re, gli elet­to­ri de­vo­no po­ter ve­ri­fi­ca­re le fa­si prin­ci­pa­li del vo­to an­che sen­za di­spor­re di par­ti­co­la­ri com­pe­ten­ze, de­ve es­se­re pos­si­bi­le de­ter­mi­na­re la ve­ra vo­lon­tà dei cit­ta­di­ni e in­fi­ne i con­teg­gi de­vo­no es­se­re af­fi­da­bi­li. At­tual­men­te que­ste con­di­zio­ni non so­no an­co­ra sod­di­sfat­te, ha di­chia­ra­to Grü­ter. A di­mo­stra­zio­ne di ciò, gli hac­ker di Chaos Com­pu­ter Club Swi­tzer­land (Ccc-Ch) han­no ci­ta­to l’esem­pio di Gi­ne­vra, do­ve so­no riu­sci­ti a vio­la­re il si­ste­ma di e-vo­ting. Lo scor­so no­vem­bre il Can­to­ne ave­va an­nun­cia­to che non avreb­be pro­se­gui­to con lo svi­lup­po del suo si­ste­ma, ma a cau­sa dei co­sti ele­va­ti e non dei pro­ble­mi di si­cu­rez­za emer­si. Per Grü­ter, pe­rò, que­sto ca­so di­mo­stra che il ri­schio di ma­ni­po­la­zio­ni in oc­ca­sio­ne di vo­ta­zio­ni o ele­zio­ne è al­to. Chia­ra­men­te è pos­si­bi­le im­bro­glia­re an­che vo­tan­do per cor­ri­spon­den­za, ha dal can­to suo af­fer­ma­to lo spe­cia­li­sta in­for­ma­ti­co non­ché con­si­glie­re na­zio­na­le Bal­tha­sar Glät­tli (Ver­di/Zh), ma nel vo­to elet­tro­ni­co è mol­to più fa­ci­le ef­fet­tua­re at­tac­chi su lar­ga sca­la. E que­sto mi­ne­reb­be la fon­da­men­ta­le fi­du­cia nel­la de­mo­cra­zia. Se­con­do l’ex con­si­glie­re na­zio­na­le so­cia­li­sta Jean Ch­ri­sto­phe Sch­waab (Vd), il vo­to elet­tro­ni­co por­te­reb­be an­che a un mi­nor con­trol­lo de­mo­cra­ti­co: a con­ta­re i vo­ti non sa­ran­no più sem­pli­ci cit­ta­di­ni co­me lui. Bi­so­gne­rà quin­di fi­dar­si cie­ca­men­te di po­chi esper­ti ad­det­ti al­la con­ta. Inol­tre, vi so­no azien­de pri­va­te che of­fro­no que­sti si­ste­mi e di con­se­guen­za sus­si­ste una mi­nac­cia di pri­va­tiz­za­zio­ne del pro­ces­so. Il fat­to che l’e-ban­king fun­zio­ni e sia mol­to dif­fu­so, non tran­quil­liz­za i pro­mo­to­ri dell’ini­zia­ti­va: in ca­so di at­tac­chi in­for­ma­ti­ci, la ban­ca ri­le­va del­le ano­ma­lie e i clien­ti con­sta­ta­no la man­can­za di sol­di sul con­to, ha so­ste­nu­to la gran­con­si­glie­ra zu­ri­ghe­se Pri­sca Kol­ler (Plr). In ca­so di ma­ni­po­la­zio­ni del vo­to elet­tro­ni­co nes­su­no si ac­cor­ge­reb­be del dan­no su­bi­to. Un at­tac­co hac­ker nuo­ce­reb­be quin­di all’in­te­ra so­cie­tà, e non so­lo al­la ban­ca o al suo clien­te, ha ag­giun­to. Stan­do ai pro­mo­to­ri dell’ini­zia­ti­va, di­ver­si Sta­ti eu­ro­pei han­no ri­nun­cia­to com­ple­ta­men­te al lo­ro si­ste­ma di vo­to elet­tro­ni­co. Ol­tre al­la vul­ne­ra­bi­li­tà, è in­fat­ti emer­so che l’e-vo­ting non au­men­ta la par­te­ci­pa­zio­ne al vo­to, nep­pu­re quel­la dei gio­va­ni. Inol­tre, il vo­to non vie­ne sem­pli­fi­ca­to vi­sto che è an­co­ra ne­ces­sa­rio spe­di­re una bu­sta: l’in­te­ro pro­ces­so vie­ne co­mun­que ef­fet­tua­to su car­ta e i co­sti so­no ele­va­ti. In Sviz­ze­ra il vo­to elet­tro­ni­co è at­tual­men­te pos­si­bi­le in via spe­ri­men­ta­le in die­ci can­to­ni. Se­con­do la Can­cel­le­ria fe­de­ra­le, in ol­tre 300 vo­ta­zio­ni su un pe­rio­do di 15 an­ni, non so­no sta­ti ri­scon­tra­ti pro­ble­mi so­stan­zia­li. L’e-vo­ting è quin­di si­cu­ro (cfr. ar­ti­co­lo sot­to). In di­cem­bre il Con­si­glio fe­de­ra­le ha in­fat­ti av­via­to una pro­ce­du­ra di con­sul­ta­zio­ne per una mo­di­fi­ca del­la leg­ge fe­de­ra­le sui di­rit­ti po­li­ti­ci al­lo sco­po di of­fri­re a tut­ti i cit­ta­di­ni que­sta pos­si­bi­li­tà, che si ag­giun­ge­rà al vo­to al­le ur­ne e per cor­ri­spon­den­za. Tut­ti i ten­ta­ti­vi di fer­ma­re ta­le in­tro­du­zio­ne so­no fal­li­ti, per que­sto il co­mi­ta­to ha de­ci­so di lan­cia­re l’ini­zia­ti­va. I pro­mo­to­ri avreb­be­ro an­che po­tu­to at­ten­de­re i ri­sul­ta­ti del­la con­sul­ta­zio­ne e se ne­ces­sa­rio lan­cia­re il re­fe­ren­dum, ma que­sto non im­pe­di­reb­be gli at­tua­li te­st, han­no spie­ga­to. La rac­col­ta del­le fir­me ini­zie­rà non ap­pe­na 10’000 cit­ta­di­ni si sa­ran­no det­ti di­spo­sti a rac­co­glie­re cin­que fir­me cia­scu­no. Il vo­to elet­tro­ni­co non è si­cu­ro. E di con­se­guen­za non de­ve es­se­re adot­ta­to, per il mo­men­to, a li­vel­lo na­zio­na­le. Lo so­sten­go­no in­for­ma­ti­ci e po­li­ti­ci, sia di de­stra, sia di si­ni­stra, che ie­ri han­no pre­sen­ta­to un’ini­zia­ti­va po­po­la­re che mi­ra a in­tro­dur­re una mo­ra­to­ria sull’e-vo­ting. Se­con­do un co­mi­ta­to in­ter­par­ti­ti­co, pre­sie­du­to dal con­si­glie­re na­zio­na­le Franz Grü­ter (Udc/Lu), il vo­to elet­tro­ni­co è un pe­ri­co­lo per la de­mo­cra­zia. Per i pro­mo­to­ri dell’ini­zia­ti­va, che do­vreb­be es­se­re uf­fi­cial­men­te lan­cia­ta a me­tà feb­bra­io, l’e-vo­ting va quin­di proi­bi­to al­me­no per cin­que an­ni. Il Par­la­men­to po­trà in se­gui­to re­vo­ca­re il di­vie­to, ma so­lo quan­do il vo­to elet­tro­ni­co sa­rà pro­tet­to da ma­ni­po­la­zio­ni al­me­no tan­to quan­to quel­lo tra­di­zio­na­le al­le ur­ne. In par­ti­co­la­re, gli elet­to­ri de­vo­no po­ter ve­ri­fi­ca­re le fa­si prin­ci­pa­li del vo­to an­che sen­za di­spor­re di par­ti­co­la­ri com­pe­ten­ze, de­ve es­se­re pos­si­bi­le de­ter­mi­na­re la ve­ra vo­lon­tà dei cit­ta­di­ni e in­fi­ne i con­teg­gi de­vo­no es­se­re af­fi­da­bi­li. At­tual­men­te que­ste con­di­zio­ni non so­no an­co­ra sod­di­sfat­te, ha di­chia­ra­to Grü­ter. A di­mo­stra­zio­ne di ciò, gli hac­ker di Chaos Com­pu­ter Club Swi­tzer­land (Ccc-Ch) han­no ci­ta­to l’esem­pio di Gi­ne­vra, do­ve so­no riu­sci­ti a vio­la­re il si­ste­ma di e-vo­ting. Lo scor­so no­vem­bre il Can­to­ne ave­va an­nun­cia­to che non avreb­be pro­se­gui­to con lo svi­lup­po del suo si­ste­ma, ma a cau­sa dei co­sti ele­va­ti e non dei pro­ble­mi di si­cu­rez­za emer­si. Per Grü­ter, pe­rò, que­sto ca­so di­mo­stra che il ri­schio di ma­ni­po­la­zio­ni in oc­ca­sio­ne di vo­ta­zio­ni o ele­zio­ne è al­to. Chia­ra­men­te è pos­si­bi­le im­bro­glia­re an­che vo­tan­do per cor­ri­spon­den­za, ha dal can­to suo af­fer­ma­to lo spe­cia­li­sta in­for­ma­ti­co non­ché con­si­glie­re na­zio­na­le Bal­tha­sar Glät­tli (Ver­di/Zh), ma nel vo­to elet­tro­ni­co è mol­to più fa­ci­le ef­fet­tua­re at­tac­chi su lar­ga sca­la. E que­sto mi­ne­reb­be la fon­da­men­ta­le fi­du­cia nel­la de­mo­cra­zia. Se­con­do l’ex con­si­glie­re na­zio­na­le so­cia­li­sta Jean Ch­ri­sto­phe Sch­waab (Vd), il vo­to elet­tro­ni­co por­te­reb­be an­che a un mi­nor con­trol­lo de­mo­cra­ti­co: a con­ta­re i vo­ti non sa­ran­no più sem­pli­ci cit­ta­di­ni co­me lui. Bi­so­gne­rà quin­di fi­dar­si cie­ca­men­te di po­chi esper­ti ad­det­ti al­la con­ta. Inol­tre, vi so­no azien­de pri­va­te che of­fro­no que­sti si­ste­mi e di con­se­guen­za sus­si­ste una mi­nac­cia di pri­va­tiz­za­zio­ne del pro­ces­so. Il fat­to che l’e-ban­king fun­zio­ni e sia mol­to dif­fu­so, non tran­quil­liz­za i pro­mo­to­ri dell’ini­zia­ti­va: in ca­so di at­tac­chi in­for­ma­ti­ci, la ban­ca ri­le­va del­le ano­ma­lie e i clien­ti con­sta­ta­no la man­can­za di sol­di sul con­to, ha so­ste­nu­to la gran­con­si­glie­ra zu­ri­ghe­se Pri­sca Kol­ler (Plr). In ca­so di ma­ni­po­la­zio­ni del vo­to elet­tro­ni­co nes­su­no si ac­cor­ge­reb­be del dan­no su­bi­to. Un at­tac­co hac­ker nuo­ce­reb­be quin­di all’in­te­ra so­cie­tà, e non so­lo al­la ban­ca o al suo clien­te, ha ag­giun­to. Stan­do ai pro­mo­to­ri dell’ini­zia­ti­va, di­ver­si Sta­ti eu­ro­pei han­no ri­nun­cia­to com­ple­ta­men­te al lo­ro si­ste­ma di vo­to elet­tro­ni­co. Ol­tre al­la vul­ne­ra­bi­li­tà, è in­fat­ti emer­so che l’e-vo­ting non au­men­ta la par­te­ci­pa­zio­ne al vo­to, nep­pu­re quel­la dei gio­va­ni. Inol­tre, il vo­to non vie­ne sem­pli­fi­ca­to vi­sto che è an­co­ra ne­ces­sa­rio spe­di­re una bu­sta: l’in­te­ro pro­ces­so vie­ne co­mun­que ef­fet­tua­to su car­ta e i co­sti so­no ele­va­ti. In Sviz­ze­ra il vo­to elet­tro­ni­co è at­tual­men­te pos­si­bi­le in via spe­ri­men­ta­le in die­ci can­to­ni. Se­con­do la Can­cel­le­ria fe­de­ra­le, in ol­tre 300 vo­ta­zio­ni su un pe­rio­do di 15 an­ni, non so­no sta­ti ri­scon­tra­ti pro­ble­mi so­stan­zia­li. L’e-vo­ting è quin­di si­cu­ro (cfr. ar­ti­co­lo sot­to). In di­cem­bre il Con­si­glio fe­de­ra­le ha in­fat­ti av­via­to una pro­ce­du­ra di con­sul­ta­zio­ne per una mo­di­fi­ca del­la leg­ge fe­de­ra­le sui di­rit­ti po­li­ti­ci al­lo sco­po di of­fri­re a tut­ti i cit­ta­di­ni que­sta pos­si­bi­li­tà, che si ag­giun­ge­rà al vo­to al­le ur­ne e per cor­ri­spon­den­za. Tut­ti i ten­ta­ti­vi di fer­ma­re ta­le in­tro­du­zio­ne so­no fal­li­ti, per que­sto il co­mi­ta­to ha de­ci­so di lan­cia­re l’ini­zia­ti­va. I pro­mo­to­ri avreb­be­ro an­che po­tu­to at­ten­de­re i ri­sul­ta­ti del­la con­sul­ta­zio­ne e se ne­ces­sa­rio lan­cia­re il re­fe­ren­dum, ma que­sto non im­pe­di­reb­be gli at­tua­li te­st, han­no spie­ga­to. La rac­col­ta del­le fir­me ini­zie­rà non ap­pe­na 10’000 cit­ta­di­ni si sa­ran­no det­ti di­spo­sti a rac­co­glie­re cin­que fir­me cia­scu­no. --- # Voto elettronico in Italia, tutte le fake news che distorcono il dibattito politico - Data: 2019-01-24 - Categorie: Articolo - Tag: agendadigitale.eu, blockchain, crvd, esperti, fake news, giappone, lega, m5s, west virginia, zugo - URL: https://crvd.hermescenter.org/voto-elettronico-in-italia-tutte-le-fake-news-che-distorcono-il-dibattito-politico/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/voto-elettronico-in-italia-tutte-le-fake-news-che-distorcono-il-dibattito-politico/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia *Il dibattito sul voto elettronico in Italia, ora sostenuto anche dal M5S (con blockchain), è inquinato dalle fake news e distorto anche dallo spettro della speculazione finanziaria sulle criptovalute. Proviamo a separare i fatti dal rumore e fare chiarezza su quello che non può essere considerato un problema “tecnologico”* di *Emmanuele Somma* (Comitato dei Requisiti del Voto in Democrazia) Pubblicato in [Agenda Digitale](https://www.agendadigitale.eu/documenti/voto-elettronico-in-italia-tutte-le-fake-news-che-distorcono-il-dibattito-politico/) il 21/01/2019 **Quello del [voto elettronico](https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/voto-elettronico-lerrore-e-farne-un-prblema-tecnologico/) non è solo un problema tecnologico che si può pensare di risolvere a colpi di algoritmi.** Ma ne va della democrazia stessa. Bisogna tenere in mente questi assunti, che si affermano a livello europeo, in questi giorni in cui il **M5S spinge per provare il voto elettronico già alle prossime presidenziali.** Quando si parla di voto elettronico e [**blockchain**](https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/blockchain-cose-e-come-funziona-tutto-quello-che-ce-da-sapere/), soprattutto, occorre saper **separare la realtà dal rumore e sarebbe importante avere una forte competenza di procedure elettorali o di diritto costituzionale.** **Eppure, i vertici e alcuni esponenti del M5s ignorano questo dato di fatto e sembrano determinati a portare a casa il risultato anche a costo di inquinare il dibattito propagando [fake news](https://www.agendadigitale.eu/tag/fake-news/). Smontiamo, dati alla mano, quelle più frequenti.** ## Voto elettronico: Lega e M5s su fronti divergenti Partiamo da un’evidenza: **l’entusiasmo del M5S sul tema del voto elettronico non è corrisposto dall’impegno dell’alleato di governo**. Del resto, si tratta di un argomento che non trova spazio nel contratto di Governo. Eppure viene spesso evocato dai vertici del M5S. È recentissima una dichiarazione in tal senso del Vicepremier Luigi Di Maio. **Una recente interrogazione** presentata dall’On. Mancina del M5S che chiede al Ministro dell’Interno di *«adottare iniziative, anche normative, finalizzate all’introduzione, graduale e progressiva del sistema di voto elettronico, considerando in primis, a tale scopo, la tecnologia cosiddetta blockchain» *ha ricevuto** una risposta ai limiti della censura**: dopo aver ricordato le tante sperimentazioni fatte fin dal 2001, e l’esperienza dello scrutinio elettronico del voto nel 2006 (il cui fallimento segnò una battuta d’arresto globale dell’introduzione dei computer nei seggi elettorali), il Ministro aggiunge: *«L’esperienza maturata nel nostro Paese e i risultati non sempre positivi registrati in altri contesti europei, ci confermano nell’idea che una riforma di siffatta portata richieda una particolare riflessione, non solo sulle ricadute di ordine finanziario bensì, principalmente, sulla sicurezza dei sistemi hardware e software e delle reti di connettività, ciò per garantire al massimo livello il principio della segretezza del voto. A tal riguardo, potrebbe risultare utile ed opportuno, al fine di un eventuale intervento legislativo, approfondire tutti i vari aspetti del procedimento elettorale».* Dopodiché il ministro propone la costituzione di un ennesimo gruppo tecnico sull’argomento che finisca per *«delineare un modello che contemperi le esigenze di modernizzazione e snellimento delle procedure elettorali con le garanzie costituzionali.» *Se non è una porta sbattuta in faccia al M5S, manca poco. ## Voto elettronico e informatizzazione della PA Ad ascoltare le dichiarazioni, **sembra che il M5S consideri l’assenza di un processo elettorale non informatizzato quasi come un vistoso foruncolo in un panorama idilliaco della Pubblica Amministrazione, come se questa fosse tutta già completamente informatizzata**. In realtà l’informatizzazione dei servizi pubblici affonda in un insieme di misure contraddittorie, inefficaci, spesso mal progettate e peggio realizzate, non raramente modellate per mantenere inalterate le aggregazioni di potere dei vari czar dei ministeri o delle società pubbliche. Invece di procedere a disboscare questa selva di mostruosità digitali e non solo, come aveva provato a fare il Commissario straordinario **Diego Piacentini**, e come si appresta a fare il suo neonominato successore **Luca Attias** si vuol metter mano ad altro, ballando su un terreno sdrucciolevole e controverso come quello del voto elettronico. Ci sarebbe ampio spazio di miglioramento nella PA, senza andare a scomodare il voto elettronico. Non si tratta quindi di essere contrari all’uso delle nuove tecnologie per migliorare l’esperienza del cittadino nel campo delle procedure democratiche. Ben vengano, anzi. Ma bisogna farlo, come dice il Ministro dell’Interno, non rinunciando ad *«una particolare riflessione, non solo sulle ricadute di ordine finanziario bensì, principalmente, sulla sicurezza dei sistemi».* Soprattutto innalzando, e non riducendo, le garanzie democratiche dei cittadini. ## Voto elettronico: dibattito inquinato dalle fake news **Gli esponenti del M5S sono invece determinati a raggiungere i risultati della propria agenda a discapito di un corretto confronto, non raramente inquinando il dibattito con la propagazione di fake news**. In una recente intervista di Lettera43 a **Davide Casaleggio**[[1]](#post-58360-footnote-1) il presidente sia della Casaleggio Associati che dell’Associazione Rousseau, che propone un **proprio sistema di voto basato su blockchain**, fa riferimento alla notizia che **il Sierra Leone avrebbe usato questo sistema per le proprie elezioni.** È la stessa notizia che il blog di Beppe Grillo aveva riportato a marzo*[[2]](#post-58360-footnote-2) *e da lì velocemente propagato sui media allineati al movimento[[3]](#post-58360-footnote-3) e altri organi di stampa meno attenti alla verifica delle fonti.[[4]](#post-58360-footnote-4)> Fin dalla metà di marzo, cioè solo qualche giorno dopo la sua prima apparizione, **la notizia era stata nettamente smentita dalla Commissione elettorale nazionale del Sierra Leone e ridimensionata per quello che è veramente stato**: una società privata aveva fatto, in autonomia e senza nessun collegamento con il sistema elettorale, una sorta di simulazione della votazione senza alcun valore. Quindi mai nessuna blockchain era stata usata nelle elezioni in Sierra Leone: **perché continuare a propagandare, mesi dopo la smentita, questa notizia come vera per forzare un dibattito inquinato**?[[5]](#post-58360-footnote-5) Perché, richiesta rettifica più volte, i gestori del blog di Beppe Grillo mantengono quella notizia falsa online? Casaleggio e altri del suo partito, come l’onorevole Brescia in un’altra recente intervista a Motherboard, fanno riferimento ad altri casi di uso della blockchain nelle elezioni: nella città svizzera di Zugo, di quella giapponese di Tsukuba e del West Virginia. ## Il caso di Zugo Anche in questo caso i riferimenti sono inquinati, pur non essendo completamente fasulli come quelli del Sierra Leone. Il comune di Zugo in Svizzera (30.000 abitanti[[6]](#post-58360-footnote-6)), secondo CoinTelegraph *«è diventato famoso meno per le sue vedute sulle montagne e la pittoresca architettura svizzera, più per la sua associazione con basse aliquote fiscali e criptovaluta. Il recente afflusso di gruppi di cripto che hanno stabilito basi nel cantone centrale ha portato alla sua soprannominazione di “CryptoValley”. Desiderosa di affermarsi come una capitale della blockchain, il comune consente il pagamento in Bitcoin per i servizi e ha recentemente completato un processo di successo del voto blockchain. Il voto su piccola scala ha coinvolto solo 72 dei 240 cittadini con accesso al sistema di voto online, che hanno partecipato al voto del processo non vincolante tra il 25 giugno e il primo luglio.»*[[7]](#post-58360-footnote-7)/p> **Possibile che Davide Casaleggio pensi veramente che una votazione con 72 votanti sia un precedente significativo per introdurre le elezioni con voto elettronico basate su blockchain nelle elezioni politiche degli oltre 50 milioni di italiani?** Possibile che non si sappia o non si voglia comprendere che molte news che circolano sono gonfiate ad arte solo per sostenere l’ampia speculazione finanziaria che è in atto sulle criptovalute? ## Tsukuba e West Virginia **A Tsukuba[[8]](#post-58360-footnote-8) in Giappone, citata a più riprese dal M5S, il voto con blockchain si è svolto non per eleggere qualcuno ma per selezionare un vincitore in un concorso tra progetti finanziati della città**. Si è trattato, in questo caso, di un voto palese in cui i votanti erano identificati da un proprio numero univoco. Anche Tsukuba può essere considerata una sorta di Crypto Valley giapponese. Possibile, anche qui, che Casaleggio creda che un voto palese possa essere un precedente adeguato a *imporre* al Governo la blockchain nel processo elettorale? **E infine cita le elezioni in West Virginia in cui 144 (centoquarantaquattro) militari oltremare hanno votato usando “senza problemi”, a dire del Segretario di Stato, una piattaforma privata non ispezionabile chiamata Voatz**[[9]](#post-58360-footnote-9) (ma se la piattaforma avesse avuto problemi come possiamo essere sicuri che il Segretario di Stato l’avrebbe saputo?). Voatz viene considerato una “terribile, orribile, sbagliata, molto cattiva idea”[[10]](#post-58360-footnote-10). Possono essere questi i riferimenti (gli unici peraltro) che guidano il governo italiano ad adottare la blockchain nel processo elettorale? Insomma, oltre ad essere dimensionalmente irrilevanti, **questi esempi dimostrerebbero proprio come non deve essere neppure immaginato un sistema elettorale pubblico per le elezioni nazionali.** ## Il gruppo di esperti sulla blockchain Di recente nomina c’è anche un gruppo di esperti sulla blockchain allestito dal vicepremier Di Maio, per l’adozione di questa tecnologia nei processi della PA, in cui peraltro **la presenza di esperti provenienti dal campo della finanza è non casualmente alta**. Viste le dichiarazioni di Di Maio, Casaleggio e gli altri del M5S sul voto elettronico e blockchain è chiaro che su di loro cadrà l’incombenza di dare un giudizio su questo tema. Si dimostreranno in grado di **separare la realtà dei fatti dal tanto interessato rumore sull’argomento**? Li vedremo fare dichiarazioni secondo “scienza e coscienza” o come Grillo, Casaleggio, Di Maio, Brescia, Tofalo e gli altri propagare queste e altre fake news? Li aspettiamo al varco, come è giusto che sia. **Dal mio punto di vista posso solo notare che nessuno tra i membri del gruppo dichiara nelle proprie note curriculari alcun expertise in campo democratico, di procedure elettorali o di diritto costituzionale.[[11]](https://www.agendadigitale.eu/documenti/voto-elettronico-in-italia-tutte-le-fake-news-che-distorcono-il-dibattito-politico/#post-58360-footnote-11)** **Spero che sappiano confrontarsi con il difficile tema del voto elettronico evitando l’errore di considerarlo solo un problema tecnologico da risolvere a colpi di algoritmi**.[[12]](#post-58360-footnote-12) ______________________________________________________________ - “Davide Casaleggio sulle potenzialità della Blockchain – Lettera43.” 21 nov. 2018, [https://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2018/11/21/davide-casaleggio-blockchain/226628/](https://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2018/11/21/davide-casaleggio-blockchain/226628/). Ultimo accesso: 29 nov. 2018. [↑](#post-58360-footnote-ref-1) - “In Sierra Leone la prima votazione al mondo con sistema Blockchain ….” 20 mar. 2018, [http://www.beppegrillo.it/in-sierra-leone-la-prima-votazione-al-mondo-con-sistema-blockchain/](http://www.beppegrillo.it/in-sierra-leone-la-prima-votazione-al-mondo-con-sistema-blockchain/). La notizia, senza alcuna smentita, appare ancora sul blog alla data del 29 nov. 2018. [↑](#post-58360-footnote-ref-2) - “Così la blockchain può cambiare il modo in cui votiamo – Lettera43.” 3 apr. 2018, [https://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2018/04/03/blockchain-elezioni-bitcoin/219101/](https://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2018/04/03/blockchain-elezioni-bitcoin/219101/). Ultimo accesso: 29 nov. 2018. Anche qui nessuna smentita. [↑](#post-58360-footnote-ref-3) - “Parla Davide Casaleggio: «Il cambiamento travolgerà il mondo dei ….” [https://www.laverita.info/il-cambiamento-travolgera-il-mondo-dei-burocrati-e-i-baroni-dellintellighenzia-davide-casaleggio-lintervista-2588987694.html](https://www.laverita.info/il-cambiamento-travolgera-il-mondo-dei-burocrati-e-i-baroni-dellintellighenzia-davide-casaleggio-lintervista-2588987694.html). Ultimo accesso: 29 nov. 2018. Idem. [↑](#post-58360-footnote-ref-4) - Grazie alla nostra lettera al Direttore, Lettera43 smentisce la questione de “La bufala della votazione con la Blockchain in Sierra Leone – Lettera43.” 3 dic. 2018, [https://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2018/12/03/blockchain-casaleggio-beppe-grillo-sierra-leone/226995/](https://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2018/12/03/blockchain-casaleggio-beppe-grillo-sierra-leone/226995/). Ultimo accesso: 3 dic. 2018. [↑](#post-58360-footnote-ref-5) - Molto interessante questa analisi su perché Zugo è Zugo (e perché votano con la blockchain anche) “ZUGO: IL “PARADISO FISCALE” DELLA SVIZZERA, DOVE IL ….” [https://www.miglioverde.eu/zugo-il-paradiso-fiscale-piazzato-al-centro-della-svizzera/](https://www.miglioverde.eu/zugo-il-paradiso-fiscale-piazzato-al-centro-della-svizzera/). Accessed 28 Nov. 2018. [↑](#post-58360-footnote-ref-6) - “Blockchain and Elections: The Japanese, Swiss and American ….” 6 set. 2018, [https://cointelegraph.com/news/blockchain-and-elections-the-japanese-swiss-and-american-experience](https://cointelegraph.com/news/blockchain-and-elections-the-japanese-swiss-and-american-experience). Ultimo accesso: 30 nov. 2018. [↑](#post-58360-footnote-ref-7) - “Tsukuba, Ibaraki – Wikipedia.” [https://en.wikipedia.org/wiki/Tsukuba,_Ibaraki](https://en.wikipedia.org/wiki/Tsukuba,_Ibaraki). Accessed 28 Nov. 2018. [↑](#post-58360-footnote-ref-8) - “West Virginia Secretary of State Reports Successful Blockchain Voting ….” 17 Nov. 2018, [https://cointelegraph.com/news/west-virginia-secretary-of-state-reports-successful-blockchain-voting-in-2018-midterm-elections](https://cointelegraph.com/news/west-virginia-secretary-of-state-reports-successful-blockchain-voting-in-2018-midterm-elections). Accessed 28 Nov. 2018. [↑](#post-58360-footnote-ref-9) - “Voatz: a tale of a terrible, horrible, no-good, very bad idea | TechCrunch.” 12 ago. 2018, [https://techcrunch.com/2018/08/11/voatz-a-tale-of-a-terrible-horrible-no-good-very-bad-idea/](https://techcrunch.com/2018/08/11/voatz-a-tale-of-a-terrible-horrible-no-good-very-bad-idea/). Ultimo accesso: 30 nov. 2018. [↑](#post-58360-footnote-ref-10) - “Blockchain – Membri del Gruppo di esperti.” [https://www.mise.gov.it/index.php/it/10-istituzionale/ministero/2039024-blockchain-membri-del-gruppo-di-esperti](https://www.mise.gov.it/index.php/it/10-istituzionale/ministero/2039024-blockchain-membri-del-gruppo-di-esperti). Ultimo accesso: 20 gen. 2019. [↑](#post-58360-footnote-ref-11) - “Voto elettronico, l’errore è farne un problema tecnologico | Agenda ….” 9 ago. 2018, [https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/voto-elettronico-lerrore-e-farne-un-prblema-tecnologico/](https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/voto-elettronico-lerrore-e-farne-un-prblema-tecnologico/). Ultimo accesso: 20 gen. 2019. [↑](#post-58360-footnote-ref-12) --- # Richiesta di rettifica all’Agenzia Giornalistica Italia per un articolo sul voto elettronico - Data: 2019-01-20 - Categorie: Lettere - Tag: -, agi, blockchain, crvd, estonia, germania, giornalisti, m5s, norvegia, rettifica - URL: https://crvd.hermescenter.org/richiesta-di-rettifica-allagenzia-giornalistica-italia-per-un-articolo-sul-voto-elettronico/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/richiesta-di-rettifica-allagenzia-giornalistica-italia-per-un-articolo-sul-voto-elettronico/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia Gentile Direttore, nell’articolo di Giovanni Lamberti «Il M5s vuole il voto elettronico per le prossime Politiche» del 20 gennaio 2019 [https://www.agi.it/politica/voto_online_elettronico_m5s-4870759/news/2019-01-20/](https://www.agi.it/politica/voto_online_elettronico_m5s-4870759/news/2019-01-20/) sono presenti significative inesattezze che non possono non essere attribuite alla testata e al lavoro giornalistico svolto per la redazione dell’articolo per cui vi chiedo, in qualche forma, di porre rimedio, richiamando se possibile la rettifica nell’articolo originale in modo che i lettori possano farsi un’idea completa dell’argomento. 1. La Norvegia, citata molte volte in passaggi non intesi come citazione, ha abbandonato già nel 2014 il voto elettronico dopo test estesi e controllati. [https://www.regjeringen.no/en/aktuelt/Internet-voting-pilot-to-be-discontinued/id764300/](https://www.regjeringen.no/en/aktuelt/Internet-voting-pilot-to-be-discontinued/id764300/) Anche le analisi preliminari ai test condotti già nel 2011 verificarono che il voto norvegese fosse solo parzialmente compatibile con le Raccomandazioni del Consiglio d’Europa sulle elezioni. [https://www.regjeringen.no/globalassets/upload/krd/prosjekter/e-valg/evaluering/topic7_assessment.pdf](https://www.regjeringen.no/globalassets/upload/krd/prosjekter/e-valg/evaluering/topic7_assessment.pdf) Anche dal punto di vista della velocità e dell’efficienza il voto non dimostrò un miglioramento definitivo nelle operazioni di conteggio e di produzione dei risultati. [https://www.regjeringen.no/globalassets/upload/krd/prosjekter/e-valg/evaluering/topic4_assessment.pdf](https://www.regjeringen.no/globalassets/upload/krd/prosjekter/e-valg/evaluering/topic4_assessment.pdf) In definitiva la Norvegia rappresenta piuttosto uno dei migliori controesempi all’applicazione del voto elettronico visto anche il fatto che negli indici di democrazia occupa uno dei posti più alti, se non il primo, al mondo. Visto che la sua testata vuole connotarsi con una particolare attenzione alle fonti, forse dovrebbe consigliare al giornalista, al suo prossimo articolo sull’argomento che evidentemente non padroneggia, di fare un minimo di ricerca cone le chiavi di ricerca su Google: come «norway e-voting» e limitarsi a leggere anche i soli due primi risultati. 2. L’intera affermazione: «…per avvicinarsi a Paesi baltici e scandinavi come l’Estonia e la Norvegia che da tempo usano l’e-voting» risulta fasulla. Non volendo fare ricerche più approfondite, sarebbe bastata una ricerca sull’apposita pagina di Wikipedia per accorgersi che dei paesi baltici e scandinavi nessuno, oltre l’Estonia, adotta il voto elettronico. La pagina Wikipedia è: [https://en.wikipedia.org/wiki/Electronic_voting_by_country](https://en.wikipedia.org/wiki/Electronic_voting_by_country) Non fidandosi, come è opportuno per un giornalista, di Wikipedia, anche qui una semplice ricerca su Google con le chiavi, ad esempio: «Latvia e-voting» o «Lithuania e-voting» si sarebbe facilmente potuto arrivare a fonti primarie valide. 3. L’affermazione «In alcuni Paesi europei come la Germania si è deciso di non seguire questa strada proprio per i problemi legati alla sicurezza» è falsa in quanto la Germania, attraverso una nota sentenza della Corte Costituzionale che tralasciava completamente gli aspetti tecnologici o relativi alla sicurezza, ha determinato che il voto elettronico risulta essere incompatibile con la Costituzione, con le fondamenta dello stato di diritto, della Repubblica e della democrazi stessa in quanto l’utilizzo di macchine per il voto, che registrano elettronicamente le scelte degli elettori e gestiscono l’aggregazione e la comunicazione del risultato elettorale, soddisferebbe i requisiti costituzionali solo se i passaggi essenziali del voto e della constatazione del risultato potessero essere esaminati in modo affidabile e senza alcuna conoscenza specialistica della materia da parte di qualsiasi cittadino. Abbiamo integralmente tradotto la sentenza della Corte e pubblicata online qui: [https://crvd.org/sentenza-incostituzionalita-voto-elettronico/](https://crvd.hermescenter.org/la-sentenza-della-corte-costituzionale-tedesca-sullincostituzionalita-del-voto-elettronico/) La sicurezza quindi con la Germania non c’entra nulla. In compenso altre nazioni, come i Paesi Bassi, dopo un esteso uso del voto elettronico, lo hanno abbandonato, ufficialmente, per l’incapacità di garantire un processo elettorale sicuro e ordinato e messo al riparo da interferenze di eventuali potenze estere interessate a destabilizzare il processo democratico. 4. «Si tratterebbe di una platea - secondo quanto è stato stimato - di circa un milione di persone, quante più o meno votano a votare [sic!] in Estonia con l’e-voting.» Anche qui sarebbe bastata, se non una pregressa conoscenza della geografia, una superficiale lettura di Wikipedia avrebbe potuto consigliare al giornalista di non sparale così grosse in quanto ‘Estonia è un paese complessivamente di poco più di un milione di abitanti, centenari e neonati compresi. Neppure mettendo assieme tutte le votazioni mai tenute elettronicamente dagli anni 2000 ad oggi si arriverebbe alla cifra di un milione di votanti con l’e-voting. Secondo i dati riportati da Wikipedia nelle scorse tre votazioni (2014,2015, 2017) hanno stabilmente votato circa 170.000 persone. Non apro il capitolo delle volute omissioni, come ad esempio il grosso problema con le carte di identità estoni, come gli studi che mostrano come il voto elettronico invece di ridurre aumenta l’astensionismo e porta i cittadini a disaffezionarsi al processo elettorale (considerazione che ha portato alcuni paesi a limitare i progetti di e-voting). Per non parlare, ma questa è una piaga a sé, l’assoluta inconcludenza del collegamento tra blockchain e voto democratico di cui. Sono certo di usa sua attenzione per questi temi così importanti per la democrazia e la sua disponibilità a ripristinare la verità dei fatti, la ringrazio fin da ora per il suo opportuno intervento. Grazie, Emmanuele Somma emmanuele.somma@crvd.org Segretario del Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia http://crvd.org L’articolo: ## Il M5s vuole il voto elettronico per le prossime Politiche Il Movimento 5 stelle accelera sul voto onine alle prossime elezioni: l’idea per ora è quella di affidarsi a seggi elettronici in strutture pubbliche controllate dall’autorità. Ovvero di ricalcare alle Politiche il modello del [referendum in Lombardia](https://www.agi.it/politica/referendum_autonomia_voto_elettronico_flop-2283227/news/2017-10-23/) organizzato dall’allora governatore Maroni. Il presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, Brescia, nei giorni scorsi ha incontrato la società che gestì il [voto online](https://www.agi.it/innovazione/voto_elettronico-2289833/news/2017-10-25/) sull’autonomia regionale. I pentastellati puntano a legare il percorso sui referendum propositivi – da martedì l’Aula della Camera è chiamata ad esprimersi – al cambio di passo anche sull’utilizzo delle tecnologie. A fine febbraio ci saranno degli eventi per cominciare a discuterne, mentre si è formato un tavolo tecnico al Viminale con il garante della Privacy, il ministero della P.a., l’agenzia per l’Italia digitale. Una delle idee appunto è quella di sperimentare sui referendum il voto elettronico e di studiare le modalità per avvicinarsi a Paesi baltici e scandinavi come l’Estonia e la Norvegia che da tempo usano l’e-voting. L’obiettivo è quello di arrivare alle Politiche con una “modernizzazione delle procedure elettorali”. Elemento cruciale del sistema estone è che il voto online è collegato alle carte di identità elettroniche di ultima generazione che hanno tutti i cittadini e residenti. Le carte di identità digitali permettono l’autenticazione online del titolare in sicurezza e consentono di abbinare una firma digitale con l’account (quelle piu’ recenti includono una copia elettronica delle impronte digitali del proprietario). ## Perché la Blockchain In alcuni Paesi europei come la Germania si è deciso di non seguire questa strada proprio per i problemi legati alla sicurezza. M5s sta valutando una serie di proposte – nei giorni scorsi ci sono stati incontri anche con diversi costituzionalisti – per superare tutti i dubbi sul tavolo, assicurando che il voto sia sempre libero e segreto. Come? Si punta ad usare la Blockchain per la trasmissione dei dati e gli archivi digitali, ovvero la piattaforma che a detta del Movimento 5 stelle può garantire la sicurezza del voto in quanto non è mai stata violata dagli hacker. Lo scopo dei pentastellati è quello di aprire il confronto in sede parlamentare. Anche con le forze dell’opposizione. L’11 ottobre scorso è stata approvata alla Camera la proposta di legge “elezioni pulite” che prevedeva un meccanismo a sostegno dei fuori sede, consentendogli di votare, già alle Europee, in un comune diverso da quello di residenza. La legge Nesci (dal nome della pentastellata che l’ha proposta) è pero’ ferma al Senato. L’obiettivo del Movimento è quello innanzitutto di agganciarsi a quel testo: ovvero far votare online alle Politiche gli studenti e i lavoratori fuori sede ma anche gli italiani all’estero. Si tratterebbe di una platea – secondo quanto è stato stimato – di circa un milione di persone, quante più o meno votano a votare in Estonia con l’e-voting. Lo scopo innanzitutto è quello di combattere l’astensionismo, garantire che non ci siano brogli e anche ridurre le spese. Il percorso è partito proprio con il lavoro sui referendum propositivi. Ad ottobre un gruppo di deputati M5s ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno per chiedere “anche in via graduale” l’introduzione “tout court” del sistema del voto elettronico. A febbraio M5s accelererà, lavorando proprio sull’identità digitale che tra l’altro verrà utilizzata anche per usufruire del reddito di cittadinanza. Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a [dir@agi.it](mailto:dir@agi.it). --- # Giù le mani dalle nostre preziose schede cartacee - Data: 2018-12-30 - Categorie: Varie - URL: https://crvd.hermescenter.org/giu-le-mani-dalle-nostre-preziose-schede-cartacee/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/giu-le-mani-dalle-nostre-preziose-schede-cartacee/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia di *[Gabriele Nicoli](https://ilbolive.unipd.it/it/taxonomy/term/5454)* su [ILBLive (Università di Padova)](https://ilbolive.unipd.it/it/news/giu-mani-dalle-nostre-preziose-schede-cartacee) *Web e società democratica. Un matrimonio difficile *è un recente volume a cura di Ermanno Vitale e Fabrizio Cattaneo, edito da Accademia University Press (pp. 180). Raccoglie le rielaborazioni degli atti del seminario «Web e società democratica», parte di un progetto di ricerca sul tema del rapporto fra democrazia e *Information and Communication Technology *(ICT) realizzato presso l’università della Valle d’Aosta nel biennio 2016-2017. **Il motivo conduttore del volume riguarda il rapporto tra *web *e democrazia**, analizzato attraverso una prospettiva interdisciplinare che porta a riflettere su alcune questioni nevralgiche, quali voto elettronico, polarizzazione ideologica, *fake news *enuovi luoghi (virtuali e reali) della politica, trasformati dalla rete e dai *social media*. Le criticità si palesano innanzitutto nell’applicazione dello strumento principe della democrazia, il voto, in particolare nella sua dimensione di voto elettronico. A questo si sommano le difficoltà di governare l’informazione *online*, rendendola fruibile e assimilabile criticamente, e la difficoltà di creare un’opinione pubblica realmente capace di dialogo nella dimensione del *web*. Il volume muove proprio dal contributo di Roberto Casati e Fabrizio Tonello su *Voto elettronico e partecipazione democratica*. Il saggio mette in rilievo i problemi legati all’applicazione del voto elettronico nelle elezioni. L’“ipotesi centrale”, a detta degli autori, riguarda l’“opacità teorica e pratica” del suffragio universale, che “tende a resistere e ad aumentare con l’introduzione di strumenti elettronici per il voto”. Casati e Tonello **si chiedono se il voto elettronico possa costituire una soluzione ai problemi individuati nei sistemi elettorali**: la loro analisi porta ad una risposta negativa, sia in termini di fattibilità tecnica, sia in termini di teoria della democrazia. Circa il limite tecnico, due sono gli aspetti legati alla questione: uno, **di ordine matematico, che “riguarda gli algoritmi che determinano il risultato elettorale”**; il secondo, invece, **di natura fisico-tecnologica**, che “r**iguarda la natura e la complessità dei dispositivi** – oggetti e processi – **che assicurano il diritto di voto**”. Per quanto concerne la teoria, gli autori sottolineano che un sistema elettorale non si esaurisce nel determinare i collegi e la metodologia di assegnazione dei seggi: all’elettore va spiegato anche il meccanismo su cui si basa. Si pensi, ad esempio, alle modalità di funzionamento del sistema uninominale, ai confini delle circoscrizioni elettorali, ai premi di maggioranza, al doppio turno, eccetera: tutti ambiti per i quali “richieste precise riguardanti le condizioni di svolgimento dell’atto di votare” sono state storicamente subordinate alla “rivendicazione di un allargamento del suffragio”. Senza alcuna volontà di sminuire il percorso storico che ha portato alla conquista del suffragio universale, gli autori sottolineano le distorsioni che alcuni sistemi elettorali tradizionali possono produrre nel tentativo di essere rappresentativi del volere degli elettori. In altre parole, abbiamo conquistato il diritto di votare senza (voler) capire davvero come il nostro voto incida sul sistema democratico. Per Casati e Tonello, **il voto elettronico sottrae all’elettore la possibilità di comprendere e verificare il processo elettorale**. Nei sistemi di voto tradizionali, chiunque può capire cosa è necessario per mantenerne l’accuratezza e la segretezza: ognuno sa che il suo voto conterà perché ne conosce il meccanismo. Esiste la possibilità di brogli, ma il sistema consente controlli e riconteggi. Inoltre, è improbabile che avvengano in maniera massiccia. Col sistema elettronico, invece, **bisogna essere esperti informatici per saper comprendere e analizzare tutti i passaggi “compiuti” dal voto elettronico**. L’elettore comune non avrebbe possibilità di conoscere cosa succede dopo la sua espressione di voto a mezzo elettronico. Per quanto si possa dichiarare sicura una macchina, permane una fondamentale mancanza di trasparenza cognitiva del processo, aggravata dall’impossibilità di verifica tangibile. Per capirci, non si potrebbe consegnare all’elettore un certificato che gli confermi che il suo voto è stato recepito, altrimenti potrebbe mostrarlo a qualcuno, farne commercio, contravvenendo così ad uno dei principi cardine delle votazioni democratiche: la segretezza. Rispetto al tema per cui il voto *online *potrebbe agevolare la partecipazione popolare al voto in un momento storico in cui le percentuali di astensionismo sono elevate, **Casati e Tonello obiettano che l’assenza di una cabina in cui essere di fronte alle proprie scelte significhi la scomparsa della democrazia come la conosciamo oggi**: “Votare dallo *smartphone *equivale a spostare la cabina elettorale in ogni casa e in ogni tasca”. Non tarderanno, tuttavia, a manifestarsi sacche di micropotere: “il marito torcerà il braccio alla moglie, il padre al figlio, il fidanzato alla fidanzata, il nipote alla nonna”, fino ad arrivare a riti collettivi in cui si rischia di votare per il bene dell’azienda o della famiglia (mafiosa?). Il voto elettronico non preserverebbe alcuno dei principi democratici fondanti il suffragio: l’universalità, ossia “la garanzia che tutti i cittadini aventi diritto possano effettivamente prendere parte alle elezioni senza sforzo”, la segretezza, ovvero “la possibilità di esprimere il proprio voto senza che alcuno possa chiederne conto” e l’integrità, cioè “che in primo luogo tutti i voti siano contati, in secondo luogo che i totali possono essere verificati e infine che il sistema sia immune da manipolazione esterne”. Sul tema della polarizzazione delle posizioni politiche all’interno dei *social network *e sulle conseguenze che si possono osservare sul governo democratico si concentra, invece, il contributo di Javier Martín Reyes. **Dopo aver dimostrato che negli Stati Uniti**, paese preso come caso di studio, **si viva da qualche tempo un periodo di chiara polarizzazione delle posizioni politiche**, Martín Reyes **si chiede se questo fenomeno possa dipendere dall’uso dei *social network ***e quale sia, dunque, la relazione tra essi e la polarizzazione politica. Contrariamente all’idea per cui i *social *permetterebbero di favorire il dialogo democratico e di ridurre la polarizzazione attraverso la creazione di una sfera pubblica alla quale tutti possano potenzialmente partecipare, Martín Reyes evidenzia come essi non si possano considerare di certo “un’agorà virtuale”. I *social network*, oltre ad accentuare la polarizzazione, la fomentano oltremodo in quanto mettono in relazione persone con posizioni ideologiche radicali, generando dunque una sorta di “cassa di risonanza” di tali idee, le quali, non essendo sottoposte ad un reale confronto, rimangono acritiche. La soluzione che prospetta Martín Reyes passa da un’opera d’informazione critica e di promozione della cultura del dialogo che può essere compiuta, ad esempio, a partire dalle Università: “I *social network *sono lontani dall’essere lo spazio in cui le norme di civiltà sono più frequentemente rispettate. Ma sarebbe un bene se in classe i docenti sottolineassero l’importanza di avere una discussione il più ordinata e plurale possibile”. L’ultimo contributo che chiude il volume è un saggio a cavallo fra riflessione e testimonianza professionale. Laura Agostino, giornalista e direttrice della webtv “bobine.tv”, attraverso la testimonianza della sua vita professionale traccia una sintesi dello sviluppo delle modalità di informazione e spiega come siano cambiate con l’avvento del *web*. **Agostino sottolinea che a cambiare sono i tempi, gli spazi e i modi di diffusione, ma non la ricerca delle fonti e l’elaborazione dei contenuti**. La nuova realtà comporta non pochi problemi per l’affidabilità e la qualità dell’informazione. La velocità con cui vengono veicolato le notizie, sconosciuta fino a qualche anno fa, comporta la difficoltà nella verifica dell’attendibilità delle fonti, ma anche la mediazione critica, sempre più problematica, della figura del giornalista.** L’onere del controllo delle fonti e delle analisi delle notizie si sposta perlopiù in capo al fruitore del *web***, che può non possedere gli strumenti, anche concettuali, per adempiere a tale compito. Ecco dunque che si allarga il fenomeno della diffusione delle *fake news*, o nella migliore delle ipotesi di un’informazione continua ma completamente priva di approfondimento critico: “Il conseguente livello di sicurezza nella fruizione […] dipende dalla capacità di filtrare e distinguere l’informazione buona e attendibile da quella dubbiosa”. La soluzione, ancora prospettica, proposta dall’autrice è “un’alfabetizzazione informatica diffusa e la valorizzazione del ruolo del giornalista svincolata da una logica di *marketing *di sé e del proprio lavoro, tipica della realtà giornalistica attuale, soprattutto laddove l’informazione è veicolato attraverso i *social media”*. **Il *web *ha senz’altro influenza sulla società e sulla democrazia**: agisce, al contempo, almeno su due aspetti della politica, la sfera del dibattito e quella della decisione. Oggi vige l’idea che internet sia la nuova “agorà”, dove i cittadini discutono liberamente ed esprimono il loro massimo potere democratico. Il *web*, tuttavia, veicola flussi spropositati di informazioni e, al contempo, alimenta la convinzione di possedere ogni verità a portata di mano, senza considerare la difficoltà di discernere informazioni attendibili da quelle volutamente false. Il *web*consente sì uno scambio di opinioni, con immediatezza che somiglia a quella del dialogo, pur però non essendo un dialogo: distanza, anonimato, appiattimento delle opinioni, assenza di contraddittorio sono tipici aspetti delle discussioni da *social*. Sembra proprio che il limite oltre il quale il *web *degeneri da veicolo di conoscenza, libertà e promozione democratica a strumento di diffusione e amplificazione dell’anti-democrazia sia molto sottile. --- # Richiesta di rettifica al blog di Beppe Grillo per la bufala della votazione in blockchain in Sierra Leone - Data: 2018-12-04 - Categorie: Lettere - Tag: beppe grillo, blockchain, crvd, fake news, m5s, sierra leone - URL: https://crvd.hermescenter.org/83/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/83/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia In relazione all’articolo > [In Sierra Leone la prima votazione al mondo con sistema Blockchain](http://www.beppegrillo.it/in-sierra-leone-la-prima-votazione-al-mondo-con-sistema-blockchain/) pubblicato il 20 marzo us, vi chiedo la pubblicazione di una rettifica in quanto il contenuto non risponde a verità ed era stato già smentito quando voi l’avete pubblicato Probabilmente la presenza di quest’articolo contenente una nota fake news ampiamente smentita dalle autorità del Sierra Leone ha indotto in errore il giornalista e ancor di più Davide Casaleggio nella recente intervista pubblicata su Lettera43. [https://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2018/11/21/davide-casaleggio-blockchain/226628/](https://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2018/11/21/davide-casaleggio-blockchain/226628/) La testata in esame ha dovuto verificare e pubblicare di conseguenza una smentita, anche grazie alla nostra segnalazione. [http://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2018/12/03/blockchain-casaleggio-beppe-grillo-sierra-leone/226995/](http://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2018/12/03/blockchain-casaleggio-beppe-grillo-sierra-leone/226995/) Vista la diffusione del vostro sito sarebbe opportuno che anche voi facciate una rettifica, come appunto vi sto chiedendo. --- # Blockchain e Elezioni: l’esperienza giapponese, svizzera e americana - Data: 2018-12-01 - Categorie: Traduzioni - Tag: blockchain, cointelegraph, giappone, linver, sierra leone, svizzera, west virginia - URL: https://crvd.hermescenter.org/blockchain-e-elezioni-lesperienza-giapponese-svizzera-e-americana/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/blockchain-e-elezioni-lesperienza-giapponese-svizzera-e-americana/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia [Henry Linver](https://cointelegraph.com/authors/henry-linver) su [CoinTelegraph](https://cointelegraph.com/news/blockchain-and-elections-the-japanese-swiss-and-american-experience) ![Blockchain and Elections: l'esperienza giapponese, svizzera e americana](https://crvd.hermescenter.org/images/740_aHR0cHM6Ly9zMy5jb2ludGVsZWdyYXBoLmNvbS9zdG9yYWdlL3VwbG9hZHMvdmlldy8wN2I3MDNiNTExOTQ1NzdiNjYxODVhNjE0OTllY2Y3NC5qcGc-.jpg) ANALISI Le elezioni libere ed eque sono uno dei pilastri di democrazie in salute. Dagli Stati Uniti alla Sierra Leone, i sostenitori della blockchain credono che la tecnologia possa portare un nuovo livello di trasparenza, equità ed efficienza al processo elettorale. Nonostante l’entusiasmo della comunità blockchain - e il tentativo di supporto da parte di organismi politici - i tentativi di implementare la tecnologia hanno avuto un successo misto e hanno ricevuto critiche drastiche. ## Blockchain del trial scientifico giapponese [Alla fine di agosto](https://www.japantimes.co.jp/news/2018/09/02/national/politics-diplomacy/new-online-voting-system-introduced-city-tsukuba/#.W40QkpMzbBJ) , la città giapponese di Tsukuba ha sperimentato l’uso della tecnologia blockchain nel suo sistema di voto. Tsukuba è una città già strettamente associata alla ricerca scientifica, e il recente uso della blockchain è l’ultima mossa della città per esplorare nuovi modi di innovare. Gli elettori hanno potuto partecipare utilizzando il proprio My Number Card, un numero identificativo di 12 cifre rilasciato a tutti i cittadini del Giappone, introdotto nel 2015. Una pubblicazione distribuita sul sito ufficiale della città ha [dichiarato](http://www.city.tsukuba.lg.jp/shisei/oshirase/1005129.html?oprd=1) che gli elettori sono stati in grado di esprimere voti per l’attuazione di diversi programmi sociali. I partecipanti sono stati in grado di scegliere quali delle 13 iniziative ritenute più meritevoli di supporto finanziario, a [partire](https://cointelegraph.com/news/japanese-city-tsukuba-trials-blockchain-based-voting-system) dallo sviluppo di attrezzature per migliorare la diagnosi del cancro, fino a un programma di navigazione sonora nelle città e nuove attrezzature per attività all’aperto. Come citato da [Cointelegraph](https://cointelegraph.com/news/japanese-city-tsukuba-trials-blockchain-based-voting-system) , il voto è stato condotto per stabilire se le proprietà democratiche e trasparenti della blockchain si prestassero bene alla minimizzazione del gioco scorretto nel processo di voto. Sebbene inizialmente scettico sul potenziale della blockchain, il sindaco di Tsukuba, Tatsuo Ugarashi, ha [detto](https://cointelegraph.com/news/japanese-city-tsukuba-trials-blockchain-based-voting-system) : > “Avevo pensato che [blockchain] avrebbe comportato procedure più complicate, ma ho scoperto che è minimo e facile.” Sebbene il recente voto giapponese con blockchain sia andato liscio, non tutti gli sforzi del governo per sfruttare le potenzialità della tecnologia hanno goduto della stessa accoglienza. ## Sierra Leone: l’elezione blockchain che non lo era Il 7 marzo 2018 è stato [riferito](https://cointelegraph.com/news/sierra-leones-fake-blockchain-election-hasnt-damaged-the-technologys-reputation) che la Sierra Leone era diventata la prima nazione ad implementare la tecnologia blockchain nel processo elettorale. [Agora Technologies](http://www.agoratechnologies.com/) , una società svizzera, ha pubblicato una serie di tweet affermando di aver supervisionato la prima elezione con blockchain della Sierra Leone: > *Proprio così, [@AgoraBlockchain è](https://twitter.com/AgoraBlockchain?ref_src=twsrc%5Etfw) stato presentato in [@TechCrunch](https://twitter.com/TechCrunch?ref_src=twsrc%5Etfw) oggi. Leggi di più sulla nostra elezione [#blockchain](https://twitter.com/hashtag/blockchain?src=hash&ref_src=twsrc%5Etfw) in Sierra Leone! [https://t.co/e2fh1kzSzj](https://t.co/e2fh1kzSzj)**[15 marzo 2018](https://twitter.com/AgoraBlockchain/status/974322434265370624?ref_src=twsrc%5Etfw)* La realtà si è rivelata un po ‘diversa. In realtà, Agora aveva effettivamente osservato il processo di votazione e condotto un processo di blockchain completamente separato insieme alle elezioni per illustrare come le future elezioni potrebbero essere svolte utilizzando la tecnologia. La Commissione elettorale nazionale della Sierra Leone (NEC) è entrata in azione e ha pubblicato la propria dichiarazione via twitter, negando che durante le elezioni vi sia stato un qualche uso della tecnologia blockchain: ![](https://crvd.hermescenter.org/wp-content/uploads/2018/12/blocksierra.jpg) > [pic.twitter.com/8cLMVvQPkQ](https://t.co/8cLMVvQPkQ)[, 19 marzo 2018](https://twitter.com/NECsalone/status/975773726703804419?ref_src=twsrc%5Etfw) Il CEO di Agora, Leo Gammar, è stato costretto a rettificare le [affermazioni](https://cointelegraph.com/news/sierra-leones-fake-blockchain-election-hasnt-damaged-the-technologys-reputation) apparentemente fuorvianti di Agora . Il fatto che il gruppo fosse accreditato per processare il proprio sistema di blockchain insieme alle elezioni indica che, nonostante la frenesia dei media, gli organismi governativi stanno aprendo la porta a nuovi modi per rendere più efficiente il processo elettorale - e blockchain è uno di questi . Nonostante le apparentemente rosee relazioni con il NEC della Sierra Leone, l’accoglienza del coinvolgimento della compagnia nelle elezioni è stata mista. Morris Marah, fondatore del [Sensi Tech Hub](http://sensi-sl.org/) di Freetown [, ha](http://sensi-sl.org/)[espresso le](https://cointelegraph.com/news/sierra-leone-govt-says-no-blockchain-officially-used-in-elections-after-misleading-media-hype) sue preoccupazioni a [RFI](http://en.rfi.fr/africa/20180319-sierra-leones-electoral-commission-distances-itself-use-blockchain-during-polls) : > *“Quello che questi ragazzi [Agora] stanno dicendo è grandioso. Ma in realtà non l’hanno testato perché in pratica hanno preso una scheda cartacea dei risultati e l’hanno messa sul loro sistema. Questo è quello che fanno tutti gli altri, non è nuovo. “* ## La “Crypto Valley” della Svizzera prova il blockchain votante Negli ultimi anni, la città svizzera di Zugo è diventata famosa meno per le sue vedute sulle montagne e la pittoresca architettura svizzera, ma più per la sua associazione con basse aliquote fiscali e la criptovaluta. Il recente afflusso di gruppi di cripto che hanno stabilito basi nel cantone centrale ha portato alla sua soprannominazione “CryptoValley”. Desideroso di affermarsi come un capitale blockchain, il comune consente il pagamento in Bitcoin per i servizi e recentemente completato un processo di successo del voto blockchain. Il voto su piccola scala ha coinvolto solo 72 dei 240 cittadini con accesso al sistema di voto online, che hanno partecipato al voto del processo non vincolante tra il 25 giugno e il 1 luglio. Il questionario del test ha chiesto ai cittadini di votare su entrambe le questioni municipali minori come anche se pensano che un sistema di identificazione elettronica basato su blockchain debba essere utilizzato per i referendum in futuro. L’agenzia di stampa svizzera scrive che tre persone hanno dichiarato che non è stato facile votare in digitale, 22 hanno risposto che avrebbero usato blockchain per dichiarazioni fiscali o sondaggi, 19 hanno risposto che avrebbero pagato le tasse di parcheggio con il loro ID digitale e tre hanno affermato che lo avrebbero usato per prendere in prestito libri della biblioteca. Il capo della comunicazione di Zug, Dieter Miller, ha definito il voto un successo. ## West Virginia prova il blockchain di voto, ma le nuvole minacciano le fantasticherie Il West Virginia [consentirà ai](https://money.cnn.com/2018/08/06/technology/mobile-voting-west-virginia-voatz/) cittadini che [prestano](https://voatz.com/) servizio nelle forze armate - insieme ad altri cittadini che vivono all’estero - di votare via smartphone con un’app chiamata [Voatz](https://voatz.com/) nel novembre 2018. Questa sarà la prima istanza di voto su uno smartphone in un’elezione federale. Funzionari del West Virginia hanno [pubblicato un PDF che](https://sos.wv.gov/News-Center/Pages/Military-Mobile-Voting-Pilot-Project.aspx) illustra il processo: > *“Tutto ciò che è necessario per esprimere il proprio voto è un dispositivo mobile Apple o Android compatibile e un ID statale o federale approvato e convalidato”.* L’idea per l’app è emersa per la prima volta in occasione di un vertice di hacking organizzato dal South by Southwest Technology Festival in Texas. Il segretario di stato della West Virginia, Mac Warner, [è rimasto colpito](https://qz.com/1350689/west-virginia-will-be-the-first-state-to-let-voters-vote-by-smartphone/) dal sistema di autenticazione biometrica dell’app e dagli elementi di sicurezza basati su blockchain. Sia Warner che la startup di Boston che ha creato Voatz affermano che il sistema è sicuro. Lo stato [ha portato a termine con successo un progetto pilota](https://wvexperience.voatz.com/faq.html) a maggio. La recente fanfara sulla tecnologia blockchain nelle procedure di voto si gioca sullo sfondo di uno scandalo in una storia elettorale relativamente recente. Nel 2000 sono state [riportate segnalazioni](https://www.theguardian.com/world/2000/nov/23/uselections2000.usa4) di un conteggio anomalo e, nel 2016, diverse persone sono state [accusate](https://www.washingtonpost.com/news/post-nation/wp/2016/10/29/trump-supporter-charged-with-voting-twice-in-iowa/) di aver espresso voti in più di uno stato. Un rapporto dell’istituto Brookings ha [affermato](https://www.brookings.edu/blog/techtank/2018/05/30/how-blockchain-could-improve-election-transparency/) che la Conferenza nazionale dei legislatori statali ha presentato una serie di considerazioni che devono essere affrontate per un’implementazione su larga scala del voto elettronico - come la sicurezza, la coercizione degli elettori, l’autenticazione e l’inconveniente per i funzionari locali. Sebbene sia positivo sul potenziale per la tecnologia blockchain di trasformare il processo di voto, il rapporto ha concluso che la blockchain deve essere testata in modo completo per tenere conto dei costi e delle dimensioni di un’implementazione più ampia. Matt Blaze, un ricercatore di crittografia e sicurezza presso l’Università della Pennsylvania, ha espresso critiche alla relazione, affermando che la blockchain introduce punti deboli nel sistema. Blaze ha anche [affermato](https://www.technologyreview.com/s/611850/why-security-experts-hate-that-blockchain-voting-will-be-used-in-the-midterm-elections/) che proteggere il sistema di voto “è più facile, semplice e sicuro fatto con altri approcci”. Marian K. Schneider, presidente di [Verified Voting](https://www.verifiedvoting.org/) , ha anche preso di mira l’app Voatz, affermando che si non è tanto un’app basata su blockchain quanto un’app mobile standard con una blockchain collegata. La preoccupazione principale è che, sebbene l’app crittografa i dati dell’elettore, il sistema attuale non può garantire che il telefono dell’abbonato e la rete di assistenza siano privi di vulnerabilità. Per quanto riguarda la protezione delle informazioni sensibili mentre viaggia su Internet dall’app, Schneider ha [dichiarato](https://www.technologyreview.com/s/611850/why-security-experts-hate-that-blockchain-voting-will-be-used-in-the-midterm-elections/) : > *“Penso che abbiano fatto molte affermazioni che in realtà non giustificano alcuna maggiore fiducia in ciò che stanno facendo rispetto a qualsiasi altro sistema di voto su Internet”.* Voatz sostiene che le critiche contro di esso sono “falsa propaganda” e che “la maggior parte dei commenti nel thread sono errate o travisate”. Tuttavia, le critiche alle capacità dell’app non sono del tutto infondate. Una sperimentazione in Utah ha portato la startup a non essere in grado di supportare un’alta concentrazione di download poco prima dell’apertura dei sondaggi. Voatz, tuttavia, è rimasto ottimista e ha [descritto](https://qz.com/1350689/west-virginia-will-be-the-first-state-to-let-voters-vote-by-smartphone/) l’incidente come una “preziosa esperienza di apprendimento”. ## I critici rimangono indifferenti Mentre la maggior parte delle critiche per il voto online e mobile è stata mirata a difetti specifici nei programmi, ci sono molti critici di spicco che non concordano completamente con la nozione. Bruce Schneier, un crittografo, informatico e autore di numerosi libri sulla crittografia e la sicurezza informatica, ha [pubblicato un blog](https://www.schneier.com/blog/archives/2018/04/securing_electi_1.html) in opposizione all’uso delle blockchain nelle elezioni. > *“L’unico modo per proteggere in modo affidabile le elezioni sia dalla malizia che dall’incidente è usare qualcosa che non sia hackerabile o inaffidabile su larga scala; il modo migliore per farlo è quello di eseguire il backup di tutto il sistema possibile con la carta. “* Schneier ritiene che gli sforzi passati per automatizzare il sistema di voto portino un messaggio sui potenziali pericoli di tale trasformazione. Nel 2007, gli stati della California e dell’Ohio hanno effettuato audit completi delle loro macchine per il voto elettronico. Il risultato era tutt’altro che positivo. La revisione ha rilevato che le vulnerabilità erano endemiche in quasi tutte le componenti: > *“I ricercatori sono stati in grado di modificare in modo non corretto i voti dei voti, cancellare i registri di controllo e caricare malware nei sistemi. Alcuni dei loro attacchi potrebbero essere implementati da un singolo individuo senza un accesso maggiore di un normale operatore di sondaggio; altri potrebbero essere fatti da remoto. “* Questo non è l’unico caso in cui le macchine per il voto elettronico sono state compromesse. Nel 2017, la conferenza degli hacker di Defcon ha raccolto 25 pezzi di attrezzature e ha sfidato i partecipanti a comprometterli. Alla fine del weekend, i partecipanti avevano caricato software dannoso su dispositivi, conteggi di voti compromessi in modo anonimo e causato l’arresto anomalo dei dispositivi. “Questi erano hacker annoiati”, [scrive Schneier,](https://www.schneier.com/blog/archives/2018/04/securing_electi_1.html) “senza esperienza con le macchine per il voto, che giocano tra una festa e l’altra un fine settimana”. Per quanto riguarda la migliore soluzione, Schneier ha scritto: > *“I ricercatori della sicurezza [concordano](https://www.verifiedvoting.org/) sul [fatto](https://www.verifiedvoting.org/) che il gold standard è un [voto cartaceo verificato dagli elettori](https://votingmachines.procon.org/view.answers.php?questionID=000291) . Il modo più semplice (e meno costoso) per raggiungere questo obiettivo è il voto a scansione ottica. Gli elettori contrassegnano a mano le schede cartacee; vengono inseriti in una macchina e contati automaticamente. Quel ballottaggio cartaceo viene salvato e funge da record vero e proprio in un riconteggio in caso di problemi. Le macchine touch-screen che stampano un voto cartaceo da inserire in un’urna possono anche funzionare per gli elettori disabili, purché il voto sia facilmente leggibile e verificato dal voto. “* La critica più feroce per il concetto viene dal [Centro per la democrazia e la tecnologia,](https://cdt.org/)[Joseph Lorenzo Hall](https://qz.com/1350689/west-virginia-will-be-the-first-state-to-let-voters-vote-by-smartphone/) , che definisce l’intera cosa una “idea orribile”: > *“È il voto in internet sui dispositivi orribilmente sicuri delle persone, sulle nostre orribili reti, sui server che sono molto difficili da proteggere senza una registrazione fisica dei voti”.* Tuttavia, questa raffica di critiche non sembra aver scoraggiato i governi dal cercare di implementare la tecnologia nel prossimo futuro. Ormai, possiamo parlare solo degli esperimenti municipali, non nazionali, ma dato che sono stati tenuti negli Stati Uniti, in Giappone e in Svizzera, non sarebbe esagerato riconoscere un certo interesse per la DLT dalle principali democrazie del mondo. #### L’autore: Henry Linver Henry Linver è un giornalista freelance. È interessato a come la blockchain abbia il potenziale per cambiare radicalmente il mondo in cui viviamo e il potere di trasformazione della crittografia. - --- # Al direttore di Lettera43 in merito dichiarazioni di Casaleggio sul voto elettronico - Data: 2018-11-29 - Categorie: Lettere - Tag: Casaleggio, crvd, fake news, lettera43.it - URL: https://crvd.hermescenter.org/al-direttore-di-lettera43-in-merito-dichiarazioni-di-casaleggio-sul-voto-elettronico/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/al-direttore-di-lettera43-in-merito-dichiarazioni-di-casaleggio-sul-voto-elettronico/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia Gentile Direttore, questa nostra lettera solo per sottolineare che la sua. testata si sta facendo promotore della propagazione di ormai screditate fake news in merito all’uso della blockchain nell’ambito del voto elettronico. Il dibattito sull’introduzione del voto elettronico in Italia è ampiamente inquinato da parte di questa propaganda basata su notizie false o ampiamente travisate, di cui sembra, forse involontariamente, vi state facendo parte attiva. Nell’[intervista a Davide Casaleggio](https://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2018/11/21/davide-casaleggio-blockchain/226628/) dello scorso 21 novembre il giornalista Eugenio Spagnolo riporta, come se questo rispondesse a verità, la notizia, ormai screditata da oltre sei mesi dell’utilizzo della blockchain nelle elezioni in Sierra Leone, probabilmente citando un post del blog di Beppe Grillo sull’argomento. Casaleggio poi risponde di conseguenza. Purtroppo questo è falso. «Mohamed Conteh, presidente della National Electoral Commission (NEC) della Sierra Leone, l’organizzazione con mandato costituzionale che supervisiona la registrazione degli elettori e tutte le elezioni pubbliche nel paese, è uscita per rendere chiaro al pubblico che, nonostante i numerosi resoconti dei media al contrario , nessuna tecnologia di libro mastro distribuito è stata utilizzata durante le elezioni nazionali del 7 marzo. Ha affermato che “il NEC non ha usato e non sta usando la tecnologia blockchain in nessuna parte del processo elettorale”.» (<[https://news.bitcoin.com/reports-of-blockchain-elections-in-sierra-leone-are-all-fake-news/](https://news.bitcoin.com/reports-of-blockchain-elections-in-sierra-leone-are-all-fake-news/)). Può cercare su Internet ampia documentazione in merito, come forse avrebbe dovuto fare il suo giornalista per preparare correttamente la sua intervista. Sarebbe opportuno se pubblicase, come doveroso, una rettifica. Grazie,Emmanuele SommaSegretario del Comitato sui Requisiti del Voto in Democrazia[https://crvd.org](https://crvd.hermescenter.org/) Per informazioni: FAQ sul voto elettronico (e sull’applicazione della blockchain)[https://blog.crvd.org/index.php/2018/11/28/faq-sul-voto-elettronico-e-sullapplicazione-della-blockchain/](https://crvd.hermescenter.org/faq-sul-voto-elettronico-e-sullapplicazione-della-blockchain/) «Guida Hermes al Voto Digitale» di Winston Smith [https://crvd.org/la-guida-hermes-al-voto-digitale/](https://crvd.hermescenter.org/la-guida-hermes-al-voto-digitale/). Diritto alla conoscenza nell’incostituzionalità del voto elettronico in Germania [https://crvd.org/diritto-alla-conoscenza-nella-non-costituzionalita-del-voto-elettronico-in-germania/](https://crvd.hermescenter.org/diritto-alla-conoscenza-nellincostituzionalita-del-voto-elettronico-in-germania/) *A seguito della nostra comunicazione Lettera43 ha pubblicato questo [articolo](https://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2018/12/03/blockchain-casaleggio-beppe-grillo-sierra-leone/226995/). * ## La bufala della votazione con la Blockchain in Sierra Leone #### Nonostante il Paese abbia ufficialmente smentito l’uso del sistema in occasione delle elezioni di marzo 2018, la fake news continua a circolare. - [**MICHELANGELO COLTELLI**](https://www.lettera43.it/it/autori/michelangelo-coltelli/1043/) Il 7 marzo 2018 in **Sierra Leone **si sono tenute le **elezioni nazionali**. Tantissime testate hanno riportato la notizia che si fosse votato usando il sistema **Blockchain**. Ammetto che non essendo un informatico non so abbastanza del sistema per potermi esprimere in merito. Mi è stato spiegato più volte, non mi ha convinto, ma può essere che non mi abbia convinto proprio in quanto non sono un esperto informatico. Ma allora perché ne parliamo oggi? Il problema è che la storia che si sia usata la Blockchain in Sierra Leone è data come assodata, da tanti, colpa il fatto che a marzo tutti avevano riportato la cosa per certa, merito di una **campagna marketing** azzeccata. Ma le cose non stanno affatto come raccontato nei primissimi giorni dopo le elezioni. Tanto che [la **commissione elettorale** della Sierra Leone il 19 marzo](https://twitter.com/NECsalone/status/975773726703804419/photo/1) è stata costretta a emettere un annuncio specifico in merito. Il comunicato ufficiale della Sierra Leone in cui viene smentito l’utilizzo della Blockchain. Il **testo **è semplice: *La commissione elettorale nazionale utilizza un database interno per il controllo dei risultati elettorali. Questo database è stato originariamente sviluppato per le elezioni del 2012. È stato poi ampliato e aggiornato, prima delle elezioni del 2018. Il database è stato sviluppato in C ++ e funziona su MS SQL, nessuno dei quali è open source. **E non usa Blockchain in alcun modo.* Ma allora come mai siti come il *Blog *di **Beppe Grillo **riportano ancora questa storia? Lo screenshot del Blog di Grillo sull’uso della Blockchain nelle elezioni di marzo 2018. Anzi, la domanda da farsi è come mai ne parlino il 20 marzo, quando la commissione elettorale aveva smentito la cosa il 19 marzo? La verifica dei fatti questa sconosciuta. ## LA VERSIONE DI DAVIDE CASALEGGIO Quello che dispiace è che come diceva un famoso detto: «Ripetete una bugia cento, mille un milione di volte diventerà una verità…» (e no, [non si può attribuire a Goebbels](http://www.butac.it/le-citazioni-di-goebbels-e-la-post-verita/)non esistendo una fonte verificabile). Basti vedere come una domanda di un’intervista a **Davide Casaleggio,** apparsa proprio qui su *Lettera43.it *qualche giorno fa, contribuisca ad alimentare l’informazione errata. Nell’intervista si parlava appunto di Blockchain, l’intervistatore (sbagliando) chiede: *Ma è stata adoperata anche nelle elezioni: in Sierra Leone hanno sperimentato il voto elettronico, usando una tecnologia basata sulla Blockchain. Potrebbe essere un passo verso la democrazia elettronica?* Al che Casaleggio, senza assolutamente smentire l’informazione errata, risponde: *Oltre che sulle certificazioni di filiera, il registro condiviso può essere applicato in molti contesti, anche nei sistemi di voto. La Sierra Leone è solo uno degli esempi. Ma ce ne sono diversi. Per esempio nel Comune di Zugo in Svizzera recentemente hanno sperimentato il sistema di voto basato sulla Blockchain. E anche in Olanda e Australia ci sono utilizzi per quanto riguarda il voto.* La Sierra Leone però, come abbiamo visto, non ha usato un sistema basato sulla Blockchain. Ma allora è tutta una bufala? Fino a un certo punto sì, ma c’è una spiegazione: **Agora** (l’**azienda svizzera** che ha sviluppato il sistema) ha agito come**osservatore internazionale** nei territori occidentali della Sierra Leone. Nell’espletare il suo compito di osservatore ha [testato la Blockchain come sistema di controllo indipendente](http://www.coindesk.com/blockchain-vote-election-sierra-leone-got-wrong). Non è stata usata per le votazioni in Sierra Leone, ma solo testata (dagli stessi sviluppatori) in una determinata zona. Sia chiaro, è vero ci sono Paesi che stanno testando eventuali potenzialità del sistema. E ripeto, ammetto la mia ignoranza, non sono in grado di darvi un parere spassionato sull’argomento. Ma quello che conta è fare chiarezza: in Sierra Leone non è stata usata la Blockchain per votare. In Italia esiste un [Comitato per i requisiti del voto in democrazia](https://crvd.hermescenter.org/). Una delle poche voci che muove critiche esplicite in maniera sufficientemente chiara. Per il resto sembra che tutti ne siano entusiasti, senza però averne chiaro il funzionamento. --- # FAQ sul voto elettronico (e sull’applicazione della blockchain) - Data: 2018-11-28 - Categorie: Analisi - Tag: blockchain, crvd, faq, italia - URL: https://crvd.hermescenter.org/faq-sul-voto-elettronico-e-sullapplicazione-della-blockchain/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/faq-sul-voto-elettronico-e-sullapplicazione-della-blockchain/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia a cura del Comitato sui Requisiti del Voto in Democrazia ([https://crvd.org](https://crvd.hermescenter.org/)) 15 ottobre 2018 - versione 1.1 (ultimo aggiornamento 27 novembre 2018) [versione aggiornata](https://docs.google.com/document/d/1KryO8Gt1SfMEnUpJ4Cf6phoncpJ2D8E6TRQTykMXo_8/edit?usp=sharing) Si prende spunto da alcune interviste o articoli apparsi sulla stampa italiana per fare un po’ di chiarezza sulla situazione del voto elettronico e sull’applicazione della blockchain. Se avete altre domande o osservazioni da aggiungere scrivete a [info@crvd.org](mailto:info@crvd.org) *«I casi di sperimentazione del voto tramite sistema blockchain per ora sembrano dare riscontri positivi, anche se avvenuti in piccole realtà e non in consultazioni di grandi dimensioni.» * I casi di sperimentazione del voto tramite sistema blockchain semplicemente non ci sono. Se ne parla molto, poiché si la parola blockchain è l’hype del momento e molti ricercatori competono per i fondi di ricerca infilandola dappertutto o molte aziende tentano di mostrarsi innovative cavalcando l’ultima moda, ma alla prova dei fatti non esiste nessun sistema pubblico di una qualche rilevanza cha abbia messo insieme il voto elettronico in un sistema elettorale in democrazia con un valore sistemico (ovvero a livello di un governo, fosse anche solo regionale), che abbia quindi un minimo di rilevanza, e l’adozione della blockchain. I casi a cui probabilmente si riferisce sono probabilmente i tre più noti: il comune di Zugo in Svizzera (30.000 abitanti/clienti), che è un test senza rilevanza, la città giapponese di Tsukuba, in cui il voto con blockchain si è svolto non per eleggere qualcuno ma per selezionare un vincitore in un concorso tra progetti finanziati della città, e le elezioni in West Virginia, in cui 144 militari oltremare hanno votato usando senza problemi, a dire del Segretario di Stato, avrebbero votato “senza problemi” attraverso una piattaforma privata non ispezionabile chiama Voatz. Spesso si cita anche il caso della Sierra Leone, sparato come notizia entusiasmante da parte dei sostenitori del voto elettronico. Semplicemente in Sierra Leone la blockchain non era stata utilizzata dalle istituzioni, ma una società privata in modo indipendente da una azienda per “simulare” quello che era il vero voto, senza alcun tipo di legame con le autorità pubbliche. Chiunque faccia queste citazioni al più ha letto i titoli delle news, perché se si fosse spinto un po’ più in fondo nella lettura delle notizie forse avrebbe compreso che queste citazioni sono quantomeno controproducenti per sostenere la blockchain nelle elezioni democratiche di uno stato nazionale. Purtroppo sono questi gli esempi che alcuni hanno usati per spingere il Governo italiano ad impegnarsi su questo fronte usando i soldi dei contribuenti inutilmente. Nel caso questa cosa dovesse andare avanti i primi al mondo ad usare la blockchain per falsare le elezioni politiche, eventualmente, saremmo noi italiani. Una innovazione adeguata al livello di salute della nostra democrazia si vede. *«La nostra proposta è diretta principalmente a consentire il voto a chi vive lontano dal luogo di residenza. Un inizio per una sperimentazione mirata e funzionale.»* Secondo alcuni la blockchain avrebbe un qualche valore per chi vive lontano dal luogo di residenza. Ci si riferisce ai cosiddetti «italiani all’estero», che però non sono quelli che si trovano temporaneamente in viaggio fuori dai confini nazionali (che comunque non possono votare se non rientrano presso la loro residenza), ma quelli che vivono stabilmente fuori dal nostro paese e, però, conservano il diritto di voto come sancito dalla Costituzione, pur non essendo più effettivamente residenti sul territorio nazionale ma iscritti a quella che viene chiamata AIRE, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero (anche se con una certa dose di involontario umorismo burocratico un iscritto all’AIRE risulta essere presente nelle liste elettorali del comune da cui è andato via quando ha lasciato l’Italia). Il voto di questi italiani oggi avviene attraverso un contorto sistema postale, introdotto negli anni 2000, che sembra pensato a bella posta per compiere brogli, compravendite di schede e voti e ogni altra forma di nefandezza elettorale, per non parlare delle condizioni infernali con cui tali voti vengono scrutinati, indegne di uno stato decente. Almeno l’incidenza di questo bailamme sulle istituzioni democratiche è abbastanza limitato, ma acquista molto valore quando le coalizioni in competizione hanno risultati molto vicini tra di loro. Questo processo relativo al voto estero deve essere migliorato, ma non introducendo qualcosa ancora più pericoloso e manipolabile. Anche altri paesi a noi vicini, come Francia o Germania, permettono forme di voto per i cittadini fuori dai confini nazionali, ma mai con il lassismo del nostro sistema di voto postale, e proprio mentre noi pensiamo di impegnare il governo a sperimentare non “la tecnologia”, ma una ben determinata tecnologia, quei paesi che il voto elettronico l’hanno ampiamente studiato, sperimentato e talvolta usato attivamente per anni, lo stanno abbandonando o fortemente limitando, sostenendo che, qualsivoglia tecnologia si possa usare, non garantisce i requisiti di base di un voto democratico. Perché non prendere esempio dai migliori invece che inventare cose fantasiose e potenzialmente pericolose? *Il “voto da casa” non è previsto nel testo dell’atto approvato dalla Camera, dove anzi si fa riferimento al voto “da postazioni pubbliche”, mentre è previsto col voto per corrispondenza per gli italiani all’estero.* Questa frase contiene due affermazione di grande superficialità. La prima, abbastanza facile da percepire, riguarda il “voto da casa”. Non c’è da sperimentare nulla in questo campo, il “voto da casa” è un concreto pericolo che per la sua stessa natura non può essere ricondotto ad un corretto funzionamento almeno a Costituzione vigente. Ad esempio, un gruppo di analisti indipendenti coordinati dal prof. J. Alex Halderman dell’University of Michigan (uno di quelli che ha studiato questo tema molto a lungo) e da Jason Kitkat l’autore del software di voto elettronico open-source della Free Software Foundation chiamato GNU.Free (uno di quelli che ha fatto con le proprie mani un sistema di voto elettronico prima di decidere di dismetterlo dicendo che qualsiasi sistema di voto elettronico non avrebbe mai potuto le caratteristiche minime per poter essere usato) è stato invitato dal governo estone a supervisionare la loro implementazione reale del voto via Internet, hanno prodotto un dettagliato insieme di critiche profonde al sistema estone prima tra tutte la semplicità con cui era possibile iniettare malware nelle postazioni dell’utente per dargli l’impressione di aver votato in un certo modo, ma poi effettivamente registrare un voto completamente differente, senza che, per via dell’anonimato e della segretezza del voto, questi avesse alcun modo per dimostrare che il proprio voto fosse stato conteggiato correttamente. Ancora peggiore è lo scenario posto dalla seconda affermazione, ovvero che il voto con blockchain sarebbe realizzato “da postazioni pubbliche”. Non c’è alcun modo per raggiungere il risultato di avere un voto elettronico su postazioni pubbliche e di usare la blockchain, se queste postazioni non sono connesse tra di loro a qualche forma di rete (una rete privata o pubblica). Ma una delle regole fondamentali, condivise anche nei paesi (democratici) che utilizzano il voto elettronico, è che le macchine di voto debbano essere completamente isolate da qualsiasi forma di connessione in modo da evitare la possibilità, da parte di un agente centrale, di modificare subdolamente l’intera votazione cambiando anche solo frazioni dei voti espressi in modo strategico nei vari seggi. Con le macchine connesse in rete la semplicità di broglio elettorale, già molto grande quando è presente una infrastruttura tecnologica che media l’espressione del voto, diviene enorme e proprio perché può permettere di incidere in quantità di voti statisticamente non significativi ancora più difficile da essere scoperta. Il delitto perfetto. *Il tema che va tenuto in considerazione è il livello di fiducia generato da ogni innovazione. Più è alta questa fiducia, più rendiamo possibile il consenso verso ogni cambiamento ed è più probabile determinarne il successo.* Questa affermazione è pienamente condivisibile, ma purtroppo è completamente in disaccordo con l’idea di introdurre uno strato opaco, cioè una scatola nera, costituita da una infrastruttura tecnologica impossibile da verificare ad occhio nudo dai votanti, dai componenti del tavolo elettorale e da un semplice cittadino. L’introduzione del voto elettronico abbassa molto, fino ad annullarlo, e non aumenta il livello di fiducia dei cittadini nella democrazia. Non è un’affermazione di qualcuno contrario al voto elettronico, è il risultato delle ricerche dei governi norvegese e olandese che dopo aver utilizzato per una decina di anni il voto elettronico, anche in relazione a questi risultati di ricerche sociali, lo hanno abolito. I cittadini si stavano disaffezionando agli strumenti democratici proprio perché incapaci di comprenderne il valore nascosto dalle macchine usate per il voto. Ed è esattamente questo il motivo per cui la Corte Costituzionale Tedesca, emettendo una sentenza esemplare che ha di fatto bloccato l’introduzione delle macchine elettroniche di voto in Germania, dice che nel momento in cui dovrebbe formarsi il consenso per il trasferimento della sovranità popolare dagli elettori agli eletti, cioè nel momento delle elezioni, quando il precedente parlamento è sciolto e il successivo non ancora eletto, e quindi la sovranità riposa completamente nelle mani dell’elettore, se ogni passaggio di questo trasferimento, e cioè del voto, non può essere effettivamente controllato, ad occhio nudo e senza particolari competenze, dal cittadino allora si strappa il contratto fiduciario tra eletto ed elettore, viene meno la struttura democratica su cui si poggia lo stato di diritto come è sancito nella parte inalienabile della Costituzione che costruisce la Repubblica. Un’elezione in cui al cittadino viene chiesto di fidarsi di altri che non dei propri occhi è una elezione non democratica, non è un problema tecnico, è un problema di Diritto: è incompatibile con la democrazia, lo stato di diritto e chiaramente con la Costituzione. La tecnologia quindi non c’entra nulla. *Pochi anni fa sarebbe stato impossibile effettuare in sicurezza un bonifico al di fuori della banca, mentre oggi è una operazione possibile e sicura, che ognuno può effettuare dal proprio telefono.* Se esiste un argomento banale e superficiale è questo paragone tra il voto e il sistema dei pagamenti. Chiunque proponga questa analisi, a meno che non lo faccia per motivi meramente propagandistici, mostra di non capire nulla né di democrazia né di sistemi dei pagamenti. C’è qualcosa che rende estremamente più semplice fare un bonifico o una qualsiasi transazione monetaria online che esprimere un voto attraverso macchine elettroniche. Dicendo che è possibile fare “in sicurezza” un bonifico online, si dà l’idea che le transazioni economiche online siano “effettuate in sicurezza” grazie alle tecnologie dell’informazione, che non vi siano errori e che praticamente non vi siano costi per raggiungere quest’obiettivo. Eppure nulla di tutto questo è vero, non solo i sistemi di pagamento sono affetti da molti e frequenti errori, non solo le truffe sono all’ordine del giorno ma le perdite dovute al malfunzionamento dei sistemi o alle manipolazioni intenzionali o semplicemente alle cattive pratiche, sono questioni di tutti i giorni. La tecnologia non ha reso magicamente più sicure e oneste le transazioni economiche, semplicemente come cittadini e clienti siamo, il più delle volte, indenni da questi problemi perché le imprese ne assorbono i costi, e le imprese ne assorbono i costi, spesso senza discutere, perché sono assicurate o riescono a valutare con precisione quali sono i rischi residui nell’evitare una copertura assicurativa del rischio operativo. In tutto il circuito relativo ai pagamenti, che è comunque sostenuto da tecnologie adeguate ai rischi in gioco, tutto è esprimibile in quantità economiche, e come tale può essere oggetto di valutazioni assicurative che impattano sui costi dei servizi, che in ultima analisi pagano i clienti (sì, la sicurezza di quei bonifici la pagano i clienti). Dal punto di vista di un cliente, un bonifico online si può effettuare “in sicurezza” perché esistono tecnologie adeguate per farlo e, soprattutto, perché se si incappasse in quei casi in cui qualcosa va storto ci sarebbe un assicuratore in grado di sostenere il costo della perdita a favore del cliente. Nel caso del voto in democrazia non esistono tecnologie adeguate a sostenere i requisiti minimi dello scenario applicativo, i trasferimenti dovuti al voto sono assolutamente monetari ma relativi alla fiducia dei cittadini nei loro rappresentati e sfido chiunque a trovare un assicuratore in grado di coprire il rischio di un broglio elettorale che potrebbe portare nelle mani di un particolare agente in competizione tutte le risorse economiche di un intero stato. Solo il giorno in cui i Lloyds di Londra fossero in grado di emettere una polizza a copertura di tale rischio si potrebbe avere un minimo incentivo a votare con il voto elettronico per il Governo del Paese. *Oggi i cittadini tendono a fidarsi — e dare per acquisito — il metodo tradizionale di voto, ma le cronache ci hanno consegnato molto spesso episodi di brogli. Schede già votate, presidenti di seggio non imparziali. Anche per questo la Camera ha recentemente approvato la proposta di legge, promossa dalla collega Nesci, per elezioni più trasparenti e sicure.* In democrazia nessuno chiede ai cittadini di fidarsi delle procedure elettorali (nessuno tranne i propugnatori di quel voto opaco che è il voto elettronico). Il sistema elettorale basato sulle schede cartacee è basato su una sfiducia costruttiva di ciascuna parte in gioco verso tutte le altre, per questo le parti in gioco sono molte e con interessi variegati: elettori, votanti, componenti del seggio elettorale, forze dell’ordine, uffici amministrativi periferici, uffici amministrativi centrali, stampa e informazione e magistratura. Tutti questi hanno infatti la possibilità, codificata nel processo elettorale, di dire la propria e farla mettere a verbale. Queste dichiarazioni sono atti amministrativi importanti e non è raro che forniscano la base per le successive verifiche ed inchieste della magistratura, con processi e condanne. Questo è possibile perché tutto il processo è visionabile ad occhio nudo. Nel voto elettronico tutte queste parti potrebbero anche essere presenti, ma solo in forma di mera rappresentazione. La loro attività sarebbe di fatto subordinata a quella dell’unica parte che avrebbe in mano le chiavi di tutto il sistema elettorale: i gestori della tecnologia. È vero che nel processo tradizionale di voto ci sono dei brogli, ma se sappiamo che ci sono è perché vengono scoperti e puniti, sempre con pene molto severe. In un sistema di votazione elettronica spesso l’esistenza di un broglio non è verificabile e quindi non è sanzionabile. *Non bisogna temere la decentralizzazione e anzi bisogna considerare che la blockchain permette l’immutabilità delle informazioni e quindi l’impossibilità di manipolarle. Anche per questo credo che questa tecnologia sia utile non solo nel cambiare le modalità di espressione del voto, ma possa dare un importante contributo alla dematerializzazione delle procedure, con la creazione di registri.* È chi sostiene il voto elettronico, ed in particolare la blockchain ad essere fautore di un centralismo assoluto. Propugna infatti l’eliminazione del controllo diffuso del processo elettorale a livello locale di singolo seggio elettorale per concentrarlo in un unico centro, cioè il “software”, che non è solo “centralizzato” ma è anche completamente non verificabile. Anche quando dovesse essere utilizzato un software completamente ispezionabile o addirittura open source (e molto raramente nella storia delle elezioni con macchine elettroniche è stata data questa possibilità ai cittadini), nessuno garantisce mai che questo software sia quello effettivamente usato sui singoli dispositivi e non un software che ne simuli il comportamento e che faccia ciò che uno si aspetta debba fare tranne quando deve operare per manipolare il voto. Il caso a cui si può fare riferimento è quello del software nello scandalo delle auto diesel Wolksvagen (il cosiddetto Dieselgate) che si accorgeva di essere nelle condizioni test e cambiava il proprio comportamento per rimanere all’interno dei parametri di emissione previsti, e poi su strada faceva esattamente come gli pareva. Ecco, il modello è quello. E, come dimostra il caso Wolksvagen, incredibilmente facile da fare e molto difficile da scoprire. Inoltre la blockchain può garantire (a caro prezzo) che le informazioni in essa introdotte non siano manipolabili, ma non può garantire che non vengano introdotte informazioni già manipolate, o informazioni ulteriori, utili ad esempio, a conoscere le singole scelte dei cittadini e quindi a manipolarne le preferenze. Quel che è peggio è che se usata con sistemi crittografici avanzati una volta inserite le informazioni all’interno non è più possibile disfare le operazioni che hanno portato a quei risultati per verificare che siano state fatte correttamente. Se anche ci fosse una scheda cartacea come “prova” di un voto registrato nella blockchain non esiste alcun motivo per privilegiare l’informazione cartacea (manipolabile fisicamente) a quella della blockchain (manipolabile logicamente). Una eventuale prova lascerebbe la situazione in uno stato indecidibile. È quello che è successo in Brasile dove, alla fine, la Corte Costituzionale ha sentenziato abolendo la controprova cartacea al voto e considerando la registrazione informatica come l’unica valida, per quanto nessuno potesse garantirne la correttezza. È chiaramente quello che ci si aspetta nel percorso di introduzione del voto elettronico: abbandonare le verifiche “ad occhio nudo”. Forse c’è un motivo, però, per cui gli stati più in alto negli indicatori delle democrazie, come Norvegia, Olanda e Germania stanno abbandonando il voto elettronico e quelle molto in basso come Venezuela, e molti stati africani che non hanno mai brillato stanno adottando il voto elettronico e possibilmente la blockchain. Quali sono i nostri modelli? *Le transazioni su blockchain sono verificabili ed anonime ed è impossibile collegare l’ID della transazione con chi l’ha eseguita.* Incrollabili certezze non sostenute da dati di fatto. Chi afferma che le transazioni su blockchain sono verificabili ed anonime e che è impossibile collegare l’ID della transazione con chi l’ha eseguita dice, dal punto di vista tecnico, una fandonia fantasiosa. Anche un programmatore alle prime armi adeguatamente istruito può costruire una blockchain in poche righe di un qualsiasi linguaggio di programmazione per fare una blockchain con transazioni non verificabili, non anonime e il cui ID sia collegatp a filo doppio a colui che esegue la transazione. La blockchain è una tecnologia e la si plasma come vuole il programmatore. Ma anche se ci si riferisce ad un particolare tipo di blockchain, quella di Bitcoin, che avrebbe la caratteristiche indicate è ben noto, nel mondo della ricerca e sicuramente in quello delle forze dell’ordine, che è possibile agevolmente superare tutte queste sono caratteristiche con un minimo sindacale di attività di intelligence. E se la blockchain del voto dovesse essere pubblica tutti possono farlo, ma se non fosse pubblica che blockchain sarebbe? *Se ci fossero dei profili di forte criticità su questo aspetto, questa tecnologia non sarebbe nemmeno considerata in campo sanitario e invece proprio questa settimana sono stati presentati dei progetti come quello promosso dall’Istituto Superiore di Sanità per lo studio delle terapie delle epatiti virali. Sperimentare non fa male. Il progresso è sempre andato avanti per tentativi ed errori.* In effetti invece ci sono profili di forte criticità su quest’aspetto, solo che l’ideologia di cui si fanno promotori i sostenitori del voto elettronico non vuole o non sa vederli. I profili di forte criticità sono molto chiaramente espressi dai principali esperti, tecnologi e scienziati, delle materie che hanno a che fare con le tecnologie dell’informazione. Il fantasioso controesempio qui riportato con la presentazione di una ricerca in un campo che nulla ha a che vedere con il voto democratico è semplicemente inutile. È probabile che lo stesso ricercatore citato neppure lontanamente porterebbe il suo lavoro come sostegno alla tesi che la blockchain possa essere usato nel voto democratico. *Chi dice che adottante il voto elettronico stiamo mettendo a rischio la democrazia fa un’esagerazione soprattutto se, più in generale, si guarda all’esperienza ormai decennale dell’Estonia. Non bisogna aver paura di sperimentare. Gli esperimenti di voto tramite Blockchain fin qui fatti (penso a Tsukuba in Giappone, a Zugo in Svizzera o al West Virginia in America) non hanno riscontrato esiti negativi. Si tratta di piccole platee, ma è così che si inizia per garantire un sistema sempre più efficiente oltre che sicuro.* Il caso dell’Estonia, che è l’unico paese che ha fatto dell’e-voting una realtà, va letto all’interno di un più generale sistema di adozione avanzatissima di controllo della vita sociale dei cittadini attraverso tecnologie dell’informazione. Provenendo dalla precedente esperienza di repubblica sovietica, l’Estonia non fornisce ai propri cittadini lo stesso livello di garanzie di privacy e autonomia che sono previste solitamente dai paesi occidentali. All’interno di questo quadro, va anche sottolineato che alcune ricerche hanno verificato come l’adozione del voto elettronico in Estonia abbia fornito l’occasione per sostenere politiche di discriminazione attiva delle minoranze. Infine, come già riportato in precedenza, le analisi tecnologiche (e persino la cronaca recente) hanno stabilito che i livelli di sicurezza propagandati dal Governo siano tutt’altro che verificati alla prova dei fatti. L’Estonia, in cui il voto elettronico, anche online, coesiste con il voto cartaceo in uno schema per cui è sempre quest’ultimo ad essere privilegiato, è senza dubbio un caso, unico, di studio, ma considerarlo come modello di riferimento in luogo di paesi le cui democrazie sono più avanzate secondo gli standard condivisi è senza dubbio alquanto arrischiato. Gli altri esperimenti di voto con l’uso della blockchain citati sono casi, come detto in precedenza, che non hanno alcuna rilevanza in relazione al voto di una intera nazione, o regione, o parti significative di essa per l’elezione di un corpo istituzionale. È evidente che chi propone questi come esempi di voto elettronico non ha approfondito la conoscenza oltre una news su qualche sito secondario ripostata all’infinito da tutto quell’ecosistema di siti pro-Bitcoin mantenuti il più delle volte dai rapaci truffatori che ti telefonano per indurre la gente ad investire su Bitcoin. A quel punto sono molto più significative le tante sperimentazioni di voto elettronico fatte in Italia fin dagli anni 2000. Quello che è interessante è che le motivate obiezioni di tecnologi e scienziati sono un’esagerazione, e non lo sia la previsione di adottare di una tecnologia inabile a gestire neppure le votazioni di una organizzazione parrocchiale. *La fiducia aumenta se il cittadino percepisce un miglioramento della propria vita grazie alla tecnologia. Penso ad esempio alle possibili applicazioni della blockchain nella PA. Condivido con lei la necessità di aiutare la comprensione del cittadino comune di fronte a strumenti che rimangono aggiuntivi e non sostitutivi. E’ uno sforzo prima di tutto educativo e culturale su cui bisogna investire per dare possibilità di maggiore inclusione e partecipazione.* Al di là degli slogan alla Henry Ford divulgati da una scadente pubblicità televisiva non si capisce proprio perché invece di affrontare seriamente il problema dell’innovazione delle procedure amministrative della democrazia, anche con l’adozione di strumenti tecnologici, cioè invece di iniziare dalla testa, si pretenda di affrontare l’argomento dalla coda usando parole senza senso per non smuovere nulla con un’inutile macchina del vapore come la blockchain. La blockchain ad oggi non ha risolto alcun problema, nemmeno quelli per cui era stata creata. Alla prova dei fatti si è visto che alle indubbie potenzialità teoriche non corrispondono pragmatiche ed efficaci implementazioni. La blockchain risulta essere più un problema che un vantaggio anche nell’unico caso che potrebbe considerarsi di successo, cioè Bitcoin, che comunque non ha mantenuto le proprie promesse e ha finito per essere lo strumento per la costruzione di un’intera economia della truffa, ed è diventato cosa molto differente da quelle che avrebbe dovuto essere (e le recenti evoluzioni dei fork della rete Bitcoin lo dimostrano). L’introduzione della tecnologia nel processo democratico è cosa buona, purché la tecnologia migliori veramente la vita dei cittadini e non metta a repentaglio i loro diritti fondamentali, e purché la tecnologia serva a controllare il Potere e non ad essere ulteriormente controllati da esso. *Cosa si può fare per introdurre la tecnologia nel processo democratico?* Se qualcuno vuole cimentarsi con questi temi, senza che nessun tecnologo o scienziato gli sia contrario, potrebbe proporre una legge per l’introduzione di tutte le possibili forme di voto elettronico palese, quelle cioè in cui l’anonimato del votante è escluso alla fonte. Ad esempio la sottoscrizione delle liste elettorali, in modo da evitare le incresciose esperienze che hanno colpito un po’ tutti i partiti di raccolta di firme false, o quelle per la sottoscrizione delle leggi di iniziativa popolare o dei referendum. Cose facili da fare, con rischi sistemici limitati, che aumentano la potenziale democratica dei cittadini e li coinvolgono nel processo decisionale dello stato. *Cosa si può fare per gli italiani residenti all’estero?* Se qualcuno vuole cimentarsi con il tema del voto degli italiani all’estero potrebbe proporre un’analisi geolocalizzata degli appartenenti all’AIRE in modo da stabilire, come hanno fatto altri paesi, la più efficiente distribuzione di seggi elettorali esteri, presso consolati, ambasciate o altri presidi nazionali all’estero, come fanno francesi e tedeschi, limitando il voto postale solo a coloro che si iscrivono attivamente alle liste elettorali e che risultano essere troppo distanti dai seggi esteri. Perché il voto degli italiani all’estero è un diritto che nessuno vuole levargli, ma è ingiusto che godano di una disparità di trattamento rispetto agli italiani in patria, che gli permette di votare sul divano, o vendere liberamente e senza controindicazioni la propria scheda elettorale (o la password di un eventuale sito per il voto online), non lo è affatto. Inoltre bisognerebbe limitare la possibilità di voto solo a quei cittadini che esprimono attivamente la volontà di votare nelle elezioni, in modo da sottrarre alle organizzazioni malavitose il controllo delle schede elettorali spedite in giro per il mondo che spesso, ad insaputa dello stesso elettore, finiscono nelle mani di queste organizzazioni (come più volte documentato). Per altre informazioni sul tema del voto elettronico si veda - la «Guida Hermes al Voto Digitale» di Winston Smith [https://crvd.org/la-guida-hermes-al-voto-digitale/](https://crvd.hermescenter.org/la-guida-hermes-al-voto-digitale/). - Diritto alla conoscenza nell’incostituzionalità del voto elettronico in Germania [https://crvd.org/diritto-alla-conoscenza-nella-non-costituzionalita-del-voto-elettronico-in-germania/](https://crvd.hermescenter.org/diritto-alla-conoscenza-nellincostituzionalita-del-voto-elettronico-in-germania/) --- # Blockchain, perché l’Italia deve (e può) fare di più. Parla Luciano Floridi - Data: 2018-09-28 - Categorie: Articolo - Tag: blockchain, formiche.net, intelligenza artificiale, Luciano Floridi, m5s - URL: https://crvd.hermescenter.org/blockchain-perche-litalia-deve-e-puo-fare-di-piu-parla-luciano-floridi/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/blockchain-perche-litalia-deve-e-puo-fare-di-piu-parla-luciano-floridi/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia di [Simona Sotgiu](https://formiche.net/author/simona-sotgiu/) su formiche.net - 28/09/2018 Un primo passo nella direzione dello sviluppo di una strategia nazionale digitale, anche se forse un po’ tardivo, ma certamente apprezzabile. **Luciano Floridi**, filosofo, docente a Oxford e esperto di Intelligenza artificiale e sviluppo del digitale commenta con moderazione la firma messa ieri a Bruxelles dal vicepremier e titolare del Mise Luigi Di Maio alla Blockchain Declaration, con cui la Commissione europea intende essere uno strumento per “lo scambio di esperienze e competenze in campo tecnico e normativo tra gli Stati membri” e vuole preparare “il lancio di applicazioni Blockchain a livello Ue. Secondo il professore, l’Italia deve investire di più, puntare a una strategia nazionale ben definita così da poter dialogare con gli attori europei, ma non solo. Intanto questa mattina il Mise ha pubblicato sul sito del ministero la call per la formazione di un gruppo di esperti di alto livello per l’elaborazione della strategia nazionale sulla blockchain, sulla falsa riga di quanto fatto a metà settembre sull’Intelligenza Artificiale. E sulla democrazia digitale… **Oggi Di Maio ha firmato la Blackchain Declaration, definita da Mariya Gabriel la chiave per una “Human-centric internet”. Cosa rappresenta per l’Italia?** È una banalità. Abbiamo semplicemente raggiunto un gruppo che era partito ad aprile, certo meglio tardi che mai, ma erano già presenti 25 Paesi in questa European blockchain partnership, l’Italia è forse una delle ultime ad aggiungersi. È un gruppo di lavoro che, come molte iniziative dell’Unione europea, cerca di fare un quadro generale su dove siamo in Europa sulla Blockchain in questo momento e allo stesso tempo di unificare e far sì che si faccia un po’ di progresso a livello europeo tutti insieme così che non ci siano 26 Paesi che si muovono separatamente. Ci sono anche dei fondi, stanziati dall’Ue, che dovranno essere utilizzati per finanziare questa iniziativa. Mi ha sorpreso un po’ questo annuncio come se fosse una firma significativa, l’evento del futuro, è un passo importante sicuramente e bisognava farlo – anche se forse un po’ tardi, ma non penso ci fosse un governo in Italia in grado di compierlo prima – però l’eccitazione attorno a questo annuncio mi sembra eccessiva. È una delle tante cose che un buon governo dovrebbe fare e l’Italia l’ha fatto. È forse un po’ peculiare che non ci fossimo accorti prima di questa possibilità. Ma resta un’ottima idea, fatta nei tempi che gli hanno permesso di mettere questa firma. Spero non venga utilizzata come propaganda. **Si parla, tra le altre cose, anche di un Fondo nazionale per l’innovazione digitale, [come appena fatto per l’intelligenza artificiale](http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/per-i-media/notizie/2038600-mise-esperti-per-l-intelligenza-artificiale). Su cosa dovrebbe puntare l’Italia?** Secondo me sta facendo bene il nuovo governo a puntare su Intelligenza Artificiale e Blockchain. Dovrebbe cominciare a pensare a una strategia nazionale su che cosa si vuole fare con l’Intelligenza Artificiale in Italia. L’Italia non ha un ministro del digitale, questo è sicuramente un limite, lo hanno tutti i Paesi più importanti con cui l’Italia ha a che fare, quindi potrebbe essere un buono strumento – nei limiti in cui il nostro sistema lo permetta – pensare a una figura di riferimento che incarni queste tematiche al quale dare anche la libertà e l’autonomia di fare, volta per volta, ciò che è necessario per spingere ancora di più, ad esempio, sui pagamenti online e le transazioni digitali, combattere ad esempio l’evasione fiscale. Dobbiamo capire dove vogliamo porci, e l’Europa è già partita. Io mi occupo di Intelligenza Artificiale e ho visto che anche l’Italia ha voluto fare, a metà settembre, una call di esperti per l’Istituzione di un Gruppo di alto livello per l’elaborazione della Strategia nazionale sulla IA ([di oggi è invece la call per istituire un gruppo anche sulla Blockchain](http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/per-i-media/comunicati-stampa/it/194-comunicati-stampa/2038651-blockchain-il-mise-istituisce-un-gruppo-di-esperti-di-alto-livello-per-l-elaborazione-della-strategia-nazionale), *ndr*), ma la partecipazione al gruppo di lavoro è volontaria, il che a mio avviso mostra che non è un progetto serio. **Cosa intende?** Vuol dire che la partecipazione a questo gruppo sarà soltanto legata a chi se lo può permettere, ed è un peccato che ad esempio, siano solo le grandi aziende e non le Startup a poterselo permettere. Queste sono le piccole cose che fanno una grande differenza. So che il governo ha attualmente tantissime cose a cui pensare, quindi forse l’Intelligenza Artificiale, i pagamenti online, la Blockchain e in general il benessere digitale della nazione non arrivano proprio come primi punti, però appunto per l’Italia è una grande opportunità: noi siamo un Paese che vive di grandi esportazioni e di economia dell’esperienza (si pensi al turismo), e in questo il digitale è fondamentale. L’esportazione del Made in Italy ovviamente oggi senza digitale non ha una reale strategia per il futuro: puntare su questi due aspetti penso sia fondamentale. Sono contento che il governo abbia iniziato a fare qualche passo in questa direzione, che è quella giusta, ma ne vorrei di più frequenti e di più lunghi. **Il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio, ministro dello Sviluppo Economico e vicepremier, punta molto sulla trasposizione dei processi democratici online, democrazia digitale, infatti M5S si avvale di una piattaforma in rete, Rousseau, per consultare gli iscritti. Si è parlato molto di Blockchain per migliorarne la sicurezza, che cosa ne pensa?** Blockchain con la democrazia digitale ha davvero poco a che fare. È un peccato, nel senso che sono in buona compagnia l’una con l’altra ma non è che la Blockchain serve a migliorare la democrazia digitale. La Blockchain è una certificazione di un prodotto, di un servizio, che cosa c’entri con la democrazia digitale lo sanno solo i retori che se ne sono appropriati, lascia perplessi. La Blockchain serve altrettanto bene a promuovere la democrazia rappresentativa. Credo che ci sia una volontà di unire cose che non c’entrano, si può fare in modo un po’ superficiale. Come avrebbe detto Hegel, “Nella notte tutte le vacche sono nere”, basta appiccicare “digitale” e allora tutto si confonde: blockchain è digitale, la democrazia è digitale, la piattaforma è digitale, quindi sono tutti nello stesso brodo. La Blockchain ha una funzione tecnica, tanto è vero che uno degli sponsor principali sono le banche internazionali, può immaginare quale sia il rapporto tra le grandi banche internazionali con la democrazia digitale dal basso che prevede il voto su molteplici temi. La connessione, se vogliamo, è che viviamo in un contesto sempre più digitale, dalla sfera politica a quella finanziaria, da quella della certificazione a quella del mondo del lavoro, tutti quanti stanno avanzando in questo nuovo spazio che ho chiamato l’infosfera. Se tutti si muovono nell’infosfera è chiaro che tante cose diventano ormai digitali: dalla certificazione di chi costruisce l’automobile fino ad arrivare ad operazioni come il voto elettronico. Ma mettere tutto sulla stessa linea, dire che la Blockchain è una cosa che fa bene alla democrazia digitale, è una forzatura. C’è un punto fondamentale, però, che ho sentito anche in un video pubblicato da Luigi Di Maio proprio sulla Blockchain. **Quale?** La disintermediazione. Questo è importante e va capito meglio. Se Blockchain toglie alcuni intermediari, ne inserisce altri. Come per il caso di Bitcoin una valuta che non ha bisogno delle banche nazionali, ma poi sei nelle mani di un piccolo gruppo internazionale e di operatori che fanno il bello e il cattivo tempo, infatti sappiamo quanto è volatile il Bitcoin rispetto a una normale valuta. Noi allora ci fidiamo di questi gruppi più tecnocratici piuttosto che fidarci della banca nazionale italiana o europea, quindi c’è un passaggio di affidamento. Blockchain vuol dire semplicemente spostare la quantità e la qualità della certificazione da strumenti che sono di tipo analogico, e in questo caso Di Maio ha ragione a fare un paragone con il vecchio notaio, a strumenti di tipo digitale e automatizzato di controllo, perché non c’è bisogno dell’essere umano che passi a controllare ogni riga. In questo contesto, ha ragione l’Associazione europea dei notai ad essere preoccupata. Però questa disintermediazione, è un po’ sciocco e forse semplicistico porla come un potere al popolo. Non è così, è una rintermediazione con altri mezzi. Se io tolgo la mediazione del notaio è perché qualcuno ha introdotto Blockchain, come per esempio questo gruppo europeo, che sarà poi il responsabile per il suo funzionamento e i suoi protocolli. Gli intermediari ci sono, ma viene cambiata molto la loro figura. Se, guardando molto avanti, l’euro diventerà una valuta digitale: chi garantirà questo euro? Io non voglio essere un guastafeste, perché vedo del buono, ma mi dispiace quando questo buono viene venduto come eccezionale e rivoluzionario spostandosi dalla sua effettiva bontà. **Se c’è solo un cambiamento di intermediario, come ha detto lei, quali sono i rischi dell’uso della Blockchain nei processi di voto online, che ci si riferisca alla piattaforma del Movimento 5 Stele, ma non solo?** Non è molto chiaro, non lo è in generale capire dove stiamo andando. Se la Blockchain, o simili, servono a disintermediare nel senso vecchio, antico, novecentesco, e creano una certificazione distribuita per cui è difficile, se non impossibile (almeno praticamente) modificare qualcosa senza che questo non risulti identificabile, se si documenta e garantisce come è stato fatto ogni passo e ogni passo è certificato, allora se c’è stato un errore è facilmente identificabile. Questa catena che si crea tra l’oggetto e il servizio fruito dal cittadino e dalla cittadina e a fonte che lo ha erogato o prodotto, questa catena è una novità ed è importante, perché non l’abbiamo mai avuta prima, o meglio, è come se si tornasse ai tempi in cui io sapevo da dove veniva l’insalata perché me l’avevi venduta tu e l’avevi coltivata nel tuo orto. Quando questo divario tra la provenienza e l’utilizzo di qualcosa è molto ampio serve ricucire il rapporto tra la fonte e l’utilizzo e Blockchain fa questo. Blockchain introduce questo concatenamento del servizio o dell’oggetto alla sua fonte, questa è una bellissima e straordinaria rivoluzione che noi stiamo attraversando e lo stanno facendo un po’ tutti soprattutto chi si occupa di servizi che possono essere a rischio. **Lei ha scritto, in un pamphlet pubblicato con la Rivista Formiche intitolato “Il verde e il blu – Idee ingenue per migliorare la politica in una società matura dell’informazione”, che del “nuovo continente digitale” in cui ci muoviamo conosciamo poco, e che per non lasciarlo alla logica del profitto abbiamo bisogno di buona politica. In cosa può consistere questa buona politica?** Il governo ha fatto un primo passo, seppure tardivo, ma si può fare di più e meglio. Se noi in Italia avessimo un approccio un po’ meno antiscientifico sarebbe una cosa buona, avremmo bisogno di una percezione non solo dei rischi connessi con il digitale, che come tutte le tecnologie un po’ dirompenti rivoluzionano le cose creando anche qualche grattacapo, ma soprattutto dei vantaggi, che non sono soltanto economici. Il digitale non è soltanto un modo per creare aziende che generano profitto, ma serve anche a far sì che si innalzi la qualità della vita, che la distribuzione dei benefici che le nuove tecnologie stanno portando sia più equa e che in questo si possa fare poi i conti non soltanto con i benefici per l’essere umano ma anche il benessere più generale. Dal punto di vista capitalista il digitale è uno dei grandi meccanismi che abbiamo oggi per creare ricchezza, non funziona bene, al momento, per distribuirla e crearla in maniera equa. Ecco, questi due elementi sono indispensabili. Produciamo ricchezza con il digitale, poi usiamo anche il digitale per distribuirla meglio, ad esempio lotta all’evasione, per incentivare l’economia verde, per una migliore informazione. Questo è il contesto in cui il digitale può fare la differenza, però bisogna investire. Per questo ci vorrebbe una strategia nazionale in coordinamento poi col resto dell’Europa: perché fa da interfaccia con gli altri Paesi, è come avere una lingua comune, una sorta di koinè con la quale tu parli con gli altri Stati. Senza questa lingua comune non puoi andare a discutere. --- # Fusacchia (+Europa) a ItaliaChiamaItalia: “Insisto, per gli italiani all’estero ci vuole il voto elettronico” - Data: 2018-09-27 - Categorie: Articolo - Tag: italiani all'estero - URL: https://crvd.hermescenter.org/fusacchia-europa-a-italiachiamaitalia-insisto-per-gli-italiani-allestero-ci-vuole-il-voto-elettronico/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/fusacchia-europa-a-italiachiamaitalia-insisto-per-gli-italiani-allestero-ci-vuole-il-voto-elettronico/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia Deputato eletto nella ripartizione estera Europa: “Ho proposto il voto elettronico. Non è una cosa facile da realizzare, bisogna capire come realizzarlo ma sicuramente aumenterebbe le percentuali di partecipazione. E soprattutto non è accettabile il sistema attuale” di Davide La Cara - giovedì 27 settembre 2018 Alessandro Fusacchia, 40enne reatino, è deputato eletto nella circoscrizione Europa per la lista +Europa. È stato consigliere di Emma Bonino al Ministero degli Esteri e capo di gabinetto di Stefania Giannini al Ministero dell’Istruzione. È segretario di MOVIMENTA, un nuovo soggetto politico europeista e liberale-progressista. Fusacchia fa parte della commissione Cultura, Scienze e Istruzione della Camera. **Onorevole Fusacchia, lei ha avuto esperienze politiche e lavorative in diversi Paesi europei. Cosa porta agli italiani all’estero e quali sono le sue impressioni in questi primi mesi di legislatura?** Ho fatto una campagna elettorale molto improntata sul concetto di mobilità. Parto dall’idea che gli emigrati delle nuove generazioni non sono come quelli di cinquanta o cento anni fa. Sono persone che magari vanno due anni a Londra, tre a Parigi, e così via. E non vale solo per i giovani ricercatori ma per tutti, perché sono decine di migliaia quelli che ogni anno lasciano l’Italia. E noi dobbiamo costruire uno spazio unico dove questa mobilità favorisca la ricerca e l’incontro con le opportunità, per questo serve una Europa unita che offra formazione e lavoro. Nel frattempo ci siamo ritrovati con un Governo che vuole riportare l’Italia al medioevo, altro che avere una visione moderna di Europa. Il primo anti-italiano è Salvini, che fa il gioco di Putin e Trump, che puntano a spaccare l’Europa e quindi a dominare tutti gli staterelli di cui si compone. Noi italiani dovremmo capirlo meglio degli altri, visto la nostra storia prima dell’Unità d’Italia. Solo un’Europa unita può davvero difendere gli interessi dei suoi cittadini, e quindi anche degli italiani. **Come considera il lavoro del Sottosegretario Merlo e ci sono proposte di cui vorrebbe discutere insieme?** Ho una visione politica molto distante da quella del Sottosegretario e del Governo. Sui servizi ai nostri concittadini dobbiamo lavorare insieme – ad esempio penso che una massiccia digitalizzazione aiuterebbe i consolati. Dobbiamo anche ragionare su come valorizzare gli italiani all’estero, e anche su questo credo che abbiamo posizioni diverse, perché penso che le comunità di italiani all’estero siano molto diverse tra di loro: le comunità in Argentina migrate cento anni fa non sono simili a quelle della periferia di Bruxelles o da chi fa l’università a Parigi oggi. La scommessa è fare sentire a tutti che sono parte di una rete diffusa e che devono vivere e viversi come cittadini del mondo. **Cosa è MOVIMENTA e quali sono i suoi obbiettivi?** È un gruppo di persone nato un anno fa che arriva da esperienze non politiche ma professionali e associative di vari ambiti. Siamo partiti da tre considerazioni. La prima è quella di affrontare le grandi problematiche nazionali legate alla società e al lavoro, smettendo di fare politica “con lo specchietto retrovisore”. La seconda è di non fare politica sui social: Facebook deve essere uno strumento per raccontare cosa succede nel mondo reale, è quindi necessario trovare una riscoperta della fisicità della politica, cioè la capacità di incontrare le persone, di creare un dialogo e instaurare fiducia e trasmettere sentimenti positivi, contrariamente a quello che succede oggi. Infine la dimensione europea: siamo molto europeisti, riteniamo che ci siano molti limiti nella UE ma le grandi sfide possono essere affrontate solo con un continente unito, con soli 60 milioni di abitanti non andremo da nessuna parte. Il tema del lavoro poi è l’argomento principale: diritti e tutele. Oggi il lavoro è cambiato e la forte precarizzazione va affrontata. E poi aiutare le piccole imprese a crescere nell’affrontare le problematiche, la ricerca e l’internazionalizzazione così da costruire nuovi posti di lavoro. Dietro questo c’è la questione del capitale umano e della sua formazione, la necessità di una burocrazia agile che abiliti le imprese a lavorare. La “macchina” deve essere messa in condizione di lavorare in modo efficace. Altro aspetto importante per MOVIMENTA è la formazione politica, i partiti non esistono più e non viene fatta da nessuno. Questo crea un problema enorme perché in molti stanno prendendo consapevolezza, un aspetto che porta i cittadini a partecipare attivamente, ma poi le persone si chiedono “come si fa politica oggi?”. Lì dobbiamo intervenire dando strumenti e contenuti. Quello che abbiamo fatto è ragionare su tutto questo, mettendo insieme persone appassionate e solide, ed evitando vecchi schemi in stile anni ’90. **Ci sono altri movimenti che stanno lavorando su questo. Avete aperto un discorso anche con loro?** Stiamo dialogando con realtà come DiEM25 o il movimento dei sindaci di Pascucci e Pizzarotti, quasi quotidianamente. Ma guardo con molta simpatia anche ai ragazzi di Volt. Dobbiamo capire come proporre agli elettori qualcosa di nuovo, che sia di forte contrasto ai nazionalisti ma anche all’establishment e che rappresenti una ribellione contro lo stallo attuale e lo status quo. **Voto all’estero. Lei ha denunciato problematiche e pericolo di brogli. Qual è la sua proposta per migliorare le modalità e la partecipazione del voto all’estero?** Ho proposto il voto elettronico. Non è una cosa facile da realizzare, bisogna capire come realizzarlo ma sicuramente aumenterebbe le percentuali di partecipazione. E soprattutto non è accettabile il sistema attuale, che non garantisce segretezza e è debolissimo contro i brogli, e quindi poco dignitoso per un Paese democratico e civile. Il dibattito sul voto elettronico è chiaramente legato alla sicurezza e alla segretezza del voto. Ma siccome io credo nel progresso della scienza e nella tecnica, sono sicuro che si potranno sviluppare in tempi brevi sistemi efficienti. Non sono un informatico ma gli esperti mi hanno dato pareri diversi. Parto dall’idea che arriveremo a un livello tecnico che ci permetterà questo sviluppo. Se non è sicuro oggi, lo sarà domani: lavoriamo in quella direzione. Quanto è sicuro il voto degli italiani all’estero oggi? Siamo sicuri che il rischio informatico sia più alto del rischio attuale legato ad un sistema di buste di carta che viaggiano senza controlli in giro per il mondo? Buste che non arrivano o che arrivano a indirizzi vecchi, che vengono perse o sottratte e vendute. C’è un mercato nero del voto degli italiani all’estero che facciamo finta di non vedere. Meglio fare una sperimentazione che tenti di superare tutto questo. **Che giudizio dà sulle manovre economiche attuate e su quelle annunciate come il reddito di cittadinanza o lo sforamento del deficit?** Credo che il Paese abbia bisogno di sviluppo economico e non è certo il reddito di cittadinanza quello che può rimettere in moto il Paese e creare lavoro. E poi, sanno solo ragionare in termini di spesa corrente e mai di investimenti. C’è una enorme differenza e non si può usare l’Europa come capro espiatorio perché non si sa reperire i fondi o perché le promesse sono state troppe, come se si potesse governare con la bacchetta magica invece che con umiltà e competenza. --- # Il voto elettronico della discordia in India e Stati Uniti - Data: 2018-09-12 - Categorie: Articolo - Tag: hacker, india, problemi, USA - URL: https://crvd.hermescenter.org/il-voto-elettronico-della-discordia-in-india-e-stati-uniti/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/il-voto-elettronico-della-discordia-in-india-e-stati-uniti/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia di E.Somma (crvd.org) - 12/09/2018 India e Stati Uniti: due paesi molto diversi ora uniti da un comune avversario. Nella prossima tornata elettorale (a Novembre 2018 in USA e ad Aprile o Maggio 2019 in India) i riflettori si sono accesi così tanto sul processo elettorale da essere diventato un tema caldo di scontro politico. Ragioni molto differenti portano gli indiani e gli statunitensi ad occuparsi dei propri seggi elettorali, un argomento che raramente entra nello scontro tra partiti. Oggetto della contesa: il voto elettronico considerato inadeguato, poco efficace e pericoloso per la democrazia. ![Image result for india voting machine](https://crvd.hermescenter.org/wikipedia/commons/b/bf/Voting_machine_in_India.jpg) Negli Stati Uniti è stato accertato che nella scorsa tornata elettorale gli hacker militari russi sono penetrati nei sistemi del funzionari elettorali e nei produttori di macchine elettroniche di voto. Dopo quasi vent’anni dall’introduzione In India di un sistema di voto elettronico imposto da governo la contestazione non è più limitata a piccoli gruppi di tecnologi ma ha contagiato le agende politiche di tutti i partiti dell’opposizione che sono adesso uniti a chiedere la revisione del processo elettorale elettronico. I sistemi elettorali basati su computer di India e Stati Uniti sono accusati di essere un colabrodo tecnico, un incubo democratico e, quel che è peggio, killer impossibili da inchiodare alle proprie responsabilità, perché non lasciano tracce del crimine. Sotto accusa sono le macchine di voto tecnicamente chiamate DRE (a registrazione diretta elettronica), ovvero che trasferiscono la scelta dell’utente direttamente nella memoria dei computer e non producono un oggetto fisico tangibile nel processo. ### Stati Uniti Negli Stati Uniti la situazione del sistema elettorale è quantomai variegata perché, per tutte le elezioni non solo quelle locali, i sistemi elettorali dipendono dai singoli stati che hanno l’assoluta autonomia di scegliere il modello e il procedimento, all’interno di regole federali abbastanza lasche. ![](https://crvd.hermescenter.org/media/2017/07/30/USATODAY/USATODAY/636370136625971694-voting-machine-interior_width-1080-quality-50.jpg) Di conseguenza in ogni stato, e sono cinquanta, può esistere un sistema e un procedimento elettorale differente dagli altri. Gli stati sono, comprensibilmente, molto gelosi di questo privilegio e impediscono attivamente al governo federale di entrare in questo tema, che non è appannaggio del governo centrale. Fallimenti molto evidenti hanno permesso quel po’ di uniformità esistente e, recentemente, è stata la debacle elettorale del 2006 a imporre all’attenzione dei media lo stato pietoso di alcuni processi elettorali. Questa disattenzione sul processo di voto aveva potuto determinare risultati inattesi (e talvolta impredicibili) in quegli stati in cui il risultato era in bilico per pochi voti. Il governo federale attivò quindi un programma (ad adesione volontaria) denominato Help America Vote, per rinnovare gli obsoleti sistemi di voto in uso in molti stati. Storicamente questo programma arrivò in una fase molto primordiale della ricerca sul voto elettronico, e probabilmente contribuì a generare un’adesione entusiastica e poco meditata all’uso dei computer nelle operazioni di voto, Le condizioni del processo elettorale negli Stati Uniti sono sempre state molto orientative, se confrontate con quelle delle democrazie europee. In molti stati americani si può votare via posta senza alcun controllo dell’identità del votante, e le truffe elettorali sono all’ordine del giorno e anche se sono punite molto duramente si fa poco per prevenirle. A dispetto della bassa qualità e della poca protezione dalle truffe. il sistema funziona (o almeno si dice che funzioni) per la semplificazione dovuta alla legge elettorale (che si mantiene inalterata da qualche centinaio di anni) e per il senso civico dei votanti che, d’altro canto, non affollano le liste elettorali. Nel 2000 quindi gli americani mandarono in soffitta i vecchi sistemi elettromeccanici che furono sostituiti da computer di voto (electronic voting machine, EVM). Non si decisero standard uniformi ed ogni stato percorse la strada dell’acquisto in autonomia. La storia del voto elettronico negli Stati Uniti è costellata da storie d’orrore tenute assieme dalla costante cifra distintiva dei governi che adottano il voto elettronico: la negazione dell’evidenza del fallimento e la chiusura ad ogni sano confronto con la realtà dei fatti. La recente storia degli hacker russi penetrati nei computer dei funzionari delle commissioni elettorali e dei fornitori delle macchine di voto ha però scoperchiato il coperchio e aumentato la pressione dei media e del Congresso. Una nuova Help America Vote Act è stata promulgata per adeguare il sistema di voto con l’obiettivo di rendere quantomeno i sistemi elettorali dei singoli stati quantomeno verificabili. Questo si concretizza con la pretesa di avere quantomeno la produzione di ricevute cartacee per la verifica dei voti (in gergo denominate VVPAT, voter-verifiable paper audit-trail). Su questa richiesta, iniziale ma inderogabile, si sono allineate gran parte delle organizzazioni americane per la tutela dei diritti civili e digitali (tra cui ACLU e Electronic Frontier Foundation). L’obiettivo non espresso di molte organizzazioni contrarie tout-court al voto elettronico è quello di sostenere che con l’introduzione dei VVPAT il costo del sistema elettorale basato su macchine elettroniche diventa di gran lunga superiore a quello del voto cartaceo, senza fornire inoltre le stesse garanzie. ### India In India la situazione è diametralmente opposta agli Stati Uniti. È il governo centrale ad aver imposto fin dagli anni 2000 le macchine di voto con caratteristiche predefinite e molto stringenti. sviluppate internamente al governo. Realizzate a bassa tecnologia, si basano su due unità: un corpo centrale che contiene l’unità di registrazione e comunicazione che è connesso ad una piastra esterna dove un sistema di pulsanti e luci permette di raccogliere il voto dell’utente e dargli conferma della registrazione. Protetto da ogni manipolazione, il software è realizzato in modo da essere registrato su un chip OTP (One Time Programmable) impossibile da alterare, non connesse in alcun modo alla rete né attraverso cavi né wireless che rendono (secondo gli sviluppatori) impossibile ogni corruzione dei dati. Il software è realizzato in-house dal governo attraverso un gruppo selezionato di ingegneri del Ministero della Difesa e del Ministero dell’Energia Atomica, senza alcuna forma di outsourcing o contratti esterni. Il codice sorgente del programma è mantenuto segreto e non condiviso al di fuori del gruppo di sviluppo. L’hardware è invece prodotto dalla Bharat Electronics e dalla Electronics Corporation of India, industrie belliche, attraverso un pantagruelico contratto di oltre 40 milioni di dollari affidato (con qualche ombra) dalla Commissione Elettorale Nazionale (il costo di ciascuna macchina è stimato in 150$ e il numero totale di macchine acquisite è quindi 300.000). Sono stati prodotti test funzionali e piani di qualità della produzione e test di performance. In più di un’occasione le macchine sono state messe a disposizione, in ambienti controllati, dei partiti per l’analisi e la verifica e nessuno è mai stato in grado di riscontrare difetti, sebbene alcuni attivisti abbiano mostrato in TV una macchina (dichiaratamente rubata allo stock della Commissione Elettorale) opportunamente riprogrammata per registrare voti differenti da quelli mostrati all’elettore. Il sistema indiano non prevede la stampa delle schede cartacee se non per una frazione di circa il 5% delle schede votate, che però non sono comunque prese in considerazione in forme di verifica a posteriori. Nonostante questa situazione completamente controllata centralmente e con una relativa semplicità dovuta ai contratti governativi con fornitori privati legati a commesse pubbliche di natura militare, fin dalla loro introduzione, le macchine di voto indiane hanno sollevato, oltre che vespai di polemiche tra i vari partiti, una notevole conflittualità giudiziaria tra i partiti di opposizione e la commissione elettorale nazionale indiana. Nel 1984, la Corte Suprema dell’India ha dichiarato che l’uso di macchine per il voto elettronico nelle elezioni era “illegale”, in quanto la Legge sulla Rappresentanza del Popolo non consentiva l’uso di macchine per il voto nelle elezioni. Nel 1989, la legge R.P. fu modificata incorporando la sezione 61A. Tuttavia, questo emendamento afferma che le macchine per il voto “possono essere adottate in tali circoscrizioni o nelle circoscrizioni che la Commissione elettorale può determinare tenendo conto delle circostanze di ciascun caso”. Violando quindi le disposizioni della Legge sul RP, la Commissione elettorale ha condotto nel 2004 e nel 2009 elezioni generali a livello nazionale con l’uso esclusivo delle macchine per il voto elettronico. Molti esperti legali affermano che, seguendo la sentenza della Corte Suprema del 1984, le elezioni parlamentari del 2004 e 2009 potrebbero essere ritenute illegali. Si può certamente affermare che l’imposizione delle macchine di voto, a quasi vent’anni dalla loro prima introduzione, non è riuscita a convincere l’elettorato indiano, al punto che quest’anno il tema della manipolazione delle macchine da parte del governo in carica è rientrato potentemente come tema elettorale sottoscritto, questa volta, da tutti i partiti dell’opposizione che stanno chiedendo a gran voce quantomeno l’introduzione della stampa obbligatoria di tutte le schede votate per un successivo controllo. La Commissione Elettorale Nazionale è contraria all’introduzione delle schede di controllo (VVPAT) in modo generalizzate, ben sapendo che questa misura avrebbe un costo intollerabile in un sistema elettorale come quello indiano. Intanto l’accettazione del voto elettronico cala sempre di più ### Conclusioni Indiani e statunitensi chiedono l’introduzione delle schede di controllo per la verifica cartacea post-voto, ma è ben chiaro che questa contestata contromisura è solo un passaggio tattico per far prendere coscienza al più vasto pubblico che gli attuali sistemi di voto non siano solo insicuri ma siano soprattutto antieconomici se solo si evitasse di trascurare requisiti fondamentali nella loro costruzione. È il motivo per cui in Germania dopo la sentenza della Corte Costituzionale che imedisce l’adozioni di sistemi di voto elettronico che non abbiano le stesse caratteristiche di verificabilità “ad occhio nudo” ed ispezionabilità da parte dei cittadini “senza nessuna conoscenza tecnica”, di fatto il voto elettronico è sparito. Ed è anche il motivo per cui in Brasile, per contrastare i critici del voto elettronico messo in campo dal governo, il Brasile sospende l’uso di tutte le schede cartacee di verifica del voto DRE e il tribunale superiore del paese equipara i critici di e-voting con i teorici della cospirazione. #### Riferimenti - New York Times: Gli sforzi di hacking delle elezioni russe, più ampi di quelli precedentemente noti, ottengono poca attenzione https://www.nytimes.com/2017/09/01/us/politics/russia-election-hacking.html - New York Times: il mito di una macchina di voto a prova di hacker https://www.nytimes.com/2018/02/21/magazine/the-myth-of-the-hacker-proof-voting-machine.html - I nuovi modelli di macchine di voto indiano: https://www.hindustantimes.com/india-news/new-tamper-proof-electronic-voting-machine-launched-by-election-commission/story-sOqFe2oywodT8lZKzwRM9O.html https://www.thehindu.com/news/national/a-look-inside-the-electronic-voting-machine/article23036380.ece - Come possono essere manipolate le macchine di voto indiano: https://www.ifp.co.in/page/items/4903/4903-how-can-electronic-voting-machines-evm-be-manipulated/ - Contratti indiani per l’acquisto di macchine di voto http://www.rediff.com/news/report/election-commission-awards-evm-contracts-to-ecil-bel/20140306.htm https://indianexpress.com/article/business/companies/electronics-corp-bharat-electronics-get-evm-contracts/ - Gli scienziati di un’università americana dicono di aver sviluppato una tecnica per hackerare le macchine per il voto elettronico indiano. https://indiaevm.org/ - Per contrastare i critici di voto elettronico, il Brasile sospende l’uso di tutte le schede cartacee e il tribunale superiore del paese equipara i critici di e-voting con i teorici della cospirazione. https://arstechnica.com/tech-policy/2018/06/in-a-blow-to-e-voting-critics-brazil-suspends-use-of-all-paper-ballots/ --- # Dopo la manomissione delle elezioni gli esperti richiedono “Solo schede cartacee entro il 2020!” - Data: 2018-09-11 - Categorie: Varie - URL: https://crvd.hermescenter.org/dopo-la-manomissione-delle-elezioni-gli-esperti-richiedono-solo-schede-cartacee-entro-il-2020/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/dopo-la-manomissione-delle-elezioni-gli-esperti-richiedono-solo-schede-cartacee-entro-il-2020/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia *La National Academy of Sciences afferma che il sistema elettorale statunitense usa una tecnologia insicura e sta combattendo i tentativi di destabilizzarlo.* ![](https://crvd.hermescenter.org/2018/09/shutterstock_239614381-compressor_w-780-h-408-crop-1.jpg) 10 SEP 2018 - di Lisa Vaas per [Naked Security](https://nakedsecurity.sophos.com/2018/09/10/only-paper-ballots-by-2020-call-experts-after-election-tampering/) Dopo la manomissione delle elezioni gli esperti richiedono “Solo schede cartacee entro il 2020!” Un gruppo di esperti presso la [National Academy of Sciences](http://www8.nationalacademies.org/onpinews/newsitem.aspx?RecordID=25120) ha chiesto riforme elettorali radicali, tra cui una raccomandazione specifica che non dovrebbe sorprendere: [utilizzare la carta.](https://nakedsecurity.sophos.com/2017/10/17/the-fix-is-in-for-hackable-voting-machines-use-paper/) Dal di Giovedi [l’annuncio](http://www8.nationalacademies.org/onpinews/newsitem.aspx?RecordID=25120) circa la [del rapporto](https://www.nap.edu/catalog/25120/securing-the-vote-protecting-american-democracy) di rilascio: > *Tutte le elezioni locali, statali e federali dovrebbero essere condotte utilizzando schede elettorali leggibili dagli esseri umani entro le elezioni presidenziali del 2020.* E per quanto riguarda le elezione di medio termine, proprio dietro l’angolo a novembre? Sì, proviamo a ottenere le schede cartacee anche per quella, ha detto il gruppo di esperti. Facciamo del nostro meglio per stare lontani da tutte le tecnologie che abbiamo a disposizione ora, perché sono piene di buchi: > *Le schede votate dagli elettori non devono essere comunicate attraverso Internet o su qualsiasi rete ad essa collegata, poiché nessuna tecnologia attuale può garantirne la segretezza, la sicurezza e la verificabilità.* Michael McRobbie, presidente dell’Indiana University e co-presidente del comitato che ha condotto lo studio di due anni e ha scritto il rapporto, ha definito le elezioni del 2016 un momento “spartiacque”: > *Le elezioni presidenziali del 2016 sono state un momento spartiacque nella storia delle elezioni, una che ha esposto nuove sfide e vulnerabilità che richiedono l’immediata attenzione dei governi statali e locali, del governo federale, dei ricercatori e del pubblico americano.* Lee Bollinger, presidente della Columbia University e co-presidente del panel, ha definito la minaccia degli attori stranieri “straordinaria”, secondo [l’AP](https://www.nytimes.com/aponline/2018/09/06/technology/ap-us-tec-election-security-reform-report.html) : > *La straordinaria minaccia degli attori stranieri ha profonde implicazioni per il futuro del voto e ci obbliga a esaminare, riesaminare seriamente sia la condotta delle elezioni negli Stati Uniti sia il ruolo dei governi federale e statale nel garantire le nostre elezioni.* Secondo il rapporto, la comunità dei servizi segreti degli Stati Uniti ha scoperto che “gli attori sponsorizzati dal governo russo” hanno ottenuto e mantenuto l’accesso a elementi di più sistemi statali o locali statunitensi. Queste intrusioni hanno chiarito che l’infrastruttura elettorale del paese è nella migliore delle ipotesi antiquata, anche nelle giurisdizioni con più risorse. Per le piccole giurisdizioni senza un sacco di soldi da investire, le situazione è ancora peggiore. Lawrence Norden, vicedirettore del Brennan Center for Justice della New York University, ha [fornito dettagli specifici](https://www.brennancenter.org/mueller-latest-indictment-suggests-russia-infiltration-us-election-systems-worse) su tale manomissione in un’analisi del legale speciale di Robert Mueller per l’[incriminazione](https://d3i6fh83elv35t.cloudfront.net/static/2018/07/Muellerindictment.pdf) di [12 funzionari dell’intelligence russa](https://nakedsecurity.sophos.com/2018/07/17/twitter-shutters-accounts-linked-to-us-election-hacking/) a luglio. L’accusa di Mueller sosteneva che gli ufficiali dei servizi segreti russi si inserissero nel sito web di un consiglio di stato non ancora identificato. Tra le altre nuove informazioni c’era l’accusa che la Russia usasse quel trucco per rubare informazioni relative a 500.000 elettori. Norden dice che la cifra è sorprendente, dato che prima dell’accusa, avevamo solo sentito parlare di una violazione dell’Illinois che ha [colpito circa 100.000 elettori.](https://www.intelligence.senate.gov/sites/default/files/documents/os-ssandvoss-062117_0.pdf)Gli intrusi [hanno](https://fivethirtyeight.com/features/what-we-know-and-dont-know-about-election-hacking/) preso di [mira i sistemi elettorali in 21 stati](https://fivethirtyeight.com/features/what-we-know-and-dont-know-about-election-hacking/) e presumibilmente si sono infiltrati nei computer di un fornitore privato di sistemi per le elezioni degli Stati Uniti che l’accusa non ha fatto il nome. Dato che l’accusa menziona cinque volte il numero di elettori colpiti di quanti ne avessimo sentito parlare nella violazione dell’Illinois, sembra che la manomissione del 2016 “*sia andata più in profondità di quanto avessimo capito*“, ha detto Norden. Come ha [sottolineato](https://twitter.com/KimZetter/status/1017828856294604800) Kim Zetter di Wired [,](https://twitter.com/KimZetter/status/1017828856294604800) le accuse suggeriscono che gli attacchi del 2016 potrebbero essere stati un ripensamento, dato che gli attacchi al fornitore e al consiglio di stato sono arrivati solo a metà delle elezioni, da giugno a ottobre 2016, cioè mesi dopo gli attacchi alla [Commissione Nazionale dei Democratici e la campagna di Hillary Clinton](https://nakedsecurity.sophos.com/2018/08/24/dnc-spearphishing-attack-was-actually-a-test/) . Norden: > *Sarebbe saggio presumere che gli attacchi futuri comporteranno una pianificazione più avanzata. Combinate questo con il fatto che i russi hanno indubbiamente imparato le informazioni dai loro sforzi per il 2016, e c’è motivo di credere che i futuri attacchi alle nostre infrastrutture elettorali potrebbero essere molto più dannosi.* A partire dal marzo 2018, [13 stati](https://www.brennancenter.org/analysis/americas-voting-machines-risk-an-update) stavano ancora utilizzando almeno alcune macchine per il voto elettronico a registrazione diretta, che non producono una traccia cartacea, come le loro attrezzature principali per i seggi elettorali, “rendendo impossibili le verifiche in questi stati”, riferisce Norden. > *Queste macchine dovrebbero essere sostituite il prima possibile. A novembre, è anche fondamentale per qualsiasi stato che utilizza qualsiasi tipo di macchine per il voto elettronico disporre di schede di emergenza che possono essere distribuite immediatamente in caso di guasto delle macchine, indipendentemente dal fatto che tale guasto sia causato da un guasto o un danno del sistema.* Le schede elettorali leggibili dall’uomo non sono solo controllabili, ma assicurano anche agli elettori che il loro voto è stato registrato con precisione. In passato, le macchine per il voto elettronico difettose hanno registrato erroneamente le scelte degli elettori. Le schede cartacee, che possono essere contate a mano o con una macchina, danno agli elettori l’opportunità di rivedere e confermare la loro selezione prima di depositare il loro voto per la tabulazione - qualcosa che è impossibile per i sistemi che registrano i voti elettronicamente. Secondo l’AP, un americano su cinque ha dato il proprio voto solo su macchine elettroniche nel 2016. Oltre alle schede cartacee, la relazione dell’Accademia contiene altre raccomandazioni specifiche, tra cui gli Stati dovrebbero imporre un tipo specifico di audit noto come “limitazione il rischio” prima della certificazione dei risultati elettorali. > *Gli audit condotti per limitare il rischio offrono un’alta probabilità che qualsiasi risultato errato possa essere rilevato e lo fanno con efficienza statistica. Un audit di limitazione del rischio eseguito su un’elezione con decine di milioni di voti può richiedere l’esame a mano di un minimo di diverse centinaia di schede di selezione selezionate a caso.* Per quanto riguarda il voto via internet, è necessario dimenticarlo, ha detto il gruppo di esperti. Non è abbastanza segreto, non è abbastanza sicuro, e non è abbastanza verificabile - e non dovremmo fare affidamento su di esso per le elezioni finché non avremo “garanzie solide”. [![Lisa Vaas](https://crvd.hermescenter.org/2018/02/lisa-vaas_w-200.jpg)](https://nakedsecurity.sophos.com/author/lisa-vaas/) ### [Lisa Vaas](https://nakedsecurity.sophos.com/author/lisa-vaas/) Lisa ha scritto di tecnologia, carriere, scienza e salute dal 1995. È arrivata ad esser Executive Editor per eWEEK, da cui è uscita con la crisi del 2008 e è diventata freelance. Insieme a Naked Security Lisa ha scritto per CIO Mag, ComputerWorld, PC Mag, IT Expert Voice, Software Quality Connection, Time e le edizioni statunitensi e britanniche di Input / Output di HP. --- # Sam Biddle su The Intercept: «Stiamo rendendo le elezioni meno sicure solo per risparmiare tempo?» - Data: 2018-09-05 - Categorie: Analisi, Articolo - Tag: conteggio, CRITICA, EVM, media, sondaggi, USA - URL: https://crvd.hermescenter.org/stiamo-rendendo-le-elezioni-meno-sicure-solo-per-risparmiare-tempo/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/stiamo-rendendo-le-elezioni-meno-sicure-solo-per-risparmiare-tempo/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia *[Sam Biddle](https://theintercept.com/2018/09/04/election-results-voting-system/)su The Intercept, 4 settembre 2018, 13:00* QUALCOSA DI STRANO ACCADE durante la notte delle elezioni. Con la chiusura dei sondaggi, i sostenitori americani di entrambe le parti velocemente si allineano ad un’unica posizione: Vogliamo tutti sapere chi vincerà, e non vogliamo aspettare un minuto oltre. Il vorace appetito nazionale per un immediato vincitore, gonfiato dalla frenetica copertura delle notizie via cavo e ora da Twitter, significa fornire risultati e proiezioni iper-aggiornati prima che sia disponibile qualsiasi conteggio ufficiale. Ma le tecnologie che aiutano a traghettare i risultati fulminei fuori dai seggi elettorali alla CNN sono anche tra le più rischiose, dicono gli esperti. Sono passati quasi due anni da quando gli hacker militari russi hanno tentato di dirottare i computer usati dai funzionari elettorali locali e dalla VR Systems, una società di voto elettronico che aiuta a rendere possibile l’Election Day in diversi stati chiave in bilico. Da allora, i rapporti descrivono che la potente coppia di [rischio tecnico intrinseco](https://www.nytimes.com/2018/02/21/magazine/the-myth-of-the-hacker-proof-voting-machine.html) e di [estrema negligenza](https://motherboard.vice.com/en_us/article/mb4ezy/top-voting-machine-vendor-admits-it-installed-remote-access-software-on-systems-sold-to-states) ha reso la sicurezza delle elezioni un tema nazionale. A novembre, milioni di americani voteranno di nuovo - ma nonostante il fatto che centinaia di milioni di dollari in aiuti federali si sono riversati sulla sicurezza dei vostri seggi elettorali locali, le tensioni tra esperti, aziende e lo status quo su ciò che è sicuro significa anche lasciare le domande basilari senza risposta: ogni singolo voto dovrebbe essere registrato su carta, quindi c’è un percorso fisico da seguire? Tutte le elezioni dovrebbero essere controllate dopo il fatto, sia come deterrente che come controllo contro le frodi? E, in un’epoca in cui praticamente tutto il resto è online, le apparecchiature elettorali dovrebbero essere autorizzate a connettersi a Internet? La risposta del buon senso a quest’ultima domanda - che sembra un’idea terribile - smentisce la sua complessità. Da un lato, il pubblico riceve regolarmente avvisi uniformi dalla comunità di intelligence, dal Congresso e da altre entità che condividono dati sensibili: i cattivi attori all’estero hanno e continueranno a cercare di usare il computer per penetrare o interrompere il nostro voto che è sempre più computerizzato. [Proprio lo scorso marzo](https://www.burr.senate.gov/press/releases/senate-intel-committees-initial-recommendations-on-election-security-for-2018-election-cycle-), il Comitato di Intelligence del Senato ha raccomandato che “[a]l minimo, qualsiasi macchina acquistata di qui in poi dovrebbe avere una traccia cartacea verificata dagli elettori e nessuna funzionalità WiFi.” Poiché un hacker dall’altra parte del pianeta avrà problemi di connessione ad un box in Virginia che non è collegato a nulla, è ovvio che tagliare fuori questi sistemi sensibili dal resto del mondo li renderà più sicuri. Tammy Patrick, ex funzionario delle elezioni in Arizona e attuale consulente senior presso il Fondo per la democrazia, che, come The Intercept, è finanziato dal fondatore di eBay Pierre Omidyar, ha detto che sebbene non sia a conoscenza di una giurisdizione che “connette le loro apparecchiature di voto usando Wi -Fi,” altre tecnologie wireless sono a volte integrate. Inoltre, i computer che sono solo ad un passo dalle urne digitali spesso si connettono a Internet, ha spiegato Patrick. “Ciò che accade più frequentemente è che l’unità di archiviazione del voto può essere rimossa [dalla macchina per il voto] e utilizzata per consegnare i risultati”. Alcuni addetti alle elezioni inviano i voti dei votanti dai tablet utilizzando il Wi-Fi, mentre in altre giurisdizioni i lavoratori degli exit-poll vanno in luoghi centralizzati che dispongono di accesso a Internet cablato o wireless. [È lo stesso concetto base che gli hacker statunitensi e israeliani usavano per attaccare i computer delle centrifughe iraniane che erano tecnicamente tagliate fuori dalla rete.](https://www.cnn.com/2018/08/11/politics/defcon-election-machine-hacking-vegas/) Nonostante tutti questi avvertimenti, gli esperti temono che le funzionalità wireless, che potrebbero risparmiare ad un hacker o un altro intruso, la difficoltà di dover avvicinarsi fisicamente ai sistemi in questione, vengano sostenute per ragioni che semplicemente non sono abbastanza buone, ad un tempo in cui molti altri problemi di sicurezza rimangono irrisolti. “A livello locale, è una seria lotta per ottenere le basi giuste”, ha detto a Intercept il ricercatore e crittografo della sicurezza Kenneth White. “Quando aggiungiamo, ad esempio, la connettività cellulare o Wi-Fi all’attuale sistema di votazione, la sicurezza diventa molto più difficile e il rischio di compromessi è molto maggiore.” Secondo un ex funzionario delle elezioni federali che ha parlato a The Intercept a condizione di anonimato perché non gli è stato permesso di parlare alla stampa, molti stati già utilizzano connessioni wireless in una forma o nell’altra e sono riluttanti a rinunciarvi ora, anche avendo il vantaggio di rendere il voto più difficile da hackerare. “I funzionari elettorali capiscono che si tratta di un problema di sicurezza”, ha detto questa persona a The Intercept, “ma questa capacità è già integrata nel loro processo elettorale e fanno affidamento su di essa. Trasformare quel tipo di cambiamento logistico nel loro processo - durante un anno elettorale - è arduo. Questo è particolarmente vero per la trasmissione dei risultati nella notte delle elezioni. “ Alcune macchine per il voto consentono di trasmettere i risultati preliminari a un ufficio della contea utilizzando lo stesso tipo di modem presente negli smartphone, piuttosto che essere trasportati fisicamente da ogni seggio elettorale. Ciò significa che i primi risultati possono essere condivisi istantaneamente, ma significa anche che i dati sono sicuri solo quanto la società cellulare che li trasporta. Tali connessioni, che non solo trasmettono dati ma anche li ricevono, forniscono un ulteriore potenziale punto debole che gli hacker potrebbero utilizzare per fare leva su una macchina e comprometterla. Gli scettici del Wi-Fi come il professore di informatica di George Washington University Poorvi Vora hanno affermato che tali vulnerabilità devono essere eliminate. “Dobbiamo ridurre tutte le opportunità di interferenza. I nostri sistemi sono sicuri quanto i loro collegamenti più deboli “, Vora ha scritto all’inizio di quest’anno su un elenco di e-mail di sicurezza elettorale gestito dal NIST, il National Institute for Standards and Technology. Moderni sistemi di votazione - le attrezzature utilizzate per organizzare un ballottaggio, esprimere voti, classificare quei voti, riportarli e controllare l’intero processo - sono essenzialmente solo computer estremamente specializzati che, come il laptop di casa, eseguono software, memorizzano input e inviano output. Come con qualsiasi computer, è possibile che una persona intelligente possa ingannare la macchina per fare qualcosa che non dovrebbe, per un divertimento personale o per un obiettivo più sinistro. La maggior parte dei metodi per rafforzare la sicurezza di un computer sono accompagnati da piccoli inconvenienti: inserire una password sul telefono significa doverla sbloccare; il software anti-virus sul tuo computer ne mangerà parte della memoria; e la crittografia della tua email con PGP richiede un piccolo seminario sui fondamenti della crittografia. Assicurare il voto è un compromesso come qualsiasi altro, e il dibattito senza fili espone una tensione perenne: più è facile che si tenga un’elezione, più facilmente riusciremo a intrometterci in quelle elezioni. Inoltre, gran parte del processo di votazione, dalla registrazione degli elettori al conteggio delle schede elettorali, avviene ora in modo digitale e attraverso un mosaico di computer che rende tutti questi computer incapaci di parlare tra loro sembra, sempre più, poco pratico. È anche vero che molte persone coinvolte nella produzione del settore privato e nell’amministrazione pubblica delle elezioni vogliono connettività wireless per gli stessi motivi per cui la si desidera sul proprio iPhone e laptop: rende la vita molto più semplice. Immagina di affidarti alle connessioni wireless per amministrare un voto importante, in cui ritardi e intoppi del giorno delle elezioni potrebbero rendere il tuo distretto oggetto di umilianti titoli e disprezzo locale. “Non abbiamo bisogno di guardare lontano per vedere esempi di ciò che accade quando una giurisdizione non segnala rapidamente”, ha avvertito Tammy Patrick. “Quando ci sono ritardi nei rapporti, può mettere a repentaglio la reputazione del funzionario elettorale, il loro ufficio, e mettere in discussione la legittimità delle elezioni stesse - anche quando i ritardi sono chiaramente documentati e compresi.” L’ex funzionario delle elezioni federali concordò, dicendo che la spinta a fornire per i primi risultati è potenzialmente pericolosa: > “A mio parere, la nostra nazione è eccessivamente preoccupata di ottenere i risultati nella notte delle elezioni. Gli amministratori delle elezioni si sono già impegnati in straordinari eccessivi per arrivare a elezioni generali più ampie. E ora devono rimanere e continuare a lavorare dopo 12-15 ore al giorno per presentare i risultati. Queste condizioni possono creare un ambiente in cui gli angoli sono talvolta tagliati e gli errori commessi - sebbene gli amministratori lavorino sodo per evitare che ciò accada “ I DISACCORDI SULLE APPARECCHIATURE elettorali SENZA FILI possono diventare brutti. Nell’oscura lista di e-mail gestita dal NIST, dove una folla eterogenea di accademici, dirigenti del settore privato e funzionari votanti stanno cercando di attuare linee guida sulla sicurezza delle elezioni volontarie, la questione wireless è in un vicolo cieco. Nello scambio con Vora all’inizio di quest’anno, un dirigente di Votem, una società che vende software di voto per smartphone, si è fatto beffa della richiesta di un divieto generalizzato di wireless relativo alle elezioni come “pigro”, con particolare attenzione all’idea che qualcuno di noi in questa discussione possiamo forse sapere abbastanza sul futuro per dire con certezza che la tecnologia X dovrebbe essere vietata o meno. “(In un post sul blog Votem [pubblicato un mese prima](https://medium.com/votem/meet-the-team-director-of-certification-c9ae61dd4c40) , l’esecutivo, David Wallick, scrisse che la” più grande sfida “dell’azienda era “spingere la busta” per quanto riguarda le tecnologie che rendono il pubblico scomodo). Attaccando, Bernie Hirsch, un dirigente della società di e-voting MicroVote, ha suggerito che proprio come il Wi-Fi, le tracce di carta per il voto elettronico potrebbero essere “hackerate” da qualche postino malvagio - quindi perché uno dovrebbe essere proibito mentre l’altro no? Duncan Buell, un professore di informatica presso l’Università della Carolina del Sud, non si è divertito affatto, definendo la risposta di Hirsch “al minimo estremamente faceta e nel peggiore dei casi da vero troll”. “La corruzione elettorale di un sistema cartaceo implica la complicità degli attori umani sul posto che si occupano di oggetti fisici”, ha osservato Buell. “Come è noto a tutti noi, la corruzione / interruzione dei sistemi elettronici (ballottaggio o altro) può essere eseguita senza essere rilevata da quasi nessuno da quasi ovunque sul pianeta.” Non sono solo i venditori, preoccupati che si vieti una funzionalità oggi che potrebbero essere in grado di commercializzare domani, che stanno spingendo per il wireless nonostante gli avvertimenti contrari. Gestire un’elezione è un’impresa enorme e ingrata e riuscire a trasmettere i dati attraverso l’aria significa compiere meno passaggi di persona. In una recente chiamata in conferenza tra membri dell’elenco e-mail NIST, un amministratore elettorale in Texas ha affermato che consentire connessioni wireless alle proprie macchine significava poterli accendere in remoto in viaggio verso il magazzino in cui sono archiviati, risparmiando a tutti il ​​tempo speso in giro e in attesa che i computer si avviino, in base ai partecipanti alla chiamata. Sebbene sia possibile “rendere più solida” una connessione wireless contro un utente malintenzionato per applicazioni come questa, farlo “non è un gioco da ragazzi ed è il tipo di cosa che può essere facilmente configurato in modo errato”, ammoniva Joseph Lorenzo Hall, capo tecnico del Center for Democracy & Tecnologia e studioso di insicurezza elettorale. Come con qualsiasi tipo di sicurezza informatica, ci sono molte, molte opportunità per qualcuno di mettere a tacere. “Esistono protocolli wireless più potenti che potrebbero essere utilizzati”, ha aggiunto il crittografo Kenneth White, “ma sono molto più difficili da amministrare e mantenere.” Anche le migliori precauzioni di sicurezza sulla carta possono essere annullate istantaneamente da un singolo errore, ciò che White si riferisce a come “il problema del volontario nel seminterrato della chiesa”. Il desiderio di trasmettere senza sforzo risultati elettorali non ufficiali “è sicuramente una vera pressione” nel dibattito sul wireless, concorda Hall. “Sia gli elettori che la stampa pensano che ci dovrebbe essere una risposta quasi immediata, quando in realtà la vera risposta richiede da 15 a 30 giorni in molti luoghi.” Patrick concorda, aggiungendo che “la pressione arriva da tutte le parti: media, candidati, partiti , gli elettori “e questo” nessuno è immune dal voler gratificazione istantanea e forse catarsi “. Per White e molti dei suoi colleghi, c’è un semplice da punto da portare a casa: sbarazzarsi del maggior numero di opportunità farlocche. “Vogliamo assicurare l’integrità dei nostri voti o no? Se lo facciamo, e lo vogliamo su larga scala, allora i sistemi di votazione elettronica verificabili su carta [sono] la nostra migliore via da seguire “, ha affermato White. “Quanto meno complessi e connessi possiamo rendere questi sistemi, tanto maggiore è la fiducia che possiamo avere che l’espressione dei voti di ogni cittadino è ben registrata”. ## Sam Biddle Sam Biddle è un reporter con sede a Brooklyn, che si concentra sul malaffare e sull’uso improprio della tecnologia. Mentre lavorava a Gizmodo e Gawker, ha coperto storie che vanno da vaste violazioni dei dati aziendali e hacker famosi a modelli di webcam trafficati e privacy di Facebook. Come editore di Valleywag, ha fornito una visione critica e contraddittoria dell’economia di avvio e della cultura della Silicon Valley. Il suo lavoro è apparso anche in GQ, Vice e The Awl. --- # Frodi nelle votazioni USA - Data: 2018-08-14 - Categorie: Approfondimenti - URL: https://crvd.hermescenter.org/frodi-nelle-votazioni-usa/ - Fonte originale: https://crvd.org/frodi-nelle-votazioni-usa/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia Gli Stati Uniti hanno una lunga e sfortunata storia di frodi elettorali. La Heritage Foundation fornisce un elenco di casi di frode elettorale in tutto il paese, suddivisi per stato, in cui le persone sono state condannate per frode al voto o dove un giudice ha annullato i risultati di un’elezione. Questo non è un elenco esaustivo ma semplicemente un campionamento che dimostra i molti diversi modi in cui viene commessa la frode. Prevenire, scoraggiare e perseguire tale frode è essenziale per proteggere l’integrità della nostra procedura di voto. Molti i casi di frode compiuti utilizzando le macchine di voto elettronico. [https://www.whitehouse.gov/sites/whitehouse.gov/files/docs/pacei-voterfraudcases.pdf](https://www.whitehouse.gov/sites/whitehouse.gov/files/docs/pacei-voterfraudcases.pdf) --- # Voto elettronico, l’errore è farne un problema tecnologico - Data: 2018-08-09 - Categorie: Articoli - URL: https://crvd.hermescenter.org/voto-elettronico-lerrore-e-farne-un-problema-tecnologico/ - Fonte originale: https://crvd.org/voto-elettronico-lerrore-e-farne-un-problema-tecnologico/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia *Secondo la Corte Costituzionale tedesca, quando si parla di voto elettronico la questione non è tecnologica: esiste un problema democratico valutato, anche in altri Paesi più importante della semplicità, dei costi bassi o di qualsiasi altra considerazione. Ecco perché è un po’ come quando si parla di pena di morte* *09 Ago 2018* Si sta facendo un errore di fondo quando si parla di **voto elettronico:** è un po’ come parlare di pena di morte soffermandosi solo sull’aspetto “tecnologico” (è meglio o peggio l’iniezione letale, piuttosto che la ghigliottina o la sedia elettrica?) tralasciando i principi e tutto il pensiero filosofico che ha permesso di stabilirli. Con il voto elettronico siamo nella stessa situazione. Il mezzo tecnico è ininfluente. Che sia fatto con la [**crittografia**](https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/sicurezza-dati-della-pa-limportanza-della-crittografia/)a chiave asimmetrica, con l’open-source, con la [**blockchain**](https://www.agendadigitale.eu/sanita/blockchain-per-migliorare-la-sanita-ecco-come/)poco importa. Votare non è uno show tecnologico. **Non è neppure concepibile un *voto elettronico**buono* se non rispetta i requisiti del voto democratico**, se non aiuta a mantenersi in uno stato di diritto e se, stante la non riformabilità della prima parte della nostra Costituzione, non sostiene la nostra forma di democrazia. Se non rispetta questi principi, è inutile parlare delle sue caratteristiche tecniche. ## I requisiti del voto democratico Quali sono i requisiti del voto democratico? Per ciascuno potrebbero essere diversi, ma in **Italia** c’è un’istituzione che può e deve essere chiamata in causa per fare questa verifica: la Corte Costituzionale. In **Germania** è accaduto questo quando nel 2005 due cittadini, il prof. Joachim Wiesner, politologo, e suo figlio Ulrich, fisico, si sono rivolti prima al ramo esecutivo del potere pubblico, la Commissione Elettorale, venendone completamente trascurati, e quindi furono costretti ad elevare il ricorso alla Corte Costituzionale che il 3 marzo 2009 emise una sentenza storica per il *movimento abolizionista del voto elettronico*. Nel nucleo della sentenza si legge: *«La legittimità democratica delle elezioni richiede che gli eventi elettorali siano controllabili in modo che la manipolazione possa essere esclusa o corretta e il sospetto ingiustificato possa essere confutato. Questo è l’unico modo per facilitare una fiducia ben riposta nella sovranità della corretta formazione dell’organo di rappresentanza. L’obbligo da parte del legislatore e dell’esecutivo di garantire che la procedura elettorale sia stata concepita in coerenza con le norme costituzionali e che venga attuata correttamente non è sufficiente di per sé per conferire la legittimità necessaria. Solo se l’elettorato può convincere se stesso in modo affidabile della legittimità dell’atto di trasferimento, se le elezioni sono quindi attuate “davanti agli occhi del pubblico”, è possibile garantire la fiducia nella sovranità del Parlamento, perché composto in modo corrispondente alla volontà degli elettori, necessaria per il funzionamento della democrazia e la legittimità democratica delle decisioni statali. In una repubblica le elezioni sono una questione che riguarda l’intero popolo e una preoccupazione comune di tutti i cittadini. Di conseguenza, il monitoraggio della procedura di elezione deve essere anche un problema e un compito del cittadino. Ogni cittadino deve essere in grado di comprendere e verificare i passaggi centrali nelle elezioni in modo affidabile e senza alcuna conoscenza tecnica speciale». * ## Voto elettronico e democrazia La Corte trascura ogni problema tecnico di cui era stata investita perché **esiste un problema democratico molto più fondamentale.** Quello del voto elettronico, secondo la Corte, non è un problema tecnico. Da quel momento nessun venditore di macchine elettorali ha superato l’esame della sentenza che, sia chiaro, non vieta il voto elettronico, ma pretende solo sia fatto bene e non faccia perdere nulla rispetto a quello cartaceo. **La Germania continua ancor oggi a votare con schede cartacee e non si prevede affatto che smetta.** Dopo la sentenza c’è stato un vasto ripensamento sul ruolo del voto elettronico nelle democrazie europee più mature che hanno abbandonato la fase entusiastica e acritica. Ad esempio **Olanda e Norvegia dopo anni di utilizzo molto soddisfacente lo hanno abbandonato**. Altri hanno limitato o eliminato i piani per introdurlo. **In questi paesi la correttezza democratica viene valutata più importante della semplicità**, dei costi bassi o di qualsiasi altra considerazione che facilmente invece sembra convincere i nostri politici (e quelli di altri paesi che non sempre brillano nelle classifiche internazionali sulla democrazia) a stringere accordi milionari con i venditori di macchine elettorali. La sentenza contiene quindi una (neppure troppo velata) critica al potere esecutivo e al potere legislativo per non essersi posti il problema di verificare la compatibilità di questi strumenti con le norme di rango costituzionale *prima* dell’introduzione. Infatti in Germania si era realizzata un’ampia produzione normativa per integrare la Legge Elettorale Federale (Bundeswahlgesetz) e una apposito decreto per l’adozione e la certificazione delle macchine di voto digitale (Bundeswahlgeräteverordnung – Ordinanza Federale sulle Macchine Elettorali) senza alcuna verifica costituzionale. Una strana disattenzione che i governi e le maggioranze *dimenticano* sempre di fare quando adottano le leggi sul voto elettronico. ## L’Italia e la necessaria discussione sul voto elettronico L’Italia non è mai stata tanto vicina all’introduzione del voto elettronico. Si *dimenticheranno*anche qui di fare una verifica costituzionale? Faranno passare tutto in qualche codicillo di qualche decreto, o peggio regolamento ministeriale? Ci obbligheranno a denunciare le elezioni alla Corte Costituzionale solo dopo averle tenute? Qualche giorno dopo le ultime elezioni, preoccupati della presenza di una maggioranza disposta a propagare acriticamente strumenti di “cambiamento ed innovazione” anche nel campo del processo elettorale senza alcuna verifica sui rischi democratici, è stato fondato il [Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia](https://crvd.hermescenter.org/) con l’obiettivo di sollevare la discussione su questo tema che, purtroppo, in Parlamento sembra avere pochi difensori visto che quasi tutte le forze politiche sono cadute nella fallacia dell’innovazione per quanto riguarda voto elettronico. È stata quindi tradotta integralmente la [sentenza della Corte Costituzionale Tedesca](https://crvd.hermescenter.org/la-sentenza-della-corte-costituzionale-tedesca-sullincostituzionalita-del-voto-elettronico/) e resa disponibile insieme a molto altro materiale sulla situazione italiana e internazionale in continuo aggiornamento. Sulle pagine di Agendadigitale.eu, Stefano **Quintarelli** dice che [blockchain è una cattiva idea](https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/voto-elettronico-la-blockchain-e-una-cattiva-idea-ecco-perche/) per il voto elettronico ed è convincente e, almeno per quello che riguarda le principali decisioni politiche e di rappresentanza, è** proprio tutto il voto elettronico ad essere una pessima idea. Non è un problema tecnologico ma, come dice la Corte Costituzionale tedesca, deriva dalle decisioni fondamentali di diritto costituzionale sulla base dei principi della democrazia, della repubblica e dello stato di diritto.** ## Una utile digressione Esistono molti modi di uccidere un uomo. L’ingegno umano è stato impiegato anche per trovare metodi sempre più sofisticati per uccidere i propri simili e gli Stati, considerati baluardi della civiltà, non si sono sottratti a questo compito. *«Il trattato sociale ha per scopo la conservazione dei contraenti. Chi vuole il fine vuole anche i mezzi e questi mezzi sono inscindibili da qualche rischio, anche da qualche perdita. Chi vuole conservare la sua vita mettendo a repentaglio quella degli altri deve anche sacrificarla per loro quando ce n’è bisogno. La pena di morte inflitta ai criminali può essere considerata all’incirca dallo stesso punto di vista: per non essere la vittima di un assassino si acconsente a morire se lo si diventa».* (Jean-Jacques Rousseau – [Il Contratto Sociale](https://books.google.de/books?id=XT1PAQAAMAAJ&dq=%22Jean%20Jacques%20Rousseau%20%22&hl=it&pg=PP3#v=onepage&q=%22Jean%20Jacques%20Rousseau%20%22&f=false) p.56). ## La discussione sul diritto alla vita Nel Contratto Sociale,** Jean-Jacques Rousseau dice che la pena di morte è accettabile per il bene collettivo a discrezione del governo** (a quei tempi Rousseau è la vetta del movimento democratico, in contrapposizione a quello aristocratico).** Cesare Beccaria, coevo, ha un’altra opinione, chi si riassume in «Che senso ha uccidere chi ha ucciso, per dimostrare che uccidere è sbagliato?**». La discussione sul diritto alla vita si dipana per il successivo quarto di millennio in cui l’umanità, senza aver ancora terminato, stabilisce dei principi, diritti umani fondamentali e diritti delle minoranze per difendere i più deboli dal “totalitarismo democratico” delle maggioranze. Tutte cose assenti nella democrazia di Rousseau. Questi nuovi principi danno vita ad un movimento abolizionista della pena di morte che ottiene molti successi. La Storia per ora sostiene Beccaria. Oggi vi confrontereste con chi, sostenendo il pensiero di Rousseau e trascurando Beccaria e tutto quello che c’è dopo, discuta sulla pena di morte considerando solo il fatto che sia meglio o peggio l’iniezione letale, piuttosto che la ghigliottina o la sedia elettrica? Argomentare “tecnicamente”, trascurare i principi e tutto il pensiero filosofico che ha permesso di stabilirli. Sulla pena di morte, e sulla sua abolizione, non ci si limiterebbe ad una discussione sulla tecnologia per eseguire la pena, nemmeno se esistesse un *modo perfetto* per ammazzare un uomo. --- # Rassegna stampa internazionale - Data: 2018-07-18 - Categorie: Notizie - URL: https://crvd.hermescenter.org/rassegna-stampa-internazionale/ - Fonte originale: https://crvd.org/rassegna-stampa-internazionale/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia #### Nigeria ## [Botswana mulls dropping contentious electronic voting machines](https://www.journalducameroun.com/en/botswana-mulls-dropping-contentious-electronic-voting-machines/) Published on 09.07.2018 at 19h21 by APA News *The Botswana government is considering not using of the contentious Electronic Voting Machines (EVMs) in general elections slated for October 2019, APA learnt here Monday.The issue is expected to be discussed at the All Party Conference, a consultative forum that aims to nurture democracy and promote political tolerance.* *Vice President Slumber Tsogwane said this when addressing the media in the capital Gaborone. **Tsogwane revealed the procurement of EVMs has not been done and that their usage would be dependent on the preparedness of the Independent Electorate Commission (IEC).* *“It will also depend on the outcome of the ongoing court cases and whether there will be sufficient time to procure the machines for the next years general elections,” said Tsogwane. **IEC has also expressed concern that court cases which have been launched by the Botswana Congress Party (BCP) and Manual Workers Union are affecting their preparations for the general elections.* *The opposition party and the union are challenging the introduction of the machines, saying they are unconstitutional.* ## [Can this technology modernize how we vote?](http://money.cnn.com/2018/05/08/technology/blockchain-voting-elections-votem/index.html) #### by Kaya Yurieff @kyurieff da [CNN Tech](http://money.cnn.com/)[ ](https://leadership.ng/)*8 may 2018* *«[…] Blockchain uses a decentralized network of computers that all work on the same task — and no one entity owns the system.* *This means when a transaction is initiated between two computers, such as casting a vote, it has to be certified by another. That makes it difficult to manipulate or change the data. For the transaction to go through, a bunch of computers *have* to solve a complicated math problem.* *But that doesn’t mean Americans will be tapping smartphones to elect officials anytime soon. Some voting security experts are wary of applying the technology to major elections.* *Voters could fall prey to phishing scams, viruses *and* malware on their smartphones or laptops, even if a blockchain-based voting system is secure, according to David Dill, a professor emeritus of computer science at Stanford University who studies electronic voting.* *“Smartphones and laptops aren’t secure, and at this point, they can’t be made secure,” he said. “People could be tricked into something that’s malicious.” [[…]](https://leadership.ng/2018/05/19/electronic-voting-lessons-from-kaduna/)»* ## [4 reasons Nigeria is not ready for electronic voting at general elections](https://techpoint.ng/2018/05/16/electronic-voting-election-nigeria/) di Victor Ekwealor da [Techpoint.ng](http://techpoint.ng) *Globally, 26 countries conduct elections with one form of electronic voting or the other with some even allowing internet ballots for general elections. In 2014, Namibia joined the list becoming the [first African country](http://www.abc.net.au/news/2014-11-28/namibian-election-first-in-africa-to-use-electronic-voting/5927206) to conduct an e-voting election. Nigeria has made moves too.* *In 2017, the National Agency for Science and Engineering Infrastructure (NASENI), unveiled a solar-powered electronic voting machine that was [reportedly made in Nigeria](https://techpoint.ng/2017/01/31/nigeria-solar-powered-electronic-voting-machine-has-been-unveiled/). Ever since this announcement, Nigerians have *clamoured* for electronic voting in the 2019 general elections but this may be a bad idea.* *Kaduna State recently made history when it pulled off Nigeria’s first electronic voting in its local government elections.* [[…]](https://techpoint.ng/2018/05/16/electronic-voting-election-nigeria/) ## [EXPLAINER: Understanding Kaduna electronic voting system as state makes history](https://www.premiumtimesng.com/features-and-interviews/268084-explainer-understanding-kaduna-electronic-voting-system-as-state-makes-history.html) da [Premium Times](https://www.premiumtimesng.com) 11 May 2018 *About 6000 units of the electronic voting machine were bought. Public enlightenment on the machines was done, using public demonstrations and an online video. SIECOM lost 140 of the EVMs to the recent fire in its offices. But the remaining machines are more than sufficient for the 5,101 polling units in the state.* [[…]](https://www.premiumtimesng.com/features-and-interviews/268084-explainer-understanding-kaduna-electronic-voting-system-as-state-makes-history.html) ## [Issues in Kaduna LG poll, electronic voting](https://guardian.ng/politics/issues-in-kaduna-lg-poll-electronic-voting/) By Leo Sobechi, (Lagos), Saxone Akhaine and Abdulganiyu Alabi, Kaduna da [The Guardian](https://guardian.ng) 20 May 2018 *However, The Guardian *learnt* that the electronic voting machine (EVM) was built specifically for KADSIECOM by Chinese based SMPTECH, the same company that built the handheld PVC scanners for the 2015 Nigerian general elections. The EVMS are *box like* devices shaped in medium sized printers weighing 12kg*.It* was also gathered that the 6000 units of the EVM already procured for the local government elections has the list of 46 political parties that participated in the election. […]* *Among the opposition parties that withdrew from the *Kaduna* council poll *include,* Social Democratic Party (SDP), African Democratic Congress (ADC), Alliance for Democracy (AD), Labour Party (LP), All Progressives Grand Alliance (APGA), National Unity Party (NUP), among others.* *Speaking at a press conference in Kaduna under the umbrella of Kaduna Coalition of Political Parties (KCPP), the chairman, Alhaji Umar Ibrahim said parties refused to participate in the *polls,* because the State Electoral body had decided to abandon INEC criteria for the conduct of elections in the country.* *[[…]](https://guardian.ng/politics/issues-in-kaduna-lg-poll-electronic-voting/)* --- # Tecnologia di Voto Elettronico nella Repubblica Democratica del Congo - Data: 2018-07-18 - Categorie: Notizie - Tag: africa, congo - URL: https://crvd.hermescenter.org/tecnologia-di-voto-elettronico-nella-repubblica-democratica-del-congo/ - Fonte originale: https://crvd.org/tecnologia-di-voto-elettronico-nella-repubblica-democratica-del-congo/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia Le organizzazioni della società civile e i movimenti pro-democrazia con sede nella Repubblica Democratica del Congo (Congo) e in tutto il mondo hanno avuto molto da ridire quando il governo congolese ha annunciato piani per introdurre la tecnologia di voto elettronico da utilizzare nelle prossime elezioni del paese previste per dicembre 2018.¹ Il volume combinato di l’attenzione nazionale e internazionale verso l’uso della tecnologia delle macchine per il voto elettronico in Congo ha infine raggiunto l’Argentina, dove ha catturato l’attenzione di una rete di esperti tecnici e attivisti della società civile che hanno familiarità con l’azienda sudcoreana al centro della controversia, la Miru Systems Co. Dall’altra parte del mondo, il governo iracheno ha ordinato un nuovo conteggio dei voti espressi nelle elezioni parlamentari del maggio 2018, dovute almeno in parte alle accuse di problemi tecnici nell’attrezzatura di conteggio dei voti fornita da Miru. Sulla base di documenti tecnici ottenuti da The Sentry, una revisione delle immagini e video disponibili pubblicamente e le esperienze apprese dalle esperienze argentine con voto elettronico, esperti tecnici e ricercatori di sicurezza hanno identificato significative somiglianze tra la tecnologia di votazione elettronica attualmente proposta per l’implementazione in Congo e i modelli precedentemente pianificati – e in definitiva abbandonati – per l’uso nelle elezioni nazionali dell’Argentina del 2017. Inoltre, gli esperti hanno rilevato specifiche vulnerabilità di sicurezza nelle macchine prototipali vendute da Miru in Congo. Queste vulnerabilità includono potenziali minacce alla segretezza e alla manipolazione dei risultati. L’attuale disputa elettorale in Iraq mostra come i problemi tecnici di una tecnologia sconosciuta possano innescare risultati elettorali contestati. La tecnologia del voto elettronico minaccia quindi la trasparenza elettorale e la credibilità complessiva del processo elettorale del Congo. **Documenti** - [Sentry Alert: Electronic Voting Technology DRC Security Vulnerabilities and Déjà Vu](https://thesentry.org/reports/electronic-voting-technology-drc/) 1. Per una panoramica completa delle preoccupazioni degli osservatori con la tecnologia di voto elettronico nella RDC vedi: “Congo Research Group Election Brief Nº1: La controversia sulla votazione elettronica in Congo.” Congo Research Group. Aprile 2018.[Congoresearchgroup.org/wp-content/uploads/2018/04/Electronic-Voting-Controversy-1.pdf](http://Congoresearchgroup.org/wp-content/uploads/2018/04/Electronic-Voting-Controversy-1.pdf);; vedi anche “Bandiere rosse nel processo elettorale della Repubblica Democratica del Congo: tempo per le conseguenze”. Basta progetto. 8 marzo 2018. [https://enoughproject.org/blog/red-flags-dr-congos-electoral-process-time-consequences](https://enoughproject.org/blog/red-flags-dr-congos-electoral-process-time-consequences) --- # Voto elettronico, la blockchain è una cattiva idea: ecco perché - Data: 2018-07-16 - Categorie: Articoli - Tag: blockchain - URL: https://crvd.hermescenter.org/voto-elettronico-la-blockchain-e-una-cattiva-idea-ecco-perche/ - Fonte originale: https://crvd.org/voto-elettronico-la-blockchain-e-una-cattiva-idea-ecco-perche/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia 16 Lug 2018 di *Stefano Quintarelli — presidente Comitato d’Indirizzo Agenzia per l’Italia Digitale* da [https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/voto-elettronico-la-blockchain-e-una-cattiva-idea-ecco-perche/](https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/voto-elettronico-la-blockchain-e-una-cattiva-idea-ecco-perche/) Da qualche settimana sta girando l’idea di registrare voti su una blockchain, come elemento di sicurezza nel voto elettronico. Qualche giorno fa è venuto a farmi visita un amico che si occupa di AI in California; abbiamo discusso del seguente problema: se esprimo un voto, come posso essere certo che il mio voto effettivamente sia contato in modo corretto? Con le urne di carta, ne sono ragionevolmente certo perché sono io stesso a compilare la scheda, ad infilare la scheda nell’urna e perché posso restare a sorvegliare che l’urna non venga manomessa fino al conteggio (o direttamente guardando dalla porta o tramite delle persone di fiducia ovvero i cosiddetti delegati di lista che presidiano fino allo spoglio finale). **Rischio alterazione del voto elettronico** Se voto con un computer, sorge la domanda: come posso sapere che ciò che viene registrato nel database sia effettivamente ciò che io ho pigiato? Il software potrebbe essere stato alterato. Controllare i codici sorgenti non aiuta un granché. In primo luogo non è alla portata di tutti, in secondo luogo il software difficilmente è comprensibile (cfr. obfuscated c code contest) ed infine, come posso essere certo che il software non sia stato alterato in memoria durante il tempo delle votazioni (ed eventualmente poi ripristinato)? Esistono dei meccanismi per asseverare ciò; è un po’ una frontiera della ricerca in crittografia, e comunque alla fine ti devi fidare dei pochi iniziati in grado di verificare. **Votare con la blockchain, i problemi** Ecco allora una prima idea di usare la blockchain: un registro pubblico immutabile in cui c’è espresso il mio voto in chiaro (così tutti lo possono contare) ed associato ad esso c’è il mio identificatore criptato con una chiave che solo io ho, così solo io posso sapere che sono io ad avere espresso quel voto e posso verificarlo. In effetti, però, così non è sufficiente. Basterebbe aspettare e vedere cosa si scrive subito dopo che ho votato, per sapere come ho votato. Problema che si può risolvere per esempio aggiungendo una cifratura anche della mia preferenza con una chiave che sia possibile usare solo dopo la chiusura delle urne. Però così ho un altro problema. Se io posso verificare dopo la chiusura delle urne se il mio voto è registrato in modo corretto, posso farlo anche di fronte al mafioso di turno che mi paga 20 euro per il mio voto. **Blockchain e voto di scambio** In generale, il problema della verifica del voto così espresso non si risolve senza introdurre altri punti di vulnerabilità in un sistema o di una terza parte di cui fidarsi. Ovvero, registrare autonomamente il voto in modo tale da consentirmi autonomamente di verificarlo ex post, senza introdurre punti di possibile vulnerabilità, mi abilita il voto di scambio. Ora immaginiamo che si faccia un sistema di consultazione online che venga usato per deliberare in merito ad un determinato investimento, ad esempio uno stadio di serie A. Immaginiamo poi si scopra che in quell’investimento c’erano delle cointeressenze mafiose. Cosa si potrebbe dire in merito al fatto che chi ha scelto il sistema di decisione lo ha fatto pur sapendo che esso abilita il voto di scambio? **Verifica ex post del voto** Viceversa, se non si introduce questa possibilità di verifica ex post da parte del votante, ci si deve fidare del software in esecuzione. In questo caso, cosa si potrebbe dire in merito al fatto che questo è un sistema gestito da Tizio? Fidarsi ciecamente di Tizio? Potrebbe ragionevolmente dimostrare in un tribunale che il software in esecuzione in quel momento fosse stato quello effettivamente pubblicato su GitHub? È un punto molto complesso. In una decisione del genere, in cui si salvino contemporaneamente capra e cavoli (verificabilità, certificabilità, non vendibilità) l’automatismo della decisione trasferisce immediatamente una dose di criticità sui creatori del software o sui gestori del sistema. La filiera di segretezza (rispetto ad altri) / verificabilità (da parte di chi vota) /non vendibilità (a terzi)/responsabilità (di chi gestisce il sistema) è tutt’altro che banale, se fatta senza carta, matita ed urne. Questa era la conclusione della chiacchierata. --- # Niente voto elettronico a Roma. Quello che c’è di vecchio sono i metodi della sindaca Raggi - Data: 2018-07-10 - Categorie: Comunicati stampa - Tag: costi, referendum, roma - URL: https://crvd.hermescenter.org/niente-voto-elettronico-a-roma-quello-che-ce-di-vecchio-sono-i-metodi-della-sindaca-raggi/ - Fonte originale: https://crvd.org/niente-voto-elettronico-a-roma-quello-che-ce-di-vecchio-sono-i-metodi-della-sindaca-raggi/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia La sindaca di Roma, Virginia Raggi, ha confermato di non essere in grado di adottare il voto elettronico per il prossimo referendum sul Trasporto Pubblico Locale. Alla richiesta se si voterà in forma elettronica risponde: «Temo di no perché la richiesta è stata fatta prima dell’introduzione dei nuovi sistemi. Probabilmente lo testeremo senza validità, semplicemente come controllo, ma si voterà col vecchio sistema». Era chiaro che non ci fossero i tempi per indire una gara corretta per introdurre il voto elettronico e distribuire una soluzione tecnologica con così poco preavviso. Non si capisce, alla data attuale, come funzionerà il test anticipato dalla sindaca e soprattutto che costi avrà per i cittadini e con quali soldi si pensa di farci fronte e in base a quali formalità sarà assegnato quest’incombenza. Quando nel 2006 il Governo Berlusconi introdusse l’inutile e costosa rilevazione informatizzata dello scrutinio ci fu molta polemica per l’assegnazione degli incarichi ad un parente del ministro in carica. A pochi mesi dalle elezioni, senza aver divulgato alcun piano specifico per questo test, cosa possono attendersi i cittadini, e soprattutto quali costi saranno chiamati a pagare, per quest’inutile tentativo? --- # Onestà sul voto elettronico - Data: 2018-06-24 - Categorie: Articoli - URL: https://crvd.hermescenter.org/onesta-sul-voto-elettronico/ - Fonte originale: https://crvd.org/onesta-sul-voto-elettronico/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia In Italia il voto elettronico è dietro l’angolo. Non fa parte del “[contratto del governo del cambiamento](https://s3-eu-west-1.amazonaws.com/associazionerousseau/documenti/contratto_governo.pdf)” ma l’obiettivo di scoraggiare l’astensionismo c’è, e questa narrativa è stata usata in altri paesi per introdurre il voto elettronico alla metà degli anni 2000.. L’attuale Ministro per la democrazia diretta (l’On. [Riccardo Fraccaro](http://www.repubblica.it/politica/2018/05/31/news/riccardo_fraccaro_ministro_dei_rapporti_con_il_parlamento_e_per_la_democrazia_diretta-197871996/)) è uno dei [responsabili](https://www.corrierecomunicazioni.it/digital-economy/voto-elettronico-e-petizioni-online-a-roma-prove-di-rivoluzione-a-5-stelle/) dell’introduzione del voto elettronico nello statuto di Roma Capitale che ha fatto slittare il voto del referendum sul Trasporto Pubblico, anche qui giustificato con un altra giustificazione senza fondamento dei sostenitori del voto elettronico: la riduzione dei costi. La maggioranza composta da M5S e Lega ha introdotto il voto elettronico nel recente referendum sull’autonomia lombarda. L’entusiasmo con cui viene promosso quest’obiettivo però non trova riscontro nella sua effettiva utilità, è pura ideologia modernista e [soluzionista](http://nova.ilsole24ore.com/frontiere/un-mondo-malato-di-soluzionismo) senza fondamento. [L’introduzione del voto elettronico è un obiettivo non celato del M5S](http://www.ilblogdellestelle.it/2013/06/ce_chi_ha_votato_il_m5s.html) che si situa all’interno di una più generale transizione dalla democrazia rappresentativa a quella diretta e di promozione di propri strumenti di voto, come il sistema Rousseau [recentemente criticato](http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2018/05/18/garante-privacy-rousseau-non-ancora-sicuro_rB9TAmF47HJkAMsqjmZkhI.html) dal Garante Privacy, dopo il [provvedimento dello scorso dicembre](http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/7400401). Nella loro propaganda a favore del voto elettronico, il M5S [nasconde sistematicamente la realtà](http://www.lombardia5stelle.it/2015/02/17/il-voto-elettronico-in-pillole/) quando parla della situazione internazionale rispetto al voto elettronico, peraltro ampiamente confondendo il voto elettronico e quello online. A livello internazionale il trend di abbandono del voto elettronico da parte dei paesi a democrazia avanzata è evidente. Tanto quanto è evidente l’adozione del voto elettronico avviene tra i paesi meno democraticamente solidi o tra i cosiddetti regimi ibridi e tra quelli autoritari. Il voto online esiste praticamente solo in Estonia. **La situazione internazionale** Da quando, nel 2009, la **Corte Costituzionale tedesca** ha definito che il processo elettorale informatico deve avere [garanzie di verificabilità](https://crvd.hermescenter.org/2009-ger-germania-garanzie-minime-necessarie-voto-elettronico-tribunale-costituzionale-andrea-gratteri/) equivalenti a quelle del voto tradizionale cartaceo per non confliggere con la Costituzione, i tedeschi hanno praticamente abbandonato le macchine di voto elettronico. La Germania è al 13° posto [nell’indicatore di democrazia](https://en.wikipedia.org/wiki/Democracy_Index) stilato dall’Economist. Allo stesso modo in **Olanda** (11°), dopo anni di uso, si è abolito il voto elettronico a causa di numerosi problemi tecnologici che hanno fatto sorgere nella popolazione perfino il timore che il risultato elettorale potesse essere distorto attraverso azioni di hacking internazionale a favore di partiti filo-russi. La **Norvegia** (il paese che è al primo posto dell’indicatore di democrazia stilato dall’Economist) ha abolito il voto elettronico dopo anni di applicazione senza problemi operativi, in quanto si è stabilito che la motivazione per la sua adozione, ovvero avvicinare categorie di elettori che tradizionalmente erano poco inclini a partecipare al processo democratico, [non era stata raggiunta](https://www.regjeringen.no/globalassets/upload/kmd/komm/rapporter/isf_internettvalg.pdf), ma anzi si stava ottenendo l’effetto contrario, in base alla minore fiducia dell’elettorato di questo processo che veniva percepito come opaco e poco controllabile. Nessuno degli altri paesi a democrazia avanzata adotta in modo esteso il voto elettronico. Anche l’**Estonia** (30°), che viene spesso citata a favore del voto elettronico, sta facendo i conti (salati) con la questione elettorale. Il paese ha in tempi recenti investito nelle infrastrutture informatiche nella riorganizzazione della struttura statale, ed in cui il voto elettronico (addirittura via Internet) si cala all’interno di una più generale e completa digitalizzazione dei processi statali, l’ideologia modernista e soluzionista si è recentemente scontrata con una crisi di sicurezza che ha messo in dubbio l’intera infrastruttura di identificazione dei cittadini che è anche alla base del voto elettronico. Ricerche indipendenti hanno però dimostrato la grave fallibilità del sistema di voto Estone e che l’introduzione del voto elettronico su Internet non solo non scoraggiato l’astensione ma ha [distorto](https://crvd.hermescenter.org/estonia-bochser-internet-voting-political-partecipation/)la composizione dei votanti a favore di alcuni partiti portatori di interessi di classe e etnici. Per trovare esempi altri di ampia applicazione del voto elettronico ci si deve spostare in nazioni molto più in basso negli indici di democrazia, se si escludono **India e Brasile** (42° e 49°), dove certo non mancano accuse di manipolazioni e brogli, dove l’introduzione del voto elettronico è un problema essenzialmente logistico (quasi un miliardo di votanti in India e quasi 200 mila distribuiti in 10 milioni di chilometri quadrati in Brasile). Le stelle del voto elettronico però si trovano tra quei paesi cosiddetti a regime ibrido come la **Nigeria** (109°), o addirittura autoritari o totalitari come **Congo** (137°) o **Venezuela** (117°). L’introduzione del voto elettronico in **Italia** (che comunque è al 21° posto, a solo tre decimi dall’ingresso nell’elenco delle democrazie mature) ha come modello i paesi meno democratici dell’Italia? --- # La raccomandazione del Consiglio d’Europa sul voto elettronico - Data: 2018-06-02 - Categorie: Notizie - Tag: europa, norme - URL: https://crvd.hermescenter.org/2017-eu-consiglio-europa-raccomandazione-su-voto-elettronico/ - Fonte originale: https://crvd.org/2017-eu-consiglio-europa-raccomandazione-su-voto-elettronico/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia In occasione del loro [1289esimo incontro](http://www.coe.int/en/web/cm/-/1289th-meeting-of-the-ministers-deputies-14-june-201-1) tenutosi il 14 giugno 2017, i Delegati del [Comitato dei Ministri](http://www.coe.int/en/web/cm) hanno adottato una nuova Raccomandazione sulle norme relative al voto elettronico. La nuova Raccomandazione CM/Rec(2017)5, che fa seguito alla precedente Raccomandazione Rec(2004)11, è stata elaborata per garantire la conformità del voto elettronico ai principi di elezioni democratiche e, finora, rappresenta l’unica norma internazionale sul voto elettronico. La Raccomandazione iniziale Rec(2004)11 sulle norme giuridiche, operative e tecniche relative al voto elettronico è stata adottata nel 2004 ed è stata applicata dagli Stati membri del Consiglio d’Europa e da altri paesi. Dopo l’adozione della Raccomandazione Rec(2004)11, il Consiglio d’Europa ha tenuto incontri periodici di revisione della Raccomandazione, in cui i rappresentanti degli Stati membri hanno condiviso le loro recenti esperienze sull’attuazione del voto elettronico nei rispettivi paesi e sull’applicazione della Raccomandazione Rec(2004). Nel 2014, di fronte all’evidente necessità di aggiornare la Raccomandazione Rec(2004)11, essendo passati dieci anni dalla sua adozione, è stato istituito il Comitato di esperti ad hoc sulle norme giuridiche, operative e tecniche relative al voto elettronico (CAHVE), che riunisce rappresentanti nominati dai governi degli Stati membri e rappresentanti di organizzazioni con esperienza diretta o conoscenza approfondita sul voto elettronico. Il Comitato ha ricevuto il mandato di rivedere le norme ed elaborare una nuova raccomandazione alla luce dei nuovi sviluppi nel campo delle nuove tecnologie e in ambito elettorale. La nuova Raccomandazione, che include la Raccomandazione CM/Rec(2017)5, con gli aspetti fondamentali del voto elettronico, le linee guida sull’attuazione delle disposizioni della Raccomandazione con requisiti specifici e la relazione delle motivazioni, è stata elaborata come perfezionamento della Raccomandazione Rec(2004)11 e affronta la parte più critica relativa alla tecnologia elettorale, ovvero il voto elettronico, che consiste nell’uso di mezzi elettronici per l’espressione di voto e lo scrutinio. Questa categoria include sistemi come dispositivi di voto con registrazione elettronica diretta (DRE, Direct Recording Electronic), scanner dei voti, penne digitali e sistemi di voto via Internet. L’obiettivo è armonizzare l’attuazione dei principi delle elezioni democratiche e dei referendum durante l’utilizzo del voto elettronico, creando fiducia negli elettori rispetto al processo elettorale e alla votazione elettronica. **Documenti** - [CM/Rec(2017)5](https://search.coe.int/cm/Pages/result_details.aspx?Reference=CM/Rec(2017)5) - [CM(2017)50-add1finale](https://search.coe.int/cm/Pages/result_details.aspx?Reference=CM(2017)50-add1final) - [CM(2017)50-add2finale](https://search.coe.int/cm/Pages/result_details.aspx?Reference=CM(2017)50-add2final) --- # Il voto elettronico su Internet non accresce la partecipazione elettorale, l’esperienza Estone - Data: 2018-06-01 - Categorie: Approfondimenti - Tag: affluenza, estonia, ricerca - URL: https://crvd.hermescenter.org/estonia-bochser-internet-voting-political-partecipation/ - Fonte originale: https://crvd.org/estonia-bochser-internet-voting-political-partecipation/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia ## Il voto su Internet può aumentare la partecipazione politica? **Can Internet voting increase political participation?** di **Daniel Bochsler** (Giugno 2010) https://www.eui.eu/Projects/EuDO-PublicOpinion/Documents/bochslere-voteeui2010.pdf *CRVD ha tradotto le conclusioni del report di Daniel Bochsler (June 2010), «Can Internet voting increase political participation? Remote electronic voting and turnout in the Estonian 2007 parliamentary elections» preparato per la conferenza ‘Internet and Voting’, Fiesole, 3-4 Giugno 2010* Nelle recenti elezioni, il voto su Internet ha attirato ampio interesse, spronando le speranze che le tecnologie delle comunicazioni possano portare ad un aumento dell’affluenza alle urne e all’inclusione dei gruppi di votanti che in genere si sono astenuti dalle elezioni. L’Estonia è stato il primo paese al mondo a consentire l’uso di Internet per il voto alle elezioni parlamentari nazionali, e pertanto funge da importante ambito di studio dello stato dell’e-democrazia e delle sue prospettive. Diversi set di dati e metodologie ci hanno guidato alla stessa conclusione: chenelle elezioni estoni del 2007 il voto su Internet era socialmente sbilanciato e ha estratto una quota sproporzionata di elettori con un’alta istruzione formale e che risiedeva nelle più ricche aree di lingua estone. Quindi il il digital divide si è riprodotto in una divisione politica. Ciò si aggiunge alle disuguaglianze già esistenti nella partecipazione politica, Internet tende ad escludere i gruppi sociali che sono stati già in precedenza sottorappresentati nella parte politicamente attiva della popolazione (Gallego, 2007; Dalton, 2006), e rafforzare le diseguaglianze di istruzione, e le disparità di reddito (es. le minoranze di lingua russa). Tutti questi gruppi sono ancora più sottorappresentatidi quanto non fossero in precedenza tra gli elettori che hanno votato in Internet in Estonia. Nel caso estone questo potrebbe anche portare a un potenziale pregiudizio di parte, in quanto solo certi partiti –in particolare quelli appartenenti al nuovo governo di coalizione e il partito Verde recentemente entrato nelle competizioni – si sono dimostrate particolarmente attrattive per gli elettori di Internet. Il Partito di Centro che è all’opposizione, che attrae una percentuale maggiore di minoranze etniche in Estonia, insieme ad alcune partiti minori dell’opposizione *non ha ottenuto quasi nessuno dei voti espressi su Internet*. Se questo effetto sia stabile nel lungo periodo può essere soggetto solo di congetture (informate), e dipende in particolare dalla domanda se il divario digitale attuale finirà per svanire – non solo con il previsto aumento dell’accesso a Internet, che perltro è già molto alto nel caso estone – ma soprattutto per quanto riguarda la familiarità con l’utilizzo di Internet. Sulla base di questi fatti, il voto su Internet sembra destinato ad accentuare l’esclusività preesistente nella partecipazione politica, invece di diminuirla. Comunque il voto su Internet è particolarmente attraente per quegli elettori che necessitano di molto tempo per raggiungere il seggio elettorale – circa la metà degli elettori su Internet hanno indicato che avrebbero speso più di trenta minuti per raggiungere il seggio elettorale. Molti di questi elettori potrebbero non vivere nella loro residenza ufficiale, stando in un altro luogo all’interno dell’Estonia, o all’estero. Internet è un modo importante per assicurare la loro partecipazione alle elezioni, ma il numero di persone interessate non è molto alto: la distanza dal seggio elettorale era considerevole al massimo nell’1-2% dell’elettorato (considerando che solo il 3,4% ha votato online). **Questi risultati non suggeriscono che l’aggiunta del voto ****su Internet aumenti l’affluenza alle urne. ** Invece, sembra che, con qualche possibile eccezione, i voti espressi online siano principalmente sostituiti dei voti che sarebbero comunque stati espressi nei seggi se il voto online fosse stato assente. Certamente, la partecipazione alle elezioni estoni del 2007 è aumentata del 4% circa rispetto alle elezioni del 2003. Tuttavia **questo può essere ****spiegato da altri fattori**. Da un lato, c’è stato un reale aumento dell’affluenza di circa l’1,5% nella maggior parte dei comuni, indipendentemente dal fatto il voto su Internet fosse usato o meno. Ulteriori aumenti di affluenza possono essere spiegati con l’ingresso del partito dei Verdi alle elezioni del 2007, che hanno attratto gli elettori delle più facoltose aree di lingua estone, e nelle aree più etnicamente eterogenee. Dopo aver controllato le variabili politiche e socio-economiche che potrebbero spiegare cambiamenti nell’affluenza, sembra che il voto su Internet non abbia avuto altro effetto. Invece, una parte determinante dei voti attraverso Internet sembra aver sostituito solo la partecipazione al seggi elettorali. Questo rassicura in relazione all’ipotesi della selettività sociale del voto su Internet. Mentre il voto su internet ha attirato una parte politicamente specifica dell’elettorato in larga misura – in particolare tra gruppi politicamente ben consolidati – non ci sono molte ragioni per credere che gli stessi voti non sarebbero arrivati comunque alle urne. Tuttavia, se il voto di Internet dovesse verificarsi in altre circostanze, a attrarre nuovi elettori, l’esperienza estone ci insegna che potrebbe **aumentare le disuguaglianze sociali nella rappresentazione politica**. Certamente, questo non ci informa ancora sugli effetti a lungo termine del voto via Internet, e giustamente, alcune parti della letteratura sostengono che l’affluenza alle urne non è determinato da abitudini di lungo termine (Franklin, 2004) – e che il voto su Internet può avere solo un effetto socialmente uguale, solo se parti di grandi dimensioni della popolazione vi hanno accesso (Krueger, 2002).. Vale la pena di notare, tuttavia, che i cittadini dell’Estonia hanno un accesso Internet molto ampio – il 76% ha usato Internet per compilare la loro dichiarazione fiscale personale nel 2005 (Trechsel, 2007b: 9) – e anche se la tradizione del voto su Internet è ancora giovane, le elezioni nazionali prese in considerazione sono state le seconde, dopo che il voto su Internet è stato introdotto per la prima volta nelle elezioni locali nel 2005. Tuttavia, quanto detto non significa che il voto su Internet non ha abbia avuto alcun effetto nelle elezioni del 2007. Ma, l’effetto mostrato nel caso estone è diverso da quanto ampiamente previsto. In effetti, il voto su Internet ha facilitato l’accesso al voto per i cittadini che vivono in aree remote, lontane dai seggi elettorali . In una indagine post-elettorale, 360 elettori che hanno votato su Internet hanno dichiarato di aver risparmiato 25 minuti votando online invece di votare nei seggi. Tenendo presente il fatto che gli elettori del campione che hanno votato su Internet potrebbero aver sopravvalutato il tempo risparmiato, si giunge ad una stima ottimistica di circa 30.000 elettori totali e un totale di 12.000 ore risparmiate in tutta la nazione dell’Estonia. Anche se tali cifre sono semplicemente un prodotto dell’immaginazione degli elettori che hanno votato su Internet, almeno potranno essere soddisfatti delle loro percezioni, quantomeno dell’avere **risparmiato una quantità così preziosa di tempo**. **La pubblicazione completa (in inglese) è disponibile qui:** [https://www.eui.eu/Projects/EuDO-PublicOpinion/Documents/bochslere-voteeui2010.pdf](https://www.eui.eu/Projects/EuDO-PublicOpinion/Documents/bochslere-voteeui2010.pdf) --- # Rassegna stampa internazionale sul voto elettronico in Nigeria (2018) - Data: 2018-05-22 - Categorie: Notizie - Tag: africa, nigeria, pressroom - URL: https://crvd.hermescenter.org/rassegna-stampa-internazionale-sul-voto-elettronico-in-nigeria-2018/ - Fonte originale: https://crvd.org/rassegna-stampa-internazionale-sul-voto-elettronico-in-nigeria-2018/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia ## Rassegna stampa sul voto elettronico in Nigeria (2018) #### Nigeria ## [No electronic voting in 2019 – INEC chairman](https://www.pulse.ng/news/local/no-electronic-voting-in-2019-inec-chairman-id8539794.html) #### [ ](https://leadership.ng/)*25 june 2018* *«[…] *According to the INEC chairman, Professor Mahmood Yakubu, electronic voting is not in the nation’s electoral act, hence can only be used if th act is amended. * [[…]](https://www.pulse.ng/news/local/no-electronic-voting-in-2019-inec-chairman-id8539794.html)» (VIDEO)* ## [NEWS2019: INEC speaks on use of electronic voting](http://dailypost.ng/2018/06/24/2019-inec-speaks-use-electronic-voting/) #### By Ifreke Inyang da [Daily Post](http://dailypost.ng/)[ ](https://leadership.ng/)*24 june 2018* *«[…] *The Chairman of the Independent National Electoral Commission (INEC), Professor Mahmood Yakubu, has confirmed the electronic voting system will not be used in the 2019 general elections. Professor Yakubu stated this on Friday, while addressing participants at the International Press Institute world conference, which took place in Abuja. “There is no electronic balloting in 2019. In other words, there will be no electronic voting in the next general election but technology is already being used in many aspects of the processes. * [[…]](http://dailypost.ng/2018/06/24/2019-inec-speaks-use-electronic-voting/)»* ## [Electronic Voting: Lessons From Kaduna](https://leadership.ng/2018/05/19/electronic-voting-lessons-from-kaduna/) #### da [Leadership Nigeria Newspaper ](https://leadership.ng/)*19 may 2018* *«[…] Building an electronic voting system requires programming experience and an understanding of election processes. Often, nations need to look outside the organization to establish an online voting system either because they lack the necessary expertise or because building such a system internally would put an unreasonable strain on their resources. If an outside vendor is required, the challenge will be to find an election partner as serious about elections as the agency is. INEC should ask for potential partners for references and research their track records. As stated earlier, we commend the Kaduna State Independent Electoral Commission that set the ball rolling for a good outing which provided all parties a level playing field and the Kaduna State government for creating an enabling environment for the whole process. We also commend the electorate for conducting themselves in the manner they did. We see this as a fresh insight *in* the effort to deepen the nation’s democracy. [[…]](https://leadership.ng/2018/05/19/electronic-voting-lessons-from-kaduna/)»* ## [4 reasons Nigeria is not ready for electronic voting at general elections](https://techpoint.ng/2018/05/16/electronic-voting-election-nigeria/) di Victor Ekwealor da [Techpoint.ng](http://techpoint.ng) *Globally, 26 countries conduct elections with one form of electronic voting or the other with some even allowing internet ballots for general elections. In 2014, Namibia joined the list becoming the [first African country](http://www.abc.net.au/news/2014-11-28/namibian-election-first-in-africa-to-use-electronic-voting/5927206) to conduct an e-voting election. Nigeria has made moves too.* *In 2017, the National Agency for Science and Engineering Infrastructure (NASENI), unveiled a solar-powered electronic voting machine that was [reportedly made in Nigeria](https://techpoint.ng/2017/01/31/nigeria-solar-powered-electronic-voting-machine-has-been-unveiled/). Ever since this announcement, Nigerians have *clamoured* for electronic voting in the 2019 general elections but this may be a bad idea.* *Kaduna State recently made history when it pulled off Nigeria’s first electronic voting in its local government elections.* [[…]](https://techpoint.ng/2018/05/16/electronic-voting-election-nigeria/) ## [EXPLAINER: Understanding Kaduna electronic voting system as state makes history](https://www.premiumtimesng.com/features-and-interviews/268084-explainer-understanding-kaduna-electronic-voting-system-as-state-makes-history.html) da [Premium Times](https://www.premiumtimesng.com) 11 May 2018 *About 6000 units of the electronic voting machine were bought. Public enlightenment on the machines was done, using public demonstrations and an online video. SIECOM lost 140 of the EVMs to the recent fire in its offices. But the remaining machines are more than sufficient for the 5,101 polling units in the state.* [[…]](https://www.premiumtimesng.com/features-and-interviews/268084-explainer-understanding-kaduna-electronic-voting-system-as-state-makes-history.html) ## [Issues in Kaduna LG poll, electronic voting](https://guardian.ng/politics/issues-in-kaduna-lg-poll-electronic-voting/) By Leo Sobechi, (Lagos), Saxone Akhaine and Abdulganiyu Alabi, Kaduna da [The Guardian](https://guardian.ng) 20 May 2018 *However, The Guardian *learnt* that the electronic voting machine (EVM) was built specifically for KADSIECOM by Chinese based SMPTECH, the same company that built the handheld PVC scanners for the 2015 Nigerian general elections. The EVMS are *box like* devices shaped in medium sized printers weighing 12kg*.It* was also gathered that the 6000 units of the EVM already procured for the local government elections has the list of 46 political parties that participated in the election. […]* *Among the opposition parties that withdrew from the *Kaduna* council poll *include,* Social Democratic Party (SDP), African Democratic Congress (ADC), Alliance for Democracy (AD), Labour Party (LP), All Progressives Grand Alliance (APGA), National Unity Party (NUP), among others.* *Speaking at a press conference in Kaduna under the umbrella of Kaduna Coalition of Political Parties (KCPP), the chairman, Alhaji Umar Ibrahim said parties refused to participate in the *polls,* because the State Electoral body had decided to abandon INEC criteria for the conduct of elections in the country.* *[[…]](https://guardian.ng/politics/issues-in-kaduna-lg-poll-electronic-voting/)* Ricevi gratuitamente nella tua email il libro ## [Sentenza di incostuzionalità del voto elettronico della Corte Costituzionale Tedesca](http://lists.xed.it/sentenza-di-incostituzionalita-voto-elettronico-n) Il voto elettronico è incompatibile con le caratteristiche costituzionali del processo elettorale che deve mantenere la sua natura pubblica e verificabile dal cittadino senza alcuna conoscenza specializzata. [](http://lists.xed.it/sentenza-di-incostituzionalita-voto-elettronico-n) --- # La posizione del CRVD sul voto elettronico - Data: 2018-04-22 - Categorie: Varie - Tag: crvd, posizione - URL: https://crvd.hermescenter.org/la-posizione-del-crvd-sul-voto-elettronico/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/la-posizione-del-crvd-sul-voto-elettronico/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia In assoluto *il Comitato non è contrario al voto elettronico*. In particolare la posizione del Comitato non si basa su contestazioni tecnologiche al voto, ma piuttosto giuridiche e politiche. Con flessibilità. Questo significa che riteniamo fondate molte delle attuali contestazioni tecniche al voto elettronico, ma le consideriamo «attuali», non necessariamente cioè vere in prospettiva. Pensiamo che sia meglio impegnarsi in qualcosa di più definitivo come **una dichiarazione di incostituzionalità**. Cosa ci riserva il futuro non è dato sapere, molte cose che tecnologicamente erano improbabili e sembravano impossibili sono divenute vere da un momento all’altro. È sempre possibile, e sperabile anche, una nuova scoperta, ad esempio una nuova funzione matematica, che possa venire incontro ai difficili requisiti di un voto elettronico veramente democratico. Non c’è bisogno per noi fare una professione di fede anti-scientifica e anti-storica come: *«non esisterà mai la tecnologia adeguata a supportare correttamente il voto elettronico»* C’è un altro motivo per cui riteniamo questo argomento inefficace, diviene facilmente un battibecco tra chi crede e chi non crede che il futuro ci destini cose nuove. Un battibecco che agevola che «ha il potere» il quale può facilmente liquidare la posizione abolizionista come arretrata, luddistica o semplicemente vecchia. La **rigidità scientista** delle risposte dei tecnologi non aiuta. Peggio ancora le querelle innescate dai bulletti da social network che strepitano «contro» un nemico e mostrano solo l’intolleranza dell’ignoranza di quelli che si arrogano il diritto di avere conoscenze, senza per questo mettere sullo stesso piano, come in democrazia dovrebbe essere, le posizioni avverse. Sia chiaro, nessuno di noi ha dubbi che gli attuali argomenti tecnologici **a favore** del voto elettronico siano per lo più fallaci. Ma il comitato ritiene gli argomenti tecnici, che piacciono tanto ai tecnici, ***non siano politicamente efficaci***. Anche se è utile che i tecnici li sostengano, dovrebbero essere loro per primi consapevoli delle evidenti limitazioni di questi argomenti. Per questo motivo e per essere chiari, il comitato ha sempre privilegiato argomenti di diritto e di politica, primo tra tutti [la sentenza della Corte Costituzionale tedesca](https://crvd.hermescenter.org/la-sentenza-della-corte-costituzionale-tedesca-sullincostituzionalita-del-voto-elettronico/) che pone un punto, perfettamente non tecnico, e non necessariamente contrario al voto elettronico, ma ineludibile: quello della **conoscenza del cittadino**. Se esiste questo comitato dal 2018, è perché ha adottato questo modo di affrontare il tema. Non può esservi transizione di sovranità politica, sostiene la corte, senza **perfetta visibilità del processo elettorale**. La corte non impedisce, a rigore, l’uso del voto elettronico (presente o futuro) ma pretende (come appunto «requisito del voto in democrazia», e come fondamento della costituzione, del stato di diritto e della democrazia rappresentativa) che sia l’espressione del voto che il conteggio debbano avvenire sotto l’occhio nudo e senza particolari competenze del cittadino, del funzionario del tavolo elettorale e di ogni livello coinvolto nel processo elettorale. È un punto particolarmente forte, perché se da un lato non esclude l’uso di tecnologie assistive (che il CRVD sostiene), impedisce ogni «sistematica opacità» del processo. Detto questo, ecco quindi un paio di *derivazioni logiche* da questa posizione del Comitato che forse faranno storcere il naso a qualcuno nel campo dei contrari al voto elettronico senza se e senza ma. - Il comitato in questo momento attesta questi «requisiti» esclusivamente su quelle votazioni la cui esecuzione porterebbe un eventuale malintenzionato a spendere le cospicue risorse necessarie a manipolare una votazione per ottenere così risorse di gran lunga superiori, ad esempio avendo accesso al Governo di un Paese. **Questo porta il Comitato a poter considerare possibile l’adozione del voto elettronico al di fuori delle elezioni politiche nazionali **(e per la loro rilevanza economica quelle per i governatori delle regioni). Tutto il resto è quindi discutibile. - Il comitato inoltre **sostiene esplicitamente l’uso del voto elettronico** (possibilmente con tecnologie di democrazia partecipativa)** a condizione che** (condizioni pesanti in realtà) **venga fatto con la massima consapevolezza** senza cessione di fiducia in bianco ai gestori del voto. Di qui ad esempio le posizioni favorevoli al voto nei partiti politici (ma poi se diventa un problema sistemico nazionale? parliamone) o atenei universitari, società private e altro. In tutti questi casi, ma a maggior ragione nel caso degli ordini professionali che devono essere ‘vigilate’ dal potere pubblico, tramite il Ministero della Giustizia, il CRVD chiede che le procedure elettorali (digitali e non digitali) siano appunto ‘vigilate` eventualmente nei termini della [Checklist che proponiamo](https://crvd.hermescenter.org/valutazione-dei-requisiti-del-voto-elettronico-e-del-voto-con-blockchain-in-democrazia/), a partire dalla pubblicazione di [Park et al](https://academic.oup.com/cybersecurity/article/7/1/tyaa025/6137886) e aggiornato, a cui chiediamo di contribuire scrivendoci. Questa è una lunga lista di domande che non hanno una risposta ‘corretta’, ma che servono a condividere consapevolezza e conoscenza sulle procedure del voto adottato. Queste sono due condizioni «deboli» tenute per buone per evitare la prospettiva luddistica in cui cadono molti tecnologi estremisti, e che non ci appartiene. --- # Diritto alla conoscenza nell’incostituzionalità del voto elettronico in Germania - Data: 2018-03-17 - Categorie: Analisi - Tag: EVM, germania - URL: https://crvd.hermescenter.org/diritto-alla-conoscenza-nellincostituzionalita-del-voto-elettronico-in-germania/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/diritto-alla-conoscenza-nellincostituzionalita-del-voto-elettronico-in-germania/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia La prima applicazione pilota delle macchine per il voto elettronico in Germania è avvenuta a Colonia nel 1998. La votazione elettronica con le macchine fornite dalla società olandese NEDAP è stata considerata un successo e un anno dopo, Colonia ha iniziato ad usare le macchine per il voto elettronico anche nelle elezioni del Parlamento europeo. Presto altre città hanno seguito quest’esempio. Il percorso nell’introduzione del voto elettronico in Germania è culminato con le elezioni generali per il parlamento nazionale (Bundestag) e per quello europeo del 2005 quando quasi 2 milioni di elettori tedeschi hanno dovuto utilizzare queste macchine NEDAP per esprimere il loro voto. La reazione all’uso di queste macchine è stata positiva: oltre alla facilità nell’uso è stato possibile ridurre il numero di seggi elettorali e il personale per la gestione dei seggi. Nessuno si era posto il problema della legalità dell’uso di queste macchine. Infine, alle elezioni del 2005, due elettori hanno portato il caso davanti alla Corte costituzionale tedesca. Avevano già inoltrato senza successo un esposto al comitato per il controllo delle elezioni in cui sostenevano che l’uso delle macchine per il voto elettronico era incostituzionale e che non ci si potesse fidare dei risultati a causa dell’opacità nella gestione del processo elettorale. La Corte costituzionale tedesca nel 2009 ha stabilito che l’uso delle macchine per il voto era effettivamente non compatibile con la Costituzione tedesca. La Corte ha rilevato che le elezioni sono tenute ad avere natura pubblica e che tutte le fasi essenziali di un’elezione devono essere soggette alla possibilità di esteso controllo da parte di tutti, a meno che altri interessi costituzionali superiori giustifichino un’eccezione. L’utilizzo di macchine per il voto, che registrano elettronicamente le scelte degli elettori e gestiscono l’aggregazione e la comunicazione del risultato elettorale soddisferebbe i requisiti costituzionali solo se i passaggi essenziali del voto e della constatazione del risultato possano essere esaminati in modo affidabile e senza alcuna conoscenza specialistica della materia. L’effetto di possibili errori accidentali di programmazione o di brogli elettorali deliberati rendono necessari provvedimenti specifici al fine di salvaguardare il principio della natura pubblica delle elezioni. La decisione della Corte non ha quindi escluso in linea di principio l’uso di macchine per il voto, ma ha dichiarato che l’eventuale adozione non possa esimersi da esami affidabili di correttezza delle apparecchiature che siano accessibili pubblicamente. E che gli stessi elettori, gli organi elettorali o il grande pubblico debbano essere messi in condizione di verificare tutto il processo elettorale nel suo complesso. Prescrizioni che vanno ben oltre il palliativo offerto da alcuni produttori della verifica delle schede di voto stampate presso i seggi elettorali (modello denominato tecnicamente VVPAT Voter Votified Paper Audit Trail). Questa decisione della Corte costituzionale tedesca, sottolineando la necessità di trasparenza nel processo elettorale, e della necessità di verifica da parte degli elettori senza conoscenze tecniche specialistiche, ha di fatto concluso l’esperienza di voto elettronico in Germania per l’incapacità dei produttori di realizzare sistemi adeguati alle richieste. La sentenza della Corte Costituzione Tedesca (in inglese) [https://docs.google.com/document/d/11LSTurulGr5L0qAVsdbcLhnibQwtSWQkg09GcNq3i2Y/edit?usp=sharing](https://docs.google.com/document/d/11LSTurulGr5L0qAVsdbcLhnibQwtSWQkg09GcNq3i2Y/edit?usp=sharing) --- # Gli inglesi e i sistemi digitali: così Casaleggio senior cominciò a lavorare sulle reti - Data: 2018-01-07 - Categorie: Articolo - Tag: Casaleggio, m5s - URL: https://crvd.hermescenter.org/gli-inglesi-e-i-sistemi-digitali-cosi-casaleggio-senior-comincio-a-lavorare-sulle-reti/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/gli-inglesi-e-i-sistemi-digitali-cosi-casaleggio-senior-comincio-a-lavorare-sulle-reti/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia 07 GEN 2018 POSTED BY [ISKRA](http://www.iskrae.eu/gli-inglesi-sistemi-digitali-cosi-casaleggio-senior-comincio-lavorare-sulle-reti/) [![](https://crvd.hermescenter.org/wp-content/uploads/2018/01/Casaleggio-Gianroberto-e-stato-un-imprenditore-e-politico-italiano-fondatore-con-Beppe-Grillo-del-partito-politico-Movimento-5-Stelle-600x400.jpg)](http://www.iskrae.eu/gli-inglesi-sistemi-digitali-cosi-casaleggio-senior-comincio-lavorare-sulle-reti/) *Gianroberto Casaleggio è stato un imprenditore e politico italiano, fondatore con Beppe Grillo del partito politico Movimento 5 Stelle – ANSA * Un libro da comprare al volo perché ricostruisce tutto il percorso di questo movimento (come molti altri prima) che è stato prodotto in *laboratorio* per depotenziare le vere esigenze della popolazione del nostro Paese. Uno studio su questo movimento nel libro che, probabilmente, rispecchierà quanto da noi analizzato in alcuni vecchi post come, ad es., [Il Grillo di Genova o il pifferaio di Hamelin](http://www.iskrae.eu/il-grillo-di-genova-o-il-pifferaio-di-hamelin/) dove venivano inclusi i poteri forti. La necessità, come sostenuto da Domenico Marino nel suo post [*Continuando a martellarsi i… si vedono sicuramente 5 stelle*](http://iskra.myblog.it/2017/09/27/continuando-a-martellarsi-i-si-vedono-sicuramente-5-stelle/), di evitare di avere un “partito-azienda, quindi per nulla diverso da tutte le altre formazioni politiche emerse con la seconda Repubblica. Con in più l’aggravante del “dilettantismo””. MOWA [![](https://crvd.hermescenter.org/wp-content/uploads/2017/05/La-stampa_it-300x46.jpg)](http://www.lastampa.it/2018/01/07/italia/politica/gli-inglesi-e-i-sistemi-digitali-cos-casaleggio-senior-cominci-a-lavorare-sulle-reti-4y23AqQ9z4n45dU5i5NUBJ/pagina.html) ###### GLI INGLESI E I SISTEMI DIGITALI: COSÌ CASALEGGIO SENIOR COMINCIÒ A LAVORARE SULLE RETI *Nel nuovo libro di Jacopo Iacoboni le origini dell’esperimento sociale che precede la nascita del M5S***Jacopo Iacoboni** Pubblichiamo un’anticipazione del libro «L’Esperimento. Inchiesta sul Movimento 5 Stelle», del giornalista Jacopo Iacoboni, in uscita l’11 gennaio per Editori Laterza Cominciò tutto con un esperimento. Condotto per lo più a Bologna, ma anche nelle sedi di Torino e Milano, tra la fine degli Anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio. In una piccola azienda di ricerca, sviluppo tecnologico e consulenza informatica chiamata Webegg, un team ristretto di lavoro composto da informatici, ingegneri, manager, inizia a sperimentare alcune tecniche di formazione e distribuzione del consenso all’interno dei gruppi intranet aziendali. Un’azienda piccola, ma strategica: nata da una joint venture tra l’inglese Logica e la Finsiel, di lì a breve Webegg verrà assorbita in Olivetti, poi Telecom Italia. L’uomo che guida quel team – un perito informatico, ex studente non laureato di fisica all’Università, diventato programmatore e analista, e poi amministratore delegato di quell’impresa – si chiama Gianroberto Casaleggio. (…) [Prima, Casaleggio aveva lavorato alcuni anni in una joint venture assieme agli inglesi, l’azienda che è l’antecedente di Webegg, Lgs, poi Logicasiel]. Come scrive il Guardian nel 2013 – in uno dei rari colloqui concessi da Gianroberto all’inizio dell’anno del boom elettorale alle elezioni politiche, con informazioni mai contestate dall’interessato – «Casaleggio [prima di guidare Webegg] è stato a lungo il capo delle operazioni italiane della britannica Logica». È proprio Casaleggio a raccontare all’autore dell’articolo, John Hooper, quel particolare illuminante della sua biografia, che lo lega in maniera così significativa al mondo inglese. Ma cosa significa esattamente essere «il capo delle operazioni italiane della britannica Logica»? Casaleggio rispondeva alla parte italiana o a quella inglese dell’azienda? È una domanda fondamentale. Abbiamo rintracciato tutto il management di Logica dell’epoca, e l’abbiamo girata ai suoi titolari. Andrew Karney era il direttore responsabile di Logica per la joint venture tra Logica e Finsiel: «Roberto lavorava per Logicasiel, ed era diventato a quel tempo responsabile per alcune delle operazioni. Il mio collega Sandy Christie era l’uomo di Logica che lavorava full time in Italia per Logicasiel, come direttore. Lui conosceva Roberto molto bene». È dunque a lui che bisogna porre la questione: Casaleggio riferiva alla parte italiana dell’azienda o agli inglesi? Alexander «Sandy» Christie lavora ancora adesso con l’Italia, per la società Ingegneria dei Sistemi, a Pisa. Si tratta di un’azienda, registrata in Inghilterra, che si occupa di gestione del traffico aereo, sistemi di volo senza pilota, avionica, ingegneria elettromagnetica, ma anche sistemi di sicurezza avanzata. Christie dal 1985 al 1994 è stato membro del board di Logica, e ci svela così il primo particolare fondamentale, inedito in Italia, della sua testimonianza: «Per un certo tempo fui general manager di Logica residente a Milano; e in quel tempo Roberto riportava a me». (…) Logica, che oggi non esiste più in quanto tale, è stata comprata da una società canadese, «come parte della sua espansione nel 1985 comprò una quota del 49% di General Systems, una società che aveva il quartier generale a Torino, e uffici a Ivrea e Milano. L’altro azionista della joint venture era Data Management, una sussidiaria del Credito Italiano». La società fu ribattezzata Logica General Systems (LGS) e cominciò a occuparsi di sviluppo di sistemi nel mercato italiano. Negli anni novanta la quota di Data Management fu venduta a Finsiel, e la società LGS fu rinominata Logicasiel. La testimonianza prosegue indicando snodi organizzativi cruciali: «Roberto aveva la responsabilità dell’ufficio di Ivrea di General Systems quando noi comprammo la quota azionaria. Quell’ufficio in quel momento lavorava quasi integralmente a produrre software per la Olivetti. Noi allargammo le sue responsabilità, e Roberto prese la responsabilità di sviluppare una serie di sistemi per le banche, specialmente fuori Torino; quindi assunse la responsabilità della divisione Finanza. Continuò ad avanzare, e alla fine assunse la responsabilità dell’intera attività dell’azienda, ma questo solo dopo il 1994, quando io avevo già lasciato». Chi comandava in questa joint venture, gli italiani o gli inglesi? Christie risponde in modo inequivocabile, fornendo il secondo punto chiave del suo racconto: «La società [LGS, poi Logicasiel] era in realtà trattata da Logica come se fosse la sussidiaria di Logica in Italia. Del resto l’accordo di joint venture specificava che doveva essere così». (…) Cosa erano, allora, le «operazioni italiane»? Il manager inglese lo spiega così: «La società si occupava di sviluppo di sistemi per alcuni grandi soggetti, banche, Fiat, altre aziende industriali, più una piccola parte di lavoro per il governo. Oltre al lavoro sui sistemi, il gruppo di Roberto negli anni iniziali fu coinvolto nello sviluppo dei sistemi di messaggeria, e nei sistemi di supporto al trading per le banche». Messaggi, reti, sistemi, commercio. C’è tutto il futuro del Movimento 5 Stelle, a pensarci adesso. Lo scambio – sebbene concepito da Logica come parte di una società sussidiaria, ossia governato dagli inglesi – era intenso: «Logica all’epoca del progetto italiano incoraggiò manager inglesi a trasferirsi in Italia, come parte del trasferimento di know how. Un certo numero di inglesi andò in Italia, e finì col riportare a Roberto». --- # La lunga marcia del voto elettronico…che prosegue - Data: 2017-10-11 - Categorie: Analisi - Tag: germania, incostituzionalità - URL: https://crvd.hermescenter.org/la-lunga-marcia-del-voto-elettronicoche-prosegue/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/la-lunga-marcia-del-voto-elettronicoche-prosegue/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia Intervista ad Andrea Gratteri, docente di Giurisprudenza dell’Università di Pavia DI STEFANIA MASSARI (11 OTTOBRE 2017) da L’Indro [http://www.lindro.it/la-lunga-marcia-del-voto-elettronico-che-prosegue/](http://www.lindro.it/la-lunga-marcia-del-voto-elettronico-che-prosegue/) **In Italia si è cominciato a parlare di voto elettronico solo agli inizi degli anni ’80. Tuttavia, bisogna evidenziare che il dibattito non è stato estremamente esteso e l’iniziativa legislativa è stata piuttosto limitata.** “*Gli aspetti da tenere in considerazione sono probabilmente due”, *ci dice **Andrea Gratter**i, docente di Giurisprudenza dell’Università di Pavia,* “Uno è un aspetto più tecnico che riguarda le questioni relative alla sicurezza, ai vantaggi e agli eventuali problemi causati dal voto elettronico; l’altro riguarda la concezione stessa della democrazia perché, spesso, nelle intenzioni di alcuni c’è l’illusione di nuove forme di consultazione per consentire la valutazione delle opinioni dell’elettorato attraverso il voto elettronico. Si tratta di un’illusione, innanzitutto perché il voto elettronico, così come viene sperimentato ora, rimane legato necessariamente alla sua forma presidiata, e poi perché l’introduzione di una democrazia permanente, dove i cittadini sono costantemente consultati su tante questioni, è solo astrattamente possibile nella realtà e ciò porterebbe più svantaggi che vantaggi”*, prosegue Gratteri. Nonostante l’iniziativa legislativa è stata piuttosto limitata, sono state avanzate al Parlamento italiano delle proposte di legge per garantire l’utilizzo del voto elettronico durante le elezioni. **Una ricostruzione delle proposte di legge, che va dagli anni ’80 ad oggi, ci viene fornita nella tesi di laurea presentata all’Università degli Studi di Padova da Paolo Carlotto e intitolata ‘[*Problemi delle democrazie contemporanee: il voto elettronico*](http://paduaresearch.cab.unipd.it/6293/1/carlotto_paolo_tesi.pdf)‘.** **I primi disegni di legge vennero presentati nel 1984, 1985 e 1988. **Alcuni dei progetti proponevano l’introduzione di procedure automatizzate per le operazioni di spoglio e conteggio dei voti, altri ipotizzavano una completa automazione delle procedure elettorali. Precisiamo subito, che secondo la definizione del Consiglio d’Europa, **per voto elettronico deve intendersi un’elezione o un referendum che coinvolga l’uso di mezzi elettronici nelle espressioni di voto, e non solamente nello spoglio o nel conteggio, come correttamente precisa il documento dell’Università di Padova.** La maggior parte di tali proposte prevedeva che l’elettore esprimesse il proprio voto tracciando un segno sulla scheda cartacea a fianco della lista e dei candidati prescelti e, successivamente, all’atto dello scrutinio la scheda venisse letta da un lettore ottico. Un’altra proposta di legge richiedeva che l’elettore avrebbe dovuto inserire una scheda cartacea all’interno di una macchina e poi, premendo con un dito sul simbolo del partito e del candidato, avrebbe espresso il proprio voto. La macchina avrebbe, quindi, restituito all’elettore la scheda votata che andava poi deposta in un’urna e scrutinata elettronicamente da un apposito lettore ottico. Nessuno di questi progetti di legge, però, è diventato una legge vera e propria e, quindi, non si è mai giunti all’automazione del procedimento elettorale. “*In Italia non è mai stato introdotto il voto elettronico a livello nazionale e sono stati fatti solamente alcuni piccoli esperimenti. Gli entusiasmi originari, spesso, si sono spenti a causa di problemi significativi legati alle potenzialità del mezzo. Se da un lato lo strumento può essere utile, dall’altro presenta problemi di difficile soluzione rispetto alla piena sicurezza e all’affidabilità del sistema. Per questo motivo in Italia non è mai stato introdotto o regolamentato e non si è mai andati oltre alla mera proposta di questo strumento”*, continua Gratteri. Dopo gli anni ’80, però, altri disegni di legge sono stati proposti a livello regionale. **Nel 1993 un disegno di legge di iniziativa governativa venne approvato al Senato, ma si arrestò alla Camera dei Deputati**. Il disegno di legge prevedeva che, in tutti i seggi istituiti nel comune di Amelia, in provincia di Terni, le operazioni di voto e di scrutinio per i referendum abrogativi del 18 e 19 aprile 1993 si sarebbero dovuti svolgere tramite apparecchiature elettroniche touch screen. Al termine delle votazioni, il sistema elettronico avrebbe automaticamente calcolato e stampato i risultati delle votazioni. Nel 1997 il Ministero dell’Interno ha promosso, durante le elezioni amministrative dei Comuni valdostani di Arnad, Courmayeur, Issime, La Salle e Valsavaranche, l’utilizzo di dispositivi informatici in sostituzione a strumenti tradizionali, quali schede e certificati elettorali cartacei. Il voto elettronico fu espresso in cabine dotate di videoterminali capaci di registrare il voto e di effettuare in forma informatizzata anche lo scrutinio. **Un nuovo test di voto elettronico si è tenuto nel Comune di San Benedetto del Tronto, in occasione delle elezioni regionali del 16 aprile 2000**. Gli elettori di una singola sezione elettorale, circa 900, sono stati invitati a ripetere il loro voto, ovviamente senza alcun valore legale, utilizzando un computer touch screen, con un sistema che prevedeva anche una conferma finale al termine dell’operazione di voto. L’altro esperimento ha coinvolto quattro comuni sardi in provincia di Cagliari (Ortacesus, Guamaggiore, Escolca e Serri) dove gli elettori hanno ripetuto il loro voto sia su schede cartacee sia su supporto digitale. **Nel 2005, invece, è stato attuato un nuovo progetto denominato ProVotE. **La prima applicazione di tale progetto è avvenuta in occasione delle elezioni amministrative del marzo di quell’anno in cinque Comuni (Trento, Coredo, Fondo, Baselga di Pinè e Lomaso) e ha coinvolto circa 7.300 elettori. La sperimentazione, senza valore legale, si basava sulla ripetizione dell’espressione del voto per mezzo di una macchina ‘eVoting’ che provvedeva anche a stampare una copia della scheda elettorale votata che rimaneva all’interno della macchina. In questo modo, l’elettore poteva controllare la correttezza del voto espresso. La stessa sperimentazione è, poi, proseguita nel novembre 2005, nel Comune di Daiano e nel 2006 nei Comuni di Peio e Cavedine. Il 27 luglio 2007, fu approvata, in Valle D’Aosta, in Trentino Alto-Adige e in Friuli Venezia-Giulia, una Legge regionale sullo svolgimento dei referendum consultivi in materia di circoscrizioni comunali, voto e scrutinio elettronico, che ha disposto che nei referendum sull’unione di differenti Comuni potevano essere utilizzati sistemi di voto elettronico, fermo restando il rispetto dei principi costituzionali della personalità, della uguaglianza, della libertà e della segretezza del voto “*dopodiché questi tentativi regionali non hanno prodotto risultati. Si è arrivati ora in Lombardia all’[approvazione di questa legge](http://www.lindro.it/voto-elettronico-30-anni-litalia-ci-prova-cavia-la-lombardia/)**che prevede il voto elettronico solo in caso di referendum relativi o alla fusione di Comuni (in genere referendum che non hanno un’intensità politica particolarmente marcata pur avendo un effetto vincolante) o referendum di carattere consultivo. Questo perché in Italia sono state svolte delle consultazioni di carattere sperimentale su piccola scala, quindi non particolarmente significativi”*, prosegue Gratteri. La caratteristica comune delle sperimentazioni fin qui citate è quella di avere una dimensione locale nella quale si è sempre coinvolto un numero limitato di elettori e ciò non ha permesso di sperimentare il voto elettronico anche al di fuori dei confini nazionali. **Successivamente, le sperimentazioni avvenute in Italia hanno coinvolto un bacino più ampio di elettori. Il progetto E-Poll, ad esempio, proposto dall’Unione Europea ha visto il coinvolgimento di alcuni Comuni italiani (Avellino, Campobasso, Cremona, Ladispoli e Specchia)**. Il progetto consisteva nella realizzazione di una cabina elettorale elettronica, nella creazione di un database centralizzato e di un sistema elettronico di conteggio dei risultati al termine della votazione. In questo modo, oltre a velocizzare le procedure di raccolta e conteggio dei voti, si è raggiunto un importantissimo risultato: quello di consentire ad ogni singolo cittadino di votare da un qualsiasi seggio elettronico situato sul territorio nazionale senza spostarsi fisicamente dal luogo di origine. **Nel 2004, 2005 e 2006 vennero approvate tre leggi che permettevano la sperimentazione di una procedura di rilevazione informatizzata dei risultati elettorali in occasione delle elezioni per il Parlamento europeo, delle elezioni amministrative e di quelle politiche.** Il Governo italiano ha cominciato a sperimentare una diversa forma di automazione della procedura elettorale. Il voto è stato espresso attraverso schede cartacee, ma la sperimentazione ha riguardato le operazioni di scrutinio e la trasmissione dei dati, attraverso una procedura di rilevazione informatizzata e di invio telematico dei risultati direttamente dai seggi elettorali ad un Centro servizi nazionale. Nel 2010 venne presentato, invece, un disegno di legge che prevedeva la possibilità per i cittadini italiani residenti all’estero di votare presso ambasciate e consolati italiani mediante sistemi elettronici. **Nel 2015 è stata presentata al Senato una proposta di legge denominata ‘***Disposizioni per l’introduzione del voto elettronico per i cittadini italiani residenti all’estero*‘,**[da parte del Senatore Antonio Razzi](http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/FascicoloSchedeDDL/ebook/45904.pdf), che prevedeva l’introduzione del voto mediante procedimento elettronico per consentire agli italiani residenti all’estero di votare personalmente, presso l’ambasciata o il consolato italiano. ** **Nel 2016 il Senatore Giovanni Mauro ha presentato al Senato [un disegno di legge](http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/FascicoloSchedeDDL/ebook/47512.pdf) dal titolo **‘*Modifiche alla legge 27 dicembre 2001, n. 459, in materia di esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero mediante procedimento elettronico*‘ per garantire l’introduzione del voto elettronico (già in uso in Estonia e Lettonia) e per consentire agli italiani residenti all’estero di esercitare il proprio diritto al voto recandosi nelle sedi opportune. Quest’anno, invece, giace in Parlamento una proposta di legge dal titolo ‘*Disposizioni per favorire il diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero mediante l’introduzione del voto elettronico* ‘ presentata dal Senatore* Fausto Guilherme Longo, che è ancora in fase di assegnazione e che, secondo fonti parlamentari, verrà discussa prossimamente.* Dunque, i tentativi sull’introduzione del voto elettronico proseguono, ma il dibattito resterà ancora aperto, anche perché permangono delle resistenze da parte dei diversi Paesi europei. “*Secondo questi Paesi il voto elettronico ha dei pregi, però presenta anche degli inconvenienti. I pregi sono: l’eliminazione di un’intermediazione da parte del personale del seggio e quindi l’eliminazione di rischi e di eventuali errori o di brogli elettorali da parte del personale del seggio. Si elimina, inoltre, l’errore inconsapevole da parte dell’elettore e non ci sarà più bisogno di interpretare la sua volontà. Lo svantaggio è legato al carattere elettronico, perché l’elettronica non sempre dà garanzie di precisione e trasparenza del procedimento elettorale sufficienti. Questo è il motivo per cui molti Paesi, che in questi anni hanno investito sul voto elettronico, hanno fatto marcia indietro. Regno Unito, Irlanda, Paesi Bassi, Norvegia, Germania, Finlandia, per citare alcuni Paesi europei, sono tornati indietro. Altri, invece, continuano ad investire, come l’Estonia, ma comunque si tratta della minoranza di Paesi europei”*, ci dice il docente. Allora perché si insiste così tanto sull’introduzione del voto elettronico? “*In generale l’obiettivo che il voto elettronico si promette di raggiungere può essere quello di una semplificazione del sistema di voto e il tentativo di rendere più sicuro il procedimento elettorale come qualsiasi altra forma di automazione del voto. Anche il voto elettronico mira ad eliminare quella mediazione del personale del seggio che può essere la causa di errori o di brogli al momento dello scrutinio*“, ci dice Gratteri. In termini operativi, però, bisogna capire se c’è differenza fra il voto elettronico e il voto tradizionale, anche perché l’introduzione di apparecchiature elettroniche può presentare una difficoltà notevole nell’utilizzo, a partire dalle persone anziane che, solitamente, non hanno dimestichezza con questo tipo di tecnologia. “*In termini operativi non c’è molta differenza. L’elettore si trova a votare davanti ad uno schermo, su un tablet, che riproduce più o meno fedelmente quella che è normalmente la scheda elettorale. L’unica differenza sta nel fatto che, a parte l’immaterialità della scheda, l’elettore deve avere un minimo di dimestichezza con un tablet touch screen. Un’altra differenza può essere riscontrata nella semplificazione del voto, ovvero l’automazione consente di escludere le schede nulle per cui l’elettore, nel momento in cui vota, deve necessariamente aderire alle opzioni di voto possibili e plausibili. Gli è consentita l’espressione di una scheda bianca, ma non ha la possibilità né di sbagliare né di annullare nei modi più fantasiosi la scheda*“, continua Gratteri. Come si può ben capire, il tema è alquanto controverso e molti Paesi europei dopo aver provato inizialmente questo tipo di votazione, hanno deciso di abbandonare il sistema elettronico e di ritornare al sistema tradizionale. “*Sull’abbandono del voto elettronico da parte dei Paesi europei hanno inciso valutazioni legate alla sicurezza del procedimento. Quando sono stati riscontrati problemi, anche piccoli, si è preferito essere molto prudenti perché il voto elettronico deve essere sicuro al 100%. Conta molto la percezione degli elettori nei confronti dello strumento. Nel momento in cui gli elettori percepiscono il voto elettronico come uno strumento non valido, allora è bene abbandonare quella strada con il conseguente indebolimento della democrazia. Inoltre, ha giocato un ruolo pesante una decisione presa dal Tribunale tedesco nel 2009, nella quale si è detto che l’elettore deve essere sempre messo in grado di controllare, in piena trasparenza, il procedimento elettorale e in Germania ciò* *non è accaduto. E’ fondamentale affiancare al voto elettronico la stampa cartacea del voto affinché l’elettore si renda conto della regolarità del procedimento. Che fare se il voto elettronico mostra un risultato e la prova cartacea ne mostra un altro? E’ un problema di difficile soluzione*“, prosegue Gratteri. Dunque, nonostante le controversie emerse, la Lombardia e il Veneto hanno scelto di utilizzare il voto elettronico. Perché a questo punto? “*La valutazione che possiamo fare oggi è legata all’iniziativa spot che sta promuovendo la Regione Lombardia. Questa è un’iniziativa una tantum. La legge lombarda prevede consultazioni referendarie consultive con voto elettronico, ma non estende il voto elettronico al di là di questo referendum e di fronte alla possibilità di investimento economico non c’è un disegno di estensione del voto elettronico. 24.000 tablet sono costati circa 23 milioni di euro e la spesa si esaurirà con questa consultazione. Per garantirne un’altra bisognerà nuovamente fare un investimento sostanzioso”*, ci dice Gratteri. Ma c’è da aggiungere un’altra cosa. L’utilizzo del voto elettronico da parte della Lombardia, secondo Gratteri, non sarà considerato una vittoria perché “*il voto verrà reso presso un seggio fisicamente individuato dove è presente il personale addetto al seggio e l’elettore andrà a votare davanti ad una sezione elettorale composta da Presidenti e scrutatori che controlleranno la regolarità delle operazioni di voto rispetto al ‘voto non presidiato’ che è il voto reso, laddove il regolamento elettorale lo consenta, al di fuori del seggio. Per quanto riguarda l’Italia l’esempio è il voto per corrispondenza degli italiani residenti all’estero”.* Per concludere, questi test saranno serviti a qualcosa? “*Se c’è un progetto di lungo periodo i test servono, se sono delle iniziative spot meno. In questa occasione, un progetto di lungo periodo non c’è. Il voto elettronico è uno strumento che va di moda e che servirà, per la Lombardia e per il Veneto, per un motivo preciso. Le valutazioni, comunque, si faranno in seguito”*, conclude Gratteri. --- # 18 giugno 2004: Smartmatic e le scatole nere da lotteria - Data: 2004-06-18 - Categorie: Varie - URL: https://crvd.hermescenter.org/18-giugno-2004-smartmatic-e-le-scatole-nere-da-lotteria/ - Fonte originale: https://blog.crvd.org/18-giugno-2004-smartmatic-e-le-scatole-nere-da-lotteria/ - Autore: CRVD – Comitato per i Requisiti del Voto in Democrazia venerdì 18 giugno 2004 Curatore:[Mazzucchelli, Don Pinuccio](https://www.culturacattolica.it/servizi/redattori-e-collaboratori/redazione/mazzucchelli-don-pinuccio) Fonte: [CulturaCattolica.it](https://www.culturacattolica.it/attualit%C3%A0/in-rilievo/notizie-dal-venezuela/18-giugno-2004-smartmatic-e-le-scatole-nere-da-lotteria) **Referendum Revocatorio del 15 Agosto 2004**: i voti saranno registrati, scrutinati, computerizzati e totalizzati mediante l’utilizzo di macchine Olivetti, modello MAEL 205, disegnate e progettate come terminali per lotterie. Lo scorso dicembre, una nota dirigente di una società civile che difende i votanti in California, Bev Harris, autrice del libro: “La scatola nera da votare”, ha provocato uno scandalo che non è ancora cessato. Con documenti alla mano, Harris, ha dimostrato che una sussidiaria di una delle più grandi fabbriche del mondo di macchine di votazione, “touch screen”, Diebold Electoral Systems Inc., denominata Global Election Systems, ha incluso, tra i suoi gerenti, un trafficante di cocaina, un uomo accusato di transazioni fraudolente nella borsa di New York, ed un programmatore che era stato arrestato per invasioni illegittime di software e falsificazione di registri in computer. Quest’ultimo, Jeffrey Dean, ha programmato il codice che ha scrutinato centinaia di migliaia di voti che si sono suffragati ad ottobre, in occasione del referendum revocatorio del Governatore della California. Una verifica posteriore delle macchine della Diebold, in 17 contee, non ha registrato un solo esempio con software o codice certificato dalla Federal Election Commission. 14.000 macchine di votazione sono state ritirate dal sistema in California. Si sono proliferati casi, come questo, che hanno provocato una revisione della limitata automatizzazione intrapresa negli Stati Uniti. Solo una quinta parte del sistema elettorale, della maggiore potenza del mondo, in campo tecnologico, è automatizzata. Il prestigioso economista, Paul Krugman, fa la seguente riflessione sul devastante effetto che potrebbero avere le macchine di votazione: “Immaginate questo, a novembre, il candidato che secondo le statistiche si trova all’ultimo posto, ottiene una clamorosa vittoria, però, in tutti i centri di votazione, dove ottiene i migliori risultati di quelli pronosticati, i voti sono stati suffragati con macchine touch screen! Quale sarebbe il danno che questo provocherebbe a questa nazione? Per sfortuna la storia è completamente plausibile.”. Ci possiamo porre la stessa domanda noi venezuelani con la differenza che, negli Stati Uniti, è possibile contrastare il risultato delle macchine di votazione, con sistemi manuali o semi manuali, che prevalgono nei 50 Stati dell’Unione. In Venezuela, il 97% dei voti, saranno registrati utilizzando macchine, scrutinati da macchine, computati da macchine, totalizzati da macchine e trasmessi, ai tecnici del CNE, da macchine. Nonostante ciò, si nega la possibilità di ispezionarle. Non esiste paese al mondo che sottoponga le sue istituzioni fondamentali ad un sistema così vulnerabile. **Antecedenti** Non è facile capire la spessa matassa politica di interessi economici che si sono tessuti attorno a Smartmatic, perché non esistono riferimenti né precedenti. Le falle visibili e le debolezze, che caratterizzano questa piccola compagnia, fondata solamente quattro anni fa, da ingegneri appena laureati, aumentano a livelli spaventosi, quando si analizzano reti di famiglie, sponsor politici e beneficiari, tutti connessi, come indicato dal loro slogan. La nascita di Smartmatic, come unità tecnologica, che stabilirà il futuro del paese, si spiega solamente con il caos nel quale ci troviamo. Come poter capire, ad esempio, che tra la maggioranza del CNE, composta da professionali venezuelani, i cui antecedenti facevano presupporre un certo livello di sensibilità, si sia fatta strada l’idea di scartare un sistema acquisito, solo cinque anni fa, con un investimento di circa $ 200 milioni, per ricominciare da zero, con un nuovo sistema che non è mai stato provato in nessun paese al mondo? Per questo è necessario ricapitolare sulle origini di Smartmatic, così come sui conflitti d’interesse, che emergono da ogni parte di questo affare tecnologico, che mettono seri dubbi sulla trasparenza del Referendum Revocatorio. Immediatamente dopo i “reparos”, l’automatizzazione diventa una bandiera del Rettore (del CNE), Jorge Rodriguez, che viene appoggiata, lo stesso giorno, sia dal presidente Chavez che dal vicepresidente Rangel, con un entusiasmo travolgente. Nel 1998, lo stesso Rangel, denunciò, in un suo articolo, il prezzo eccessivo delle macchine di votazione avvertendo che, coinvolgere in uno scandalo del genere il massimo organismo elettorale, conoscendo la sua debolezza, equivale a preparare il terreno per qualsiasi avventura! I timori sono gli stessi ma i motivi sono maggiori. **La lotteria di votazione** Alla complessità dell’automazione e gli enormi rischi che implica il suo controverso uso in ogni parte del mondo, Smartmatic, risponde con l’uso di una piccola macchina da lotteria, che viene prodotta da Tecnost Sistemi Olivetti, in Europa e che ha venduto, in Perù, India e Tunisi. Non c’è congettura né speculazione. Le macchine con le quali noi venezuelani decideremo il nostro destino, il 15 agosto, sono macchine da lotteria, come quelle di Perù, India e Tunisi. In Tunisi sono state acquistate da Promosport, in società con il Ministero dello Sport di quel paese, e in India sono state acquistate da due compagnie specializzate in giochi di scommesse, azzardo e intrattenimento, denominate Dhan Dhana Dhan Infotainment e, l’altra, Best & Co. L’interesse di Smartmatic e del Rettore Jorge Rodriguez, nell’offrire all’elettorato venezuelano un terminale di lotteria, come mezzo per esercitare il proprio diritto al voto, si dimostra con l’invenzione di un modello differente da quello che riconosce la firma produttrice. Smartmatic ha informato i media che l’Olivetti aveva già consegnato 12.000 macchine, modello AES-300, che non esistono nella linea di produzione di Tecnost Sistemi Olivetti, né in nessun’altra parte del mondo. Le macchine di votazione, che Smartmatic avrebbe acquistato dalla Olivetti, corrispondono al modello MAEL 205, che l’azienda ammette di avere sviluppato un anno fa e che, tra l’altro, vengono offerte come terminale per lotterie. Non è una congettura né una speculazione, lo ripetiamo, è la stessa azienda che lo afferma, in una dichiarazione alla stampa, che ha fatto circolare in Europa lo scorso 15 aprile, in cui si danno i dettagli del contratto con Smartmatic, che includono questi terminali di lotteria! MAEL 205, indica la promozione della Olivetti: “è una famiglia di terminali super compatti e completamente accessoriati, concepiti per l’automazione di organizzazioni di lotterie e scommesse. Lo spazio che occupa è poco più di 22 x 31 centimetri. Disegno innovativo, facilità di uso fanno sì che questo terminale sia appropriato per qualsiasi punto vendita”. Questa macchina da lotteria viene prodotta da Tecnost Sistemi Olivetti, a Carsoli, che dista 70 km da L’Aquila, provincia dell’Abruzzo e non a Roma, come detto da Smartmatic. In questo scenario bucolico italiano si scommette per il destino del nostro paese. Ci sono altre parti del contratto, tra Tecnost Sistemi Olivetti e Smartmatic, che attirano l’attenzione. La consegna, secondo quello che segnala la Olivetti: si effettuerebbe durante questa estate. L’estate finisce ufficialmente il 21 settembre. In base a questo contratto tutti i terminali, (non macchine di votazione), saranno consegnati entro tre mesi dopo la firma. Non si indica quando si è firmato il contratto o quando si effettuerà la consegna. L’Olivetti adempierà a questo ristretto periodo di tempo, adattando il Modello MAEL 205, creato lo scorso anno, (lo scorso anno!). Riconoscono che il tempo previsto per la consegna è “molto ristretto” e, se ci fossero ancora dei dubbi, sul concetto di sperimentazione che propongono per il Venezuela, il comunicato della Olivetti lo spiega eloquentemente: “Con questa nuova applicazione, (in Venezuela), aggiungiamo quindi il voto elettronico al rango di specializzazioni offerte dai terminali di Tecnost Olivetti”. Mercoledì, 18 febbraio u.s., il giornalista Eugenio Martinez, di “El Universal”, ha dato la seguente informazione: “Il Presidente della Giunta Nazionale Elettorale (JNE), Jorge Rodriguez, ha spiegato che l’acquisto delle unità di votazione prodotte dal consorzio SBC, costerebbe allo Stato venezuelano $ 57.968.040”. Però, nella dichiarazione ufficiale, che l’Olivetti offre ai media europei e che è pubblicata nella sua pagina Web, in inglese e in italiano, da Finanza On-Line, l’azienda assicura che il contratto per i “terminali di voto elettronico” è di $ 24 milioni, (“del valore di 24 milioni di dollari, per la fornitura complessiva di 20.000 terminali di voto elettronico in Venezuela”). La differenza, tra l’una e l’altra dichiarazione, è di circa $ 34 milioni. Jorge Rodriguez, non ha lasciato dubbi sull’obbiettivo del contratto, visto che si è riferito a “unità di votazione”. Non sono le uniche discrepanze tra ciò che è stato detto dal Rettore e quello che, invece, sostiene Tecnost Olivetti in Europa. I dirigenti della Olivetti dovranno chiarire perché il Venezuela viene usato come un esperimento azzardato con i terminali di lotteria. [o.ochoa@worldnet.att.net](mailto:o.ochoa@worldnet.att.net) “El Universal”